Solo coloro che sono abbastanza folli da voler cambiare il mondo …lo cambiano davvero!Just another WordPress.com site

Amore e basta

 non-violenza

 

 

Caro amico, mi trovo a farti da testimone alla prima unione civile e ricordo quando nel 2000 fosti tu a fare da nostro testimone di nozze.

Il tuo è un passo molto impegnativo, giunto ad un’età matura, dopo aver vissuto senza tregua una vita che probabilmente non ti ha risparmiato nulla, né gioie né dolori.

In questi anni, ci eravamo un po’ persi di vista, ma la nostra amicizia autentica è rimasta sempre connessa, perché i legami importanti creano dei fili invisibili e così è per noi.

Questo è un momento di festa, e questa unione significa molto, soprattutto per te , sugella un sentimento intimo che è molto difficile da esprimere e che possa essere compreso nella sua più intrinseca verità umana.

Con il tuo compagno coronerai il senso di “famiglia”, come hai sempre desiderato e proprio come dice Francesca Comencini, in un suo libro d’esordio “Famiglie”:

“La famiglia è un gruppo di persone che si scelgono, che si amano, si appartengono e si prendono cura le une delle altre “.

In “Supplica a mia madre” Pasolini si autoflagellò, dichiarandosi incapace di definirsi un vero figlio e la sua omosessualità gli recò un forte senso di colpa, ma allo stesso modo era motivo di un’infinita sete di amore, di amori, quelli descritti nelle sue opere e ricercati fino all’ultimo giorno di vita.

Ognuno di noi necessita di amare e di essere amato e l’amore è libero da etichette di ogni tipo, l’amore è AMORE e basta.

Infine , lasciami dire che mi sento “testimone” in un senso molto più ampio, perché mi sento “testimone” della nostra epoca , di un mondo di grandi cambiamenti sociali, in una contemporaneità dove tutto questo è possibile come conquista di civiltà al di là di ogni retorica e di questo te ne sono infinitamente grata.

Auguro ad entrambi tutto il meglio che la vita vi possa regalare.

 

Stefania Cavallo

6 dicembre 2017

 

 

Annunci

 

LEARNING FROM DOING!

 

Digitalizzato_20171202Digitalizzato_20171202 (2)

 

Venerdì 1 dicembre scorso, ho partecipato ad un bel convegno a Milano su un tema di elevata importanza e urgenza sociale, educativa e culturale ossia quello dei cosiddetti NEET , il cui acronimo significa   “Not in Education, Employment or Training”, per indicare quei giovani che non partecipano a percorsi di istruzione o formazione e nemmeno stanno svolgendo un’attività lavorativa.

NEET 0

 

La mia formazione sociologica, sempre molto attenta a ogni forma di fragilità sociale, e il mio sguardo da genitore di un adolescente hanno reso questa tematica una realtà che ritengo essere non completamente conosciuta ai più, o almeno conosciuta solo in parte, quando accade che si voglia fare un po’ di retorica sui “giovani”, per motivi non sempre nobili, e che spesso attengono alle scadenze elettorali.

Vivo in una realtà della provincia milanese, ormai da diversi anni, e spesso mi imbatto per strada in giovani che hanno lasciato la scuola per “n” motivi , ma soprattutto per demotivazione in qualche modo indotta da questo “sistema scuola” non sempre al passo coi tempi e motivante per i giovani .

Questi ragazzi se non hanno la possibilità di “ripartire” grazie ai genitori che non li abbandonano e consentono loro di riprendere gli studi e di recuperare il tempo perso, per prendersi un diploma delle superiori ,  si avviano ad un lavoro , spesso un “lavoro che non c’è” perché precario , senza alcun titolo e specializzazione , un lavoro “povero” di quelli attuali , in cui il valore “lavoro” perde ogni significato e dignità , oppure stanno a casa , in una condizione di totale depressione, o molto peggio vanno ad alimentare condotte devianti e legate alla criminalità organizzata , soprattutto attraverso tutto quel mondo “nero” e molto rischioso della droga e delle molteplici attività collaterali ad esso drammaticamente connesse.

Ecco perché bisogna essere molto vigili come genitori, come adulti di riferimento, come educatori e insegnanti, e come tutti coloro che incontrano nella propria quotidianità questi giovani , ragazze e ragazzi che coprono la fascia di età tra i 14 e i 25 anni circa.

Lo scenario economico e lavorativo , che abbiamo di fronte , e parlo dell’Italia, non è certo positivo e rassicurante , eppure ci sono degli esempi positivi che permettono a questi giovani di “mettersi in gioco” e di trovare quella “fiducia” che spesso perdono verso gli adulti e verso un mondo circostante che in questi anni recenti è stato deludente e privo di opportunità , di contenuti , quei “contenuti che possano riempire il rapporto tra noi e loro”, come dice Colonna , direttore della mitica Smemoranda.

I due testimonial, Colonna e Gubitosi , fondatore e direttore artistico di Giffoni Film Festival, fanno affermazioni che fanno riflettere e ne emerge un quadro di un paese che di fatto “è un paese per vecchi”, per parafrasare il titolo di un noto film dei fratelli Coen .

 

“I giovani hanno bisogno di sapere che si ha fiducia in loro, così si intercettano , altrimenti li perdiamo e scappano” , dirà Colonna , raccontando l’esperienza contro-corrente di Smemoranda, alla sua quarantesima edizione. La finalità è “ridare speranza al sogno” a questi ragazzi,  per un mondo migliore .

Con lo stesso fil rouge, Gubitosi racconta del suo Giffoni Film Festival , dove la parola “FESTIVAL” è stata sostituita quest’anno dalla parola “ESPERIENZA” e l’anno prossimo diventerà “OPPORTUNITA’ ”.

Giffoni è anche un paese , in provincia di Salerno in Campania, oltre che occasione internazionale e a Giffoni i ragazzi vengono ascoltati , uno ad uno, dallo stesso Gubitosi per la selezione .

Una ragazza partecipante quest’anno e durante un’intervista, da un video proiettato, dice “ Se sei a Giffoni, sei uno di Giffoni “, e un’altra ancora ” A Giffoni vivi tutte le emozioni di una vita”.

Ora 300 ragazzi del “Giffoni Film Festival” sono all’estero e si formano non solo in cinema, ma anche in sceneggiatura e in altre specialità.

Mi sono piaciute tutte le testimonianze che cercano di dare speranza a questi giovani e alle loro famiglie, attraverso il “mettersi in gioco” e fornendo “opportunità”.

Il 45% dei NEET ha solo la licenza media , non risponde alle politiche attive e alla Garanzia Giovani e spesso sono disoccupati da almeno tre mesi , nella fascia di età 18-24 anni , e sono quelli che aderiscono al progetto “network” (vd. www.network.eu) di Benedetta Angiari , un progetto molto innovativo della Fondazione Cariplo.

Mi ha affascinato sentire parlare di come Facebook e altri social media, possano diventare strumenti molto utili per capire meglio il pubblico che si vuole cercare , come appunto i NEET .

In questa direzione vanno studi americani , grazie al contributo delle Scienze sociali computazionali , come dice la testimonial Kyriaki Kalimeri (vd. www.likeyouth.org ), quando parla di questa nuova frontiera della “digitalizzazione delle tracce” che i NEET possono lasciare sui social net; si tratta di dati difficili da decodificare, dai profili digitali ai profili sociali degli individui e ai profili culturali .

Bella , entusiasmante la testimonianza portoghese di AS NOSSAS QUINTAS , un’impresa sociale giovanile agricola , raccontata da Francisco Simoes dell’Università di Lisbona. E’ difficile ingaggiare i giovani nelle aree rurali, eppure questa storia è una conferma del contrario, attraverso attività negoziali, riattivando i loro interessi , attraverso il “Learning from doing-Imparare facendo”, fornendo scelte e coinvolgendoli in qualcosa che fosse moderno . Quella che si potrebbe definire oggi “una narrazione di comunità”.

Durante le diverse “narrazioni” svolte al convegno, emerge il tema diffuso e condiviso di “trasformare la nostra scuola “, seguendo la trasformazione tecnologica e sociale in cui siamo in mezzo.

Abbiamo il tasso di abbandono scolastico universitario più alto al mondo e il mercato del lavoro , uno dei più rigidi , come ci ricorda Francesco Pastore dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli. Vi è una tendenza di molti giovani a perdersi .

Servono alleanze tra pubblico e privato, tra scuola e aziende, scuola e famiglie , giovani e adulti , alleanze che possano produrre risultati importanti. Questa è la conclusione a cui approda Alessandro Rosina dell’Università Cattolica del Sacro Cuore -Osservatorio Giovani Istituto Toniolo, al termine della sua relazione molto dettagliata e che potete trovare nella cartella stampa fornita, dal sito della Fondazione Cariplo , con altri contributi sul progetto “network” (http://www.fondazionecariplo.it/it/news/servizi/neeting-2.html) .

Infine, il convegno si chiude con una sessione per premiare i migliori poster del progetto che saranno pubblicati sullo spazio facebook  al seguente link:

https://www.facebook.com/RapportoGiovani/?hc_ref=ARSzEDo1z3kxd6XZrCTSeYhTL1DFOrbdSixLXThnlrUAtNTIYVQlJWS0JVywH8XEDzY&pnref=story

Un mio breve video con alcune immagini prese durante il convegno molto interessante e intenso , di belle speranze per i nostri giovani :

https://www.facebook.com/stefania.cavallo.127/videos/10214968930725421/

NEET 11

 

Stefania Cavallo

3 dicembre 2017

 

bookcity 2017 stefania

Dopo Bookcity 2017, c’è chi si è complimentato per il mio impegno e per il mio intervento su “Buoni maestri e parole che aiutano”, c’è chi è rimasto colpito del tipo di approccio che utilizzo e del fatto che si tratti di concetti molto interessanti, di cui ci sarebbe bisogno, soprattutto nelle scuole………eppure, eppure non è proprio così, nel senso che spesso l’interesse resta  “a parole”, ma non segue nei fatti .

 

Alcuni amici proprio non si capacitano del fatto che io faccia fatica a realizzare progetti di lavoro di questo tipo e che in generale una persona come me, a loro dire, “così in gamba” non trovi opportunità e collaborazioni, come risposta a professionalità e competenza; queste parole , autenticamente esenti da un facile compiacimento narcisistico, hanno d’improvviso rilanciato in me alcune impreviste riflessioni interiori .

 

Qualcuno mi dice che dovrei essere più esplicita e dire in maniera più diretta che si tratta di “lavoro” , per me, e che mi piacerebbe realizzare questi Percorsi  emozionali  formativi e auto-formativi , che rientrano nella dimensione più nota del “Imparare dalle emozioni”.

 

In questi anni ho spesso cercato e cerco sempre collaborazioni di lavoro , appena ne ho la possibilità, ma forse un certo mio mal celato orgoglio mi ha un po’ frenato, pur nella necessità di creare nuove opportunità .

Mi è capitato , come mi capita, di creare sinergie con diverse professionalità perché credo con convinzione nella “circolarità” della conoscenza e mi auguro sempre che si possa realizzare qualcosa “insieme”, anche se poi non avviene .

Mi è capitato di creare opportunità di lavoro per altri, senza avere alcun coinvolgimento con miei progetti e competenze , così come mi è capitato di essere un po’ “vampirizzata” in ciò che scrivo e cerco di realizzare , ma forse tutto questo rientra in modalità ricorrenti, per persone che non hanno una spiccata capacità creativa , ma hanno bisogno di copiare per affermarsi , cosa che non funziona così per me , in quanto invece amo creare in una logica generativa e sempre nuova, almeno ci provo.

Sono sempre molto grata quando si verificano incontri che creano scambi di energia positiva, al di là di aspetti più legati ad obiettivi concreti di lavoro e comunque l’ideale sarebbe riuscire a coniugare entrambi gli aspetti……sembra un’ovvietà , ma non è così .

 

Dopo una rivisitazione di tutte le attività svolte nel corso di questi ultimi mesi, ripercorrendo in particolare tutto il 2016 e parte del 2017 sino ad oggi, mi sono resa conto sempre più di aver curato “la parola” nelle sue diverse declinazioni, narrata, parlata ed evocata, così come molto spazio ha preso la dimensione delle emozioni come mondo ricco ed espressione di sensibilità multiformi , come le risonanze sentimentali , affettive e quelle più legate ai ricordi .

Nel mio modo di essere, così come in quello del mio lavoro fatto soprattutto di “relazioni”, spesso ho a che fare con le emozioni , a volte positive e a volte negative, e ho sempre pensato che le emozioni ossia la nostra parte emotiva , legata a quella che più comunemente   s’intende per “umorale” , più irrazionale, è quella che ci fa sentire più veri, quella che spesso ci fa “buttare giù” le maschere , quella che non ci fa più preoccupare di “apparire” o di come ci possano “giudicare” gli altri ed è per questo che è importante occuparsene e prendersene cura , nel senso di imparare a comprenderla , a decodificarla e a trasformarla nel momento in cui ci può aiutare nel nostro percorso di vita , nel migliorare le nostre relazioni e a star meglio con noi stessi, oltre che con gli altri.

Affronto il mondo emozionale in situazioni soprattutto di crisi e di cambiamento , così come mi arriva attraverso la condizione delle “famiglie contemporanee” , con i disagi e le problematiche molto diffuse tra genitori e figli adolescenti , oppure attraverso i casi di separazione e di conflittualità , così come quando mi occupo della condizione del “lavoro che non c’è”, delle numerose situazioni raccolte attraverso gli spazi attivati con i “gruppi AMA per chi ha perso il lavoro” e infine l’ulteriore condizione che mi ha impegnata sull’aspetto emozionale è quella del “mondo scuola” , con le diverse problematiche legate spesso all’assenza di un patto cooperativistico tra scuola/insegnanti e famiglie.

Il 2017  ha segnato  i miei 10 anni  nella mediazione familiare, su temi legati alle famiglie di oggi e alla tutela dell’infanzia. Anni intensi e ricchi di  nomi, volti , storie. Perché incontri e  libri sono anche questo.

I riti  e le parole creano legami invisibili .

Con il tessuto del tempo e della pazienza , sono i riti che consentono di “preparare il cuore” a ciò che è essenziale anche se invisibile agli occhi,  a ciò che conta e consente di amare, di rispettare la vita, di renderla umana.

Le parole sono luoghi dell’anima e in particolare la scrittura dà un’identità che ci si costruisce addosso, anche nella solitudine .

Mi piace scrivere appena mi è possibile , come forse qualcuno sa, e lo faccio quando ne sento la necessità perché per me la parola, anche quella scritta, è farmaco , cura – autocura-autoterapia e ci sono periodi in cui scrivo di più.  Mi sono occupata anche dei gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto, gruppi di parola, in vari ambiti in questi anni, e ho verificato di persona che appena si apre uno spazio   di parola e di ascolto ecco che le persone vi entrano e, prendendo coraggio, raccontano di sé e si dispongono ad accogliere e aiutare gli altri.

Grazie a personali meditazioni, posso dire che l’approccio emozionale, con l’ausilio dei diversi media, in particolare del cinema e della letteratura, porta e conduce ad un viaggio interiore, mai dato per scontato, in cui leggere con attenzione e cercare di comprendere i diversi stati d’animo, in particolare lavorando su fragilità e aspetti negativi del vivere, sino alla ricerca di possibili risposte e di auspicate soluzioni.

 

Detto ciò , chi avesse voglia di prendermi sul serio, “lavorativamente” parlando , mi rendo disponibile per presentare i miei progetti, creando quella “circolarità“ della conoscenza che trova la sua ragion d’essere in una rete integrata di molteplici professionalità.

 

Stefania Cavallo

28 novembre 2017

Colgo l’occasione per ringraziare veramente tutti , nessuno escluso , di Bookcity 2017, e ancora  Piergiorgio Critelli , Fabula Onlus di Milano , gli studenti dell’Itsos di Corvetto e le loro famiglie, i miei studenti dell’Istituto Campanella di Cernusco sul Naviglio, Simone, Giulia, Leandro, Giusy e Laura ; ringrazio di cuore la mia amica ed ex-collega milanese Maria Rosa; ringrazio di cuore anche  il mio amico Sergio e l’amica Monica che come due angeli mi hanno accompagnato per la mia presentazione e hanno condiviso con me tutti i momenti di questo incontro . Infine ringrazio sempre mio marito Marco e mio figlio Leonardo , senza il cui supporto ogni mio impegno sarebbe vano .

 

bookcity 2017 giornale

Anche quest’anno una nuova esperienza a Bookcity .

Molto soddisfatta per il nostro evento svoltosi  al Teatro del Buratto e un grazie di cuore al Direttore Silvio Oggioni che è stato “perfetto” ed ha accolto tutte le nostre richieste per allestire la sala al meglio , con video-proiettore. microfono e tutto il resto.  il Teatro del Buratto sembrava una cittadella con tantissime persone, pubblico di tutte le età ai molti incontri in programma. Volontari e zona libreria anch’essi “bravissimi” e disponibilissimi . Teatro del Buratto una nuova realtà milanese che necessita di essere promossa e sostenuta. E’ un teatro che propone molte attività , spettacoli per bambini, giovani e adulti, concerti, festival, eventi, laboratori, corsi di teatro, mostre e installazioni . Un Teatro da conoscere , un teatro per Tutti! #bookcity

#bookcity  mi piace da impazzire perchè è l’incontro tra saperi diversi, tra letture diverse e in tutti i campi , dal bestseller internazionale al libro sconosciuto, dall’esperto molto conosciuto (più mediatico…) a quello mai letto e mai visto ma ugualmente interessante e portatore di bei progetti . Si possono conoscere tanti autori tra loro molto diversi ma che in questa occasione convivono sotto lo stesso tetto/principio che è quello di rilanciare il piacere della lettura e del sapere e di farsi conoscere. Ben venga questo tipo di mediaticità e commercializzazione. Di ” CULTURA”  si può e si deve vivere!

Di seguito,  ho pensato di  fermare alcuni ricordi , con immagini, appunti , l’autografo di Daniel Pennac e tante  cose belle.

 

 

 

 

daniel pennac

Daniel Pennac al Piccolo Teatro Strehler Milano;  alla sua sinistra sul tavolo, si può notare il mio ultimo libro “Mal di scuola”  che ho avuto il piacere di consegnargli con una certa emozione .

 

bookcity recalcati 2017 - 4

Che bravo Pennac e che bravi i due attori che hanno interpretato in italiano i suoi testi tratti dal suo ultimo libro. Claudio Bisio, chiamato sul palco da Pennac nel suo ultimo monologo sul “caso – le hasard”,  è un altro grande e personcina molto umile…..”tanta roba” direbbe mio figlio adolescente!

Daniel Pennac Bookcity 2017 MilanoDaniel Pennac Bookcity 2017 Milano - 2

autografo pennac

Autografo di Daniel Pennac sul libro Diario di scuola , uno dei testi che mi hanno ispirata per il mio “Mal di scuola” .

 

contro-il-sacrificio-2684

 

Ho seguito anche l’incontro con Massimo Recalcati allo Strehler…….un pomeriggio di code , ma fatte con piacere , chiacchierando in coda con tante persone e parlando di cultura , di libri , di bellezza.

 

bookcity recalcati 2017

qualche appunto, così preso al volo per aiutarmi a capire meglio concetti non sempre immediati …..ma seguendo questo autore da qualche tempo,  attraverso i suoi scritti più divulgativi di psicoanalisi ,  ho sempre la sensazione di cogliere un continuum e un fil rouge che collega  il precedente testo col successivo e tutto include i precedenti contributi in un crescendo e in una nuova complessità . Il motivo che mi spinge  a leggerlo e a capire anche cose difficili che dice con grande comunicabilità e chiarezza.

 

bookcity recalcati 2017 - 2

bookcity recalcati 2017 - 3

 

A l’anno prossimo!

bookcity 2017 stefania

Stefania Cavallo

23 novembre 2017

 

 

 

Il senso della vita. Il resiliente e l’altruista

“le avversità  ci   fortificano  e   ci  rendono  migliori  , indipendentemente  dalla nostra volontà e  dai nostri  desideri……….allora tanto vale  provare  ad  imparare ad assecondarle , no?  (mia cit.) 

 non-violenza

“Avete voi agito nella vostra vita in conformità al desiderio che vi abita?” Lacan pone questa domanda nel senso che   “il desiderio diventa il luogo della legge” , vivere coerentemente con la legge del “mio desiderio”, come dice  Massimo Recalcati  nel suo ultimo libro “Contro il sacrifico. Al di là del fantasma sacrificale” .

E’ una domanda cruciale che a me evoca il setting terapeutico , ma anche quel sano interrogarsi sul senso della vita , della nostra vita e può essere un interrogativo critico, nel senso che può far scaturire una crisi interiore nel recepire che in realtà si è “tradito il proprio desiderio” , quindi non si è vissuta la vita che si desiderava , ma si è vissuto in funzione del senso del dovere , così come si è vissuto in funzione di altri o di altro e non “obbedendo al proprio desiderio”.

D’altro lato questo interrogativo , così cruciale per la propria esistenza, mi fa svolgere altre riflessioni.

Può accadere nella propria vita di “non agire sempre in conformità al desiderio che ci abita” nel momento in cui può succedere che non si abbia scelta, o meglio si sceglie la soluzione “meno peggiore”, come si suol dire e se questa “scelta/non scelta” è comunque qualcosa di elaborato nel tempo, di accettato e “risolto”, senza che ci siano ricadute negative per gli altri e per se stessi , penso che forse possa rappresentare quella che comunemente diventa “una prova” di vita , un po’ come quando si sviluppa la cosiddetta “resilienza” , cioè “la capacità di proteggere la propria integrità sotto l’azione di forti pressioni, quella forza interiore che consente alle persone di reagire ai colpi della vita, di risollevarsi e di ricostruirsi. La resilienza è spesso chiamata in causa per comprendere come le persone riescano a gestire le conseguenze di vicende traumatiche”.

Così come quando si fa l’esperienza del dolore , dello scacco e del fallimento e rispondere a questi sentimenti negativi scopre una capacità intrinseca di credere che qualcosa cambierà in meglio e che la propria  situazione  sia transitoria , non potrà durare a lungo, perché la stessa voglia di vivere e di reagire agli scacchi della vita  supera il sentimento stesso  di fallimento e di resa che possono attanagliare quotidianamente senza scampo.

Il “resiliente”  è spesso una persona “invisibile”, silenziosa  nel suo dolore interno,  che si rende conto di avere grosse difficoltà e di sentirsi minacciato  anche  nella sua stessa sopravvivenza fisica e psichica,  ma che nonostante  questo e nel suo  sentirsi sempre in una situazione di limite e di “fine”, a volte anche della propria stessa esistenza,  non si arrende  e getta il suo sguardo e il suo cuore  oltre l’ostacolo.

Tornando alla domanda iniziale , mi viene di pensare che potrebbe trattarsi di una domanda molto invasiva e anche giudicante , perché presuppone che se la risposta fosse negativa, in qualche modo ci si potrebbe sentire “colpevoli” in un senso , per contro se la risposta fosse positiva sembrerebbe tutto troppo facile e forse non è proprio così tutto lineare e scontato nel percorso della vita , perché il mondo di relazione interpersonale e il contesto storico possono entrare nel nostro vissuto “cambiando le carte” del nostro desiderio .

Desiderare che gli altri realizzino i propri desideri è forse per me qualcosa di veramente interessante e significativo , che delinea la figura dell’ “altruista” , del “filantropo”, del “mecenate” , figure di grande fascino universale e delle quali si evoca spesso l’urgente ritorno , soprattutto ai nostri tempi.

Stefania Cavallo

21 novembre 2017

Trentennale dell’Associazione GeA Genitori Ancòra

Conferenza Stampa nazionale

 

“Figli vittime delle guerre tra genitori e proposte

di pacificazione delle relazioni familiari”

Milano, 8 novembre 2017, Casa della Cultura

Via Borgogna 3, ore 10:30

 

GeA 8.11.17

 

L’Associazione GeA Genitori Ancòra di Milano compie trent’anni.

Lo stile , con cui celebra questa importante ricorrenza, è semplice e come di consueto vuole informare facendo il punto sul tema che le sta più a cuore, come è specificato nel comunicato stampa diffuso :

“portare all’attenzione dell’opinione pubblica e degli addetti ai lavori i rischi che corrono tanti bambini e ragazzi nell’assistere impotenti alle battaglie quotidiane tra genitori e riflettere insieme sui modi per ridurre questo fenomeno per lo più sommerso. Non esistono statistiche attendibili che evidenzino il gran numero di figli coinvolti nelle guerre familiari. Ma sappiamo con sufficiente certezza che i costi a breve, medio e lungo termine dell’infelicità familiare sia per i diretti interessati sia per l’intera collettività.”

 

Questo il panel degli importanti relatori presenti :

Salvatore Veca, filosofo, Casa della Cultura Milano

Anna Maria Caruso, magistrato, Garante per Infanzia e Adolescenza Comune di Milano

Fulvio Scaparro, psicoterapeuta, Fondatore e Direttore Scientifico dell’Associazione GeA Genitori Ancòra

Elena Coppo, pediatra , Società Italiana di Pediatria

Claudio Mencacci, neuropsichiatra esperto di Epigenetica, Società Italiana di Psichiatria

Chiara Vendramini, psicologa , Presidente dell’Associazione GeA Genitori Ancòra

 

Per ripercorrere l’intero convegno e ascoltare tutti gli interventi, basta collegarsi al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=EzzSZsfxU98&feature=youtu.be

Per trovare le relazioni, segnalo il sito dell’Associazione GeA Genitori Ancòra:

http://www.associazionegea.it/lassociazione-gea-compie-30-anni-2/

Per gli articoli di stampa:

http://www.associazionegea.it/lassociazione-gea-compie-30-anni-rassegna-stampa/

 

Immagini ed evocazioni

 

 Le Radici

 

Sono molto grata a tutti questi interventi e a questo convegno in cui sono stati messi al centro i bambini e gli adolescenti in particolare il loro “sguardo” spesso sottovalutato, perché nella quotidianità “i bambini ci guardano” e ci “ascoltano”   e attraverso le diverse immagini evocate è stato un po’ come sentire il bisogno di guardare più a fondo e da vicino le condizioni di vita e d’anima di quelli che saranno gli adulti di domani .

 

L’impostazione interdisciplinare e il libero confronto tra studiosi con lunga esperienza di pratica e di riflessione su questi temi, ha l’obiettivo di trasmettere, spiegando non soltanto come, quando, in quali ambiti e in quali limiti mediare, ma anche e soprattutto perché vale la pena di mediare.

Vi è un filo rosso che in qualche modo collega queste relazioni nel senso che tutte forniscono ottimi spunti per riflettere e approfondire i temi del conflitto e della pace in famiglia, così come spesso i “grandi “ conflitti abbiano da dire delle cose ai “piccoli” conflitti e viceversa.

Ricordo quando il noto scrittore israeliano David Grossman disse in una sua intervista (articolo di Repubblica, 15 giugno 2007, per l’uscita del suo libro “ Con gli occhi del nemico”):

“Ho la sensazione che nessuno cominci veramente una guerra, le guerre si continuano. La pace quella è una cosa che si deve cominciare.”

Ci sono alcune immagini che mi sono risuonate più di altre, durante gli interventi dei bravi relatori, come ad esempio quella evocata dell’accattonaggio degli affetti di cui parla Scaparro e si verifica quando il cucciolo di uomo non vede mantenuta la promessa dei suoi genitori nell’accoglierlo, nel crescerlo con dedizione ed educarlo all’autonomia e allora : “l’organismo perde energia, si lascia morire o si ribella o si umilia nell’accattonaggio degli affetti”.

Non bisogna dimenticarsi che questo vissuto del bambino segnerà le successive modalità del suo relazionarsi con l’altro, sempre in cerca dell’altrui accettazione, quella non ricevuta all’origine dai suoi genitori perché troppo presi dalle loro devastanti guerre interpersonali.

“Per un essere umano, la guerra tra i genitori…..è altrettanto devastante delle grandi guerre mondiali. L’Essere umano è ugualmente dilaniato, come colpito da una granata” (cit. di Fulvio Scaparro da “Anaïs Nin, Diario, Bompiani, Milano, 2011) .

La pediatra Elena Coppo evocherà un’altra immagine, ossia quella del corpo del bambino che , in condizioni di conflitto e di violenza familiare tra i due genitori , diventa il “campo in cui la battaglia viene consumata”.

“La violenza, in ogni sua declinazione, lascia segni profondissimi nel funzionamento psichico ed emozionale degli individui, in particolare in un essere in evoluzione.”

Il pediatra, ma ogni adulto può diventare un “sensore”, in ottica di rete di prevenzione e di intervento, di ciò che intuisce come situazione difficile che può nascere e svilupparsi in un contesto familiare con ricadute negative sulla condizione di benessere del bambino.

I conflitti fanno male e modificano la nostra genetica , i nostri cromosomi e il cervello dei bimbi nel conflitto genitoriale è come quello del “combattente in guerra”, in costante allerta , un’altra efficace immagine evocata dal neuropsichiatra Mencacci.

In questo senso “la violenza si impara in famiglia” e si parla di interrompere la trasmissione transgenerazionale della violenza.

Infine, mi è piaciuta l’immagine evocata dal Garante Anna Maria Caruso, al termine del suo intervento, nel pensare a “fattori di protezione extra familiari”, laddove non sempre i genitori siano capaci o sentano l’esigenza di crescere.

In questi casi si possono prendere in considerazione figure adulte autorevoli, come ad esempio gli allenatori sportivi, educatori e adulti di realtà culturali, del tempo libero e ambientali ecc., che possano diventare figure significative di riferimento per questi figli che possano così vivere quell’appartenenza, solidarietà , collaborazione e autorevolezza fondamentali per garantire quella crescita e quel benessere così auspicati e desiderati .

“Non si può fare a meno di amare e di essere amati . Dove la famiglia fallisce, l’uomo può trovare altrove il nutrimento sentimentale che gli necessita nella sua esistenza”

François Truffaut

 

Stefania Cavallo

12 novembre 2017

bookcity 2017 banda

parole in cerchio def 2

SCALETTA

 

18 NOVEMBRE ‘17

“BUONI MAESTRI E PAROLE CHE AIUTANO.

DESTINI INCROCIATI TRA SCRITTURA E CINEMA”

 

Presentazione del  libro

“Mal di scuola. Filmografia sulla scuola e per la scuola” 

 F 17LOCANDINA BOOKCITY 2017 MILANO

 

“I riti e le parole creano legami invisibili”

 

 

18,30 :                 PRESENTAZIONE   DELL’INIZIATIVA di  Stefania Cavallo

18,40-19,15:       “Mal di scuola”  , INTERVENTO  CON   VIDEO (12 minuti  ca)

di  Stefania Cavallo

 

19,15-20,00:      “PAROLE IN CERCHIO”  di Piergiorgio  Critelli , INTERVENTO  con     

VIDEO  e  TESTIMONIANZE STUDENTI 

 

20,00  ca    :         CONCLUSIONI , SCAMBI  E SALUTI FINALI

 

 

La durata complessiva dell’iniziativa   è  di  1 ora e mezza circa  

 LogoFabulaSfondoBiancoArrotondato (004)

Presentazione 

Il compito dell’educatore è ancora quello che indicava Rousseau nell’ Emilio:

“Vivere è il mestiere che voglio insegnargli”

 

Un progetto  pensato per sensibilizzare adulti e giovani che , nei vari ruoli,  attraversano e vivono l’ambito scolastico con  tematiche  e riflessioni  molto attuali che spesso solo le immagini e  dei percorsi  filmici  “dedicati”  sanno restituire in maniera forse più  efficace  di lunghi discorsi e di molte analisi.

Una proposta  filmografica che si focalizza  su quei film  in cui  tutto viene messo in discussione nel rapporto scuola-istituzione, scuola –società/famiglia e  scuola –eredità.

 

Un argomento che ci riguarda, più o meno direttamente, tutti: la scuola.

 

“Mal di scuola”  per l’autrice rappresenta  un sentimento  di nostalgia  per il mondo scuola che tanto  le ha dato e a cui crede  aver dato tanto. L’autrice ci racconta  come  ami  la scuola e lo studio da sempre e ancora oggi quando  deve  fare delle  sue  ricerche  per approfondimenti  le  sembra sempre una grande festa  e una grande opportunità  per continuare a studiare e  ampliare le proprie  conoscenze.

 

“ Mal di scuola” riguarda anche le difficoltà che si incontrano lungo il percorso della propria formazione che non è mai lineare.

 

Questo nuovo progetto segue , un po’ a distanza di tempo, la  prima filmografia   su separazione e divorzio  de  “I giorni perduti “  del 2011  in cui l’autrice aveva dedicato  un’intera sezione  al tema de “i diritti dei bambini”  e in seguito aveva avuto la necessità di creare anche in rete un nuovo blog dal titolo “ I bambini ci  guardano”  (https://wordpress.com/post/steficavallo.wordpress.com/21)  e da allora  pensava che sarebbe stato interessante offrire un ulteriore spaccato trattando il mondo “SCUOLA”  attraverso il contributo di quei registi  e  sceneggiatori  che  con le loro pellicole hanno segnato  passaggi  importanti  a livello culturale , con letture molto significative  sia sul piano  della  Scuola come Istituzione,  della  Scuola come impatto  Sociale  e infine della  Scuola come  Eredità valoriale per le giovani  generazioni .

 

Questo nuovo lavoro è  appunto  in continuità col primo realizzato , qualche anno fa  dall’autrice,  sui temi  della mediazione familiare,  dei conflitti coniugali e  separazione/ divorzio ,  con  uno sguardo rinnovato e con dei rimandi alla personale esperienza  sia di  genitore attivo a livello scolastico , sia  come insegnante  precaria  e  di  sostegno  allo studio per  giovani studenti  , sia come  studiosa sociologica   delle principali  agenzie formative che hanno forti e  significative ricadute a livello sociale .

 

Registi, scrittori , educatori, preti e addetti ai lavori che trattano temi relativi al rapporto scuola-società , spinti dall’esigenza di raccontare, attraverso la narrazione spesso autobiografica, ci spiegano come la straordinaria avventura dell’educare appartenga a ciascuno, così come l’impegno e la responsabilità nel consegnare alle nuove generazioni il faticoso ed appassionante mestiere di vivere.

 

In questo senso ha  voluto ricordare alcune pellicole  i cui protagonisti  riscoprono le  proprie radici  e come anche la scuola  sia importante  al fine di  questo percorso a volte un po’ a ritroso e più speculativo in senso autobiografico per riuscire a scoprire e coltivare i propri talenti . Con questa prospettiva  diventa  fondamentale  la dimensione del racconto di  storie che ci parlano di coraggio e di sogni . Attraverso  queste  pellicole è possibile  cogliere  un bel esempio di come  “Educare non è riempire un secchio, ma accendere un fuoco”  (W. B. Yeats)  e  l’ augurio è  che questo accada più spesso e che non si tolga ad esempio  la musica tra le materie di insegnamento nelle nostre scuole in quanto patrimonio culturale  e spirituale con ricadute sociali molto positive, perché   la musica, come lo sport e  il teatro, ha una forte componente  unificatrice tra le persone e  i popoli .

 

Infine l’autrice auspica  che questo nuovo percorso e progetto pensato nel tempo e cresciuto in questi anni possa creare momenti di discussione e di confronto nelle scuole e nella società civile , tra insegnanti , educatori , studenti e famiglie in maniera da attivare nuovi progetti nei quali riconoscersi nel difficile e misterioso mestiere dell’insegnare e dell’ apprendere.

 

Stefania Cavallo

4 novembre 2017