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Archivio per giugno, 2012

Pubblico e privato

Pubblico e privato  

Chi non si è mai recato  in un presidio, in particolare di quelli permanenti  e che  durano per molti mesi  quando poi   non  superano l’anno pieno,  non può rendersi conto realmente  che dietro tutte queste lotte per il proprio posto di lavoro  ci siano persone in carne e ossa  , famiglie intere  e spesso anche figli piccoli , tutto un mondo  che  riguarda  la  cosiddetta  sfera privata delle persone .

Certo quello di cui si parla spesso è invece  attinente  soprattutto alla parte “pubblica” di queste lotte, il senso  e il significato peculiare  che viene comunicato all’esterno attraverso i vari media  e che costituisce appunto la parte più visibile  sul piano della comunicazione .  Poco si sa  e interessa  di ciò che accade invece  nella  dimensione privata di queste lavoratrici e  lavoratori  che hanno perso  il lavoro  spesso con modalità  improvvise  ( anche se già “annunciate” )  e tecnologiche  , attraverso fax   e modalità simili .

Per conoscere  quello che accade  nel ”dietro le quinte” di queste “rappresentazioni”   e scenari di “lavoro che non c’è” , che  spesso si svolgono secondo forse un po’ i dettami delle  tragedie greche,  bisogna andare un po’ oltre  a volte alle apparenze  , recandosi di persona  in questi posti di lotta “pacifica”  , in queste   piccole “cittadelle “  ricostruite   per capire che  le persone   soffrono  e  stanno male  anche se cercano di “elaborare”  questa situazione  di “disoccupazione”  nel modo più costruttivo e dignitoso per loro  e per  la condizione che rappresentano .

A tutto  questo poi  si aggiunge  la variabile del “tempo” che passa  e a volte sembra che nulla accada  e che la situazione non si sblocchi   e  si vive in continua  “aspettativa”  e attesa  di qualcosa che possa cambiare la situazione ,  spesso già molto logorata  .  Tutto diventa una  “lotta  di nervi “  e  per sopravvivere a  tutto  questo   occorrono grandi capacità umane  di    auto-controllo  , di  gestione  dello stress   e di  centratura sulle   proprie  priorità   sia private che pubbliche  , quindi una  serie di  capacità di  “gestione   complessiva del dentro- fuori “  che   in una  simile condizione di totale incertezza del vivere   non sono  così  scontate  e sempre facili  emotivamente da  organizzare  per poter   continuare  a   “resistere” .

Allora la domanda che sorge un po’ spontanea  da porre  a queste lavoratrici  e lavoratori    è   “Perché  lo fate ? “  , “ Chi ve lo fa  fare?”  , ebbene   queste domande ,   che   forse  potrebbero sembrare un po’  ingenue ,  dovrebbero essere poste più spesso anche dai giornalisti  o da chi  va in questi  “presidi del cuore, del coraggio e della ragione ”  perché dalle diverse risposte    si potrebbe  cogliere  tutta quella dimensione “invisibile”  di cosa vuol dire  vivere sulla propria pelle  la parola   “dignità” , la parola    “lavoro”   come   un diritto-dovere   ,  la parola  “ condivisione  “, la parola   “fabbrica”  o   “luogo  del lavoro”,  la parola  “solidarietà” , la parola  “civiltà”    e così via .

In questo modo il nostro vocabolario  umano  ed emotivo si arricchirebbe moltissimo  e   ci renderebbe tutti migliori .

A mio avviso ci sono tante “azioni concrete” che si possono fare e a diversi livelli.

Così ho scritto  in un capitolo del mio libro “Lavoratori Acrobati”  :

“Intanto chi “non” si trova in questa situazione, (che diventa spesso più drammatica per chi la vive nei casi in cui questo disagio perduri nel tempo), e se vuole aiutare veramente un suo parente o amico caro dovrebbe avere quella delicatezza e sensibilità di farlo sempre “in punta di piedi” o meglio di farsi raccontare come stanno le cose da parte del protagonista della storia di disagio lavorativo e farlo senza esprimere, in assoluto, giudizi o con quella particolare frettolosità di trovare già delle presunte facili soluzioni che magari non sono neanche pertinenti per quella situazione.

      Come primo passo è senz’altro importante saper ascoltare e mettersi nei panni della persona che ha perso il suo lavoro per cercare di contestualizzare in maniera seria e oggettiva tutta la situazione e senza farsi troppo coinvolgere sul piano emotivo perché non sarebbe d’aiuto, un po’ come un medico che sta per effettuare un’operazione su un suo paziente e si fa cogliere da troppo coinvolgimento emotivo… non è il caso vi pare? Il paragone è un po’ azzardato? Sì certo, dipende sempre dai punti di vista dai quali si guarda la situazione e comunque ritengo che dedicarsi agli altri, anche in maniera volontaristica, sia un “quasi lavoro” molto impegnativo e delicato come nell’esempio citato del medico. Diciamo che il paragone rende ed è funzionale a comprendere il tipo di approccio da attivare nel caso ci si trovi alle prese con una persona in difficoltà umane, e non solo, perché sta passando un periodo di  “non lavoro”, di particolare stress esistenziale per questo motivo o per una continua incertezza lavorativa. “   (dal capitolo : Come aiutare chi si trova in stato di disoccupazione lavorativa o di temporaneo stato di disagio da “lavorochenoncè” ?)

Stefania Cavallo

28 giugno 2012

Il Lavoro: esperienze e nuove forme di lotta

Il Lavoro:  esperienze e nuove forme di lotta

 

Col presidio Jabil/Ex Nokia/Siemens  di Cassina De Pecchi   e Luigi Brambillaschi   stiamo organizzando  un prossimo incontro serale che si terrà questa volta a Inzago  , grazie al patrocinio dell’amministrazione  comunale ,   presso il Centro culturale De Andrè   e la data dovrebbe essere confermata   già  per il 16 luglio .
Il tema in particolare che vorremmo approfondire e con cui  aprire un confronto  è proprio quello  delle  “esperienze e  delle nuove forme di lotta” per difendere  la propria fabbrica e il proprio posto di lavoro  perché  come ho potuto riscontrare la forza di queste lavoratrici e di questi lavoratori   è proprio nel non aver abbandonato la fabbrica e il territorio  e questo è il messaggio che urla forte nell’aria  quando si va  a trovarli  e in questo senso molto possono fare le Istituzioni  e le forze politiche del  territorio .

Così come ce lo ha spiegato bene Anna Lisa Minutillo  all’incontro  del 12 giugno scorso  a  Melzo,    quando ci  spiega con  quanta  determinazione  le operaie  della Jabil  costituiscano  una risorsa fondamentale   di questa lotta  e ci racconta di   come lei  e  tutti i colleghi si stiano  prendendo  “cura”  dell’azienda , tenendola pulita  e di come  stiano continuamente pensando  a  soluzioni  diverse  per rilanciare l’azienda  , proprio come  ha fatto l’ Innse   che per loro resta un importante modello  di  riferimento  in tal senso  .

L’Innse  , un’esperienza di lotta la cui rilevanza va molto oltre i confini geografici e settoriali più immediati che la caratterizzano. Si tratta del caso dello stabilimento Innse, salito più volte all’onore delle cronache , in particolare per l’iniziativa di autogestione avviata dai lavoratori della fabbrica, unica nel suo genere negli anni più recenti, e per i successivi interventi delle forze dell’ordine a sostegno del padrone Silvano Genta. Al di là delle cronache è però tutta la vicenda Innse nel suo complesso che, in particolare in questo momento, è diventata emblematica della posta in gioco a Milano, tra conflitti di lavoro e speculazione edilizia (http://milanointernazionale.it/2009/08/04/il-caso-innse-dieci-mesi-di-lotta/).
Parlando  ancora ieri con Roberto Malanca  ,  Responsabile RSU della Jabil /Ex Nokia  si rifletteva  di come sia importante  comunicare   e  confrontarsi  sulle forme di lotta  perché   si possono  evitare  molti errori  a danno dei lavoratori  ,  in quanto  “costituire  un presidio”   e  tenerlo attivo per molto tempo  fino a quando  non si risolve concretamente la vertenza in atto   è qualcosa che si impara dall’esperienza  e  da chi  è riuscito  a mantenere desta l’attenzione  sulla propria  lotta  in maniera  pacifica e determinata  con  quella  competenza e sapienza  , quasi di tipo artigianale,   elementi  importantissimi  di cui essere orgogliosi   e che in effetti  si coglie  nel modo di porsi e di essere  dei nostri  lavoratori  della Jabil  .
Non dimentichiamo  che spesso  il livello di consapevolezza   di queste lotte e in questi presidi  è  molto alto ( es . come la INSSE)   proprio  nel  proporre  la realizzazione  di  nuovi  progetti interni guidati dai lavoratori  e che possono attuarsi con dei finanziamenti  , da parte dei comuni ad esempio,    e inoltre   solo così si  continua a sottolineare  l’importanza   e il  perché la fabbrica  costituisca  un patrimonio  collettivo  e sociale .
La  Jabil/Ex Nokia/Siemens   è  una fabbrica “esempio”  per tutti  noi  ,  alternativa alla logica  “dell’ognuno pensi per se”  e   ci interroga  tutti  e  con   forza  sul fatto  che il territorio non è indipendente dalle fabbriche  e da chi ci lavora .

Stefania Cavallo

27 giugno 2012

L’AFORISMA ……….

I LAVORATORI ONORANO LA NOSTRA SOCIETA’  E LA CULTURA LA NOSTRA DEMOCRAZIA !
 

Ciao, Stefania

LA MIA SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI DELLA GARTICO DI BASIANO E ALLE SUORE –LAVORATRICI DELL’ASILO DI MASATE

LA MIA SOLIDARIETA’  AI LAVORATORI DELLA GARTICO DI BASIANO  E ALLE SUORE –LAVORATRICI DELL’ASILO DI MASATE

L’alternativa alla logica  “dell’ognuno pensi per se”  perché   il territorio non è indipendente dalle  realtà produttive/ servizi  e da chi ci lavora .

Questa  affermazione  che spesso ricorre negli incontri pubblici sul  LAVORO  ai quali sto partecipando  , (anche  portando con me il progetto di LAVORATORI ACROBATI )  , qui nella zona della Martesana  e non solo , mi è risuonata in mente  leggendo  dalla cronaca , sulla nostra gazzetta  ,  sia i commenti   sugli episodi della Gartico  di Basiano   sia  gli episodi  relativi alle sorti  delle suore dell’asilo parrocchiale di Masate  ;  dico questo in quanto seppur diversi  , questi episodi ,  da molti punti di vista ,  mi sembra però che  riflettano un comune disagio , e  insieme un’ opportunità,   e cioè  quello di farci riflettere   e  di richiamarci a fare   tutti la nostra parte  ,  oltre a cercare fortemente  delle responsabilità  e delle soluzioni   adeguate .

Nel leggere i vari commenti istituzionali  e dei rappresentanti politici   si capisce che in entrambi i fatti , ribadisco  seppur molto  diversi  , emerge l’esigenza di  approfondimento  e  di  maggiore comprensione  delle  azioni  e dei soggetti coinvolti  ma emerge soprattutto  l’interrogativo  se queste situazioni si potevano prevedere  e mediare preventivamente  !

Il sospetto  è che   si colga  dall’esterno   un po’ questo atteggiamento culturale   “dell’ognuno pensi per sè’”  e che  invece  solo la società civile  riesca  a fare la sua parte  veramente ,  soprattutto   laddove  ci siano state delle azioni  preventive  e di sensibilizzazione  adeguate  sul territorio .

Soffermandomi in particolare sui fatti di Basiano , certo dice bene chi  chiede  di approfondire  e di fare un’interpellanza   su ciò che è accaduto   alla Gartico  perché  ce lo  spiegano   molto bene  gli esperti    sul tema   che  sul fronte del complesso e controverso  mondo delle cosiddette “cooperative”  troviamo un mondo  che sta diventando sempre più  sinonimo di “gestione spregiudicata”  di  lavoratrici e  lavoratori  spesso al limite della legalità   e in collusione con  sistemi  “a piovra”  opachi  e  moltiplicatori di costi  a scapito di qualsiasi  forma di rispetto  dei lavoratori stessi  e della  dignità  umana .

Questi  lavoratori  ,  per i motivi che si possono immaginare,   rimangono a loro volta  ostaggi di questo sistema “a piovra”   in cui perdono  qualunque diritto .

Ci sono alcuni strumenti che possono aiutare  a spezzare questo meccanismo  di “nuova schiavitù”  delle lavoratrici e dei lavoratori  contemporanei  che sono costituiti dall’attività di  ricerca  di “irregolarità”  e di elusione  che si verifica a capo del sistema delle cooperative attraverso un controllo dei consorzi  e con i  controlli  incrociati  di tipo  societario   e  sugli incarichi delle persone  che vi lavorano a livello di presidenza e dirigenza .

Di recente grazie all’attività  di magistrati  e della Questura , in collaborazione col sindacato  (es. CGIL)   si è riusciti a far chiudere già  alcuni consorzi  che  spesso sono gli  artefici principali  di  questa catena di opacizzazione  di responsabilità tra azienda ed ente appaltatore.

Mi auguro che  su questi fatti ognuno  possa  portare  democraticamente il suo pezzo di contributo e di solidarietà concreta  , sia  per la Gartico che per l’asilo parrocchiale  di Masate ,    in quanto  tutte  le lavoratrici  e i lavoratori  coinvolti  vengano  tutelati  e salvaguardati  egualmente  come  fondamentali risorse   che  valorizzano  il nostro territorio   quale  importante   patrimonio   collettivo e sociale  e non come qualcosa  di indipendente e “altro” da noi .

Stefania Cavallo  (sociologa , mediatrice   e autrice di Lavoratori Acrobati)

IL LAVORO: CRISI E PRECARIETA’ IN MARTESANA Martedì, 12 giugno h. 20,30 Palazzo Trivulzio –Melzo UNA SINTESI E I CONTRIBUTI

IL LAVORO: CRISI E PRECARIETA’ IN MARTESANA
Martedì, 12 giugno h. 20,30 Palazzo Trivulzio –Melzo

 

UNA SINTESI  E  I CONTRIBUTI

La serata  inizia ,  verso le h. 21 ,  nell’attesa che  arrivino altri partecipanti   e il Sindaco di Melzo  ……si incomincia  col  “rituale”  ritardo   , ma  in sala  ci sono già  un po’  di persone  e altre ne arriveranno  in seguito, sino ad occupare quasi l’intera sala,   e prende la parola   proprio il Sindaco di Melzo che ringrazia  per l’iniziativa  e  in maniera  piuttosto  sintetica  passa la parola al moderatore   Luigi Brambillaschi   che ci introduce  al senso dell’incontro  e ai relatori   commentando , in prologo ,   e leggendo un comunicato  sulle tristi  vicende  e della “guerra tra poveri”  della Gartico di  Basiano . In particolare  Luigi legge il seguente  comunicato diffuso dai Cobas  che dice  così  :

“Questa mattina un plotone in tenuta antisommossa della polizia ha replicato l’attacco dell’8 giugno al picchetto dei lavoratori in sciopero davanti ai magazzini del Gigante, il tutto per cercare di far entrare nell’azienda dei crumiri venuti dall’esterno per lavorare al loro posto.
Hanno sparato lacrimogeni ad altezza d’uomo, spezzato le gambe a due lavoratori e pestato duramente gli scioperanti ferendone una quindicina. Lo scontro è stato violento: gli operai, soprattutto pakistani ed egiziani, hanno tentato di resistere a mani nude alla carica della polizia ma di fronte all’armamentario messo in campo dagli avversari hanno dovuto soccombere. I crumiri sono, così, entrati grazie al distaccamento armato della polizia sempre al servizio dei padroni per reprimere la lotta dei lavoratori, questi ultimi erano lì a difendere il loro posto di lavoro ( 90 su 120 lavoratori li vogliono licenziare nel cambio d’appalto delle cooperative ). Alla fine dello scontro hanno arrestato e portato via uno dei delegati dei lavoratori in sciopero”.

A questo punto  prende la parola  Roberto Malanca Responsabile RSU della Jabil /Ex Nokia   .

Roberto, con aria brillante e pacata,    racconta  la storia della Jabil  sino ai recenti fatti  e ci spiega  nel dettaglio in maniera chiara e appassionata  chi è la Jabil , la parte produttiva  di Nokia –Simens  (ex GTE)  e ci parla  di una  joint-venture sin  dall’inizio sbilanciata  verso Siemens .

Parla di Jabil come di un gigante nel settore specializzato in “rottamazione”  perché  rileva  il lavoro ceduto dalle  varie  multinazionali .

Nel 2007  su 4000  lavoratori , circa 3000 vengono “bruciati” (tra Cassina e Cinisello)   sino alla cassa integrazione  nel 2010   e se in 4 anni  a Cassina   la Jabil  avrebbe avuto commesse garantite   ,  al termine dei 4 anni   decide  di chiudere la produzione .
Roberto ci dice  che la casa-madre  americana vuole disperdere le fabbriche europee  e ci accenna al fondo Mercatec   (che non ha mai fatto industria in Italia !) ……durante il complicato avvicendarsi dei fatti   ecco il colpo di scena della Jabil  (fine 2010)   quando  due giorni prima  di concertare il passaggio del fallimento all’amministrazione del Ministero   “riappare”  e ricompra tutto  …..tranne poi   6 mesi dopo   ricreare le stesse condizioni   disastrose , non pagando più i fornitori  e nessuno e mandando un fax di licenziamento  ai lavoratori  nel luglio 2011  , quasi un anno fa .

Così è iniziata la lotta  nel sito produttivo  di Cassina De Pecchi  con le lavoratrici e i lavoratori  Jabil  , una lotta estenuante  e determinata a continuare   ancora oggi  .  Si era proposta  la “cassa in deroga”  perché “con la fabbrica aperta ,  parliamo di tutto!” ……ma niente!

C’è chi ha provato, tra i colleghi,   a trovarsi un lavoro,  nel frattempo , ma le proposte  esistenti  del mercato  si sono rivelate  a dir poco  “inadeguate”  perché prive di ogni forma minima di sicurezza sul lavoro  per i lavoratori e nell’incertezza assoluta  con proposte di lavoro per soli due giorni  e poi di nuovo “a piedi” ….
Roberto  ci spiega  che  oggi è  fondamentale  aver creato le condizioni  per non far cambiare la destinazione d’uso al sito,   obbligando Nokia  a prendere atto di  non  poterne fare quello che vuole  come è l’abitudine  di queste  multinazionali  .  In questa direzione va il recente protocollo d’intesa tra Regione , Provincia e  Comuni   che  il presidio  dei lavoratori Jabil   ha voluto   fortemente per vincolare  l’area ad uso industriale .

Ci sono in corso vertenze legali  contro Nokia e Jabil   in quanto  quello che è accaduto  racchiude veramente  “il peggio”  che  un’impresa   può  realizzare  , sul piano legale e penale,  anziché  dare  lavoro e dignità alle persone   che   vi lavorano .

Roberto ci racconta di come  al presidio sia importante continuare  ad avere la solidarietà  della società civile  e delle istituzioni   e di come questo li aiuti a superare i tanti momenti  di sconforto che possono  verificarsi  , anche perché  loro  presidiano il sito con tutti  i macchinari  sia di giorno che di notte  e Roberto  ci lascia immaginare    quanta tensione questo stato di cose possa generare  ,  col  timore che tutto questo possa essere smantellato da un giorno con l’altro   magari  con un raid  notturno delle forze dell’ordine !

La forza di queste lavoratrici e di questi lavoratori   è proprio nel non aver abbandonato la fabbrica e il territorio  e questo è il messaggio che urla forte nell’aria  quando si va  a trovarli  e in questo senso molto possono fare le Istituzioni  e le forze politiche del  territorio .

Dopo  Roberto seguono le appassionate  parole di un’altra lavoratrice “( r ) esistente “   di Jabil  ed è  Anna Lisa  Minutillo .

Anna Lisa   dice che lei non si è mai sentita una “fallita”  perché licenziata  ed esorta  tutti  coloro che vivono la stessa condizione  a  “rimettersi in gioco” .  Parla la di una sensibilizzazione diversa alla situazione attuale  ed  di come  non si debba essere  complici di questo sistema  del lavoro  che mercifica i lavoratori   a modi  “usa e getta”  con   operazioni  di speculazione finanziaria che sono ormai sotto gli occhi di tutti.

Ci spiega con  determinazione di come  le operaie  della Jabil  costituiscano  una risorsa fondamentale   di questa lotta  e ci racconta di   come lei  e  tutti i colleghi si stiano  prendendo  “cura”  dell’azienda , tenendola pulita  e di come  stiano continuamente pensando  soluzioni  per rilanciare l’azienda  .

“Abbiamo perso il posto di lavoro  , ma non l’intelletto e la dignità di  Persone !”   e devo dire , personalmente , che  questo Anna Lisa-pensiero   ci piace molto !

Sia dall’intervento di Roberto che di Anna Lisa  , come dirà  dopo  Alessandro  Patella   (Consigliere comunale di Cassina De Pecchi  , Gruppo di Cittadinanza e Cambiamento )  emerge  la loro competenza e sapienza  , quasi di tipo artigianale,   elementi  importantissimi  di cui essere orgogliosi   e che in effetti  si coglie  nel modo di porsi e di essere  dei nostri  due relatori della Jabil  .

Patella  ricorderà anche  il livello di consapevolezza molto alto ( es . come la INSSE)  nel realizzare progetti interni guidati dai lavoratori  e che possono attuarsi con dei finanziamenti  , da parte dei comuni   e inoltre   sottolinea l’importanza di costituirsi parte civile  come Comune di Cassina De Pecchi  perché la fabbrica è un patrimonio  collettivo  e sociale  .

Questo aspetto  ce lo aveva  detto   già Roberto quando  ci ha  ricordato  di come la GTE avesse  creato all’epoca  un asilo nido  in loco per agevolare   le donne lavoratrici  e le loro famiglie .

Ecco che si parla di Etica del lavoro  perché  non è possibile  assistere   inermi a queste “speculazioni”  sulla pelle dei lavoratori   perché  come dicono i lavoratori “ la  fabbrica siamo noi!” e  ancora Patella insite molto nell’affermare   che l’amministrazione comunale   deve cercare di  entrare  nella proprietà, “negoziare”  con i proprietari  , insieme  ad altri comuni del territorio ( vd. La Legge 12 regionale del 2005 ) .

Seguono altri interventi   come  quello di Federico Beretta, responsabile sindacale  della Carlo Colombo  di Agrate , una fabbrica  chiusa nel 2008 . Fedrico racconta degli  otto colleghi che andarono sui tetti  della fabbrica per 40 giorni   e solo dopo arrivò  la solidarietà . L’attività fu trasferita a Pizzichettone ( in provincia di Cremona)  e i 234 mila euro stanziati    non furono mai utilizzati per il “ricollocamento” .

Un altro intervento appassionato quello di Matteo Frigerio  , del Coordinamento di alternativa Comunista di Monza e Brianza  che  parla del  loro  sostegno attivo alle lotte  e  che il loro partito politico sia sempre vicino ai lavoratori e in tutte le cause  perché   “il posto di lavoro deve essere difeso  e solo la lotta paga!” .

Diversi altri interventi  :

Il Segretario del PD di Cassina De Pecchi  che ci parla della Jabil  come di una fabbrica “esempio”  per tutti quanti  !  Alternativa alla logica  “dell’ognuno pensi per se”  e ricorda  con   forza  che il territorio non è indipendente dalle fabbriche  e da chi ci lavora .

Sala Giampiero  , consigliere comunale  , che  si sofferma soprattutto  sullo  scenario  futuro  e preoccupante  della  TEM   e di come  tutto diventerà “logistica”   con  gli stessi lavoratori  che ricordano  quelli  dei recenti  avvenimenti  della Gartico di Basiano.

Frigoli Angelo   di Pizzichettone  col caso della Pirelli  (400 lavoratori)  che ha fatto spostare la produzione  in Romania  e nessuno di quelli che  aspettavano gli esiti della contrattazione è stato poi ricollocato !  Esorta  all’ “esproprio  delle fabbriche  sotto il totale controllo dei lavoratori “. Il riscatto dei lavoratori passa  solo attraverso questa proposta   e  per tutti  i lavoratori capaci di lavorare  con quella fabbrica .

Sivio Dossi , ex-lavoratore in una multinazionale farmaceutica  che aveva commesse e ha chiuso.  Come è possibile che di fronte ad aziende che hanno bilanci in attivo la Politica non dica niente?

E anche Massimo Gatti,  Capo gruppo Lista civica Un’altra Provincia Partito di Rifondazione Comunista –Partito dei Comunisti Italiani – Provincia di Milano   è presente e segue  con grande interesse tutta la serata   e il suo è l’ultimo intervento che  chiuderà  la serata  .
Ci parla di come lo scenario attuale sia ben oltre  le regole minime della democrazia  e di come anche laddove le cause del lavoro vengano vinte  dai lavoratori   spesso  gli stessi lavoratori non rientrano .

Si sofferma anche sugli episodi di Basiano  ribadendo  che “ la forza non si usa   contro chi sta difendendo il proprio posto di lavoro!” .  Cita altre aziende  che stanno chiudendo sul territorio  come Novaceta  , a Magenta , la Saf   e la Lares   e aggiunge che senza un intervento  pubblico  e  togliendo il “maltolto”  nessuna iniziativa sarà mai credibile.  Ci vogliono iniziative concrete  con tempi e risposte concrete  e che le Istituzioni facciano il loro dovere .

Gatti ancora,  cita i 2 MLD  di euro per la TEM  un’autostrada inutile e  dannosa  per l’ambiente   e con forza  sostiene  che “di fronte alla crisi  i 2 MLD vanno bloccati!”  , infine   torna sul mondo delle Telecomunicazioni  , dicendo che  “non serve assistenza   e carità   ma occorre   dare lavoro” .

La serata   si chiude con una proposta di Brambillaschi  a tutti presenti   di   creare “un coordinamento  di solidarietà  di tutti i lavoratori   della zona”   e si mette a disposizione  per questo progetto .

Il mio intervento  lo allego qui  in fondo   nella sua versione integrale   dal mio blog  (https://stefaniacavallo.wordpress.com/2012/06/13/limportanza-del-porsi-domande-e-se-siamo-davvero-attenti-ai-segni-di-questa-crisi-di-stefania-cavallo/     ), anche se nell’esposizione l’ho sintetizzato per lasciare spazio  agli interventi del pubblico .  Aggiungo solo  la lettura finale   che ho voluto regalare  e  tratta  dal mio libro “Lavoratori Acrobati”  con una riflessione dei licenziati dei treni notte Carmine, Giuseppe e Oliviero ,  i primi a salire sulla Torre Faro della Stazione Centrale  di Milano l’ 11 dicembre  2011   :

“Questi sono i nostri giovani ai quali ancora Carmine, Giuseppe e Oliviero si sono rivolti proprio qualche giorno fa.   Segue la loro riflessione accorata:

Dal Diario, blog di Elisabetta Reguitti: Ragazzi, non abituatevi. Diario dalla torre-faro (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/13/ragazzi-attenzione-dopo-di-noi-ci-saranno-solo-caporali/183477/)

“36 esimo giorno; le giornate e le notti non passano mai e abbiamo tutto il tempo di pensare e parlare tra di noi. Oggi vorremmo rivolgerci ai ragazzi che magari hanno l’età dei nostri figli. Dall’11 dicembre siamo disoccupati, ma prima eravamo come molti di loro. I vagoni letto erano in regime d’appalto che veniva rinnovato ogni due anni. All’ultimo giro, però, è stata tolta quella parte (clausola sociale) che imponeva a chiunque subentrasse di occuparsi anche del personale oltre che dei mezzi. Noi siamo convinti che in qualche modo ci sia una volontà di spazzare via questa nostra generazione di lavoratori che qualche vincolo ancora lo manterrebbe. Dopo di noi verrete voi ragazzi, non abituatevi all’idea di lavorare con i caporali e senza alcun diritto. Fate sentire la vostra voce come stiamo tentando di fare noi. Ci ha rincuorato, durante l’assemblea pubblica dell’altro giorno, vedere tante persone: altri disoccupati d’Italia di vari settori e iscritti all’associazione dei pendolari, che ci hanno voluto dimostrare la loro solidarietà. Ieri poi abbiamo scoperto una lapide dedicata al servizio “treno notte” nato nel 1866 e deceduto nel 2011. Carmine, Oliviero e Giuseppe”.
Sono orgogliosa di questi Italiani e in loro molti si identificano e per questo nulla è stato e sarà mai vano.

Un grazie di cuore ancora a tutti , proprio tutti ……e alla prossima  , Stefania Cavallo

“L’importanza del porsi domande e….. se siamo davvero attenti ai segni di questa crisi ” di Stefania Cavallo

Intervento  del 12 giugno 2012
Melzo  , Palazzo Trivulzio –Sala Vallaperti

“L’importanza del  porsi  domande  e….. se siamo davvero  attenti ai segni di questa crisi ”  di  Stefania Cavallo

PREMESSA

Un  paio di mesi fa  stavo seguendo  la trasmissione di Fabio Fazio “ Che tempo che fa “ quando ad un certo punto  arriva Marco Paolini, era un sabato sera del 24 aprile scorso .
Marco Paolini, il maggiore esponente del “teatro di narrazione”, e  dal 24 aprile è  in libreria con “Ausmerzen – Vite indegne di essere vissute”  Ed. Einaudi .

Ecco potete seguire questo bellissimo scambio di Paolini con Fazio che veramente fa  riflettere molto sull’importanza di porsi delle domande come ….porsi il problema di cosa fare in certe situazioni …..ossia siamo davvero attenti ai segni di quello che ci succede intorno? Possiamo stare sereni che sia tutto “normale” o se in questa “normalità” non ci siano dei parametri ?!  L’intervista con Paolini inizia a 0.19 minuti e 10 secondi della trasmissione.
( Fonte: https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=A7zK8GKc6Jc)

Ausmerzen ,  significa “Da marzo” ,  una  dolcissima  parola tedesca che  vuol dire  che a marzo prima della  “transumanza”  gli agnelli , le pecore che non reggono la marcia vanno soppressi , macellati  .
Il libro racconta  di  Action T4 un progetto realizzato dal governo nazista ma concretizzato prima dell’inizio della guerra  di eliminare tutti quelli che sono considerati  i cosiddetti   “mangiatori inutili”  , in un momento di crisi economica,  appunto quelle  “vite indegne di essere vissute”  e di  come eliminarle dalle spese.
C’è chi decide  chi deve stare nelle spese e chi non deve starci  e qualcuno decide per gli altri  , come  accade in una grande famiglia  quando ci sono problemi di bilancio.
Attraverso questo progetto vengono sterminate  300 mila persone  e  tra queste ci sono  tutti quelli “fuori dai parametri”  e si iniziò a sterilizzare  tutti quelli che non dovevano procreare  ( ma non solo in Germania  ma anche le civili nazioni del Nord Europa)    e i tedeschi con “ausmerzen” cominciarono con i bambini .
Il tutto successe con freddi metodi scientifici   attraverso  l’opera di medici , di suore, di  infermiere e l’intero apparato  della  Sanità  , un ambiente  che  normalmente  “cura”   e a cui  invece viene chiesto di uccidere!  Pratiche legate al risparmio  concreto  (vd. Lista della spesa  a pag. 103) , sino a dire che in 10 anni l’1% della popolazione non avrebbe gravato più  sulle spese  sanitarie nazionali .

Ad un certo punto,  verso la fine dell’intervista , arriva una domanda  di Fazio , non scontata,  in cui si rivolge a Paolini  chiedendogli  “ Che cosa era successo per cui si accettavano quelle disposizioni di Hitler?”

Risponde Paolini: “Le idee all’inizio sono piccole , ma dipende !!!”  .

Hanno  ucciso  circa 5000  bambini col consenso dei genitori che venivano ingannati  e a loro si diceva che  i loro figli avevano una malattia incurabile , ma “ lo stato ha una medicina nuova  , è un po’ rischiosa volete che ci proviamo?”   Quale genitore non avrebbe voluto che suo figlio  potesse guarire?  Quindi quei genitori firmavano e davano il loro assenso  in realtà,  ignari di quello che realmente  stavano facendo .

Poi passarono a  “pulire” i manicomi  ,a  toglierli dalle spese , un luogo in cui allora  era facile finirci  bastava essere  un po’ vicaci , come  Ernst  Lossa ,  un bimbo  molto simpatico ma molto vivace  , quello che , diremmo oggi,  avrebbe avuto bisogno di un  insegnante di sostegno.

Paolini  dice  che ad un certo punto bisogna pensare anche al futuro  , a cosa fare  in un futuro  e  non solo  pensare , essere d’accordo  su un passato da condannare !

Ecco il tema  che purtroppo , quando succedono queste cose,  nessuno è sicuro di capire  quello che sta succedendo  , o che accorgendosi non ci si potrebbe abituare , considerandolo “normale” , perché  c’è un piccolo gruppo di persone  che   ne è  fieramente convinta ,  un’altra piccola parte  di persone che ne è fieramente contraria  e tanti che non se ne accorgono  proprio  ……quindi  diventa tutto normale !

Ecco allora  l’importanza di porsi delle domande come ….porsi il problema di cosa fare in certe situazioni …..ossia siamo davvero attenti ai segni di quello che ci succede intorno? Possiamo stare sereni che sia tutto “normale” o se in questa “normalità” non ci siano dei parametri ?!

Questa digressione  è per dire   molto concretamente che  molti sono gli agganci alla nostra contemporaneità   e se pensiamo all’attuale dramma   e crisi del mondo del lavoro  .

Pensate  quando  capita di incontrare  , come è successo a me,   chi dice  “ Ma perché c’è la crisi?  Dove la vedete? “   e con  un bel respiro  cerchi di dare una risposta  che  faccia comprendere  a quell’interlocutore  che  basta leggere la cronaca  quotidiana  o  “guardare”  a quante persone perdono il lavoro, a quante vertenze , ben 300  se non di più , sono sui tavoli ministeriali per una  soluzione adeguata , ai suicidi   in aumento continuo ed inquietante e alla percentuale di giovani  (circa il 36 %)  che non trova lavoro  o che 1 bambino  su 3  diventa “povero”    .

Personalmente  ho seguito abbastanza da vicino  la storia dei “licenziati dei treni notte”  che peraltro  proprio oggi  vedono il ripristino del loro servizio estivo di collegamento dal Sud al Nord   , così come ho conosciuto bene la storia delle lavoratrici  dell’ OMSA di Faenza   e infine  da poco  ho avuto il piacere di  conoscere di persona  i lavoratori della Jabil /Ex Nokia   di Cassina De Pecchi  e nel racconto  di tutte queste persone  , in queste tre diverse realtà  (diverse solo in apparenza ) ,  emerge  ancora una volta  una gestione spregiudicata   aziendale  a discapito  del lavoratore  e del lavoro ,  nel senso che  il discorso sembra  essere  sempre lo stesso  ossia che spesso viene negato il fatto   che ci siano commesse/ordini   e così facendo si porta la realtà produttiva a  chiudere   perché in negativo  , ma di fatto così non è  .

300 , o forse di  più ,  le vertenze sul tavolo del Ministero del Lavoro  in questo periodo , un numero significativo e preoccupante  per chiunque  e credo anche  per  chi  sa di  essere un “Rambo”  della concertazione negoziale !  Inoltre dietro questa sintesi numerica  ci sono migliaia e migliaia  di   “persone”  , di lavoratori  senza più lavoro  ,  o in cassa integrazione   che spesso possiamo trovare nei vari “presidi”  ancora attivi e “resistenti”  anche nel nostro territorio della Martesana   a Nord-Est di Milano .

Lo scenario è  quello sempre più ricorrente  del tempo che passa senza che ci siano  cambiamenti concreti  e risposte  a tutte queste lavoratrici e lavoratori   , come ad esempio  nella situazione  della Jabil/Nokia   che il prossimo luglio  “festeggiano”,  si fa per dire, il loro primo anno  di  vertenza e presidio ancora attivo a Cassina de Pecchi  .

Come se  ci fosse un retro-piano preordinato nazionale  secondo cui  debbano essere smantellati tutti i centri produttivi   a favore di   siti  di  mera  logistica , movimentazione merci , infatti spesso si sente dire dagli stessi lavoratori  “l’ ‘Italia diventerà   un enorme polo logistico  e basta ! “.
Pensiamo  ad esempio  anche  al discorso sempre più pressante dei nuovi e recenti progetti stradali e autostradali  che  stanno ponendo seri problemi sul piano  ambientale , della convivenza sociale e civile  .

C’è ancora molto da capire  e da  “resistere”    , ma soprattutto  quello che si chiede  con forza e urgenza  a questo governo  è   un piano di politica economica  che rilanci  la produttività  e con essa il lavoro  per salvaguardare   le nostre  piccole e medie realtà  imprenditoriali di eccellenza .

IL LAVORO PRECARIO…..E LE PICCOLE IMPRESE ITALIANE !

Leggevo , qualche mese fa  ,  su Repubblica (esattamente  del 19 aprile ’12)  l’articolo e intervento  del Ministro Elsa  Fornero  sul tema , ancora controverso,  dei vari contratti  del lavoro esistenti  oggi in Italia   e di come la nuova riforma abbia  intenzione di porre rimedio sia all’attuale ed elevata   precarietà  dei lavoratori sia   all’incertezza  costante  del mercato del lavoro  per i giovani , le donne e gli over  40-50  a  cui possiamo aggiungere  la drammatica realtà dei cosiddetti “esodati”.
Non concordo col Ministro  quando scrive e dice che  tutto sommato con questi contratti  ,  “a chiamata” , “ a progetto” ecc.  ,  si è dato comunque il lavoro  alle persone ….mi sembra un modo un po’ superficiale di affrontare la problematica !
Intanto chiederei  a chi lavora e ha lavorato con questi contratti come si sentono  rispetto  al continuare  a lavorare  in questa modalità che non dà certezze  e  soprattutto ha diffuso una filosofia del lavoro basata  paradossalmente sull’”accontentarsi” e del “tirare a campare”  e lo dico con cognizione di causa tanto più quando penso ai giovani che ad esempio  continuano a lavorare  così  con  una serie infinita di  “stage” , o con lavori di somministrazione , o a progetto   e così via.  Penso a tutte quelle donne come le nostre archeologhe   , di cui abbiamo conosciuto le  storie  precarie di lavoro , e a tutte quelle donne  per lo più “invisibili” che hanno dovuto organizzarsi anche loro in rete con  un blog   per rivendicare  il fatto che “esistano”  e che se anche riescono ad avere lavori temporanei o a progetto, il loro lavoro di fatto  è paragonabile ad un lavoro da “contratto dipendente” e a tutti gli effetti spesso a tempo indeterminato.

Inoltre  sappiamo bene che se si va in banca con questa tipologia di contratti  non si riesce ad avere nulla , né ad accendere un mutuo , né  ad essere presi in seria considerazione come  gli altri clienti!

Penso quindi che questo sistema , frutto di  errori  anche del passato ,    dimostri  tutti i suoi limiti e le sue  fragilità  in quanto non ha creato nel mondo del lavoro  dei percorsi  logici e coerenti secondo cui da contratti a progetto,  nel tempo ,  un lavoratore o lavoratrice  potesse passare a contratti  a tempo  indeterminato  e così via.  Questi a mio avviso sono i percorsi da pensare per non continuare  , tra le altre cose,  ad incentivare il “lavoro in nero “, il grande “invisibile” e “sommerso” di cui nessuno si occupa.

Fondamentale credo sia in questo momento soprattutto  incentivare le aziende ad assumere  e  pensare  di  ritornare  a dare lavoro qui in Italia  , perché ormai sono tanti,  forse “troppi”  a mio avviso,  gli episodi  di “esternalizzazione”  da parte dei nostri  imprenditori ,    con la  cosiddetta de-localizzazione  i cui  effetti devastanti  sono sotto gli occhi di tutti attraverso  le tante storie  di licenziamento  e di cassa integrazione  per migliaia e migliaia di lavoratori   che costituiscono la forza e la risorsa produttiva della nostra economia .

In molte di queste storie  si coglie la necessità dei protagonisti  di  potersi  nuovamente  sentire produttivi  insieme alla  paura e consapevolezza  di  dover restare senza lavoro per sempre , una paura dovuta  al “lavoro che non c’è”  e all’età di molti di questi ex-lavoratori  che  magari sono “over 40 o 50 “ e  sanno per certo che  purtroppo  sino ad oggi  la loro situazione non ha trovato soluzioni  appropriate  e  attente  degne di una Politica del Lavoro in grado di  prevenire  tali gravi circostanze  e che sappia  porre i giusti correttivi .

Vorrei chiedere ai nostri attuali Ministri  , quale pensano possa essere il destino di questi ex-lavoratori  ancora  “giovani”  per la pensione  e  non ancora  così “anziani”  però   per  “rassegnarsi”  e pensare di non  dover più lavorare ?
Come , queste persone ,  possono vivere  dignitosamente  senza ammortizzatori sociali adeguati  e per quanto tempo può durare questo stato di cose ?

Sono molto  d’accordo con quegli imprenditori  ,  come  quell’imprenditrice parmense che un lunedì sera  nell’ambito della    trasmissione  de “L’Infedele” di Gad Lerner  , (del 16 aprile scorso),  ha  avuto il coraggio di raccontare molto bene  e con enorme sofferenza , a modi denuncia,  il fatto che  molto probabilmente , per questa “crisi”, dovrà chiudere  la sua impresa , dopo ben 140 anni di presenza  e di lavoro ,  e lasciare a casa  circa 1000 persone   e  in tutto questo  di come mai nessun politico o sindacato nazionale  si sia fatto vivo o abbia fatto “capolino” nella sua azienda  per capire la situazione .

Mi ha profondamente colpito sul piano emotivo  il volto di questa imprenditrice  , molto sofferente ,  e  molto crucciata   , ma anche molto determinata  a dire cosa non funziona in questa Italia  dal punto di vista delle piccole imprese spesso abbandonate al loro destino  simile alle specie “in via di di estinzione” e  ha ragione quando ribatte al politologo   Panebianco e lo corregge  per avere detto, più o meno  ,  che il tasso dei suicidi  è sempre stato un trend  in queste fasi cicliche di crisi !

Mi domando allora  se dobbiamo veramente pensare  che sia così  e che in qualche modo  dobbiamo accettare ed assuefarci a questi trend  disastrosi  e disumani  o si può incominciare  a pensare  di poter  invertire questi trend ?

Questa imprenditrice ha lanciato  “un grido” di dolore e di richiesta  forte di  aiuto al nostro Governo, anche per i suoi lavoratori , per i suoi  colleghi e per tutti noi ,  spiegando che  questa è l’Italia che  ha voglia di rimboccarsi le maniche e che questi imprenditori non devono essere lasciati soli  “a morire” , a volte, in tutti i sensi !

L’imprenditrice   ha potuto dire che la sua azienda è una delle eccellenze  della nostra economia  e  di questi piccoli imprenditori  , lavoratrici e lavoratori dei  tanti presidi   sparsi, l’ Italia ha bisogno e a loro , come governo,  chiederei  umilmente  un aiuto su come uscire dalla crisi .

PRESENTAZIONE   DEL LIBRO   “LAVORATORI ACROBATI”

Il progetto  Lavoratori Acrobati  è nato dall’incontro di due donne, due amiche , tra loro molto diverse ,  ciascuna con una propria  visione della situazione  attuale del “lavoro che non c’è” e  che hanno coltivato  un comune   desiderio e “sogno”  di poter  incidere in questa realtà  di sofferenze  con  la volontà  di  poter  cambiare qualcosa ,  aiutando  sul piano umano  chi  ha perso  il lavoro e  fa fatica  a  uscire da un proprio isolamento .

Da  Facebook e da  wordpress col blog  hanno creato questo spazio nuovo e hanno dato il via anche ad un Tg un po’ “atipico”, molto  umano  e sociale.

Si tratta di uno spazio che vuole far parlare i protagonisti dell’attuale crisi, in cui si racconta  di “resilienza”  per superare le difficoltà psicologiche di questa situazione che spesso si trasforma in una tragedia umana e sociale e sono previsti più approcci non ultimi quelli legati ad arti meditative come il “Tai chi” e tutto ciò che in maniera laica, “non violenta”, e concreta può  aiutare a dare forza morale e ricomporre la propria autostima e dignità umana di fronte a questi eventi devastanti della propria esistenza.
Si tratta di un intervento più sul fronte culturale e dell’ambito della “narrazione” che trasformi in positivo l’approccio e l’atteggiamento culturale a questi eventi come la perdita del lavoro e la rassegnazione contagiosa. E’ chiaro che anche la politica può fare la sua parte e prestare molta attenzione a recepire queste storie e proporre interventi concreti di politica del lavoro.

“Uno Spazio che si occupi dei Lavoratori in crisi ,  Disoccupati e Lavoratori Precari quindi tutti ACROBATI . Perchè’ non ci si dimentichi di loro e per raccogliere la loro rabbia, il loro disagio, le loro storie e le loro speranze!”.

Così  si è esordito sullo spazio  creato su  facebook  un po’ di mesi fa  nel presentare questo nuovo progetto  che l’autrice ha  denominato  LAVORATORI ACROBATI  , ispirandosi  al   bel libro “Mamme Acrobate”  di Elena  Rosci   e che  rende molto bene l’idea  delle mamme  di oggi  un po’ “multitasking” o “tuttofare”  ,  così come  uomini e donne , giovani e meno giovani tutti  Lavoratori Acrobati  che per  riuscire a sopravvivere si sono dotati anche loro  di grandi capacità acrobatiche , come quegli atleti che sfidano tanti rischi per non cadere e che spesso sono sprovvisti di reti di sostegno e di salvataggio. Si pensi ,ad esempio, anche  a quei lavoratori che lavorano senza una minima misura di sicurezza e sfidano ogni giorno , ogni minuto, la sorte a tutela della propria dignità umana e credibilità sociale.

Questo libro racconta della crisi  attuale  vista attraverso lo sguardo  dell’autrice  anch’essa una lavoratrice precaria,  anzi spesso “iperoccupata sottopagata”  così come si auto-definisce,   in un diario  quotidiano  di interrogativi  sul “lavoro che non c’è”  alla ricerca di  risposte concrete  con “azioni concrete”  che  sia l’Economia   che la Politica hanno disatteso,  ma che  invece  la Società civile ha colto come importante  opportunità per  esprimere il grande bisogno di Solidarietà umana  e di Etica emergenti.

Le Storie raccontate dall’autrice sono reali, sono eventi e condizioni vissuti da  “Persone” che  hanno voluto raccontare  la propria condizione di debolezza  strutturale  , di “paura e speranza”  ai tempi della crisi , come dice l’autrice  :

“ di paura di fare le cose che abitualmente facciamo per gli altri, abbiamo paura di stabilire delle relazioni e tutto questo annulla anche il “pensare al futuro” e immaginiamo poi l’impatto di questo sentimento interiore e doloroso, il condizionamento che ne consegue quando, da genitori, si hanno bambini piccoli!”.

Anche in questo nuovo libro , (che segue   a distanza di circa un anno  il suo primo in tema di mediazione familiare e sempre pubblicato nella stessa Collana Orientamenti ),  non manca lo sguardo sociologico  e l’occasione di parlare di “famiglie” e di “bambini”  e di come spesso questi eventi  “di non lavoro”  nella vita  degli adulti-genitori di figli piccoli , possano “spezzare” le loro    esistenze e così dice l’autrice , quando racconta  dei “licenziati dei treni-notte”  che chiama “i lavoratori senza treno e senza lavoro”  :

“Devastanti le ricadute economiche, e non solo, nelle loro vite, togliendo a questa famiglia e a questi bambini la possibilità di continuare a vivere dignitosamente.
Questi licenziamenti lavorativi, a volte anche in contemporanea per entrambi i genitori, sono dei ve
ri drammi umani per tutte le coppie con figli piccoli e la cosa che non viene quasi mai presa in con
siderazione in questi casi è proprio come gestire la situazione specifica con i propri figli.Senza lavoro per “quei” genitori, “quella” famiglia, nolente o volente viene “spezzata” ed è difficile spiegare a dei bambini piccoli cosa stia succedendo senza che si possa rischiare di generare in loro ulteriore preoccupazione e ansia del presente e per il futuro.
Ecco in questi casi come non ricorrere alla grande psicoanalista francese e conoscitrice dell’infanzia, Françoise Dolto, quando dice che – i bambini hanno diritto alla verità?-  “.

In definitiva , l’autrice  ,con questo suo contributo,  aiutata  dai protagonisti delle sue “Storie  di crisi” vuole lasciare una “testimonianza”  di questi tempi  e un messaggio  forte  quando dice così  :
“ Il mio intento, anche con questo scritto, è quindi proprio quello di dare un piccolo contributo di ottimismo realistico al dibattito attuale che ci vede coinvolti in prima persona tutti, perché le cose migliorino e si possano trovare, con le intelligenze di tutti, soluzioni concrete per i giovani, le donne e gli over 40-50 senza lavoro.”

Ma cos’è questa crisi……..parapapapa – parapapapa – parapapapa!!!

Ma cos’è questa crisi……..parapapa – parapapa-parapapa !!!

Questa crisi  ci dà l’opportunità, per chi  la voglia cogliere , di  considerare  l’importanza del porsi delle domande come ….porsi il problema di cosa fare in certe situazioni …..ossia siamo davvero attenti ai segni di quello che ci succede intorno? Possiamo stare sereni che sia tutto “normale” o se in questa “normalità” non ci siano dei parametri ?!

Questa digressione (presa  da una bellissima intervista  di Fabio Fazio a  Marco Paolini su “Ausmerzen – Vite indegne di essere vissute”  Ed. Einaudi”  ;   l’intervista con Paolini inizia a 0.19 minuti e 10 secondi della trasmissione. https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=A7zK8GKc6Jc)

è per dire   molto concretamente che  tanti sono gli agganci alla nostra contemporaneità   e se pensiamo all’attuale dramma   e crisi del mondo del lavoro  .

Pensate  quando  capita di incontrare  , come è successo a me,   chi dice  “ Ma perché c’è la crisi?  Dove la vedete? “   e con  un bel respiro  cerchi di dare una risposta  che  faccia comprendere  a quell’interlocutore  che  basta leggere la cronaca  quotidiana  o  “guardare”  a quante persone perdono il lavoro, a quante vertenze , ben 300  se non di più , sono sui tavoli ministeriali per una  soluzione adeguata , ai suicidi   in aumento continuo ed inquietante e alla percentuale di giovani  (circa il 36 %)  che non trova lavoro  o che 1 bambino  su 3  diventa “povero”   !

Personalmente  ho seguito abbastanza da vicino  la storia de “i Licenziati dei treni notte”  che peraltro  proprio oggi  vedono il ripristino del loro servizio estivo di collegamento dal Sud al Nord   , così come ho conosciuto bene la storia delle lavoratrici  dell’ OMSA di Faenza   e infine  da poco  ho avuto il piacere di  conoscere di persona  i lavoratori della Jabil /Ex Nokia   di Cassina De Pecchi  e nel racconto  di tutte queste persone  , in queste tre diverse realtà  (diverse solo in apparenza ) ,  emerge  ancora una volta  una gestione spregiudicata   aziendale  a discapito  del lavoratore  e del lavoro ,  nel senso che  il discorso sembra  essere  sempre lo stesso  ossia che spesso viene negato il fatto   che ci siano commesse/ordini   e così facendo si porta la realtà produttiva a  chiudere   perché in negativo  , ma di fatto così non è  .

Quelli che affermano  che  “il tasso dei suicidi  è sempre stato un trend  in queste fasi cicliche
di crisi “ !

Mi domando allora  se dobbiamo veramente pensare  che sia così  e che in qualche modo  dobbiamo accettare ed assuefarci a questi trend  disastrosi  e disumani  o si può incominciare  a pensare  di poter  invertire questi trend ?

Molti sono anche gli  imprenditori che hanno  lanciato  “un grido” di dolore e di richiesta  forte di  aiuto al nostro Governo, anche per i loro  lavoratori , per i  colleghi e per tutti noi ,  spiegando che  questa è l’Italia che  ha voglia di rimboccarsi le maniche e che questi imprenditori non devono essere lasciati soli   “a morire” , a volte, in tutti i sensi !

Di questi piccoli imprenditori  e di questi lavoratori  l’ Italia ha bisogno e a

loro , come governo,  chiederei  umilmente  un aiuto su come uscire dalla crisi .

Stefania Cavallo
10 giugno 2012