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Archivio per maggio, 2016

COSA PENSANO LE RAGAZZE

In omaggio al mio blog  , rimando  al mio video  che si può vedere sulla mia bacheca facebook  e tra i video  di facebook  :

https://www.facebook.com/stefania.cavallo.127

 

Stefania Cavallo

 

29 maggio 2016

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#20maggiosenzamuri – Negli occhi dell’altro : “Look Beyond Borders”

20 maggio 2017 milano

“Look Beyond Borders”

In tutte le scuole bisognerebbe guardarlo e  condividerlo per parlarne , mi riferisco al breve film  dello psicologo americano Arthur Aron  e Amnesty International   “4 minuti negli occhi di un rifugiato” , aggiungerei anche ” 4 minuti negli occhi dell’altro , di chi non conosciamo ” …….bellissima esperienza , non scontata . Tutti dovremmo provare al di là delle singole resistenze , al di là dei pregiudizi e al di là forse del fatto che una solidarietà e umanità dovrebbe essere praticata e reale , non certo solo costruita e  un pò “sceneggiata” con un bellissimo esperimento “video” pensato più a tavolino (come questo, anche se in realtà come dice la mia traduzione seguente sembra che si tratti di  un’esperienza  interamente basata sulla spontaneità e sul  carattere naturale delle reazioni.) …….Mi è venuta in mente una frase di David Grossman , in una intervista su Repubblica (15 giugno 2007.) che ho conservato, per la presentazione all’epoca del bel libro“Con gli occhi del nemico” in cui David Grossman dice: “ Ho la sensazione che nessuno cominci veramente una guerra, le guerre si continuano. La pace quella è una cosa che si deve cominciare. Guerreggiare, disgraziatamente , è una cosa quasi naturale per troppi paesi, troppe culture e troppe religioni. Ci vogliono molti sforzi e alle volte bisogna agire contro i propri istinti per cominciare a dare fiducia agli altri, per cominciare ad aprirsi, per essere in grado di vedere la realtà attraverso gli occhi dell’altro.”.

In questo caso il punto di partenza è stata l’esperienza  di Arthur Aron che ha provato che il fatto di guardarsi negli occhi  per quattro minuti poteva significativamente avvicinare le due persone ( Le point de départ a été l’expérience d’Arthur Aron, qui a prouvé que le fait de se regarder dans les yeux pendant quatre minutes pouvait significativement rapprocher deux personnes) .

vd. da un mio contributo: https://stefaniacavallo.wordpress.com/2012/08/17/libri-a-cura-di-stefania-cavallo/

Stefania Cavallo

27 maggio 2016

“Look Beyond Borders” – Guardare oltre i confini

TRADUZIONE IN ITALIANO ( a cura di Stefania Cavallo) :

Vent’anni fa , lo psicologo americano Arthur Aron dimostrava che un riavvicinamento avveniva tra due sconosciuti se si guardavano quattro minuti negli occhi. Partendo da qui, Amnesty International ha realizzato un film  di sperimentazione per ricordare , in particolare di questi tempi che sembrano dominati dai conflitti e da divisione, che vedere il mondo attraverso gli occhi di un’altra persona è sempre benefico. Questo film “Look Beyond Borders” – Guardare oltre i confini , prodotto a Berlino , parte da un incontro simbolico  di Europei con dei rifugiati per diventare una metafora universale . Il punto di partenza è stata l’esperienza di Arthur Aron , che ha provato che il fatto di guardarsi negli occhi per quattro minuti poteva significativamente riavvicinare due persone .Gli organizzatori  hanno deciso  di utilizzare questo concetto in un contesto dell’arrivo in Europa  di migliaia di rifugiati ogni anno. Hanno condotto questa esperienza a Berlino , vicino al Checkpoint Charlie, per due giorni. Da un lato, c’erano dei rifugiati ( soprattutto della Siria) ; dall’altro lato , degli Europei ( Polacchi, Italiani, , Tedeschi  e    Belgi) – tutte persone  “ordinarie”.Le scene non sono state preparate prima  e le persone che si sono sedute le une di fronte all’altra non si erano mai incontrate prima. L’esperienza è interamente basata sulla spontaneità e il carattere naturale delle reazioni. I  rifugiati vengono principalmente dalla Siria e vivono in Europa da meno di un anno.  Grazie a questa esperienza , è stato possibile dimostrare che un incontro tra persone che sono in teoria “stranieri” l’uno all’altra e  di culture differenti , può diventare particolare e profondamente ispiratore. Le frontiere esistono tra i paesi , non tra gli essere umani . L’idea di realizzare questo film è nata in Polonia. La  Segreteria internazionale di Amnesty International a Londra, così come le altre sezioni degli altri paesi europei hanno partecipato all’iniziativa della sezione polacca di Amnesty International  .  Questo film esprime  un messaggio europeo collettivo rivolto  a tutti e a tutte attraverso il mondo. Il progetto è stato lanciato contemporaneamente in più paesi , al di là delle frontiere e al di là della situazione specifica di ogni paese  .

Il y a vingt ans, le psychologue américain Arthur Aron démontrait qu’un rapprochement s’opérait entre deux inconnus s’ils se regardaient quatre minutes dans les yeux. Partant de là, Amnesty International a réalisé un film d’expérimentation pour rappeler, particulièrement en ces temps qui semblent dominés par les conflits et la division, que voir le monde à travers les yeux d’une autre personne est toujours bénéfique. Ce film, “Look Beyond Borders”, produit à Berlin, part d’une rencontre symbolique d’Européens avec des réfugiés pour devenir une métaphore universelle.

Le point de départ a été l’expérience d’Arthur Aron, qui a prouvé que le fait de se regarder dans les yeux pendant quatre minutes pouvait significativement rapprocher deux personnes. Les organisateurs ont décidé d’utiliser ce concept dans le contexte de l’arrivée en Europe de milliers de réfugiés chaque année. Ils ont mené cette expérience à Berlin, près du Checkpoint Charlie, pendant deux jours. D’un côté, il y avait avait des réfugiés (surtout de Syrie) ; de l’autre, des Européens (des Polonais, des Italiens, des Allemands et des Belges) – tous des gens “ordinaires”.

Les scènes n’ont pas été pré-arrangées et les personnes qui se sont assises les unes en face des autres ne se sont jamais rencontrées auparavant. L’expérience est entièrement basée sur la spontanéité et le caractère naturel des réactions. Les réfugiés viennent principalement de Syrie et vivent en Europe depuis moins d’un an. Grâce à cette expérience, il a été possible de montrer qu’une rencontre entre des gens qui sont en théorie étrangers l’un à l’autre et issus de cultures différentes peut devenir particulière et profondément inspirante. Les frontières existent entre les pays, pas entre les êtres humains.

L’idée de réaliser ce film est née en Pologne. Le Secrétariat international d’Amnesty International à Londres, ainsi que les sections d’autres pays européens ont participé à l’initiative de la section polonaise d’Amnesty International. Ce film se veut un message européen collectif adressé à tous et toutes à travers le monde. Le projet a été lancé au même moment dans plusieurs pays, par-delà les frontières et par-delà de la situation spécifique de chaque pays.

Per vivere bisogna essere felici

Per  vivere bisogna essere felici

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Questa frase è terapeutica  e mi è arrivata quasi alla fine di una presentazione-video  del  libro di Concita De Gregorio  “ Mi sa che fuori è primavera “  in cui  l’autrice  appunto  racconta l’incontro , quasi un destino incrociato, avvenuto  con Irina Lucidi   e   come   proprio Irina  sia riuscita a trasformare , senza  “dimenticare” ,  il suo profondo dolore  e a riscoprire la forza  luminosa di un nuovo amore  al di là di ogni tabù   sulla sofferenza umana  ,  sempre pronto  a   giustificare  qualche gabbia in cui  trovare un falso riparo.

Certo che se non avessi letto più volte questo libro  e non conoscessi  la storia di Irina  e la profondità narrativa e di pensiero  della De Gregorio ,  penserei   che questa frase  Per  vivere bisogna essere felici”  sia   una frase un po’ facile e consolatoria , ma in realtà  non lo è , perché è ciò che anche il lettore e chi osserva questa storia ad un certo punto comincia a pensare ,  diventando via via consapevole di questa profonda verità  dell’esistenza che  ci tocca tutti, anche se non vogliamo, e certamente in maniera peculiare e diversa.

Non possiamo  sempre imputarci  la causa   di ciò che ci accade,  è presuntuoso…..  e poi  non sempre le cose vanno come immaginiamo o vorremmo  ; a volte   personalmente  mi è difficile non torturarmi con sensi di colpa  su ciò che  avrebbe potuto andare meglio e poi non è stato  e non lo è ……… Per  vivere bisogna essere felici”  , quindi  a ragion veduta , mantenendo saldo il mio senso di responsabilità,  posso buttarmi alle spalle  ciò che mi ha fatto molto soffrire  in questi anni , qualche episodio  negativo e gratuito  di cattiveria,  e concedermi un po’ di questa felicità  che mi  restituisce una  vita  senza pesi  e   giudizi  e/o  auto- giudizi  continui  per compiacere chi  non prova nessuna gratitudine  in generale  e  soprattutto  chi non riesce ad amarsi  con le proprie  difficoltà  e fragilità.

Ecco il video a cui accenno:

 

Stefania Cavallo

 

24 maggio 2016

Il mio omaggio a Ken”il guerriero”! 23 maggio 2016

Parte seconda  (da Lavoratori acrobati . Pensieri, immagini e racconti di crisi , La Sapienza di Roma, Roma  2012 ,  Stefania Cavallo)

 Altre storie di “lavoro che non c’è”

 Ken Loach

In questo mondo che non è libero. Una storia di call center

Il regista Ken Loach in un’intervista sulla sua realistica e dura pellicola “In questo mondo libero” afferma: “Lo sfruttamento è cosa nota a tutti. Quindi non si tratta di una novità. La cosa che ci interessa di più è sfidare la convinzione secondo la quale la spregiudicatezza imprenditoriale è l’unico modo in cui la società può progredire; l’idea che tutto sia merce di scambio, che l’economia debba essere pura competizione, totalmente orientata al marketing e che questo è il modo in cui dovremmo vivere. Ricorrendo allo sfruttamento e producendo mostri”

(Fonte : http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=49555 ).

 

Ho voluto evocare questa bella pellicola di Loach non a caso in quanto la storia che ho raccolto in questi giorni mi ha proprio ricordato, in alcuni tratti del racconto in particolare quelli legati allo ”sfruttamento” degli operatori all’interno di un call-center, alcuni flash del film citato.

La protagonista della storia, che terrò in anonimato, mi racconta di quanto lei nonostante i tanti anni di lavoro in un call-center, come operatrice telefonica che propone servizi alla clientela che le telefona, non si sia mai abituata all’idea di essere “controllata” in maniera così totale, con quei “100 occhi ” che guardano e scrutano a partire dal “tabellone con i numeri” ai controlli “in cuffia”.

Usa l’espressione forte dei “lavoratori usa e getta “ e che sono giovani e laureati con contratti di somministrazione, il che significa che possono essere lasciati a casa in qualsiasi momento e confermati di mese in mese. Riesce a farsi rinnovare il contratto chi rasenta la perfezione lavorativa, obiettivo che nemmeno chi decide delle loro sorti riesce a raggiungere.

I lavoratori “stabili”, con contratti a tempo indeterminato, come la mia protagonista, stanno vedendosi arrivare “giovani cervelli” in continuazione, in una logica di tourn-over incessante, ma “chi ha un cuore”, come lei,“non si abitua mai”, anche dopo molti anni di lavoro nella stessa azienda.

Per l’azienda è “una routine”, ma per un “lavoratore stabile” tutto ciò è completamente “amorale”. Dai “lavoratori precari” si pretendono le stesse mansioni del “lavoratore stabile”, lo stesso entusiasmo e far passare come “normale” questo continuo “tourn-over” è qualcosa a cui la nostra protagonista non ci sta e non si abituerà mai.

Lo nomina “il negozio delle merci” quando parla dell’Agenzia interinale dove le persone si chiamano “elegantemente” Risorse!

Mentre mi parla, cercando di dare un contenimento all’emotività e alla rabbia che le monta, si ricorda una frase intercettata tra due capi-turno ed è la seguente “Attenzione al cambio-turno, non farli –pascolare troppo!” e la mia intervistata aggiunge “In effetti aveva ragione il tizio della frase, perché lavorare in un call-center si diventa inevitabilmente delle “capre”, pur entrando da “persone intelligenti!”Mi parla di call-center e anche di mondo dei cosiddetti “schiavi moderni”; mi racconta di conseguenze negative di questo lavoro, dell’operatore che per “resistere” prende le pastiglie calmanti e mi parla anche di “suicidio professionale” quando l’operatore dopo molti anni, non reggendo più i ritmi, decide di “dare le dimissioni” nonostante la crisi e la difficoltà oggettiva di trovare un’altra occupazione in alternativa al call-center.

Le persone fragili in un call-center possono “saltare“! Addirittura in ambienti molto competitivi si verificano episodi al limite del dramma umano, quando tra colleghi scatta l’ira per problemi personali e ci si aspetta fuori dal lavoro per prendersi a”randellate”. Episodi reali e non fiction televisive!

Altri invece si mettono in “aspettativa” per un paio di mesi, mantenendo il posto di lavoro ma senza percepire un soldo di stipendio. Tutti gli altri “soffrono in silenzio” in azienda e per necessità di sopravvivenza materiale, per il mutuo di casa, per i figli da mandare a scuola e soprattutto per la dignità di sentirsi produttivi socialmente comunque “costi quello che costi”.

“Dulcis in fundo”, ora il proprio compagno di banco può “segnalarti” alla Direzione quando ad esempio si tratta male, con parolacce, il cliente al telefono e insomma forse una volta nella vita potrà anche succedere, no? E se dovesse succedere una volta sola su tanti anni di lavoro ufficialmente riconosciuto …Che sarà mai, si potrà perdonare un Vaffa al cliente? Senza dimenticare che anche ai lavoratori può capitare di essere insultati da clienti furiosi.

Ecco la “guerra tra poveri” che mi ricorda l’altro regista socio- politico il francese Robert Guédiguian col recentissimo film “Le nevi del Kilimangiaro”, un film che lavora proprio sul tema dell’importanza delle “azioni concrete” perché in tempi di crisi, i discorsi non bastano più! Una società in cui pensare alla “riconciliazione tra i nuovi poveri”, tra tutti i “miserables” per ricostruire una coscienza di classe. Questi sono i problemi e le contraddizioni della società moderna in una crisi che continua a creare, in tutti i paesi occidentali, nuovi poveri.

Infine la nostra dolce protagonista accenna ad un “welfare del call-center mondiale” quasi come se un “protocollo di Kyoto nel settore lavorativo” potesse rappresentare la svolta per lei, ma anche per tutti questi lavoratori. L’intervista termina con l’immagine, evocata dalla nostra operatrice telefonica, di un cesto di frutta nella break room di un call-center immaginario e che concretamente darebbe però il segnale che qualcosa dovrà cambiare anche per questo mondo lavorativo, così spietato e poco umano, dei call-center.

Breve filmografia sul tema:

In questo mondo libero… Regia: Ken Loach 2007

 

Tutta la vita davanti         Regia: Paolo Virzì 2008

Fuga dal call center         Regia: Federico Rizzo 2009

 

Generazione mille euro    Regia: Massimo Venier 2009

Tra le nuvole                    Regia: Jason Reitman 2009

 

Stefania Cavallo

 

 

Il mio papà Dodò , per i suoi 86 anni !

I RICORDI  , LA  MEMORIA  E I BUONI MAESTRI

Dodò

Credo anche io che sia molto importante il bagaglio di risorse, di esperienza , di memoria storica che può trasmetterci il mondo dei cosiddetti ” anziani” e chi è stato per noi un “buon maestro”.

La realtà attuale,  il mondo degli adulti e  i nostri giovani ,  fatica  a  riconoscere  il  grande patrimonio di coraggio, di visionarietà  e di  utopia  trasmesso  dai nostri  antenati e dai nostri anziani .

La crisi dei valori di cui si parla tanto  ha radici proprio  in  questa  dimensione  della “perdita di memoria  collettiva”  negli  adulti  di oggi.

Anche io mi sono posta qualche interrogativo  su questo tema  e credo che il desiderio ad un certo punto  di voler scrivere di mio nonno  e di un certo periodo della mia famiglia, durante il  periodo “lirico”    della mia esistenza di  figlia e nipote , in qualche modo  ha voluto tradursi  in una personale necessità affinché  non si perdesse  questo patrimonio  e in particolare  l’esempio  che ho avuto  dai miei antenati , sino ai miei genitori ,  e  in maniera che  anche  mio figlio  possa sapere  e conoscere  quali sono le sue radici  e quanto sia importante coltivare i propri talenti  e quanto sia importante la dimensione del racconto di queste storie che ci parlano di coraggio e di sogni .

Proprio ieri  stavo rileggendo  le bozze del mio nuovo memoriale  sul nonno   “Il baritono Mino Cavallo. Memorie e radici della lirica”  e lo facevo con mio padre  per  correggere  la parte che lo riguardava  , ebbene  c’è una parte che mi commuove  molto  tutte le volte che  la  ripercorriamo insieme ed è quando  racconto che mio padre  ha lasciato il canto  perché  non riusciva più a mantenere la sua famiglia all’epoca …….e lui era un vero talento , premio di Conservatorio a Marsiglia , 36 opere all’attivo , tenore brillante  e  appassionato  applaudito nei teatri   di  tutta Italia  ed  Europa !  Questo il passaggio ancora  un po’ doloroso per me :

“Insomma  Dodò  esordì  a Napoli con Rigoletto e terminerà la sua carriera nel 1963 quando  purtroppo  non riuscirà   ad avere scritture  e  l’interesse  per la lirica comincerà a diminuire .

Fu un periodo molto duro   per lui , doveva  pensare alla famiglia , abitava a Milano  e faceva molti sacrifici già da qualche tempo,  così un giorno uscì  di casa di mattina presto, lasciando i suoi guanti bianchi  e il suo cappello di artista  e invece di andare in Galleria , dove si poteva trovare forse qualche  scrittura  nel suo lavoro, ma forse un po’ esausto  e stanco di non trovare nulla , pensò di tornare a fare il suo lavoro di carrozziere , quello che aveva imparato dal padre in Francia  ……e così  tornò  quel giorno a casa e disse ad Ada :  “Ada da domani incomincio a lavorare in carrozzeria!”.

 

Da quel momento Dodò si buttò alle spalle tutti i sogni  legati alla lirica  e questo resterà un punto di non ritorno nella sua  vita.

Ne scrivo ora  , da figlia, e per la prima volta  così pubblicamente, perché questo ha rappresentato  un peso  negli anni  per la nostra famiglia .

Un peso soprattutto per Dodò che crede sempre di aver sbagliato qualcosa nella sua vita e crede che se avesse avuto più pazienza forse le cose all’epoca sarebbero andate meglio , chissà!  Certo lui in modo coscienzioso  optò per la famiglia  e abbondonò per sempre la musica .

 

Per molti anni in casa nostra non si parlò più di lirica e di musica e quando succedeva di ascoltare qualche opera in televisione  o romanza  erano momenti di grande tristezza  e commozione  così  come ancora oggi  ….è come se non si fosse mai chiuso in realtà quel legame magico col mondo della lirica , come si  suol  dire   “buttato fuori dalla porta , rientra dalla finestra!”

 

Capitò  che , in un certo periodo della mia vita verso i vent’anni,   stimolai  molto i mei genitori ad uscire da questa situazione , molto dolorosa per loro ma anche per me,  e cominciò così ad entrare in casa un pianoforte  e da lì decisi di farmi preparare da mio papà  Dodò  per la prova, in canto lirico, di  ammissione al Conservatorio di Milano e ci riuscimmo . 

Ero al limite dell’età  per il Conservatorio  e avevo 26 anni ;  Dodò  era entusiasta  e anch’io perché in qualche modo  ci eravamo riconciliati  con  quel mondo  e  forse questo aveva sanato un po’ qualche ferita del passato “.

 

Ieri mi sono commossa ancora con lui  e ho capito  nel profondo che  questo dolore  c’è ancora , ed è il dolore  o consapevolezza   di  sapere che  chi ha talento  autentico  ha il dovere –diritto di esprimerlo  e di non rinunciarci per nulla al mondo!

Mio padre  ha rinunciato alla  sua carriera e alla sua arte  per noi  e per la sua famiglia  e  gliene  sarò sempre grata da un lato,  dall’altro lato mi sarebbe piaciuto  che lui avesse continuato nella lirica  e nel suo prezioso talento  per  non  portare  con  sé  i rimpianti  e il dolore di non aver completato  qualcosa nella sua esistenza .

Mio padre  per me  è  un grande padre  e maestro  di vita , in questo senso , perché  mi ha insegnato  con amore  cosa voglia  dire  rinunciare  con molto coraggio e senso di responsabilità   al proprio talento, i pro  e  i contro di una scelta  anche dolorosa  come questa  e soprattutto che cos’è un talento autentico  e di come  tutto questo , in qualche modo, debba  essere restituito  ai posteri  affinché  se ne abbia “ buona  memoria”  e possa  indicare dei percorsi utili da seguire  .

 Le Radici

4 dicembre 2013

Dal mio libro  “Il baritono Mino Cavallo. Memorie e radici della lirica” La Sapienza Editrice Roma , 2014

 

DONNE E LAVORO 12 maggio 2016

DONNE E LAVORO  12 maggio 2016

Donne e Lavoro Cernusco 2016

 

Ho partecipato a questo  piacevole  pomeriggio di  aggiornamento  e di riflessione collettiva sul tema prevalentemente  importante per le donne , e non solo,  ossia  “la conciliazione lavoro-famiglia”,  con un focus sulla situazione in Lombardia , nel nostro territorio Milano-est,  e  un confronto molto interessante  con la situazione e lo stato dell’arte sul tema  nella Provincia autonoma del Trentino Alto Adige.

La parola chiave dominante   è assolutamente  “differenza di genere”  e  per il  welfare pubblico  la realtà ancora diffusa della “segregazione femminile”, perché in certi lavori  troviamo soprattutto e  solo le  donne, si pensi  agli ambiti dell’ assistenza   e  cura.

Le varie ricerche esposte  nell’arco dell’incontro saranno pubblicate e diffuse sul sito dell’Afol  e Agenzia del Lavoro  Milano Est .

Quello che mi è arrivato un po’ da questo incontro è  forse  un certo  pudore col quale ancora oggi noi donne parliamo di questi argomenti  e in effetti  era un po’ di tempo che non partecipavo a un incontro che portasse  seri   contenuti  su ricerche e un aggiornamento  con dati obiettivi  di analisi della situazione sul tema da affrontare , nel senso che , per la mia  ricca esperienza,  è a volte molto facile rischiare di cadere in dibattiti sterili , stereotipati e politicamente  “scorretti” ………questa volta non è stato così.

Ci sono diversi ostacoli  oggi  nel mondo del lavoro  femminile  su cui bisognerebbe ragionare in maniera seria   e non demagogica ossia  la discriminante anagrafica e generazionale che in realtà   tocca  un po’ tutti  anche  il rapporto  giovani  e  under  40/50  disoccupati  o   dei numerosi  rinunciatari alla ricerca del lavoro;  così come  la discriminazione   retributiva  , le donne  italiane  sono pagate  molto meno degli uomini  a parità di   “storia” formativa e professionale .

Altra trappola è quella delle  “Partite Iva”   se si vuole lavorare , in base al   “santo”  principio della “flessibilità”,  questo è il mantra che viene ripetuto  senza considerare la tipologia di lavoro che andrai a svolgere , né  sapere  se avrai lavoro a sufficienza  per poter giustificare  la tenuta di una “Partita iva “  e altre implicazioni  per nulla secondarie .

Altra trappola  per le donne , ma non solo,  nell’attuale  mondo  del lavoro , o meglio del  “lavoro che non c’è” , è che la tanto “flessibilità”  citata e nominata  (che poi tradotta vorrebbe appunto dire che  bisogna cambiare il modo di  lavorare  e in qualche misura “accettare ogni cosa e qualsiasi condizione di lavoro”)……questa “flessibilità”  è spesso  “un gioco al ribasso “  delle proprie competenze e del proprio “curriculum ”  lavorativo.   Infatti mi piacerebbe  sapere  quante donne delle statistiche  lette  sul “ricollocamento e reinserimento lavorativo “ ad esempio  del  nostro territorio  ( seppur leggermente in aumento rispetto al dato statistico  maschile  che  per la  crisi economica vede  colpiti   prevalentemente settori a vocazione maschile )   sono state  inserite nel nuovo lavoro  con le loro  stesse e “vere” competenze  professionali e  il loro  profilo scolastico  svolto  e aggiornato .

Come ho detto nel mio intervento  mi piacerebbe che  non ci fossero  più  tutti questi   ostacoli per le donne, aspetti che continuano ad interrogarci   certamente  sulla  dimensione  culturale  dell’attuale società,  ma soprattutto  ci interrogano  su quanto ancora ci sia da fare  nella  dimensione  degli interventi delle  politiche attive del lavoro  e nell’investire  in  “progetti  di superamento della situazione lavorativa attuale”   che favoriscano  l’accesso e la permanenza  delle donne  nell’attuale  mondo del lavoro  senza alcuna discriminazione di sorta.

Grazie all’  Assessore/a  Rita Zecchini  del Comune di Cernusco sul Naviglio  per la  sua spiccata sensibilità su questi temi   e  per  la personale volontà politica di cambiare/migliorare   le cose a vantaggio di  una  società  più   egualitaria .

Rita Zecchini

Di seguito un articolo di Arianna Finos apparso  su  La Repubblica in questi giorni  per  la presenza dell’ultimo film di Ken Loach a Cannes dal titolo  “ I, Daniel Blake”  ; parole che fanno riflettere sull’importanza del lavoro sociale   del cinema rispetto al racconto delle  diverse  storie di umana drammaticità che  oggi  troviamo  numerose   con l’attuale   “lotta per la sopravvivenza”   in una società  al collasso   dal punto di vista economico ,  lavorativo   e umano :

https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwiviuPv8tvMAhXEMhoKHWUtCTQQqQIIHTAA&url=http%3A%2F%2Fwww.repubblica.it%2Fspeciali%2Fcinema%2Fcannes%2Ffestival2016%2F2016%2F05%2F14%2Fnews%2Fdiritti_a_cannes_loach_avevo_detto_basta_film_ma_chi_altro_racconta_gli_operai_-139775717%2F&usg=AFQjCNE2BfJ8b8znZuqgg5I-daFM8fcK7w

 

Stefania Cavallo

12 maggio 2016

Scuola – Genitori maggio 2016

Le mie riflessioni “ a voce alta”  e  relative a questo anno  scolastico, non ancora concluso :

DIAPO 1

https://www.facebook.com/stefania.cavallo.127/videos/vb.1493472454/10209573903613115/?type=2&theater

 

Stefania Cavallo

15 maggio 2016