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la-gioia

 

“Unisciti a coloro che cantano, raccontano storie, si godono la vita e hanno la gioia negli occhi.

Perché la gioia è contagiosa, e riesce sempre a impedire che gli uomini si lascino paralizzare dalla depressione, dalla solitudine e dalle difficoltà.

Unisciti a chi procede a testa alta, anche se ha gli occhi pieni di lacrime”   

 

Paulo Coelho

LA VITA POSSIBILE  di Ivano De Matteo – Milano, 20 settembre 2016

“  Credo che il cinema possa avere una missione culturale e terapeutica, come nei tempi antichi, quando la gente si riuniva per vedere una tragedia e accresceva la conoscenza, imparava  a vivere meglio. E’ questo il cinema che cerco di fare”(Emir Kusturica, regista serbo)

 

Sala pienissima , una Buy splendida come attrice ( una delle mie preferite) e come donna (molto generosa col pubblico )…..presente anche la mia sceneggiatrice preferita Valentina Furlan , il mio regista preferito Ivano De Matteo ( purtroppo in sedie a rotelle per un incidente ……anche lui molto disponibile col pubblico, pur sofferente, durante l’incontro, per il dolore fisico e per i farmaci) e una bravissima giornalista Alessandra De Luca che seguo sempre dal mio pc nelle bellissime conferenze stampa del Cinema di Venezia!

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Eccomi a distanza di un anno circa all’anteprima di un nuovo film di Ivano De Matteo  “La vita possibile” ; il film viene presentato  al  cinema  Anteo di Milano , alle h. 15,30,  e segue la lezione di cinema col regista , l’attrice Margherita Buy e la giornalista-moderatrice Alessandra De Luca.

Come l’anno scorso , mi trovo a vedere questo nuovo film  di De Matteo coinvolgendo  altre   persone, tra amici   e amiche,  perché  ogni volta che so  che arriva a Milano  un film di De Matteo  vorrei che lo vedessero più persone possibili , perché  i suoi sono temi di  “vita vera” e hanno un effetto anche un po’   catartico .

Mi ha colpito subito la frase-citazione  di Alfred Hitchcock    che si legge  all’inizio del film  che più o meno  recita così  che  “il cinema  è  la  vita delle persone”  e nei film di De Matteo è proprio così .

Dopo Gli equilibristi I nostri ragazzi, Ivano De Matteo torna alla regia con una storia d’amore e di amicizia, di speranza e cambiamento, un racconto emozionante sull’Italia di oggi con due protagoniste straordinarie: Margherita Buy e Valeria Golino. In fuga da un marito violento, Anna (Buy) e il figlio Valerio (Pittorino) sono accolti a Torino in casa di Carla (Golino), attrice di teatro e amica di Anna di vecchia data. I due cercano di adattarsi alla nuova vita tra tante difficoltà e incomprensioni, ma l’aiuto di Carla e quello inaspettato di Mathieu (Todeschini), un ristoratore francese che vive nel quartiere, gli faranno trovare la forza per ricominciare.

(http://www.teodorafilm.com/film/la-vita-possibile/)

Un film che mi ha molto emozionata e in cui i diversi personaggi si incontrano grazie alle loro fragilità e paure , ognuno si salva attraverso la solidarietà dell’altro …….un messaggio profondo e mai più così urgente come oggi , soprattutto per il tema che tratta  appunto quello della fuga di una madre e di un figlio pre-adolescente entrambi vittime di violenza domestica.

breve intervento iniziale di Ivano de Matteo

La proposta di De Matteo è  quella di uno sguardo  nuovo su queste tematiche dolorose della violenza domestica  sulle donne ,  su come questa donna e suo figlio potranno ricominciare  “una vita possibile” appunto , secondo un percorso che non sarà certamente facile e lineare  perché  non lo è mai  ,  quando si cambia città , ci si sradica  all’improvviso dal  proprio mondo relazionale di   riferimento , si  cambia lavoro  e  si cambia scuola e così via  .

breve intervento di Margherita Buy 

Mi sono occupata molto del tema del conflitto e dell’abbandono attraverso il linguaggio del  cinema  e  qualche anno fa  ho pubblicato  una  filmografia  “I giorni perduti . La mediazione familiare attraverso  una proposta  di  Filmografia su separazione e divorzio”.

Il percorso che avevo scelto era proprio questo:

  1. la crisi e l’abbandono
  2. il conflitto e l’incomunicabilità
  3. le nuove famiglie e i diritti dei bambini (apertura  e  nuove prospettive)

In Italia , sappiamo che  il tema della crisi familiare  è stato lungamente scandagliato dalla Cinematografia  .

Scrivevo questo nella prefazione del mio libro sul tema :

“SPESSO I FILM   ci 

fanno tirare fuori delle

emozioni forti e ci

mettono di fronte al problema

d’impatto spersonalizzando la

situazione e il conflitto, facendo

capire che i bambini ci stanno

guardando e che soffrono e

giudicano e che bisogna stare

dalla loro parte andando oltre

la sofferenza e la depressione

personale che seguono una separazione.

Le scene sono uno

spunto che funge ad un’analisi

anche personale più ampia: da

qui l’idea di utilizzarle per iniziare

a parlare del problema della

separazione personale e di tutto

quello che ne consegue».

 E credo che queste considerazioni  ben si adattino anche alla nuova proposta del film di De Matteo .

Non c’è dubbio che questo film sarà molto utile per continuare ad occuparsi del dramma della violenza sulle donne , un dramma sempre più attuale e quotidiano. Molto emozionante , a tale proposito, la testimonianza di una signora  ( seduta , non a caso, in prima fila) durante  l’incontro e lo scambio col regista nell’ambito de “la lezione di cinema” prevista .

Ivano De Matteo ha affidato il ruolo delle due amiche  , Anna e Carla che si rincontrano a distanza di tempo, a due bravissime attrici  la Buy e la Golino e questo fa ben sperare per il nostro cinema e sul fatto che si possa tornare   a  pensare e creare ruoli   femminili importanti  e complessi , che parlino di storie di donne  in maniera  mai stereotipata  e che possano sensibilizzare   sempre più  la società   civile   su questioni  di impatto sociale   così urgente .

Un film da vedere assolutamente , con ottimi attori , bellissima musica , incredibili scene (una  città di  Torino pazzesca , per me sconosciuta  e quasi magica)  e soprattutto una sceneggiatura (scritta a quattro mani , Ivano De Matteo e Valentina Ferlan) di grande sensibilità al femminile.

GRAZIE !

Stefania Cavallo

20 settembre 2016

la-vita-possibile

La splendida lezione di cinema dopo anteprima di La vita possibile con Ivano De Matteo ,Margherita Buy , Valentina Ferlan e Alessandra De Luca

Di seguito propongo,  a chiusura, sia un mio contributo di un bellissimo film  in cui la Buy interpreta  un ruolo  che in qualche modo , seppur diverso, mi ha rievocato qualcosa ricollegato a quello di Anna  nel film “La vita possibile” ( vd. il tema delle madri “cattive”), sia un allegato del  mio libro  citato  “I giorni perduti….”:

I GIORNI DELL’ABBANDONO  di Roberto Faenza (2005)

i_giorni_dell'abbandono film

Sinossi

Olga  (Margherita Buy)  ha 35 anni e due figli, una donna serena e appagata, viene abbandonata all’improvviso dal marito (Luca Zingaretti)  e precipita in un gorgo senza fine. La perdita scava caverne profonde : Olga non mangia più, si stordisce, si lascia trascinare sino al fondo più nero e dolente del degrado . Girato principalmente in soggettiva (in prima persona, tutto visto dagli occhi di questa persona) , il film si sviluppa con una trama che potremmo definire un “thriller dell’anima”, carico di stupore e di furore fino a quando, anche grazie all’incontro con un musicista serbo (Goran Bregovic), Olga comincerà a ritrovare se stessa. (da Rivista del Cinematografo on line)

Analisi e commento

E’ un film in cui oltre alla mamma abbandonata sono protagonisti anche i due bambini  Ilaria (10 anni) e Gianni (6 anni)  coinvolti anch’essi in  questo momento molto doloroso e devastante.

Ad un certo punto della storia la madre dirà di getto ai figli : “Vostro padre ci ha lasciati ed è andato a vivere con un’altra donna”.

Così come vi è un’altra frase significativa pronunciata da entrambi i bambini: “Io da grande non mi sposo….non voglio finire abbandonato”.

Come dice la psicologa, e brillante critica cinematografica, Lella Ravasi  Bellocchio:

“I giorni dell’abbandono sono i giorni perduti, le ore infinite delle perdite , quelle inflitte e quelle subite , i tempi delle dure emozioni e dei sentimenti che ci hanno devastato, del malumore come aria cattiva che ci soffoca….E’ una specie di follia anche quella di Olga , un perdersi scosso di paura : la sua vita senza di lui (senza quell’uomo che le è sempre sembrato così forte, sicuro di sé, alla cui ombra vivere serena) è un oscuro ripetersi di gesti che le sono estranei  (..)

Olga è solo una donna abbandonata, alle prese con i figli piccoli che non possono capire e che a tratti l’aiutano, come possono, a tratti l’accusano di avere sconvolto il loro mondo.

Diranno i due bambini alla mamma, nel film :“Sei una mamma cattiva è tutta colpa tua se papà è andato via!”.

Quante sono le storie che conosciamo in cui ci appartiene in filigrana la sagoma smagrita di questa donna carica d’angoscia? ”.

Vedremo che solo dopo che il percorso si è compiuto Olga potrà avere nuovi occhi ad un mondo che rinasce e solo allora “vedrà” , per caso, ad un concerto il musicista che nel tempo era diventato un buon vicino (Goran Bregovic) .

Così si può finire. Così si può ricominciare.

E’ un film diventato cassetta di risonanza della storia molto forte del libro della misteriosa Ferrante.1

La storia è molto simbolica e metaforica (vd. metafora dell’Italia, paese abbandonato; Torino una città abbandonata). Soprattutto emerge il delinearsi di una definizione di famiglia quale luogo della relazione e non della dipendenza….l’amore è relazione e non dipendenza.

Il personaggio del marito  un po’ cinico e rigido, vigliacco e meschino è stato interpretato da Luca Zingaretti il quale ha dichiarato di averlo umanizzato cercando di non affondarlo troppo rispetto alla versione del libro. Sembra infatti che gli uomini provino invidia verso questo personaggio, a detta dello stesso regista, perché il suo futuro è un po’ misero e in pratica siccome la storia finisce male….il film è brutto!

 

Infine però l’abbandono per chi lo subisce può trasformarsi anche in un dono, in un’ottica introspettiva, all’ascolto del proprio trovarsi per ri-nascere :

“Torna possibile per lei essere una donna intera, così com’è, con le debolezze assurde e vitali delle maniere dell’ accudimento, della dolcezza di un amore perduto.  E’ allora che può rivolgere a lui la domanda sospesa “perché?” e Mario può dire la verità, anche lui fuori dal corto circuito delle parole di circostanza : “Ad un certo punto ho smesso di amarti”2 .

 

1              è il tipico caso dello scrittore inesistente in quanto si pensa che possa essere anche un uomo per nulla interessato/a ad apparire, della serie “Vi mostro quello che faccio e non come appaio”.

Interessante il rapporto tra letteratura e cinema nell’altro libro di E. Ferrante “La frantumaia” Ed.. E/O , Roma, 2003, cap. 3  “I giorni in mezzo al guado . Lettera a Roberto Faenza”.

2                vd. commento di Lella Ravasi Bellocchio nel DVD.

I giorni dell'abbandono libro

APPENDICE   SULLO STALKING – PERSECUZIONE

 Dietro   lo stalker  , frustrazione  e solitudine

 La cronaca nera di questi  tempi  riporta l’attenzione sul fenomeno dello “stalking”  (persecuzione).

L’essere lasciati da una persona amata produce inevitabilmente dolore che per alcune persone può essere intollerabile. Teniamo presente , poi, che viviamo in una società individualistica , in cui le comunicazioni interpersonali significative sono molto ridotte, in cui ognuno pensa solo ai propri problemi , per cui chi soffre spesso non ha la possibilità di confidarsi, di sfogarsi con qualcuno e  il   confidarsi significherebbe ammettere una sconfitta.  Questo sentimento di vergogna è uno dei principali freni al richiedere aiuto a un amico o amica ,  piuttosto che a uno specialista .
Inoltre, gli uomini sono meno portati ad esternare verbalmente i propri sentimenti e questo continuo portarsi dentro sofferenze e frustrazioni può determinare, a volte, delle reazioni violente .

All’inizio di una relazione è difficile cogliere i segnali di prevaricazione  dell’uomo sulla donna  che in genere emergono  nel tempo  in maniera  molto più evidente e chiara .  Se da un  lato  troviamo questi uomini  “carnefici”  dall’altra troviamo spesso delle donne  “vittime”   con scarsa autostima . Questo aspetto dell’autostima comporta un altro lavoro importante  di prevenzione  che , a mio avviso,  si dovrebbe potenziare  e   attivare  già nelle scuole  con le  giovani ragazze.
L’aiuto va chiesto a persone professionalmente preparate.

Ad esempio,  il problema della violenza domestica  in esorbitante e continuo aumento  è estremamente delicato e va gestito con grande competenza. Quando nella mia attività di mediazione familiare mi imbatto in situazioni di questo genere invito le persone interessate ad intraprendere percorsi di psicoterapia , o nei casi più gravi,  a  contattare i Centri antiviolenza .

La mia attività  di mediazione familiare si colloca a monte di questi tragici fatti  e nonostante tutto  mi rendo conto che  ci vorrebbe una rete di coordinamento  tra le diverse agenzie educative per attivare  delle iniziative  , a partire dalla  scuola,  che parlassero  di “educazione sentimentale”  ed “emotiva”  per le nuove generazioni.

Spesso dietro questi  comportamenti violenti  c’è quello che si è vissuto  o visto in famiglia da ragazzi.

I rapporti paritari tra uomo e donna sono una conquista relativamente  recente e ,  ad esempio, il rispetto   tra i coniugi è sicuramente  la prima prevenzione per garantire un futuro sentimentale equilibrato ai propri figli.

Importante sarebbe poi occuparsi del recupero dell’ uomo  persecutore o stalker  perché non torni  a nuocere  e in tal senso qualcosa si sta muovendo , ma è ancora  troppo  poco.

copertina del libro

MAL DI SCUOLA COPERTINA278

 

INDICE

“dalla scuola passa l’anima delle persone , la vita”

 

Premessa

“Mal di scuola” per me

La mia scelta filmografica

Prima  Parte

Scuola e Istituzione                                                                              

I primi film analizzati  :

La scuola  di  Daniele Luchetti  (1995)

L’amore che non scordoStorie di comuni maestre

di Daniela Ughetta e Manuela Vigorita (2007)

La Classe – Entre le murs, di Laurent Cantet  (2008)

Scialla! (Stai sereno)  di  Francesco Bruni (2011)

 

Seconda Parte

Scuola e Società                                                                                     

I 400 colpi di François Truffaut  (1959)

Gli anni in tasca – L’ argent de poche di  François Truffaut  (1976)

Monsieur Lazard di   Philippe Falardeau  (2011)

A testa alta – La  tête  haute di  Emmanuelle Bercot  (2015)

Arimo ! I bambini parlano di legalità di Mirko Locatelli  (2009)

 

Terza Parte

Scuola ed Eredità                                                                                  

L’attimo fuggente-  Dead Poets Society  di Peter Weir (1989)

Les  choristes – I ragazzi del coro  di  Christophe Barratier (2004)

La famille Bélier   di Éric Lartigau  (2014)

Quale memoria di Eugenio di Fraia e Gianni Lacerenza (2012)

Una volta nella vita – les Héritiers  di Marie-Castille Mention-Shaar  (2016)

 

Conclusioni                                                                                        

“Destini incrociati” tra Cinema, Letteratura e Adolescenza             

Le mie iniziative 2016-17

Bio e Biblio

Bibliografia consigliata

 

– Per ogni materiale utilizzato (immagini – “gif”  e piccoli estratti di testi altrui- si vd. libri tra quelli  citati nel corso della filmografia e riportati nella bibliografia finale  del mio nuovo progetto “Mal di scuola”-)  si è sempre citata  correttamente la provenienza , senza dare adito a dubbi . Le immagini delle locandine  filmiche utilizzate  permettono solo  una più rapida identificazione della pellicola , a tutto vantaggio della risorsa citata  e senza che nulla venga sottratto al legittimo proprietario e sull’ l’immagine , essendo essa stessa link,  non vi può essere dubbio sulla paternità.-

L’attimo fuggente-  Dead Poets Society  di Peter Weir (1989)

 

lattimo-fuggente

“Le parole possono cambiare il mondo”

Per gli studenti del liceo Welton inizia un nuovo semestre e nella cerimonia d’apertura il preside presenta loro un nuovo professore di letteratura. Il professor  Keating (interpretato da Robin Williams) si rivela subito diverso dagli altri insegnanti e presto diventerà il “maestro di vita” per un gruppo di ragazzi. Durante le sue lezioni i ragazzi scoprono sé stessi e le loro passioni e aspirazioni, ma devono scontrarsi con la dura realtà delle aspettative familiari e con le regole del liceo. Dopo il suicidio di uno di loro, quello che per primo ha avuto l’idea di rifondare la “setta dei poeti estinti”, un circolo romantico di cui era membro anche il prof. Keating da giovane, il preside, già allarmato dalle lezioni “alternative” di Keating, decide di cacciarlo. Ma prima che il prof  esca definitivamente di scena, i ragazzi che l’hanno seguito e ascoltato, dimostrano di essere ancora con lui e che i suoi insegnamenti non sono stati vani.  (http://www.hyperreview.com/Cinema/L-Attimo-Fuggente.htm)

 

Resta per me un film fondamentale come riferimento su questi temi legati alla  scuola e soprattutto di come “le parole possano cambiare il mondo”.  Indimenticabile il professor  Keating interpretato da Robin Williams.

Keating è  un sognatore  che ama il suo lavoro e soprattutto  ama e sa comprendere  i suoi studenti . Li spinge verso le loro passioni, verso il desiderio e ad assaporare  la vita secondo il “carpe diem” oraziano . Diventa compagno e consigliere dei ragazzi , strappa via la maschera , a suo modo, a ciascuno  dei personaggi del film.

 

L’altro personaggio importante nella storia , anche se il più tragico, è Neil che avvertirà il peso delle responsabilità trasmesse dalla sua famiglia per mandarlo alla Welton . Neil non riuscirà a comunicare alla sua famiglia i propri desideri  e il proprio amore per il teatro  così come risvegliati dal professor Keating  e per questo motivo porterà alle estreme  conseguenze il suo complesso di Edipo, decidendo di uccidersi  e mutando in maniera profonda la narrazione  filmica.

 

Indimenticabile  la poesia  “O capitano! Mio capitano!”, di Walt Withman  (tradotta):

 

Oh! Capitano, mio Capitano, il tremendo viaggio è compiuto,
La nostra nave ha resistito ogni tempesta: abbiamo conseguito il premio desiderato.

Il porto è prossimo; odo le campane, il popolo tutto esulta.
Mentre gli occhi seguono la salda carena,
la nave austera e ardita.

Ma o cuore, cuore, cuore,
O stillanti gocce rosse
Dove sul ponte giace il mio Capitano.
Caduto freddo e morto.

O Capitano, mio Capitano, levati e ascolta le campane.
Levati, per te la bandiera sventola, squilla per te la tromba;
Per te mazzi e corone e nastri; per te le sponde si affollano;
Te acclamano le folle ondeggianti, volgendo i cupidi volti.

Qui Capitano, caro padre,
Questo mio braccio sotto la tua testa;
È un sogno che qui sopra il ponte
Tu giaccia freddo e morto.

Il mio Capitano tace: le sue labbra sono pallide e serrate;
Il mio padre non sente il mio braccio,
Non ha polso, né volontà;
La nave è ancorata sicura e ferma ed il ciclo del viaggio è compiuto.
Dal tremendo viaggio la nave vincitrice arriva col compito esaurito,

Esultino le sponde e suonino le campane!
Ma io con passo dolorante
Passeggio sul ponte, ove giace il mio Capitano caduto freddo e morto.

(https://it.wikisource.org/wiki/O_capitano!_Mio_capitano!)

 

Non c’è dubbio che  a “L’attimo fuggente” , che affronta tutti questi temi  legati al mondo di un’adolescenza che in qualche modo si ribella per “rendere la propria vita straordinaria” uscendo dall’ ordinarietà e dal conformismo sociale e familiare, seguiranno poi altri film a testimonianza dell’enorme influenza  esercitata  e in stretto collegamento  mi viene in mente, uno per tutti,  il trasgressivo e poetico “Giovani ribelli-Kill your darlings” di John Krokidas  (2013)  in cui il binomio vita-poesia/letteratura  diventa imprescindibile e un continuum  narrativo ed esistenziale  senza sosta .

Nel settembre del 2011 ho scritto una mia nota su Facebook a memoria del famoso discorso di Steve Jobs , il suo discorso di auguri ai laureandi di Stanford, una delle più famose università al mondo.

Di seguito la mia nota del 2011.

Siate Affamati, Siate Folli. Devi trovare quello che ami, dice Steve Jobs

 Quando termino un’esperienza o un progetto di lavoro , particolarmente coinvolgente  che mi appassiona,   mi  piace spesso  lasciare (e lasciarmi alle spalle )   un messaggio positivo e costruttivo  e  questa volta ho preso spunto da  Steve  Jobs   il noto imprenditore  e informatico statunitense in vetta alle classifiche tra gli uomini più potenti del mondo  (e che proprio in quei giorni aveva comunicato di lasciare definitivamente  il suo lavoro  perché gravemente ammalato),  ebbene  queste sono le sue  parole  forse quelle che più di altre lo  hanno svelato al mondo  come un  vero  GURU  spirituale  per le giovani generazioni   e non solo  :

Siate Affamati, Siate Folli. Devi trovare quello che ami, dice Steve Jobs

(Stanford Report, 14 giugno 2005 – vd. il testo del discorso di Steve Jobs, capo di Apple Computer e Pixar Animation studio, in occasione della consegna dei diplomi celebratasi il 12 giugno 2005.)

 Non credo ci siano altre  parole per spiegare la filosofia di questo pensiero  che peraltro  mi sento di condividere appieno  proprio come approccio di vita ,  nel senso che  personalmente   credo che se non si è “affamati” di sapere e di conoscenza  ( non fine a se stessa  , ma quella conoscenza che  cerca un senso  alla propria esistenza anche come esseri umani   tra loro collegati) e non si cerca nei propri  percorsi evolutivi   di  andare un po’ al di là degli schemi  e delle convenzioni  (qui la “follia”  in senso lato) difficilmente   ci si potrà  sentire realizzati  e risolti appieno   con se stessi e con gli altri .

 

20/11/2016 – dalle 10:30:00 alle 12:00:00

Villa Necchi Campiglio Milano

(in attesa di pubblicazione dell’organizzazione e salvo eventuali cambiamenti in corso..)

Mi è gradita l’occasione di segnalare , con la mia  anticipazione  , questo evento  all’interno  del  bellissimo progetto  librario-cultural-sociale  ( e  molto altro….) milanese  BookCity 2016 :

bookcity-milano-2016

http://www.bookcitymilano.it/

Diario semiserio di una mamma blogger e percorsi possibili di genitorialità,

con Stefania Cavallo e Matteo Villanova

 Titolo Incontro  :  Diario semiserio di una mamma blogger e  percorsi possibili di genitorialità

 Relatori : Stefania Cavallo (sociologa e  mediatrice familiare Associazione GeA-Genitori Ancora di Milano)   e Matteo Villanova (neuropsichiatra infantile – OSSERVATORIO OLTREE  Università Roma Tre e Direttore Collana Orientamenti  Editrice La Sapienza di Roma)

 Breve descrizione dell’incontro :  

L’approccio utilizzato è quello di un dialogo serrato che l’autrice intrattiene  con se stessa , attraverso una sorta di diario quotidiano , alla prese col difficile  e arricchente “mestiere” di genitore,  coniato  “genitore equilibrista”. La forma narrativa scelta , ancora una volta, è per l’autrice proprio quella della scrittura e la sua attività di “mamma-blogger” , con l’ausilio appassionato e spesso necessario  di brani della letteratura  e di  riferimenti filmici  contemporanei  sul tema.

Un  approccio innovativo e indispensabile a chi opera sulla relazione e sull’umano  perché supera le barriere razionali per arrivare direttamente alla parte emozionale della Personalità e dei sistemi famigliari.

TITOLO,  EDITORE:  GENITORI EQUILIBRISTI .  DIARIO SEMISERIO DI UNA MAMMA BLOGGER , La Sapienza Editrice Roma , 2015

TIPOLOGIA DELL’EVENTO :   incontro su genitorialità e i suoi facili stereotipi

 

GENITORI EQUILIBRISTI  - 2-

13 settembre 2016

 

 

 

L’amore che non scordoStorie di comuni maestre

di Daniela Ughetta e Manuela Vigorita (2007)

 

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A  passi di colomba qui si parla di cose immense

 

Questo documentario racconta la storia di quattro maestre e un maestro, quattro classi, quattro realtà  riprese tra il 2005 e il 2007 in giro per l’Italia. Una realtà, quella della scuola primaria del nostro paese, invisibile e meravigliosa.

«Questo documentario colpisce, sorprende e entusiasma, ed è foriero di ottime notizie, sulla scuola, sul lavoro delle maestre e dei maestri, sui bambini e le bambine che popolano le nostre scuole elementari. È un documentario che con molta naturalezza, direi quasi “a passi di colomba”, ci parla di cose immense». Con queste parole la regista Francesca Comencini saluta il messaggio di «L’ amore che non scordo» nel libretto che accompagna il dvd del film prodotto da Tv Days. «Ascoltando le parole di questi bambini, di uno di loro in particolare, non possiamo impedirci di pensare che stiamo assistendo alla nascita di una poesia». E conclude: «È tempo di scoprire e di raccontare l’ altra faccia di questo Paese, la faccia positiva, propositiva, operosa, creativa, quella di queste maestre, la faccia di tutti coloro che non fanno notizia, ma fanno miracoli». Lo stesso sguardo positivo di Luisa Muraro, femminista storica e anima della Libreria delle Donne, che però avverte:  «C’ è tanto da indagare ancora, da inventare e da innovare in questo mondo, ma oggi finalmente abbiamo capito che niente sarà veramente guadagnato e tutto potrebbe perfino voltarsi in peggio se non avremo imparato a riconoscere, rispettare e custodire quello che di buono già esiste, se non avremo imparato a riconoscere e a traghettare verso il futuro quelle cose che sono fatte bene, vanno bene e ci fanno onore». Fonte : Pagina 9 (17 marzo 2008) – Corriere della Sera

 

Chiara , la prima maestra di una scuola  primaria di Casalecchio di Reno  (Bologna) in Emilia Romagna, inizia la sua intervista dicendo più o meno così “ entrare con le telecamere a scuola, neanche nelle classi,  è un’invasione . La scuola non si vede e non si percepisce nemmeno che cos’è. Molto spesso ci si sbaglia , ad esempio alla domanda – Dov’è quel libro?-  si risponde  – Ah è in casa ! “ –  e poco dopo Chiara aggiunge “Io sto più ore a scuola che a casa mia……..dalla scuola passa l’anima delle persone , la vita” ; c’è il tema ricorrente e non secondario  in queste  maestre  che  dicono  “quando lascio questi bambini dopo cinque anni , sono invecchiata di cinque anni ogni volta”.

Ognuna ha una sua specialità  chi quella della “scrittura creativa” e con la passione della “letteratura” e della “lettura libera” in giro per le classi , chi quella del “gioco” come forma di studio perché  “ se tu non giochi non sai i tuoi limiti e se no giochi non ti diverti “  ( la maestra Alice di Milano e prossima alla pensione) .

Maestre  e maestri che si interrogano sull’importanza  della  scuola  come punto di aggregazione della comunità, come volàno dell’intera società; c’è chi dice che qualche anno fa a scuola gli insegnanti parlavano del bambino mentre ora si è più presi da questioni burocratiche , non ci si confronta più con i colleghi e si perde di vista il bambino. Queste maestre e maestri parlano di come a scuola si tenda spesso a focalizzarsi sulla parte  “nozionistica”  e non a focalizzarsi invece sulla parte più significativa e importante che dovrebbe essere quella del “sviluppare delle capacità” nei bambini.  Una maestra dice “ Il bambino alle elementari lo si guarda nella sua globalità , la sua intelligenza, il suo vissuto , l’emotività , cosa vive in famiglia , poi alle medie questo viene messo un po’ da parte , in senso un po’ generale ovviamente” .

Questa pellicola  mi ha emozionata molto e mi ha fatto riflettere soprattutto su quanto sia vero , per esperienza personale, che alle medie e alle superiori qualcosa cambi  e  non sempre in meglio per gli studenti  e la scuola come luogo elettivo di “apprendimento” , pensando  tra  l’altro  che da noi la scuola dell’obbligo è sino ai 16 anni  e basti pensare  al fenomeno  diffuso dell’ ”abbandono scolastico” , aspetto cruciale, dal quale si può valutare lo stato di salute del sistema educativo  di un paese .

L’emozione crescente nel rivedere questa pellicola , a distanza di tempo, è quella della nostalgia  per un tempo passato e per una scuola che forse varrebbe la pena “guardare”  un po’ come  quei bambini  che  ascoltiamo   e  che desideriamo  si trovino bene e si sentano accettati a scuola , un luogo in cui si può essere felici .

 

Per approfondimenti :

AA.VV., L’amore che non scordo. Storie di comuni maestre, DVD , Angelo Ferranti TV Days,  2007  (Libreria delle donne – Milano)

Stefania Cavallo

3 settembre 2016

 

I 400 colpi e il ricordo dell’amico Robert  Lachenay

“I 400 colpi”  è  la storia di un’amicizia nata sui banchi di scuola , una storia autobiografica del regista François Truffaut e del suo aiuto-regista Robert  Lachenay .

Truffaut  F

François Truffaut , André  Mrugalski

(Direttore della foto e assistente operatore)

e il  suo aiuto-regista Robert  Lachenay

François  aveva cuore, sensibilità e oggi diremmo un’intelligenza emotiva. La sua fu un’infanzia ribelle e anticonformista. L’amore per la madre fu  la causa delle sue turbe psicologiche , in quanto figlio non voluto e considerato , all’epoca,  un incidente di percorso.

Ha vissuto un’infanzia terribile , in un ambiente come quello di allora, e con la sua sensibilità per cui non superò mai questo problema .

Come si vede nel film I 400 colpi , la sua casa era molto piccola , la madre non aveva mai un gesto affettuoso nei suoi confronti ; il   “IX  arrondissement”  era un quartiere importante per François , ricco sul piano umano , con Place Pigalle  e Notre Dame , una vera scoperta per un adolescente.

François fece per un breve tempo anche il riformatorio per ragazzi delinquenti, forse i genitori cercarono di  sbarazzarsi di lui …..

Dov’è il padre? Questa  domanda  è quella che il professore di inglese  rivolgerà , nel film ,  allo studente Doinel-alias Truffaut  , una questione molto importante per François , anche se pur assoldando un detective per trovare suo padre , non lo volle mai conoscere  direttamente.

Balzac era la sua passione, i sentimenti, l’amore tra uomo e donna , a tredici anni e mezzo leggeva già moltissimo.

I 400 colpi è un film contro gli adulti , adulti sempre più estranei  al mondo dell’infanzia; l’inserto della fiaba di  “Cappuccetto rosso” nel film riprende il tema dell’  “infanzia che ride” , è   un momento di pura poesia  .

François Truffaut avrà spesso , nei suoi film , protagonisti non adulti o con qualche lato infantile , senza mai un vero lavoro ,  anche nel film vi  sono episodi di vagabondaggio e  di furto  del protagonista .

François Truffaut  scrisse molte lettere e corrispondenze in cui vi si trova il punto di vista di un ragazzino con l’infanzia segnata e pesante:

“Nel corso della nostra vita, noi diventiamo tante persone differenti, ed è proprio questo a rendere così strani i libri di memorie. Una persona, l’ultima, si sforza di unificare tutti i personaggi differenti”

François Truffaut

 

 

Per approfondimenti :

Autoritratto. Lettere 1945-1984  Correspondance.

Lettres recueillies par Gilles Jacob et Claude de Givray, 1988,  pubblicato da Einaudi nel 1989 a cura di Sergio Toffetti,  con contributi di Marco Vallora e Jean-Luc Godard