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Archivio per marzo, 2012

Filmografia : Lavoro al cinema

Filmografia :   Lavoro  al cinema  

 

 

 

Bread and Roses                     Regia: Ken Loach  2004
In questo mondo libero…  Regia: Ken Loach 2007

Tutta la vita davanti          Regia: Paolo Virzì 2008
Fuga dal call center           Regia: Federico Rizzo 2009

Generazione mille euro     Regia: Massimo Venier 2009
Tra le nuvole                         Regia: Jason Reitman 2009
We want Sex                          Regia:  Nigel Cole , 2010
Le nevi del Kilimangiaro   Regia: Robert  Guédiguian,  2011
Licenziata!                              Regia : Lisa Tormenta,  2011

“Licenziata!”  il documentario di Lisa Tormena dedicato alla vicenda dell’Omsa di Faenza, “
Potrebbe interessarti: http://www.forlitoday.it/eventi/cinema/proiezione-documentario-licenziata-omsa-faenza-fabbrica-delle-candele-forli.html
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” è prodotto – in collaborazione con il Teatro Due Mondi di Faenza – da Sunset, la giovane cooperativa forlivese di produzione cinematografica e documetaristica, di comunicazione e formazione, nata due anni fa e già premiata, grazie ai documentari prodotti, in diversi festival nazionali e internazionali.
“Licenziata!”, scritto dai forlivesi Lisa Tormena, Matteo Lolletti e Michelangelo Pasini per la regia di Lisa Tormena vincitrice, tra gli altri riconoscimenti ottenuti, del Premio Ilaria Alpi nel 2009 e del Premio Fedic al Sedicicorto International Film Festival del 2010, data l’inizio delle riprese al 2010, ossia agli inizi della vicenda, e racconta, in maniera inusuale, le modalità – soprattutto quelle inedite sperimentate con il Teatro Due Mondi – con cui le coraggiose e battagliere operaie dell’Omsa hanno deciso di rispondere alla perdita di un diritto: il lavoro.

Il documentario si sviluppa accompagnando le donne nel loro quotidiano: innanzitutto la frantumazione dell’esistente, quindi i laboratori teatrali, poi le singole iniziative e infine il “dietro le quinte”. Una sorta di osservazione discreta in cui, attraverso l’elaborazione e l’organizzazione delle brigate teatrali, le operaie hanno raccontato loro stesse, la fabbrica, il dramma della perdita del lavoro. In più Licenziata! racconta il momento in cui attorno a queste donne coraggiose ha cercato di concentrarsi  un intero mondo, in una sola città e in una sola settimana.

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LAVORO IN PIAZZA DONNE E PRECARIATO CON KATTY CARRAFFA NIDIL CGIL MILANO

LAVORO IN PIAZZA  

DONNE E  PRECARIATO  CON KATTY CARRAFFA NIDIL CGIL MILANO

Ieri sera si è tenuta , in Sala Consiliare di  Masate,   la seconda serata  dell’iniziativa  “Lavoro in piazza”  organizzata  dai due partiti   SEL e Rifondazione comunista di Masate e Basiano .

Il tema di grande attualità  su  “Donne e precariato”  ha visto la presenza  di un’ospite d’eccezione  come Katty   Carraffa   del NIDIL CGIL di Milano,  con  Antonia Bini rappresentante  SEL di Basiano e Masate   e il delegato Fiom CGIL  presso Nacco  di Masate   Luigi Malafronte.
Ho avuto il piacere di moderare la serata    che si è  svolta in maniera informale  e alla quale  hanno partecipato  con interesse  un numero discreto  di  persone   tra cui anche alcuni   esponenti  sindacali  di altre realtà   site in  Gessate  ed esponenti di associazioni  del territorio  oltre ad esponenti della società civile .

Si è partiti  con la breve proiezione di  uno spezzone filmico tratto dal film  “Tutta la vita davanti” di Virzì    e  dal mondo del call-center   per poi   estendere il discorso  a tutto il precariato  e alle diverse forme   del  lavoro  attuale  con  i contratti cosiddetti  “atipici” .

E’ stata affrontata la questione un po’ spinosa di come  le lavoratrici e  i lavoratori  precari in questo preciso momento storico  si rivolgano allo sportello NIDIL CGIL di Milano , (vd.  tutta  la casistica dei lavori atipici ) con molto timore  e   molto spesso   decidano di  chiedere un supporto  per

l’ eventuale  vertenza  solo allo  scadere  del loro contratto di lavoro; si è parlato del fenomeno delle “partite IVA”   e di come si stia sempre più diffondendo   questa  richiesta/ricatto    ai lavoratori nel  momento   di  ingresso  al   mercato del lavoro  e ad essere penalizzati  sono soprattutto i giovani e  le donne .   Si è toccata la vertenza delle lavoratrici  dell’OMSA di Faenza   , una vertenza ancora tutta in divenire e  aperta  , in cui queste lavoratrici  molto probabilmente  dovranno  essere riconvertite  dal settore calze al settore  dell’arredamento  /salotti  , con tutta una serie di problematiche annesse che ben si possono immaginare  e che molto ci interrogano  sullo scenario  attuale   del lavoro  in Italia   .

Spesso il sindacato allo stato attuale è privo di   strumenti reali per poter incidere concretamente nel cambiare questo stato di cose   e    chiede  a grande voce   l’intervento  massiccio della politica   e di  “politiche” del lavoro  che  portino lavoratrici e lavoratori  ad   intravedere   con positività   un  presente e  un futuro  decisamente   migliori  per   tutti noi  e  per i nostri   figli.

Il prossimo  appuntamento  è previsto per il 13 aprile  in cui si parlerà del fenomeno delle Cooperative  e  si  toccheranno  diverse vertenze  relative  a Esselunga  di Pioltello , Carrefour    di Carugate , l’Ortomercato di Milano  e i Licenziati dei wagon-lits   che  , ormai da  tre mesi,   continuano  la loro  “protesta  pacifica” dalla   Torre Faro della Stazione Centrale di Milano per rivendicare  il diritto alla mobilità  e  al lavoro .

Stefania  Cavallo

17 marzo 2012

L’incidenza e il peso degli stereotipi nei fatti di cronaca inerenti le madri

L’incidenza e il peso  degli stereotipi  nei fatti di cronaca inerenti le madri


Roberta Ragusa
Sesso:F
Età:44 (al momento della scomparsa)
Data di nascita:21/03/1967
Statura:175
Occhi:azzurri
Capelli:castani
Abbigliamento:potrebbe aver indossato un pigiama rosa e un paio di ciabatte
Scomparso da:San Giuliano Terme (Pisa)
Data della scomparsa:14/01/2012
Data pubblicazione:14/01/2012
“Roberta Ragusa, 44 anni, sposata, due figli, vive a San Giuliano Terme (Pisa) dove gestisce una scuola-guida adiacente alla propria abitazione. Il marito ha riferito che, intorno alla mezzanotte del 13 gennaio, al momento di andare a letto lei si è trattenuta in cucina per scrivere la lista della spesa che dovevano fare insieme il giorno dopo. Alle 6:45 il marito si è svegliato e si è accorto che la donna non era a letto. Gli abiti che avrebbe dovuto indossare erano ancora in camera, mentre mancavano il pigiama rosa e le ciabatte. Inoltre la porta di casa non era più chiusa a chiave come la sera prima e in giro c’erano tutti i suoi effetti personali: cellulare, documenti, chiavi, soldi, borsetta”.
(Fonte : sito della trasmissione “Chi l’ha visto” )
Proprio ieri nel primo pomeriggio seguivo  un po’ di televisione  in un momento di pausa  e forse anche un po’  di “non –pensiero” (quasi zen..)   e ho intercettato una trasmissione  della Rai  in cui  si  trattava il caso di questa donna  Roberta Ragusa  e della sua improvvisa scomparsa risalente ormai a due mesi fa.
Come nella migliore tradizione  televisiva a parlarne vi erano giornalisti competenti  di cronaca nera,   esperti  del ramo della psicologia  e scrittrici  esperte di giallistica  e  dalle  diverse discussioni  che si intrecciavano in maniera anche appassionata  sul caso  emergeva  ( in maniera forse anche un po’ inquietante , almeno per me,  che ascoltavo con una  certa attenzione  in quel momento)  tutto un interrogativo  sul fatto che fosse impossibile ed  “innaturale”   per una madre abbandonare  la propria casa  e soprattutto i propri figli  in quel modo,  salvo essere stata  presa da un qualche cedimento psichico   , insomma da una qualche turba psicologica forte  oppure fosse stata   in qualche modo  presa con forza e portata via dai suoi cari e dalla sua casa .
Ecco su questo ultimo aspetto , tutti  i vari ospiti alla trasmissione   hanno avuto modo di “scatenarsi”  con la certezza  matematica di far passare “un messaggio  della e sulla maternità”   su cui normalmente  siamo tutte /i  d ‘accordo  vero?  Ossia  che se è una madre che va via di casa  in quel modo  come ci è stato descritto  , (anche  dalla scheda della preziosa  trasmissione Chi l’ha visto ),  è sicuramente  “non normale” , “non naturale”  ,  e forse  siccome questa cosa socialmente va un po’ contenuta  aggiungiamo che  se lo ha fatto ,  è perché  qualcuno  l’ha sicuramente  “costretta”  a fare una cosa che non voleva  e che soprattutto  “non è previsto per una madre” farlo con  quelle  modalità  così   non  catalogabili e  anche un po’ tanto misteriose  .
Intanto premetto che non mi occupo di cronaca nera  e ovviamente non mi ritengo un’ esperta del settore , mi permetto solo di  interrogarmi  e riflettere  con uno sguardo di donna e madre dei nostri tempi   e il pensiero che da ieri mi risuona  in testa  , dopo aver ascoltato  e ragionato sulle varie  valutazioni  su questo caso  ,  è che  ancora una volta  sento dibattere  molto  sul fatto che  le madri  debbano  rispondere , in qualche modo,  quasi sempre  a degli stereotipi  culturali e sociali  molto radicati , mentre  i padri  rispondono ad altri stereotipi , anch’essi ancora molto radicati …..ecco  allora mi domando  ma come si possono svolgere in questi casi  delle indagini legali e giudiziarie ,  serene  e  in maniera  totalmente “libera”  dai  condizionamenti culturali  così  ancora  radicati  socialmente  sino anche  nelle  valutazioni di esperti , o meglio  nelle loro modalità comunicative  ?
Mi spiego meglio   con questa successiva domanda che rivolgo a me stessa  ma anche a chi vorrà interrogarsi  e magari troverà una risposta , ossia “ Siamo così tanto sicuri che  una madre  non possa prendere delle decisioni ,  anche molto difficili  e drammatiche,   in un momento di lucidità   e   secondo un suo libero arbitrio ? “
Scusate ma  siccome credo che per capire  bisogna  anche  cercare di andare al di là degli stereotipi ricorrenti    e purtroppo colgo  che questo sforzo non è spesso praticato   da chi si occupa di comunicazione  e  di “media”  mi piace concludere  con la frase  e il pensiero  di un caro amico (chiaramente  “decontestualizzandolo”   da un testo molto delicato  inerente ad un dialogo tra un padre e un figlio  su malattia e disabilità )   che condivido appieno  e  su cui    varrebbe  veramente la pena  riflettere  ogni qual volta , forse in maniera un po’ superficiale ,  incaselliamo  alcuni episodi  o situazioni  che  evidentemente  dobbiamo comunque  umanamente  più giustificare che indagare  e risolvere  :

“Ci spaventa incontrare la fragilità degli altri , perché temiamo di riconoscervi la nostra “
(Umberto. Brancia ,” Non avevo le parole. Dialogo sulla malattia tra un padre e un figlio “. Città aperta Ed 2006) .

Quindi   mi sento di aggiungere  che   spesso  ci sarà capitato di  supporre , per errore,  una fragilità  negli altri  che   però  incaselliamo  e  stigmatizziamo  per sempre
Grazie, Stefania Cavallo
14 marzo 2012

“Nessuno si libera da solo….ma insieme , SI’ !” Don Andrea Gallo

“Nessuno si libera  da solo….ma insieme,  SI’ !” Don  Andrea Gallo   

Ieri  al binario 21  abbiamo avuto l’indimenticabile visita di Don Gallo  , accompagnato da Alba Parietti,  ma , prima di tutto questo,   ho avuto il piacere  di ri-trovare i magnifici “super-tre”  Carmine Rotatore, Oliviero Cassini e Giuseppe Gison   non più sulla Torre Faro  , la loro compagna di avventura,  ma “sotto”  al   cosiddetto “presidio  del cuore”  in cui eravamo veramente in molti  ieri  per l’eccezionale occasione.

Ho incontrato quasi  subito  Oliviero  e poi a ruota  , magicamente,   mi sono apparsi   anche Carmine e Giuseppe  e la gioia personale è stata  veramente  immediata e grande.

Il caso (oppure no…)  ha voluto  che , senza aver  programmato nulla ,   siamo  riusciti con un’amica   ( Liliana Pelanda , anche lei un’ ”habituée”  del posto ormai )   a fare una foto con loro,     perché  avevo il desiderio di immortalare quel momento che rappresentava per me  un cerchio che si chiudeva  .  Avendo sperato e patito per la loro  sorte  , per circa due mesi ,  era importante ora poterli rivedere  e rincuorarli  sul fatto  che  il loro gesto  “primordiale” di salire sulla Torre Faro quello scorso   11  dicembre del 2011  e    “ la  loro  discesa “  non l’ho mai letta come una resa  bensì  come  una continuità della loro  proposta pacifica di lotta  e che  il loro esempio    ha contagiato virtuosamente  molti altri ex-lavoratori  , non solo    dei wagon-lits,    anche di  altre realtà   oltre che   la sottoscritta  .

Ieri   ho incontrato  così   un’altra amica  ,  Nicoletta Delfino  , splendida donna  ,  praticamente senza lavoro ormai  da tempo   , ma come lei  lì , sotto la Torre Faro,  se ne incontrano tante di persone  nelle stesse condizioni che portano quotidianamente la loro solidarietà   e questo aspetto lo trovo sorprendente  perché è il segnale  forte che  il bisogno di  condividere  questa protesta pacifica per il diritto  al  lavoro  e per la mobilità   è  universale  e  tocca tutti  , come se  fossimo “presi  o  persi”    per   una maggiore sensibilità  umana  che ci accomuna ,  “a  prescindere”   dalle singole storie,  vissuti  personali o politici   .

Lì alla Torre Faro del binario 24  – alias binario 21   si è creato un micro -cosmo umano   in cui è molto facile poter intercettare  e raccogliere storie  di “lavoro che non c’è”  , infatti penso che   sarebbe un bel esercizio per chi è appassionato di “scrittura”  e di  “narrazione biografica ” ,   stare lì  e vedere , capire  e  scrivere  , potersi  far raccontare la  singola  storia  , il singolo vissuto   e il senso dell’essere lì  per ciascuno  e il recarsi  quasi  quotidianamente  a testimoniare  la  propria  vicinanza   con  le  tante   azioni concrete a supporto della causa .

Ognuno di noi  cerca di contribuire come meglio può  nel  fare in modo che su questa vertenza  , che forse  è diventata un po’ l’emblema  di una “summa “ delle altre  situazioni di “lavoro che non  c’è” ,   non si spenga  l’attenzione  sia dei media che della società civile  perché come ha ricordato ancora Don  Andrea Gallo  “Nessuno si libera  da solo….ma insieme , SI’ !”   perché  ognuno di noi ha provato o sa che potrà provare   a  “stare sulla Torre”  che per me rappresenta  la metafora  di uno stato di sofferenza  immensa    che si crea nel   momento  in cui  sei consapevole  che  qualcuno ha deciso  di  toglierti  tutto  , soprattutto la tua dignità  di persona  e togliendo il lavoro  ogni identità   viene irrimediabilmente   spezzata .

Certo mi piacerebbe molto essere smentita  su quest’ ultimo punto della questione!

Stefania Cavallo
9 marzo 2012

E’ nella crisi che…….

 

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e per le nazioni,
perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere “superato”. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni.
A. Einstein, 1930