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Archivio per dicembre, 2017

Amore e basta

 non-violenza

 

 

Caro amico, mi trovo a farti da testimone alla prima unione civile e ricordo quando nel 2000 fosti tu a fare da nostro testimone di nozze.

Il tuo è un passo molto impegnativo, giunto ad un’età matura, dopo aver vissuto senza tregua una vita che probabilmente non ti ha risparmiato nulla, né gioie né dolori.

In questi anni, ci eravamo un po’ persi di vista, ma la nostra amicizia autentica è rimasta sempre connessa, perché i legami importanti creano dei fili invisibili e così è per noi.

Questo è un momento di festa, e questa unione significa molto, soprattutto per te , sugella un sentimento intimo che è molto difficile da esprimere e che possa essere compreso nella sua più intrinseca verità umana.

Con il tuo compagno coronerai il senso di “famiglia”, come hai sempre desiderato e proprio come dice Francesca Comencini, in un suo libro d’esordio “Famiglie”:

“La famiglia è un gruppo di persone che si scelgono, che si amano, si appartengono e si prendono cura le une delle altre “.

In “Supplica a mia madre” Pasolini si autoflagellò, dichiarandosi incapace di definirsi un vero figlio e la sua omosessualità gli recò un forte senso di colpa, ma allo stesso modo era motivo di un’infinita sete di amore, di amori, quelli descritti nelle sue opere e ricercati fino all’ultimo giorno di vita.

Ognuno di noi necessita di amare e di essere amato e l’amore è libero da etichette di ogni tipo, l’amore è AMORE e basta.

Infine , lasciami dire che mi sento “testimone” in un senso molto più ampio, perché mi sento “testimone” della nostra epoca , di un mondo di grandi cambiamenti sociali, in una contemporaneità dove tutto questo è possibile come conquista di civiltà al di là di ogni retorica e di questo te ne sono infinitamente grata.

Auguro ad entrambi tutto il meglio che la vita vi possa regalare.

 

Stefania Cavallo

6 dicembre 2017

 

 

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Neeting.2 Narrazioni di comunità

 

LEARNING FROM DOING!

 

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Venerdì 1 dicembre scorso, ho partecipato ad un bel convegno a Milano su un tema di elevata importanza e urgenza sociale, educativa e culturale ossia quello dei cosiddetti NEET , il cui acronimo significa   “Not in Education, Employment or Training”, per indicare quei giovani che non partecipano a percorsi di istruzione o formazione e nemmeno stanno svolgendo un’attività lavorativa.

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La mia formazione sociologica, sempre molto attenta a ogni forma di fragilità sociale, e il mio sguardo da genitore di un adolescente hanno reso questa tematica una realtà che ritengo essere non completamente conosciuta ai più, o almeno conosciuta solo in parte, quando accade che si voglia fare un po’ di retorica sui “giovani”, per motivi non sempre nobili, e che spesso attengono alle scadenze elettorali.

Vivo in una realtà della provincia milanese, ormai da diversi anni, e spesso mi imbatto per strada in giovani che hanno lasciato la scuola per “n” motivi , ma soprattutto per demotivazione in qualche modo indotta da questo “sistema scuola” non sempre al passo coi tempi e motivante per i giovani .

Questi ragazzi se non hanno la possibilità di “ripartire” grazie ai genitori che non li abbandonano e consentono loro di riprendere gli studi e di recuperare il tempo perso, per prendersi un diploma delle superiori ,  si avviano ad un lavoro , spesso un “lavoro che non c’è” perché precario , senza alcun titolo e specializzazione , un lavoro “povero” di quelli attuali , in cui il valore “lavoro” perde ogni significato e dignità , oppure stanno a casa , in una condizione di totale depressione, o molto peggio vanno ad alimentare condotte devianti e legate alla criminalità organizzata , soprattutto attraverso tutto quel mondo “nero” e molto rischioso della droga e delle molteplici attività collaterali ad esso drammaticamente connesse.

Ecco perché bisogna essere molto vigili come genitori, come adulti di riferimento, come educatori e insegnanti, e come tutti coloro che incontrano nella propria quotidianità questi giovani , ragazze e ragazzi che coprono la fascia di età tra i 14 e i 25 anni circa.

Lo scenario economico e lavorativo , che abbiamo di fronte , e parlo dell’Italia, non è certo positivo e rassicurante , eppure ci sono degli esempi positivi che permettono a questi giovani di “mettersi in gioco” e di trovare quella “fiducia” che spesso perdono verso gli adulti e verso un mondo circostante che in questi anni recenti è stato deludente e privo di opportunità , di contenuti , quei “contenuti che possano riempire il rapporto tra noi e loro”, come dice Colonna , direttore della mitica Smemoranda.

I due testimonial, Colonna e Gubitosi , fondatore e direttore artistico di Giffoni Film Festival, fanno affermazioni che fanno riflettere e ne emerge un quadro di un paese che di fatto “è un paese per vecchi”, per parafrasare il titolo di un noto film dei fratelli Coen .

 

“I giovani hanno bisogno di sapere che si ha fiducia in loro, così si intercettano , altrimenti li perdiamo e scappano” , dirà Colonna , raccontando l’esperienza contro-corrente di Smemoranda, alla sua quarantesima edizione. La finalità è “ridare speranza al sogno” a questi ragazzi,  per un mondo migliore .

Con lo stesso fil rouge, Gubitosi racconta del suo Giffoni Film Festival , dove la parola “FESTIVAL” è stata sostituita quest’anno dalla parola “ESPERIENZA” e l’anno prossimo diventerà “OPPORTUNITA’ ”.

Giffoni è anche un paese , in provincia di Salerno in Campania, oltre che occasione internazionale e a Giffoni i ragazzi vengono ascoltati , uno ad uno, dallo stesso Gubitosi per la selezione .

Una ragazza partecipante quest’anno e durante un’intervista, da un video proiettato, dice “ Se sei a Giffoni, sei uno di Giffoni “, e un’altra ancora ” A Giffoni vivi tutte le emozioni di una vita”.

Ora 300 ragazzi del “Giffoni Film Festival” sono all’estero e si formano non solo in cinema, ma anche in sceneggiatura e in altre specialità.

Mi sono piaciute tutte le testimonianze che cercano di dare speranza a questi giovani e alle loro famiglie, attraverso il “mettersi in gioco” e fornendo “opportunità”.

Il 45% dei NEET ha solo la licenza media , non risponde alle politiche attive e alla Garanzia Giovani e spesso sono disoccupati da almeno tre mesi , nella fascia di età 18-24 anni , e sono quelli che aderiscono al progetto “network” (vd. www.network.eu) di Benedetta Angiari , un progetto molto innovativo della Fondazione Cariplo.

Mi ha affascinato sentire parlare di come Facebook e altri social media, possano diventare strumenti molto utili per capire meglio il pubblico che si vuole cercare , come appunto i NEET .

In questa direzione vanno studi americani , grazie al contributo delle Scienze sociali computazionali , come dice la testimonial Kyriaki Kalimeri (vd. www.likeyouth.org ), quando parla di questa nuova frontiera della “digitalizzazione delle tracce” che i NEET possono lasciare sui social net; si tratta di dati difficili da decodificare, dai profili digitali ai profili sociali degli individui e ai profili culturali .

Bella , entusiasmante la testimonianza portoghese di AS NOSSAS QUINTAS , un’impresa sociale giovanile agricola , raccontata da Francisco Simoes dell’Università di Lisbona. E’ difficile ingaggiare i giovani nelle aree rurali, eppure questa storia è una conferma del contrario, attraverso attività negoziali, riattivando i loro interessi , attraverso il “Learning from doing-Imparare facendo”, fornendo scelte e coinvolgendoli in qualcosa che fosse moderno . Quella che si potrebbe definire oggi “una narrazione di comunità”.

Durante le diverse “narrazioni” svolte al convegno, emerge il tema diffuso e condiviso di “trasformare la nostra scuola “, seguendo la trasformazione tecnologica e sociale in cui siamo in mezzo.

Abbiamo il tasso di abbandono scolastico universitario più alto al mondo e il mercato del lavoro , uno dei più rigidi , come ci ricorda Francesco Pastore dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli. Vi è una tendenza di molti giovani a perdersi .

Servono alleanze tra pubblico e privato, tra scuola e aziende, scuola e famiglie , giovani e adulti , alleanze che possano produrre risultati importanti. Questa è la conclusione a cui approda Alessandro Rosina dell’Università Cattolica del Sacro Cuore -Osservatorio Giovani Istituto Toniolo, al termine della sua relazione molto dettagliata e che potete trovare nella cartella stampa fornita, dal sito della Fondazione Cariplo , con altri contributi sul progetto “network” (http://www.fondazionecariplo.it/it/news/servizi/neeting-2.html) .

Infine, il convegno si chiude con una sessione per premiare i migliori poster del progetto che saranno pubblicati sullo spazio facebook  al seguente link:

https://www.facebook.com/RapportoGiovani/?hc_ref=ARSzEDo1z3kxd6XZrCTSeYhTL1DFOrbdSixLXThnlrUAtNTIYVQlJWS0JVywH8XEDzY&pnref=story

Un mio breve video con alcune immagini prese durante il convegno molto interessante e intenso , di belle speranze per i nostri giovani :

https://www.facebook.com/stefania.cavallo.127/videos/10214968930725421/

NEET 11

 

Stefania Cavallo

3 dicembre 2017