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Archivio per novembre, 2014

LA VIOLENZA DOMESTICA , 25 novembre 2014

25 novembre 2014  Giornata Internazionale contro la violenza  sulle donne

LA VIOLENZA DOMESTICA

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All’inizio di una relazione è difficile cogliere i segnali di prevaricazione dell’uomo sulla donna che in genere emergono nel tempo in maniera molto più evidente e chiara .

Se da un lato troviamo questi uomini “carnefici” dall’altra troviamo spesso delle donne “vittime”   con scarsa autostima .   L’aiuto va chiesto a persone professionalmente preparate.

Ad esempio, il problema della violenza domestica in esorbitante e continuo aumento è estremamente delicato e va gestito con grande competenza.

Spesso dietro questi comportamenti  violenti c’è quello che si è vissuto o visto in famiglia da ragazzi.

La violenza domestica non è un monopolio dell’emarginazione. Si insinua anche tra le mura della buona borghesia.

Quella di L. , come tante altre,   è la storia di una donna lacerata dal rapporto con un marito violento e dal tentativo di proteggere i figli. E dalla paura di affrontare un percorso doloroso per ritrovare la libertà e se stessa.

 

Tante purtroppo sono le storie vere   di donne che per anni subiscono dal marito violenze e soprusi fisici e psicologici. Un calvario che queste donne affrontano   in silenzio, senza mai ribellarsi, appellandosi ogni volta all’amore che provavano per il marito   e per i loro figli.

Inoltre vediamo che questi uomini spesso riescono nel tempo a creare un “deserto relazionale” tra i familiari ,o amicizie varie, e la loro compagna o moglie così come intorno ai figli.

Quando in una coppia si verificano situazioni di litigio, aggressioni verbali e non , quando c’è   “conflitto” e in qualche modo si esorcizza uno stato individuale di mal-essere e di sofferenza , ecco che ci troviamo in una dinamica di coppia incapace di gestire emotivamente la crisi e il cambiamento e spesso le vittime di tali comportamenti aggressivi sono proprio i bambini i quali rischiano di rimanere segnati psicologicamente in maniera negativa ; a volte in queste circostanze che si reiterano con delle vere e proprie escalation devastanti ,   i figli diventano   “piccoli prigionieri” della prigionia dei genitori nel loro conflitto.

Ricordo che gli abusi, del tutto gratuiti, immotivati, spesso non nascono in un contesto sociale degradato, ma in un ambiente ricco, colto, evoluto.

Tanto più sconvolgente appare perciò ascoltare la voce delle protagoniste di violenze domestiche che rievocano i tremendi momenti passati in balia di   affascinanti , irreprensibili consorti che tutte le amiche forse un po’ invidiano e dei quali, a lungo,  sono state perdutamente innamorate!

Finché un giorno qualcosa è scattato perché le nostre protagoniste non sono più disposte a subire, si ribellano, cercano una via d’uscita, pur consapevoli dei rischi che corrono e di quanto sarà difficile risalire la china , pensare a un futuro senza quell’ uomo che con una mano dava il necessario e anche il superfluo e con l’altra la schiacciava .

Ma il coraggio per lottare non si esaurisce se c’è dignità!

Stefania Cavallo

SPAZIO DI ASCOLTO E DI MEDIAZIONE FAMILIARE – BASIANO (MI)

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Incontro del 23 novembre 2014 a Masate “Il baritono Mino Cavallo. Memorie e radici della lirica”

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Grazie alle amiche e agli amici presenti  e grazie di cuore soprattutto  a  Nicoletta Sipos  perché  condividere con lei queste occasioni  di incontro è per me  sempre   una gran privilegio ……….ricordavo ieri  che pur essendo passati ben quattro anni  dall’ultimo incontro  a Basiano  con Nicoletta  è come se il tempo non  fosse mai   passato  e che nulla si fosse  interrotto.  Ricordo  per l’occasione  il suo ultimo testo “Perché io no?”  che racconta storie di maternità possibili  .

Le sue parole  : “Ottima Stefania: è stato bello parlare di memoria, musica, radici e famiglie. Complimenti a te e agli amici che ci hanno ascoltate con tanta attenzione! Alla prossima, donna impavida e vulcano di idee e grazie di avermi accolta come sempre, cioè da amica vera (e non solo di fb)” .

Alla prossima  !  Stefania

24 novembre 2014

Le nuove frontiere della formazione come il coach

Le nuove frontiere della formazione come  il coach

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Mi sono imbattuta anch’io in questa nuova definizione professionale del “coach” che vorrebbe dire : allenatore, istruttore , preparatore, motivatore anche .

Se un nuovo termine lo si mutua dall’inglese, assume  un fascino e un appeal incredibile  per   molte persone , vero?

L’importante è capire subito chi c’è dietro questa definizione   e soprattutto se dietro la forma vi sia  del contenuto all’altezza di cotanta aspettativa .

Fare gli allenatori , anche in senso lato ……che ne dite ? Si può imparare a fare gli allenatori   in qualsiasi campo?

Fino a qualche tempo fa   si poteva essere “trainer”   ossia allenatore e preparatore , ma che differenza c’è allora tra i due termini se si traducono allo stesso modo?

Insomma oggi se non hai un coach o un trainer   sei quasi “nessuno” in certi ambienti un po’ “ radical chic”, no?

Un coach diventa tutto e sa tutto, insomma oggi lo si mette ovunque come il prezzemolo……….sembrerebbe , ma che paura !

Scusate la mia irriverenza e non ce l’ho con i seri professionisti di questo campo , ma sono stanca di dovermi confrontare con tante banalità linguistiche che spesso fanno solo confusione e creano ulteriori problemi a persone che ingenuamente   e forse un po’ per superficialità vi cascano.

Mi occupo di relazione d’aiuto da anni come professionista nel mio spazio di ascolto privato e con la mediazione familiare , quello che ho capito è che non si deve mai fare leva sulle fragilità altrui e soprattutto non ci si può permettere  di mettere a disagio le persone   facendo credere loro che solo trovandosi in una situazione di disagio possono poi stare meglio e trovare la propria vera interiorità perché non è una ricetta che si può dare a tutti questa ok?

Chi l’ha detto poi che bisogna per forza stare prima male o procurarsi del male per stare bene ?

Perché una persona dovrebbe stare meglio facendola stare male ? Questo qualcuno me lo dovrà spiegare e soprattutto dovrà spiegarlo a se stesso se non crede di avere la verità in mano e lavora secondo etica !

Perché una persona in equilibrio con se stessa dovrebbe farsi manipolare da un qualche sedicente “coach” del momento ? Perché invece chi non è in equilibrio dovrebbe accettare di farsi aiutare da un sedicente “coach” del momento e non da uno specialista serio ?

Il tema dell’aiuto e dell’ascolto di chi sta male   è molto delicato e soprattutto non può essere lasciato a figure che siano un po’ di moda e che confondono ulteriormente chi è già un po’ confuso; bisogna fare chiarezza in se stessi per poter fornire chiarezza e aiuto a chi soffre .

La mia sensazione è che a volte ci si nasconda dietro definizioni accattivanti , magari creando   danni in giro tra le persone più sprovvedute e semplici e senza che in realtà   ci sia “nulla di nuovo sotto il sole” al di là di ogni metafora .

L’altra faccia di questo scenario è poi quella di creare ulteriori steccati tra le professioni , competitività autoreferenziale   e confusione   a danno di chi dovrebbe averne invece qualche giovamento .

A proposito chi dovrebbe giovarsi di tutto questo?

Di questi tempi si parla molto anche di “counseling” e , nei gruppi di ascolto, del ruolo del “facilitatore” e mi viene subito da pensare che per un ruolo del genere siano necessarie non solo delle tecnicalità ma sia necessario soprattutto il raggiungimento di uno stato adulto della mente, inteso come equilibrio e maturità psichica, affinché non ci si faccia coinvolgere dalla sofferenza dei partecipanti al gruppo o di chi si relaziona in uno specifico caso .

Credo fermamente che tutti i percorsi di consapevolezza siano autonomi e liberi e che quindi attivino risorse personali con ricadute positive elevatissime sul piano sociale e culturale, aspetto questo che tutti coloro che seriamente operano nella relazione d’aiuto non dovrebbero mai dimenticare.

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Ecco uno stralcio dal mio libro “Istruzioni per l’uso anti-crisi e mutuo aiuto”,  pag. 21  :

LAVORO-POESIA-VITA

 In questi anni ho cercato di dare concretezza ad una prima realtà di progetto che prevede la costituzione di spazi di confronto e dialogo per sostenere e supportare psicologicamente le persone disoccupate, inoccupate o in cassa integrazione .

Il mio approccio su queste tematiche è del tutto originale in quanto coniuga aspetti più di tipo formativo , percorsi che nascono dall’esigenza di estendere la conoscenza di queste realtà, affinché si possa approfondire che cos’è un gruppo di auto-mutuo-aiuto e del perché di questi gruppi con problematiche diverse, delle modalità di conduzione di un gruppo così composto, con aspetti più di tipo “narrativo ed espressivo” e attività che tentano di attivare quelle risorse , spesso sconosciute, che aiutano le persone a “raccontarsi” nei vari modi a loro più consoni o attraverso la scrittura o attraverso la drammatizzazione del  particolare momento esistenziale che stanno vivendo .

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Stefania Cavallo

21 novembre 2014