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REDDITO DI CITTADINANZA .

Il Presidente della Commissione Bilancio al Senato , Daniele Pesco presenta lo strumento del RDC a Milano in un’iniziativa del M5 Stelle di Milano

2 febbraio 2019, CAM Milano

RDC 2 febbraio CAM Milano e D. Pesco M5 Stelle (2)

 

Il Senatore Daniele Pesco , presenti anche il Ministro Bonisoli e il consigliere comunale di Milano Gianluca Corrado, ha presentato a Milano , sabato 2 febbraio scorso, l’articolato strumento legislativo del Reddito di Cittadinanza . Un testo di cui Pesco è uno dei componenti principali che lo hanno scritto e migliorato, semplificato in questi lunghi cinque anni , con Nunzia Catalfo, Pasquale Trinico e Davide Tripiedi, una squadra molto preparata e che sta lavorando bene; è un decreto in discussione e il testo di legge passerà oggi in Senato e potrà essere migliorato.

RDC 2 febbraio CAM Milano e D. Pesco M5 Stelle

On line potete trovare ( anche sulla mia bacheca FB)  il documento in Power Point che illustra tutte le fasi.

Di seguito, trovate l’immagine esemplificativa di tutto il percorso , immagine estrapolata dal Corriere della Sera:

RDC Corriere della Sera .jpg

Importante seguire il video della presentazione del Presidente della Commissione Bilancio al Senato :

https://www.facebook.com/1583555408592500/videos/vb.1583555408592500/308101689910643/?type=2&theater

 

Molto spazio è stato lasciato agli interventi del pubblico .

In particolare vorrei riproporre il mio quesito che ha toccato l’aspetto piuttosto delicato delle 8 ore settimanali che il beneficiato del RDC dovrà svolgere presso il proprio comune con i cosiddetti “progetti di utilità sociale”.

“ Come pensate di coinvolgere i Comuni , penso ai comuni ad esempio della Martesana , anche quelli di piccoli dimensioni , come il mio in cui risiedo , Basiano in zona Mi-Est, in questi progetti di utilità sociale, considerando che spesso chi perde il lavoro è magari stato un po’ respinto dai Servizi sociali , per diversi motivi , e conoscendo cosa accade quando ci si rivolge a questi uffici so che il percorso tra cittadino e Servizi Sociali non è sempre un percorso lineare . Quali gli uffici comunali saranno competenti per elaborare questi progetti ? Forse i Comuni non devono essere lasciati soli in tutto questo , no?” .

Pesco ha spiegato che questo è un punto molto delicato e che i Comuni avranno degli incentivi oltre al fatto che si dovrà spiegare loro molto bene che tipo di progetti dovranno essere costruiti su queste persone che percepiranno il RDC in un’ottica di “valorizzazione” della persona, in un’ottica positiva e non negativa con un utilizzo svalutativo , magari scegliendo dei “lavoretti” di poca importanza, in cui la persona possa percepirne l’inutilità . Molto faranno le “buone pratiche” da emulare e diffondere. E’ tutto da costruire.

Ricordiamo semmai che chi si trova in questa situazione dovrebbe essere motivato a sentirsi utile , anche per la propria collettività , e non un “peso morto” , “un vuoto a perdere” , come spesso invece “chi non lavora e ha perso il lavoro” si sente o viene considerato e percepito.

Su questi ultimi aspetti ne ho scritto molto e proprio dal 2013 col mio testo “ ISTRUZIONI PER L’USO . ANTI-CRISI E MUTUO AIUTO” ho cercato di diffondere l’importanza di un cambio di paradigma e una nuova concezione dei servizi sociali . Ripropongo il passaggio, tratto dal libro citato , alle pagine 16 e 17:

 

DALL’ASSISTENZIALISMO AL MUTUO-AIUTO?

PER UNA NUOVA CONCEZIONE DEI SERVIZI SOCIALI

 

Alla luce di alcune riflessioni che da qualche tempo sto facendo e di cui ho scritto, credo che persone che vivano un forte disagio economico abbiano come priorità quella di soddisfare innanzitutto i propri “bisogni primari”, di mera sopravvivenza materiale e psicologica.

Uno “scambio” tra “chi aiuta e chi è aiutato”, non può essere solo di tipo “contabile” per un’amministrazione, (anche se necessariamente lo è, se si pensa agli importanti contributi erogati per le famiglie bisognose e indigenti, ecc.), ma può diventare “altro” e molto di più e cioè un rapporto di solidarietà tra pubblica amministrazione e cittadini in difficoltà, un rapporto che può arricchirsi in maniera biunivoca attraverso uno scambio di risorse umane incredibili.

Il tema a mio avviso, per le amministrazioni pubbliche, che può cambiare l’atteggiamento basato sul mero “assistenzialismo” (che però in alcuni momenti può dare molto “ossigeno” a chi è in seria difficoltà) potrà essere quello di ri-orientare il proprio sguardo oltre i bisogni primari di queste persone, accompagnandole con percorsi alternativi di tipo culturale per soddisfare gli altri bisogni, quelli più di tipo sociale, per la collettività e per loro stessi. Allora coinvolgere o proporre di partecipare ad esperienze di volontariato o simili può avere un senso, anche se non si può “obbligare” a tutto ciò, perché sono percorsi appunto volontari e culturali di consapevolezza.

I percorsi di consapevolezza sono autonomi, liberi e attivano risorse personali con ricadute positive elevatissime sul piano sociale e culturale.

Da un punto di vista sociologico questa è una prospettiva che attribuisce alle persone e ai membri delle famiglie un ruolo attivo verso la risoluzione dei loro bisogni scardinando una concezione che vedeva una presa in carico fondata prevalentemente sull’aiuto piuttosto che sull’attivazione delle risorse.

Il metodo che attivo nei gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto per disoccupati è proprio quello su cui si basa l’approccio maieutico della mediazione ossia quindi la capacità di stabilire un’efficace relazione d’aiuto lasciando spazio ad un ri-orientamento dell’operatore/professionista nel sostenere il riconoscimento e l’attivazione delle capacità di cambiamento delle persone con problemi, lavorando sull’implementazione delle loro competenze.

In definitiva in questa logica nell’attribuire un ruolo attivo all’attore sociale si approda ad una sostanziale pariteticità tra utente/cliente e operatore. In questo contesto si attua e si sviluppa il lavoro del gruppo di Auto-Mutuo-Aiuto e del facilitatore della comunicazione al suo interno .

Servizi intesi come occasioni per superare le dimensioni di isolamento in cui si trovano molte famiglie, per costruire occasioni di incontro, di dialogo, di scambio e di esperienze.

La costruzione di una cultura dei servizi che dia valore al “patto” tra le persone, alla ricerca di forme di “dialogo” possibili entro un principio di impegno personale (vd.ad es. ruoli interconnessi come nella famiglia).

In una relazione, ciò che si lascia all’altro è qualcosa di intangibile.

Eric Fromm ha detto: “Il più profondo bisogno dell’uomo è superare la separatezza. Lascia la prigione della tua solitudine! L’incapacità di realizzare questo scopo comporta la pazzia”.

Senza inter-dipendenza non esiste sopravvivenza!

 

Nel video completo , col link di seguito, potete ascoltare , verso la fine , anche tutte le domande e le risposte date a tutti gli intervenuti e potete ascoltare anche il mio quesito citato sui “progetti di utilità sociale per il proprio comune” :

 

https://www.facebook.com/1583555408592500/videos/301524077062682/UzpfSTE0OTM0NzI0NTQ6MTAyMTgzNjM5MTkzNTgwMTU/

 

La mia proposta allora per questi progetti comunali può trovarsi proprio col gruppo di Auto Mutuo Aiuto.

Il gruppo AMA opera attraverso lo scambio delle proprie esperienze di vita, lo scambio di informazioni e soluzioni, la condivisione di sofferenze e conquiste. L’obiettivo del gruppo, condotto da “facilitatori” è insomma quello di aiutare le persone a diventare più consapevoli di sé stessi e riscoprirsi come una risorsa, per sé e per l’intera collettività: ci si aiuta, con il confronto, a scoprire opportunità, competenze nascoste e non utilizzate.

Il gruppo AMA non è un modo per trovare direttamente lavoro, è più un’occasione per

cercare di «ritrovare sé stessi», attraverso il confronto con il gruppo e non è un modo per

acquisire direttamente competenze specifiche, per questo possono essere  proposti altri percorsi.

La finalità di questi progetti è quella di agevolare, attraverso un percorso basato sulla parola e sulla condivisione, la ricerca delle proprie risorse e motivazioni, verso nuove idee e strade possibili.

Invito a leggere questo mio precedente contributo sul tema, pubblicato su questo blog LAVORATORI ACROBATI :

https://stefaniacavallo.wordpress.com/2018/05/25/lavoro-mutuo-aiuto-e-reddito-di-cittadinanza/

Diversi i punti ancora da migliorare, afferma Pesco, come il naturale dislivello che può crearsi tra i “beneficiari” del RDC e gli altri che non ne beneficeranno pur trovandosi nella condizione di “non lavoro”, ma con un ISEE magari appena superiore al limite richiesto dalla legge e quindi esclusi dal beneficio. Altresì si è parlato di un nuovo ISEE istantaneo , così come di una nuova piattaforma per il lavoro, il SIULP ; si è parlato dei numerosi incentivi per le aziende, dell’assegno di ricollocazione – ex dote lavoro e della pensione di cittadinanza che ridà dignità agli anziani con pensioni al di sotto della soglia di sopravvivenza.

Sarà molto importante seguire l’evoluzione e la pratica di questa legge innovativa, che rilancia il lavoro per chi non ce l’ha e per chi è in situazioni di forte disagio.

Termino questo contributo riproponendo l’articolo 34 , comma 3, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea , citata all’inizio del suo intervento da Daniele Pesco:

Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea

Articolo 34

Sicurezza sociale e assistenza sociale

1. L’Unione riconosce e rispetta il diritto di accesso alle prestazioni di sicurezza sociale e ai servizi

sociali che assicurano protezione in casi quali la maternità, la malattia, gli infortuni sul lavoro, la

dipendenza o la vecchiaia, oltre che in caso di perdita del posto di lavoro, secondo le modalità stabilite

dal diritto comunitario e le legislazioni e prassi nazionali.

2. Ogni individuo che risieda o si sposti legalmente all’interno dell’Unione ha diritto alle prestazioni

di sicurezza sociale e ai benefici sociali conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi

nazionali.

3. Al fine di lottare contro l’esclusione sociale e la povertà, l’Unione riconosce e rispetta il diritto

all’assistenza sociale e all’assistenza abitativa volte a garantire un’esistenza dignitosa a tutti coloro che

non dispongano di risorse sufficienti, secondo le modalità stabilite dal diritto comunitario e le legislazioni

e prassi nazionali.

 

Stefania Cavallo

4 febbraio 2019

 

 

 

 

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Comunità e Pluralità di sguardi

 

La pluralità di sguardi, anche nei comitati,  rappresenta la ricchezza umana e civile di una società  “unita su ciò che conta”

 

Troppo facile scambiare per ideologia
la preoccupazione per il nostro territorio,
il nostro ambiente e la nostra salute!

 

aiuto

 

Vorrei precisare che chi è un attivista del Movimento 5 Stelle , agisce alla luce del sole e non da “carbonaro” , quindi si muove nella propria comunità con chiarezza e trasparenza.

Gli attivisti, come la sottoscritta, non hanno iscrizioni a partiti , l’unica loro adesione è quella al Movimento, che non è ancora un partito secondo i canoni tradizionali e che parte dalle istanze civiche e dal basso per farsi ascoltare anche a livello istituzionale e più politico.

Non c’è contraddizione tra i due ruoli , ossia essere attivista e allo stesso tempo essere un componente di un qualsiasi comitato civico , proprio per le motivazioni che animano lo spirito di un attivista , ossia essere un “facilitatore” di istanze civiche e sociali , prendendo le distanze da chi invece opera secondo un “diktat” partitico e legato a doppio filo ad interessi di parte e di convenienza del momento. E’ fuorviante pensare che un attivista segua un’ideologia simil-partitica , semmai bisognerebbe pensare che un attivista rappresenti quella parte di cittadini che vogliono più partecipazione e condivisione dal basso a tutela dei principi umanitari e sociali per un’idea di comunità più equa e solidale. Infine, è noto che nei comitati spesso trovino espressione diverse anime e diversi sguardi, anche politici,  l’importante semmai , a mio avviso, sarebbe il vigilare su chi pensa di utilizzare anche il “comitato” come cassa di risonanza dei propri fini. La pluralità di sguardi, anche nei comitati,  rappresenta la ricchezza umana e civile di una società  “unita su ciò che conta” .

Da questo punto di vista, l’esperienza di una personale   partecipazione al Comitato No Biogas Masate e la creazione del mio blog “no biogas” per raccontarla, rappresentano forse più un modo per dire questo : Da persona “libera” e “indipendente” in quanto non soggetta a nessuna logica di partito o di qualche editore o di qualche “superiore”, posso scrivere su questo nuovo mio blog nel rispetto di una restituzione più veritiera possibile su ciò che vedo e ascolto su “biogas e il caso Masate”, il tutto filtrato certamente dal mio sguardo, uno sguardo più di tipo sociale e cerco di riproporre le ragioni che stanno dalla parte delle nostre comunità perché escluse da un processo di informazione, partecipazione e condivisione su questi impianti previsti nel nostro territorio.”

Raccontare , stando dentro a ciò che accade rende le informazioni più vicine a chi legge, facendo passare quel pathos e quella umanità che spesso sfuggono o si perdono, a vantaggio esclusivo della notizia più di taglio giornalistico.

 Il mio blog “no biogas”  registra anche i fallimenti delle nostre amministrazioni e dei nostri amministratori, o meglio i ritardi della politica nel cogliere delle opportunità a tutto vantaggio della salute del nostro territorio, delle nostre comunità e di chi vi abita.

Non sono un tecnico di questo ambito, ho letto tutti i documenti prodotti sino ad ora , tutti gli articoli della copiosa rassegna stampa e ho partecipato ( e continuerò a farlo) come cittadina ai maggiori eventi di sviluppo di questa lotta pacifica del No Biogas Masate e ritengo che sia troppo facile scambiare per ideologia la preoccupazione per il nostro territorio, il nostro ambiente e la nostra salute!

I miei contributi per questa giusta causa hanno, con autentica modestia,  l’intento e l’ onestà intellettuale di generare ulteriori riflessioni per poter arrivare maggiormente ad investire tutti in un proprio principio di etica e di coscienza individuale, oltre che collettiva, e si rivolgono in particolare a chi dovrà decidere in merito.

Invito chiunque , fosse interessato,  a ripercorrere attraverso il mio blog tutto il percorso svolto sino ad ora da parte dei comitati “No Biogas Masate”, da quel fatidico 13 marzo 2017 quando si è costituito il Comitato “No Biogas Masate” e ricordo che i primi articoli sulla Gazzetta locale intitolavano : Il Comitato “smaschera” i politici locali “tutti sapevano da tempo dell’impianto”.

Un  pensiero conclusivo , a consuntivo, di questi mesi intensi e vissuti dalla sottoscritta “senza tregua” su questa questione :

 Non mi sento di pensare che le persone non comprendano ciò che può migliorare la propria qualità di vita, penso che a volte manchi la conoscenza e la possibilità o volontà di trovare del tempo per approfondire , per capire e a volte cambiare sguardo per attivarci (per prima cosa, mi includo sempre anche io)  e decidere di cambiare le cose che non vanno, non solo per se stessi ma anche per le proprie comunità.

E’ importante  che tutti insieme  restituiamo  dignità a questa pacifica lotta del  “No Biogas Masate”  e si continui  a raccontarla , a raccontare  che “NO, non si molla” da parte dei Comitati e delle associazioni ambientaliste interessate.

Buon  2019!

Stefania Cavallo

(anche attivista  Movimento 5 Stelle Basiano)

 

2 gennaio 2019

 

https://nobiogas.wordpress.com/

 

Anime Salve – Domenico Iannacone

 

IL FILO SOTTILE
Qui devi allenare la mente e il corpo, altrimenti quando esci non sei più nulla. Il filo che divide questo mondo dal vostro è sottile: oggi ci sono io, domani potrai esserci tu. Il carcere ti toglie l’umanità, questo posto te la restituisce. Vincenzo

(https://www.facebook.com/Idiecicomandamenti/videos/vb.283385008461547/301347413824938/?type=2&theater)

anime salve

Eccomi all’ultimo incontro televisivo, di domenica 30 dicembre col bellissimo reportage della stagione televisiva de I Dieci Comandamenti di Domenico Iannacone e della sua splendida squadra , trasmesso su Rai 3 e dal titolo molto evocativo e perfetto per il tema che affronta “Anime Salve” .

Un reportage sul complicato e terribile mondo del carcere , ma che si smarca dai “già visti” servizi televisivi , perché a casa arriva quella parte umana e compassionevole in cui la sottile linea tra “chi è dentro” e “chi è fuori” svanisce con quella sensibilità incredibile dello splendido “maestro”/regista/attore Armando Punzo, (Compagnia della Fortezza), una sorta di padre putativo di tutti coloro che incontra “lì dentro”, nel carcere di Volterra, e che coinvolge col suo Teatro, con la sua idea “trasfomatrice” di Teatro, vissuto “senza tregua” .

Il quesito , se si sia prigionieri più fuori che dentro , resta e attiva un processo di riflessione necessaria per tutti sul concetto di libertà e di rispetto per sé e per gli altri , in una sorta di rieducazione sentimentale e sociale “di chi è dentro”, ma utile anche per chi è fuori perché non si è mai completamente esenti dalle scivolate che può riservare la vita.

Ci si domanda come i carcerati , tra loro molti ergastolani per omicidio, si vivano in quel luogo, ci si domanda quanto ancora il concetto di “carcerato” crei numerosi pregiudizi , al di fuori di quel luogo, ci si domanda se “chi è dentro” può provare ancora gli stessi sentimenti di “una persona” esattamente come “chi è fuori”.

Grazie ancora caro Domenico per la tua incredibile sensibilità e capacità di farci vedere spesso quello che sembra non ci tocchi ma che in realtà ci tocca , eccome, e ci cambia in meglio , un po’ come quelle tragedie greche che col loro effetto catartico cambiavano lo spettatore una volta che assisteva e partecipava alla loro visione e tutti  uscivano  un po’ migliori .

Domenico , ti aspettiamo in tanti per la nuova e prossima stagione de I Dieci comandamenti del 2019 e allora ti auguro un Nuovo Anno ricco di tanti tuoi bei reportage .

 

Stefania Cavallo

31 dicembre 2018

 

 

“Se non si sono vissute certe situazioni non si può capire la sofferenza e il dolore”

fuori piove

Nel drammatico,  reale e bel  reportage di ieri sera con  le nuove storie morali di Iannacone, la storia di Michele, di chi vive nei container e dei  senza fissa dimora, mi ha rievocato immediatamente il bel film di Ivano De Matteo, come racconto di seguito ed ispiratosi  proprio ad un fatto di cronaca.

La realtà comunque supera alla grande l’immaginazione, si sa!

Il termine “equilibrista” è coniato dal bel film di Ivano Di Matteo “Gli equilibristi” , in cui si racconta la storia di un padre che dopo la separazione e pur avendo un lavoro e uno stipendio che in tanti anni aveva garantito una certa agiatezza alla sua famiglia e alla figlia adolescente , si troverà   a scivolare velocemente in una situazione di povertà e di disagio esistenziale molto forte , trovandosi a vivere addirittura in auto ed andando alla mensa della Caritas , nonostante il suo sforzo di riuscire a fare in modo che nessuno della sua famiglia sapesse della sua drammatica situazione e cercando di continuare a dare un senso ed una dignità a ciò che gli stava accadendo .

In realtà questo padre è appunto diventato un “equilibrista” per il suo modo di stare continuamente a galla e “in piedi” in un contesto di vita precario e per lui insostenibile, facendo tutto il possibile per “resistere” ad una situazione economica sempre più difficile e critica .

Sono tanti i genitori “equilibristi” che si trovano a dover fare i conti con questa crisi economica che come sappiamo ormai da tempo è una crisi strutturale e soprattutto che sta interrogandoci sul piano etico e culturale, rispetto alle nostre abitudini e ai nostri valori di riferimento.

Tempo fa parlando di questa crisi ho definito cosa sono per me i contemporanei “lavoratori acrobati” e ne ho parlato a lungo in un mio libro , ispirandomi al   bel testo “Mamme Acrobate” di Elena Rosci e che rende molto bene l’idea delle mamme di oggi un po’ “multitasking” o “tuttofare” :

“ così come uomini e donne , giovani e meno giovani tutti Lavoratori Acrobati che per riuscire a sopravvivere si sono dotati anche loro di grandi capacità acrobatiche , come quegli atleti che sfidano tanti rischi per non cadere e che spesso sono sprovvisti di reti di sostegno e di salvataggio. Si pensi ,ad esempio, anche a quei lavoratori che lavorano senza una minima misura di sicurezza e sfidano ogni giorno , ogni minuto, la sorte a tutela della propria dignità umana e credibilità sociale” .

Domenico Iannacone con I Dieci Comandamenti e il nuovo reportage “Fuori Piove”, ieri  sera, ci ha mostrato due realtà opposte del nostro bel paese.

“Se non si sono vissute certe situazioni non si può capire la sofferenza e il dolore” .

Il tema di generare vere e proprie relazioni sociali  come ad esempio nella realtà di co-housing  a Forlì , come ci è stato ben descritto, può segnare un nuovo possibile percorso da intraprendere e da emulare socialmente. Come  mi ha detto Domenico  : “si tratta di persone aperte alla vita del paese che hanno generato vere e proprie relazioni sociali che nei ghetti dormitori delle periferie sono assenti” .  Certo bisogna uscire dal proprio individualismo e aprirsi per condividere con gli altri e tutto questo comporta una trasformazione umana, culturale  e sociale che dovrà iniziare da qualche parte, prima o poi.

Più progetti sociali di eco-edilizia!

LAVORATORI ACROBATI  FOTO

Stefania Cavallo

17 dicembre 2018

 

Un mio video odierno sulla violenza sulle donne , 25 novembre 2018:

 

APPENDICE   SULLO STALKING – PERSECUZIONE

Dal mio libro I giorni perduti , 2011

copertina del libro

 

Dietro   lo stalker , frustrazione e solitudine    

La cronaca nera di questi tempi riporta l’attenzione sul fenomeno dello “stalking” (persecuzione).

L’essere lasciati da una persona amata produce inevitabilmente dolore che per alcune persone può essere intollerabile. Teniamo presente , poi, che viviamo in una società individualistica , in cui le comunicazioni interpersonali significative sono molto ridotte, in cui ognuno pensa solo ai propri problemi , per cui chi soffre spesso non ha la possibilità di confidarsi, di sfogarsi con qualcuno e il   confidarsi significherebbe ammettere una sconfitta. Questo sentimento di vergogna è uno dei principali freni al richiedere aiuto a un amico o amica , piuttosto che a uno specialista .
Inoltre, gli uomini sono meno portati ad esternare verbalmente i propri sentimenti e questo continuo portarsi dentro sofferenze e frustrazioni può determinare, a volte, delle reazioni violente .

All’inizio di una relazione è difficile cogliere i segnali di prevaricazione dell’uomo sulla donna che in genere emergono nel tempo in maniera molto più evidente e chiara . Se da un lato troviamo questi uomini “carnefici” dall’altra troviamo spesso delle donne “vittime”   con scarsa autostima . Questo aspetto dell’autostima comporta un altro lavoro importante di prevenzione che , a mio avviso, si dovrebbe potenziare e   attivare già nelle scuole con le giovani ragazze.
L’aiuto va chiesto a persone professionalmente preparate.

Ad esempio, il problema della violenza domestica in esorbitante e continuo aumento è estremamente delicato e va gestito con grande competenza. Quando nella mia attività di mediazione familiare mi imbatto in situazioni di questo genere invito le persone interessate ad intraprendere percorsi di psicoterapia , o nei casi più gravi, a contattare i Centri antiviolenza .

La mia attività di mediazione familiare si colloca a monte di questi tragici fatti e nonostante tutto mi rendo conto che ci vorrebbe una rete di coordinamento tra le diverse agenzie educative per attivare delle iniziative , a partire dalla scuola, che parlassero di “educazione sentimentale” ed “emotiva” per le nuove generazioni.

Spesso dietro questi comportamenti violenti c’è quello che si è vissuto o visto in famiglia da ragazzi.

I rapporti paritari tra uomo e donna sono una conquista relativamente recente e , ad esempio, il rispetto   tra i coniugi è sicuramente la prima prevenzione per garantire un futuro sentimentale equilibrato ai propri figli.

Importante sarebbe poi occuparsi del recupero dell’ uomo persecutore o stalker perché non torni a nuocere e in tal senso qualcosa si sta muovendo , ma è ancora troppo poco.

NO VIOLENZA SULLE DONNE 2018

 

Stefania Cavallo

25 novembre 2018

DALL’ALTRA PARTE DEL MARE con Eraldo Affinati e Pietro Bartolo

Bookcity Milano 2018 , Fondazione G. Feltrinelli Via Pasubio 5

pietro bartolo

“La vera responsabilità non è solo giuridica,

ma è la responsabilità dello sguardo altrui”   Eraldo Affinati, custode di parole

bookcity 2018 eraldo affinati e pietro bartolo - 3-

 

L’incontro con queste due grandi persone , lo scrittore e insegnante Eraldo Affinati , il medico e scrittore Pietro Bartolo, di sabato 17 novembre , a Milano , in occasione di Bookcity 2018 , è stato molto interessante, emozionante e commovente.

E’ stato un dialogo intimo tra i due , espresso a voce alta , scaldando il cuore dei molti presenti all’incontro . Cosa li accomuna?  Il venire entrambi da situazioni familiari piuttosto umili, l’età ,  l’essersi costruiti da soli ;  l’esperienza tremenda di un naufragio per il  giovane marinaio/non ancora medico Bartolo;  e per Affinati  l’esperienza dell’essere orfano  e il suo forte desiderio di “risarcimento” verso i suoi genitori : ” «Mio padre era un figlio illegittimo e mia madre durante la guerra sfuggì alla deportazione dopo che suo padre era stato fucilato dai nazisti. Io sono diventato scrittore e insegnante anche per trovare le parole che i miei genitori non riuscirono a dire a sé stessi, prima ancora che a me e a mio fratello. È una forma di risarcimento per interposta persona”.

Si sono raccontati e in particolare hanno parlato di cosa li motiva a fare quello che fanno, e che possiamo dire essere qualcosa di “straordinario” in quanto il loro vissuto e il loro essere “uomini d’azione” nel quotidiano nell’accogliere i migranti , anche se con ruoli e in contesti diversi , li accomuna in un necessario sentire di umanità e di responsabilità di “sguardo sull’altro”.

Eraldo Affinati, dopo una sua esperienza estiva a fianco del medico Bartolo, proprio sul famoso molo Favaloro a Lampedusa, ci introduce al tema rievocando quella “naturalezza” del medico e dell’uomo che nel momento in cui vede steso sul molo un migrante, inizia ad aiutarlo, mentre lo aiuta e si preoccupa del suo stato, in contemporanea lo visita ; allora la domanda di Affinati che pone e rilancia al pubblico, sorge quasi spontanea e diventa la seguente: “Perché non riusciamo ad avere più quella “naturalezza” nello sguardo verso l’altro?” .

In quel momento mi è venuto in mente il bellissimo film di Gianni Amelio , “La tenerezza” dove il regista nella preparazione della narrazione della storia rievoca il filosofo Musil e una sua frase : “La soluzione delle cose non va cercata chissà dove, la felicità è ritornare sui propri passi quando si è persa la strada. Quando ti perdi per strada, non andare troppo avanti, torna indietro qualcosa trovi. Questo dovrebbe insegnarci a essere più morbidi”. Ecco l’essere più morbidi , l’incontrare, senza paura, lo sguardo altrui e soffermarsi su tutto questo , quando “sentiamo” che siamo tutte persone con gli stessi bisogni in questo immenso e stupendo mondo dell’esistenza.

Ci raccontano di storie incredibili, in particolare il medico di Lampedusa , il dottor Bartolo, e sicuramente colpisce molto quando racconta la storia della piccola bimba nigeriana Anila  e di sua madre, di come sia riuscito , nonostante la burocrazia, a farle incontrare e ad aiutarle a risolvere l’enorme debito che avevano contratto per poter intraprendere il loro viaggio della “salvezza” nel nostro bello ma martoriato e dannato Mediterraneo.

(http://www.farodiroma.it/le-stelle-di-lampedusa-la-storia-di-anila-e-di-altri-bambini-che-cercano-il-loro-futuro-tra-noi/).

Eraldo Affinati ci racconta dei suoi “ragazzi difficili”, dell’importanza delle parole e della lingua, quale scrittore, pedagogista e insegnante di Italiano per stranieri ,  ragazzi ed adulti immigrati , adolescenti e giovani spesso non accompagnati.

Affinati dirà che “la lingua svolge una funzione ortopedica, perché salda e ricompone pezzi della propria identità e personalità” e per queste persone che arrivano in Italia, alla sua scuola “Penny Wirton” , così come alla “Città dei ragazzi” , il sistema verbale è decisivo , e solo se si riesce a nominare le parole giuste si possono vedere riconosciuti i propri diritti/doveri.

Ricordo a questo proposito i bellissimi libri sia di Affinati che di Bartolo, al seguente link:

https://www.librimondadori.it/eventi/eraldo-affinati-pietro-bartolo/

Ricordo il bel film “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi , docu-film del 2016, premiato nello stesso anno con l’Orso d’oro per il miglior film al Festival di Berlino e che ha per tema e focus principale l’isola di Lampedusa e gli sbarchi di migranti che la interessano.

Entrambi parlano dei “lager”, dei veri “campi di concentramento” in Libia e di come non si possa più lasciar fare , certo il problema è molto complesso ma queste realtà rievocano periodi “neri” della nostra storia passata ma non molto lontana, che non si può far più finta di non conoscere e di non vedere. Come dirà Affinati : “La vera responsabilità non è solo giuridica, ma è la responsabilità dello sguardo altrui”.

L’altro messaggio di Eraldo Affinati e che vorrei lasciare a “memoria” è anche questo ossia quando dice : “ Bisogna intervenire quando si vedono oltraggiati i propri principi , anche sbagliando” e qui il tema di “entrare in azione” ritorna, diventa necessario e fondamentale.  

Termino , conservando quelle parole e quell’atmosfera incredibile di emozioni, sentendomi anche piuttosto in crisi , e lasciando l’intervista di Affinati, rilasciata su La Repubblica il 17 novembre, sulla scuola e le manifestazioni degli studenti in queste settimane :

Articolo La Repubblica Eraldo Affinati sabato 17 novembre 2018

Ricordo un altro mio contributo sul tema:

https://stefaniacavallo.wordpress.com/2017/05/21/20maggiosenzamuri-milano/

Da non dimenticare anche il bel reportage su Lampedusa  “LONTANO DAGLI OCCHI”, di Domenico Iannacone :
“Quando le cose non si vedono da vicino non si capiscono fino in fondo. Magari siamo noi stessi a scegliere di non farlo per sentirci meno obbligati a pensare. Le cose che sono lontane dagli occhi ci fanno meno paura. Un giorno però i ragazzi leggeranno sui libri di storia che dal 1988 ad oggi nel Mediterraneo, durante traversate su barconi come questi, sono morte 20mila persone. L’unica cosa che non potranno mai sapere è quanti altri sono morti senza lasciare nessuna traccia, inghiottiti dal mare” Domenico Iannacone 

Link  dell’intero reportage :

http://www.raiplay.it/video/2016/09/Lontano-dagli-occhi-75cc9c56-63f7-4404-90a8-60c03b5bdaa2.html

 

Stefania Cavallo

20 novembre 2018

 

 

 

Spirito di sacrificio

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“Tu hai spirito di sacrificio, Stefania!”, questo mi ha detto una persona che mi conosce da poco e con la quale sto cercando di realizzare un nuovo progetto sociale e in verità era da un po’ che non sentivo utilizzare questa espressione e il senso che le si dà .

Mi ha ricordato quando i miei genitori , ed ero ragazza, mi dicevano “bisogna fare sacrifici, altrimenti non si ottiene niente e non si va da nessuna parte” , una frase che decisamente mi ha ributtata indietro di tanti anni, perché in realtà tutto questo, col passare del tempo, è diventato per me un autentico “modus” di essere e di vivere tanto da darlo per scontato e non farci più caso .

Questo nuovo amico in realtà voleva dirmi che oggi sono sempre meno le persone che, “senza risparmiarsi”, si danno alle giuste cause , quelle sociali, civiche e/o politiche , quelle per il bene comune e per il benessere delle nostre comunità.

Questo nuovo amico ha capito subito che come persona , secondo lui, facevo e faccio parte di questa categoria di umanità , quella che “si sacrifica”, che sa rinunciare al proprio tempo per un sentimento di “autentico altruismo” per una visione e un tempo più esteso da condividere .

“La vita che sacrifica il sacrificio è quella che si deve desiderare di vivere” , dice il noto psicoterapeuta Massimo Recalcati nel suo libro  “Contro il sacrificio. Al di là del fantasma sacrificale” e credo che sia proprio questo il motivo per cui il concetto di “sacrificio” oggi vada inteso in maniera nuova, portando ad una liberazione della sua valenza mortificatrice per riaffermare nel singolo il desiderio di una vita che si realizzi pienamente anche come comunità .

 

Stefania Cavallo

8 ottobre 2018