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Archivio per aprile, 2012

IL LAVORO PRECARIO…..E LE PICCOLE IMPRESE ITALIANE !

IL LAVORO PRECARIO…..E LE PICCOLE IMPRESE ITALIANE !

Leggevo , in questi giorni,  su Repubblica (esattamente  del 19 aprile ’12)  l’articolo del Ministro Elsa  Fornero  sul tema , ancora controverso,  dei vari contratti  del lavoro esistenti  oggi in Italia   e di come la nuova riforma abbia  intenzione di porre rimedio sia all’attuale ed elevata   precarietà  dei lavoratori sia   all’incertezza  costante  del mercato del lavoro  per i giovani , le donne e gli over  40-50  a  cui possiamo aggiungere  la drammatica realtà dei cosiddetti “esodati”. Non concordo col Ministro  quando scrive e dice che  tutto sommato con questi contratti  ,  “a chiamata” , “ a progetto” ecc.  ,  si è dato comunque il lavoro  alle persone ….mi sembra un modo un po’ superficiale di affrontare la problematica !
Intanto chiederei  a chi lavora e ha lavorato con questi contratti come si sentono  rispetto  al continuare  a lavorare  in questa modalità che non dà certezze  e  soprattutto ha diffuso una filosofia del lavoro basata  paradossalmente sull’”accontentarsi” e del “tirare a campare”  e lo dico con cognizione di causa tanto più quando penso ai giovani che ad esempio  continuano a lavorare  così  con  una serie infinita di  “stage” , o con lavori di somministrazione , o a progetto   e così via.  Penso a tutte quelle donne come le nostre archeologhe   , di cui abbiamo conosciuto le  storie  precarie di lavoro , e a tutte quelle donne  per lo più “invisibili” che hanno dovuto organizzarsi anche loro in rete con  un blog   per rivendicare  il fatto che “esistano”  e che se anche riescono ad avere lavori temporanei o a progetto, il loro lavoro di fatto  è paragonabile ad un lavoro da “contratto dipendente” e a tutti gli effetti spesso a tempo indeterminato.

Inoltre  sappiamo bene che se si va in banca con questa tipologia di contratti  non si riesce ad avere nulla , né ad accendere un mutuo , né  ad essere presi in seria considerazione come  gli altri clienti!

Penso quindi che questo sistema , frutto di  errori  anche del passato ,    dimostri  tutti i suoi limiti e le sue  fragilità  in quanto non ha creato nel mondo del lavoro  dei percorsi  logici e coerenti secondo cui da contratti a progetto,  nel tempo ,  un lavoratore o lavoratrice  potesse passare a contratti  a tempo  indeterminato  e così via.  Questi a mio avviso sono i percorsi da pensare per non continuare  , tra le altre cose,  ad incentivare il “lavoro in nero “, il grande “invisibile” e “sommerso” di cui nessuno si occupa.

Fondamentale credo sia in questo momento soprattutto  incentivare le aziende ad assumere  e  pensare  di  ritornare  a dare lavoro qui in Italia  , perché ormai sono tanti,  forse “troppi”  a mio avviso,  gli episodi  di “esternalizzazione”  da parte dei nostri  imprenditori ,    con la  cosiddetta de-localizzazione  i cui  effetti devastanti  sono sotto gli occhi di tutti attraverso  le tante storie  di licenziamento  e di cassa integrazione  per migliaia e migliaia di lavoratori   che costituiscono la forza e la risorsa produttiva della nostra economia .

In molte di queste storie  si coglie la necessità dei protagonisti  di  potersi  nuovamente  sentire produttivi  insieme alla  paura e consapevolezza  di  dover restare senza lavoro per sempre , una paura dovuta  al “lavoro che non c’è”  e all’età di molti di questi ex-lavoratori  che  magari sono “over 40 o 50 “ e  sanno per certo che  purtroppo  sino ad oggi  la loro situazione non ha trovato soluzioni  appropriate  e  attente  degne di una Politica del Lavoro in grado di  prevenire  tali gravi circostanze  e che sappia  porre i giusti correttivi .

Vorrei chiedere ai nostri attuali Ministri  , quale pensano possa essere il destino di questi ex-lavoratori  non ancora anziani  per la pensione  e ancora giovani   per  pensare di non  dover più lavorare ?
Come , queste persone ,  possono vivere  dignitosamente  senza ammortizzatori sociali adeguati  e per quanto tempo può durare questo stato di cose ?

Sono molto  d’accordo con quell’imprenditrice parmense che lunedì sera  nell’ambito della    trasmissione  de “L’Infedele” di Gad Lerner  , del 16 aprile scorso,  ha  avuto il coraggio di raccontare molto bene  e con enorme sofferenza , a modi denuncia,  il fatto che  molto probabilmente , per questa “crisi”, dovrà chiudere  la sua impresa , dopo ben 140 anni di presenza  e di lavoro ,  e lasciare a casa  circa 1000 persone   e  in tutto questo  di come mai nessun politico o sindacato nazionale  si sia fatto vivo o abbia fatto “capolino” nella sua azienda  per capire la situazione .

Mi ha profondamente colpito sul piano emotivo  il volto di questa imprenditrice  , molto sofferente ,  e  molto crucciata   , ma anche molto determinata  a dire cosa non funziona in questa Italia  dal punto di vista delle piccole imprese spesso abbandonate al loro destino  simile alle specie “in via di di estinzione” e  ha ragione quando ribatte al politologo   Panebianco e lo corregge  per avere detto, più o meno  ,  che il tasso dei suicidi  è sempre stato un trend  in queste fasi cicliche di crisi !
Mi domando allora  se dobbiamo veramente pensare  che sia così  e che in qualche modo  dobbiamo accettare ed assuefarci a questi trend  disastrosi  e disumani  o si può incominciare  a pensare  di poter  invertire questi trend ?

Questa imprenditrice ha lanciato  “un grido” di dolore  e di richiesta  forte  di  aiuto al nostro Governo , anche per i suoi lavoratori , per i suoi  colleghi e per tutti noi ,  spiegando che  questa è l’Italia che  ha voglia di rimboccarsi le maniche e che questi imprenditori non devono essere lasciati soli  “a morire” …… a volte in tutti i sensi !
Ricordando questa serata  in cui poi si è aggiunto al dibattito  il Governatore della Lombardia, Roberto Formigoni,  ho ancora impressa  l’immagine di questa donna coraggiosa il cui contrasto  , scusate forse l’irriverenza istituzionale, col politico di turno  è ancora più netto  a fronte della supponenza  e arroganza  di quest’ultimo ,  messo giustamente  a dura prova dal  pertinente  “pungolatore”   Lerner.

L’imprenditrice   ha potuto dire che la sua azienda è una delle eccellenze  della nostra economia  e Formigoni  , all’incalzante Lerner,  non ha potuto che svelarci la  sua sfacciata  decadenza !

Di questi piccoli imprenditori l’Italia ha bisogno e a loro , come governo,  chiederei  umilmente  un aiuto su come uscire dalla crisi .

Stefania Cavallo

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LAVORO IN PIAZZA : LE COOPERATIVE Masate, 13 aprile 2012

LAVORO IN PIAZZA : LE COOPERATIVE
Masate, 13 aprile 2012

L’ultima serata  del  percorso di incontri  proposti sul “lavoro che non c’è”  e  presentata  da Alessandro Vallerini , coordinatore SEL –Sinistra Ecologia e Libertà insieme al  gruppo organizzatore con  Rifondazione Comunista di Masate e Basiano ,   ha avuto come  tema dominante   quello legato al complesso e controverso  mondo delle cosiddette “cooperative” , un mondo  che sta diventando sempre più  sinonimo di “gestione spregiudicata”  di  lavoratrici e  lavoratori  spesso al limite della legalità   e in collusione con  sistemi  “a piovra”  opachi  e  moltiplicatori di costi  a scapito di qualsiasi  forma di rispetto  dei lavoratori stessi  e della  dignità  umana .

Questo ci è stato spiegato molto bene  e con  crude esemplificazioni  dal delegato  CGIL  di Milano   Vincenzo Mazzeo   che  segue  questo mondo  da molto tempo  e con i suoi colleghi  tutela i lavoratori  , che per i motivi che si possono immaginare,   rimangono a loro volta  ostaggi di questo sistema “a piovra”   in cui perdono  qualunque diritto .

Ci sono alcuni strumenti che possono aiutare  a spezzare questo meccanismo  di “nuova schiavitù”  delle lavoratrici e dei lavoratori  contemporanei  che sono costituiti dall’attività di  ricerca  di “irregolarità”  e di elusione  che si verifica a capo del sistema delle cooperative attraverso un controllo dei consorzi  e con i  controlli  incrociati  di tipo  societario   e  sugli incarichi delle persone  che vi lavorano a livello di presidenza e dirigenza .

Mazzeo ha citato anche  strumenti legislativi  come la Legge  “Art. 18  Turco-Napolitano”  in cui  rientrano tutte quelle casistiche  relative  a  persone  che lavorano tenute in stato di “schiavismo”  (come ad es. nel caso  dei fenomeni di prostituzione, ecc.).

Di recente grazie all’attività  di magistrati  e della Questura , in collaborazione col sindacato  , come la CGIL,   si è riusciti a far chiudere già  alcuni consorzi  che  spesso sono gli  artefici principali  di  questa catena di opacizzazione  di responsabilità tra azienda ed ente appaltatore.

Molto interessante ed appassionato anche  l’intervento del Sig. Luis  , lavoratore  peruviano  della cooperativa Safra  che dopo 12 anni di lavoro in Esselunga di Pioltello    ha illustrato e argomentato,  con grande competenza,    la dura lotta di  rivendicazione  del proprio posto di lavoro  che dall’ottobre scorso  sta portando avanti   insieme ai suoi  120 colleghi .

La serata  si è conclusa con  la proiezione di diapositive  commentate   dalla scrittrice basianese  Stefania Cavallo  col racconto della sua esperienza  a fianco dei licenziati dei treni-notte  del binario 21 alla Stazione Centrale di Milano; per l’occasione  Stefania Cavallo ha annunciato  l’uscita  a fine mese  del suo secondo libro  dal titolo “ Lavoratori Acrobati. Pensieri, immagini  e storie di crisi “  e la relativa presentazione  il prossimo 10 maggio  a Milano  in Camera del Lavoro .
Questo nuovo libro racconta della crisi  attuale  vista attraverso lo sguardo  dell’autrice  anch’essa una lavoratrice precaria,  anzi spesso “iperoccupata sottopagata”  così come si auto-definisce,   in un diario  quotidiano  di interrogativi  sul “lavoro che non c’è”  alla ricerca di  risposte concrete  con “azioni concrete”  che  sia l’Economia   che la Politica hanno disatteso,  ma che  invece  la Società civile ha colto come importante  opportunità per  esprimere il grande bisogno di Solidarietà umana  e di Etica emergenti.

Le Storie raccontate dall’autrice sono reali, sono eventi e condizioni vissuti da  “Persone” che  hanno voluto raccontare  la propria condizione di debolezza  strutturale  , di “paura e speranza”  ai tempi della crisi , come dice l’autrice  :
“ di paura di fare le cose che abitualmente facciamo per gli altri, abbiamo paura di stabilire delle relazioni e tutto questo annulla anche il “pensare al futuro” e immaginiamo poi l’impatto di questo sentimento interiore e doloroso, il condizionamento che ne consegue quando, da genitori, si hanno bambini piccoli!”.

In definitiva , l’autrice  ,con questo suo contributo,  aiutata  dai protagonisti delle sue “Storie  di crisi” vuole lasciare una “testimonianza”  di questi tempi  e un messaggio  forte  quando dice così  :
“ Il mio intento, anche con questo scritto, è quindi proprio quello di dare un piccolo contributo di ottimismo realistico al dibattito attuale che ci vede coinvolti in prima persona tutti, perché le cose migliorino e si possano trovare, con le intelligenze di tutti, soluzioni concrete per i giovani, le donne e gli over 40-50 senza lavoro.”

Stefania Cavallo