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Archivio per maggio, 2015

CAMMINAMICI …….il senso 31 maggio 2015

CAMMINAMICI …….il senso

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La parola “CAMMINAMICI” è una parola composta dal verbo “camminare” , un’attività del corpo che fa parte della nostra vita quotidiana e che normalmente compiamo per muoverci e raggiungere luoghi e persone , un’attività che spesso compiamo a livello individuale e in maniera anche automatica , come un automatismo che non riteniamo debba invece costituire un’attività forse su cui riflettere e prendersi del tempo , anzi spesso si cammina velocemente perché questo è quello che succede ai nostri tempi , dove tutto viene svolto e “consumato” con velocità perché  sia efficiente e funzionale ai nostri obiettivi giornalieri in ambito lavorativo e a volte anche nell’ ambito delle relazioni  affettive e amicali. La seconda parola è “AMICI” evocando la parola “AMICIZIA” , anche qui bisogna intendersi perché per “amicizia” si fa riferimento  ad un sentimento affettivo e dell’anima , una relazione che nasce dalla conoscenza reale tra persone, una relazione che necessita di tempo , a volte di molto tempo per prendere forma e per consolidarsi . L’amicizia è un sentimento che necessita di “riti”, di incontri  e di frequentazione piuttosto assidua , perché  normalmente “ tra amici “ si condividono passioni, interessi tra i più svariati e si ha bisogno di parlarsi , di discutere , di scambio verbale per dirsi delle cose , per dirsi anche ciò su cui si è in disaccordo e che però per amicizia si tende poi ad accettare , senza giudizio. L’amicizia necessita di   “ascolto” partecipe ed empatico , necessita di grandi silenzi e soprattutto di attese un po’ come in  un amore . L’amicizia è un sentimento che necessita di cura , molta cura perché diversamente prende altre derive e altre definizioni , soprattutto può trasformarsi in triste e vile opportunismo o gelosia , o competitività o invidia e allora non si può più parlare di amicizia. L’amicizia si realizza in un contesto di libertà e di altruismo , dove ciò che conta è sempre che l’altro stia bene e non si senta solo in un qualche suo disagio esistenziale e quotidiano. Questo è un messaggio che mi sento di caldeggiare soprattutto per tutte quelle giovani ragazze e giovani ragazzi che spesso scambiano l’amicizia virtuale , quella del web che li collega anche a sconosciuti, con un concetto di amicizia che invece richiede un coinvolgimento della mente e del cuore, ma soprattutto di reciproca conoscenza in una dimensione spazio-temporale necessaria e imprescindibile. Questo spirito è quello che mi ha motivato e mi anima a voler che questo evento della  “CAMMINAMICI 2015”  non sia considerato erroneamente una semplice passeggiata  o un’iniziativa che possa essere , con superficialità , confusa con qualche competizione sportiva del tipo “dilettantistica e non competitiva”, perché in questo caso la mia proposta implica qualcosa di diverso, tra le numerose e diverse proposte, a cui siamo abituati , in quanto qui si tratta di qualcosa che vuole “unire il movimento del corpo a quello dei pensieri” e che vuole ricordare ai nostri giovani che esistono diversi modi per stare insieme e per condividere con gli altri e che diventa importante potersi “guardare negli occhi” in qualsiasi relazione reale si voglia instaurare e bisogna anche poter fare un po’ di fatica e con una “bella camminata insieme” tutto questo può costituire un’esperienza divertente e una possibilità di incontro di vita indimenticabile!

Stefania Cavallo 31 maggio  2015

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LE MIE NUOVE INIZIATIVE

LE MIE  NUOVE INIZIATIVE

28 maggio 2015

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Ecco le mie  nuove iniziative  proponibili sempre durante l’anno , ove vi sia interesse sui temi proposti.

Ringrazio in anticipo per poterle segnalare e far conoscere .

Stefania Cavallo

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 Copertina libro Genitori Equilibristi 2015

Conferenza “Genitori equilibristi : ascolto e dialogo con i figli”

L’educazione non avviene fuori la relazione.

Si costruisce al suo interno e in tutto quello che viene messo in comune

In questi anni  mi sono spesso occupata di  genitorialità , di  tematiche  legate alla comunicazione  genitori-figli , di genitori felicemente uniti in matrimonio  e  di genitori separati o singoli o “singolari”  e  ho raccolto diverse  testimonianze .

Ho pensato che potesse avere un senso  riordinare il tutto  secondo uno  schema mentale  che   fosse soprattutto   “racconto e testimonianza” , al di là  di tanta teoria  che in qualche modo, superata una prima alfabetizzazione sul tema, necessita  soprattutto di  pratiche  e di percorsi  possibili  di genitorialità a cui ispirarsi  e su cui riflettere.

In questo mio nuovo contributo si parlerà di “genitori  equilibristi”  nel senso proprio legato  ad uno scenario ricco di acrobazie  che  troviamo nel  quotidiano , aiutati anche  dai fatti  di cronaca  e dall’affanno  nel conciliare  impegni lavorativi  con  impegni familiari e di cura .

Appunto  si parla di “genitori efficaci”, di  “genitori  singolari”, di “genitori  mediatori” , di “genitori  competenti” e così via , tuttavia  mi sembra proprio che quella di “genitori acrobati” o “genitori equilibristi”  dia meglio l’idea di un ruolo  molto dinamico , in continua evoluzione e cambiamento.

I “buoni maestri” sono  sempre meno  e forse non riusciamo più a riconoscerli  nemmeno  nei nostri insegnanti , nei  nostri genitori o negli adulti di riferimento.

 

 Camminamici  2015 Unendo il movimento del corpo a quello dei pensieri

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Un’iniziativa pratica per sensibilizzare al sentimento dell’amicizia in ambito scolastico

e rivolta in particolare agli studenti delle scuole secondarie

In questi anni,  mi sono resa conto  che non sempre la scuola riesce  a far fronte alle tante problematiche  sociali  ed educative   che   vivono le famiglie e i nostri giovani , in particolari  in età adolescenziale  . Allora parlando con amiche e   parlando di quest’età così  particolare  per chi ha i figli in questa fascia , mi sono  posta    l’interrogativo  “cosa possiamo fare noi genitori per far capire che concretamente    ci siamo  e vogliamo aiutare i nostri ragazzi  a vivere in una società  in cui la relazione  autentica umana  è più importante  di ogni altra cosa …in qualche modo come possiamo   portar  “fuori “  casa  questi ragazzi  da questo  continuo rifugiarsi   in un  proprio  mondo virtuale  in cui  la distanza con gli adulti  e il mondo reale  è sempre più  ampia e inquietante, se pensiamo al cyberbullismo o alle net-dipendenze ? “.

Ecco la risposta mi è arrivata    e poi   ho messo in piedi il tutto:  la CAMMINAMICI 2015 .

In attesa di diversi sponsor  per pubblicare la locandina completa  e  contestualizzare meglio l’iniziativa nell’ambito di chi vorrà sostenerla

 

 MUTUALITA’ SOCIALE OGGI E IL FACILITATORE NELLA RELAZIONE D’AIUTO

Due più due non fa semplicemente quattro ma molto di più!

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Esperienze di “mutuo soccorso” che si realizzano grazie al singolo contributo o attraverso gruppi di persone , possono fare il salto verso le Istituzioni e diventare più operative , acquistare così un’efficacia maggiore e capillare , iniziando a pensare che dei “percorsi culturali” sono possibili in questo ambito e che bisogna investire nella possibilità di un cambiamento culturale della società, con uno sguardo al concetto di servizi sociali e di aiuto alle persone che superi il tradizionale assistenzialismo . Questo ultimo incontro di chiusura del ciclo sarà un’occasione per l’autrice di presentare il suo penultimo libro “Istruzioni per l’uso anti-crisi e Mutuo Aiuto”.

Anche su Facebook : https://www.facebook.com/stefania.cavallo.127

La mia conferenza in video con premessa “AUTO MUTUO AIUTO PER DISOCCUPATI E PRECARI” 24 maggio 2015

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“Viviamo in un’epoca spassionata dove ognuno affronta da solo le proprie emozioni, convinto che nessuno voglia conoscerle e condividerle. Ma appena si apre uno spazio   di parola e di ascolto ecco che le persone vi entrano e, prendendo coraggio, raccontano di sé e si dispongono ad accogliere e aiutare gli altri”

Sivia Vegetti  Vinzi , La stanza del dialogo. Riflessioni sul ciclo della vita , Ed. Casagrande  , Collana Alfabeti, Bellinzona

i miei libri

Primo video premessa  alla conferenza : https://www.facebook.com/stefania.cavallo.127/videos/10206778538850743/   Video-conferenza : https://www.facebook.com/stefania.cavallo.127/videos/10206801250858529/   INFO:  Dr.ssa Stefania Cavallo  , mail: stefania.cavallo@alice.it SPAZIO DI MEDIAZIONE FAMILIARE  E DI ASCOLTO BASIANO (MI)  392/1316509

LAVORO, RICERCA , PAROLA , PERSONA – 9 MAGGIO 2015 VOGHERA

LAVORO, RICERCA , PAROLA , PERSONA

CONVEGNO MCL DI VOGHERA

9 MAGGIO 2015 VOGHERA

 

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Il LAVORO una dimensione ed una necessità antropologica che nasce già da quando si è bambini, secondo la Montessori che aveva colto nei più piccoli questo continuo slancio al fare , alla laboriosità ludica .

Una parola che oggi fa discutere e riflettere perché invisibile e spesso negata, perché siamo in una stagione della nostra vita in cui si dice che la nostra è una società “del lavoro che non c’è” .

In questi anni la RICERCA del lavoro è fatta in modo spasmodico e spesso senza un esito , togliendo ai RICERCATORI   LAVORATORI   quel sentimento di speranza che come dice lo psichiatra Vittorino Andreoli cambia il nostro comportamento nel momento in cui la evochiamo e la attiviamo mentalmente.

Fondamentale diventa allora la PAROLA , il poter tornare a nominare ciò che diventa difficile esprimere , ossia quel sentimento di disagio , di rassegnazione, di solitudine e di sconforto che prende quando non si ha più il LAVORO.

Quando non si ha più il LAVORO , a qualsiasi età e ancora in fase come si dice produttiva quindi anche over 50 , ciò che viene intaccato, minato è soprattutto il valore della propria identità come PERSONA , si diventa quasi invisibili , si fa in modo di essere invisibili perché ci si vive come delle “vite a perdere”, con una dimensione di socialità inesistente in cui non vale più nulla, né le proprie esperienze accumulate negli anni e con gli studi , né il proprio bagaglio professionale .

Ecco allora che di fronte allo scenario attuale della crisi nel  mondo del lavoro si può reagire attraverso una rete di protezione perché dietro   i dati Istat   della disoccupazione , dietro a questi drammatici numeri , ci sono soprattutto i drammi e le sofferenze di persone e famiglie quelle rappresentative delle “nuove povertà” .   E’   importante capire ed indagare meglio il sentimento di   “ insicurezza” che pervade la nostra società , accompagna l’attuale disoccupazione e questa crisi economica .

 

Esperienze di “mutuo soccorso” che si realizzano grazie al singolo contributo o attraverso gruppi di persone , possono fare il salto verso le Istituzioni e diventare più operative , acquistare così   un’efficacia maggiore e capillare , iniziando a pensare che dei “percorsi culturali umanistici ” sono possibili in questo ambito e che bisogna investire nella possibilità di un cambiamento culturale della società, con uno sguardo al concetto di servizi sociali e di aiuto alle persone che superi il tradizionale assistenzialismo per orientarsi   invece verso un concetto di “cooperazione” tra chi aiuta e chi è aiutato , in maniera di gestire insieme un rapporto di fiducia reciproco e di ricostruzione sociale .

 

Gli equilibristi

Il termine “equilibrista” è coniato dal bel film di Ivano Di Matteo “Gli equilibristi” , in cui si racconta la storia di un padre che dopo la separazione e pur avendo un lavoro e uno stipendio che in tanti anni aveva garantito una certa agiatezza alla sua famiglia e alla figlia adolescente , si troverà   a scivolare velocemente in una situazione di povertà e di disagio esistenziale molto forte , trovandosi a vivere addirittura in auto ed andando alla mensa della Caritas , nonostante il suo sforzo di riuscire a fare in modo che   nessuno della sua famiglia sapesse e cercando di continuare a dare un senso ed una dignità a ciò che gli stava accadendo .

In realtà questo padre è appunto diventato un “equilibrista” per il suo modo di stare continuamente a galla e “in piedi” in un contesto di vita diventato per lui insostenibile, facendo tutto il possibile per “resistere” ad una situazione economica sempre più difficile e critica .

Sono tanti i genitori “equilibristi” che si trovano a dover fare i conti con questa crisi economica che come sappiamo ormai da tempo è una crisi strutturale e soprattutto che sta interrogandoci sul piano etico e culturale, rispetto alle nostre abitudini e ai nostri valori di riferimento.

Tempo fa parlando di questa crisi ho definito cosa sono per me i contemporanei “lavoratori acrobati” e ne ho parlato a lungo in un mio libro , ispirandomi al   bel libro “Mamme Acrobate” di Elena Rosci e che rende molto bene l’idea delle mamme di oggi un po’ “multitasking” o “tuttofare” :

“ così come uomini e donne , giovani e meno giovani tutti Lavoratori Acrobati che per riuscire a sopravvivere si sono dotati anche loro di grandi capacità acrobatiche , come quegli atleti che sfidano tanti rischi per non cadere e che spesso sono sprovvisti di reti di sostegno e di salvataggio. Si pensi ,ad esempio, anche a quei lavoratori che lavorano senza una minima misura di sicurezza e sfidano ogni giorno , ogni minuto, la sorte a tutela della propria dignità umana e credibilità sociale” .

Quando si perde il lavoro si rivive un po’ uno vissuto di “abbandono”, di forte smarrimento emotivo proprio come quando eravamo neonati.

Insieme a questo sentimento di perdita e di abbandono che si coglie in chi perde il lavoro si associano tanti sentimenti negativi che possono intaccare in maniera importante e seria la propria identità e quindi il proprio “essere”, il proprio viversi in una condizione sino ad allora sconosciuta e nuova con cui bisogna iniziare a fare i conti, ma soprattutto si tratta di una dimensione che coinvolge la nostra vita affettiva e relazionale.

Un conto è sapere che si andrà in pensione, e comunque anche a questa futura prospettiva sarebbe opportuno prepararsi in maniera adeguata, un conto è sapere che sei stato licenziato, magari senza preavviso e con una modalità un po’ spregiudicata come quelle sempre più in uso oggi ossia, attraverso un fax, ecco tutto ciò, in questi casi, può essere irreparabilmente devastante.

Noi viviamo tanti momenti della nostra vita che ci possono causare dei corti circuiti, anche se momentanei, ma spesso non siamo pronti, come degli “analfabeti emotivi”, sul “come” reagire a tutto questo e soprattutto ci risulta più semplice pensare che forse, in qualche modo, siamo caduti vittime di qualche negatività astrale o simili.

 

Il gruppo

La risorsa principale del mutuo aiuto. Ecco una frase che rappresenta l’energia che può sprigionare un gruppo che non è semplicemente la somma delle persone che lo compongono perché :

“due più due” non fa semplicemente “quattro”, ma molto di più!

Sui “gruppi d’incontro” e sull’approccio ha scritto intense pagine lo psicologo Carl R. Rogers attraverso la forza dei cambiamenti d’atteggiamento e di comportamento realizzabili in un gruppo. I suoi testi sul tema nascono da un’esperienza viva e personale e gli individui di cui si descrive la vita e si citano le parole sono persone che vivono e lottano.

Rogers ci spiega come in un gruppo siffatto l’individuo giunga a conoscere se stesso e ogni altro più a fondo di quanto non riesca a fare negli usuali rapporti sociali o di lavoro. Si familiarizza profondamente con gli altri membri e con il proprio intimo Sé, quel Sé che altrimenti egli tende a nascondere dietro la facciata. Di conseguenza, ha con gli altri dei rapporti migliori, sia in seno al gruppo sia, in seguito, nelle situazioni della vita quotidiana.

In una relazione, ciò che si lascia all’altro è qualcosa di intangibile.

Una strada percorribile diventa il dotarsi di strumenti metodologici e operativi di sensibilizzazione umanistica-culturale per tutti coloro che a vario titolo desiderano “mettere al centro la valorizzazione della persona”, precaria o senza lavoro, ai tempi del “lavoro che non c’è”.

PAROLA E ASCOLTO

La mia proposta come lavoratrice “equilibrista” è proprio questa di incentivare e rimettere in circolo l’ascolto attento e partecipe nell’ambito dei gruppi di AUTO MUTUO AIUTO  e cercare di stabilire un dialogo aperto, autentico e attivo tra chi vive la stessa situazione . E’ il caso che ogni PERSONA senza lavoro cominci a ri-appropriarsi di queste semplici leve comunicative che caratterizzano i cosiddetti fondamentali per non soccombere ma resistere a situazioni di difficoltà .

Un pensiero che sintetizza meglio forse questa mia proposta , lo si può cogliere attraverso quanto dice Sivia Vegetti Vinzi :

“Viviamo in un’epoca spassionata dove ognuno affronta da solo le proprie emozioni, convinto che nessuno voglia conoscerle e condividerle. Ma appena si apre uno spazio   di parola e di ascolto ecco che le persone vi entrano e, prendendo coraggio, raccontano di sé e si dispongono ad accogliere e aiutare gli altri”

 

(Sivia Vegetti Vinzi , La stanza del dialogo. Riflessioni sul ciclo della vita , Ed. Casagrande , Collana Alfabeti, Bellinzona)

 

 

Mi piace citare spesso contributi filmici  , durante i mie interventi sul tema , e così mi piace ricordare un bel film recentissimo dei registi Jean-Pierre e Luc Dardenne “Due giorni, una notte” (Deux jours, une nuit -2014) .

Un film reale e commovente che racconta della perdita del lavoro oggi, con protagonista una giovane donna che dopo una malattia di tipo depressivo ritorna in fabbrica e scopre che il suo capo-reparto ha deciso di licenziarla .

 

Sandra, moglie di Manu e madre di due bambini, è stata licenziata per esubero di personale. La proprietà ha messo ai voti la decisione, però ponendo gli altri operai di fronte a un’alternativa: o lasciare a casa la donna, o mantenerle il posto di lavoro ma rinunciando al premio di produzione, un bonus di mille euro, di cui tutti hanno più o meno bisogno.

Sandra , sollecitata dal marito, andrà a far visita nel weekend ai suoi colleghi , per convincerli in sostanza che è in atto nei suoi confronti un’azione mirata per farle perdere il lavoro e che tutto quello che il capo-reparto ha detto di lei è falso, così come il fatto che si sia detto anche che non sarebbe stata più adatta al suo lavoro dopo la malattia.

 

La pellicola dei Dardenne , come quelle sul tema di Loach , Guédiguian e De Matteo , ci spiazza perché affronta sì il drammatico vissuto di chi perde il lavoro oggi , ma ci offre un sguardo focalizzato sulle tante e sempre più diffuse fragilità esistenti negli ambienti di lavoro , in maniera da   farci percepire una sorta di misera e attualissima “competizione nei luoghi di lavoro ” .

 

Sperimentiamo altresì il cambiamento e una certa solidarietà (il mettersi al posto dell’altro) che in questi casi si può creare, così come “il battersi” per mantenersi il posto di lavoro , aspetto questo non sempre scontato, un po’ forse come una specie in via di estinzione .

 

La battuta sul finale di Sandra-alias Marion Cotillard al marito al telefono sarà bellissima :“Ci siamo battuti bene! “, una frase che a mio avviso la dice lunga su come a volte si sia forse un po’ rinunciatari quando si perde il lavoro o più precisamente si viene licenziati ingiustamente ; un messaggio questo che personalmente fa molto riflettere e interroga anche su cosa può succedere in questi casi, nel rapporto di coppia, se non si è ben saldi e capaci di “lottare insieme” marito e moglie .

 

Per Sandra la rinuncia al lavoro rappresenta anche una perdita d’identità, di dignità; la fa sentire inadeguata, col rischio di ri-spingerla nuovamente sulla via della depressione.

 

Nel guardare questa storia ci si può rivedere e si può rivivere questa triste esperienza , sia se la si sia vissuta in prima persona sia se abbia riguardato un proprio caro , il pensare e condividere continuamente un comune sentimento di vicinanza e di sofferenza per quel periodo drammatico diventa fondamentale perché non succeda più , in un’elaborazione emotiva che lo allontani per sempre .

 

 

Stefania Cavallo

 

9 MAGGIO 2015 – VOGHERA

 

IL MIO I° MAGGIO 2015 da “LAVORATORI ACROBATI”

Vittime e carnefici del lavoro

Non si può più continuare a morire sul lavoro e per 5 euro all’ora!

I° maggio 2015

 

 

Un periodo veramente molto difficile questo… In un’Italia che continuamente ci interroga su questa crisi e sulla cronaca quotidiana di “un lavoro che non c’è” oppure è sempre più precario e spesso a rischio della propria vita!

 

In questi giorni, abbiamo avuto modo di assistere impotenti a due fatti di cronaca molto gravi, diversi solo in apparenza tra loro, che rimandano ad uno scenario comune di disperazione umana e mi riferisco a Francesco Pinna, il ragazzo di 20 anni morto nel crollo del palco in allestimento per il concerto di Jovanotti a Trieste e il secondo episodio di cronaca che riguarda i fatti di razzismo che si sono svolti a Firenze, in cui cinque migranti senegalesi sono caduti sotto i colpi dell’estremista di destra Gianluca Casseri, due uccisi e tre gravemente feriti.

 

Abbiamo letto e ascoltato molto su quanto veniva pagato Francesco Pinna e anche se sono state corrette e smentite le cifre, sicuramente molto c’è ancora da dire e molto ci si può indignare su quella cifra indicata e abbastanza realistica dei 5 euro circa all’ora per un lavoro di facchinaggio o simili

Infatti è su questo ultimo aspetto che vorrei soffermare il mio pensiero. Perché?

 

Perché questo aspetto mi ha rimandata ad un’altra questione di una signora senegalese che intervistata per un Tg nazionale ha dato un suo commento sulla strage dei suoi connazionali e giustamente provata e risentita ha detto più o meno queste parole “Noi senegalesi siamo qui a fare dei lavori che voi italiani non volete fare, ecc.”.

 

E’ vero come dare torto alla signora senegalese e come non sentirsi indignati di fronte a tale razzismo e a tale follia umana!

Mi domando allora se la stessa signora avrà avuto modo di sapere forse che in questi giorni anche altri italiani, come il nostro Pinna, sono morti sul lavoro, le cosiddette “morti bianche”, pagati magari alla modesta cifra di 5 euro all’ora, se forse la stessa signora avrà anche saputo che su una torre della Stazione Centrale di Milano in questi giorni si trovano dei lavoratori precari dei “servizi notturni” di Trenitalia anch’essi “a rischio della propria vita”, con ricadute devastanti sulle proprie famiglie, e con un lavoro che non avranno più dal 1 gennaio 2012, in quanto hanno perso il posto di lavoro perché non è stato rinnovato loro l’appalto del servizio.

 

E’ evidente che si colgono, in questa mia prima analisi, diversi piani di lettura dei fatti riferiti uno è legato al tema di una “giustizia “del lavoro, ad una “regolamentazione” del lavoro praticamente assente oggi e l’altro piano di lettura rimanda alla ormai ricorrente “guerra tra i poveri” tra

cittadini italiani e cittadini migranti che si contendono, anche duramente e a rischio della vita, “le briciole” di un mercato del lavoro spesso completamente “deprivato” di ogni logica umana, perché “deprivante” sul piano della propria dignità e per la propria sopravvivenza umana.

Molto giornalismo di inchiesta, con i diversi casi dei “giornalisti infiltrati”, ci hanno raccontato e continuano a raccontare di un’ Italia dolorosamente divisa e frammentata, tra “sfruttati” e “sfruttatori”, tra “vittime e carnefici” del lavoro.

 

Lavoratori “sfruttati” in vari ambiti lavorativi, soprattutto quelli legati ai lavori più umili e “sfruttatori” spesso senza scrupoli che non garantiscono ai propri lavoratori alcuna sicurezza sull’ambiente di lavoro sia di tipo economico, sia di tipo assicurativo che di tipo legale.

 

Anche sul tema del “lavoro sottopagato” si potrebbe aprire un libro di qualche migliaio di pagine, sì un autentico “best seller sociale” che molto dovrebbe interrogarci su “come mai siamo in questa situazione?” , “dove eravamo quando iniziava questo scempio nel mercato del lavoro?”, “perché abbiamo acconsentito che si verificasse tutto questo?” …E altre domande alle quali forse ora è opportuno e urgente cominciare a dare delle risposte tangibili e ri-costruttive per tutti noi e per questa crisi.

da LAVORATORI ACROBATI  di Stefania Cavallo pag. 26 e 27

 

1 maggio 2105