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BOOKCITY Milano,  20 novembre 2016:

Diario semiserio di una mamma blogger e percorsi possibili di genitorialità

Stefania Cavallo e  Matteo Villanova  

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BOOKCITY MILANO 2016. Nonostante il maltempo , nonostante le diverse iniziative sparse per Milano con personalità prestigiose del panorama letterario e non solo in occasione di BookCity Milano, nonostante i visitatori della Villa Necchi Milano e nonostante, nonostante ………in sala , abbiamo mantenuto una presenza di circa venti persone molto interessate al nostro evento , quindi ringrazio di cuore veramente tutti , nessuno escluso . Da oggi è possibile recuperare i miei libri soprattutto il nuovo Mal di Scuola. Filmografia sul mondo della scuola e per la… alla Libreria “il gabbiano” Trezzo sull’Adda dal bravo libraio Marco Cereda che ieri ci ha supportato col banchetto dei libri . Ora il prossimo passo sarà quello di organizzare delle iniziative nelle scuole in cui portare il mio contributo sui temi a me molto cari come Famiglie, Infanzia e Scuola.

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Un’ esperienza importante che ha fatto il punto sul fronte dei percorsi emozionali che cerco di portare in giro e di diffondere attraverso i miei lavori , i miei scritti e i miei interventi. Grazie ad incontri importanti come il prof. Matteo Villanova e sua moglie Rosa Maria , due neuropsichiatri e professionisti della tutela e rispetto emozionale dell’età evolutiva con O.L.T.R.E.E.E. https://www.facebook.com/osservatoriooltreeee/… . E’ importante fornire esempi positivi e scrivere fornendo modelli positivi per i nostri giovani …..noi cerchiamo di farlo ogni giorno , ognuno col proprio impegno e passione nel proprio ambito professionale . Molto importante diventa il lavoro dei pedagogisti per la loro competenza specifica e unica.

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la bellissima sala di Villa Necchi  durante gli ultimi preparativi , prima dell’arrivo dei partecipanti 

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Silvana Gainotti   https://www.facebook.com/silvana.gainotti.9   ha scritto su facebook :

Da “Genitori equilibristi” a “Mal di scuola” (l’ultimo libro fresco di stampa presentato oggi nella splendida cornice di Villa Necchi in via Mozart a Milano) Stefania Cavallo ci ricorda la straordinaria avventura dell’educare.
Anche il suo blog “Lavoratori acrobati”
sottolinea la sua ricerca, il suo impegno, il suo talento.
Interessante il contributo di Matteo Villanova, neuropsichiatra – sessuologo clinico e forense – criminologo, che ci ricorda quanto il tecnicismo, l’efficienza e l’ essenzialita’ non bastino. Le persone del futuro, i piccoli di oggi, hanno bisogno di essere educati all’intelligenza emotiva.
“I tuoi figli non sono tuoi. Puoi cercare di somigliare a loro ma non cercare di farli somigliare a te.” ‎(k. Gibran)

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Il prof. Matteo Villanova ci ha incantato con l’ epigenetica pedagogica e ci ha messo in allerta sulle tendenze all’idolatria mediatica…..e molto altro, come il suo Master  e l’Osservatorio  O.L.T.R.E.E.E .

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GRAZIE A TUTTI E ALLA PROSSIMA ! 

Stefania

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“Lottare significa vivere, e vivere soffrire” Jack London

 

Alla Libreria “il gabbiano” di Trezzo sull’Adda di Marco Cereda

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Una serata bellissima in cui i ricordi della scrittrice Nicoletta Sipos hanno preso la parola e ci hanno condotto lungo il percorso della memoria , della sua storia personale e più generale , con i suoi continui rimandi a momenti struggenti e memorabili della storia dei suoi genitori , Tibor e Sara nel romanzo, in una cornice storica tra le più drammatiche dell’Ungheria degli anni ’50 , in cui imperversava la dittatura stalinista e ancora prima con le leggi razziali dell’Italia fascista e dei campi di lavoro della seconda guerra mondiale.

Si tratta del suo terzo romanzo che  prende spunto ancora da una storia vera , anzi in questo caso si tratta proprio della storia dei suoi genitori , che per tanto tempo le avevano chiesto di scrivere, ma che “la figlia Nicoletta”  tardava a scrivere,  perché come ci ha detto: ”scrivere questa storia familiare , forte e intensa,  non è stato semplicissimo e ci sono voluti tantissimi anni per compiere questo lavoro “ e lo si capisce quando lo si legge .

Dice : “Ho raccontato la storia di una fuga dall’Ungheria stalinista. Il protagonista è un medico ungherese, chiuso nel nascondiglio di una nave mercantile in viaggio da Budapest a Vienna. Ha il torto di essersi ribellato agli ordini del partito e se resta a casa dovrà affrontare una dura punizione. La moglie italiana e i due figli ancora bambini hanno lasciato il paese e si trovano già in salvo in Italia e non torneranno più a casa. Gliel’ha chiesto lui stesso e ha anche promesso d raggiungerli. A qualunque costo. Durante il viaggio si scoprono gli antefatti, la storia d’amore tra il dottore e la moglie – una storia difficile iniziata nei primi anni 30 a Torino. Difficile perché lui è ebreo e la famiglia di lei si è lungamente opposta alle nozze. Ma i due innamorati hanno tenuto duro. Sono riusciti a sopravvivere a ogni sorta di vicissitudini – dalla persecuzione alla guerra – e ora lui vuole compiere l’ultimo passo raggiungendola la famiglia. Ancora una volta dovrà lottare molto contro il maltempo che rallenta il viaggio e un agente della polizia segreta che è salito a bordo perché sospetta qualcosa.”

 Perché  mi è piaciuto questo romanzo?

Intanto, perché tratta il tema del ricordo e l’importanza delle proprie radici e appunto il fatto che si tratti di una storia vera , ambientata in un periodo difficile e personalmente mi ha fatto approfondire la storia di un paese come l’Ungheria , in maniera particolareggiata e con una tecnica narrativa molto fluida, visiva  e avvincente .

E’ un lavoro sulla memoria, mai dato per scontato  e necessario per i più giovani e per le future generazioni,  con l’interrogativo che  risuona, senza tregua : “ Come si fa ad avere memoria di qualcosa che non si è vissuto?”  e il dovere per ognuno di trovare una risposta perché  quegli orrori , quelle persecuzioni e quella violenza non si ripetano  più.

Allora , ecco l’importanza del lavoro della “testimonianza” , come questa del romanzo di Nicoletta Sipos , secondo cui diventa fondamentale la dimensione del racconto di storie autentiche che ci parlano di coraggio e di sogni .

Dice la Sipos:  “E’ giusto che i giovani sappiano”  ed è il motivo per cui ha dedicato questo libro ai suoi tre nipoti  e poi aggiungerà   “attraverso  la scrittura della storia dei propri nonni , dei propri genitori , i ragazzi possono capirli meglio e capire chi erano in realtà e quindi amarli  ancora di più “. 

“In momenti  di grande stress , di grandi difficoltà, persone normali , come i protagonisti di questa  storia, riescono a tirare fuori risorse impensate !“

Questa brava “testimone del tempo”,  come  ama definirsi la nostra giornalista-scrittrice di lungo corso,  ci ha incantati ancora una volta , creando momenti  di  sentita  commozione  tra i presenti all’incontro,  offrendo l’opportunità  di uno scambio con una donna di grande spessore culturale  e umano,  non  sempre facile da “incontrare”  in questo ambito, in cui a volte il  narcisismo del personaggio  “scrittore”  si perde  in  mera operazione di marketing librario a scapito della narrazione , dell’importanza e del senso del contenuto e delle parole scritte ;  la sua  citazione a Martin Eden di Jack London , quale libro e autore preferito,  forse la dice  lunga  proprio sull’ importanza dei libri letti per la nostra formazione  giovanile, ma non solo.

Alla prossima cara Nicoletta!

Ecco il bel video della serata con Nicoletta Sipos alla Libreria “il gabbiano” di Trezzo sull’Adda di Marco Cereda:

https://www.facebook.com/stefania.cavallo.127/videos/vb.1493472454/10211174193819370/?type=2&theater

Stefania Cavallo

6 novembre 2016

 

 

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Vi aspettiamo!

Stefania Cavallo

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Sito: http://stefaniacavallo.jimdo.com/eventi-e-progetti/

Blog :  www.stefaniacavallo.wordpress.com

BOOKCITY MILANO 2016 (17-20 novembre)

 20/11/2016 – dalle 10:30:00 alle 12:00:00 

Diario semiserio di una mamma blogger e percorsi possibili di genitorialità. Con Stefania Cavallo e Matteo Villanova

Villa Necchi Campiglio – MILANO

http://www.bookcitymilano.it/

 

copertina del libroGENITORI EQUILIBRISTI  - 2-mal-di-scuola-copertina

Ragionando di violenza

Dedicato a Sua Santità il XIV  Dalai  Lama

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Da un pò di tempo,  sto riflettendo sul tema della violenza, oggi così diffusa e presente in varie forme anche quelle più invisibili e subdole.

Mi hanno  smosso intimamente  e di recente  anche le parole del regista Ivano De Matteo  nel parlare del suo ultimo film che racconta  di una donna maltrattata dal marito e che fugge in un’altra città col figlio adolescente per ricostruirsi una nuova vita , e   le parole di De Matteo sono queste più o meno , andando a memoria :  “ ho cercato di evocare, di far percepire   la violenza nel film senza mai mostrarla veramente “  ,   così   ho pensato  subito  che per chi si trovasse  nella posizione di spettatore di quel film in effetti  gli arrivasse  esattamente questa percezione , ossia di  moti violenti  sin dalla prima scena ma mai sfacciati e stressati , come invece accade in molte pellicole contemporanee , in cui la violenza  è  “la  protagonista” e viene presentata estremizzandola,  soprattutto visivamente con scene sanguinarie  e tremende .

Siamo in un’epoca in cui l il clima di violenza  e di sopraffazione  “si taglia con l’accetta”,  a tal punto che  ne siamo spettatori impotenti , se non vittime a volte inconsapevoli o attori  consapevoli   nei rapporti  privati e meno privati .

Soprattutto tra i giovani , colgo sguardi   impreparati  nel  ragionare su questi argomenti  e mi dispiace molto, perché  quando parli con loro e li ascolti  spesso hanno subito un episodio di bullismo nella scuola e spesso ne sono usciti  con delle ferite mai completamente guarite , magari  iscrivendosi a corsi di autodifesa, sia ragazze che ragazzi, come se il problema  fosse sempre e solo quello di  “difendersi”  per non subire ingiustizie e  aggressioni  violente  e non quello  invece  di  creare , costruire delle condizioni culturali e sociali in cui   i giovani e le persone  tutte possano desiderare  di vivere  “senza sentirsi continuamente in pericolo” , perché il clima che si respira in questa società , peraltro  così evoluta  da tanti punti di vista,   è proprio quella del continuo pericolo di essere offesi , colpiti , denigrati  e vessati  con violenza e senza motivo, sia  a livello psicologico e invisibile che  in maniera fisica e visibile .

Questo sentimento di “continua pericolosità” e di  “esposizione impotente  ”  della persona  ci riguarda un po’ tutti,   trova conferma nei fatti della quotidianità  soprattutto con gli  episodi  più recenti degli attentati terroristici, così come nei paesi di guerra da cui si sta scappando ,  ma si trova a livello trasversale in tutti i contesti privati e pubblici e come punta di un iceberg  nelle nostre istituzioni , nelle aggressioni verbali dei politici  a cui assistiamo di continuo , così come attraverso  gli effetti   perversi  e  micidiali , nel senso vero della parola, del mondo del web , tanto utile quanto anch’esso   “pericoloso”  e scenario potente di violenza declinata in svariati  modi.

Credo proprio che il tema sia  fortemente  quello di  voler vivere in un mondo in cui ci si possa  relazionare  senza che ci sia continua competizione e sopraffazione e in cui si possa collaborare tutti nel costruire  “modelli”  educativi  ,  culturali  e sociali   percorribili , in cui  poter trasformare  il sentimento negativo del   “sentirsi continuamente in pericolo”  in un sentimento positivo in cui non sia più necessario continuare a difendersi per potersi esprimere , per esprimere opinioni diverse e contrarie a quelle altrui  e  semplicemente  per “vivere”  in una condizione di normalità,  di fiducia  e speranza  per un mondo migliore.

Occorre l’impegno di tutti  e ognuno può fare molto per  creare condizioni di  “non –violenza”  nei vari ambiti in cui opera e vive.

 

Stefania Cavallo

22 ottobre 2016

 

 

 

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Dedico questo mio nuovo lavoro  ai miei  “maestri” che non ho scordato e non scorderò mai e a tutti quei “maestri” che sanno risvegliare quel sentimento un po’ assopito dell’inesauribile valore della ricerca-conoscenza di sé stessi e del mondo

  

Film più noti ,  alcuni meno noti  e di registi  esordienti , sicuramente scelti  tra quelli che non dimentico  e che ho visto più volte . Una proposta  che si focalizza  su quei film  in cui  tutto viene messo in discussione nel rapporto scuola-istituzione, scuola –società/famiglia e  scuola –eredità.  

Oltre ai racconti forniti dai diversi  film selezionati , si inserisce  anche un gioco di  rimandi e riflessioni a seconda dei temi affrontati e più significativi per me.

 Un omaggio  anche ai tanti film  sul tema che mi sono sfuggiti  e per quelli che verranno realizzati perché il Cinema è inesauribile e non finirà mai di raccontare e di far sognare !

Un progetto  pensato per sensibilizzare adulti e giovani che , nei vari ruoli,  attraversano e vivono l’ambito scolastico con  tematiche  e riflessioni  molto attuali che spesso solo le immagini e  dei percorsi  filmici  “dedicati”  sanno restituire in maniera forse più  efficace  di lunghi discorsi e di molte analisi.

Un argomento che ci riguarda, più o meno direttamente, tutti: la scuola.

Registi, scrittori , educatori, preti  e addetti ai lavori , ( pedagogisti in stretto collegamento con pediatri e neuropsichiatri infantili) ,  che trattano questi temi  spinti  dall’esigenza di raccontare, attraverso la narrazione spesso  autobiografica,  ci spiegano  come  la straordinaria avventura dell’educare appartenga  a ciascuno, così   come   l’impegno e la responsabilità nel consegnare alle nuove generazioni il faticoso ed appassionante mestiere di vivere.

Mi auguro che questo percorso  e progetto  pensato nel tempo e cresciuto in questi anni  possa creare momenti  di discussione e di confronto  nelle scuole  e nella società  civile , tra insegnanti , educatori ,  studenti  e famiglie  in maniera da  attivare nuovi  progetti nei quali  riconoscersi  nel  difficile e misterioso mestiere  dell’insegnare e  dell’ apprendere.

Pennac , come sapete,  faceva  assegnare dei numeri  all’ argomento che sceglievano  i suoi studenti  (una poesia, o altro) e quando voleva sentirli  “dava i numeri” in senso letterale  e al numero chiamato si alzava lo studente che ripeteva a memoria  la poesia o quello che aveva preparato ………qualcosa che questi studenti non avrebbero mai più dimenticato nella loro memoria emotiva, insomma  bellissimi aneddoti e grandi soddisfazioni per il “maestro”-“professore”  di francese   Daniel Pennac.

C’è anche molto altro che riguarda la relazione che si instaura con i ragazzi , accogliendo le singole peculiarità e difficoltà ……e questo rappresenta sempre  per me un’ importante ricchezza di risorse su cui lavorare .

Quindi per me esiste un “metodo Pennac”  molto valido  che ho cercato di fare mio in questi anni e che si può riassumere meglio con le parole dello stesso Pennac , come segue :

“Dai, tu che sai tutto senza aver imparato niente, il modo per insegnare senza essere preparato a questo? C’è un metodo?
– Non mancano, certo, i metodi, anzi, ce ne sono fin troppi! Passate il tempo a rifugiarvi nei metodi, mentre dentro di voi sapete che il metodo non basta. Gli manca qualcosa.
– Che cosa gli manca?
– Non posso dirlo.
– Perché?
– È una parolaccia,
– Peggio di ‘empatia’?
– Neanche da paragonare. Una parola che non puoi assolutamente pronunciare in una scuola, in un liceo, in una università, o in tutto ciò che le assomiglia.
– E cioè?
– No, davvero non posso…
– Su, dai!
– Non posso, ti dico! Se tiri fuori questa parola parlando di istruzione, ti linciano!
– …
– …
– …
– L’amore.

(da Diario di scuola)

 

Stefania Cavallo

12 ottobre 2016

 

 

“ Noi adoriamo San Calogero un Santo nero. Vorrei che San Calogero continuasse a camminare verso il Nord per dire che siamo tutti uguali”  Andrea Camilleri ( da “Lontano dagli occhi”  Rai Tre reportage  di Domenico Iannacone e Luca Cambi  in commemorazione della tragedia della migrazione a Lampedusa  del 3 ottobre 2015) 

LONTANO DAGLI OCCHI
“Quando le cose non si vedono da vicino non si capiscono fino in fondo. Magari siamo noi stessi a scegliere di non farlo per sentirci meno obbligati a pensare. Le cose che sono lontane dagli occhi ci fanno meno paura. Un giorno però i ragazzi leggeranno sui libri di storia che dal 1988 ad oggi nel Mediterraneo, durante traversate su barconi come questi, sono morte 20mila persone. L’unica cosa che non potranno mai sapere è quanti altri sono morti senza lasciare nessuna traccia, inghiottiti dal mare” Domenico Iannacone 

Link  dell’intero reportage :

http://www.raiplay.it/video/2016/09/Lontano-dagli-occhi-75cc9c56-63f7-4404-90a8-60c03b5bdaa2.html

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La storia della mia famiglia è una storia di persone migranti . Mio padre Dodò venne in Italia dalla Francia per trovare fortuna nel suo lavoro di artista lirico perché era tenore premiato al Conservatorio di Marsiglia ( una città in cui già all’epoca i migranti algerini e marocchini erano una realtà consolidata e i suoi migliori amici erano di origine magrebina) . Mio padre era figlio di un italiano che dal sud dell’Italia espatriò in Francia, ad Aix en Provence, dove conobbe mia nonna che era spagnola, catalana di Sabadell (Barcellona), fuggita al Franchismo che gli aveva massacrato tutta la famiglia. Mia madre Ada Cavallo è venuta, tra gli anni ’50 e ’60 , a Milano dal sud , da Napoli, (da “terrona” appunto…..come si diceva ,  si dice e si pensa ancora  dei “meridionali” in alcune zone della “bella Italia”)  con mio padre per provare a cercare lavoro , come artisti lirici , e all’epoca salirono con le cosiddette “valigie di cartone” in cui avevano messo tutti i loro sogni , perché mio padre avrebbe meritato una brillante carriera artistica di bravo tenore …..ma anche se le cose sono andate diversamente , Milano li ha accolti e ha dato loro , all’epoca, diverse possibilità di riscatto economico ed umano. Mio nonno Mino Cavallo, il baritono internazionale e padre di Ada Cavallo, era sempre in giro per il mondo e per 10 anni , come ho raccontato anche nel libro che gli ho dedicato, è espatriato in Argentina perché rifiutò di indossare la divisa “fascista” in quanto artista lirico e libero pensatore. Oggi i miei zii ,  zie , cugini e cugine cari  sono sparsi  in giro per il mondo e  sono cittadini per lo più europei ben integrati  in Francia, Germania, Spagna ecc.  Per me tutto questo fa parte del mio “imprinting genetico ed emotivo” e non posso pensare alla mia vita, a quella di mio figlio e dei miei futuri nipotini ( se ne avrò) senza pensare ad un mondo in cui si cerchi di convivere tutti pacificamente , aiutandosi reciprocamente. Mi rendo conto che il percorso di chi “accoglie” sia un percorso difficile, irto di pericoli, di resistenze ,di strumentalizzazioni e di errori , ma bisogna “battersi” , in senso morale , perché tutto questo sia possibile. Ringrazio chi condivide tutto questo e so che siamo in tanti! L’impegno della società civile e della scuola, così come della politica, può e deve restare molto vigile e attivo per evitare derive di intolleranza e di discriminazione che purtroppo hanno segnato momenti cupi e terribili della nostra storia. Il regista Ken Loach in un’intervista sulla sua realistica e dura pellicola “In questo mondo libero” afferma: “Lo sfruttamento è cosa nota a tutti. Quindi non si tratta di una novità. La cosa che ci interessa di più è sfidare la convinzione secondo la quale la spregiudicatezza imprenditoriale è l’unico modo in cui la società può progredire; l’idea che tutto sia merce di scambio, che l’economia debba essere pura competizione, totalmente orientata al marketing e che questo è il modo in cui dovremmo vivere. Ricorrendo allo sfruttamento e producendo mostri”.
Certo c’è il grande tema della “guerra tra poveri” che mi ricorda l’altro regista socio- politico il francese Robert Guédiguian col bel film “Le nevi del Kilimangiaro”, un film che lavora proprio sul tema dell’importanza delle “azioni concrete” perché in tempi di crisi, i discorsi non bastano più ! Una società in cui pensare alla “riconciliazione tra i nuovi poveri”, tra tutti i “miserables” per ricostruire una coscienza di classe. Questi sono i problemi e le contraddizioni della società moderna in una crisi che continua a creare, in tutti i paesi occidentali, nuovi poveri.

Stefania Cavallo

5 ottobre 2016

 

 

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“Unisciti a coloro che cantano, raccontano storie, si godono la vita e hanno la gioia negli occhi.

Perché la gioia è contagiosa, e riesce sempre a impedire che gli uomini si lascino paralizzare dalla depressione, dalla solitudine e dalle difficoltà.

Unisciti a chi procede a testa alta, anche se ha gli occhi pieni di lacrime”   

 

Paulo Coelho