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Archivio per maggio, 2018

TEMPO E LAVORO INVISIBILE

close-up-van-werkruimte-met-moderne-creatieve-laptop-kopje-koffie-en-potloden-horizontaal-met-kopieerruimte_1220-1857TEMPO E LAVORO INVISIBILE

 

“uno dice c’è tempo, per quello c’è tempo poi un giorno all’improvviso capisci che il tempo non ti basterà e allora la vita intera si sposta nei binari vuoti: il suo vero senso.

Il tempo che hai speso a ricordare, immaginare, a tenere con te ostinatamente tutto quello che non c’ è”. Concita De Gregorio

 

C’è tutto un lavoro spesso invisibile e non contabilizzabile in chi si occupa di cultura e di sociale , soprattutto per chi come me è una precaria che lavora da tempo e soprattutto nel privato, senza nessuna certezza .

Le mie giornate iniziano molto presto, anche all’alba per trovare il tempo di organizzare quella che sarà la lunga giornata da affrontare, questa è un’abitudine che ho da sempre, ereditata dalla mia famiglia , da mia madre con la quale mi incontravo in cucina da giovane studentessa e per l’immancabile rito del caffè da bere insieme sempre, poi via, ognuno conosceva il proprio “dovere”, fil rouge della nostra e della mia vita.

Quando va bene, capitano anni in cui ricevi più proposte di lavoro, anche se hai seminato già da tempo e magari ne raccogli i frutti solo dopo qualche anno .

Anni in cui corri dalla mattina alla sera per riuscire a portare a casa un mezzo stipendio che sommato al mezzo stipendio (quando c’è) di quello del marito, ti fa sentire già a posto con te stessa , già meglio.

Ci sono periodi in cui si svolgono solo poche ore qui e là e , senza lamentarsi come un vero monaco zen, si va avanti lo stesso, per “resistenza” e pensi che allora sia il momento giusto per leggere, studiare, frequentare seminari, corsi per approfondire, per portarsi avanti nel tuo lavoro, perché oggi l’autoformazione deve essere un continuum un po’ in tutte le professioni , in un mondo che va avanti alla velocità della luce in tutti gli ambiti.

Questo è il momento più creativo in cui ci si trova da soli con se stessi , con la mente trafficata da molti pensieri e da consuntivi a volte dolorosi.

E poi , ad integrazione, c’è anche tutto quello che riguarda la gestione familiare , con la collaborazione del marito e un figlio adolescente a cui chiedere più collaborazione senza grande successo , dato il noto periodo oppositivo con i genitori.

C’è sempre la passione dello scrivere, come lavoro interiore e di elaborazione dell’esistente a partire da se stessi, che mi fa rubare altre ore, nei momenti più disparati della giornata.

C’è in questo momento anche l’impegno civico e politico che mi fa rubare altro tempo alla mia famiglia e ai miei affetti più cari, che in realtà condividono e apprezzano tutto questo.

C’è veramente molto altro nella giornata di chi come me sembra che abbia tanto tempo libero e magari a volte capita , e non è propriamente una scelta in quanto è il modo di affrontare il lavoro che è cambiato , almeno per quanto mi riguarda, non essendo più da tempo una dipendente , né una lavoratrice che ha un contratto a tempo indeterminato.

Poter disporre di tempo è un privilegio, dopo aver lavorato per anni seguendo superiori obiettivi aziendali  a volte  incomprensibili e non sempre condivisi.

Il concetto del tempo per chi è precario , come per chi è senza lavoro, mi segue, mi accompagna e mi interroga quotidianamente. Ne ho già scritto e qui di seguito vi ripropongo uno stralcio di un capitolo del mio libro LAVORATORI ACROBATI :

“Chi è senza lavoro intanto ha un vantaggio, ad esempio, quello di poter disporre di più tempo, vi sembra poco?

Vi ricordate quando non avevate tempo, magari eravate gli eterni “assenti” perché dovevate lavorare sino a tardi, oppure avevate la riunione, o da prendere i figli in palestra, ecc. come dice Concita De Gregorio nel suo recente e bel libro “Così è la vita. Imparare a dirsi addio”:

 “Hai presente come passano gli anni , quella illusione di senso che danno l’ordine e il dovere, una serie ininterrotta di urgenze, tu sui binari segnati e quegli altri binari che stanno di lato vuoti che uno dice c’è tempo, per quello c’è tempo poi un giorno all’improvviso capisci che il tempo non ti basterà e allora la vita intera si sposta nei binari vuoti: il suo vero senso. Il tempo che hai speso a ricordare, immaginare, a tenere con te ostinatamente tutto quello che non c’ è”.

Il tema del tempo e della sua assenza è sempre molto interessante da affrontare, da qualsiasi parte si incominci e ci interroga in diversi momenti della nostra esistenza e sicuramente richiederebbe una nostra maggiore attenzione e cura!”.

 

Stefania Cavallo

31 maggio 2018

 

 

 

 

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PENSIERO TIBETANO DEL MESE SU MANDALA E TRANSITORIETA’

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PENSIERO TIBETANO DEL MESE

SU MANDALA E TRANSITORIETA’

 

Una volta che un mandala è completato, i monaci tibetani devono poi cancellarlo, seguendo un processo nel quale le parti del dipinto di sabbia sono spazzate via in uno specifico ordine. Una volta che la sabbia è stata spazzolata via, viene poi mescolata con acqua, e spesso dispersa in mare, a simboleggiare pienamente la transitorietà della vita. Bisognerebbe essere un po’ tutti buddisti di questi giorni , come quei monaci buddisti che disegnano i loro mandala per giorni e settimane e poi li cancellano . Questa metafora mi porta alla mente le tante volte che questo mi è successo eppure sono ancora qui e ne ho colto sempre la parte positiva e di insegnamento.

29 maggio 2018

Stefania  Cavallo

 

Dopo il 27 maggio e la lettera del Professor Savona

GRAZIE CARO PROFESSOR SAVONA PER AVERLA CONOSCIUTA , AL DI LA’ DI QUESTE SFORTUNATE PROVE TECNICHE DI GOVERNO DEL CAMBIAMENTO . MAGARI CI SI RIVEDE, CHISSA’ !

INTANTO VOGLIA  ACCETTARE  LE MIE SCUSE  , DA CITTADINA ITALIANA, PER TUTTO QUELLO CHE HA DOVUTO SUBIRE IN TERMINI DI SGRADEVOLE ESPOSIZIONE DA PARTE DELLA  COMUNICAZIONE MEDIATICA. LEI E’ UOMO DI MONDO E AVRA’ SAPUTO VOLTARE PAGINA,   LE SUE PAROLE  AVRANNO FATTO IL GIRO DEL MONDO E LEI RESTA  E RESTERA’ PER SEMPRE NEL MIO CUORE E NEL CUORE DI MOLTI ITALIANI .

Stefania

 

Dal 27 maggio , per me non è più come prima!

 

#ILMIOVOTACONTA

Scusatemi , ma oggi non sono “politically correct” come sono di consueto e non riesco nemmeno a dare la mia solidarietà umana al nostro Presidente Mattarella, semmai mi sento di darla a tutti gli Italiani che aspettano da mesi , da quel “nostro” voto del 4 marzo, di poter riconoscere un governo reale di cambiamento , la Terza Repubblica che tanto hanno desiderato e desiderano ancora , oggi più di ieri . Mi scuso con tutti i miei amici e le mie amiche per quello che provo oggi , ma chi mi conosce, mi segue e mi stima , ne comprenderà anche le ragioni profonde, altruistiche mai personalistiche , che poi mi sembra siano veramente condivisibili .

Credo nelle Istituzioni, credo nella Democrazia, credo nel nostro paese, in un’Italia cresciuta e matura per tornare al voto e dire finalmente la sua, la “nostra”. Il nostro Presidente mi ha profondamente delusa e amareggiata e non sarà facile , per me, guardarlo in maniera serena “come se” non fosse successo nulla col suo veto e non solo per il veto in sé, ma per il tempo perso a illudermi e a illudere molti Italiani che credono ad un cambiamento, che credono ad un programma che non lascia indietro nessuno, che vuole finalmente combattere la corruzione, che mette al primo posto i beni pubblici, che mette al primo posto “le persone” , ripensando la sanità, ripensando la buona scuola e molto altro.

Non sarà più come prima nemmeno per me, ma non rinuncio alla libertà del mio voto e non vorrò dare la soddisfazione a qualcuno di perdere la fiducia nelle istituzioni e nel mio bel paese.

Amo il mio paese e sono riconoscente infinitamente a chi mi ha trasmesso i valori di libertà, di democrazia , di espressione, di tolleranza e di pace . Riparto da qui, oggi.

LA LETTERA DEL PROFESSOR PAOLO SAVONA

paolo savona

Qui di seguito , ricordo la lettera del Prof. Paolo Savona, candidatura al Ministero dell’Economia , su cui il Presidente Mattarella ha posto il suo veto lo scorso 27 maggio . Una bellissima lettera di risposta al nostro Presidente:

“Ho subito un grave torto dalla massima istituzione del Paese sulla base di un paradossale processo alle intenzioni di voler uscire dall’euro e non a quelle che professo e che ho ripetuto nel mio Comunicato, criticato dalla maggior parte dei media senza neanche illustrarne i contenuti. Insieme alla solidarietà espressa da chi mi conosce e non distorce il mio pensiero, una particolare consolazione mi è venuta da Jean Paul Fitoussi sul Mattino di Napoli e da Wolfgang Münchau sul Financial Times. Il primo, con cui ho da decenni civili discussioni sul tema, afferma correttamente che non avrei mai messo in discussione l’euro, ma avrei chiesto all’Unione Europea di dare risposte alle esigenze di cambiamento che provengono dall’interno di tutti i paesi-membri; aggiungo che ciò si sarebbe dovuto svolgere secondo la strategia di negoziazione suggerita dalla teoria dei giochi che raccomanda di non rivelare i limiti dell’azione,perché altrimenti si è già sconfitti, un concetto da me ripetutamente espresso pubblicamente. Nell’epoca dei like o don’t like anche la Presidenza della Repubblica segue questa moda.

Più incisivo e vicino al mio pensiero è il commento di Münchau. Nel suo commento egli analizza come deve essere l’euro per non subire la dominanza mondiale del dollaro e della geopolitica degli Stati Uniti, affermando che la moneta europea è stata mal costruita per colpa della miopia dei tedeschi. La Germania impedisce che l’euro divenga come il dollaro “una parte essenziale della politica estera”. Purtroppo, egli aggiunge, il dollaro ha perso questa caratteristica, l’euro non è in condizione di rimpiazzarlo o, quanto meno, svolgere un ruolo parallelo, e di conseguenza siamo nel caos delle relazioni economiche internazionali; queste volgono verso il protezionismo nazionalistico, non certo foriero di stabilità politica, sociale ed economica. È il tema che con Paolo Panerai ho toccato nel pamphlet recentemente pubblicato su Carli e il Trattato di Maastricht, dove emerge la lucida grandezza di Paolo Baffi. L’Italia registra fenomeni di povertà, minore reddito e maggiore disuguaglianze. Il 28 e 29 giugno si terrà un incontro importante tra Capi di Stato a Bruxelles: chi rappresenterà le istanze del popolo italiano? Non potrà andarci Mattarella, né può farlo Cottarelli. Se non avesse avuto veti inaccettabili, perché infondati, il Governo Conte avrebbe potuto contare sul sostegno di Macron, così incanalando le reazioni scomposte che provengono dall’interno di tutti indistintamente i paesi-membri europei verso decisioni che aiutino l’Italia a uscire dalla china verso cui è stata spinta. Münchau giustamente afferma che “teme non vi sia un sostegno politico nel Nord Europa” e quindi non ci resta che patire gli effetti del protezionismo e dell’instabilità sociale. Si tratta di decidere se gli europeisti sono quelli che stanno creando le condizioni per la fine dell’UE o chi, come me, ne chiede la riforma per salvare gli obiettivi che si era prefissi.”

Paolo Savona

Fonte: https://scenarieconomici.it/la-risposta-del-prof-paolo-savona/

Stefania Cavallo

29 maggio 2018

Art. 90 della Costituzione, l’atto d’accusa al Presidente di “attentato alla costituzione” può risarcire gli Italiani delusi?

Art. 90 della Costituzione, l’atto d’accusa al Presidente di “attentato alla costituzione” può risarcire gli Italiani delusi?

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Non c’è dubbio che la gestione della crisi , da parte del nostro Presidente, abbia seguito un iter complicato, precipitando nella situazione drammatica che tutti conosciamo e non certo risolutiva .

Penso che in questo momento ci stiano tutti i sentimenti di delusione, di frustrazione , di rivendicazione e soprattutto penso ai tanti milioni di Italiani che non vedranno, al momento e col loro voto del 4 marzo scorso, messi in atto quei progetti “salva-vita” , si proprio “salva-vita” di chi aspetta di potersi riprendere la propria dignità per un lavoro, per una pensione degna, per politiche sociali adeguate e molto altro .

Ora penso che per decidere l’art. 90 bisognerebbe chiedere ai sostenitori del Movimento e a tutto il popolo pentastellato se si è tutti d’accordo su questa linea , oppure si pensa che dato il procedimento molto complesso e difficile da sostenere ( in quanto bisogna dimostrare con fatti concreti che ci siano stati “atti ripetuti e continuativi” che rientrino nella fattispecie dell’ “attentato” alla Costituzione da parte del nostro Presidente, proposto dall’art. 90), forse la priorità sia tornare al voto il più presto possibile e dimostrare così che questa brutta vicenda italiana , prima ancora che politica, fotografi una triste scivolata istituzionale per la nostra democrazia.

Ritengo sia importante uscire dallo stato di “rivendicazione” e rilanciare la posizione che ci porti al voto e alla vittoria .

Il prossimo voto sarà un Referendum, a tutti gli effetti, di scelta di un’Italia spaccata in due, da un lato l’Italia di chi ancora soffre molto e chiede misure di dignità (economia e paese reale) e dall’altro lato l’Italia irriducibile dei privilegi (finanza e poteri forti).

A questo punto direi che lo scenario chiaro e nitido che avremo di fronte è quello di un’Italia spaccata più tra “ricchi” e “poveri” che tra centro-destra e centro-sinistra, o tra populismi ed establishment/istituzioni.

Il tempo e le azioni politiche prossime, a favore dell’economia reale, ci daranno ragione di tutto questo, nel rispetto della Costituzione e delle Istituzioni democratiche.

Stefania Cavallo

un’attivista – Attivisti MoVimento 5 Stelle Basiano ★★★★★

 

 

 

 

LAVORO , MUTUO AIUTO E REDDITO DI CITTADINANZA

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LAVORO

E’ vero oggi il lavoro è cambiato, lo abbiamo capito e molti lo hanno capito soprattutto sulla propria pelle.

La concezione del lavoro oggi, quando va bene, orienta a doversi rilanciare anche in ambiti diversi dal proprio, in ambiti nuovi e con riscontri economici anch’essi diversi, spesso più bassi sul piano remunerativo.

Così, quando va bene, si fanno magari più lavori per riuscire a raggiungere un reddito dignitoso che permetta di vivere per mantenersi e mantenere la propria famiglia, per riuscire ad arrivare a fine mese.

Si è aperta una nuova era per il LAVORO che però non è per tutti scontata, non è scontato stare al passo con questa nuova concezione , soprattutto per chi come padre di famiglia oggi perde il lavoro, dopo anni, e non potrà  andare in pensione perché non ancora anziano per la pensione , né più tanto giovane per questo mercato del lavoro, come la storia di tanti Fernando, Marco, Sergio e molti altri, over 60,  che hanno lavorato magari per più di 30 anni , con una anzianità di contributi pensionistici che non gli permettono di andare in pensione, non gli permettono di avere alcun sussidio e nessun lavoro, se non andare a fare lavori a 200 euro mese che umiliano ancora di più e così tante altre storie; oppure chi come tante Anna, Carla , Rita che hanno lavorato precariamente a cifre inique, hanno perso il lavoro da un po’senza molte possibilità e allora diventa difficile spiegare come ci si senta, quasi 50enni, a dover chiedere per comprare un paio di scarpe.

Non è veramente facile per chi si trova in questa situazione e non solo per i giovani.

Si fa presto a liquidare la questione con frasi e pensieri “facili” o ricette auto-motivazionali all’americana del tipo “se tu vuoi, tu puoi!”, credo che sia giunto il tempo di essere realistici e meno diplomatici perché “perdere il lavoro”, un lavoro a cui ci si è dedicati profondamente per anni, significa “elaborare un lutto” e con questo lutto si devono fare i conti, che piaccia o no.

Mi sono occupata molto e per anni di chi ha perso il lavoro e ne ho scritto molto : “Il LAVORO una dimensione ed una necessità antropologica che nasce già da quando si è bambini, secondo la Montessori che aveva colto nei più piccoli questo continuo slancio al fare , alla laboriosità ludica .

Una parola che oggi fa discutere e riflettere perché invisibile e spesso negata, perché siamo in una stagione della nostra vita in cui si dice che la nostra è una società “del lavoro che non c’è” .

In questi anni la RICERCA del lavoro è fatta in modo spasmodico e spesso senza un esito , togliendo ai RICERCATORI   LAVORATORI   quel sentimento di speranza che come dice lo psichiatra Vittorino Andreoli cambia il nostro comportamento nel momento in cui la evochiamo e la attiviamo mentalmente.”

E ancora :” Quando non si ha più il LAVORO , a qualsiasi età e ancora in fase come si dice produttiva quindi anche over 50 , ciò che viene intaccato, minato è soprattutto il valore della propria identità come PERSONA , si diventa quasi invisibili , si fa in modo di essere invisibili perché ci si vive come delle “vite a perdere”, con una dimensione di socialità inesistente in cui non vale più nulla, né le proprie esperienze accumulate negli anni e con gli studi , né il proprio bagaglio professionale .

Ecco allora che di fronte allo scenario attuale della crisi nel  mondo del lavoro si può reagire attraverso una rete di protezione perché dietro   i dati Istat   della disoccupazione , dietro a questi drammatici numeri , ci sono soprattutto i drammi e le sofferenze di persone e famiglie quelle rappresentative delle “nuove povertà” .   E’   importante capire ed indagare meglio il sentimento di “ insicurezza” che pervade la nostra società , accompagna l’attuale disoccupazione e questa crisi economica “.

Ho creato, anni fa , il mio blog LAVORATORI ACROBATI per raccontare anche questo tipo di storie e partii proprio dai licenziati dei wagon-lits e mi fa piacere ricordare quei momenti che raccontai nel mio libro “Lavoratori acrobati. Pensieri, immagini e racconti di crisi”, li chiamai “I lavoratori senza treno e senza lavoro”. Era il 2011!

Questa era la mia definizione di “Acrobati del lavoro” : “ uomini e donne , giovani e meno giovani tutti Lavoratori Acrobati che per riuscire a sopravvivere si sono dotati anche loro di grandi capacità acrobatiche , come quegli atleti che sfidano tanti rischi per non cadere e che spesso sono sprovvisti di reti di sostegno e di salvataggio”.

 

AUTO MUTUO AIUO

ATTIVAZIONE: DARSI DA FARE PER SE STESSI

CONDIVISIONE: METTERE IN COMUNE CON ALTRI

RECIPROCITA’: ASCOLTARE GLI ALTRI E METTERSI IN GIOCO

Così ho affrontato il tema del “Auto Mutuo Aiuto” per chi ha perso il lavoro o è precario, con la mia proposta di “esperienze di mutuo soccorso” che si realizzano grazie al singolo contributo o attraverso gruppi di persone e possono fare il salto verso le Istituzioni e diventare più operative , acquistare così   un’efficacia maggiore e capillare , iniziando a pensare che dei “percorsi culturali umanistici” sono possibili in questo ambito e che bisogna investire nella possibilità di un cambiamento culturale della società, con uno sguardo al concetto di servizi sociali e di aiuto alle persone che superi il tradizionale assistenzialismo per orientarsi   invece verso un concetto di “cooperazione” tra chi aiuta e chi è aiutato , in maniera di gestire insieme un rapporto di fiducia reciproco e di ricostruzione sociale.

 Da qui , oggi, il mio ragionare sulle “reti di sostegno” necessarie .

 Quindi, di fronte alla crescente disoccupazione, una possibile risposta sono i gruppi di Auto Mutuo Aiuto (AMA) già attivi in numerose realtà e città .

Di cosa si tratta?

E’ un piccolo gruppo di persone (5-8) che hanno un bisogno comune (IL LAVORO) e che

vogliono uscire dall’isolamento spesso indotto dalla situazione di disoccupazione o

precarietà lavorativa; i membri del Gruppo si riuniscono su base volontaria, per darsi

reciproco aiuto e mutua assistenza.

Il gruppo AMA opera attraverso lo scambio delle proprie esperienze di vita, lo scambio di informazioni e soluzioni, la condivisione di sofferenze e conquiste. L’obiettivo del gruppo, condotto da “facilitatori” è insomma quello di aiutare le persone a diventare più consapevoli di sé stessi e riscoprirsi come una risorsa, per sé e per l’intera collettività: ci si aiuta, con il confronto, a scoprire opportunità, competenze nascoste e non utilizzate.

Il gruppo AMA non è un modo per trovare direttamente lavoro, è più un’occasione per

cercare di «ritrovare sé stessi», attraverso il confronto con il gruppo e non è un modo per

acquisire direttamente competenze specifiche, per questo possono essere  proposti altri percorsi.

La finalità di questi progetti è quella di agevolare, attraverso un percorso basato sulla parola e sulla condivisione, la ricerca delle proprie risorse e motivazioni, verso nuove idee e strade possibili. Il tema dell’ascolto viene sviluppato su due piani diversi, complementari, paralleli: inizialmente può essere tema fondante di un percorso di formazione per facilitatori di un gruppo di auto mutuo aiuto in ambito lavoro/crisi e poi diventa fulcro del lavoro di un gruppo di auto mutuo aiuto per precari e disoccupati, aperto a persone che vivono un difficile momento lavorativo perché non hanno un impiego, lo cercano, lo hanno perso, o lo hanno ma è precario. La meta finale di questi progetti è quella di formare le risorse necessarie all’attivazione sul territorio di gruppi di auto mutuo aiuto per persone con lavoro precario o senza lavoro.

Il processo di “riappropriazione della propria vita”, in qualche modo, a seguito della perdita del lavoro non è certo un percorso facile e senza ostacoli in quanto può attivare riflessioni anche dolorose ma necessarie per potersi “aprire” al mutuo-aiuto e condividere nuove progettualità e possibili soluzioni.

REDDITO DI CITTADINANZA

Vorrei ricordare “Io, Daniel Blake” (2016) , una delle belle pellicole del regista Ken Loach, e già Palma d’Oro come migliore film a Cannes, ed è il racconto delle traversie di un carpentiere di Newcastle di 59 anni, gravemente malato di cuore, costretto a chiedere un sussidio statale ma è anche una storia di amicizia e di solidarietà umana; Ken Loach, un regista sensibile e da sempre impegnato nel rappresentare i drammi contemporanei di una società in cui la forbice tra chi è più povero e chi è più ricco è in continuo ed inesorabile aumento.

REDDITO DI CITTADINANZA, un termine che forse si è un po’ svuotato del suo significato a forza di parlarne e forse si potrebbe discutere anche di questa definizione linguistica. Penso che troppe persone siano in enormi difficoltà economiche per diversi motivi, primo tra tutti il “non lavoro” e il diffuso “precariato” senza reti di sostegno adeguate perché non ci sono gli strumenti o quelli esistenti sono insufficienti .

L’istituire un sostegno mensile per un periodo stabilito che consenta di far traghettare e superare il momento del bisogno e di crisi coniugandolo magari a momenti di confronto e di approfondimento per ciascuna singola situazione, potrebbe e dovrebbe essere il senso del sentirsi parte di una “comunità”, o meglio per concepire soprattutto “una nuova visione del lavoro” in cui però appunto se si resta a casa si è aiutati e seguiti . Non solo slogan e parole sulla pelle di chi veramente ha difficoltà ad arrivare alla terza settimana in famiglia con figli , perché c’è molto da dire e da fare senza tanti pregiudizi e alibi , a mio modesto avviso . I dati recenti Istat ci ricordano drammaticamente che moltissime persone hanno smesso di curarsi e si intende rinunciare a curare la propria “salute fisica” , non fare quegli esami, quegli screening necessari per scoprire e individuare lo stato della propria malattia , non poter acquistare le medicine salva-vita, non potersi permettere le cure dentistiche ecc. ; altro discorso è quello della “cura dell’anima” di uguale e fondamentale importanza, ma che spesso possono permettersi in pochi per i costi alti .

Le risorse economiche per il reddito di cittadinanza si trovano con l’impegno di chi governa di andare a individuarle e recuperarle dalle innumerevoli sacche di sprechi e con i politici che cominciano per primi a dare l’esempio tagliandosi lo stipendio , perché concordo con chi sostiene che se un politico prende uno stipendio molto alto sui 20 mila euro al mese ( al di là del suo impegno e delle sue competenze reali) è realisticamente improbabile che possa sentirsi vicino al più povero della società a meno che non sia un benefattore illuminato che, senza che si sappia, dona a chi ha bisogno senza dichiararlo e non ce lo ha detto !

Credo fermamente che tutti si debba rinunciare a qualcosa per chi è più in difficoltà, per intraprendere questo percorso di cambiamento di responsabilizzazione e sensibilizzazione sociale, solo così si possono realizzare progetti che rilancino la nostra economia , le politiche del lavoro e per il sociale a tutto tondo, e RIPARTIRE !

 

DALL’ASSISTENZIALISMO AL MUTUO-AIUTO

PER UNA NUOVA CONCEZIONE DEI SERVIZI SOCIALI

In una relazione, ciò che si lascia all’altro è qualcosa di intangibile.

Alla luce di alcune riflessioni che da qualche tempo sto facendo e di cui ho scritto, credo che persone che vivano un forte disagio economico abbiano come priorità quella di soddisfare innanzitutto i propri “bisogni primari”, di mera sopravvivenza materiale e psicologica.

Uno “scambio” tra “chi aiuta e chi è aiutato”, non può essere solo di tipo “contabile” per un’amministrazione, (anche se necessariamente lo è, se si pensa agli importanti contributi erogati per le famiglie bisognose e indigenti, ecc.), ma può diventare “altro” e molto di più e cioè un rapporto di solidarietà tra pubblica amministrazione e cittadini in difficoltà, un rapporto che può arricchirsi in maniera biunivoca attraverso uno scambio di risorse umane incredibili.

Il tema a mio avviso, per le amministrazioni pubbliche, che può cambiare l’atteggiamento basato sul mero “assistenzialismo” (che però in alcuni momenti può dare molto “ossigeno” a chi è in seria difficoltà) potrà essere quello di ri-orientare il proprio sguardo oltre i bisogni primari di queste persone, accompagnandole con percorsi alternativi di tipo culturale per soddisfare gli altri bisogni, quelli più di tipo sociale, per la collettività e per loro stessi. Allora coinvolgere o proporre di partecipare ad esperienze di volontariato o simili può avere un senso, anche se non si può “obbligare” a tutto ciò, perché sono percorsi appunto volontari e culturali di consapevolezza.

I percorsi di consapevolezza sono autonomi, liberi e attivano risorse personali con ricadute positive elevatissime sul piano sociale e culturale.

Da un punto di vista sociologico questa è una prospettiva che attribuisce alle persone e ai membri delle famiglie un ruolo attivo verso la risoluzione dei loro bisogni scardinando una concezione che vedeva una presa in carico fondata prevalentemente sull’aiuto piuttosto che sull’attivazione delle risorse.

In definitiva in questa logica nell’attribuire un ruolo attivo all’attore sociale si approda ad una sostanziale pariteticità tra utente/cliente e operatore. In questo contesto si attua e si sviluppa il lavoro del gruppo di Auto-Mutuo-Aiuto e del facilitatore della comunicazione al suo interno .

Servizi intesi come occasioni per superare le dimensioni di isolamento in cui si trovano molte famiglie, per costruire occasioni di incontro, di dialogo, di scambio e di esperienze.

 

 AGENZIE DEL LAVORO , CENTRI PER L’IMPIEGO , GLI EX-UFFICI DI COLLOCAMENTO

Col nuovo provvedimento del REDDITO DI CITTADINANZA, da parte del Movimento 5 Stelle , si prevede:

“La pianificazione di un potenziamento generale di tutti i centri per l’impiego sul territorio nazionale è finalizzata a: incrementare la presenza, efficienza e qualità dei servizi per l’impiego; identificare e definire idonei standard di prestazione dei servizi da erogare; adeguare i livelli formativi del personale operante”.

A gennaio 2016 lo slogan che andava per la maggiore era Disoccupati  più attivi ……..lo dice  la nuova riforma del lavoro !” e mi ricordo di aver provato a ripercorrere quello che poteva accadere a chi si accingeva a registrare da solo , in totale autonomia, ad esempio “il proprio stato di disoccupazione”, con le indicazioni  che fornivano gli addetti dell’agenzia e per la Regione Lombardia sul portale “GEFO”.

Oppure  altra opzione  possibile è quella di andare direttamente negli uffici INPS , dove spesso  dicono di fare  tutto via on line ,  o  altra opzione  , più percorribile  e meno ansiogena  è quella  di  rivolgersi telefonicamente  al Call Center dell’INPS  , al numero verde  803164 , cosa che comunque richiede molta pazienza  e bisogna organizzarsi  bene  per  dare tutta una serie di dati e di  informazioni  che normalmente erano prodotte , sino al 31 dicembre 2017, attraverso   documenti cartacei   e il tutto può richiedere  anche più di un’ora prima di completare l’intera operazione  , perché possono intervenire problemi tecnici di sistema o  può cadere la linea , oppure l’operatore , pur molto efficiente  e bravo,  non riesce a completare il tutto e bisogna ritelefonare dopo un paio di ore per completare l’attività e ottenere il mitico numero di protocollo.

Infine, ci si può  rivolgere  direttamente ad un CAF , dove quando va bene , e a seconda del CAF,  bisogna  tornare  (facendo una lunga coda , all’alba e fuor di metafora)  due o tre volte per poter ricevere un “ numerino “ che  consenta di poter essere accolti  e ricevere la consulenza del caso.

 In sintesi e ricapitolando : dopo  due /tre volte in giro tra i vari enti , oppure  un personale lavoro on line  al portale della regione  con un tempo stimato  variabile a seconda della propria dimestichezza  telematica   , oppure  una telefonata   che tra tutto può impegnare anche più di un’ora , se non tutta una buona parte della metà giornata  ………ce la si può fare!

Postilla personale: rispetto ai percorsi formativi , quelli già proposti nella precedente riforma del lavoro, li trovo inefficaci in quanto la maggior parte di chi perde il lavoro, over 40 e 50 in genere, è già super-formato, super qualificato e forse potrebbe formare a sua volta. Molto è da ripensare anche in questo ambito della formazione .

La proposta del REDDITO DI CITTADINANZA sottolinea:

“Al fine di consentire il reinserimento del cittadino nel mondo del lavoro, l’erogazione del reddito di cittadinanza presuppone un impegno attivo del beneficiario che dovrà aderire alle offerte di lavoro provenienti dai centri dell’impiego (massimo tre proposte nell’arco temporale di due anni), con decadenza dal beneficio in caso di rifiuto allo svolgimento dell’attività lavorativa richiesta.

La misura si basa su due direttrici guida che sono da un lato la tipologia di professionalità del lavoratore in questione e dall’altro la sinergia con la strategia di sviluppo economico mirato all’obiettivo della piena occupazione, innescata dalle politiche industriali volte a riconvertire i settori produttivi, così da sviluppare la necessaria innovazione per raggiungere uno sviluppo di qualità.”

C’è veramente molto lavoro da fare, ma credo sia urgente e necessario.

Bisogna ripartire dalla dignità delle persone. “mettere al centro la valorizzazione della persona”, precaria o senza lavoro, ai tempi del “lavoro che non c’è”.

Certo sarà importante anche il lavoro di molte realtà e associazioni che mettono al centro il “valore del lavoro”.

Stefania Cavallo

25 maggio 2018

 

 

 

 

 

 

 

23 maggio 2018, una data memorabile , da non dimenticare!

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E’ importante l’ordine delle nostre priorità e il posto che occupiamo in una storia molto più vasta di quella che sino ad oggi abbiamo pensato:
“Troppi eroi purtroppo ancora non sanno di esserlo, ma chi trova se stesso, poi, compie miracoli”
(Il tempo dei nuovi eroi, Oscar Di Montigny)

 

23 maggio 2018, una data memorabile , da non dimenticare!

 Questa mattina mi sono svegliata all’alba e ho subito pensato “che bello che iniziamo questa nuova esperienza di un governo del cambiamento”, forse anche per questo pensiero così “eccitante” che non riuscivo più a dormire. Si parla del “governo dei cittadini” e in effetti l’impegno di tanti milioni di cittadini è riuscito finalmente a far sentire la propria voce, dopo troppo tempo di “non ascolto” da parte della politica dei governi precedenti .

E’ la prima volta che ogni cittadino italiano si trova inserito in un programma di governo , un piano ideale di progetti e di nuovi orientamenti realizzativi mai pensato e proposto prima dalle forze politiche che si sono cimentate nei precedenti governi. E’ la Terza Repubblica!

Mesi fa avevo scritto di Luigi Di Maio così: Un giovane “eroe” in questi giorni ci ha parlato  della sua generazione e nelle sue parole gentili e pacate vi è il  rapporto della mia generazione con  la sua e sulla cronica incapacità di leggerla e decodificarla. Mi sembra che questo giovane sia riuscito nel suo intento di far convergere molte perplessità iniziali e le abbia trasformate in un largo ed elevato consenso nazionale.

Di Maio, mesi fa,  ha pronunciato parole incredibili  :

“Noi viviamo in quest’epoca di precarietà estrema. Ci siamo adattati, sappiamo cavalcare questa tigre e vogliamo farlo con due obiettivi fondamentali: la massima qualità della vita e il massimo senso della comunità. Vogliamo un lavoro, vogliamo una famiglia, vogliamo una casa. Ma con il Sistema che c’è adesso non lo avremo mai. Bisogna cambiare e adattare al mondo che è cambiato. Noi sappiamo come farlo. La nostra parola d’ordine è una: solidarietà.”

Giovani, over 40 e 50, anziani, persone con diverse abilità , tante e troppe le sofferenze registrare in questi ultimi anni , anche la sottoscritta fa parte di questa Italia molto sofferente , che fatica a condurre un’esistenza dignitosa per le continue e aumentate incertezze, precarietà nei vari ambiti , principalmente quella del lavoro, così come delle relazioni interpersonali e sociali sempre più soggette a fragilità ai tempi della crisi.

Scrivevo già qualche anno fa : “Questa incertezza   contagiosa che sperimentiamo quotidianamente , in questo tempo di crisi ,  si collega  alle tante paure  che  proviamo e che  purtroppo   sono in continuo aumento.”

Allora , oggi è una data memorabile , che non si può dimenticare , con cittadini che cominciano a “sperare” che un cambiamento sia veramente possibile , un momento storico in cui si incomincia , dopo tanto buio, a vedere la luce , un tempo nuovo in cui mi auguro che non ci si debba più “vergognare” di essere Italiani.

Concludo con le parole di Luigi Di Maio da lui pronunciate il 2 marzo scorso :

“Non vi possiamo promettere che andrà sempre tutto bene, anzi ve lo assicuriamo che non sarà così. Il nostro sforzo sarà per ottenere il massimo possibile, per consentire a tutti di avere il massimo di quello che questo Paese offre a ognuno. Ci saranno dei momenti belli e dei momenti difficili. Ma vi prometto che nessuno sarà mai lasciato solo dallo Stato. La connessione fa la forza è il nostro motto. L’intelligenza collettiva è il nostro conforto. La partecipazione è il nostro stimolo. Noi siamo quelli che nonostante tutto ce la stanno facendo. E, nonostante tutto, questa volta possiamo farcela davvero. Se tutti partecipiamo e scegliamo, allora davvero cambiamo l’Italia. Grazie a tutti! “

 

Stefania Cavallo

24 maggio 2018

 

 

 

NO BIOGAS MASATE e la mia adesione al Comitato: pensieri, parole e immagini, 12 maggio 2018

no biogas masate

no biogas 1

Riflessioni per il NO BIOGAS MASATE e la mia adesione al Comitato

 

Nel suo nuovo libro “Noi No!” Gianluigi Paragone indaga le nuove espressioni di ribellione che in questi anni recenti hanno preso forma in Italia attraverso il fiorire dei numerosi comitati civici e lo fa dando valore a queste diverse rappresentazioni della ribellione. Cittadini che si sono alzati per difendere ed esigere diritti molto semplici: la casa, la salute spesso legata alla difesa dell’ambiente, il lavoro, la tutela dei risparmi di una vita e la sicurezza.

Dice Paragone, nella sua presentazione di copertina: ”Molto spesso sono preparati, informati, aperti al cambiamento ma non a qualunque costo. Altro che antipolitica: le loro istanze rappresentano la sostanza stessa della politica. Il fatto è che la politica con cui si trovano a fare i conti è debole, debolissima anche di pensiero, così generalmente sorda, così burocratica e poco partecipata che le tesi dei Sì, anche quando sono solide, faticano a ottenere condivisione e creano in ogni caso sospetti. (….) A volte il popolo del NO ha avuto il torto di avere ragione troppo presto. Per questo non ha più intenzione di aspettare che sia il tempo a fare giustizia. Vuole contare adesso”.

 

no biogas cosimo e federica

Il Comitato del No Biogas Masate non è la rappresentanza di una massa indistinta di trogloditi selvaggi, opportunisti e antiscientifici che si contrappone agli illuminati del SI , ma ciò che rivendica è contare come VOCE di tanti cittadini da ascoltare prima di prendere decisioni che possano avere importanti e vitali impatti sulla salute e sul benessere della collettività intera. E tutto questo purtroppo non è stato fatto prima che si alzasse la VOCE del Comitato del No ………da quando si è alzato il Comitato del NO Biogas Masate ognuno di noi ha capito quanto fosse rischiosa la scelta di due impianti di BIOGAS che di BIO sembra abbiano ben poco ma invece si parla molto di implicazioni di BUSINESS e lo dicono gli stessi ricercatori e sostenitori del BIOGAS .

Noi c’eravamo 😊 Grazie a Federica Casalino di Melzo , Carla Bonacina di San Donato e soprattutto a Massimo De Rosa della Regione Lombardia esperto in ambito Ambiente (Movimento 5 Stelle) , con cui abbiamo partecipato a questa iniziativa e camminato a fianco di molti cittadini anche delle zone limitrofe.

Movimento 5 Stelle 12 maggio 2018

La sottoscritta con Cosimo Parisi , abbiamo messo via le nostre bandiere seppur ci avevano detto che l’iniziativa fosse aperta anche alle forze politiche , a tutte le forze politiche. Credo che forse a qualcuno abbia dato fastidio la nostra bandiera come Movimento 5 Stelle e ne comprendiamo le ragioni e riteniamo giusto partecipare anche senza la nostra bandiera, come abbiamo fatto con altre nostre partecipazioni , ma quando non ci viene imposto da chi pensa di avere il monopolio delle decisioni altrui e con modalità aggressive e come sempre disturbanti e mi riferisco a chi era lì apposta per attaccarci e non è nuova a queste modalità, non ultima la sua sceneggiata ,con altre persone,  all’interno del seggio durante le elezioni del 4 marzo. Ognuno poi porta o meno con orgoglio la propria bandiera e comunque non è un  problema per chi mi conosce e sa delle mie lotte civiche e pacifiche in zona , soprattutto a difesa delle imprese e dei licenziamenti in Martesana , oltre alle iniziative di sensibilizzazione per il miglioramento della qualità delle relazioni delle nostre comunità attraverso gli strumenti pacifici della mediazione come alternativa ai conflitti.

Ho imparato nel tempo, che chi cita il tema della strumentalizzazione politica non ne è mai esente completamente, magari ne è immerso in pieno.

Comunque sono felice di aver portato addosso un lenzuolo con l’immagine del Comitato No Biogas Masate, sono felice che ci fossero tante persone e credo che le soluzioni che arriveranno al problema , saranno grazie “anche” a chi nei diversi enti , così come in Regione, con grande sensibilità politica saprà incidere , in maniera congiunta e concertata con i comitati civici, su queste questioni , per cambiare con leggi la situazione attuale, e delegittimi così certi percorsi non sempre ortodossi o corretti eticamente e legalmente.

https://www.facebook.com/stefania.cavallo.127/videos/10216351958060240/

no biogas 10

P.S. Ci sarebbe stato invece molto da indignarsi sul fatto che abbiano partecipato all’iniziativa quegli stessi amministratori e politici del nostro comune che hanno approvato la famosa e scellerata variante del Pgt di Masate, a favore dei due impianti del biogas …….al di là delle bandiere, appunto, ma che bandiere negative quelle di costoro !

https://www.facebook.com/stefania.cavallo.127/videos/10216352048182493/?hc_location=ufi

Con serenità del cuore e della mente oggi pubblico alcune riflessioni rispetto all’attacco che ci è stato fatto ieri da chi paradossalmente era presente alla manifestazione pacifica dei vari Comitati No Biogas ma che faceva parte proprio di quella parte politica che ha approvato la scelta scellerata del progetto del biogas a Masate. Lo scritto è di ieri, a caldo del fatto .

 SI POTEVA O NON SI POTEVA PORTARE LA BANDIERA POLITICA OGGI ALLA MANIFESTAZIONE NO BIOGAS DI MASATE?

 

no biogas 4

Ci tengo a precisare quello che è successo oggi, prima che iniziasse da Basiano la bellissima manifestazione popolare del NO al Biogas a Masate.

E’ successo che sono stata “rimproverata” , per usare un eufemismo, insieme al mio compagno di avventura civica e politica, di aver portato in manifestazione la bandiera del Movimento 5 Stelle.

Quindi il problema si pone , secondo me, sul fatto del “divieto” o meno del portare la bandiera in questa manifestazione e invece c’è stato chi ha pensato bene solo di “giudicare” e di offendere chi come noi aveva fatto di questa possibilità un’eventuale opportunità civica proprio a favore della manifestazione popolare odierna. Senza chiedere e chiedersi il perché e il come !

Non capisco perché si è dato il permesso di poter partecipare con la propria bandiera , contattandoci proprio come “attivisti” del Movimento 5 Stelle Basiano, e poi sia nato tutto questo fraintendimento…..

E anche il fatto di dire “è giusto” o “è etico “ il “non” uscire con le bandiere dei partiti , nel momento in cui era permesso farlo , resta sempre e solo una decisione soggettiva che attiene alla singola parte politica e ai suoi singoli rappresentanti. Senza giudizi e senza attacchi gratuiti , perché, ribadisco, non c’era stato comunicato alcun divieto.

Come molti sanno, abbiamo preferito bloccare il tutto e togliere le bandiere, anche perché non volevamo essere “strumentalizzati”,   né dare adito alle solite volpi politiche di paese nel percorrere le solite “male-interpretazioni” dei fatti , quando si sentono in difficoltà.

Quindi, ribadisco e mi assumo la responsabilità di pensare di non aver fatto niente di offensivo per questa iniziativa e i suoi fautori e nemmeno ho mai pensato in vita mia di farmi delle leggi personali .

La prossima volta converrà esplicitare il divieto con un comunicato generale rivolto soprattutto alle forze politiche e agli amministratori (quelli che prima fanno danni e poi tentano di rimediare a loro modo) !

EVVIVA I COMITATI , EVVIVA IL COMITATO CIVICO NO BIOGAS MASATE!

Ringrazio ancora la mia amica Alessandra per il prezioso servizio fotografico e video .

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Stefania Cavallo

12 maggio 2018

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