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BACIO FEROCE  , MILANO 12 OTTOBRE 2017 – Libreria Feltrinelli

 

Importante è non cadere nella paura e allora un antidoto è quello di leggere per capire , “leggere per legittima difesa”

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“La vita senza libertà, è come un corpo senza lo spirito” (Khalil Gibran).

Arrivo alla Feltrinelli un’ora e mezza prima dell’incontro e riesco a prendere posto all’interno dell’area eventi e prendo posto anche per una mia amica che arriverà più tardi .

Mi godo l’atmosfera e penso felice che finalmente mi sono  imposta di assistere alla presentazione dell’ultimo libro di Roberto Saviano e lo avrei incontrato di persona ; man mano che ci si avvicina all’ora d’inizio , tutti siamo in attesa e un po’ sospesi  per  il suo  trepidante arrivo  , quando ad un certo punto Saviano  viene presentato da Antonio , uno dei tre giovani dello Ius Soli,  che lo introduce con una citazione dal suo libro sul significato di “bacio feroce” , il morso che i cuccioli di cane  pitbull fanno  sulla guancia di chi li dovrà selezionare  per il “combattimento” negli ambienti della illegalità invisibile e quando i cani vengono sfruttati per fini speculativi per le famose scommesse clandestine, quelle che in diversi libri e  film  sono state raccontate anche se la realtà supera spesso la fantasia.

Roberto Saviano risponderà alle bellissime e intense domande  dei tre giovani dello Ius Soli , come Evelina, Amhed e Antonio , tre giovani molto talentuosi nei loro diversi ambiti  e lo si capisce subito perché le loro domande vanno diritte al cuore delle varie tematiche-chiave trattate nel nuovo libro di Saviano “Bacio feroce” , il seguito de “La Paranza dei bambini”.

Saviano ci introduce a diverse questioni a cui tiene molto che riguardano il suo mondo del raccontare e dello scrivere , ci spiega molto bene il cambiamento dei “paranzini”rispetto al libro precedente, questi ragazzini con un’età compresa tra i 10 anni , il più piccolo, sino ai 18 anni , il più grande , e che si sono presi le più importanti piazze di spaccio di droga a Napoli  , come dei veri imprenditori della criminalità , i ragazzini del “tutto e subito”, come per la regola del web,  e per i quali l’unica cosa da rincorrere per svoltare la loro vita, nella scalata della criminalità organizzata del narco-traffico,   è realizzare complessivamente quei 5.000 euro con la cocaina , in tempi rapidi , e  a qualsiasi costo , anche a costo della morte .

Il mito dei “paranzini” è quello del “vincente”,  secondo il detto “meglio un giorno da leone che 100 da pecora” , è quel “bacio feroce” che ritorna come chi vuole prendersi tutto, che vuole tutta la felicità possibile secondo la logica del saccheggio, della razzia , proprio come l’evocazione truce e sanguinaria dei  cani da combattimento.

Saviano ci parla del concetto del “tempo” , perché  in questo racconto , un po’ come nella realtà , anzi lui parte sempre dalla realtà , il  “tempo non c’è mai” ,  con lo smartphone  il tempo è scomparso e anche questi “paranzini” utilizzano molto bene le nuove tecnologie , chattano in continuazione sui diversi social e ci spiega che ha inserito questi scambi virtuali , i vari messaggini su Wathsapp , presi dalle carte delle inchieste giudiziarie che registrano gli scambi tra loro e le loro fidanzatine , chat che , a volte , servono per depistare le indagini , tramite intercettazioni  telefoniche e non è così facile intercettare queste comunicazioni su  Wathsapp.

I “paranzini” vivono in una realtà molto complessa , in cui è impossibile crescere senza guadagnare e dove siccome non c’è futuro , che tutto sia presente , appunto il “tutto e subito”.

Qui Saviano cita l’analogia con i giovani radicallizzati  dell’Isis , ci parla del segno criminale delle periferie , di come anche i jihadisti, al pari dei “paranzini”, siano fonte di reddito per il quartiere , come ad esempio il famigerato quartiere belga di Molenbeek, centrale delle cellule jihadiste che hanno colpito Parigi nel novembre 2015 e Bruxelles a marzo dello scorso anno.

Ho trovato molto interessante queste riflessioni sulle periferie del mondo , centrali di “pura rabbia”, quella stessa “rabbia” che ascoltiamo nei testi delle canzoni rap e della trap, in cui si canta in maniera ricorrente dell’impossibilità di realizzare il proprio  talento.

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Cito anch’io Ghali , il noto rapper italo-tunisino, come fa spesso Saviano, quando dice che  sin da piccolino sogna di diventare famoso perché crede che il successo sia la cosa di cui  ha  bisogno , anche quello di “comperare casa a mia madre”, come dice in un suo pezzo, come una rivincita  così come  “la gente che urla il tuo nome , ma poi invece ti accorgi che le cose veramente importanti sono quelle piccole , che poi  sono tutto quello che abbiamo, gli amici, la famiglia, l’amore” e anche in studio quando stai lavorando “c’è bisogno di questo come prima cosa” e aggiunge Ghali  “non bisogna bucare la vera bolla” , dove per “bolla” evidentemente si intende proprio ciò che rappresenta la propria identità, i propri valori , ciò che  protegge da quel mondo “fuori” e “altro”  che distrae da quello vero, ossia “la bolla”protettiva appunto (https://stefaniacavallo.wordpress.com/2017/08/11/il-linguaggio-giovanile-della-musica-rap-e-trap/).

 

Importante è non cadere nella paura e allora un antidoto è quello di leggere per capire , “leggere per legittima difesa” , come Saviano ci dice spesso e da tempo ma ce lo ricorda anche in questa occasione .

 

Saviano dice che scrive per un’urgenza, quando si è perso qualcosa di molto importante , come è successo a lui dieci anni fa con la pubblicazione del suo primo libro Gomorra e quando denunciò  i capi della camorra del suo territorio e questa sarà la sua sentenza di morte e la sua vita non sarà più come prima , niente sarà più come prima per lui e per i suoi affetti più cari .    Il libro diventa uno strumento di protezione e ciò che resta è il contenuto non il risultato .

 

Saviano lancia un appello molto importante ai genitori  chiedendo loro di educare i figli al fallimento,  un concetto molto distante nell’educazione dei giovani e giovanissimi criminali “paranzini” napoletani di cui Roberto Saviano racconta nel suo nuovo libro . Saviano parla ai genitori,  quando accenna  al concetto del “fallimento” in antitesi con lo stereotipo in cui solo chi è “vincente” svolta e riesce nella vita , ma sappiamo che per fortuna non sempre è così . Saviano lancia questo nuovo monito pedagogico e sociale perchè le lettrici dei suoi libri in qualche modo possano svolgere una missione fondamentale nell’instillare la cultura della gestione delle emozioni e realizzare un cambiamento di sguardo di adulti , bambini e dei giovani di oggi.

A questo proposito  proprio su queste suggestioni, legate al tema dell’educare al fallimento, ho pensato di realizzare un mio nuovo video in cui cerco di estendere questo  concetto  che mi sta particolarmente a cuore, così come la formazione e l’evoluzione emotiva delle giovani generazioni in senso assoluto: https://www.youtube.com/watch?v=HcwSOwGgNdo&feature=share

Certo la serata è quasi terminata e anche a me piace terminare questo mio ricordo , in cui in moltissimi c’eravamo , ci siamo anche un po’ commossi in alcuni passaggi,  in quanto Saviano oltre a rappresentare  un grande scrittore  rappresenta un grande giovane uomo e soprattutto a me è arrivata moltissimo questa sua umanità , cosa che mi ha un po’ sorpreso e mi ha colpito in maniera molto positiva.

Dimenticavo di aggiungere , in coerenza con la sua “battaglia” in difesa dello Ius Soli , il suo invito , a firmare per la campagna nazionale  “Ero straniero. L’umanità che fa bene”, una campagna che vuole cambiare il racconto sull’immigrazione.

Alla fine resta il tempo per  gli ultimi saluti  e per  il rituale finale dei suoi  autografi , con la netta percezione di aver partecipato a qualcosa di veramente speciale e unico .

Grazie ad Antonio, ad Evelina e ad Amhed . Grazie sempre di tutto Roberto e alla prossima !

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Meditazione personale per tutti gli haters di Saviano:  Che prezzo ha perdere la propria libertà? Per me altissimo, impensabile e non c’è nulla che può essere sostitutivo, nè soldi, nè successo, nulla …….chi crede che non sia così dovrebbe provare a trovarsi nella situazione e forse poi dovrebbe scusarsi di aver avuto pensieri contrari o contraddittori in merito.

 

Stefania Cavallo

14 ottobre 2017

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10 ottobre 2017

10 ottobre 2017

 

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Ada, cara mamma, oggi avresti compiuto 86 anni ! Allora mi piace ricordarti così come in questa foto in cui sei col tuo adorato compagno di una vita intera , una vita non sempre facile ma fatta di tanto amore .

In questa foto avevate in mano il libro che abbiamo scritto insieme su tuo padre , un legame non solo di grande affetto filiale ma anche di uguale sensibilità artistica.

Oggi pubblico un capitolo in cui tu parli di tuo padre , il grande artista lirico che è stato e  parimenti il grande uomo che è stato per te , per la vostra e nostra famiglia  e per tutti noi nipoti.

Tua figlia Stefania

 

Dal mio libro “Il baritono Mino Cavallo. Memorie e radici della lirica”  

Ada e Mino

L’intervista alla figlia Ada (seconda parte)

Riprendo a fare qualche domanda ad Ada , dopo un po’ di tempo. Questi ricordi per Ada sono belli ma anche un po’ tristi quando si parla del padre e della lirica .

I “grandi”  artisti  si portano dentro sempre tanto dolore  dice  il regista francese  Claude Lelouch , parlando  della sua cantante preferita  Edith Piaf ,  e credo  sia un’affermazione vera , ecco puoi  sostenere  lo  stesso   anche dell’artista  Mino Cavallo?

“Sì, ebbe tanto dolore per la perdita di suo figlio primogenito Amerigo. Per esprimere al meglio  il dramma nella lirica lo aveva prima interiorizzato. La sua fortuna fu  la sua filosofia di vita, perché era un fatalista; accettava tutto ciò che gli accadeva  con serenità pur soffrendo .”

Cosa ti ha lasciato Mino come padre e come artista?

“Come padre  è stato un padre colmo di affetto per noi figli e per tutta la famiglia; come artista  è stato un “grande” artista e lo posso affermare con cognizione di causa essendo cresciuta  “artisticamente ” al suo fianco ed essendo stata  presente quando  si esibiva e potevo assistere alle ovazioni  del pubblico. Il suo essere artista  consisteva nel  suo modo di vivere al di fuori della realtà  , di coniugare vita e canto con contiguità e senza sosta.

Quando era a casa  a Napoli, passava le giornate intere a comporre, chiuso nel suo studio, a perfezionare il suo modo di cantare, senza  accorgersi del tempo che passava.”

Chi  avrebbe potuto ereditare  il suo talento in famiglia?

“In famiglia , all’epoca , l’unica appassionata  al canto lirico ero io e avevo seguito un po’ le sue orme come soprano lirico; feci diversi  concerti  con mio padre  col nome d’arte  Ada Veneziani e i miei pezzi forti erano  Casta Diva dalla Norma di Bellini ,  Sempre libera degg’io  dalla Traviata di Verdi,  Vissi d’arte  dalla Tosca di Puccini e  Un bel dì vedremo  dalla Butterfly di Puccini .“

 

Quale sarebbe stata la tua vita senza Mino  e senza la  lirica ?

“Non me lo sono mai chiesto perché sono sempre stata immersa in quel mondo fin  da piccola. Nel momento in cui mio padre è morto e Dodò, mio marito, non ha più cantato ho  chiuso in maniera netta ogni mio rapporto col quel mondo che mi ha dato tanta gioia ma nello stesso tempo tanta sofferenza. Infatti  non sono più andata  ad ascoltare un’opera in teatro né l’ho più ascoltata o vista in televisione  e questo perché  ciò smuoverebbe  troppo il dolore che ho accuratamente chiuso a chiave nel mio cuore”.

Cosa avresti  voluto  che si fosse detto di lui  ai posteri?

“Niente di particolarmente significativo ed esplicito”.

Crediamo entrambe , figlia e nipote, che forse  avrebbe  voluto essere ricordato per  la sua non ostentata umiltà e la sua enorme generosità verso i familiari , gli amici e i colleghi .

Questo lo cogliamo in particolare da questa frase che volle inserire al termine del suo libretto “Rassegna stampa nazionale e internazionale” , una vera dedica verso i suoi tanti e importanti maestri di canto e una grande lezione di umiltà per i giovani  allievi e futuri artisti lirici:

“Porgo qui un nostalgico e riverente saluto a tutti i Maestri che pazientemente mi guidarono alla sofferenza e alla virtù senza le quali tutte le strade rimangono fatalmente precluse!” Mino Cavallo

Libro Mino Cavallo copertina

quarta copertina libro Mino Cavallo

 

 

 

 

IL TABU’ DEL DENARO

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Mi sembra che ai nostri tempi sia ricorrente il fatto che il tema “DENARO” appassioni sempre tutti , soprattutto quando si incomincia a giudicare pesantemente qualche personaggio pubblico , diventato pubblico perché uomo/donna  di cultura e di successo per il suo lavoro di scrittura , di bravo/a  narratore/narratrice  e altro.

Quando si tratta il tema CULTURA sembra scontato che si crei una separazione col concetto di DENARO , chi fa cultura non può guadagnare normalmente come altre categorie lavorative  e soprattutto non può arricchirsi del suo onesto lavoro , questo evoca qualcosa di un po’ antico perché nella memoria collettiva chi scrive ad esempio si sa che dovrà morire in solitudine e in povertà, un po’ lo stesso destino di chi sceglie il mestiere dell’attore/attrice   ecc.

Il tema è piuttosto delicato perché  in uno scenario come quello attuale  di diffuse “guerre tra poveri” un po’ in tutti gli ambienti , a mio avviso, dai più alti ai più umili,  la sensibilità sul guadagnarsi da vivere e sul DENARO è molto elevata e allora ognuno si sente di poter giudicare e di poter dare diversi pesi e diverse misure di “guadagno”  per ogni categoria lavorativa con tutte le rivendicazioni collaterali.

Per quanto mi riguarda trovo questo modo di rivendicazione di contabilità  umana in generale piuttosto rischioso ed è rischioso soprattutto  sul piano della  pacifica convivenza e della comune tolleranza.

Quello che penso in merito è  che chi fa CULTURA, EDUCAZIONE , SOCIALE , CURA ECOLOGICA DELLA MENTE E DEL CUORE   dovrebbe guadagnare molto di più e dovrebbe sentirsi riconosciuto, legittimato e  tutelato socialmente molto di più ……per me è difficile  concepire che si possa essere  invidiosi di chi con dei best-sellers  editoriali  abbia trovato una certa fortuna economica , trovo grave che si stia a trovare motivazioni  “infanganti” per svalutare  un  certo successo  a seguito di tanto lavoro   di ricerca e di documentazione  anche a rischio della propria vita . Ecco avere il dito sempre puntato su chi ha trovato un po’ di fortuna economica lo trovo ingiusto e patetico , a prescindere.

Trovo invece più interessante capire queste storie di successo e conoscere le persone che sono riuscite a svoltare la propria vita spesso tra tante difficoltà e muri di vario tipo.

MI interessa essere fiduciosa  sul fatto che ognuno  possa essere  riconosciuto in base alle proprie capacità , competenze e qualità umane/sociali  e sinceramente  che ognuno possa sentirsi , credersi valutato molto di più di un buon conto in banca , anche se non lo si disdegni .

Sono interessata a guardare in faccia le persone , a guardarle negli occhi  e a capire se potremo fare un pezzo di strada insieme  senza pensare  se le nostre tasche si arricchiranno  e  normalmente sono le relazioni che poi durano una vita …….. a questo tengo molto , il resto lo lascio ai  un po’ grigi  “contabili” umani  e ai diffusi e convinti “giustizieri”.

Stefania Cavallo

6 ottobre  2017

 

 

NUOVE INIZIATIVE  2017-18

Ecco le mie  iniziative organizzate e proponibili sempre durante l’anno ,  ove vi sia interesse sui temi proposti. 

Ringrazio in anticipo per poterle segnalare e far conoscere .

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Stefania Cavallo  , milanese, classe ’61, sociologa della famiglia e mediatrice familiare; un po’ saggista e blogger sociale per passione. 

Oggi è consulente e formatrice con percorsi legati alla qualità della comunicazione e delle relazioni; esperta di gestione dei conflitti e di mediazione umanistica; mediatrice familiareOrganizza e conduce incontri  e percorsi emozionali  realizzati per genitori, educatori, insegnanti e studenti  su diversi temi .  In particolare,  di recente propone un percorso   dal titolo  “Un nuovo percorso emozionale all’interno del mondo scuola: Mal di scuola”  e si rivolge a tutti coloro che a vario titolo operano in questo ambito e lo attraversano. 

Dr.ssa   Stefania Cavallo

Esperta  in comunicazione e formazione

Mediatrice familiare e sociale    –   392/1316509

 

 

NEWS : BOOKCITY 2017 MILANO

TEATRO DEL BURATTO – MACIACHINI LABORATORIO 1

Sabato, 18 novembre 2017 h. 18,30

Stefania Cavallo e Piergiorgio Critelli  intervengono con

“ Buoni maestri e parole che aiutano”

 

 BOOKCITY MILANO 2017 DEFINITIVO LOCANDINA

 

NEWS:IMPARARE DALLE EMOZIONI

 

Percorsi  emozionali  formativi e auto-formativi

per famiglie e scuola e per chiunque sia interessato a vario titolo

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I LUOGHI DELL’ANIMA

Presentazione

Dopo una rivisitazione di tutte le attività svolte nel corso di questi ultimi mesi, ripercorrendo in particolare tutto il 2016 e parte del 2017 sino ad oggi, mi sono resa conto sempre più di aver curato “la parola” nelle sue diverse declinazioni, narrata, parlata ed evocata, così come molto spazio ha preso la dimensione delle emozioni come mondo ricco ed espressione di  sensibilità multiformi , come  le risonanze sentimentali , affettive e quelle più legate ai ricordi .

Nel mio modo di essere,  così come in quello del mio lavoro fatto soprattutto di “relazioni” , spesso ho a che fare con le emozioni , a volte positive e a volte negative, e ho sempre pensato che le emozioni ossia  la nostra parte emotiva , legata a quella che più comunemente   s’intende per “umorale” , più irrazionale, è quella che ci fa  sentire più veri , quella che spesso ci fa “buttare giù” le  maschere , quella che non ci fa più preoccupare di  “apparire” o di come ci possano “giudicare” gli altri  ed è per questo che è importante occuparsene e prendersene cura , nel senso di imparare a comprenderla , a decodificarla e a trasformarla nel momento  in cui  ci può aiutare  nel nostro percorso di vita , nel migliorare le nostre relazioni e a star meglio con noi stessi, oltre che con gli altri.

Affronto il mondo emozionale in situazioni soprattutto di crisi e di cambiamento , così come mi arriva attraverso  la condizione delle “famiglie contemporanee” , con i disagi e le problematiche molto diffuse tra genitori e figli adolescenti , oppure attraverso  i casi di separazione e di conflittualità , così come quando mi sono occupata della condizione del “lavoro che non c’è”, delle numerose  situazioni raccolte attraverso  gli spazi attivati con i “gruppi AMA per chi ha perso il lavoro” e infine la terza condizione che mi ha impegnata sull’aspetto emozionale  è quella del “mondo scuola”  , con le diverse problematiche legate spesso all’assenza di un patto  cooperativistico tra scuola/insegnanti  e famiglie.

Il 2017  ha segnato  i miei 10 anni  nella mediazione familiare, su temi legati alle famiglie di oggi e alla tutela dell’infanzia. Anni  intensi e ricchi di  nomi, volti , storie. Perché incontri e  libri sono anche questo.
I riti  e le parole creano legami invisibili . Con il tessuto del tempo e della pazienza , sono i riti che consentono di “preparare il cuore” a ciò che è essenziale anche se invisibile agli occhi,  a ciò che conta e consente di amare, di rispettare la vita, di renderla umana.

Le parole sono luoghi dell’anima e in particolare la scrittura dà un’identità che ci si costruisce addosso, anche nella solitudine .

Mi piace scrivere appena mi è possibile , come forse qualcuno sa, e lo faccio quando ne sento la necessità perché per me la parola, anche quella scritta, è farmaco , cura – autocura-autoterapia e ci sono periodi in cui scrivo di più.  Mi sono occupata anche dei gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto, gruppi di parola, in vari ambiti in questi anni, e ho verificato di persona che appena si apre uno spazio   di parola e di ascolto ecco che le persone vi entrano e, prendendo coraggio, raccontano di sé e si dispongono ad accogliere e aiutare gli altri.

Grazie a personali meditazioni, posso dire che l’approccio emozionale, con l’ausilio dei diversi media, in particolare del cinema e della letteratura, porta e conduce ad un viaggio interiore, mai dato per scontato, in cui leggere con attenzione e cercare di comprendere i diversi stati d’animo, in particolare lavorando su fragilità e aspetti negativi del vivere, alla ricerca di possibili risposte e/o di auspicate soluzioni.

 

  

 

NEWS:Esperimento sociale contro il sessismo , proposto ad adolescenti

 

Cosa pensano le ragazze e i ragazzi  di oggi  del  “sessismo” che passa dalla Rete ?

 

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Questa è un’idea scaturita dalla messa in discussione di alcuni video “sessisti”e “volgari” che si possono trovare in rete , ma non solo, e  in cui si possono ascoltare e cogliere alcuni degli stereotipi maschili/maschilisti più diffusi sul genere femminile.

Il progetto si rivolge al mondo degli adolescenti , ragazze e ragazzi,  e tra le varie finalità , senz’altro quella prioritaria è quella di capire meglio quali siano  i contenuti dei video che dicono di essere degli “esperimenti sociali” e far capire ai giovani l’approccio e l’uso consapevole dei social e dei numerosi stereotipi che passano in maniera spesso “anestetizzata” , quale specchio di una società a sua volta spesso inerme e apatica alla decodifica e alla comprensione di ciò che avviene , in particolare nel nostro caso , per quanto riguarda la questione di “genere”.

Dunque , l’obiettivo esplicito , è quello di mettere  in discussione ciò che si “traveste”  da “esperimento sociale” ma nella realtà è qualcosa d’altro e molto distante  da una certa  valenza positiva indicata dalla moderna Psicologia sociale che studia l’interazione tra individui, gruppi, contesti ambientali con una forte componente sperimentale.

Genitori e  adulti di riferimento dei nostri ragazzi  dovrebbero essere “adulti accompagnatori” e non “censori” per i nostri bambini e adolescenti, nel percorso di esplorazione della Rete, partendo dal fatto che anche i  Genitori dovrebbero conoscere di cosa si sta parlando. A mio avviso il dibattito che si apre e sempre attuale è quello di costruire una Rete di fruitori responsabili e coscienti delle proprie scelte.

I bambini e gli adolescenti non hanno solo diritto a essere protetti, ma anche ad essere protagonisti delle scelte che riguardano la loro formazione e il loro futuro (Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia- ONI 1989).

Si rende necessario un primo incontro esplorativo e preliminare per poter verificare le diverse disponibilità e la fattibilità del progetto. La mia disponibilità è quella di “facilitatrice” del progetto, di avvio e di scelta dei referenti interni  per la sua realizzazione, di supervisione e di restituzione finale durante l’incontro in plenaria.

 

 

NEWS: Progetto “Mal di scuola”  per scuole, enti ed associazioni

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Una proposta  filmografica che si focalizza  su quei film  in cui  tutto viene messo in discussione nel rapporto scuola-istituzione, scuola –società/famiglia e  scuola –eredità.

 

Un argomento che ci riguarda, più o meno direttamente, tutti: la scuola.

 

Questo nuovo lavoro è  appunto  in continuità col primo realizzato , qualche anno fa  dalla formatrice ,  sui temi  della mediazione familiare,  dei conflitti coniugali e  separazione/ divorzio ,  con  uno sguardo rinnovato e con dei rimandi alla personale esperienza  sia di  genitore attivo a livello scolastico , sia  come insegnante  precaria  e  di  sostegno  allo studio per  giovani studenti  , sia come  studiosa sociologica   delle principali  agenzie formative che hanno forti e  significative ricadute a livello sociale .

 

Registi, scrittori , educatori, preti che trattano temi relativi al rapporto scuola-società , spinti dall’esigenza di raccontare, attraverso la narrazione spesso autobiografica, ci spiegano come la straordinaria avventura dell’educare appartenga a ciascuno, così come l’impegno e la responsabilità nel consegnare alle nuove generazioni il faticoso ed appassionante mestiere di vivere.

 

 

Conferenza “Genitori equilibristi : ascolto e dialogo con i figli” Genitori Equilibristi  copertina137

L’educazione non avviene fuori la relazione.

Si costruisce al suo interno e in tutto quello che viene messo in comune

In questi anni  mi sono spesso occupata di  genitorialità , di  tematiche  legate alla comunicazione  genitori-figli , di genitori felicemente uniti in matrimonio  e  di genitori separati o singoli o “singolari”  e  ho raccolto diverse  testimonianze .

Ho pensato che potesse avere un senso  riordinare il tutto  secondo uno  schema mentale  che   fosse soprattutto   “racconto e testimonianza” , al di là  di tanta teoria  che in qualche modo, superata una prima alfabetizzazione sul tema, necessita  soprattutto di  pratiche  e di percorsi  possibili  di genitorialità a cui ispirarsi  e su cui riflettere.

In questo mio nuovo contributo si parlerà di “genitori  equilibristi”  nel senso proprio legato  ad uno scenario ricco di acrobazie  che  troviamo nel  quotidiano , aiutati anche  dai fatti  di cronaca  e dall’affanno  nel conciliare  impegni lavorativi  con  impegni familiari e di cura .

Appunto  si parla di “genitori efficaci”, di  “genitori  singolari”, di “genitori  mediatori” , di “genitori  competenti” e così via , tuttavia  mi sembra proprio che quella di “genitori acrobati” o “genitori equilibristi”  dia meglio l’idea di un ruolo  molto dinamico , in continua evoluzione e cambiamento.

I “buoni maestri” sono  sempre meno  e forse non riusciamo più a riconoscerli  nemmeno  nei nostri insegnanti , nei  nostri genitori o negli adulti di riferimento.

 

 

Laboratori  filmici  con   percorsi  tematici  per scuole , enti e associazioni

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Nell’Ambito di questo spazio  si creerà l’opportunità di conoscere meglio  grandi  registi  e importanti  autori , attraverso il racconto della loro vita  e delle più  importanti opere filmiche . Si potrà aprire un confronto  competente  anche alla luce  dello scambio di riflessioni  su alcune tematiche “dedicate” come indicato di seguito:

  • Relazione Genitori-figli
  • La mediazione familiare : un percorso possibile
  • Educazione alla Pace
  • Comunicazione ed Educazione Sentimentale
  • Scuola e problematiche  connesse (bullismo, razzismo, diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ,  disabilità )
  • Il Cinema sociale

 

  

MUTUALITA’ SOCIALE OGGI E IL FACILITATORE NELLA RELAZIONE D’AIUTO

Due più due non fa semplicemente quattro ma molto di più!

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Esperienze di “mutuo soccorso” che si realizzano grazie al singolo contributo o attraverso gruppi di persone , possono fare il salto verso le Istituzioni e diventare più operative , acquistare così un’efficacia maggiore e capillare , iniziando a pensare che dei “percorsi culturali” sono possibili in questo ambito e che bisogna investire nella possibilità di un cambiamento culturale della società, con uno sguardo al concetto di servizi sociali e di aiuto alle persone che superi il tradizionale assistenzialismo .

Anche su Facebook : https://www.facebook.com/stefania.cavallo.127

 

 Spazio  di ascolto e   composizione dei conflitti genitori-figli  e di  mediazione familiare

 

 Spazio di Mediazione Familiare e di Ascolto

Il   MIO  PROGETTO  S.A.F.   STUDIO  AIUTO FAMIGLIE

Progetto  S.A.F. –  Studio  Aiuto  Famiglie   secondo  due declinazioni o servizi   :  assistenza allo studio  e spazio di mediazione familiare  . Questo progetto è nato dalla mia esperienza sul campo  come operatrice  socio-culturale  e come mediatrice familiare  specializzata ,   certificata con l’Associazione  GeA-Genitori Ancora  di Milano.  Inoltre  avendo coordinato  qualche  Centro di Assistenza   allo studio  per adolescenti  (10-16)  delle scuole secondarie e delle superiori  ,  mi piace l’idea di  aprire questo progetto anche  ad un servizio , analogo all’ultimo,  da effettuare  nel pomeriggio  con l’obiettivo  di avere  un canale continuo  aperto con le famiglie del territorio.

 

Come Assistenza allo studio  , il  “mondo”   di  riferimento  sono  gli adolescenti  (10 – 17 anni) , delle scuole secondarie e superiori,  con bisogni legati all’apprendimento delle lingue e della matematica  , inoltre  l’altro “ mondo “  può essere rappresentato  dagli adolescenti con problemi nell’apprendimento   del   linguaggio  (es. dislessia )  .  In questo primo servizio  ho in mente di erogare lezioni   pomeridiane  sulle singole materie  (durata  1 ora)  , inoltre per quanto riguarda  i problemi del linguaggio  o di dislessia  penso di erogare  sedute  ad hoc , su richiesta  .

Come attività legata alla mediazione familiare  , penso al “mondo”  delle coppie/genitori   con figli piccoli  (sino ai 16 anni)  e “genitori singoli”  che hanno deciso   di separarsi o divorziare .  In questo caso si erogano sedute /incontri  di mediazione  (durata: 1,30 circa)  secondo  un percorso di  10-13 sedute  (due mesi  circa)  a coppia  .

All’interno di questo progetto  sarà  possibile prevedere  quindi un aiuto  e un sostegno alla genitorialità  a 360 gradi  anche attraverso  uno “spazio  di ascolto e   composizione dei conflitti genitori-figli  e di  mediazione familiare”.

Ecco il link  del sito dedicato:  http://progettosafstudioaiutofamiglie.jimdo.com/

 

  

Camminamici  2017-18  Unendo il movimento del corpo a quello dei pensieri

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Un’iniziativa pratica per sensibilizzare al sentimento  dell’amicizia  in ambito scolastico

e rivolta agli studenti delle scuole secondarie

In questi anni,  mi sono resa conto  che non sempre la scuola riesce  a far fronte alle tante problematiche  sociali  ed educative   che   vivono le famiglie e i nostri giovani , in particolari  in età adolescenziale  . Allora parlando con amiche e   parlando di quest’età così  particolare  per chi ha i figli in questa fascia , mi sono  posta    l’interrogativo  “cosa possiamo fare noi genitori per far capire che concretamente    ci siamo  e vogliamo aiutare i nostri ragazzi  a vivere in una società  in cui la relazione  autentica umana  è più importante  di ogni altra cosa …in qualche modo come possiamo   portar  “fuori “  casa  questi ragazzi  da questo  continuo rifugiarsi   in un  proprio  mondo virtuale  in cui  la distanza con gli adulti  e il mondo reale  è sempre più  ampia e inquietante, se pensiamo al cyberbullismo o alle net-dipendenze ? “.

Ecco la risposta mi è arrivata    e poi   ho messo in piedi il tutto:  la CAMMINAMICI ! 

 

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Cosa pensano le ragazze e i ragazzi  di oggi  del  “sessismo” che passa dalla Rete ?

Esperimento sociale contro il sessismo , proposto ad adolescenti

Questa è un’idea scaturita dalla messa in discussione di alcuni video “sessisti” e “volgari” che si possono trovare in rete , ma non solo, e  in cui si possono ascoltare e cogliere alcuni degli stereotipi maschili/maschilisti  più diffusi sul genere femminile.

Il progetto si rivolge al mondo degli adolescenti , ragazze e ragazzi e può interessare la scuola ma anche le altre agenzie formative. Questa proposta come “esperimento sociale”  si inserisce anch’essa all’interno della cornice dei “PERCORSI EMOZIONALI FORMATIVI E AUTOFORMATIVI ” che propongo da diversi anni.

Tra le varie finalità , senz’altro quella prioritaria è quella di capire meglio quali siano i contenuti dei video che dicono di essere degli “esperimenti sociali” e far capire ai giovani l’approccio e l’uso consapevole dei social e dei numerosi stereotipi che passano in maniera spesso “anestetizzata” , quale specchio di una società a sua volta spesso inerme e apatica alla decodifica e alla comprensione di ciò che avviene , in particolare nel nostro caso , per quanto riguarda la questione di “genere”.

Dunque , l’obiettivo esplicito , è quello di mettere  in discussione ciò che si “traveste”  da “esperimento sociale” ma nella realtà è qualcosa d’altro e molto distante  da una certa  valenza positiva indicata dalla moderna Psicologia sociale che studia l’interazione tra individui, gruppi, contesti ambientali con una forte componente sperimentale.

Genitori e  adulti di riferimento dei nostri ragazzi  dovrebbero essere “adulti accompagnatori” e non “censori” per i nostri bambini e adolescenti, nel percorso di esplorazione della Rete, partendo dal fatto che anche i  Genitori dovrebbero conoscere di cosa si sta parlando. A mio avviso il dibattito che si apre e sempre attuale è quello di costruire una Rete di fruitori responsabili e coscienti delle proprie scelte.

I bambini e gli adolescenti non hanno solo diritto a essere protetti, ma anche ad essere protagonisti delle scelte che riguardano la loro formazione e il loro futuro (Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia- ONI 1989).

Si rende necessario un primo incontro esplorativo e preliminare per poter verificare le diverse disponibilità e la fattibilità del progetto. La mia disponibilità è quella di “facilitatrice” del progetto, di avvio e di scelta dei referenti interni  per la sua realizzazione, di supervisione e di restituzione finale .

Dr.ssa   Stefania Cavallo

Esperta  in comunicazione e formazione

Mediatrice sociale

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IMPARARE DALLE EMOZIONI

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Presentazione

F 14

Dopo una rivisitazione di tutte le attività svolte nel corso di questi ultimi mesi, ripercorrendo in particolare tutto il 2016 e parte del 2017 sino ad oggi, mi sono resa conto sempre più di aver curato “la parola” nelle sue diverse declinazioni, narrata, parlata ed evocata, così come molto spazio ha preso la dimensione delle emozioni come mondo ricco ed espressione di  sensibilità multiformi , come  le risonanze sentimentali , affettive e quelle più legate ai ricordi .

Nel mio modo di essere,  così come in quello del mio lavoro fatto soprattutto di “relazioni” , spesso ho a che fare con le emozioni , a volte positive e a volte negative, e ho sempre pensato che le emozioni ossia  la nostra parte emotiva , legata a quella che più comunemente   s’intende per “umorale” , più irrazionale, è quella che ci fa  sentire più veri , quella che spesso ci fa “buttare giù” le  maschere , quella che non ci fa più preoccupare di  “apparire” o di come ci possano “giudicare” gli altri  ed è per questo che è importante occuparsene e prendersene cura , nel senso di imparare a comprenderla , a decodificarla e a trasformarla nel momento  in cui  ci puo’ aiutare  nel nostro percorso di vita , nel migliorare le nostre relazioni e a star meglio con noi stessi, oltre che con gli altri.

Affronto il mondo emozionale in situazioni soprattutto di crisi e di cambiamento , così come “mi arriva” attraverso  la condizione delle “famiglie contemporanee” , con i disagi e le problematiche molto diffuse tra genitori e figli adolescenti , oppure attraverso  i casi di separazione e di conflittualità , così come quando mi sono occupata della condizione del “lavoro che non c’è”, delle numerose  situazioni raccolte attraverso  gli spazi attivati con i “gruppi AMA per chi ha perso il lavoro” e infine la terza condizione che mi ha impegnata sull’aspetto emozionale  è quella del “mondo scuola”  , con le diverse problematiche legate spesso all’assenza di un patto  cooperativistico tra scuola/insegnanti  e famiglie.

Il 2017  ha segnato  i miei 10 anni  nella mediazione familiare, su temi legati alle famiglie di oggi e alla tutela dell’infanzia. Anni  intensi e ricchi di  nomi, volti , storie. Perché incontri e  libri sono anche questo.
I riti  e le parole creano legami invisibili . Con il tessuto del tempo e della pazienza , sono i riti che consentono di “preparare il cuore” a ciò che è essenziale anche se invisibile agli occhi,  a ciò che conta e consente di amare, di rispettare la vita, di renderla umana.

Le parole sono luoghi dell’anima e in particolare la scrittura dà un’identità che ci si costruisce addosso, anche nella solitudine .

Mi piace scrivere appena mi è possibile , come forse qualcuno sa, e lo faccio quando ne sento la necessità perché per me la parola, anche quella scritta, è farmaco , cura – autocura-autoterapia e ci sono periodi in cui scrivo di più.  Come ho già accennato, mi sono occupata anche dei gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto, gruppi di parola, in vari ambiti in questi anni, e ho verificato di persona che appena si apre uno spazio   di parola e di ascolto ecco che le persone vi entrano e, prendendo coraggio, raccontano di sé e si dispongono ad accogliere e aiutare gli altri.

Grazie a personali meditazioni, posso dire che l’approccio emozionale, con l’ausilio dei diversi media, in particolare del cinema e della letteratura, porta e conduce ad un viaggio interiore, mai dato per scontato, in cui leggere con attenzione e cercare di comprendere i diversi stati d’animo, in particolare lavorando su fragilità e aspetti negativi del vivere, alla ricerca di possibili risposte e/o  di auspicate soluzioni.

«Amore, Tempo, Morte. Queste tre cose mettono in contatto ogni singolo essere umano sulla terra. Desideriamo l’amore, vorremmo avere più tempo e temiamo la morte».
(La frase è pronunciata nel film “Collateral Beauty” di David Frankel ,con  protagonista Will Smith. Cosa s’intende per bellezza collaterale? Che si può trovare bellezza e connessione, gli uni con gli altri, anche nel dolore, nella tragedia e nel tradimento)

 

Stefania Cavallo

25 settembre 2017

EMOZIONI GIBRAN

 

 

 

 

 

Ho deciso di pubblicare solo oggi queste parole più  “intime” di  amore filiale , per consegnarle “simbolicamente” a chi magari ha vissuto o sta vivendo le stesse situazioni e perché  in qualche modo, attraverso la scrittura, le mie emozioni negative si trasformino e trovino un po’ di pace , quella pace che in questi anni sto cercando di trovare con molta difficoltà.

Buona lettura , Stefania

non-violenza

Ho scritto una  lettera qualche mese fa, appena dopo la morte di mia madre, una lettera indirizzata a mio padre al quale l’ho consegnata subito, dopo avergliela prima  introdotta a voce . Sono passati alcuni mesi da allora e purtroppo devo costatare che sono cambiate molte cose dopo la morte di mia madre, e non in positivo, nel senso che oggi mi trovo con un padre e una sorella che non riconosco più , non riconosco più perché in realtà dopo la morte della mamma è emersa un po’ la loro vera natura e personalità che con mamma in qualche modo era  mediata e smussata tanto che solo lei riusciva e si sforzava nel tenere tutto insieme, in un suo desiderio di famiglia come luogo in cui le persone si riconoscono in un comune sentire di affetti e di aiuto reciproco.

Parlandone molto con chi mi è più vicino, mi è stato detto che succede spesso nelle famiglie dopo la morte di un genitore e in particolare dopo la morte di una madre così importante e presente , come la nostra ,  nelle nostre vite e mi è stato detto che si possono scoprire delle preferenze del genitore rimasto , verso uno dei figli,  e anche questo si sta verificando tra mio padre e mia sorella.

Sono dinamiche molto umane e tutto sommato si possono tollerare , forse quello che però mi pesa di tutta questa faccenda è essere considerata un po’ la figlia “messa da parte” in maniera definitiva , come se  con la  morte di mamma si  potesse ricreare un nuovo e ricercato/”giustificato”  equilibrio tra mio padre e mia sorella.

Dico questo ovviamente a fronte di fatti che si sono verificati in questi mesi e sappiamo bene che al di là delle parole, che a volte servono come paravento e schermo , quello che conta poi sono sempre le nostre azioni e i fatti che si compiono e che segnano le nostre vite.

C’è il parente che ad un certo punto ha “una croce” addosso e dovrebbe portarla per tutta la sua vita senza mai metterla in discussione, secondo  chi gliel’ha posta …..e questo è accaduto a me nella mia famiglia d’origine. E’ accaduto perché qualche anno fa ci fu , per una nostra attività commerciale legata soprattutto a mio marito, un vero e proprio tracollo finanziario e questo fatto drammatico ha cambiato tutto , ha cambiato drasticamente la nostra vita , mia e di mio marito , e questo fatto ha creato un primo spartiacque in famiglia tra chi era il “colpevole” e chi era “non colpevole” , ossia la “vittima” per  quel sentimento di “vergogna” secondo cui non si può accettare di essere stati “gabbati” .  Per quella che rappresentava all’epoca la nostra attività economica più importante, legata soprattutto a mio marito, ci siamo trovati ingabolati in una sorta di truffa attuata  in maniera  subdola dalla nostra banca e come purtroppo accade quando non si riesce più a restituire il finanziamento richiesto, così anche i miei genitori che ci avevano aiutato, garantendo per noi, furono coinvolti  (quel pomeriggio in banca eravamo seduti in quattro di fronte a quel direttore spregiudicato e in quattro non avevamo capito quello che poi  purtroppo abbiamo scoperto, a nostro danno,  e che avrebbe cambiato per sempre le nostre vite …..) e fu messo in forte crisi tutto l’equilibrio familiare e dovemmo avvalerci di validi avvocati per poter salvare al meglio e in extremis la loro casa .

Ora quello che capisco dalle nuove dinamiche attivate da mio padre insieme a mia sorella , dopo la morte di mia madre, è che in realtà  questa “croce” è ripiombata tra di noi in maniera pesante, anche se “non  detta” , anche se  sembrava essere stata accantonata per un certo periodo  dopo un grande lavorio familiare, insieme a mio marito,   di  tentativi di spiegazione di ciò che in realtà ci era accaduto per cui non riuscivamo più a “trovare  la pace” e al fatto che  al di là di questo grande dispiacere  per i miei , avevamo e abbiamo il dovere di continuare a vivere  e a non sentirci continuamente in colpa per qualcosa che in realtà non avremmo mai voluto e previsto e poi perché tutto quello che è accaduto è stato fatto per mantenere  disperatamente “in vita”  un’attività lavorativa importante per la nostra sopravvivenza ,  con la chiusura forzata dell’attività è stata messa a dura prova tutta la nostra vita.

Oggi ,che sono passati alcuni anni , sono rimaste ancora aperte  delle doloranti ferite , perché da allora non riusciamo più ad avere un lavoro continuo , sia la sottoscritta che mio marito,  con tutte  le ricadute  negative che si possono immaginare  e che riguardano molte famiglie italiane di oggi entrate nella categoria socio-economica dei “nuovi poveri”……ma questa è un’altra storia!

Provare a indicare proposte “aperte” a percorsi possibili di senso, per la soluzione di problemi , anziché  fornire solo “sentenze”, mi sembra sempre qualcosa di più costruttivo un po’ su tante questioni, (mia cit.) 

23 settembre 2017