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Archivio per la categoria ‘Società’

TEMPI DI VIOLENZA SUI BAMBINI

TEMPI DI VIOLENZA SUI BAMBINI

 

Gandhi  L'Amore

“Tu e io non siamo che una cosa sola. Non posso farti del male senza ferirmi”  Mahatma Gandhi

 

Questa mattina mi sono riproposta di scrivere un po’ quello che penso sui drammi che in questo periodo stanno affliggendo la nostra società e sicuramente ve ne è uno dolorosissimo e che riguarda appunto la violenza sui bambini.

Lo psichiatra Vittorino Andreoli , che spesso parla di questi drammi e che quotidianamente nel suo lavoro incontra sia le vittime che i carnefici di tali tragedie, sollecitato in questi giorni da qualche giornalista  che gli chiedeva di decodificare i fatti degli stupri di gruppo sulle  giovanissime ragazze , bambine di 12 anni , ha detto che  vi è troppa violenza sui bambini  oggi , a partire da alcuni modelli di eccessiva rigidità educativa delle famiglie , laddove diventa difficile a volte fare il padre e la madre e allora come risposta alla frustrazione , si genera della rabbia e quindi da qui segue  la violenza che porta alcuni genitori e adulti a comportarsi in maniera violenta con i figli e , in questo caso,  ha ricordato anche alcuni casi di maestre che  scagliano  questa loro frustrazione sui  loro piccoli   ospiti  degli asili nido e  delle scuole materne .

Torno  però agli stupri  di gruppo sulle  giovanissime ragazze , le cosiddette  baby-gang di ragazzi quasi tutti minorenni  che in alcune zone della nostra bella terra, dal nord al sud , compiono scempi  terribili come questi  e poi vengono rilasciati   nuovamente “come se”  nulla fosse accaduto , perché vi è l’idea  diffusa  per alcune  comunità , come  il paese  di Pimonte in Campania (un nome  per me sconosciuto  ma che sarà inciso  per sempre nella mia memoria) , che tanto “  il fatto si è compiuto……”  e  in fondo “anche questi ragazzi sono dei minori “  e allora è meglio  “ azzerare tutto” …..ma è meglio per chi?

Ecco questi sono tempi così , senza voler generalizzare, in cui spesso  si cerca di “azzerare” tutto quello che è scomodo , che si pensi non ci riguardi da vicino, allora è meglio continuare la propria vita senza alcuna reazione emotiva di fronte a questi fatti agghiaccianti, senza mai prendere una posizione netta di  denuncia e di rigetto sociale , meglio fare come hanno fatto  i “civili” cittadini di Pimonte , per i quali  la risposta omertosa è stata  l’unica risposta possibile, mentre la ragazza,  vittima di questa violenza del branco,  dovrà andarsene da questo paese perché   deprivata di un qualsiasi gesto di  solidarietà,  senza  un qualsiasi  sguardo di compassione, di “pietas” da parte dei suoi concittadini , una volta “annullata” e  resa “invisibile” ,  per lei e la sua famiglia diventa insopportabile continuare “ come se” nulla sia  accaduto e  si sa che queste violenze brute si portano sempre dentro , per tutta la vita, anche se  si va   al Polo Nord o in un’altra località,  tanto più  se non si trova  intorno a sé  comprensione e  quella autentica umanità  di cui spesso abbiamo tutti bisogno, ma non sempre  incontriamo e pratichiamo nei fatti .

Allora chiudo questo mio breve contributo, per questa importantissima  causa/realtà  , dicendo “forte e chiaro”  che anche io sto sempre dalla parte della vittima e continuerò a esprimere il mio civile disgusto con i mezzi che posso utilizzare e con tutte le mie forze,  perché  questi fatti  rappresentano per tutti noi , per la società delle ferite aperte  da non dimenticare , bensì da curare e da debellare per sempre attraverso  tutti i percorsi possibili di prevenzione,  da quelli culturali , a quelli educativi  , a quelli  legali  che possono collaborare insieme a trovare risposte e soluzioni ai diversi livelli delle nostre comunità.

IO STO SEMPRE DALLA  PARTE DELLE VITTIME !

Stefania Cavallo

5 luglio 2017

 

VITTIME DI VIOLENZA

 

 

Come aiutare chi si trova in stato di disoccupazione lavorativa o di temporaneo stato di disagio da “lavorochenoncè” ?

Come aiutare chi si trova in stato di disoccupazione lavorativa o di temporaneo stato di disagio da “lavorochenoncè” ?

        Stefania alla Torre FAro                  

                                             “Se continui a ripetere che le cose andranno male, hai buone probabilità d’essere profeta”

Isaac Singer

 

Un tema di grande interesse per me in questo periodo e su cui mi sto interrogando molto, soprattutto per vissuto personale.

A mio avviso ci sono tante “azioni concrete” che si possono fare e a diversi livelli.

Intanto chi “non” si trova in questa situazione, (che diventa spesso più drammatica per chi la vive nei casi in cui questo disagio perduri nel tempo), e se vuole aiutare veramente un suo parente o amico caro dovrebbe avere quella delicatezza e sensibilità di farlo sempre “in punta di piedi” o meglio di farsi raccontare come stanno le cose da parte del protagonista della storia di disagio lavorativo e farlo senza esprimere, in assoluto, giudizi o con quella particolare frettolosità di trovare già delle presunte facili soluzioni che magari non sono neanche pertinenti per quella situazione.

 

Come primo passo è senz’altro importante saper ascoltare e mettersi nei panni della persona che ha perso il suo lavoro per cercare di contestualizzare in maniera seria e oggettiva tutta la situazione e senza farsi troppo coinvolgere sul piano emotivo perché non sarebbe d’aiuto, un po’ come un medico che sta per effettuare un’operazione su un suo paziente e si fa cogliere da troppo coinvolgimento emotivo… non è il caso vi pare? Il paragone è un po’ azzardato? Sì certo, dipende sempre dai punti di vista dai quali si guarda la situazione e comunque ritengo che dedicarsi agli altri, anche in maniera volontaristica, sia un “quasi lavoro” molto impegnativo e delicato come nell’esempio citato del medico. Diciamo che il paragone rende ed è funzionale a comprendere il tipo di approccio da attivare nel caso ci si trovi alle prese con una persona in difficoltà umane, e non solo, perché sta passando un periodo di  “non lavoro”, di particolare stress esistenziale per questo motivo o per una continua incertezza lavorativa.

 

Il secondo passo è a mio avviso sia l’aver individuato bene la problematica sia il rassicurare il nostro interlocutore sul fatto che il tutto resterà riservato, aspetto questo non secondario perché non dimentichiamoci che questa persona, che si è aperta ”svelata” a noi, avrà riposto in noi molta fiducia che non dovrà essere messa in discussione da forme di pettegolezzo o simili.

Dico questo perché a volte, involontariamente, si usano espressioni verbali negli scambi tra le persone che possono danneggiare anziché contribuire alla “causa “e questo accade soprattutto in ambienti molto provinciali, dove ci si conosce un po’ tutti e dove spesso si cede alla debolezza umana della “chiacchiera” e a parole indirette a volte un po’ offensive o discreditanti, senza malafede ovviamente!

 

Terzo passo: a questo punto se si continua a credere di poter essere d’aiuto è senz’altro importante cercare di coinvolgere il nostro interlocutore in una rete di competenze umane e professionali e indirizzarlo adeguatamente verso chi può aiutarlo in concreto nella “ricerca di un lavoro”, attività questa che a sua volta diventerà il suo lavoro principale.

E’ vero che, in assoluto, ogni persona che lavora a sua volta può rappresentare una risorsa per il nostro interlocutore, però non bisogna farsi facili illusioni anche perché lo stato del nostro mercato del lavoro attuale è a sua volta in grosse difficoltà ed è opportuno partire con questa consapevolezza.

Sono da evitare tutte quelle situazioni un po’ “perditempo” di tutte quelle persone che pensano che siccome non hai più il lavoro puoi presentarti così di persona ovunque per qualsiasi lavoro, anche per il più umile… questo approccio è, per mia esperienza, un po’ “datato” perché oggi non funziona più così, forse una volta si poteva fare, ma oggi no e può essere vissuto spesso come una modalità svalutativa ed umiliante per chi appunto sta cercando lavoro.

 

      Quarto passo: a mio avviso è importante che chi ha una reale opportunità lavorativa, forse anche solo “possibile”, faccia da tramite con chi potrà “occupare” il nostro interlocutore e ne parli direttamente con chi ha competenza nel campo, valorizzando i punti di forza (che può essere anche la maturità e l’esperienza di un over 40-50 sia uomo che donna) e solo a questo punto si potrà fissare un primo appuntamento col nostro interlocutore interessato a nuove opportunità lavoro e a reinserirsi nel mercato del lavoro.

A mio avviso solo con queste modalità comportamentali, in cui si può fare da tramite in maniera più professionale e motivata si aumentano le probabilità che la persona che stiamo aiutando possa avere un primo colloquio e poi possa avere una continuità nel suo percorso di ricerca che è solo agli inizi.

 

      Quinto passo: non bisogna demoralizzarsi mai, bisogna credere nelle proprie competenze e capacità professionali e non “svendersi” perché non serve!

Continuare a cercare, cercare e cercare e non isolarsi. Magari all’inizio se si è giovani  si può trovare una mediazione sul compenso o sul tipo di contratto da stabilire, nella scelta del nuovo lavoro, solo però con l’obiettivo di sapere dove si sta andando a parare e con la consapevolezza che si sta facendo un percorso e che quindi in questa fase iniziale ci si deve ancora orientare al meglio per un lavoro che è tutto ancora da definire e costruire nel tempo, proprio  come un abito su misura.

Sesto passo: evitare (con educazione e diplomazia, se si riesce è meglio!) parenti, amici o persone conoscenti troppo “ansiogene” in queste circostanze, perché non sono di alcun aiuto, anzi normalmente possono contagiare in maniera negativa e questo non aiuta il nostro interlocutore che già è divorato dai suoi sensi di colpa e dal suo sentimento di fallimento, spesso tutto coniugato ad un’ indigenza materiale reale.

 

Cercare di spiegare loro che in queste circostanze si può essere d’aiuto se ognuno cerca di “elaborare” prima individualmente il suo approccio a questo evento devastante della perdita di lavoro o dell’incertezza dello stesso, e che non è obbligatorio pensare che si è d’aiuto se il nostro interlocutore lo percepiamo come una “vittima“ (a volte lo è perché è stato raggirato e ingannato da un sistema, ecc.) o lo “facciamo sentire una vittima” e lo trattiamo come un “poverino”.

In questi casi a volte la cosa più funzionale è anche ammettere di non sentirsi di poter dare alcun aiuto, oppure di dare un aiuto limitato ai propri mezzi materiali e immateriali; ancora meglio sarebbe poter aiutare con “esempi positivi” e di significativa iniezione sul piano della motivazione con incoraggiamenti e continue rassicurazioni per la ricerca del nuovo lavoro.

 

Questi, ritengo, possano rappresentare i passi importanti da attivare per andare incontro a chi si vuole aiutare ai tempi della crisi del lavoro.

Ci sarebbe molto ancora da dire e mi piacerebbe raccogliere le riflessioni di chi ci è passato nel concreto e quali consigli potrebbe dare per superare questo empasse, per poter rinascere e riprendersi la propria vita con sano ottimismo e perché no anche con uno sguardo rinnovato verso se stessi e verso il mondo circostante.

Fonte : LAVORATORI ACROBATI , Stefania Cavallo

Lavoratori Acrobati

Lettera ai suoi studenti da una prof “acrobata”

Lettera ai miei studenti

9 giugno 2017

una prof  “acrobata”

 

“Il nuovo percorso da trovare è sempre all’interno di sé” , le traceur  Sébastien Foucan

                                      Michel Sardou                                               

Cari studenti, anche quest’anno è finito e sento il bisogno di ringraziarvi tutti.

E’ il secondo anno  che svolgo con alcuni  di voi , diversi programmi  di francese e mi auguro di avervi  fatto amare un po’ questa lingua che mi appassiona tanto.

Il senso del laboratorio cinematografico in lingua francese è stato proprio quello di sensibilizzarvi su alcune  tematiche a cui il cinema francese è particolarmente legato  come ad esempio  quello dell’adolescenza, così come il tema dell’Olocausto e della disabilità attraverso un meno conosciuto  e straordinario  cinema d’autore .

Spero di avervi fatto comprendere anche un po’ di più la grammatica , con più leggerezza  anche quella un po’ più ostica.

Attraverso i diversi linguaggi artistici,  ho cercato di farvi  conoscere alcune  eccellenze francesi , personaggi che fanno grande la Francia e che esportano l’anima francese nel mondo in vari campi , dalla letteratura, al cinema, all’economia, alla cucina, allo sport e alla storia di questo paese.

Come non ricordarsi ad esempio  la storia di Sébastien Foucan con la sua disciplina del “parcour” , disciplina, intensa e totalizzante, nata circa tre lustri fa in Francia e ideata, fra gli altri, dallo stesso Foucan e da un altro acrobatico parigino, David Belle?

Il nuovo percorso da trovare è sempre all’interno di sé; soltanto quando si ha davanti l’ostacolo si può immaginare come saltarlo o aggirarlo, in un modo che non è mai uguale al precedente. In questo senso, il Parkour diviene a tutti gli effetti una filosofia di vita, un modo per riappropriarsi di uno spazio urbano alieno e non identitario, conferendogli senso e umanità. Un’arte, quella dei “traceurs” , che non poteva nascere che all’interno dei cosiddetti “non luoghi”.

Spero di avervi fatto comprendere e amare  gli autori e i testi della letteratura francese , arricchendo il vostro vocabolario ma soprattutto avendovi incuriosito  alle loro vite,  al loro pensiero e al loro modo di pensare ad un mondo migliore come  col  “Candide” di Voltaire.

Vita, Cultura  e Istruzione sono legate tra loro  e  le ultime due  vanno alimentate continuamente.

Mi auguro che tutto questo vi sia arrivato in maniera stimolante, a volte allegra  e rispettosa per ciascuno di voi, senza mai tediarvi molto e creando le basi  per farvi apprezzare in maniera nuova e piacevole questa lingua europea ancora molto  usata , parlata e tutt’altro che in via di estinzione .

Abbiamo parlato di  “lettura” , oltre che di “letteratura”,  in maniera molto approfondita, grazie allo scrittore ed ex-insegnante Daniel Pennac   e vorrei chiudere questa mia lettera con alcune sue parole e  con l’augurio che vi arrivino con grande affetto e simpatia :

“ L’uomo si costruisce delle case perché sa che è vivo, ma scrive libri perché sa che è mortale. Abita in gruppo  perché è gregario , ma legge perché sa che è solo. Questa lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun altro, ma che nessun’altra compagnia saprebbe sostituire. Non gli offre nessuna spiegazione definitiva sul suo destino ma tesse una rete di connivenze tra la vita e lui. Infime e segrete connivenze che raccontano la  paradossale felicità del vivere allo stesso modo in cui illuminano l’assurdità tragica della vita. In maniera che le nostre ragioni di leggere siano strane come  le nostre ragioni di vivere. E niente sia  autorizzato nel  reclamarci dei conti su questa intimità “ (mia traduzione da “Comme un roman”, Daniel Pennac)

 

A tutti i miei studenti

 

 

 

#20maggiosenzamuri – Milano

#20maggiosenzamuri Milano

Partendo insieme da queste basi comuni si possono tessere  bellissime storie che fanno il giro del mondo ! Ho sempre creduto che i muri mentali e culturali siano quelli peggiori !

 

 20 maggio

 

Il regista Ken Loach in un’intervista sulla sua realistica e dura pellicola “In questo mondo libero” afferma: “Lo sfruttamento è cosa nota a tutti. Quindi non si tratta di una novità. La cosa che ci interessa di più è sfidare la convinzione secondo la quale la spregiudicatezza imprenditoriale è l’unico modo in cui la società può progredire; l’idea che tutto sia merce di scambio, che l’economia debba essere pura competizione, totalmente orientata al marketing e che questo è il modo in cui dovremmo vivere. Ricorrendo allo sfruttamento e producendo mostri”

https://stefaniacavallo.wordpress.com/2016/05/23/il-mio-omaggio-a-ken-il-guerriero-23-maggio-2016/

marcostefania

L’importanza dell’ “esserci” al di là delle strumentalizzazioni partitiche o dell’orgoglio di bandiera   

Stefania e Marco

Mio marito Marco, immortalato nella foto ,   ogni tanto mi segue nelle mie urgenze di “esserci” per condividere e partecipare a momenti solidali e più corali umanitaristici. Mio marito è un po’ critico rispetto al tema dell’inserimento delle persone migranti , a seguito dell’accoglienza, perchè crede che ci sia troppo “buonismo” e lui ha molti casi che potrebbe raccontare proprio in merito ai lavori precari che ha svolto in questi anni recenti , dopo aver chiuso l’attività di piccolo imprenditore a seguito della crisi ecc.; mi ha fatto piacere che abbia partecipato e abbia detto che la manifestazione gli è piaciuta e ha potuto vedere anche qualche personaggio pubblico e televisivo  “dal vivo” e respirare un’aria veramente “accogliente”.

 Vorrei far parlare le immagini che ieri ho raccolto e inserire solo qualche personale suggestione con qualche mio contributo , già scritto in questi anni sul mio blog , che per me significa veramente molto su questo tema dei migranti e dell’immigrazione.

20 maggio casa mia

 Da Barcellona via Milano, ora la bandiera del #20maggiosenzamuri resterà sempre a casa mia a Basiano come la maglia rossa contro il femminicidio , che resta sotto

 

Ieri a Milano eravamo  veramente una marea di persone , circa 100 mila, molto mondo del terzo settore e certamente molte famiglie con bambini, gente comune, cittadini , movimenti  civici e tutti coloro che normalmente sfilano per il 25 aprile e hanno sfilato allo storico corteo del  “Se non ora quando” nel 2011  sempre a Milano .

Capofila della manifestazione il Comune di Milano che ha voluto fermamente  questa manifestazione per replicare la sfilata di Barcellona,  e ora da Milano il testimone potrebbe toccare a un’altra città europea e perché no Parigi ?

Ho incontrato  molti sindaci della provincia milanese e dei comuni capoluogo più significativi della Lombardia , con la loro fascia tricolore portata con un certo orgoglio e alcuni sindaci li avevo già incontrati  a fianco di lavoratori che nella mia zona  avevano perso il lavoro , a inizio crisi economica ,  e questo testimonia che “essere solidali”  è un valore che non si improvvisa perché richiede di “crederci”,  di “praticarlo” e molta , molta “coerenza” soprattutto in tempi non sospetti .

Ho riabbracciato una mia amica di famiglia , quando si andava a scuola insieme a Milano alle scuole elementari e medie Oriani-Locatelli  di Piazza Fratelli Bandiera e parlo di Jo Squillo, Giovanna Coletti, oggi noto personaggio della moda e non solo…..Milano vuol dire anche questo , nel senso che i miei genitori che arrivarono in questa città tra gli anni ’50 e ’60 , per realizzare il loro sogno artistico nel canto lirico , furono accolti in una rete di famiglie che li aiutarono molto ad inserirsi in questa città che avrebbe potuto sembrare “chiusa”  per gruppi , ma che poi invece rappresenterà la loro principale città adottiva , in cui appunto ci sarà anche l’incontro importante con la famiglia Coletti e  i pomeriggi  del gioco insieme per noi bambine, o per l’appuntamento settimanale  della ginnastica artistica all’epoca presso la Pro Patria di viale Romagna ,  poi ognuna di noi prenderà la sua strada. Personalmente quel ricordo resta indelebile nella mia memoria emotiva e quando capita di ravvivarlo , come ieri ,  è proprio come se il tempo si fosse “proustianamente” fermato a quegli anni e nulla sia cambiato.

I primi tempi a Milano, per i miei genitori , furono difficili e trovarono aiuto da famiglie molto accoglienti e amanti del bel canto , e all’epoca i miei  non se la passavano bene e questo era uno dei racconti che mia madre spesso mi riportava , quasi a dire che i cosiddetti “milanesi” , quelli del “cuore in mano”, lei li aveva conosciuti bene e in qualche modo sono quelli che all’epoca avevano consentito loro di  non trovarsi più  da soli e di non sentirsi  in qualche modo isolati , insomma  di potersi  creare una posizione sociale dignitosa, quella che poi ci ha portati a vivere il “boom economico” di cui sono testimone ,  come figlia e bambina  “milanese” di quegli anni.

Oggi che vivo in provincia , sento sempre il richiamo di questa città , il cosiddetto “imprinting” di una città come Milano , in cui sono cresciuta nei miei anni  più importanti dell’adolescenza e della mia crescita scolastico-formativa e professionale.

Una città che nel frattempo si è tinta di molti colori , sempre più multietnica, e non ha mai rinunciato al suo valore di “accoglienza” , allora così  come in questi anni più recenti.  

 

nowalls 

Ieri , arrivati proprio sotto il palco in piazza Cannone , parco Sempione, avevamo  una posizione veramente favorevole e ho salutato un po’ tutti quelli che conoscevo come Don Virginio Colmegna,  grande amico di “noi”  mediatori familiari e di Fulvio Scaparro , mio maestro nel settore e al quale devo la mia passione per l’approccio alla mediazione e alla gestione alternativa ai conflitti.

Ho sempre creduto che i muri mentali e culturali siano quelli peggiori !

 https://stefaniacavallo.wordpress.com/2017/02/19/le-parole-della-mediazione/

 

 Un fiume di colori di 100 mila persone circa, in un bel pomeriggio di sole , tante famiglie, tante le associazioni del Terzo settore, i diversi rappresentanti del comune di Milano e del governo, Tito Boeri, poi Gino Strada, Omar Pedrini, Moni Ovadia, Gad Lerner, Luigi Manconi, la mitica Emma Bonino ,Roberto Vecchioni . Bravissimi i bimbi del Coro dei Leoni della scuola elementare di Via Palmieri di Milano che si sono esibiti col loro giovane e bravo maestro del coro e le loro insegnanti.

Bravi ad esserci i sindaci presenti dell’hinterland milanese e lombardi come Gori di Bergamo e tanti altri.

 Ho abbracciato e baciato il prof/cantante/scrittore Roberto Vecchioni, che ultimamente ho seguito più come scrittore e ho conservato un suo aneddoto, si ispira al mondo della scuola, ambito di significativa integrazione e civismo,   e  lo  riporto qui di seguito;  in qualche modo racconta di “umanità”, una qualità anch’essa che non si può comperare ma che può essere contagiosa,  come l’accoglienza:

 Roberto Vecchioni  durante  un’ intervista di Concita De Gregorio di un anno circa fa , a Pane quotidiano,   ha presentato uno dei suoi ultimi bei libri sul tema della “felicità” e ad esempio lui che è stato 45 anni professore di lettere , di latino e greco ha raccontato un episodio bellissimo di un ragazzo che doveva fare la maturità però nel momento dell’esame di italiano , del tema, ha consegnato il foglio in bianco perché stava vivendo una profonda delusione affettiva e la ragazza che amava lo aveva lasciato ed era distrutto tanto da compromettere un momento importante della sua vita quale appunto la maturità …..allora Vecchioni racconta come sia intervenuto come Presidente di commissione per aiutare questo ragazzo che era uno dei più bravi , con tutti ottimi voti, e gli ha raccontato , a modo suo , la storia di Orfeo ed Euridice il mito dell’amore eterno . Bellissima lezione di vita per i giovani e anche per gli adulti! Questo è solo un esempio per dire con un certo sincronismo che forse non sempre troviamo nella scuola , come nella vita, persone che ci comprendano ( nelle nostre fragilità e limiti) e quando capita però è un’esperienza molto gratificante e che ti fa credere nel fatto che esista una comunità di esseri umani in cui potersi riconoscere .

 

Una comunità di esseri umani in cui potersi riconoscere …..un messaggio che ritorna , ed è ritornato pure ieri 20 maggio.

 20maggiosenzamuri

Nella centralissima galleria di Napoli , un episodio piuttosto violento, tocca anche il tema sociale dell’immigrato , col “vu cumprà” su cui Fabio , un bravissimo Elio Germano , si scaglia quasi come a significare, da parte del regista, che la nostra società, noi tutti, non possiamo più far finta di niente e girarci dall’altra parte.

Il film di Amelio “La tenerezza” , molto poetico e vero . La frase del detto arabo ” non si va via ma si torna alla propria casa , non è un andare avanti, ma un tornare indietro”……il senso della vita: https://stefaniacavallo.wordpress.com/…/la-tenerezza…/

#20maggiosenzamuri

  Noi adoriamo San Calogero un Santo nero

lontano-dagli-occhi

il castello

 

“El Castillo” (Il Castello) di Jorge Mendez Blake

 

Il libro che incrina il muro. Un libro, la cultura piega e rompe i muri

 L’opera nella foto si chiama “El Castillo” (Il Castello) realizzata dall’architetto e artista messicano  Jorge Mendez Blake ; un solo libro, più sottile di un mattone, sostiene l’intero muro, ne deforma la struttura e lo piega”.
Méndez Blake è interessato da come una piccola cosa possa trasformare qualcosa di grande”.

 

pennac e marcia migranti

Daniel Pennac , insegnante e scrittore passa la sua infanzia in Africa.

È  uno dei miei scrittori francesi preferiti.    

  radio popolare 20 maggio

Radio Popolare, una  grande presenza all’iniziativa con i suoi bravi speakers che hanno animato l’iniziativa e gli interventi dal palco in piazza Cannone-parco Sempione a Milano

 karamogo

I Karamogo in azione , uno dei rari gruppi italiani di tamburo africano , come mi spiegò un mio studente di francese , che diffonde questa tradizione etnica musicale e artistica anche da noi in Italia , accompagnandosi alla danza ; molto affascinante conoscere l’origine di queste tradizioni e sapere che degli italiani la portino in giro in Italia e nel mondo con formidabile bravura e competenza artistica……mi hanno spiegato che è molto dura i primi tempi per coloro che iniziano seriamente a suonare questi tamburi , perché  praticamente bisogna che si formino i calli e poi l’iniziazione è completata , ma all’inizio sono dolori alle palme delle mani ! Il suono del tamburo evoca suoni ancestrali e universali che fanno parte di ciascuno di noi e lasciarsi andare diventa molto naturale, oltre che porci in contatto con una parte più intima di noi stessi; in alcuni momenti è come sentire il proprio battito del cuore e sapere che “abbiamo un cuore” non solo organicamente è fondamentale ! https://www.facebook.com/karamogo.it/?fref=ts

Alcuni  miei video a riguardo li trovate su facebook al seguente indirizzo:  https://www.facebook.com/stefania.cavallo.127/videos_by

Questo è quanto .

Grazie a tutti  “noi”  e alla prossima !

 

Stefania Cavallo

 

www.stefaniacavallo-wordpress-com

 https://www.facebook.com/stefania.cavallo.127

www.lemondedestephaniemonblogfrancais.wordpress.com

 

21 maggio 2017

#20maggiosenzamuri – Negli occhi dell’altro : “Look Beyond Borders”

Sorgente: #20maggiosenzamuri – Negli occhi dell’altro : “Look Beyond Borders”

LA TENEREZZA di Gianni Amelio (2017)

LA TENEREZZA di  Gianni Amelio  (2017)

“La felicità è una casa a cui si guarda indietro”

la tenerezza

 

Un film sull’amore , sulla vita , sul rapporto genitori-figli con particolare focus sulla figura del padre , sull’eredità genitoriale e sull’importanza del mutuo-aiuto umanistico a fronte della solitudine esistenziale contemporanea in cui tutto sembra spento e rimosso , le emozioni sono congelate e congelano i rapporti così come emerge una certa difficoltà dell’essere bambini compresi da questo mondo adulto. Il drammatico fatto di cronaca evocato nel film diventa un momento catartico per la comprensione narrativa di ciò avviene prima e di ciò che avverrà dopo;  una bella storia sui padri di ieri e quelli di oggi, sulle loro difficoltà a relazionarsi e a esprimere emozioni e sentimenti in vario modo ( inadeguatezza emotiva con i figli piccoli o ormai già grandi). Un’opportunità di riflessione e discussione su qualcosa che forse è poco indagato, considerato quasi un tabù sociale e che , a mio avviso, parla molto “ai” /”dei” padri di oggi .

Nella centralissima  galleria di Napoli , un  episodio piuttosto violento,   tocca anche  il tema  sociale  dell’immigrato , col “vu cumprà”  su cui  Fabio , un bravissimo  Elio Germano ,  si scaglia quasi come a significare, da parte del regista,  che  la nostra società, noi tutti,  non possiamo più far finta di niente e girarci dall’altra parte.

Il film di Amelio “La tenerezza” , molto poetico e vero . La frase del detto arabo ” non si va via ma si torna alla propria casa , non è un andare avanti, ma un tornare indietro”……il senso della vita .

Più precisamente , si tratta di una frase “topica” del film, attribuita a un proverbio arabo, e che  recita: “La felicità è una casa a cui si guarda indietro” , ma il regista non conosce l’autore della citazione, “ma corrisponde a tutta la mia filosofia. Cito Musil che diceva in una sua opera, I Fanatici, non si è mai tanti in noi stessi come quando perdiamo il cammino, qualche volta perdersi per strada significa ritrovarsi. La soluzione delle cose non va cercata chissà dove, la felicità è ritornare sui propri passi quando si è persa la strada. Quanto ti perdi per strada, non andare troppo avanti, torna indietro qualcosa trovi. Questo dovrebbe insegnarci a essere più morbidi” cit. di Gianni Amelio .

“La felicità è una casa a cui si guarda indietro” (cit.)  viene  fatta recitare alla brava attrice Giovanna Mezzogiorno che nel film interpreta la figlia del personaggio principale/alias Carpentieri eccezionale. Bravissimi tutti! C’è veramente tanto bisogno di umanità e di mutua tenerezza oggi e il semplicistico “lasciarsi andare” ( titolo di un altro bel film commedia di questi giorni…) o “lasciarsi vivere” a volte può diventare risolutore nelle relazioni e con sé stessi.

Struggente e toccante, una storia e un regista che mi  mancavano  da un po’ e sono felice  sia di aver visto il film sia aver ritrovato un bravo regista .

http://www.radiocolonna.it/cinema-e-spettacolo/2017/04/24/la-tenerezza-gianni-amelio-e-i-suoi-attori-presentano-il-film/

SCUOLA-VITA- ARTE : BUONI MAESTRI E PAROLE CHE AIUTANO

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NUOVO PROGETTO E CONFERENZA  di Stefania Cavallo

SCUOLA-VITA- ARTE : BUONI MAESTRI  E PAROLE CHE AIUTANO .

” I metalli si riconoscono dal suono e gli uomini dalle parole” di Baltasar Gracian (scrittore spagnolo, 1601-1658)   

I maestri sono tanti, quelli incontrati e quelli che insieme incontreremo attraverso  “Mal di scuola. Filmografia sul mondo della scuola e per la scuola”.

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L’incontro con  dei buoni maestri  ci fa sentire più fortunati e testimonia  l’aver fatto la strada in buona compagnia , affrontando  la solitudine  e  i distacchi,  ciò che  procura  dolore e   gioia , con l’energia  della speranza, con il cuore e la  mente aperti e pronti  ai consigli  e  al sapere.

Il 2017  segna i miei 10 anni  nella mediazione familiare, su temi legati alle famiglie di oggi e alla tutela dell’infanzia.
Sono tanti ? Sono intensi e ricchi di  nomi, volti , storie. Perché incontri e  libri sono anche questo.
I riti  e le parole creano legami invisibili . Con il tessuto del tempo e della pazienza , sono i riti che consentono di “preparare il cuore” a ciò che è essenziale anche se invisibile agli occhi,  a ciò che conta e consente di amare, di rispettare la vita, di renderla umana.

Le parole sono luoghi dell’anima e in particolare la scrittura dà un’identità che ci si costruisce addosso , anche nella solitudine .

Registi, scrittori , educatori, preti  e addetti ai lavori  che trattano questi temi  spinti  dall’esigenza di raccontare, attraverso la narrazione spesso  autobiografica,  ci spiegano  come  la straordinaria avventura dell’educare appartenga  a ciascuno, così   come   l’impegno e la responsabilità nel consegnare alle nuove generazioni il faticoso ed appassionante mestiere di vivere.

Mi piace scrivere appena mi è possibile , come forse qualcuno sa, e lo faccio quando ne sento la necessità perché per me la parola, anche quella scritta, è farmaco , cura – autocura-autoterapia e ci sono periodi in cui scrivo di più.  Mi sono occupata anche dei gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto, gruppi di parola,  in vari ambiti in questi anni,  e ho verificato di persona che appena si apre uno spazio   di parola e di ascolto ecco che le persone vi entrano e, prendendo coraggio, raccontano di sé e si dispongono ad accogliere e aiutare gli altri.

Mi auguro che questo percorso  e progetto  pensato nel tempo e cresciuto in questi anni  possa creare momenti  di discussione e di confronto  nelle scuole  e nella società  civile , tra insegnanti , educatori ,  studenti  e famiglie  in maniera da  attivare nuovi  progetti nei quali  riconoscersi  nel  difficile e misterioso mestiere  dell’insegnare e  dell’ apprendere.

Stefania Cavallo

6 maggio 2017luoghi_anima_libreria