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Archivio per novembre, 2018

SULLO STALKING – PERSECUZIONE

Un mio video odierno sulla violenza sulle donne , 25 novembre 2018:

 

APPENDICE   SULLO STALKING – PERSECUZIONE

Dal mio libro I giorni perduti , 2011

copertina del libro

 

Dietro   lo stalker , frustrazione e solitudine    

La cronaca nera di questi tempi riporta l’attenzione sul fenomeno dello “stalking” (persecuzione).

L’essere lasciati da una persona amata produce inevitabilmente dolore che per alcune persone può essere intollerabile. Teniamo presente , poi, che viviamo in una società individualistica , in cui le comunicazioni interpersonali significative sono molto ridotte, in cui ognuno pensa solo ai propri problemi , per cui chi soffre spesso non ha la possibilità di confidarsi, di sfogarsi con qualcuno e il   confidarsi significherebbe ammettere una sconfitta. Questo sentimento di vergogna è uno dei principali freni al richiedere aiuto a un amico o amica , piuttosto che a uno specialista .
Inoltre, gli uomini sono meno portati ad esternare verbalmente i propri sentimenti e questo continuo portarsi dentro sofferenze e frustrazioni può determinare, a volte, delle reazioni violente .

All’inizio di una relazione è difficile cogliere i segnali di prevaricazione dell’uomo sulla donna che in genere emergono nel tempo in maniera molto più evidente e chiara . Se da un lato troviamo questi uomini “carnefici” dall’altra troviamo spesso delle donne “vittime”   con scarsa autostima . Questo aspetto dell’autostima comporta un altro lavoro importante di prevenzione che , a mio avviso, si dovrebbe potenziare e   attivare già nelle scuole con le giovani ragazze.
L’aiuto va chiesto a persone professionalmente preparate.

Ad esempio, il problema della violenza domestica in esorbitante e continuo aumento è estremamente delicato e va gestito con grande competenza. Quando nella mia attività di mediazione familiare mi imbatto in situazioni di questo genere invito le persone interessate ad intraprendere percorsi di psicoterapia , o nei casi più gravi, a contattare i Centri antiviolenza .

La mia attività di mediazione familiare si colloca a monte di questi tragici fatti e nonostante tutto mi rendo conto che ci vorrebbe una rete di coordinamento tra le diverse agenzie educative per attivare delle iniziative , a partire dalla scuola, che parlassero di “educazione sentimentale” ed “emotiva” per le nuove generazioni.

Spesso dietro questi comportamenti violenti c’è quello che si è vissuto o visto in famiglia da ragazzi.

I rapporti paritari tra uomo e donna sono una conquista relativamente recente e , ad esempio, il rispetto   tra i coniugi è sicuramente la prima prevenzione per garantire un futuro sentimentale equilibrato ai propri figli.

Importante sarebbe poi occuparsi del recupero dell’ uomo persecutore o stalker perché non torni a nuocere e in tal senso qualcosa si sta muovendo , ma è ancora troppo poco.

NO VIOLENZA SULLE DONNE 2018

 

Stefania Cavallo

25 novembre 2018

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DALL’ALTRA PARTE DEL MARE con Eraldo Affinati e Pietro Bartolo Bookcity Milano 2018 , Fondazione G. Feltrinelli Via Pasubio 5

DALL’ALTRA PARTE DEL MARE con Eraldo Affinati e Pietro Bartolo

Bookcity Milano 2018 , Fondazione G. Feltrinelli Via Pasubio 5

pietro bartolo

“La vera responsabilità non è solo giuridica,

ma è la responsabilità dello sguardo altrui”   Eraldo Affinati, custode di parole

bookcity 2018 eraldo affinati e pietro bartolo - 3-

 

L’incontro con queste due grandi persone , lo scrittore e insegnante Eraldo Affinati , il medico e scrittore Pietro Bartolo, di sabato 17 novembre , a Milano , in occasione di Bookcity 2018 , è stato molto interessante, emozionante e commovente.

E’ stato un dialogo intimo tra i due , espresso a voce alta , scaldando il cuore dei molti presenti all’incontro . Cosa li accomuna?  Il venire entrambi da situazioni familiari piuttosto umili, l’età ,  l’essersi costruiti da soli ;  l’esperienza tremenda di un naufragio per il  giovane marinaio/non ancora medico Bartolo;  e per Affinati  l’esperienza dell’essere orfano  e il suo forte desiderio di “risarcimento” verso i suoi genitori : ” «Mio padre era un figlio illegittimo e mia madre durante la guerra sfuggì alla deportazione dopo che suo padre era stato fucilato dai nazisti. Io sono diventato scrittore e insegnante anche per trovare le parole che i miei genitori non riuscirono a dire a sé stessi, prima ancora che a me e a mio fratello. È una forma di risarcimento per interposta persona”.

Si sono raccontati e in particolare hanno parlato di cosa li motiva a fare quello che fanno, e che possiamo dire essere qualcosa di “straordinario” in quanto il loro vissuto e il loro essere “uomini d’azione” nel quotidiano nell’accogliere i migranti , anche se con ruoli e in contesti diversi , li accomuna in un necessario sentire di umanità e di responsabilità di “sguardo sull’altro”.

Eraldo Affinati, dopo una sua esperienza estiva a fianco del medico Bartolo, proprio sul famoso molo Favaloro a Lampedusa, ci introduce al tema rievocando quella “naturalezza” del medico e dell’uomo che nel momento in cui vede steso sul molo un migrante, inizia ad aiutarlo, mentre lo aiuta e si preoccupa del suo stato, in contemporanea lo visita ; allora la domanda di Affinati che pone e rilancia al pubblico, sorge quasi spontanea e diventa la seguente: “Perché non riusciamo ad avere più quella “naturalezza” nello sguardo verso l’altro?” .

In quel momento mi è venuto in mente il bellissimo film di Gianni Amelio , “La tenerezza” dove il regista nella preparazione della narrazione della storia rievoca il filosofo Musil e una sua frase : “La soluzione delle cose non va cercata chissà dove, la felicità è ritornare sui propri passi quando si è persa la strada. Quando ti perdi per strada, non andare troppo avanti, torna indietro qualcosa trovi. Questo dovrebbe insegnarci a essere più morbidi”. Ecco l’essere più morbidi , l’incontrare, senza paura, lo sguardo altrui e soffermarsi su tutto questo , quando “sentiamo” che siamo tutte persone con gli stessi bisogni in questo immenso e stupendo mondo dell’esistenza.

Ci raccontano di storie incredibili, in particolare il medico di Lampedusa , il dottor Bartolo, e sicuramente colpisce molto quando racconta la storia della piccola bimba nigeriana Anila  e di sua madre, di come sia riuscito , nonostante la burocrazia, a farle incontrare e ad aiutarle a risolvere l’enorme debito che avevano contratto per poter intraprendere il loro viaggio della “salvezza” nel nostro bello ma martoriato e dannato Mediterraneo.

(http://www.farodiroma.it/le-stelle-di-lampedusa-la-storia-di-anila-e-di-altri-bambini-che-cercano-il-loro-futuro-tra-noi/).

Eraldo Affinati ci racconta dei suoi “ragazzi difficili”, dell’importanza delle parole e della lingua, quale scrittore, pedagogista e insegnante di Italiano per stranieri ,  ragazzi ed adulti immigrati , adolescenti e giovani spesso non accompagnati.

Affinati dirà che “la lingua svolge una funzione ortopedica, perché salda e ricompone pezzi della propria identità e personalità” e per queste persone che arrivano in Italia, alla sua scuola “Penny Wirton” , così come alla “Città dei ragazzi” , il sistema verbale è decisivo , e solo se si riesce a nominare le parole giuste si possono vedere riconosciuti i propri diritti/doveri.

Ricordo a questo proposito i bellissimi libri sia di Affinati che di Bartolo, al seguente link:

https://www.librimondadori.it/eventi/eraldo-affinati-pietro-bartolo/

Ricordo il bel film “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi , docu-film del 2016, premiato nello stesso anno con l’Orso d’oro per il miglior film al Festival di Berlino e che ha per tema e focus principale l’isola di Lampedusa e gli sbarchi di migranti che la interessano.

Entrambi parlano dei “lager”, dei veri “campi di concentramento” in Libia e di come non si possa più lasciar fare , certo il problema è molto complesso ma queste realtà rievocano periodi “neri” della nostra storia passata ma non molto lontana, che non si può far più finta di non conoscere e di non vedere. Come dirà Affinati : “La vera responsabilità non è solo giuridica, ma è la responsabilità dello sguardo altrui”.

L’altro messaggio di Eraldo Affinati e che vorrei lasciare a “memoria” è anche questo ossia quando dice : “ Bisogna intervenire quando si vedono oltraggiati i propri principi , anche sbagliando” e qui il tema di “entrare in azione” ritorna, diventa necessario e fondamentale.  

Termino , conservando quelle parole e quell’atmosfera incredibile di emozioni, sentendomi anche piuttosto in crisi , e lasciando l’intervista di Affinati, rilasciata su La Repubblica il 17 novembre, sulla scuola e le manifestazioni degli studenti in queste settimane :

Articolo La Repubblica Eraldo Affinati sabato 17 novembre 2018

Ricordo un altro mio contributo sul tema:

https://stefaniacavallo.wordpress.com/2017/05/21/20maggiosenzamuri-milano/

Da non dimenticare anche il bel reportage su Lampedusa  “LONTANO DAGLI OCCHI”, di Domenico Iannacone :
“Quando le cose non si vedono da vicino non si capiscono fino in fondo. Magari siamo noi stessi a scegliere di non farlo per sentirci meno obbligati a pensare. Le cose che sono lontane dagli occhi ci fanno meno paura. Un giorno però i ragazzi leggeranno sui libri di storia che dal 1988 ad oggi nel Mediterraneo, durante traversate su barconi come questi, sono morte 20mila persone. L’unica cosa che non potranno mai sapere è quanti altri sono morti senza lasciare nessuna traccia, inghiottiti dal mare” Domenico Iannacone 

Link  dell’intero reportage :

http://www.raiplay.it/video/2016/09/Lontano-dagli-occhi-75cc9c56-63f7-4404-90a8-60c03b5bdaa2.html

 

Stefania Cavallo

20 novembre 2018