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ESPERIMENTO SOCIALE: CONTRO LA POVERTA’ IN ITALIA

ESPERIMENTO SOCIALE: CONTRO LA POVERTA’ IN ITALIA

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“La povertà è spesso difficoltà a riconoscere le proprie capacità, a leggere diversamente la propria realtà e vedere le opportunità che si nascondono dietro alle complessità di ogni giorno. L’Albero della Vita accompagna le famiglie che incontra a guardare e ad andare oltre la propria condizione fornendo strumenti di riappropriazione e di sviluppo delle proprie capacità attraverso una relazione di fiducia.” (https://www.alberodellavita.org/la-situazione-della-poverta-italia-2016/)

 

Come ho già scritto, e ne ho parlato, per “esperimento sociale” , in sintesi, si intende il concetto nella sua valenza positiva indicato dalla moderna Psicologia sociale che studia l’interazione tra individui, gruppi, contesti ambientali con una forte componente sperimentale.

Oggi vorrei parlare di un bel e struggente video /”esperimento sociale”  che potete trovare in rete al link seguente ad opera della Fondazione Albero delle vita  https://www.facebook.com/albero.della.vita.onlus/    dal titolo  “Esperimento sociale: contro la povertà in Italia”  e la domanda , le domande che pone sono molto “toste” , del tipo “e se una mattina Stefano ti chiedesse aiuto, tu cosa faresti? Cosa farebbero gli italiani? Abbiamo provato a scoprirlo, con gli occhi di un bambino”.

Il protagonista dell’esperimento infatti è questo bimbo italiano/milanese ( come dirà a chi glielo chiederà) di 11 anni , Stefano, che una  mattina si siede per terra alla Stazione di piazzale Cadorna a Milano , col suo cartello di cartone in cui c’è la scritta “non dare soldi ma fiducia al mio papà” e le reazioni delle persone a questo cartello sono le più svariate, ma in particolare emerge la difficoltà di ciascuno a fermarsi con questo bimbo per capire realmente le ragioni per cui è lì , si pensa che chieda, come molti,  “solo” l’elemosina e che quello di cui ha bisogno sia qualcosa di materiale come soldi, caramelle, acqua e così via.

Certo una domanda mi sorge spontanea ed è la seguente: “Ma dove sono i parenti stretti di Stefano? Dove sono i nonni, gli zii , i cugini e gli amici? Dov’erano queste persone quando il papà di Stefano è rimasto senza lavoro e perchè Stefano ha bisogno di mettersi come i “clochard” sulla strada con quel suo cartello , a modi di chi chiede l’elemosina ma in realtà non è proprio questo che chiederà?

Guardando poi il video col “backstage” del video ( https://iodonofiducia.it/backstage-dellesperimento-sociale/) si capisce un po’ di più di questo esperimento sociale come ad esempio del fatto che  “dietro” vi sia tanto lavoro di preparazione, che si tratti di un progetto sociale serio e gestito professionalmente e quanto Stefano sia stato preparato e nulla sia stato lasciato al caso , tanto che gli autori dicono in premessa : “Per noi è stata una giornata molto importante ed emozionante, soprattutto perché abbiamo potuto constatare che c’è davvero una speranza per la situazione difficile che sta attraversando il nostro paese. E quella speranza siamo tutti noi”.

A questo punto non mi sento di aggiungere altro, ma di “chiederci”, ognuno di noi, cosa avremmo fatto e come avremmo reagito e soprattutto in che modo ciascuno di noi potrebbe entrare in questo flusso dell’esistenza del “dare fiducia” in situazioni simili . Quando a me è capitato di trovarmi sia nella situazione del papà di Stefano, sia con un figlio della stessa età di Stefano e sia nella situazione di chi mi parlava della sua disperata situazione di “non lavoro” ,  ho pensato che potesse “dare fiducia” a chi ha perso il lavoro e avere un senso l’azione  concreta di creare dei gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto e poi di questo me ne sono occupata per qualche anno, avviandone in tutta Italia, ne ho molto scritto e mi auguro che questa mia vicinanza umana e “fiducia” sia arrivata e abbia scardinato un po’ di stereotipi a riguardo, come quelli che si vedono nel video.

Nota:  ecco un mio vecchio contributo sul mio blog LAVORATORI ACROBATI : https://stefaniacavallo.wordpress.com/2013/04/14/quali-aspettative-si-alimentano-in-un-gruppo-ama-per-disoccupati/

 

Stefania Cavallo

15 settembre 2017

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“SOCIAL HOUSE” e il mio sostegno all’Assessora di Cassina De Pecchi Doriana Marangoni

 

Domande
“Quando mi parlate di seconda vita, penso che io ho impiegato anni a preparare padri e madri, ma chi ha preparato padri e madri per Internet?” (Giovanni Bollea, noto psichiatra infantile e fondatore delle prime “scuole per genitori”)
 

 

Ieri ho mandato su facebook un mio contributo video (vd. link: https://www.facebook.com/stefania.cavallo.127/videos/10214263117280526/)  per spiegare il mio sostegno all’Assessora alle politiche sociali del Comune di Cassina Doriana Marangoni , al fine di  gettare un monito di maggiore “responsabilizzazione” ai genitori su ciò che guardano in rete i nostri ragazzi, i nostri figli adolescenti e i più piccoli.

In sintesi, sono partita dal fatto che riguarda la presenza a Cassina De Pecchi di due noti youtuber  milanesi Alessandro Tenace e Alessio Stigliano, meglio conosciuti come  “TheShow” e  un loro nuovo esperimento sociale , un reality che farà incontrare due mondi , spesso opposti, i social e la televisione.

I due youtuber resteranno chiusi per tutto il mese di settembre in una casa in  stato di abbandono, in Via Radioamatori a Cassina, cercheranno di trasformarla e di ristrutturarla in maniera da renderla uno spazio di aggregazione sociale da consegnare alla comunità col massiccio coinvolgimento di tutta la cittadinanza , ma anche con appelli un po’ rivolti a tutta Italia e al mondo virtuale. A tale scopo i due giovani “sperimentatori sociali” avranno a disposizione solo una connessione wi- fi, due smartphone e un pc.

Si tratta comunque a tutti gli effetti di un prodotto televisivo, un nuovo “format”, un nuovo “reality” che sarà poi trasmesso a novembre da RAI 4 con la presenza del noto personaggio televisivo Gigi Marzullo.

Ma da cosa nasce l’indignato disappunto dell’Assessora? Intanto penso che, dalle prime informazioni che si evincono da ciò che hanno riportato alcuni giornali locali, possa essere nato dal fatto che come amministratrice di  un ambito dedicato alle “Politiche sociali” non sia stata coinvolta e quindi si sia trovata di punto in bianco a “cose fatte”, col cosiddetto “pacchetto completo chiavi incluse” , ma in particolare per aver appreso e visionato il contenuto di alcuni video dei due giovani youtuber che ha definito con gli aggettivi di “sessisti” e“volgari”. Infine, l’assessora mette in discussione che questa “social house” possa esprimere il concetto di “esperimento sociale” nella sua valenza positiva indicata dalla moderna Psicologia sociale che studia l’interazione tra individui, gruppi, contesti ambientali con una forte componente sperimentale.

Gli esperimenti sociali in video solleticano, nel bene o nel male, e a volte con espedienti discutibili, il nostro voyeurismo e le nostre emozioni. Alcuni sono struggenti, pochi sono divertenti, molti sono sgradevoli.

Ma quando “tutto questo” esce dal contesto dei laboratori (in teoria, piuttosto controllato), e quando svanisce la bonarietà delle vecchie “candid camera” televisive, come dire un po’  alla Nanni Loi,  qual è il limite? Qualcuno sta cominciando a chiederselo.  Così ci sarebbe anche da domandarsi che cosa succede se, magari, un malcapitato reagisce in maniera disattesa ed esagerata, facendosi del male, arrabbiandosi  molto o pigliandosi una grande paura.

Mi sembra che molto bene abbia fatto Doriana Marangoni a porre il problema sul piano educativo ed etico-morale di questo nuovo “esperimento sociale” dei  due noti protagonisti  la cui storia professionale è seguita , sostenuta ed  apprezzata  da moltissimi ragazzini attraverso la  Rete (vantano un numero di iscritti al proprio canale che supera il milione, con picchi di visualizzazioni per video che superano i tre milioni) , ma  se andiamo a vedere meglio tra i contenuti di alcuni loro video è evidente che  vi sia “sessismo” e molta “volgarità”  , cosa che  non può passare inosservata a genitori e ad  adulti  attenti  e sensibili che hanno a cuore la crescita emotivo-sentimentale dei propri figli e dei ragazzini in genere .

Consiglio i genitori e gli adulti di riferimento dei nostri ragazzi di essere “adulti accompagnatori” e non “censori” per i nostri bambini e adolescenti, nel percorso di esplorazione della Rete, partendo dal fatto che anche noi Genitori dovremmo conoscere di cosa si sta parlando. A mio avviso il dibattito che si apre e sempre attuale è quello di costruire una Rete di fruitori responsabili e coscienti delle proprie scelte, affinché: “La tutela dei diritti debba essere pari nel mondo virtuale come nel mondo reale, unicum inscindibile” (Carta di Alba , 19 marzo 2008, Fondazione Movimento Bambino – Roma).

Mi auguro di aver contribuito a ricomporre un po’ di chiarezza sulla questione e di aver fornito qualche strumento in più di conoscenza per ribadire “forte e chiaro” che la posta in gioco è molto alta per le giovani generazioni che navigano in Rete  e  che il problema della protezione dei minori , rispetto ai contenuti multimediali che possono ascoltare e vedere, non è da sottovalutare e richiede sempre molta attenzione e garanzia di tutela da parte di tutti noi e della società.

link del mio video su youtube: https://www.youtube.com/watch?v=TYwfE32Q2d8&feature=em-upload_owner

I bambini e gli adolescenti non hanno solo diritto a essere protetti, ma anche ad essere protagonisti delle scelte che riguardano la loro formazione e il loro futuro (Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia- ONU 1989).

 

Stefania Cavallo

8 settembre 2017

 

Nota: “Look Beyond Borders” – Guardare oltre i confini, è un “esperimento sociale” all’americana di cui ho scritto e di cui parlo con i miei studenti quando affronto il tema del “superamento degli stereotipi e delle barriere mentali” , sia in lingua italiana che in lingua francese , durante i miei corsi di laboratori di cinema e di educazione emotivo-sentimentale:

https://stefaniacavallo.wordpress.com/2016/05/27/negli-occhi-dellaltro-look-beyond-borders/

 

 

E’COLPA DEI GENITORI!

scuola e vita

 

“Se i ragazzi non rispettano le regole e non hanno il senso e il rispetto dell’autorità E’COLPA DEI GENITORI che non gliel’hanno insegnato e sono solo i genitori che hanno questo compito educativo!”

Queste sono le parole pronunciate ieri ,da un Direttore scolastico, di fronte ad una platea numerosa di genitori che si apprestano ad accompagnare i loro figli ad una nuova avventura scolastica.

Ecco alcune riflessioni in merito.

Intanto mi chiedo quale sia il motivo per cui si debba “sparare “sui genitori e proprio ad una presentazione di inizio anno scolastico e poi quale sia il motivo per cui con tali affermazioni i genitori, che sono impegnati e attenti, non si debbano sentire presi per la giacchetta e affermare le loro ragioni per dire a questa persona che il suo è un palese pregiudizio educativo, culturale e sociale, purtroppo oggi molto diffuso.

E’ più facile individuare un colpevole quando non si vuole analizzare la situazione e cercarne le cause, perché fare questo lavoro è faticoso e può distruggere stereotipi e pregiudizi sui quali ci sono persone che basano la loro esistenza e la loro vita relazionale e sociale.

In molti pensano che i genitori siano gli unici grandi responsabili di una certa deriva giovanile educativa contemporanea, ma non la sottoscritta.

Personalmente parlo sempre di responsabilità educative condivise tra le varie agenzie formative tra cui ovviamente le famiglie hanno un ruolo importante ma non è l’unico.

Come genitore so bene che i ragazzi in fase adolescenziale cambiano e il loro riferimento non è più la famiglia, a cui ci si oppone in maniera anche violenta , ma diventa il gruppo dei pari , la Rete ossia il mondo virtuale , e la società con i vari facili richiami al consumismo edonistico , si diceva una volta, e a modelli  di vita del tipo  “tutto è possibile” , “tutto e subito”  senza  far  fatica e darsi del tempo per elaborare e approfondire, perché siamo nel tempo in cui tutto resta in superficie, il sapere è liquido come quello che si  trova su Internet e così  sui vari  Social.

Quali strumenti hanno a disposizione i genitori oggi?

Ne hanno diversi , intanto sapere che rappresentano sempre un’importante “risorsa” per sé e per gli altri e per tutte le altre agenzie formative con cui potranno collaborare , ecco perché trovo stucchevole e anacronistico far partire un discorso di inizio anno scolastico “sparando a zero” sui genitori , mi sembra un gioco facile e che purtroppo non porta da nessuna parte, perché la scuola ha bisogno della collaborazione delle famiglie e viceversa e una cura delle parole durante gli incontri è per me molto importante e determinante.

Le parole, una comunicazione attenta sul piano emotivo, possono “attrarre” o “allontanare” e queste sono competenze che per degli adulti che operano con adolescenti e famiglie dovrebbero far parte di “conoscenze basiche”, in particolare in quei percorsi formativi inerenti a percorsi giovanili di apprendimento.

Fare il genitore, così come fare il figlio adolescente, è un’impresa impegnativa ed è per questo che i genitori devono sempre formarsi, auto-educarsi al cambiamento, e confrontarsi con gli altri genitori perché solo in questo modo possono far emergere delle buone pratiche educative ed eventualmente trovare quell’energia di cui necessita spesso la sfida educativa. Ribadisco che è importante che il genitore non resti mai isolato, ma possibilmente si confronti, anche in gruppi di mutuo-aiuto, e prenda parte alla vita scolastica del proprio figlio, accogliendo successi e fallimenti, nel rispetto di un concetto evolutivo di crescita e senza mai abbassare la guardia, così come non fornire deleghe in bianco del proprio compito educativo a chicchessia.

Per oggi mi sembra di aver fornito diversi elementi di riflessione sulla questione che è inesauribile e mai scontata.

Stefania Cavallo

6 settembre 2017

GENITORI EQUILIBRISTI  - 2-

 

 

 

 

 

 

Diario d’estate

Diario d’estate

4 settembre 2017

RICORDI DI VIAGGIO  PER  IL MONDO   - 4-  261

Siamo a settembre e tutto sembra ricominciare come sempre, un po’ alla volta.

Non sono andata in vacanza, anche quest’anno, però quest’estate è stata diversa da tutte le altre. Si sono chiusi alcuni cerchi sul piano personale e lavorativo.

E’ stata un’estate molto introspettiva per me, molto interiorizzata, come se mi fossi trovata, senza chiederlo, a fare ogni giorno degli esercizi spirituali gustandomi la solitudine e il silenzio dell’anima. E’ la prima estate senza mia madre e questo ha cambiato molto la mia percezione sulle cose, i fatti e le persone.

Alcuni studenti, che seguivo da anni, hanno chiuso un loro ciclo di studi e sono stati tutti promossi per cui mi hanno “liberata” dai canonici compiti estivi  e ho assaporato, dopo molti anni, la gradevolezza di una vera vacanza e di una pausa molto rigenerante dal punto di vista mentale e personale, creando una discontinuità con gli altri mesi dell’anno in cui molta della mia attività è già costituita da insegnamento e dal mio lavoro con studenti che hanno molte difficoltà nell’apprendere, un’attività di grande soddisfazioni ma anche molto faticosa, non bisogna negarlo .

Un’estate diversa ma interessante, perché ho preso delle decisioni personali, e ho deciso di chiudere “parzialmente” un cerchio con chi si è comportato in maniera scorretta, dal mio punto di vista, sia nell’amicizia, sia nel lavoro e sia in famiglia.  Sono cambiati ambienti , persone e chi credevo sincero e corretto si è svelato per quello che è , con una sensibilità molto diversa dalla mia e da quella dimostrata in precedenza oppure semplicemente “sono cambiata” e quindi ho colto che qualcosa dovevo cambiare, perché laddove non mi sento rispettata e apprezzata mi è difficile far finta di niente, anche solo per opportunismo, per una contabilità economica di sussistenza,  sì certo si può cercare di capire , di decodificare e giustificare ma poi quando l’ingiustizia stride con la realtà bisogna anche  prendere delle decisioni anche se sul piano economico può costare , ma non c’è beneficio economico che può ripagare la difesa della propria integrità morale e umana. Questa è una componente molto spiccata del mio modo di essere, può rappresentare un mio difetto o una mia qualità.

In famiglia , devo capire ancora un po’ di cose e spero che i miei familiari più stretti esplicitino qualcosa, perché come  “parente di serie B”, in quanto in svantaggio sul piano economico e decaduta di  status da un pò,  mi sento totalmente non allineata su molte scelte prese, con mia madre ancora in vita ma anche durante la sua ospedalizzazione e  culminate  con la sua morte, e  mi sembra di vivere situazioni surreali  dove ognuno si è sostanzialmente chiuso nel proprio dolore , qualcuno si è arroccato su posizioni  di comando  pensando di avere uno scettro che nessuno ha mai consegnato , “come se”   aspettasse solo questo momento per riemergere da un lungo “straniamento” del passato.  Confido in questo mese di ripresa e nei mesi successivi in cui certamente sarò una persona molto diversa, migliore, grazie a quest’estate così sofferta e unica.

Stefania Cavallo

 

Bullismo e Facebook

 

Bullismo e Facebook

 

“Da sempre filosofi e scrittori inseguono il sogno eterno di contemplare forme di estensione temporale, la tecnologia in questo sembra darci una mano – prosegue Tornatore – I cambiamenti tecnologici stanno condizionando il nostro modo di vivere e stanno anche cambiando il modo di fare cinema, ma io non penso né che il cinema sia morto né che stia per morire. Si sta solo trasformando, come è sempre stato, anche se oggi avviene più velocemente.” Giuseppe Tornatore ,   film La Corrispondenza (Una storia d’amore ai tempi delle mail, degli mms e dei videomessaggi)

 Bullismo

 

A questo link potete vedere il video relativo al fatto gravissimo postato su facebook  ieri   con i volti offuscati/coperti perché i protagonisti sono minorenni e per tutela deontologica giornalistica:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/08/31/acqui-terme-picchiano-richiedente-asilo-e-postano-il-video-su-facebook-fermati-due-17enni/3828256/

Faccio sempre molta fatica a guardare questo tipo di video in cui si vede violenza, piccola criminalità e bullismo, chi riprende spesso sono giovani minorenni e purtroppo questo genere di episodi gravissimi accade anche nelle nostre scuole , dove  video simili ne abbiamo visti diversi  a danno di disabili e di docenti.

Faccio fatica,  perché solo vedere questi video è un atto di violenza che sento di subire , nel senso che nel mio guardare ciò che si svolge nel video, subisco  una certa violenza  e trovandomi in una posizione di passività tutto questo aumenta il mio senso di frustrazione e di rigetto che poi si trasforma in denuncia assoluta.

Durante il video si sente molto bene quello che dicono i ragazzi mentre filmano il loro amico, mentre provoca quell’altro ragazzo, che sappiamo essere un richiedente asilo, ed è qualcosa di surreale nel senso che sembra proprio che lo istighino a picchiare e a creare un piccolo spettacolo, come quei macht dei lottatori che molti giovani guardano alla televisione, e se la ridono, divertiti. Poi questi ragazzi hanno postato questo video su facebook per mostrare  “al mondo” questa scena di forza e quanto il loro amico “picchiatore” sia un figo.

Facebook, come altri social, rende virali video come questi   e può diventare una cassa di risonanza e un amplificatore in negativo di questi comportamenti giovanili, così come è già avvenuto tristemente in molte altre occasioni e su altri temi sensibili.

C’è poi l’altro importante questione che riguarda l’uso dei cellulari da parte degli adolescenti, ma anche dei più giovani, che è così ossessivo da rappresentare quasi una parte fisica a completezza del proprio corpo, un’estensione, come un arto, una mano e così via. Questo uso del cellulare pone molti problemi quando avviene in maniera non consapevole e come mezzo crudele esercitato a danno di altre persone, giovani o meno giovani.

E’ chiaro che di fronte a fatti simili non si può che riaprire un dibattito e parlarne perché solo così si può capire meglio come far fronte a queste derive sociali e possiamo cercare di pensare ad azioni di prevenzione possibili e urgenti.

Da un lato vi è la Legge che può arginare questi comportamenti giovanili scellerati e violenti, dall’altro c’è quello che può essere affiancato con un lavoro più “culturale” – educativo a partire dalle scuole, dalle famiglie e da tutte le principali agenzie formative, senza abbassare mai la guardia.

Personalmente, ci credo molto, e pratico spesso la seconda opzione, quella “culturale” – educativa, in cui gli adulti si attivano con un lavoro di Riflessione, di rielaborazione sulla Responsabilità dell’effetto delle proprie azioni e sul tema del Rispetto degli altri, un metodo che potrei coniare delle 3 R .

Capire qual è il limite ad esempio tra ciò che è gioco e “sano” divertimento e ciò che invece può avere conseguenze drammatiche. Si tratta di una lavoro “relazionale” con percorsi di accompagnamento su “educazione emotiva” da svolgere nelle scuole e nelle famiglie, in cui si trovino  il tempo e le giuste modalità in cui i ragazzi possano riconoscere le proprie diverse emozioni in situazioni specifiche e decodificare quei sentimenti più negativi e contraddittori.

Di questo bisogna parlare con i ragazzi, salvo perdere enormi opportunità di crescita e di miglioramento delle relazioni per tutti. Noi adulti abbiamo questa fondamentale responsabilità, così pure i principali Social, e in questo senso potrebbero essere d’aiuto soprattutto quei “youtuber” , “rapper” e  giovani “artisti”  quali nuovi riferimenti giovanili  molto seguiti , che usano le nuove tecnologie proprio per  il loro lavoro  e possono fare la differenza  in positivo  da questo punto di vista, alcuni già lo fanno,  ma ribadisco non bisogna  abbassare la guardia.

Infine, lasciatemi terminare con un’ ulteriore riflessione :  in questi giorni ,  è circolato  un altro video diventato virale e si tratta dell’autista del bus a Roma che viene preso a calci e pugni da un ragazzo di colore all’interno del bus e anche in questo caso il tutto sembra essersi scatenato dal nulla, o meglio forse dalla  rabbia del violento represso  che monta sino a  rappresentare quella stessa  violenza  latente e che poi causa sempre degli effetti negativi oltre che collaterali. Mi chiedo se abbia un senso tutto questo, se abbia senso che i Social mandino in onda   queste “bestialità”, così come mi chiedo se hanno un senso anche tutti quei video che i nostri ragazzi vedono , a cui sono spesso connessi, in cui  si ascoltano continue parolacce e volgarità  oppure quei video in cui i protagonisti fanno in continuazione scherzi assurdi, al di là di ogni sensata comprensione e  tolleranza , al di là del limite di sopportazione umana e  parlo  di scherzi pesanti sui quali non vi è nulla da ridere divertiti , come ad esempio hanno fatto quei ragazzi di Acqui Terme che , appunto invece di intervenire per far interrompere un inizio di lite, se la ridevano molto divertiti .

La questione è aperta , molto è stato fatto e si sta facendo per aiutare i nostri ragazzi ad un uso consapevole delle nuove tecnologie e dei Social , ma ancora molto dobbiamo fare tutti , ognuno per la propria  fetta di responsabilità.

 

La citazione al film La Corrispondenza di Tornatore , non casuale, è proprio per ricordare che la tecnologia , come tutti gli strumenti , può essere usata anche in maniera positiva e qui addirittura si tratta di un amore per la propria amata che potrà durare nel tempo, oltre la morte del protagonista,  in un realismo tecnologico che  racconta  molto  di quello che siamo e che potremo diventare. Un film che pare abbia trovato molto consenso tra i giovani che numerosi lo hanno visto e discusso con molto interesse.

Di seguito la copertina del libro sempre di Tornatore:

La Corrispondenza libro

 

Stefania Cavallo

1 settembre 2017

Nota: nel mio nuovo libro “Mal di scuola. Filmografia sul mondo della scuola e per la scuola”  affronto anche il tema dei  percorsi di educazione emotiva con l’ausilio della letteratura e del cinema.

mal-di-scuola-copertina

Percorsi  emozionali  formativi e auto-formativi  

per famiglie e scuola e per chiunque sia interessato a vario titolo

e operi in questi ambiti

Stefania Cavallo  , milanese, classe ’61, sociologa della famiglia e mediatrice familiare; un po’ saggista e blogger sociale per passione. 

Oggi è consulente e formatrice con percorsi legati alla qualità della comunicazione e delle relazioni; esperta di gestione dei conflitti e di mediazione umanistica; mediatrice familiareOrganizza e conduce incontri  e percorsi emozionali  realizzati per genitori, educatori, insegnanti e studenti  su diversi temi .  In particolare ,  di recente propone un percorso  costituito da tre incontri  dal titolo  “Un nuovo percorso emozionale all’interno del mondo scuola: Mal di scuola”  e si rivolge a tutti coloro che a vario titolo operano in questo ambito e lo attraversano.  

 

“Mal di scuola . Filmografia sul mondo della scuola e per la scuola”

 

Presentazione  

Il compito dell’educatore è ancora quello che indicava Rousseau nell’ Emilio:
“Vivere è il mestiere che voglio insegnargli”

 

Un progetto  pensato per sensibilizzare adulti e giovani che , nei vari ruoli,  attraversano e vivono l’ambito scolastico con  tematiche  e riflessioni  molto attuali che spesso solo le immagini e  dei percorsi  filmici  “dedicati”  sanno restituire in maniera forse più  efficace  di lunghi discorsi e di molte analisi.

Una proposta  filmografica che si focalizza  su quei film  in cui  tutto viene messo in discussione nel rapporto scuola-istituzione, scuola –società/famiglia e  scuola –eredità.

 

Un argomento che ci riguarda, più o meno direttamente, tutti: la scuola.

 

“Mal di scuola”  per l’autrice rappresenta  un sentimento  di nostalgia  per il mondo scuola che tanto  le ha dato e a cui crede  aver dato tanto. L’autrice ci racconta  come  ami  la scuola e lo studio da sempre e ancora oggi quando  deve  fare delle  sue  ricerche  per approfondimenti  le  sembra sempre una grande festa  e una grande opportunità  per continuare a studiare e  ampliare le proprie  conoscenze.

 

“ Mal di scuola” riguarda anche le difficoltà che si incontrano lungo il percorso della propria formazione che non è mai lineare.

 

Questo nuovo progetto segue , un po’ a distanza di tempo, la  prima filmografia   su separazione e divorzio  de  “I giorni perduti “  del 2011  in cui l’autrice aveva dedicato  un’intera sezione  al tema de “i diritti dei bambini”  e in seguito aveva avuto la necessità di creare anche in rete un nuovo blog dal titolo “ I bambini ci  guardano”  (https://wordpress.com/post/steficavallo.wordpress.com/21)  e da allora  pensava che sarebbe stato interessante offrire un ulteriore spaccato trattando il mondo “SCUOLA”  attraverso il contributo di quei registi  e  sceneggiatori  che  con le loro pellicole hanno segnato  passaggi  importanti  a livello culturale , con letture molto significative  sia sul piano  della  Scuola come Istituzione,  della  Scuola come impatto  Sociale  e infine della  Scuola come  Eredità valoriale per le giovani  generazioni .

 

Questo nuovo lavoro è  appunto  in continuità col primo realizzato , qualche anno fa  dall’autrice,  sui temi  della mediazione familiare,  dei conflitti coniugali e  separazione/ divorzio ,  con  uno sguardo rinnovato e con dei rimandi alla personale esperienza  sia di  genitore attivo a livello scolastico , sia  come insegnante  precaria  e  di  sostegno  allo studio per  giovani studenti  , sia come  studiosa sociologica   delle principali  agenzie formative che hanno forti e  significative ricadute a livello sociale .

 

Registi, scrittori , educatori, preti e addetti ai lavori che trattano temi relativi al rapporto scuola-società , spinti dall’esigenza di raccontare, attraverso la narrazione spesso autobiografica, ci spiegano come la straordinaria avventura dell’educare appartenga a ciascuno, così come l’impegno e la responsabilità nel consegnare alle nuove generazioni il faticoso ed appassionante mestiere di vivere.

 

In questo senso ha  voluto ricordare alcune pellicole  i cui protagonisti  riscoprono le  proprie radici  e come anche la scuola  sia importante  al fine di  questo percorso a volte un po’ a ritroso e più speculativo in senso autobiografico per riuscire a scoprire e coltivare i propri talenti . Con questa prospettiva  diventa  fondamentale  la dimensione del racconto di  storie che ci parlano di coraggio e di sogni . Attraverso  queste  pellicole è possibile  cogliere  un bel esempio di come  “Educare non è riempire un secchio, ma accendere un fuoco”  (W. B. Yeats)  e  l’ augurio è  che questo accada più spesso e che non si tolga ad esempio  la musica tra le materie di insegnamento nelle nostre scuole in quanto patrimonio culturale  e spirituale con ricadute sociali molto positive, perché   la musica, come lo sport e  il teatro, ha una forte componente  unificatrice tra le persone e  i popoli .

 

Infine l’autrice auspica  che questo nuovo percorso e progetto pensato nel tempo e cresciuto in questi anni possa creare momenti di discussione e di confronto nelle scuole e nella società civile , tra insegnanti , educatori , studenti e famiglie in maniera da attivare nuovi progetti nei quali riconoscersi nel difficile e misterioso mestiere dell’insegnare e dell’ apprendere.

 

“GENITORI EQUILIBRISTI. DIARIO SEMISERIO DI UNA MAMMA BLOGGER”

 GENITORI EQUILIBRISTI  - 2-

Con piacere  e simpatia  accolgo  questo nuovo e versatile compendio  nella Collana  “Orientamenti“, dedicata  all’intervento intrafamigliare educativo-criminologico ed alla Responsabilità professionale verso l’infanzia e l’adolescenza, in quanto  l’autrice ha voluto focalizzare  un tema che le è particolarmente caro e che riguarda il delicato compito dell’  “essere genitore”, attraverso una proposta ed uno sguardo  originale  e ricco di riflessioni ,  soprattutto di interrogativi vecchi e nuovi.

L’approccio utilizzato è quello di un dialogo serrato che l’autrice intrattiene  con se stessa , attraverso una sorta di diario quotidiano , alla prese col difficile  e arricchente “mestiere” di genitore,  coniato  “genitore equilibrista”.

La forma narrativa scelta , ancora una volta, è per l’autrice proprio quella della scrittura e la sua attività di “mamma-blogger” , con l’ausilio appassionato e spesso necessario  di brani della letteratura  e di  riferimenti filmici  contemporanei  sul tema.

Per l’autrice ogni genitore può trovare il proprio modo di connettersi col proprio figlio pre-adolescente e adolescente, così come lei stessa ci svela di averlo trovato col linguaggio cinematografico e la stessa passione per il cinema del figlio con cui decodificare richieste di crescita, di ricerca di autonomia  e di  un’ identità nel gruppo dei pari .

Si coglie nelle parole e nell’esperienza maturata di genitore , anche in maniera mai troppo seria  ma “semiseria” , come viene definita,  una sorta di “manifesto/testimone morale”  di chi ha scelto di non delegare il proprio compito educativo per cercare “buone pratiche” da  accogliere  e scambiare, su cui riflettere , evitando quei facili stereotipi  su cui a volte i genitori preferiscono fermarsi  senza invece :  mantenere alto il livello di  problematicità  rispetto alle diverse  questioni educative  che ci vedono protagonisti con i nostri figli  nella quotidianità , a volte sono  divulgate molte banalità  su questo tema  dell’educazione “  e  ancora : “Noi Genitori abbiamo molte leve  in questo senso  si tratta solo di   ri-orientare  il nostro sguardo in maniera  che non sia  mai banale  e semplicistico  e non ci si accontenti delle  “ricettine”  anti-panico ma si recuperi  il senso e il significato  di valorizzazione  del ruolo dell’educatore   di oggi  che coltiva degli interessi delle passioni  e abbia delle  idealità  anche da comunicare “.

Libro indispensabile a chi opera sulla relazione e sull’umano  introduce una metodologia di approccio innovativa ed assolutamente efficace perché supera le barriere razionali per arrivare direttamente alla parte emozionale della Personalità e dei sistemi famigliari.

 

Prof. Matteo Villanova (direttore della Collana “Orientamenti” per Intervento intrafamigliare educativo criminologico e Responsabilità professionale verso infanzia e adolescenza e presidente dell’OLTREE – Osservatorio Laboratorio Tutela Rispetto Emozionale Età Evolutiva, Università Roma Tre).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando i genitori denunciano il proprio figlio

 

“Che tipo di società stiamo consegnando ai nostri figli?”

 

“Ragazzo di 18 anni investe e uccide un turista in bicicletta, poi torna a dormire: i genitori lo denunciano

Non li convince il racconto del figlio e tornano sul luogo dell’incidente. Qui trovano i Carabinieri e fanno il nome del figlio”

Il link dell’articolo da cui ho tratto il drammatico fatto:

http://www.huffingtonpost.it/2017/08/29/ragazzo-di-18-anni-investe-e-uccide-un-turista-in-bicicletta-poi-torna-a-dormire-i-genitori-lo-denunciano_a_23189413/?utm_hp_ref=it-homepage

 

Ho intercettato questo articolo in rete e mi è venuto subito alla mente il film di Virzì “Il capitale umano” in cui si verifica un incidente più o meno simile a questo raccontato dall’articolo linkato, e spesso i registi si ispirano a fatti di cronaca, letti sui giornali, per poi realizzare le loro opere e così ha fatto anche l’altro regista De Matteo con “I nostri ragazzi”.  Due pellicole molto interessanti e direi necessarie, una fotografia spietata e senza troppi ritocchi di una gioventù “bene” a cui tutto in qualche modo viene concesso e perdonato e dove la fragilità degli adulti diventa responsabile delle azioni scellerate e criminali dei figli.

Mi sono detta che questi genitori devono essere molto coraggiosi ed eroici nel compiere un atto del genere e col loro gesto di denuncia del figlio dimostrano un grande amore nei suoi confronti, proprio perché sanno che dovranno privarsi del figlio e forse anche del suo amore in quanto egli non capirà subito, e forse mai, la grandezza di questo gesto a fronte di un’accusa di omicidio stradale e di omissione di soccorso.

Questi genitori avrebbero potuto parlare col figlio e fare in modo che si consegnasse lui stesso ai Carabinieri , ma ciò non è avvenuto e chiaramente ciò  pone l’interrogativo del perchè abbiano preferito andare loro dai Carabinieri e denunciare il figlio.

Alla domanda “Lo conosci tuo figlio?” questi genitori evidentemente non hanno dubbi nella risposta , perché  “Sì”  loro conoscono il figlio , conoscono le sue fragilità, sanno che le parole del figlio vanno decodificate e si sono resi conto che nel racconto di questo figlio , qualcosa li ha allertati  sino ad andare alla fonte della verità , sino a voler vedere con i loro occhi quello che è accaduto perché nelle parole del figlio hanno colto qualcosa di inquietante pur nella loro normalità, forse “troppo” – esagerata normalità.

Non conosco i rapporti tra questi genitori e il loro figlio e non si può interpretare , ma come madre che si fa in continuazione domande  sulla propria genitorialità  e sulla propria (in-) adeguatezza in quanto genitore , in questo caso  e guardando all’esito di questa storia di cronaca mi viene da pensare che questo brutto epilogo abbia delle cause “altre” da ricercare,  così come  anche  la dipendenza del figlio da alcool e droghe, come si evince dall’articolo,  e chissà quante tribolazioni  questi genitori hanno  dovuto affrontare  nel tempo sino alla loro ultima decisione di denunciare.

I genitori hanno il compito di crescere i propri figli , ma poi ad un certo punto devono “lasciare andare” perché questo vuol dire consentire che i figli diventino autonomi  e diventino adulti , uomini e donne indipendenti  e capaci di  gestirsi nel mondo , dice Kahlil Gibran “Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani”  e in questo caso  questi genitori  sanno esercitare  bene il loro ruolo , sanno che non possono diventare passivi complici  di un’azione scellerata e criminale del figlio , rompono lo schema che vi sia una nemesi secondo la quale “ le colpe dei padri ricadono sui figli” e svolgono un atto  di grande amore e di grande responsabilità individuale e sociale in cui il messaggio che  arriva è  “essere genitore” vuol dire soprattutto assumere una veste morale, quando è necessaria,  e saper assumersi la responsabilità di fare qualcosa in maniera consapevole anche se molto dolorosa e contraria all’irresponsabilità filiale .

Questa storia ci rimanda alla complessità della dinamica genitori-figli , in un’epoca in cui spesso si parla di genitori  “ultra-protettivi” , di madri “totali” e di “padri mammosi” , credo che invece si debba iniziare a pensare ad uscire  dai tanti luoghi comuni e stereotipati  sulla genitorialità , riflettendo  sui  recenti cambiamenti sociali  e senza rinunciare alle sfide educative che un genitore deve e può accogliere per porsi una domanda per me fondamentale , ossia “Che tipo di società stiamo consegnando ai nostri figli?”  e alla ricerca della risposta, o delle risposte,  non ci si può sottrarre e questi genitori non l’hanno fatto, fornendo un “esempio” struggente e denso di significati per ogni genitore di questi tempi.

“Essere d’esempio” come genitore, non vuol dire “essere perfetti” perché questo sarebbe un messaggio devastante e spesso vediamo che lo è, credo che invece possa aiutarci il recuperare una dimensione più “morale dell’essere”, che si interroghi di più “su chi siamo” per noi e per gli altri e su quanto “l’essere una risorsa” anche per i nostri figli, ad esempio, possa passare dal cercare di essere migliori (non perfetti) per noi stessi e per una più estesa e reale convivenza sociale.

Stefania Cavallo

31 agosto 2017

Nota : questo caso ripropone  il tema del “dilemma” ( vd. ad es. il cosiddetto dilemma corneliano) ossia una scelta impossibile tra due valori ugualmente importanti e condivisibili l’uno come l’altro , il  “dovere” da un lato e “l’amore” dall’altro.

Un dilemma , qualunque sia l’opzione scelta, avrà delle conseguenze comunque negative.

Non si tratta di una “scelta” , anche nel nostro caso specifico, che implicherebbe più possibilità, ma  di un “dilemma” con due possibilità che si escludono l’una con l’altra . (vd. tragedie raccontate da Corneille ecc.) .

Nel nostro caso, i genitori sanno bene che denunciando il figlio lo accompagneranno al  carcere per  scontare la sua pena , lo perderanno,  ma sanno anche che se non lo faranno (e non sono poi così sicura che   vi siano genitori che si comportino secondo la prima  opzione) dovranno vivere con questo delitto e questo peso sulle loro coscienze, a fronte dell’amore filiale.

Questa intervista del regista Ivano De Matteo relativa al suo bel film I nostri ragazzi mi sembra calzi molto bene a quanto detto sino ad ora:

Manutenzione d’amore

libri

Dal capitolo  “EVOLUZIONE DELLA CULTURA DELLA SEPARAZIONE IN ITALIA E  LA    MEDIAZIONE FAMILIARE”   del mio primo libro  I GIORNI PERDUTI…..

 

copertina del libro

 

I  genitori si considerano nemici. Si rivolgono ad un avvocato che li rappresenti, perché il conflitto si sposti sul piano legale, mentre invece le tensioni restano e continuano a litigare. Il mediatore familiare è un facilitatore della comunicazione; mentre il legale fa il suo lavoro, gli ex coniugi continuano a dialogare nella  “stanza di mediazione” .

Scopo della mediazione non è riappacificare, ma creare i presupposti per una separazione pacifica.

La mediazione esige la tregua (col consenso degli avvocati e la sospensione dell’eventuale giudizio). Tutto il rituale della mediazione familiare è di per se pacificatore.

In particolare riprendendo il concetto di “manutenzione” della  coppia mi sembra opportuno ricordare e citare  uno  scritto  di  F. Scaparro  che appunto descrive questo concetto di “manutenzione d’amore” che personalmente trovo molto interessante in quanto non scontata e un po’ in contro-tendenza in una società come quella attuale del tipo “usa e getta”:

“….Non è comune un’espressione quale ‘manutenzione d’amore’ , anzi appare forse sconsigliabile perché unisce in una sorta di ossimoro due immagini in apparenza contraddittorie, la presunta pesantezza della manutenzione e la presunta levità dell’amore. Peccato perché nella manutenzione c’è spesso tanto amore , nel senso di un forte legame di affetto e di interesse, o almeno di impegno e di diligenza , affinché l’oggetto ‘ben mantenuto’ duri  nel tempo nelle migliori condizioni possibili. (…) La manutenzione , per di più, fa bene a chi la fa , impreziosisce, con il lavoro, la cura e l’impegno, il rapporto con uomini e cose, ci assicura legami vitali, ci dà radici, toglie le nostre relazioni dalla precarietà della cronaca collocandole in una storia che è una storia di cura, perfezionamento, impegno, affetto.”3

 

 

3              da  cap. 6 di “La bella stagione. Dieci lezioni sull’infanzia e l’adolescenza” di  F. Scaparro, Ed. Vita & Pensiero – Transizioni 2003 , Milano.