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Archivio per la categoria ‘Società’

Essere genitori nonostante la separazione, 15 ottobre 2019 – Gorgonzola

 

Ringrazio le partecipanti di ieri sera alla mia ultima conferenza del ciclo “Genitori si diventa” e dal titolo “Essere genitori nonostante la separazione”. Di seguito pubblico qualche estratto preparato per l’incontro di ieri sera.
Prossimo e ultimo appuntamento del ciclo citato: Martedi 29 ottobre 2019 ore 20,45 Dott. Piera Campagnoli – psicoterapeuta, supervisor counselor
Leggiamo in famiglia: Presentazione e discussione del libro di Chiara Saraceno: mamme e papà – Gli esami non finiscono mai.
Essere genitori: un esercizio continuo di acrobazia tra cura della sicurezza e cura della libertà in un contesto dove gli stereotipi si sommano a cambiamenti tanto veloci quanto poco elaborati
 
Per partecipare occorre iscriversi : 0295302231 -3470768215 info@centropsicologia.it

Essere genitori nonostante la separazione , 15 ottobre 2019 Gorgonzola

 

Direi  “Essere genitori nonostante tutto…..” . Il compito del genitore è un compito impossibile, ma ci si prova al di là di tutto e delle transizioni che dobbiamo imparare a gestire !

Separazione e divorzio non vanno considerati come una patologia del sociale e i loro alti costi psicologici ed economici sono dovuti molto spesso a un contesto istituzionale che anziché ridurre o almeno controllare gli effetti negativi del conflitto oggettivamente può aggravarlo.
Infine, è possibile aiutare i genitori a recuperare e valorizzare anche dopo la separazione il loro impegno genitoriale comune.

La separazione rimane certamente una fonte di grande sofferenza per coloro che ne sono i protagonisti ed è indispensabile pensare sempre che tra i protagonisti vi sono anche i figli, che essi da soli non riescono a capire, né a razionalizzare. Ecco quindi ancora una volta la necessità della parola verso i propri figli, in modo adeguato al loro sviluppo; la necessità di quella comunicazione che permetta loro di capire, riducendo i sensi di colpa, che, anche se i genitori si separano, rimane un sorta di alleanza, che non permetterà di spezzare il filo della parola detta e del loro legame insostituibile con entrambi i genitori.

 

“La continuità è, per i bambini,
fattore d’identità , garanzia di    sicurezza e di equilibrio. I figli
hanno bisogno di sapere che il legame che unisce i membri della
loro famiglia può cambiare,
attraverso fasi critiche, sestarsi
su nuovi equilibri , ma che in
ogni caso non si spezzerà”.
(da “Quando i genitori
si dividono. Le emozioni dei
figli” di Silvia Vegetti Finzi)

 

Il processo separativo, a livello emotivo, scorre attraverso varie fasi che si susseguono nel tempo dove le persone incontrano molte emozioni diverse, dal senso di perdita della coppia coniugale, al risentimento, alla rabbia contro l’altro. Così i figli, spesso, vengono lasciati soli ad affrontare uno degli eventi più stressanti che possa capitare al nucleo familiare. I genitori sono così turbati emotivamente e psicologicamente da non avere più a disposizione la stessa quantità di tempo, energie e capacità di prendersi cura dei figli. Così, facilmente finiscono per trascurare le esigenze dei piccoli, che sono invece i soggetti più bisognosi di una presenza forte e fidata che li accompagni nel difficile transito verso una nuova forma di vita e un nuovo assetto familiare.

A qualsiasi età i figli vivono la separazione dei genitori come una perdita poiché sentono che con la frattura coniugale anche loro perdono qualcosa.

Dunque nel difficile cammino della separazione è certamente utile la mediazione. La presenza di un terzo, il mediatore, è estremamente importante per  trasformare la linea della relazione coniugale in una relazione triangolare. Il mediatore  accompagna e sostiene ciascun genitore nella ridefinizione della propria identità personale e nella negoziazione delle questioni relative alla separazione, affinché essa avvenga nel modo più sereno possibile. E’ altresì importante la narrazione, cioè che i genitori spieghino ai figli il “passaggio in corso”. Fondamentale inoltre, per la serenità dei figli è evitare di trasmettere loro messaggi negativi sull’altro genitore.

Per ulteriori approfondimenti sul tema,  rimando al mio libro “I giorni perduti”, come segue ai seguenti link del mio blog Lavoratori acrobati:

https://stefaniacavallo.wordpress.com/2012/08/24/presentazione-del-libro-i-giorni-perduti-la-mediazione-familiare-attraverso-una-proposta-di-filmografia-su-separazione-e-divorzio-ed-la-sapienza-di-roma-di-stefania-cavallo/

 

https://stefaniacavallo.wordpress.com/2015/09/06/la-mia-filmografia-su-conflitto-di-coppia-separazionedivorzio-dei-genitori-e-i-diritti-dei-bambini/

 e per la bibliografia completa rimando al mio sito: (https://stefaniacavallo.jimdo.com/bibliografia/)

 

Percorso formativo da me proposto per il  2020 :

Come educarsi alle transizioni 2020

 

Tutte le famiglie felici si somigliano

 

i miei libri

16 ottobre 2019

Stefania Cavallo

 

 

 

 

 

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Urlare non serve. Impariamo a gestire il conflitto in famiglia, Gorgonzola 1 ottobre 2019

Urlare non serve

 

Il prossimo incontro è “Essere genitori nonostante la separazione” , martedì 15 ottobre h. 20,30 presso il Centro Psicologia  di Gorgonzola e vi aspettiamo numerosi!

Anche su Facebook: https://www.facebook.com/events/1880182655461013/

 

Urlare non serve. Impariamo a gestire il conflitto in famiglia

 La famiglia è luogo di conflitti. Attraverso il conflitto conosciamo meglio noi stessi e l’altro, ci definiamo, ci differenziamo. A volte però le emozioni prendono il sopravvento e il conflitto diventa scontro che crea distanza e sofferenza. Occorre imparare a gestire i conflitti per trasformarli in utili occasioni di confronto costruttivo.

 

Conferenze Gorgonzola 2019 Conflitto

Scaletta ed argomenti

Buonasera e grazie di partecipare a questo secondo incontro che ha un tema decisamente interessante e sempre piuttosto ricorrente nelle questioni familiari ossia “il conflitto e come gestirlo”.

Come sapete , per chi ormai conosce il mio approccio mi piace iniziare un po’ di ambientamento al tema ed agli argomenti che tratteremo , attraverso la visione di una clip di un film e vorrei mostrarvi proprio l’inizio del film di Giovanni  Veronesi “Genitori & figli: agitare bene prima dell’uso” ; il film è Tratto dal libro  di Andrea Agnello  , Mondadori  2010 .  Questo   nuovo lavoro  di G. Veronesi  si struttura su una sola storia, che vede protagonista una quattordicenne confusa dai primi turbamenti sentimentali e sessuali. Attraverso gli occhi innocenti e gentili della giovane Nina (una convincente esordiente Chiara Passarelli) assistiamo quindi alle difficoltà che i padri e le madri di oggi affrontano sia nel rapporto coniugale che in particolar modo nel trovare un dialogo equilibrato e proficuo con i propri figli.

 

Clip n°1 : scambio tra Alberto , professore d’italiano (Michele Placido) e il figlio Giglio (Andrea Fachinetti)

Rilancio ai partecipanti: “Ecco , alla luce di quando abbiamo visto , quali evocazioni abbiamo provato come genitori, come adulti?”

Ascolto e rielaborazione di quanto espresso ed introduzione al tema del conflitto.

Partirei però da un’ interrogativo che era già emerso ed era stato esplicitato nell’incontro scorso e cioè : “ Che tipo di società stiamo consegnando ai nostri figli?” .

Siamo in un’epoca in cui  il clima di violenza  e di sopraffazione  “si taglia con l’accetta”,  a tal punto che  ne siamo spettatori impotenti , se non vittime a volte inconsapevoli o attori  consapevoli   nei rapporti  privati e meno privati .

Si tratta di sentimento di “continua pericolosità” e di  “esposizione impotente  ”  della persona  ci riguarda un po’ tutti,   trova conferma nei fatti della quotidianità  soprattutto con gli  episodi  più recenti degli attentati terroristici, così come nei paesi di guerra da cui si sta scappando ,  ma si trova a livello trasversale in tutti i contesti privati e pubblici e come punta di un iceberg  nelle nostre istituzioni , nelle aggressioni verbali dei politici  a cui assistiamo di continuo , così come attraverso  gli effetti   perversi  e  micidiali , nel senso vero della parola, del mondo del web , tanto utile quanto anch’esso   “pericoloso”  e scenario potente di violenza declinata in svariati  modi.

Credo proprio che il tema sia  fortemente  quello di  voler vivere in un mondo in cui ci si possa  relazionare  senza che ci sia continua competizione e sopraffazione e in cui si possa collaborare tutti nel costruire  “modelli”  educativi  ,  culturali  e sociali   percorribili , in cui  poter trasformare  il sentimento negativo del   “sentirsi continuamente in pericolo”  in un sentimento positivo in cui non sia più necessario continuare a difendersi per potersi esprimere , per esprimere opinioni diverse e contrarie a quelle altrui  e  semplicemente  per “vivere”  in una condizione di normalità,  di fiducia  e speranza  per un mondo migliore. (vd. Mio libro Imparando dalle emozioni , pag. 129 Ragionando di violenza)

 

Veniamo ora al tema del conflitto in famiglia da cui siamo partiti con la prima clip filmica.

Dobbiamo distinguere tra violenza , aggressività  e  conflitto .

Per “violenza”  si intende : “Con riferimento a persona, la caratteristica, il fatto di essere violento, soprattutto come tendenza abituale a usare la forza fisica in modo brutale o irrazionale, facendo anche ricorso a mezzi di offesa, al fine di imporre la propria volontà e di costringere alla sottomissione, coartando la volontà altrui sia di azione sia di pensiero e di espressione, o anche soltanto come modo incontrollato di sfogare i proprî moti istintivi e passionali”(Dizionario Treccani) .

 

Per “aggressività” intendiamo: “Stato emotivo riconosciuto come uno degli indicatori più eloquenti del disagio che tende ad instaurarsi tra i protagonisti di un conflitto”.

 

Conflitto

 

E’ uno stato della relazione fondamentalmente caratterizzato dall’esistenza di un problema irrisolto, al quale si associa spesso uno stato di disagio intenzionalmente provocato. Nella nostra cultura il conflitto assume una connotazione esclusivamente negativa, riconducibile allo scontro, alla lotta, alla guerra o alla sopraffazione.

 

Le pratiche di Mediazione , di cui parleremo, intervengono invece per riconoscere al conflitto una essenza positiva, quasi un valore aggiunto, che in fondo caratterizza questa dinamica come un processo relazionale capace di generare comunque cambiamento. E’, infatti, sul risultato di queste possibilità di cambiamento che i mediatori operano, dando la possibilità di aprire nella relazione conflittuale spazi altri – protetti e neutrali in cui le parti antagoniste vengono aiutate a orientarsi su percorsi cooperativi, creativi e di benessere.

 

La parola “conflitto” continua infatti ad evocare nella nostra cultura concetti o immagini sgradevoli, facendoci pensare tout court allo scontro, al contendere, all’aggressività e, inevitabilmente, anche alla violenza. Questa resistenza culturale è però possibile rimuoverla, stimolando percorsi di nuova comprensione che inizialmente educhino a riconoscere il conflitto come un fatto naturale e a discriminarlo di per sé, non certo come un bene, ma neanche come un male. Ciò diventa possibile modificando prima l’atteggiamento negativo prevalente nella nostra cultura eurocentrica e poi procedendo verso lo sviluppo di un approccio pedagogico che sappia riconoscere nelle dinamiche conflittuali una potente risorsa per la crescita.

In Oriente, ad esempio, la lingua cinese mette in evidenza l’ambivalenza della parola “conflitto”, tanto che gli ideogrammi che la compongono allo stesso tempo significano “pericolo” e “opportunità”, confermando appunto che il conflitto può essere considerato distruttivo o costruttivo, a seconda, è chiaro, di come viene agito.

 

Un similare punto di vista lo sostiene, ad esempio, il sociologo Ralf Dahrendorf per il quale il conflitto non va rimosso,

soppresso o visto come un qualcosa di negativo, ma anzi valorizzato come un elemento dinamizzante non da temere, ma da guardare con interesse in quanto stimolatore di cambiamento per una società che altrimenti apparirebbe statica ed irreale.

 

“Ho la sensazione che nessuno cominci veramente una guerra, le guerre si continuano. La pace quella è una cosa che si deve cominciare. Guerreggiare, disgraziatamente , è una cosa quasi naturale per troppi paesi, troppe culture  e troppe religioni. Ci vogliono molti sforzi e alle volte bisogna agire contro i propri istinti per cominciare a dare fiducia agli altri, per cominciare ad aprirsi, per essere in grado di vedere la realtà attraverso gli occhi dell’altro. ” David Grossman

 

 

“Tutti noi vogliamo vivere come essere umani, cioè come cercatori e produttori di senso, come individui fertili. Ma non basta proclamarlo; occorre praticarlo in casa, a scuola, nel lavoro, ovunque. Una grande responsabilità educativa  perché  i figli osservano e imparano dai rapporti tra padri e madri, tra uomini e donne”

(F. Scaparro , Prefazione  ,  Di padre in padre , Ed. La Meridiana 2010) .

 

 

Mediazione

 

Definire concettualmente questo termine può apparire difficile. In molti hanno provato a fornire definizioni che potessero essere sufficientemente complete, ma mai sono riuscite ad esserlo in maniera esaustiva, anche perché la Mediazione è un fenomeno plurale e i cui livelli di intervento sono molteplici. Può entrare, infatti, in tutti i luoghi dove è emerso un conflitto o dove i legami sociali fra individui hanno iniziato dolorosamente a frantumarsi. E’ considerata una filosofia di vita ed una pratica relazionale innovativa, appartenente all’ambito disciplinare delle Alternative Dispute Resolutions.

 

Fondata su approcci legati alla comprensione, alla gentilezza, al rispetto reciproco e alla creatività costruttiva e non distruttiva consente di sviluppare tra le parti in conflitto azioni attive e non reattive.

 

 

Diversi  studiosi si sono espressi in tema di mediazione e  sono  Fulvio Scaparro, Daniele Novara, Don Colmegna  e   Silvia Vegetti Finzi  e , ognuno a modo suo, affrontano in maniera peculiare  e approfondita  l’argomento   o  come  strumento di pacificazione e di rispetto tra esseri umani in tutti gli ambiti della vita ,  o come “approccio maieutico” ossia  una modalità centrata sull’aiuto a comprendere nel profondo la situazione conflittuale, o come  auto-responsabilizzazione di ognuno e con essa la capacità di autogestione col  cambiamento delle parti in conflitto, o infine chi  “legge”  la  presenza di un terzo, il mediatore, come estremamente importante per  trasformare la linea della relazione coniugale in una relazione triangolare in cui  copre un ruolo fondamentale  “la narrazione” , cioè  quando  i genitori spiegano ai figli il  doloroso “passaggio in corso” della separazione .

 

Storica ed emblematica per me , la frase  di F. Scaparro , quasi un manifesto a riguardo :

La mediazione non è soltanto una tecnica né soltanto un’utopia. E’ una tecnica fortemente carica di utopia.”

 

 

Ecco alcune definizioni di Mediazione, dal mio blog “Lavoratori acrobati” :

 

https://stefaniacavallo.wordpress.com/2017/02/19/le-parole-della-mediazione/

 

 

Clip da I giorni dell’abbandono : “ La rabbia che esplode …..Olga perde il controllo” 

I GIORNI DELL’ABBANDONO  di Roberto Faenza (2005)

Sinossi

Olga  (Margherita Buy)  ha 35 anni e due figli, una donna serena e appagata, viene abbandonata all’improvviso dal marito (Luca Zingaretti)  e precipita in un gorgo senza fine. La perdita scava caverne profonde : Olga non mangia più, si stordisce, si lascia trascinare sino al fondo più nero e dolente del degrado . Girato principalmente in soggettiva (in prima persona, tutto visto dagli occhi di questa persona) , il film si sviluppa con una trama che potremmo definire un “thriller dell’anima”, carico di stupore e di furore fino a quando, anche grazie all’incontro con un musicista serbo (Goran Bregovic), Olga comincerà a ritrovare se stessa. (da Rivista del Cinematografo on line)

LE PAROLE DELLA MEDIAZIONE

 Conflitto: una risorsa che consente di mettere in discussione una modalità stereotipata di relazione basata sulla negazione dello stesso e di ogni tipo di contrasto esistente; la mediazione ha il primo scopo nel contenere il conflitto.

Il conflitto non si può eliminare: bisogna capire a cosa serve ed imparare ad incanalarlo, a gestirlo per trovare soluzioni nuove.

 

Tregua: nella stanza di mediazione vige una “tregua”: non si urla, non si usano espressioni offensive e minacce. La relazione triangolare di per se è una apertura.

Il mediatore è un terzo che contribuisce a cambiare le cose tra due persone, a rallentare la tensione e l’ aggressività. Funziona da catalizzatore: con la sua presenza produce una reazione. Dopo la reazione il catalizzatore non è modificato eppure senza di lui non sarebbe avvenuto alcunchè. E’ una presenza ancillare ma essenziale.

 

E’ un terzo che non ha potere: questo è un presupposto essenziale per preservare la responsabilità delle parti a trovare loro stesse una soluzione. Il m. non fa pressione e non fa consulenza (eserciterebbe un potere). In mediazione non ci possono essere obblighi o coercizioni.

 

Le parti non hanno una visione realistica di come sarebbe la pace una volta composto il conflitto, né di quale sarà il futuro terminata la guerra (ammesso che avrà mai fine). Il mediatore deve far loro percepire le disastrose conseguenze del perdurare del conflitto.

 Dialogo: la comunicazione che fluisce tra due persone in un’ottica di ascolto attivo reciproco.

Capire e farsi capire.

Spazio/Pausa: delimitazione “vitale” per poter esprimere  delle sofferenze, accoglierle e tutelarle

 Tempo: una risorsa consapevole per se’ per fermarsi a riflettere sulle scelte da prendere

Negoziazione: trovarsi a metà strada entrambi vincenti nel rispetto delle reciproche differenze e identità.

 

Cosa scatena il conflitto?

 

 

Le cause del conflitto

 

 

Riuscire a riconoscere preventivamente bisogni, interessi e valori può evitare l’emersione stessa del conflitto e – paradossalmente parlando – anche il ricorso alla Mediazione. Sappiamo tutti però che se anche le origini del conflitto sono riconducibili alle generiche fattispecie indicate, questo non è affatto sufficiente a garantire modalità pacifiche di comportamento. Bisogna allora educare ed educarsi all’interno delle diverse comunità sociali  nel far emergere il vero sé in ogni individuo per guidarlo a ritrovare quelle potenzialità umane necessarie a ricondurre ogni relazione su basi di buon senso e di chiarezza comunicativa. Si ha così la possibilità di restituire alla parola “educare” il suo significato prettamente etimologico e vero che è sinonimo di “tirare fuori”. Attraverso la Mediazione si intende lavorare infatti per tirare fuori e restituire ad ogni attore sociale  capacità comunicative efficaci grazie alle quali riuscire a comprendere i punti di vista degli altri per poter generare così idee creative, indispensabili per poter uscire positivamente e costruttivamente dai conflitti. Non è infatti un caso se proprio la capacità di essere creativi e propositivi viene richiesta nella Mediazione alle parti in conflitto.

 

Conflitto e incomunicabilità : vd. Digressione da “Scene da un matrimonio”di Ingmar Bergman del 1973 , scena  chiave “Gli analfabeti sentimentali”

A questo proposito ne avevo scritto nel mio primo libro “I giorni perduti” :

Nel romanzo , per ritornare al concetto di anlfabetismo sentimentale , vi è proprio un passaggio in uno scambio di battute  tra Marianne e Johan:

 Marianne: “…..Pensa a quell’estate quando facemmo il giro del Mediterraneo e avevamo con noi le figlie piccole nella tua vecchia macchinetta. E la sera rizzavamo la tenda. Ricordi quelle notti di agosto sulla costa spagnola, quando dormivamo a cielo scoperto, stretti tutti e quattro? E stavamo tanto caldi!”

Johan:” E’ inutile piangere sul latte versato. Le figlie crescono. Si rompono le relazioni. L’amore prende fine, come la tenerezza, l’amicizia, la solidarietà. Non c’è niente di straordinario. E’ così”.

Marianne: A volte penso che tu ed io siamo stati come due bambini nati con la camicia, favoriti dalla sorte e viziati ; che abbiamo perduto le nostre risorse e ci siamo ritrovati poveri; amareggiati e stizziti. Dobbiamo aver commesso un errore da qualche parte , e non c’è nessuno che possa dirci dov’è che abbiamo sbagliato.”

Johan: “Ti dirò una cosa piuttosto banale. In materia di sentimenti noi siamo degli analfabeti. E il fatto triste è che ciò riguarda non solo te e me, ma quasi tutte le persone…”

 

In questo rapporto di coppia, ormai al collasso, i due interpreti cercheranno di capire le difficoltà e cercheranno di gestire il passaggio di crisi anche con un’evoluzione del rapporto piuttosto dolorosa e si ritroveranno come persone diverse.

La scelta di trovare una soluzione del momento di crisi non dipende solo da fattori strettamente psicologici, ma dipende anche dal grado di importanza che viene data a questa particolare forma di esistenza (vd. fattori esistenziali, ideologici, etc) . Presuppone il credere che la vita instaurata insieme a quella persona, anche nella crisi, valga la pena di essere vissuta, perché se ne colgono i vantaggi. Soprattutto se una coppia significa famiglia (E. Loria, 1996).

 

Come se ne esce?  ….. e  Conclusioni

 

L’idea che non si abbiano delle posizioni da difendere ma un problema in comune da risolvere con forze congiunte.

La Mediazione è un ottimo strumento di gestione delle controversie , in particolare nelle relazioni interpersonali e nelle situazioni conflittuali nei casi di separazione e divorzio.

Come abbiamo visto con l’importanza del “Terzo”.

Quali siano  i benefici della Mediazione  li abbiamo visti  ed acquisiti.

 

In sintesi  “se ne esce”, a mio avviso, attraverso percorsi culturali di gestione emozionale e di superamento della logica binaria “vincitore/perdente” per passare da una spinta di tipo distruttivo in logica risarcitoria ad una spinta costruttiva in logica cooperativistica.

Infine, desidero chiudere con una poesia sul TEMPO, risorsa  importantissima nelle relazioni e a cui ho accennato spesso ,  la dedico a tutti i partecipanti  della bella serata e ai lettori di questo mio nuovo contributo: 

TROVA IL TEMPO

poesia

TROVA IL TEMPO DI RIFLETTERE:

E’ LA FONTE DELLA FORZA.

TROVA IL TEMPO DI GIOCARE:

E’ IL SEGRETO DELLA GIOVINEZZA

TROVA IL TEMPO DI LEGGERE:

E’ LA BASE DEL SAPERE

TROVA IL TEMPO DI LAVORARE:

E’ IL PREZZO DEL SUCCESSO

TROVA IL TEMPO D’ESSERE GENTILE:

E’ LA BASE DELL’ESSERE FELICE

 TROVA IL TEMPO DI SOGNARE:

E’ IL SENTIERO CHE PORTA ALLE STELLE

TROVA IL TEMPO D’AMARE:

E’ LA VERA GIOIA DEL VIVERE

TROVA IL TEMPO D’ESSERE FELICE:

E’ LA MUSICA DELL’ANIMA

SAGGEZZA  IRLANDESE

 Libri

(a cura di Stefania Cavallo)

libri

IL CORAGGIO DI MEDIARE. Contesti, teorie e pratiche di risoluzioni alternative delle controversie,  a cura di Fulvio Scaparro, Guerini & Associati, 2001

 

CON GLI OCCHI DEL NEMICO . Raccontare la pace in un paese in guerra di David Grossman, Mondatori, 2007

 Vi è un filo rosso che in qualche modo collega queste due pubblicazioni nel senso che entrambe forniscono ottimi spunti per riflettere e approfondire i temi del conflitto e della pace e come spesso i “grandi “ conflitti hanno da dire delle cose ai “piccoli” conflitti e viceversa.

Il primo libro è una raccolta di saggi di Autori Vari sul tema della necessità di mediazione e di mediatori che aiutino le parti a negoziare in un’ampia gamma di contesti , dalla politica locale a quella nazionale e internazionale, dai tribunali alla scuola, dalla famiglia all’azienda .

In un ambiente culturale, come quello attuale, più portato allo scontro che al dialogo occorre lavorare già in famiglia e a scuola per preparare un terreno fertile in grado di accogliere e far crescere strumenti alternativi alle prove di forza.

Occorre che le scuole di formazione per mediatori si pongano obiettivi alti, gli stessi che questo libro, con la sua impostazione interdisciplinare e il libero confronto tra studiosi con lunga esperienza di pratica e di riflessione su questi temi, ha l’obiettivo di trasmettere  , spiegando non soltanto come, quando, in quali ambiti e in quali limiti mediare, ma anche e soprattutto perché vale la pena di mediare.

La mediazione non è soltanto una tecnica né soltanto un’utopia. E’ una tecnica fortemente carica di utopia. Richiede al mediatore e alle parti in conflitto competenza, coraggio, praticità, pazienza e capacità di sostenere il carico emotivo dei conflitti senza perdere di vista l’obiettivo, arduo ma non impossibile, di realizzare scenari diversi da quelli  che oggi ci vedono in lotta (Fulvio Scaparro, psicoterapeuta, ha fondato , nella seconda metà degli anni Ottanta, l’Associazione GeA-Genitori Ancòra  di Milano per la formazione di mediatori familiari e l’informazione sulle tecniche di soluzioni alternative alle dispute – ADR- . E’ presidente del Comitato Etico Indipendente dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Ha insegnato Psicopedagogia nell’Università degli Studi di Milano).

 

Da  libri come questo si riesce a trovare una chiave di lettura anche per altri percorsi letterari che intendono “raccontare la pace in un paese in  guerra”  come  con l’ultimo libro di David Grossman  “Con gli occhi del nemico”  appena pubblicato da Mondadori.

In una recente intervista su Repubblica (15 giugno 2007 u.s.) ,per la presentazione del libro, David Grossman dice: “ Ho la sensazione che nessuno cominci veramente una guerra, le guerre si continuano. La pace quella è una cosa che si deve cominciare. Guerreggiare, disgraziatamente , è una cosa quasi naturale per troppi paesi, troppe culture  e troppe religioni. Ci vogliono molti sforzi e alle volte bisogna agire contro i propri istinti per cominciare a dare fiducia agli altri, per cominciare ad aprirsi, per essere in grado di vedere la realtà attraverso gli occhi dell’altro. ” .

 

Grossman, così come un altro suo collega israeliano contemporaneo Amos Oz, (lo ricordo  per  la sua proposta di un’arma non convenzionale quale il “compromesso”; le sue idee le ha esposte in un libricino Contro il fanatismo, pubblicato da Feltrinelli, dove non risparmia frecciate al falso buonismo degli intellettuali europei),  testimoniano, attraverso le loro opere, una profonda fede nella natura del dialogo e pensano  che due parti che  comincino un dialogo senza condizioni preliminari, nella maggioranza dei casi ne emergeranno diversi , un po’ più amici di prima.

(David Grossman, nato a Gerusalemme dove vive tuttora, è noto in tutto il mondo per i suoi romanzi ed è autore di importanti saggi sulla questione mediorientale).

  

 

BIBLIOGRAFIA  CONSIGLIATA

 

Comunicazione efficace ; Ascolto  Attivo Empatico ; Conflitto

 

  • Pragmatica della comunicazione umana –  Watzlawick  Paul  e altri, Astrolabio, 1964
  • Relazioni efficaci : Come costruirle, come non pregiudicarle – Gordon Thomas, La Meridiana, 2005
  • Leader efficaci. Essere una guida responsabile favorendo la partecipazione – Gordon Thomas , La Meridiana , 1999
  • Da persona a persona . Il problema di essere umani – Rogers Carl R.; Stevens Barry, Astrolabio Ubaldini, 1987
  • Potere personale . La forza interiore e il suo effetto rivoluzionario – Rogers Carl R. , Astrolabio Ubaldini , 1978
  • Conflitti : parliamone –  Martello Maria , Sperling & Kupfer Editori,  2006
  • Educare con Senso senza DisSenso –  Martello Maria  , Franco Angeli, 2009
  • Il coraggio di mediare –  Scaparro Fulvio , Guerini e Associati, 2001
  • Arte di ascoltare e mondi  possibili –   Sclavi  Marianella ,   Bruno Mondadori, 2003

Chiaramente segnalo anche i miei libri in tema di Genitorialità, Comunicazione e crisi familiari, Nuove famiglie e diritti dei bambini , Alleanza  Scuola- Famiglie e Gestione delle emozioni nei vari ambiti del vivere . 

i miei libri

 

 

 

 

 

Teatro emozionale e di ricerca: Alchemic Bodies/Transitions

Bella e intensa l’esperienza emozionale , ieri sera, col teatro di ricerca di Alessandra D’Agostino​ al centro sociale in zona Stadera a Milano. Into The Aquarius 😘 questo é un estratto di un esercizio preparatorio con lo specchio.

Di seguito un mio audio con la mia restituzione sulla serata: https://www.facebook.com/stefania.cavallo.127/videos/vb.1493472454/10220169017204333/?type=2&video_source=user_video_tab

Durante l’audio faccio riferimento alla seconda situazione relativa ad un contest/concorso  pensato  e presentato da Gian Paolo Galasi che come ha detto è relativo al tema dei “corpi alchemici”, studi presenti nell’antichità e in tutte le tradizioni spirituali in cui il corpo è preso a oggetto di profonda riflessione.

Inoltre, in questa nuova situazione proposta da Galasi si riflette sul senso della vita e della morte , e lo stesso accenna al suo fatto privato , ossia il lutto recente per la morte della madre , un lutto ed un vissuto che si porta dentro e certo che accogliere questo dolore e farlo proprio può aiutare a elaborare le proprie emozioni e riuscire a comunicarle meglio, riconoscerle negli altri e comunicarle in maniera efficace anche proprio in questo tipo di lavoro di “teatro emozionale”.

Di seguito il video di questo secondo lavoro di Gian Paolo Galasi:

Grande merito a Galasi che si prepara sempre moltissimo e che , come gli dice la sua coach e regista Alessandra, ora potrà fare un salto,  scegliendo personalmente di farlo , come accade negli avanzamenti  che ci capita di fare nella vita.

Complimenti a tutti , ad Alessandra, a Gian Paolo, a Vitangelo, a Silvia ed a Rossella, il fantastico  gruppo di Into The Aquarius e potete  restare in contatto con loro , consultando lo spazio su Facebook  :

https://www.facebook.com/groups/248255415296256/?source_id=105758419536236.

Alchemic Bodies / Transitions [ Concept & Direction: JP Galasi Performers: JP Galasi – Vit Gadaleta – Rossella Melis – Silvia Pierantoni Giua Video Shooting & Editing: Vit Gadaleta ] INTO THE AQUARIUS TEATRO COACHING/ EMOZIONALE/ INTERATTIVO Founding Creative Director & Mental Coach: Alessandra MR D’Agostino Associate Creative Directors: Vit Gadaleta – JP Galasi – Rossella Melis – Silvia Pierantoni Giua Press: Spazio Per http://intotheaquarius.wix.com/teatro… https://www.facebook.com/IntoTheAquarius https://twitter.com/IntoTheAquarius http://intotheaquarius.tumblr.com/ intotheaquarius@gmail.com Elefante Bianco – Officine Olistiche http://www.elefantebianco.org https://twitter.com/ELEFANTEBIANCO_

 

Alla prossima!

Stefania Cavallo

29 settembre 2019

 

CONFERENZA “PERCHE’ NON RIESCO A FARMI COMPRENDERE DA MIO FIGLIO?”, Gorgonzola 17 settembre h. 20,45

Conferenze Centro Psicologia Gorgonzola 2019

CONFERENZA “PERCHE’ NON RIESCO A FARMI COMPRENDERE DA MIO FIGLIO?”, Gorgonzola 17 settembre h. 20,45

 Nel mio intervento cerco di presentare un approccio che nel tempo si è consolidato grazie ad un’educazione sentimentale ed emotiva su questi temi, come appunto il rapporto genitori-figli. Il fil rouge della mia conferenza è  presentare approcci, discorsi  ed evocazioni basate sulla continua ricerca esperenziale dell’essere dei “buoni genitori” , sempre imperfetti ed inadeguati.

SCALETTA DEL 17 SETTEMBRE 2019

Questa è la scaletta con la sequenza dei passaggi salienti che ho sviluppato durante il mio intervento e con coinvolgimento dei presenti: 

Clip del film La tigre e la neve di Roberto Benigni, sull’importanza del cercare le parole e la poesia

Attilio De Giovanni è un poeta innamorato della scrittura e della bella Vittoria, che però non corrisponde il suo amore. Per conquistarla, l’esuberante Attilio non esita a cacciarsi in assurde e comiche situazioni, che portano la sfortunata coppia in Iraq, proprio all’inizio del conflitto con gli americani.

Genitori si nasce o si diventa?

Genitori equilibristi

Clip I nostri ragazzi “Tu lo conosci tuo figlio?” di Ivano De Matteo

Massimo e Paolo sono due fratelli. Il primo è un avvocato di successo mentre il secondo lavora come pediatra in un ospedale. La relazione fra i due è molto tesa ma nonostante ciò le loro rispettive famiglie si incontrano regolarmente per cenare in un ristorante assieme, un’abitudine mensile che si ripete fin quando i figli non vengono coinvolti nell’omicidio di una senzatetto.

Comunicazione e relazione

I riti che creano i legami (Il piccolo Principe) “Non si vede bene che col cuore”

Clip Il mito di Enea e Anchise, dal film Scialla (Stai sereno)  di Bruni

Un insegnante, Bruno Beltrame, dà lezioni private a uno svogliato quindicenne, Luca, irriverente ed inquieto, cresciuto senza il padre. Un giorno persino la madre lo lascia per svolgere una commissione lavorativa in Mali, confidando al docente di essere il padre biologico del giovane. L’uomo impara a conoscere il ragazzo ospitandolo in casa propria: all’inizio è scontro, ma poi entrambi trovano di che migliorarsi grazie al confronto reciproco.

Essere d’esempio, Farsi Testimonianza e il tema dei buoni maestri

Clip di Una volta nella vita , Lèon Ziguel il deportato

Educare al fallimento

L’ascolto empatico

La lettera che il tuo adolescente non può scriverti

Clip finale del Discorso finale del film Saint Vincent col Bill Murray , di  Theodore Melfi

Una donna single si trasferisce a Brooklyn con Oliver, il figlio di 12 anni, lasciato in custodia a Vincent, il vicino di casa misantropo e con il vizio dell’alcol e del gioco d’azzardo. Nonostante la distanza affettiva, tra i due si inizia a instaurare un rapporto speciale.

 

AMA gruppo

Introduzione poetica alla serata

Clip “scena del pipistrello” del film La tigre e la neve di Roberto Benigni, sull’importanza del cercare le parole e la poesia

Attilio De Giovanni è un poeta innamorato della scrittura e della bella Vittoria, che però non corrisponde il suo amore. Per conquistarla, l’esuberante Attilio non esita a cacciarsi in assurde e comiche situazioni, che portano la sfortunata coppia in Iraq, proprio all’inizio del conflitto con gli americani.

Roberto Benigni  perde un sacco di tempo a cercare parole  e invita i giovani a essere poeti essi stessi. Ce lo racconta nel suo  film La tigre e la neve. E per riuscirci ci si deve innamorare e patire. Perché per raccontare la felicità bisogna essere felici e per raccontare la tristezza bisogna essere felici.

In quel film c’è una scena meravigliosa.

Dopo aver cacciato un pipistrello ,con dei versi poetici,  le sue figlie gli chiedono come si fa a diventare poeti.

Lui gli racconta in un modo dolce e pieno di meraviglia di come un piccolo uccellino si fosse posato quando era bambino sulla sua spalla. Era stato lì per un ora e fingendo di essere un albero. Appena l’uccellino volò via andò di corsa dalla mamma per raccontargli cosa gli era successo. E la mamma cinica “..e io chissà cosa mi credevo mai…” “ma era cattiva la nonna?” “no, la colpa era mia. non ero riuscito a trovare le parole giuste per raccontare la mia emozione. Mi dissi ci sarà nel mondo uno che di mestiere trova le parole giuste, che le sa mettere in maniera tale che quando batte il cuore a lui lo fa battere anche a quell’altro. Quel giorno ho deciso di diventare poeta

 Genitori si nasce o si diventa?

Ma , genitori si nasce o si diventa? Una  bella domanda vero?

Secondo me  entrambe le situazioni, nel senso che  per quanto mi riguarda  di carattere mi sono sempre vissuta  come una persona  “generativa”  e  protettiva , però  essendo di fatto genitore anch’io  so bene che ogni giorno  devo confrontarmi con questa sfida  per cercare di  essere un “buon genitore”, una “buona madre”  pur nella consapevolezza  degli stereotipi  e delle facili  trappole  ideologiche  su queste questioni.

Personalmente ,  ritengo che sia sempre un’opportunità  il  mettermi in discussione come genitore,  forse aiutata anche  da un figlio in piena fase pre-adolescenziale  e credo comunque che  sentirmi in questo stato vitale  mi dia  modo di  ragionare meglio sulle difficoltà  e i problemi  che man mano incontro ,  stimolando  il confronto  e  aprendomi  a nuove soluzioni .

Quando ci troviamo in crisi nel nostro ruolo di genitori , tendiamo spesso a pensare che occorra un aiuto di tipo psicologico, o chissà chi e cosa,  per   sbrogliare la matassa  che non riusciamo a dipanare con i nostri figli , però non sempre questo risponde a  verità , nel senso che questa modalità ,forse superata una prima timida resistenza,  a volte è quella che ci sembra più facile,  ma che non ci consente di  vedere immediatamente  l’altra possibilità  di  esprimere al meglio le nostre risorse  e lavorare sui nostri limiti e le nostre  fragilità.

Questa tendenza  a “delegare”  di  molti genitori  per  ricercare  la  ricetta  perfetta  educativa da applicare , quale  panacea   di tutti i problemi con i figli   è uno schema  ripetitivo  e  poco  costruttivo , proprio perché  si basa sul falso  assioma che  solo  dall’esterno  possa arrivare  la soluzione ai propri  problemi  senza fare un minimo sforzo  di ricerca interiore e di  analisi personale   sulla propria  capacità di  uscire dall’ empasse  emotivo che  sta  facendo saltare  ogni punto certo  della propria esistenza  di genitore .

Prima di  “delegare” perché non provare  a capire realmente  cosa non va  e  sforzarsi di abbandonare  schemi ripetitivi  e  porsi  in ascolto  dei propri  figli,  aprendosi  al dialogo  e all’energia  costruttiva  che lo scambio delle  parole  può apportare ?

Una bella avventura che vale la pena continuare o incominciare, a ogni genitore la scelta!

Viversi genitori va al di là del mero dato biologico . Freud diceva che fare il genitore è un “mestiere impossibile”. Tante le sfide educative , il bello e la responsabilità dell’essere genitori , sempre imperfetti e inadeguati !

sentirsi padre e madre

Genitori equilibristi

In quest’epoca  si parla spesso di genitori  ultraprotettivi  , di  “madri  totali”  e di  “padri mammosi”, credo  invece  che  poco si investa  nella cultura per  “un’educazione alla gestione delle emozioni”   , la cosiddetta “educazione sentimentale”  che   spesso ci dimentichiamo perché  la diamo per scontata  o perché la consideriamo banale quindi  inutile  in quanto i valori predominanti oggi sono  quelli dell’ “apparire”  e non dell’ “essere”    e   allora  preferiamo proiettarci    al di fuori  ,  senza soffermarci  quasi mai su ciò che riguarda  i nostri disagi  e sul nostro mondo interiore  , quasi come se  quest’altra dimensione   ci  rivelasse  ancora più fragili agli occhi degli altri  e in qualche modo potesse svelare  qualcosa  di inadeguato da non far trapelare nella maniera più assoluta.

Un po’ tutto questo  è alla base   di una certa diffusa   incapacità   di     decodificare   le nostre emozioni negative  e  spiega   invece  la necessità  e   l’urgenza    di   interrogarsi   sulla  motivazione  a cambiare  e   a chiedere aiuto  ai propri familiari , agli amici  , anche  agli  specialisti, quando necessario .

Il termine “equilibrista”  è coniato dal bel film di Ivano Di Matteo  “Gli equilibristi” , in cui si racconta la storia di un padre che dopo la separazione  e pur avendo un lavoro e uno stipendio che in tanti anni aveva garantito una certa agiatezza alla sua famiglia e alla figlia adolescente , si troverà   a  scivolare velocemente in una situazione  di  povertà  e di  disagio  esistenziale molto  forte , trovandosi  a vivere  addirittura in auto  ed andando alla mensa della Caritas , nonostante  il suo  sforzo  di riuscire  a fare in modo che   nessuno  della sua famiglia  sapesse  della sua drammatica situazione  e cercando di continuare a dare un senso ed  una dignità a ciò che gli stava accadendo .

In realtà questo padre è appunto diventato  un “equilibrista” per il suo modo di  stare continuamente a galla e  “in piedi”  in un contesto di vita precario e  per lui insostenibile, facendo tutto il possibile  per  “resistere”  ad una situazione  economica  sempre più difficile e critica .

Sono tanti i genitori  “equilibristi”  che  si trovano a dover fare i conti  con questa crisi  economica  che come sappiamo ormai da tempo  è una crisi  strutturale  e soprattutto che  sta interrogandoci sul piano etico e culturale, rispetto alle nostre abitudini  e ai nostri  valori di riferimento.

Tornando alla sfida educativa  dei genitori di oggi , la successiva e importante  domanda che mi  risuona  è  “che tipo di società stiamo consegnando ai nostri figli?”.

Nel  film di Ivano De Matteo , “I nostri ragazzi” , come nel film “Il capitale umano” di Virzì,  anche se da angolature diverse,  l’interrogativo  che risuona  di più  in tutti noi genitori, almeno una volta nella nostra vita, è il seguente “Tu lo conosci tuo figlio ?”  e ognuno  fornisce la propria risposta oppure risponde così “ Sì, certo che  mio figlio lo conosco”.

Sul mio blog  mi sono soffermata spesso  su questo interrogativo , scrivendo  di come  i valori predominanti oggi siano  quelli dell’ “apparire”  e non dell’ “essere”    e   di come si tenda a non  soffermarsi  quasi mai su ciò che riguarda  i nostri disagi  e sul nostro mondo interiore , quasi come se  quest’altra dimensione   ci  rivelasse  ancora più fragili agli occhi degli altri.

Virzì e De Matteo hanno fotografato , in maniera spietata e senza troppi ritocchi, anche se da zone geografiche opposte  (città brianzola / Roma) , una gioventù  degli ambienti “bene” a cui tutto in qualche modo viene concesso e perdonato  e dove la fragilità degli adulti  diventa responsabile delle azioni scellerate e criminali dei figli . Assistiamo ad una nemesi in cui le colpe dei padri ricadono sui figli , diventando ormai fatti di cronaca quotidiana .

Trailer I nostri ragazzi (vd.“Tu lo conosci tuo figlio?)” di Ivano De Matteo

Massimo e Paolo sono due fratelli. Il primo è un avvocato di successo mentre il secondo lavora come pediatra in un ospedale. La relazione fra i due è molto tesa ma nonostante ciò le loro rispettive famiglie si incontrano regolarmente per cenare in un ristorante assieme, un’abitudine mensile che si ripete fin quando i figli non vengono coinvolti nell’omicidio di una senzatetto.

 Comunicazione e relazione

Comunicazione è relazione , stare in una relazione e spesso la relazione con i nostri figli , soprattutto se adolescenti, va costruita nel quotidiano. Ecco perché i genitori dovrebbero dotarsi di strumenti comunicativi come quelli di un’educazione sentimentale ed emozionale. In questi casi mi piace citare spesso la bellissima fiaba de Il Piccolo principe.  Sono i riti che creano i legami.

Con il tessuto del tempo e della pazienza , sono i riti che consentono di “preparare il cuore”, a ciò che è essenziale anche se invisibile agli occhi, a ciò che conta e consente di amare, di rispettare la vita, di renderla umana. A ciò che consente di accettare ogni dolore, perdita , distacco, trasformazione, cambiamento, fine, e di sopportarne il dolore, senza scegliere la “passione di distruggere” al posto dell’amore per la vita.

I riti che creano i legami (Il piccolo Principe) “Non si vede bene che col cuore”

Clip Il mito di Enea e Anchise, dal film Scialla (Stai sereno)  di Bruni

Un insegnante, Bruno Beltrame, dà lezioni private a uno svogliato quindicenne, Luca, irriverente ed inquieto, cresciuto senza il padre. Un giorno persino la madre lo lascia per svolgere una commissione lavorativa in Mali, confidando al docente di essere il padre biologico del giovane. L’uomo impara a conoscere il ragazzo ospitandolo in casa propria: all’inizio è scontro, ma poi entrambi trovano di che migliorarsi grazie al confronto reciproco.

L’ascolto empatico

Abbiamo parlato di comunicazione, di relazione e nelle relazioni con i nostri figli, ma anche in generale,  è importante attivare il cosiddetto “ascolto empatico”, ascoltare con empatia vuol dire  fa sapere a chi parla che si riesce a comprendere il suo problema e le sue emozioni, che si è interessati a ciò che sta dicendo e che non lo si sta giudicando. L’empatia  è la capacità  di  immedesimarsi  in un’altra persona fino a cogliere i pensieri e gli stati d’animo , pur conservando la coscienza della propria identità’ come identità’ separata. Parlando di ascolto verso i propri figli , è importante attivare il “non giudizio” verso i figli , attraverso quelle parole tremende del tipo “ Mi hai deluso!”, è importante parlare di “responsabilità” dei figli separata da quella dei genitori.

Essere d’esempio, Farsi Testimonianza e il tema dei buoni maestri

“Essere d’esempio” è una sintesi, un  modus identitario ,  dal sapore squisitamente  etico-educativo  e mi fa pensare  alla dimensione  esistenziale della  “coerenza”   tra il  pensare –il dire   e il fare   , un circuito circolare  che non sempre  risulta connesso  anzi spesso  diciamo cose,  ma ne  facciamo altre e così via .

Non credo che per “essere d’esempio”  occorrano gesta eroiche  , nel senso che possiamo  comunemente  intendere,  penso che  forse basterebbe mantenere la propria identità  e autenticità   come adulti  cercando di   metterci un po’ di più in  “ascolto di noi stessi”   e degli altri , e dei nostri figli  .

Per me è molto importante il bagaglio di risorse, di esperienza , di memoria storica che può trasmetterci il mondo dei cosiddetti ” anziani” e chi è stato per noi un “buon maestro”.

La realtà attuale,  il mondo degli adulti,  i nostri giovani ,  fatica  a  riconoscere  il  grande patrimonio di coraggio, di visionarietà  e di  utopia  trasmesso  dai nostri  antenati e dai nostri anziani .

La crisi dei valori di cui si parla tanto  ha radici proprio  in  questa  dimensione  della “perdita di memoria  collettiva”  negli  adulti  di oggi.

Con questa prospettiva  diventa  fondamentale  la dimensione del racconto di  storie che ci parlano di coraggio e di sogni .  Fondamentali le Testimonianze e i Testimoni del nostro tempo.

 Trailer di Una volta nella vita , (vd, Lèon Ziguel il deportato)

In questo film troviamo il tema del razzismo e dell’anti-semitismo , troviamo il tema del rispetto e della tolleranza  reciproca , troviamo il momento  molto emozionante  della testimonianza  con Léon  Zyguel, deportato quando era adolescente .

“Una volta nella vita”  è un film  sull’importanza della “memoria” che  mostra   soprattutto  come  degli adolescenti  scoprano  una storia che consideravano un reperto archeologico o una provocazione ideologica ,  e che  in realtà li riguarda moltissimo  e  ai massimi livelli.

L’interrogativo  resta  e a ciascuno  l’impegno di trovare una propria risposta  a :

“Come fare ad avere memoria di qualcosa che non si è provato?”

Educare al fallimento

Sul concetto di “fallimento” nell’educazione , mi sono soffermata spesso e proprio in antitesi con lo stereotipo in cui solo chi è “vincente” svolta e riesce nella vita , ma sappiamo che per fortuna non sempre è così . Da questo punto di vista è urgente oggi  svolgere una missione fondamentale nell’instillare la cultura della gestione delle emozioni e realizzare un cambiamento di sguardo di adulti , bambini e dei giovani di oggi. Il noto scrittore ed ex- professore francese Daniel Pennac  dice a questo proposito:  “ per fortuna ho fatto l’esperienza  del  fallimento”, riferendosi alle sue difficoltà di bimbo a scuola, senza sapere che presto avrebbe incontrato un maestro che gli avrebbe dato  la possibilità di scrivere , scoprendo il suo talento e così Pennac  è diventato  il grande e bravo scrittore del suo noto bestseller autobiografico  “Diario di scuola”.

 La lettera che il tuo adolescente non può scriverti

  Ho pensato di chiudere questo primo incontro con un documento toccante dedicato a ogni genitore alle prese con questo difficile  e bellissimo  mestiere :

  LA LETTERA CHE IL TUO ADOLESCENTE NON PUO’ SCRIVERTI

Per far capire meglio quello di cui un adolescente ha bisogno, la Sipps (La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale) ha pubblicato tempo fa  “La lettera che il tuo adolescente non può scriverti” scritta dalla psicologa americana Gretchen L. Schmelzer.

 Caro Genitore,
Questa è la lettera che vorrei poterti scrivere.
Di questa battaglia che stiamo combattendo, adesso. Ne ho bisogno. Io ho
bisogno di questa lotta. Non te lo posso dire perché non conosco le parole
per farlo e in ogni caso non avrebbe senso quello che direi. Ma, sappi, che ho
bisogno di questa battaglia, disperatamente. Ho bisogno di odiarti, proprio
ora e ho bisogno che tu sopravviva a tutto questo. Ho bisogno che tu sopravviva al mio odiare te, e al tuo odiare me. Ho bisogno di combattere con te, anche se persino io lo detesto. Non importa neanche quale sia il motivo di questo continuo battagliare: l’ora del coprifuoco, i compiti, il bucato, la mia
stanza disordinata, le uscite, il rimanere a casa, l’andare via di casa, rimanere a
vivere in questa famiglia, il mio ragazzo, la mia ragazza, sul non avere amici, o
sull’avere brutte compagnie. Non è importante. Ho bisogno di litigare con te
su queste cose e ho bisogno che tu lo faccia con me.
Ho disperatamente bisogno che tu mantenga l’altro capo della corda.

Che tu lo stringa forte mentre io strattono l’altro capo, mentre cerco di trovare dei punti di appiglio per vivere questo mondo nuovo.

Prima io sapevo chi ero, chi fossi tu, chi fossimo noi, ma adesso non lo so più. In questo momento sono alla ricerca dei miei confini e a volte riesco a trovarli solo quando faccio questo tiro alla fune con te. Quando spingo tutto quello che conoscevo fino al limite. E’ proprio in quel momento che sento di esistere, e per un minuto riesco a respirare. E lo so che ti manca quel dolcissimo bambino che sono stato. Lo so, perché quel bambino manca anche a me e questa nostalgia è quello che rende tutto così doloroso adesso.
Io ho bisogno di lottare e ho bisogno di vedere che i miei sentimenti, per quanto
brutti o esagerati siano, non distruggeranno né me e né te.

Ho bisogno che tu ami anche il peggio di me, anche quando sembra che io non ti ami. In questo momento ho bisogno che tu ami sia me sia te, per conto di tutti e due. Lo so che fa schifo essere trattati male, ma ho bisogno che tu lo tolleri, e che ti faccia aiutare da altri adulti a farlo. Perché io non posso farlo in questo momento. Se vuoi stare insieme ai tuoi amici adulti e fare un “gruppo di mutuo-aiuto-per-sopravvivere- al-tuo-adolescente”, fai pure.

Parla pure di me alle mie spalle, non mi importa.
Solo non rinunciare a me, non arrenderti a questo conflitto: ne ho bisogno.

Questa è la battaglia che mi insegnerà a capire che le mie ombre non sono
più grandi della mia luce. Questa è la battaglia che mi insegnerà a capire che
i sentimenti negativi non significano la fine di una relazione.
Questa è la battaglia che mi insegnerà a capire come ascoltare me stesso,
anche quando questo potrebbe deludere gli altri. Questa battaglia finirà. Come ogni tempesta, si placherà. E io dimenticherò,

e tu dimenticherai. E poi tornerà di nuovo. E allora io avrò bisogno che tu
stringa la corda ancora. Avrò bisogno di questo ancora per anni.
Lo so che non c’è nulla di bello o soddisfacente per te in questa situazione,
come so che probabilmente non ti ringrazierò mai per questo, e nemmeno
ti riconoscerò questo duro lavoro, anzi, con tutta probabilità ti criticherò ferocemente.
Sembrerà che qualunque cosa tu faccia non sia mai abbastanza.
Eppure, mi affido completamente alla tua capacità di restare in questo scontro.
Non importa quanto io discuta, non importa quanto io mi lamenti. Non
importa quanto io mi chiuda nel mio silenzio.
Per favore, tieni stretto l’altro capo della fune. Sappi che stai facendo il lavoro più importante che qualcuno possa mai fare per me in questo momento.

Clip finale del Discorso finale del film Saint Vincent col Bill Murray , di  Theodore Melfi

Una donna single si trasferisce a Brooklyn con Oliver, il figlio di 12 anni, lasciato in custodia a Vincent, il vicino di casa misantropo e con il vizio dell’alcol e del gioco d’azzardo. Nonostante la distanza affettiva, tra i due si inizia a instaurare un rapporto speciale.

Quest’ultimo film è dedicato interamente al rapporto tra le generazioni , al tema della ricerca di una paternità adottiva  e al tema dell’eredità, in particolare sulla possibilità di essere adulti “generativi e adottivi “.  Vi è il tema dei  figli “adottivi” in senso ampio e del fatto che ognuno di noi può vivere l’opportunità di riconoscersi come  “genitore adottivo”  al di là di ogni  categoria biologica  e  sessuale.

Ringraziamenti finali

Ringrazio di cuore  tutte le partecipanti all’incontro, la dottoressa Piera Campagnoli , direttrice del Centro Psicologia di Gorgonzola, la dottoressa Francesca Patuzzi per la bellezza delle locandine  e Sofia della nuova Libreria Martesana di Gorgonzola .

Il prossimo appuntamento è per martedì 1 ottobre h. 20,45 sempre presso il Centro Psicologia di Gorgonzola e il tema è :  “ Urlare non serve. Impariamo a gestire il conflitto in famiglia”

La famiglia è luogo di conflitti. Attraverso il conflitto conosciamo meglio noi stessi e l’altro, ci definiamo, ci differenziamo. A volte però le emozioni prendono il sopravvento e il conflitto diventa scontro che crea distanza e sofferenza. Occorre imparare a gestire i conflitti per trasformarli in utili occasioni di confronto costruttivo.

Presso la Libreria Martesana di Gorgonzola potete trovare ed acquistare i miei libri .

I miei libri sul tema delle famiglie , separazione , genitorialità , figli/giovani , scuola e gestione delle emozioni per una migliore qualità delle relazioni e per una società che sia aperta e accogliente con una visione migliore del futuro per tutti noi:

 

i miei libri

Genitori si diventa. Serate culturali sul tema della genitorialità

Nel mio intervento cercherò di presentare un approccio che nel tempo si è consolidato grazie ad un’educazione sentimentale ed emotiva su questi temi, come appunto il rapporto genitori-figli. Il fil rouge della mia conferenza sarà presentare approcci, discorsi  ed evocazioni basate sulla continua ricerca esperenziale dell’essere dei “buoni genitori” , sempre imperfetti ed inadeguati.  

Vi aspettiamo martedì 17 settembre a Gorgonzola presso il Centro Psicologia dalle h. 20,45 .

Per partecipare occorre iscriversi : 0295302231 -3470768215 info@centropsicologia.it

 

Conferenze Centro Psicologia Gorgonzola 2019

 

Conferenze Autunno Centro psicologia Gorgonzola 2019-20

 

IMPARANDO DALLE EMOZIONI

Recensione di Gian Paolo Galasi del mio nuovo libro “Imparando dalle Emozioni”

Ringazio di cuore Gian Paolo Galasi  per il suo rimando, parole importanti e di riflessione, per  nulla scontate. Ha colto nel segno in diversi passaggi del mio  percorso di scrittura. Il tema delle ferite e del dolore non mi è estraneo e forse proprio per questo non sempre riesco a esprimerlo come vorrei se non attraversandolo. Stefania Cavallo

Recensione del libro

“Imparando dalle Emozioni” di Stefania Cavallo

Autore: Gian Paolo Galasi,  Attore, aiuto regista, fotografo e editor

31 agosto 2019

IMPARANDO DALLE EMOZIONI

“Siamo l’ultima generazione a parlare d’amore”

(Benoit Régent in “J’entend plus la guitare” di Philippe Garrel)

 

Come relazionarsi a un libro sulle emozioni ? Si potrebbe dire che è un libro bello, interessante, da leggere, pieno di spunti, e citarne alcuni. Oppure si potrebbe ripartire da lì. Da quella frattura nella Storia recente del mondo occidentale che ci ha trasformati tutti in consumatori, consumatori in crisi, certo, perché siamo in recessione economica, magari wannabe, ma sempre consumatori.

 

Stefania parla a un certo punto di comunità possibili, di riappropriarsi di quel senso comune dell’essere, ma come ? Beh, lei ci prova da ‘attivista’. Da scrittrice. Da mediatrice familiare. Chissà quante ferite ha dovuto osservare, anche solo da muta testimone. Qualcosa si intravede infatti, nella storia ad esempio (per me il passaggio più bello del libro) di una diciassettenne ‘borderline’ con problemi di tossicodipendenza. Una persona che, a dire il vero, tra amici spacciatori e di colore se la sta costruendo, una sua comunità. Veniamo al punto.

 

Le comunità non devono per forza essere fatte da persone ‘perbene’, risolte (chi lo è?), pulitine, a modino. Però. C’è un punto, una ferita anzi, da cui ripartire sempre. Come dice Gianni Amelio, ritornare sui propri passi quando si perde la strada. Ed ecco, siamo magicamente tornati indietro a quegli anni in cui si ‘parlava d’amore’, ci si credeva ‘degli eroi’ magari, proprio perché ci si poneva un problema non quantificabile coi parametri di una multinazionale (‘la letteratura è un piacere’ mi disse un bocconiano quando, all’ultimo anno di liceo, facemmo incontri con universitari per decidere il nostro futuro) ma essenziale.

 

Come approcciare un mondo fottuto, dove anche il mare diventa un muro invalicabile se hai il colore della pelle sbagliato, a partire dalle proprie emozioni e dai propri sentimenti? E’ quello che diceva tempo fa Mauro Scardovelli sulle persone che,  pur in terapia da uno psicologo, non guariscono. Perché? Perché hanno imparato la lezione della Tatcher: “Capitalism is ugly, but there’s no alternative”. Insomma, se un sistema non funziona, bisogna andare avanti comunque, perché quello che conta è che non si può avere altro. Lo dice il Potere. E ciò ha un peso sulle scelte di ogni singolo individuo.

E allora? Perché leggere un libro che è come sale sulle ferite, invece di lasciare che quelle ferite si chiudano? Semplice: perché QUELLA NON E’ LA TUA PELLE. E’ solo la maschera. Vogliamo provarci ad andare più a fondo?

Bene, allora iniziamo a dire che questo libro è costituito da cinque sezioni: la prima dedicata al delicato (spesso un incubo) mondo delle relazioni tra adulti e ragazzi. La seconda sezione è dedicata al tema del razzismo, così come la terza (ma la seconda è più incentrata sul tema dell’altro, mentre la terza è focalizzata sul tema dell’odio), la quarta è incentrata sul tema del costruire una società nonviolenta mentre l’ultima è uno spaccato sull’attivismo ecologista dell’autrice.

In ognuna delle sezioni trovate moltissime citazioni cinematografiche, musicali, di psicoanalisi lacaniana recuperata tramite Recalcati (che io considero un conservatore ammantato dall’aura di progressismo, ma poi c’è comunque il lignaggio che un po’ lo salva), testimonianze, incontri, conferenze, proprio a testimoniare quanto può essere vivo un tessuto come quello in cui vive l’autrice, fatto di presenze fisiche, ideali, ma anche di fantasmi (il cinema è sempre uno specchio deformante e doppio), e di tanta, tanta curiosità.

E’ un mondo che guardo con un po’ di distacco e distanza quello di Stefania, che condivido a pieno ma che mi lascia sempre con la sensazione che manchi lo strappo, la ferita, il grido, anche se poi c’è quella ragazza di cui sopra, che ridà linfa alle mie vene, ma che ci posso fare, io cresciuto con Pasolini e Genet, io che ho amato i quadri di Francis Bacon e quelli di Schiele, o la musica dei Throbbing Gristle, se la pulizia e l’ordine, anche se si tratta di un bell’ordine, mi lasciano con la testa che dopo un po’ vorrebbe girarsi da un’altra parte, una parte che purtroppo non c’è più, asfaltata dal consenso e dall’opportunismo? Dal bisogno di portare a casa la paghetta alla fine del mese?

Non fraintendetemi: non sto accusando Stefania di essere politicamente corretta. Non è quello il punto. Lei ovviamente non poteva sommergerci di ‘casi clinici’, come ha fatto Freud (con quali risultati poi? Leggetevi l’incipit di Milleplateaux di Deleuze e Guattari, la parte dove parlano dell’’uomo dei lupi’, per capire meglio cosa voglio dire), perché il nostro cuoricino tenero che si taglia con un grissino non avrebbe retto. Eppure, pur nel suo essere un testo divulgativo, questo libro può darvi notevoli spunti nel caso in cui vi servisse affacciarvi a un altro mondo dal vostro tran tran casa-lavoro-letto. Un ottimo punto di partenza.

Ma io vi consiglio di uscire dalle vostre case e andare, se ci sono ancora, in luoghi dove potreste perdere la vostra verginità. Una delle qualsiasi verginità che vi sono rimaste..E poi, tornate a rileggere questo libro (leggetelo due volte: PRIMA e DOPO la perdita della vostra verginità). E poi scrivete un libro: quello con le vostre impressioni ‘before’ e ‘after’. Sarà una esperienza fantastica, e non potrete dire di non avere vissuto un’avventura. E allora troverete questo testo fondamentale.

Imparando dalle emozioni , quarta di copertina e “Dice del libro”…..

IMPARANDO DALLE EMOZIONI

Imparando dalle emozioni quarta di copertina

Dice del libro: Alessandra MR D’Agostino

 

Ho letto il bellissimo, nuovo testo di Stefania Cavallo,” Imparando dalle emozioni. Percorsi emozionali formativi ed auto-formativi.” con la curiosità emozionata di un fanciullo che si avvicina, per la prima volta, a dei Lego. Sì, proprio i Lego, quei mattoncini colorati, che magicamente /ri/componendosi in orditi di forme sempre nuove, danno corpo fisico ai nostri mondi immaginari.

Dicevo, a questo testo, mi ci sono avvicinata con la curiosità di un fanciullo e, altresì, con l’acume di un ermeneuta, tesi entrambi, il piccolo e il grande, a scomporre le pagine di Stefania in piccoli, significativi microcosmi emozionali.

E, allora, iniziamo proprio dal titolo. E partiamo da quel verbo: IMPARARE, che etimologicamente significa procurarsi qualcosa, perché così è effettivamente, perché è proprio imparando che ci si procacciano risorse, abilità, conoscenze, atteggiamenti, sguardi.

E, sempre nel titolo, ci imbattiamo in quell’altra parola: il sostantivo EMOZIONE, la cui etimologia ci conduce a un moto, a un’agitazione, a un movente interno, capace di spostare, di travolgere e, dunque, forse e auspicabilmente, di trasformare.

E, poi infine, il titolo chiosa in quel termine: PERCORSO, che poi, alla fine, se ci pensate è quasi un sinonimo di correre.

Ecco, a questo punto, direi che sono proprio questi tre i concetti, che ci guidano, passo passo, nella lettura, o meglio, nell’apprendimento emozionale delle pagine di Stefania. Pagine ricche di citazioni importanti, di filmografia e bibliografia interessanti, ma, soprattutto, intrise di un esempio chiaro e coraggioso. Quello della vita dell’autrice che, attraverso le sezioni del proprio libro, racconta il suo moto, percorso, procacciamento, come volete chiamarlo. Un percorso cristallino di donna e, soprattutto, di madre. Che si racconta, con grande verità, rispetto al tema dell’infanzia, dell’aggressività, del razzismo, della difesa dell’ambiente.

E’ un libro, questo di Stefania, che, a mio avviso, è uno scrigno. Perché tenace custode di una volontà impavida, che, davvero, può fungere da esempio. A grandi e piccini. Proprio come la finalità delineata dal suo incipit: Solo la testimonianza rende vive e vere le dichiarazioni di principio.

22 agosto 2019

 

Alessandra MR D’Agostino

mental coach, drammaturga e

regista teatrale. Fondatrice e Docente Tecnico del Benessere

(R.D. 16-406) di Teatro Emozionale/Interattivo ®, nuova

Disciplina artistico/olistica accreditata al Registro Nazionale

ASI DBN-DOS.