Solo coloro che sono abbastanza folli da voler cambiare il mondo …lo cambiano davvero!Just another WordPress.com site

Archivio per la categoria ‘Società’

Cristina Comencini e riflessioni al femminile ai tempi del Covid-19

tornare_jpg_960x0_crop_q85

 

Riflettendo sulle parole ascoltate della regista Cristina Comencini , in questi giorni, trovo molto interessante soprattutto quando si sofferma su come oggi tutta quella parte di competenza femminile , in ambito domestico e declinata nella pratica della CURA/ dell’ACCUDIMENTO dei propri cari , sia diventata importante. La nostra parte privata , oggi è diventata la cosa più importante. Questo ci dice soprattutto che bisogna e bisognerà dare spazio , nel sociale, alla dimensione privata. Sarà importante , allora, tenere queste sensazioni e verità, anche dopo , anche quando saremo usciti da questa situazione. Una parte significativa è quella relativa ai sentimenti che stiamo sperimentando , su come sentiamo gli altri , su quali riflessioni ci abitano rispetto a ciò che è accaduto e che accadrà. Ecco, questo sguardo tutto femminile , a mio avviso , potrà aiutare a ripensare a saperi antichi ma anche nuovi dei nostri tempi.

Cristina Comencini sta presentando il suo nuovo film on demand  “Tornare”,  con la bravissima attrice Giovanna Mezzogiorno , un film ambientato nella bellissima città di Napoli , tanto amata dalla regista; un film sulle donne e sui rapporti umani. Da vedere . 

Al seguente link una bella intervista alla regsita: https://www.napolitoday.it/cultura/cristina-comencini-tornare-intervista.html

Stefania Cavallo

8 maggio 2020

Quando gli “appestati” eravamo/siamo noi! Storie di umana resistenza.

Storie di resistenza umana

la-casa-di-carta-1920x1080

Questa è un’immagine tratta dalla fortunata serie La casa di carta che, in qualche modo e a suo modo, tratta di umana “resistenza”, anche se è solo narrazione filmica …………o forse qualcosa di più!

Noi siano quei piccoli imprenditori a cui l’economia ha già dato la sua stoccata nel 2014 e anche un po’ prima , nella recente e citata “crisi economica” .

Siamo stati messi in ginocchio dalle banche che ci consideravano attività a rischio e in maniera invisibile abbiamo dovuto soccombere , chi chiudendo, chi dichiarando fallimento, chi mettendo la propria casa in vendita se non all’asta , eccetera, eccetera. Siamo quelli che si sono venduti tutto, per vivere.

Siamo quelli che allora hanno deciso di reinventarsi, leccandosi le ferite ed entrando nelle statistiche dei “nuovi poveri” ed eravamo veramente degli “appestati” per molti , a partire dai propri familiari…..se si vogliono ancora definire tali! Ci siamo rimboccati le maniche, ci siamo rialzati e abbiamo lottato da veri resilienti , eppure nonostante tutto questo ci hanno voluto “marchiare” senza pietà , ci hanno dato colpe , perché per molti perdere la propria attività è soprattutto una colpa, senza voler approfondire, né capire i fatti e che in alcune situazioni di scenario economico drammatico, ci si può cascare tutti , senza preavviso , senza potersi difendere, perché a volte la scivolata ci aspetta dietro l’angolo.

Non abbiamo avuto casse integrazioni né ammortizzatori sociali , né operatori sociali preparati a riconoscere i “nuovi poveri” , non c’era il reddito di cittadinanza né misure di sostegno alla indigenza familiare , se non in caso di sfratto per morosità nell’affitto , morosità che poi si è definita “incolpevole”……bel aggettivo, anche se poco evocato! Insomma ci siamo trovati in un vicolo cieco e buio , in alcuni però non ce l’abbiamo fatta a reinventarci , non siamo riusciti a superare quel sentimento di colpa indotta, né di vergogna per non riuscire più a garantire ai propri dipendenti e ai propri cari , una vita dignitosa.

Arriviamo ai nostri giorni, oggi ai tempi del corona virus, e siamo ricaduti in un “già visto”, un “già vissuto” , e quelle attività che non erano ancora crollate , ora invece stanno rischiando la propria sopravvivenza economica e anche quella umana e personale, in una situazione in cui la posta in gioco è veramente molto alta, in termini di sopravvivenza in senso reale e concreto.

Ci auguriamo  di cuore che chi perderà tutto, come è successo a noi, almeno non perda la speranza di reinventarsi e di ripartire.

E’ una storia di speranza, di mio marito e della mia famiglia; entrambi ci siamo reinventati, nel tempo, mio marito ora è un custode a Milano, da ex-barman e titolare di locale.

 

Stefania Cavallo

21 aprile 2020

Pensieri e riflessioni ai tempi del corona virus

Stefania e il covid

Più delicata la nostra mano starà dentro il fare della vita. Adesso lo sappiamo quanto è triste stare lontani un metro. Mariangela  Gualtieri, grande poetessa contemporanea

 

In questi giorni sto leggendo molte riflessioni e pensieri anche contrastanti tra loro su questo momento che stiamo attraversando. Chi dice che stiamo rinunciando alla nostra libertà per ignoranza e perché ci stiamo facendo prendere in giro da una sorta di Grande Fratello alla Orwell. Chi dice che non c’è scientificità in questo confinamento/confino/isolamento domestico o distanza sociale , definiti comportamenti irrazionali e altre cose del genere. La rigidità alle tante regole non trova molti seguaci , e questo si può comprendere ed è un fatto. Se però ci facciamo caso in nessuna di queste tesi si parla della Solidarietà, cosa che mi fa pensare e preoccupare allo stesso tempo. “In questa esperienza di isolamento, in questo distanziamento sociale a cui noi, per senso civico, siamo costretti, abbiamo la possibilità di sperimentare la forma più alta della libertà. La libertà non è il capriccio, non è l’arbitrio: la forma più alta della libertà è il sentirsi in connessione con l’altro, è la solidarietà”.

Condivido questo pensiero dello psicoanalista Massimo Recalcati,  rispetto a questo momento. Mi sono trovata a riflettere anche io con tanti dubbi, tuttavia la posta in gioco è così alta che per me la Solidarietà è da sempre il valore più importante e resta  il mio riferimento di vita.

 

Nascere non basta. E’ per rinascere che siamo nati. Ogni giorno. Pablo Neruda

Scuola, docenti , DAD e la Pasqua.  DAD ,  questo è il contesto scuola in cui ci si può muovere e con moltissima difficoltà.  Per recuperare eventuali carenze e/o inadempienze ci sarà modo di farlo e credo con serietà e competenza , appena terminerà il tempo del corona virus. Immagino il disagio e il disorientamento di molti genitori, specie di chi ha figli piccoli e in età di scuola elementare, tuttavia non posso credere che le nostre maestre e i nostri maestri ( questi ultimi in numero più ridotto) di scuola elementare , il fiore all’occhiello della nostra scuola, stiano approfittando della situazione per “non lavorare” come dovrebbero e richiesto dalla situazione. Bisogna contestualizzare ogni caso e capire per ogni scuola cosa stia funzionando e cosa no, cosa che comunque ogni Dirigente Scolastico  sta facendo al suo interno, col personale docente, per poi agire di conseguenza. Nel caso degli assenteisti sarà opportuno muoversi secondo i criteri già previsti nella scuola, anche se forse questo è un tempo così strano dove può essere difficile intervenire disciplinarmente.

Ribadisco però che la DAD a scuola non è “vacanza” , ma si lavora e anche molto di più in molti casi. 

Questa Pasqua non sarà  una vacanza “normale” , e questo lo possiamo immaginare tutti. La “distanza o ritiro ” sociale è una sospensione di molte attività , ma non è una vacanza , è qualcosa che influisce sulle nostre vite in maniera indelebile , che cambia le nostre abitudini e che può portare a momenti anche depressivi , ove il problema sanitario addirittura non comporti dei decessi in famiglia, tra amici, tra il personale medico e così via.

In questo momento tutto assume tratti strani e diversi da ciò a cui siamo abituati e forse varrebbe il momento di capire come elaborare tutto questo e provare a cambiare prospettiva , se non addirittura vita.

 

In un momento in cui è tutto un po’ strano, in cui non ci si può incontrare, abbracciare, né toccarsi , rimane l’enorme e fondamentale esperienza del corrispondere tra anime e sensibilità , un ritrovarsi spirituale a cui dovremo ricorrere per riconoscerci e per dare un senso, come esseri umani , a questo tempo.

 

Continua………

Stefania Cavallo

16 aprile 2020

Ai tempi delle “prime volte”

Ai tempi delle “prime volte”

covid-19

 

E’ il tempo delle prime volte, per la prima volta ho fatto le code per fare la spesa con mascherina e guanti e a distanza; per la prima volta ieri mi hanno preso la temperatura per poter accedere al supermercato; per la prima volta ho svolto una video lezione da casa ; per la prima volta ho potuto assistere in compresenza e in video all’interrogazione di un collega ad una mia alunna; per la prima volta un mio studente mi ha svelato in video , e da una stanza di ospedale, una sua grave patologia; per la prima volta ho ascoltato in video lezione l’annuncio di studenti che hanno a casa situazioni di contagio da covid-19 e purtroppo anche storie di decessi; per la prima volta mi sono molto commossa e ho pianto molto per chi sta soffrendo e sta morendo in totale solitudine, un modo di morire che per la prima volta mi inquieta e mi colpisce sul piano umano e laico; per la prima volta sento più forte l’esigenza di comunicare in video e di contatto con i miei affetti più stretti; per la prima volta penso così tanto alla vita e anche alla morte; per la prima volta mi sento così tanto connessa ai miei simili e così tanto orgogliosa di essere italiana.

Per la prima volta sto scrivendo delle mie “prime volte”.

Stefania Cavallo 30 marzo 2020

LA RAGAZZA COL CAPPOTTO ROSSO, Piemme Edizioni – NICOLETTA SIPOS

LA RAGAZZA COL CAPPOTTO ROSSO, Piemme Edizioni – NICOLETTA SIPOS

 

La nostra serenità aveva i giorni contati.

I piccoli riti domestici che ci avevano dato conforto e serenità

sarebbero stati spazzati via all’improvviso, troppo rapidamente 

 

Nicoletta Sipos Trezzo

Con Nicoletta Sipos alla libreria Il Gabbiano di Trezzo sull’Adda durante la presentazione de La ragazza col cappotto rosso. Bellissima serata con gli amici Marco Cereda e dell’Associazione Amici del Gabbiano di Trezzo sull’Adda.

Pubblico questo breve contributo , un po’ in ritardo, ma forse  “non è mai troppo tardi” per consigliare una buona lettura come in questo caso .

Nicoletta Sipos Trezzo 2

Trama : Nives Schwartz non ha mai pensato che nella vita di sua madre Sara si celassero segreti di cui lei non sapeva nulla. Dopo la morte della donna, però, costretta a superare il dolore in fretta per occuparsi, sola, di tutte le incombenze che spettano a una figlia, Nives trova, dimenticata, una scatola di latta. Una vecchia scatola per i biscotti che stride con l’ordine maniacale di sua madre. In essa, una vecchia fotografia che ritrae due giovani sconosciuti, qualche biglietto e una lettera. Violare l’intimità di Sara non è nelle sue intenzioni, ma quelle pagine sembrano chiamarla e così, come per caso, Nives entra in un mondo di segreti e verità taciute per più di mezzo secolo, di cui non sospettava l’esistenza. Una donna di nome Bekka Kis aveva scritto, nel 1965, una lunga lettera a sua madre, confidandole le proprie paure, lo strazio mai dimenticato di essere sopravvissuta alla Shoah, di aver perduto tutto ciò che amava. E forse di aver causato la morte di tanti. Da quel momento, per Nives inizia un’indagine per ritrovare Bekka Kis, una ricerca che è anche uno scavo nei segreti più intimi della sua famiglia, un dissotterramento di verità incomprensibili per chi non ha vissuto quel mondo.
Sarà un viaggio nel cuore più fragile e dilaniato della Seconda guerra mondiale, un disvelamento di quel senso di colpa che solo i salvati possono spiegare. Ma sarà anche la storia di un amore più forte della guerra, della separazione. Più forte della morte.

https://www.edizpiemme.it/libri/la-ragazza-col-cappotto-rosso

Ci siamo ritrovate  dopo ben 3 anni dall’uscita del libro La promessa del tramonto in realtà è come se ci fossimo lasciate ieri alla Libreria Il Gabbiano di Trezzo , cara Nicoletta Sipos , ma in realtà questo tempo piuttosto lungo ha generato un tuo nuovo e consistente romanzo dal titolo molto evocativo “ La ragazza col cappotto rosso” , in una sorta di una  continuità tra i due e con  la necessità di continuare a raccontare cosa accadesse nella tua terra natia,  l’Ungheria , in quei anni bui per l’umanità.

Tutto questo  ti riguarda da vicino , ha riguardato la tua famiglia di origine , i tuoi nonni ciò che è accaduto in Ungheria in quei terribili anni.

Non è il solito libro che racconta la vita nei campi, ma si sofferma tantissimo su quanto c’è stato prima e dopo; nella voce di Bekka c’è la vitalità del suo essere una donna selvaggia in tempi bui, ma c’è anche la difficoltà di sopravvivere con le tante limitazioni.

Tutto il racconto si concentra su Bekka , la protagonista.

E’ un libro d’amore , di amicizia e di speranza; un romanzo storico di avventura e di emozioni di particolare attualità,  per lo strisciante negazionismo e con la rinascita della estrema destra.

Quanto il rischio della retorica in questi casi può offuscare il passato e questa storia tremenda?

In questo testo, di una testimone di seconda generazione, quale sei tu,   emerge il doloroso tema dei “sopravvissuti” e del  fatto che sempre più diventi fondamentale il lavoro delle “testimonianze” , un’elaborazione intima ma anche storica di cui dovremmo farci tutti carico. In tutto questo vi è anche , in qualche modo,  la tua necessaria e grata missione dello scrivere racconti di questo dramma.

Per il lavoro del “testimoniare” hai scelto la scrittura, e andare nelle scuole  , tuttavia  il media “televisione” o  dei  video col  racconto di ciò che hai vissuto e scritto su queste vicende,  può  arrivare con un linguaggio più diretto ed efficace raggiungendo soprattutto i giovani.

Infine, la scelta di questa copertina che evoca , senza alcuna intenzionalità ci hai detto,  la nota scena di “Schindler’s List” e la bambina con il cappottino rosso.

Consiglio questo libro perché  la memoria mantiene viva la storia, il racconto di quel periodo, perché è scritto molto bene e perché Nicoletta Sipos è una bellissima persona!

 

Non penso a tutta la miseria , ma alla bellezza che rimane ancora , Anna Frank

Stefania Cavallo

29 marzo 2020

 

Per vivere bisogna essere felici. Lettera ad un’amica

Per vivere bisogna essere felici. Lettera ad un’amica

F 14

Se oggi dovessi svolgere l’ardua missione di scrivere una lettera ad una mia amica perché ripensi al suo intento suicidario , probabilmente lo farei così.

Amica cara, ieri mi hai parlato a lungo e sono rimasta molto colpita dalle tue parole, perché ho colto la tua disperazione e il tuo enorme dolore, dopo la perdita del tuo caro figlio.

Non c’è dolore più forte e tremendo di quello di sopravvivere alla perdita di un proprio figlio, e capisco profondamente il motivo della tua forte depressione.

In questo momento è importante elaborare questo lutto, farlo insieme e desidero dirti che ci sono, che ti sono vicina e che desidero supportarti, condividendo con te questo momento così delicato e difficile.

Desidero dirti che non sei sola, che la tua missione ora è quella di sopravvivere a questo dolore , di reagire a ciò che ti è successo , di essere “resiliente” a ciò che può esserti accaduto.

La vita è un dono e ci obbliga ad essere “resilienti” qualsiasi cosa ci accada , soprattutto di fronte ai drammi  “la resilienza”  protegge la nostra integrità sotto l’azione di forti pressioni , ed è  quella forza interiore che ci consente di reagire ai duri colpi della vita, di risollevarci e di ricostruirci.

Sono orgogliosa della nostra amicizia, un’amicizia che ne ha viste tante , con alti e bassi , con gioie e dolori ed è per questo che le tue parole di ieri non possono lasciarmi indifferente e non potrei mai perdonarmi il fatto che tu possa pensare di scegliere di “farla finita” al posto di lottare e di vivere per continuare tutto ciò che ci lega e che ti lega a tutti i tuoi cari , alla tua famiglia, ai tuoi amici , ai tuoi colleghi , ai tuoi gatti e a tutte le cose belle che fai con la tua generosità per gli altri , quando ti chiedono aiuto.

 

La nostra amicizia è un sentimento solido e forte , deve continuare a resistere alle insidie  della vita e sappiamo entrambe che dobbiamo unirci in uno stesso sentire,  per aiutarci a superare questa tragedia, perché sappiamo che è nei momenti difficili che bisogna trasformare le nostre debolezze in occasioni di forza e di nuova consapevolezza per noi e per chi ci è più caro e vicino.

Non possiamo  sempre imputarci  la causa   di ciò che ci accade,  è presuntuoso  e poi  non sempre le cose vanno come immaginiamo o vorremmo ; a volte   personalmente  mi è difficile non torturarmi con sensi di colpa  su ciò che  avrebbe potuto andare meglio e poi non è stato  e non lo è, “Per  vivere bisogna essere felici”  , quindi  a ragion veduta , mantenendo saldo il nostro  senso di responsabilità,  possiamo buttarci alle spalle  ciò che ci fa molto soffrire  e  provare a concederci un po’ di questa felicità  che ci  restituisce una  vita  senza pesi  e   giudizi  e/o  auto- giudizi  continui  per compiacere chi  non prova nessuna gratitudine  in generale  e  soprattutto  chi non riesce ad amarsi  con le proprie  difficoltà  e fragilità.

 

Cara amica, ti abbraccio e ti aspetto a casa per la  nostra “dolce” pausa  caffè.

 

Ti voglio bene, S.

 

Villetta con ospiti  di Ivano De Matteo (2019)

Villetta con ospiti  di Ivano De Matteo (2019)

Villetta con ospiti Ivano De Matteo

Il 9 febbraio scorso ho visto il nuovo film di Ivano De Matteo, al Cinema Palestrina a Milano,  e come spesso mi accade con i suoi film,  ritorno a casa con diverse riflessioni nella testa e consapevole di aver partecipato ad un rito collettivo un po’ di altri tempi, come quelle scene della tragedia greca in cui da spettatori si esce sempre un po’ trasformati e forse anche un po’ migliori.

Il soggetto narrativo matura attorno ad un apparente caso di cronaca nera dei furti in villetta, tuttavia lo spunto interessante tratta il tema importante delle nostre zone d’ombra e di quanto siamo incapaci di dare coerenza a ciò che diciamo di credere, come in una sorta di “dottor Jekyll e  signor Hyde”. Di giorno i nostri personaggi, come in un quadro drammaturgico, svolgono la loro vita con la maschera del perbenismo e di notte si trasformano in “cacciatori” notturni, fuor di metafora, dando sfogo a pulsioni distruttive e amorali.

I continui riferimenti al mondo della caccia , sin dalle prime scene del film, sono ben centrati rievocando appunto la dicotomia  “preda e cacciatore”/“vittima e carnefice” e colpiscono l’immaginazione , lasciando degli indizi iniziali che poi trovano, come i pezzi di un puzzle, ognuno la giusta collocazione e tutto si spiega drammaticamente e senza tregua , come spesso avviene nella vita.

Palestrina

I temi che il regista De Matteo ritrae nei suoi film sono relativi a questioni umane e sociali piuttosto scomode che impattano nella coscienza di ognuno di noi  e ci interrogano nell’ intimo a volte lasciandoci sconsolati e senza una risposta , perché non sempre c’è una risposta , un giusto o uno sbagliato , quando non si vuole giudicare ma solo capire , o meglio quando si tenta di capire “l’imprevedibile”  della nostra vita.

Il regista ripropone quel fil rouge dell’integrazione sociale tra noi e lo straniero, in questo caso il rumeno , lo slavo, mai dato per scontato e che svela sempre molte sfaccettature inaspettate, poco indagate  nella loro elaborazione e condivisione collettiva; anche in questa situazione non manca qualche scomoda e oscura sorpresa.

La musica svolge un ruolo di  invadente protagonista nei suoi film e anche in questo caso, insieme alla notevole interpretazione dei suoi attori protagonisti con Marco Giallini, Massimiliano Gallo, Michela Cescon, Vinicio Marchioni , Bebo Storti, Ioan Tiberiu Dobrica, Cristina Flutur ed Erica Blanc. Un cast veramente straordinario!

Straordinaria la sceneggiatura , scritta a quattro mani  insieme alla bravissima Valentina Ferlan, nota sceneggiatrice e moglie del regista.

Invito a vederlo , senza aggiungere e svelare dell’altro.

Villetta con ospiti

Certo i tempi col corona virus non stanno aiutando il nostro cinema , così come il teatro e tutte le nostre attività culturali e di intrattenimento sociale, ma certamente quando sarà passato il tempo delle restrizioni e delle chiusure, bisognerà riappropriarci  di nuovo dei cinema e fare una sana immersione  dei film  “persi”  di questo periodo e soprattutto vedere o rivedere questo film di De Matteo.

Buona vita al cinema !

Stefania Cavallo

8 marzo 2020