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Archivio per febbraio, 2018

“Il razzismo spiegato a mia figlia” – Tahar Ben Jelloun (1998)

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la  lotta  contro  il  razzismo  comincia  con  l’educazione,
infatti  si  possono educare  i  ragazzi, non  gli  adulti,
e per  questo  che  l’autore  ha  scritto pensando  con  una  preoccupazione  pedagogica

 

Un bambino non nasce razzista ma diventare razzisti è possibile. Tutto dipende dall’educazione che si riceve. Il razzista è colui che soffre di un complesso di inferiorità o superiorità. Il risultato è lo stesso, perché il suo comportamento, in un caso o nell’altro, sarà di disprezzo. E dal disprezzo la collera: il razzismo non è qualcosa di giusto o di ragionevole. I razzisti hanno paura dello Straniero, di quello che non conoscono, soprattutto se quello straniero è più povero di loro. L’uomo ha i pregiudizi: giudica gli altri ancor prima di conoscerli. È per combattere la paura che a volte l’uomo provoca la sua aggressività. Si sente minacciato e attacca. Il razzismo è sempre esistito, da quando esiste l’uomo, sotto forme diverse nelle diverse epoche. Il razzista è anche quello che scaccia lo straniero perché ne prova disgusto. In ogni caso è una discriminazione. Le razze umane non esistono. Esiste un genere umano nel quale ci sono uomini e donne con attitudini e caratteristiche differenti e variate. Non si ha il diritto di credere che per il fatto di essere di pelle bianca uno abbia qualità in più rispetto a una persona di colore. Tutti i libri sacri sono contro il razzismo. Il Corano dice che gli uomini sono tutti uguali davanti a Dio e sono differenti secondo l’intensità della loro fede. Tutte le religioni predicano la pace tra gli uomini. È fanatico chi pensa di essere il solo a possedere la verità. Si credono ispirati dallo spirito divino.

Sono pericolosi perché non danno valore alla vita altrui. Il razzismo dice: poco importa di conoscere i pregi e i difetti di una persona. Mi basta sapere che fa parte di una determinata comunità per rifiutarla. Il rispetto è essenziale. Il razzismo si sviluppa grazie alle idee preconcette sui popoli e sulle loro culture. Il razzismo nasce dalla paura, dall’ignoranza e dalla bestialità. Bisogna combattere il razzismo perché il razzista è nello stesso tempo un pericolo per gli altri e una vittima per sé stesso. Non è facile ammettere di avere sbagliato e criticare sé stessi: il razzista è prigioniero delle sue contraddizioni e non vuole venirne fuori.

Tahar Ben Jelloun “Il razzismo spiegato a mia figlia”

Per il profondo messaggio del libro Il razzismo spiegato a mia figlia (Bompiani 1998) gli è stato conferito dal segretario delle Nazioni Unite, Kofi Annan, il Global Tolerance Award.

http://www.wuz.it/biografia/143356/Ben-Jelloun-Tahar.html

 

 

” Il  razzismo  spiegato  a  mia  figlia”  è  stato  scritto  da  Tahar  Ben  Jelloun, che  ha  avuto  l’idea  di  scrivere  questo  testo quando  andò  con  sua  figlia  alla  manifestazione  contro  il  progetto  di  legge  Debrè  sull’ingresso  e  sul  soggiorno  degli  stranieri  in  Francia. Qui  sua  figlia  gli  fece  molte  domande, inoltre  volle   sapere  perché  si  manifestasse, cosa  significassero  certi  slogan, se potesse  servire  a  qualcosa  sfilare  per  strada  protestando, eccetera. Fu  così  che  arrivò  a  parlare  di  razzismo. E ricordandosi  le  domande  e  le  riflessioni  della  figlia  iniziò  a  scrivere  le prime  pagine  di  questo  libro, cambiando  le  espressioni  complicate  e  spiegando  i  concetti  difficili. Questo  testo  è  stato  riscritto  almeno  quindici volte, per  bisogno  di  chiarezza, di  semplicità  e  di  obiettività, facendo  si  che  questo  fosse  accessibile  a  tutti, anche  se  destinato  ai  ragazzi  tra  gli  otto  e  i  quattordici  anni.. L’autore  è  partito  dal  principio  che  la  lotta  contro  il  razzismo  comincia  con  l’educazione, infatti  si  possono educare  i  ragazzi, non  gli  adulti, e per  questo  che  l’autore  ha  scritto pensando  con  una  preoccupazione  pedagogica. Questo  breve  testo  di  Tahar Ben  Jelloun  ha  avuto  davvero  la  genesi  descritta  nell’introduzione.È stato  scritto  ricostruendo  un  dialogo  nel  quale  lo  scrittore  ha  avuto  come  interlocutrici  tre  ragazzine: sua  figlia  Meriem  e  due  sue  amiche, delle  quali  Meriem  è  portavoce.

Scopo  del  colloquio  è  quello  di  chiarire  nel  modo  più  semplice  e  lineare  la  profonda  ingiustizia  del  razzismo  e  la  necessità  di  vigilare  perché  non  si  possa  affermare. Alla  domanda  di  una  ragazzina  di  dieci  anni: “Dimmi, babbo, cos’è il razzismo?” non  si  può  rispondere  ricapitolando  ponderosi  resoconti  storici, richiamando  temi  teorici  complessi  e  concettose  distinzioni  morali, ma  soltanto  riferendosi  a  questioni  ed  esempi  tratti  dal  quotidiano: la  casa, la  scuola, la televisione. Ne  viene  fuori  un  discorso  serrato  che  potrebbe  avere  luogo  in  qualsiasi  famiglia  in  un  pomeriggio  qualsiasi. Ma  leggerlo  può  lasciare  qualcosa  di  indelebile  nella  memoria   dei  ragazzi e, per  tutti  i  genitori, può  costituire  una  traccia  utile  perché  possano, a loro  volta, affrontare  l’argomento  come  si  deve. La lotta  contro il razzismo  deve  essere  un riflesso quotidiano, non bisogna mai abbassare la guardia, bisogna  cominciare cercando di dare un buon esempio e stare attenti all’utilizzo delle parole, che sono molto pericolose. Alcune di queste vengono usate per offendere o per umiliare, altre per sostenere intenzioni di discriminazione, altre sono belle e allegre. Bisogna rinunciare alle idee preconcette e bisogna eliminare le espressioni che sono portatrici di falsi ideali. La lotta contro il razzismo infatti incomincia proprio con un lavoro sul linguaggio, che richiede volontà e perseveranza, e inoltre non si deve lasciar correre o lasciar dire altrimenti il razzismo potrebbe nascere e svilupparsi anche tra le persone che avrebbero potuto evitare questo flagello. Ciascuno ha il diritto alla sua dignità, con il rispetto di ciascuno si rende omaggio alla vita ! In tutto ciò che ha di bello, di meraviglioso, di diverso e di inaspettato. Si dà testimonianza del rispetto per sé stessi trattando gli altri con dignità. E’ questo che l’autore ha voluto esprimere in modo molto semplice, e inoltre attraverso questo messaggio si è rivelata tutta la sua grande umanità e sensibilità nei confronti di una lotta contro un fenomeno che dovrà essere assolutamente eliminato per far regnare la tranquillità e l’unità tra i popoli e gli uomini del mondo!

 

Fonte: https://doc.studenti.it/vedi_tutto/index.php?h=411dbb40&correlati=true

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L’intervista possibile e impossibile in tema di politica

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DOCUMENTO SOLO AUDIO ……BUON ASCOLTO!

 

Questa è un po’ un’intervista che avrei voluto che qualcuno mi facesse ma che non mi è stata ancora fatta. Ed è sull’aspetto politico, sul mio impegno politico e del perché ho lasciato il PD anni fa e che cosa mi è capitato quando ho deciso di candidarmi sindaco alle elezioni del mio paesello di residenza e di adozione, cioè Basiano.

Devo fare un discorso a ritroso, partendo dalle origini di questo impegno politico.

Quindi la prima domanda potrebbe essere appunto:

“Come è nato questo suo impegno politico?”

E’ nato tanti anni fa , quando ero ragazza, ero iscritta a Scienze Politiche , Facoltà in cui mi sono laureata a Milano in Via Conservatorio, avevo dei docenti splendidi che chiaramente mi hanno formata ad esempio nella Scienza della politica, in Filosofia della Politica, come non ricordare il grande Salvatore Veca, come non ricordare Francesco Alberoni e tutta la sua teoria sul movimenti, come non ricordare Pocar e altri importanti docenti di diritto e procedura penale e di psicologia sociale . Sono stati anni molto preziosi e arricchenti per me .

Da qui è iniziato un mio percorso politico e sociale , ero stata scelta nelle elezioni del 1985, se non erro, a Basiano dove ci eravamo trasferiti da qualche anno, da Milano,  con i miei genitori , e facevo parte della compagine allora socialista e fui nominata consigliere comunale nell’ambito giovani , sport e cultura. All’epoca lo sentivo più come dovere, forse sono stata anche molto manipolata dalla vecchia guardia politica. Questo me lo ricordo per certo. So anche che davo fastidio, perché mi ero appena laureata, ero una bella ragazza dai capelli lunghi e rossi , molto libera, molto collaborativa, tutti elementi che destavano un qualche fastidio soprattutto della vecchia guardia femminile di sinistra. Comunque mi feci questi cinque anni da consigliere , passati molto velocemente.

ragazzaQuando ero ragazza e portavo i capelli lunghi e rossi (all’epoca avevo circa 18 anni e andava di moda tingersi i capelli di rosso con l’henné)

 

Dopo questo periodo, avevo il problema di immettermi nel mondo del lavoro, un lavoro serio e importante che mi potesse dare quell’indipendenza economica a cui aspiravo, quindi ho avuto una grande parentesi di tipo lavorativo, con l’approdo ad una delle più importanti società di formazione e di consulenza aziendale di Milano, dove ho ricevuto una bella formazione professionale , molto interessante.

In questo periodo mi sono aperta alle filosofie orientali e meditative, ho praticato per diversi anni diverse discipline meditative, sempre con amici di avventura vicino a me ; questo non aveva impedito, sopito quello che era un mio desiderio di cambiare una società, di migliorarla, di avere dei rapporti umani che fossero rapporti umani più sostenibili . Questi sono sempre stati i miei pallini, i miei sguardi.

Aiutare sempre chi è in difficoltà, anche nel quotidiano, non ho mai smesso di guardare , di ascoltare chi mi sta vicino, se ha qualche difficoltà, se ha qualche necessità, se ha qualche sofferenza e questo è sempre stato il mio orientamento, quello della mia famiglia, dalla parte dei più deboli.

Ad un certo punto, lavorativamente parlando, avrò avuto 39 o 40 anni , stavo per compiere questa età, e decisi di ritornare al mio amore per la sociologia e mi sono specializzata in mediazione familiare, sui conflitti di coppia con Fulvio Scaparro , un altro grande maestro del mio percorso di vita, come dico sempre.

Lo strumento della mediazione l’ho sempre trovato uno strumento molto interessante per quanto riguarda la pacificazione delle relazioni umane applicata in ogni contesto. Mi ha aperto un mondo.

E’ cambiata nuovamente anche la mia vita professionale, mi sono occupata spesso dell’ambito sociale, ho iniziato a scrivere molto e ad un certo punto ho preso parte alla gara di solidarietà che ci fu al Binario 21 della stazione Centrale di Milano , con i licenziati degli ex wagon- lits . Da qui mi si è riaccesa la fiammella per la politica, ho fatto tanta esperienza nei vari presidi lavorativi con le persone che avevano perso il lavoro, licenziate, individui, mariti e mogli con i loro bambini che erano nei presidi e mi sono, unita al di là delle bandiere, a tutti coloro che sostenevano queste persone senza lavoro, in una “società del lavoro che non c’è ”.

A quel punto, ritornata la fiammella, all’epoca mi ricordo che avevo aderito al progetto ideale e politico del nuovo PD, del partito di Walter Veltroni , mi sono iscritta al PD in quella che da sezione è diventata il circolo, ho contribuito col gruppo degli ex DS, a lanciare il nuovo circolo, quindi si è arrivati ad un certo punto che ci si poteva proporre per le imminenti amministrative del paese , a Basiano. Quindi avevo deciso di propormi, per avere un ruolo e mi ricordo che c’erano dei giovani che non erano neanche iscritti al PD , la lista che il PD avrebbe proposto sarebbe stata una lista civica e parliamo di due amministrazioni fa, dopo il 2011.

Mi ricordo che ci furono delle reazioni di questi giovani che utilizzavano gli spazi del circolo, concessi dai compagni , ma non erano iscritti, e ad un certo punto si impuntarono dicendo che , avendo fatto i consiglieri nella precedente amministrazione , spettava loro una sorta di diritto di prelazione sulle future cariche importanti, assessorati e quant’altro.

Furono molto arroganti con la sottoscritta, anche qualcuno della vecchia guardia, mi dissero che ero “vecchia” , che poi avrò avuto 50 anni circa , mi sembrava una buona età , con la sensibilità e la competenza che mi riconosco , per propormi anche nella figura di sindaco. Mi sarebbe piaciuto giocarmi questa carta, mi sentivo di avere tutte le carte in regola, avevo anche il coraggio per poterlo fare, volevo prendermi cura delle persone sofferenti e di chi non aveva un lavoro . Avevo un progetto nella mia testa , che poi ho buttato giù e ho scritto. Quando poi tre anni fa circa ho deciso di fare una mia lista e di candidarmi sindaco, nell’ultimo giro amministrativo elettorale in paese, ho presentato questo progetto sociale , molto articolato, ricco di contenuti e di esperienza della sottoscritta, soprattutto sul fronte dell’auto mutuo aiuto per chi aveva perso il lavoro.

Insomma, poi è andata come è andata, nel senso che non abbiamo preso molti voti , ci hanno accusato di aver rotto la sinistra in paese, insieme all’altra lista di SEL che non aveva aderito alla lista del PD.

Eccoci all’altra domanda “Ma quando, tre anni fa circa, lei ha deciso di candidarsi sindaco, cosa è successo?”

Intanto , mi ero candidata sindaco perché volevo che a Basiano si ripensasse tutto un approccio al sociale , alle politiche giovanili, alle politiche femminili.

Mi ero impegnata molto, avevo fatto molto volontariato, ho portato tanti esperti in questi campi negli anni precedenti; avevo fondato la Giornata Internazionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza che  ho condotto e gestito per cinque edizioni ed è stata contagiosa anche in alcuni paesi limitrofi. Ad un certo punto ho deciso che non era più il caso di continuare a fare queste proposte, perché c’era questa tendenza a vampirizzare le mie iniziative, senza capire poi il perché, senza entrare nel merito di queste mie iniziative , così come nessuno è entrato nel merito del mio progetto sociale. Ci fu allora una grande delusione, una grandissima delusione che può capire profondamente solo chi come me si sporca le mani nei territori, come ho fatto io.

Così ho deciso di non fare più niente per i nostri territori , per la Martesana , l’ho detto e l’ho pubblicato.

Mi ricordo, tra l’altro, che il giorno delle votazioni, fuori dai seggi, ci fu chi si sentì dire di non votare la nostra lista , di non votare la Cavallo, e vi posso far immaginare da quale parte arrivasse questa cosa…….un fatto molto grave.

Questo è stato fatto perché una donna in gamba, che per prima aveva lanciato quest’idea del sindaco donna, nel febbraio di tre anni e mezzo fa, evidentemente aveva destabilizzato. E destabilizzò alcuni signori proprio del PD , molto noti nei nostri due comuni, che si permisero di dire a elezioni concluse, che era inutile che parlassi, facessi e dicessi cose , tanto avevo perso quindi dovevo zittirmi, non dovevo più esistere per questi signori. Questo rappresenta ancora qualcosa di intollerabile, che ancora oggi mi fa male, molto male nel ricordarlo e mi fa considerare che non è tanto la bandiera che fa la differenza, ma sono le persone che fanno la differenza.

Ho capito che dovevo abbandonare questo ambiente malsano, di disonestà intellettuale, maschilista e fatto di cattiverie gratuite, di pettegolezzo da bar di paese. Ho preferito prendere le distanze.

La mia vita ha preso un altro giro , la mia passione politica c’è sempre, non è mutata, ho sempre uno sguardo per chi è in difficoltà. Nella mia vita, tutti i giorni sono sempre molto attenta e sensibile a praticare un umanitarismo necessario verso chi ha bisogno.

Quindi , oggi, questo resta il mio modo di fare politica, di essere resistente alle ovvietà, resistente a chi vuole manipolare, resistente ai trasformisti e ai trasformismi di convenienza.

Non ho la sfera magica per sapere chi vincerà le elezioni del 4 marzo, non ho la sfera magica per sapere che darò il mio voto alla compagine politica giusta, alla compagine che darà il massimo per realizzare ciò che ancora non è stato realizzato, per rispondere alle domande degli italiani non ancora evase. Vorrei correre questo rischio di dare il mio voto a dei giovani che , a livello nazionale, non hanno ancora governato, perché penso sempre un po’ alla storia dei giovani che cercano lavoro ma si chiede loro “l’esperienza”. Tutti abbiamo fatto i nostri percorsi sbagliando , tutti abbiamo fatto la gavetta.

Non capisco perché non si possa sbagliare, certo non si deve sbagliare sulla pelle delle persone, sulla pelle di chi sta male, sulla pelle di chi è già in difficoltà.

Tutto quello che è successo in questi anni, la fiducia mal riposta, tutta la corruzione che è venuta fuori, insomma direi che peggio di come è andata non potrà andare e non voglio che vada. Certo che il mio cuore è legato ad un’area identificabile con la sinistra ma di ampio respiro sulle questioni che riguardano gli ultimi, le donne, l’infanzia, le famiglie, i diritti civili, tutte quelle questioni belle, importanti e toste che a me piacciono molto in cui nel mio piccolo sono sempre impegnata , soprattutto con lo scrivere , perché le parole anche espresse in uno scritto sono “energia” e sono importanti e vanno calibrate.

Per chiudere, questi nuovi giovani che non hanno mai governato, avviamoli al governo, alcuni sono già preparati e pronti ; sono sicura che studieranno tanto, avranno questa fiammella interiore che li porterà a capire subito perché sono giovani svegli; su chi ha fatto il furbetto nell’ambito del Movimento, e lo farà, ma questo fa parte della vita, capita anche a noi, nel lavoro, nelle amicizie , ci è capitato il furbetto o la furbetta che ci delude , insomma li si incontra, li si vive, e non possiamo pensare ad un’idea di politica in cui non si sbagli, non mi piace!

Chiudo qui, alcune domande me le sono fatte e ad alcune ho risposto e spero che vi arrivino al cuore.

In bocca al lupo a tutti!

 

Stefania Cavallo

21 febbraio 2018

 

 

IL TEMPO DEI NUOVI EROI . RIFLESSIONI PER IL TERZO MILLENNIO, di Oscar di Montigny

Oscar

 

Non puoi chiedere a qualcuno di darti la ‘Ragione per’, ma puoi trovarla solo tu. Tu decidi qual è il significato della tua vita. La gente parla del significato della vita, ma ci sono tanti significati, di vite diverse, e tu devi decidere quale vuoi sia il tuo” –

J. Campbell , L’eroe dai mille volti .

 

E’ da tempo che pensavo di leggere il libro “Il tempo dei nuovi eroi” di Oscar Di Montigny e in questi giorni l’ho fatto. Un libro da cui mi sono fatta piacevolmente contagiare e che mi accompagnerà per un po’.

Di primo acchito, ho avuto la percezione di leggere tanti libri in uno solo, un testo già piuttosto impegnativo per il lettore , immagino che per l’autore sia stata un’impresa notevole , quella della scrittura, e tra l’altro non manca di proporre numerosi incisi autobiografici , tutti molto interessanti ed affascinanti, con incontri incredibili e unici.

 

In primis, bisogna dire che l’ispiratore di questo viaggio è Joseph Campbell e il suo “L’Eroe dai mille volti “, in cui si parla di miti come archetipi delle culture del mondo , coniugando psicologia junghiana e studio della mitologia.

Oscar Di Montigny ha fatto suo in maniera originale e personalissima il modello narrativo di Campbell che propone e articola  quattro fasi che ogni eroe affronta:

  1. la fase dell’innocenza o vita ordinaria; l’eroe spesso è orfano, oppure con genitore o una matrigna cattiva.
  2. la separazione
  3. l’iniziazione
  4. il ritorno.

 

L’eroe è dunque chi parte per l’avventura, chi dice di sì alla propria chiamata personale, che Campbell definisce ‘appello’, ossia l’inizio di tutto.

Questo aspetto solleva tutto il tema del “riconoscere” questa chiamata quando arriva , quindi comporta il riconoscere i propri talenti e ognuno può essere l’eroe della propria vita se si apre e ha il coraggio di cambiare cose, convinzioni, idee e decide di rinascere.

Il protagonista dell’avventura vive in un mondo sicuro, spesso fatto di vuoto e di infelicità, così decide di partire e , come accade nei miti, incontra un mentore, una guida che lo consiglia e supporta.

Per una serie di coincidenze e di altre recenti letture , questo scenario mi ha evocato la mitica figura di Ulisse , quello di Dante, che rappresenta l’uomo libero e della conoscenza. Ulisse , ripreso dalla tradizione epica greca, costituisce l’emblema dell’uomo moderno occidentale; anche Ulisse intraprende un viaggio per “ri-tornare” a Itaca dalla moglie Penelope e dal figlio Telemaco, dopo la guerra e l’espugnazione della città di Troia.

Il tema del “viaggio” , della scoperta , dell’avventura , del cambiamento e del “ritorno” come persone rinnovate e rinate, racconta qualcosa un po’ a tutti noi e si tratta di un viaggio interiore che si manifesta in maniera chiara quando si sente la personale urgenza e necessità di evolversi e di autorealizzarsi come persona.

Che cosa significa? L’autorealizzazione è la condizione che raggiungono le persone che si sentono pienamente in sintonia con sé stesse e con ciò che volevano realizzare.

Ecco un’altra evocazione e suggestione personale con Abraham Maslow, che intorno agli anni cinquanta, parlò di questo e di come tutti noi tendiamo all’autorealizzazione. Maslow propone una rappresentazione grafica di questa ascesa all’autorealizzazione che va dai bisogni primari, alla base, e mano a mano si sale nella soddisfazione dei bisogni secondari sino a quelli cosiddetti spirituali, in cima alla cosiddetta “piramide”.

Questo schema, anche se forse un po’ superato, può essere utile, proposto spesso nei percorsi di formazione, per far riflettere le persone sul proprio bisogno del momento. Scusandomi delle mie divagazioni e suggestioni personali, per tornare al libro di Oscar Di Montigny , intanto mi ha colpito riscoprire un concetto molto importante, mai scontato, tra i tanti che espone ed è soprattutto quando dice, citando Thomas Gilovich, professore di psicologia alla Cornell University:

“Le nostre esperienze rappresentano un patrimonio più grande di quello dei nostri beni materiali” (pag. 29 ,Il tempo dei nuovi eroi).

Il messaggio forte è che le esperienze che ricorderemo per sempre, in uno scambio di reciproco arricchimento di umanità, sono quelle dell’incontro e della condivisione di un momento comune tra persone e storie diverse tra loro e non certamente la condivisione di oggetti .

“Noi non siamo esseri umani che vivono un’esperienza spirituale. Noi siamo esseri spirituali che vivono un’esperienza umana”( pag. 51, Il tempo dei nuovi eroi , citazione di Pierre Theilhard de Chardin ).

L’autore, manager e uomo di marketing, ci parla dell’Economia 0.0 , che vuole rimettere al centro l’uomo in quanto scopo, riportando l’attenzione al valore dell’idea di “insieme”. Molte le domande e le riflessioni che ci vengono suggerite, ad esempio alcune come: “Che cos’è fare bene economia? Perseguire il Bene per l’insieme. Per Perseguire il Bene dell’insieme bisogna desiderare di morire all’idea di Bene solo per sé stessi” (pag. 126, Il tempo dei nuovi eroi).L’impostazione e la struttura narrativa di questo impegnativo e interessante testo, che parla alla nostra parte più intima, mi ha ricordato altre letture che molto probabilmente incrociano altri percorsi “eroici”, anche miei , di evoluzione personale che in tanti anni mi hanno accompagnata e mi hanno guidata spiritualmente , grazie anche al mio lavoro precedente di formatrice e consulente in cui rimasi folgorata, nel 1989, dal poeta e scrittore inglese David Whyte col suo capolavoro “Il risveglio del cuore in azienda . Poesia e preservazione dell’anima sul luogo di lavoro” di Guerini & Associati  Ed. 1997, Milano.

 

Preservare l’anima nell’organizzazione, significa reclamare indietro tutte quelle qualità dell’anima sacrificate sull’altare della sopravvivenza organizzativa . Proprio nell’atto di rivendicarle, la lotta personale interiore diventa un’azione politica esterna.

David Whyte  è stato anche per molto tempo  in Asia , sull’ Himalaya  e ha  assorbito  la filosofia orientale  e questo lo si coglie  spesso nelle sue poesie  e nei suoi scritti  , nel linguaggio che ci offre  in cui si parla moltissimo di “soul”  – anima , di “intimity”  -interiorità  e di “creativity”- creatività . Così  come  l’utilizzo  che fa  ricorrente di fiabe e leggende legate ai miti del  mondo anglosassone , in cui  troviamo tante creature  e persone che ad un certo momento  uccidono o vengono uccise, come  la storia   dell’eroe  Beowulf   e della sua lotta  con i suoi mostri interiori ed  esteriori .

Qualsiasi cosa scegliamo di fare , la posta in gioco è molto alta . Con un po’ più d’attenzione , un po’ più di coraggio e , soprattutto, un po’ di più di anima , le nostre vite possono essere facilmente  scoperte e celebrate nel lavoro e non , come adesso, sprecate e perse nella sua ombra.

Accostando queste ultime  parole del poeta Whyte alle realtà attuali  e drammatiche  di ciò che sta accadendo  nei tanti luoghi di lavoro in giro  in Italia , e non solo,  potremmo dire che  in questo preciso momento storico  vi è molta “anima”  che cerca di riaffermarsi  nelle fabbriche e nelle aziende  perché   assistiamo  alla forte richiesta di lavoratrici e  lavoratori  licenziati   nel   riprendersi il posto di lavoro, però  con  nuove condizioni per  reagire ad un sistema economico e aziendale  che in maniera spregiudicata   li considera dei “vuoti a perdere” .

Queste persone per me restano, oggi, i veri “nuovi eroi”.

Credo anche che sia importante  creare un nuovo approccio culturale  ed esistenziale   che ripensi  seriamente  a quali sono le  nuove priorità   nel mondo del lavoro  e nella società   per poter uscire da questo empasse , oltre ovviamente  a  riavviare  l’Economia, la produttività    e  interventi più strutturali in materia .

L’approccio proposto da Oscar Di Montigny col suo “Il tempo dei nuovi eroi” può ricordarci  ciò che è più importante nell’ordine delle priorità e il posto che occupiamo in una storia molto più vasta di quella che sino ad oggi abbiamo pensato , o come la nostra  job description lavorativa definisce .

“Troppi eroi purtroppo ancora non sanno di esserlo, ma chi trova sè stesso, poi, compie miracoli”

(pag. 252, Il tempo dei nuovi eroi)

 

Infine, ringrazio Oscar Di Montigny per questa bella sfida che con entusiasmo sta diffondendo da un po’ di tempo e lo dimostra il fatto che il suo libro è alla sua sesta edizione, oltre 10.000 copie vendute, e dal 21 febbraio debutterà , ogni mercoledì alle ore 22, anche su Radio Italia, e dal 22 febbraio ogni giovedì alle 22:20 su Radio Italia TV e saranno raccontate storie di nuovo eroismo “perché il cielo ha bisogno di tutte le stelle per splendere”.

Per alcuni l’avventura continua  e per altri deve ancora iniziare.

Buona lettura a chi , con coraggio, si lascerà contagiare virtuosamente da “Il tempo dei nuovi eroi”!

Stefania Cavallo

19/02/2018

A CASA TUTTI BENE , GABRIELE MUCCINO (2018)

Muccino 2018

 

da Sara ( Sabrina Impacciatore) : Per le loro nozze d’oro i miei ci hanno voluto riunire tutti, era stato organizzato per stare bene tutti insieme, come quando eravamo bambini

 

Sono stata invitata a vedere questo film che mi è molto piaciuto. Bellissimo il posto e le canzoni che fanno da colonna sonora di questa grande e complicata famiglia.

Non avevo seguito interviste , o letto recensioni su questo film e quindi ero “tabula rasa” , anche se conosco bene lo stile del regista e ho visto tutti i suoi film , quindi sono andata a vedere il suo nuovo film con alcune aspettative relative al fatto che si sarebbe trattato di un film sui sentimenti e sulle dinamiche familiari non sempre lineari , tutte tematiche con le quali Gabriele Muccino ha da tempo fidelizzato un certo tipo di pubblico .

Un film corale sulle famiglie di oggi , dai sentimenti incasinati , contraddittorie ma anche accoglienti .

“Dicono che la famiglia sia il nostro punto di partenza, poi di fuga e alla fine diventi quello di ritorno” , queste sono le parole di Paolo , interpretato dall’attore Stefano Accorsi, parole emblematiche e che indicano il percorso filmico e gli danno un senso in una sintesi emotiva perfetta.

 

Pietro e Alba festeggiano cinquant’anni d’amore. Dal loro matrimonio sono nati Carlo, Sara e Paolo, imbarcati con coniuge, prole, zie e cugine per un’isola del Sud. In quel luogo ameno, in cui Pietro e Alba hanno speso il loro tempo più bello, si riunisce una famiglia sull’orlo di una crisi di nervi. Carlo, separato da Elettra, è vessato da Ginevra, la nuova e insopportabile consorte, Sara, sposata con Diego, cerca di recuperare un matrimonio alla deriva, Paolo, cacciato dalla moglie e disprezzato dal figlio a causa di un tradimento, gira a vuoto e finisce a letto con la cugina.

(http://trovacinema.repubblica.it/film/lisolachenonce/490766/)

 

Il titolo del film mi ha evocato subito un bel libro che avevo letto ed è “E a casa tutti bene?” di Cesare Rimini ed era il 2006 , in cui il noto avvocato matrimonialista dice nella sua premessa “Una volta venuti meno i ruoli che la tradizione assegnava a moglie e marito, non ci resta che lo humour, unito a un rispetto reciproco che va coltivato con pazienza e sapienza”. In questo caso il titolo del libro pone un interrogativo, scelto con una certa garbata giocosità come spiega l’autore per abolire il tradizionale “come sta la signora?”, che può aprire alla possibilità di scenari imbarazzanti, per sostituirlo con un lieve “e a casa , tutti bene?”, formula peraltro sdoganata dal mitico Enzo Biagi nelle sue interviste .

Rimini

Nel caso del film non si pone l’interrogativo e si capisce che l’affermazione “a casa tutti bene” è l’espressione di facciata di molte coppie e famiglie in cui spesso si “fa finta” che tutto vada bene quando non è così e allora si creano i “non detti” laceranti , sbilanciamenti sentimentali nella coppia in cui vi è chi preferisce subire tradimenti e venire svalutata/o per anni , preferisce un certo “status quo” piuttosto che ribellarsi per cambiare le cose , per dire il fatidico “basta!” , o “facciamola finita con questa farsa!”.

Non manca lo sguardo degli adolescenti che si trovano in mezzo ai conflitti genitoriali e familiari e che in realtà sono i più consapevoli di ciò che sta accadendo, in un realistico capovolgimento del ruolo  genitore-figlio; la giovane protagonista ossia la nipote Luna ( Elisa Visari) dirà : “Giuro che il giorno dopo che faccio 18 anni scappo e non mi vedono più”.

Non manca la coppia che ha grossi problemi economici , interpretata da Gianmarco Tognazzi e da Giulia Michielini , che darà una bella scrollata alla “facciata” perbenista di alcuni componenti della famiglia , creando un momento di verità e di “normalità” a cui seguiranno cambiamenti definitivi nelle vite delle coppie e di chi conduceva una vita non completamente fedele al proprio desiderio e al proprio benessere individuale.

Non manca la coppia che vive il grosso problema di salute , l’Alzheimer del coniuge, con la splendida interpretazione della Claudia Gerini e Massimo Ghini , che ci regalano, in maniera realistica, il dramma della malattia che trasforma gli originari sentimenti d’amore in sofferenza e dolore all’interno della coppia , accennando soltanto e aprendo uno squarcio in una problematica di cui si parla ancora molto poco.

Mi sono emozionata e commossa e forse è stato un po’ terapeutico . Un film da vedere perché parla a tutti noi e indica molte strade per poter cambiare le ipocrisie familiari che spesso ci soffocano senza permetterci di vivere ed essere veramente felici .

In fondo , per me è un film sulla felicità!

Buona visione .

Le vite normali non esistono

 

Stefania Cavallo

15 febbraio 2018

 

All’interno del film ci sono delle bellissime frasi , tutte significative come le seguenti:

 

FRASI CELEBRI:

Dal Trailer Ufficiale del Film A casa tutti bene:

Paolo (Stefano Accorsi): Dicono che la famiglia sia il nostro punto di partenza, poi di fuga e alla fine diventi quello di ritorno

Sara (Sabrina Impacciatore): Per le loro nozze d’oro i miei ci hanno voluto riunire tutti, era stato organizzato per stare bene tutti insieme, come quando eravamo bambini

Carlo (Pierfrancesco Favino): Poi, però, lì ci siamo rimasti bloccati e scopri che chi ti sta più vicino non lo conosci per niente

Isabella (Elena Cucci): Ti vedono come la scheggia impazzita a casa Paolo: Non mi vedono da anni…non sanno niente di me

Sara (Sabrina Impacciatore): Come hai fatto tu a sopportare tutti i tradimenti di papà?

Carlo: A te questa cosa proprio non ti va giù, io voglio che siamo solo tutti felici, porca puttana!

Ginevra: Da quant’è che ci stai addosso? Come un avvoltoio!

Carlo: Basta…per favore!

Ginevra: Te lo dico io! Sono nove anni!

Elettra (Valeria Solarino): Ma te sei una malata di mente, sei!

Pietro (Ivano Marescotti): Io sono cresciuto orfano, a me una famiglia mi sta sul cazzo! Nipote (Elisa Visari): Giuro che il giorno dopo che faccio 18 anni scappo e non mi vedono più

Paolo: Vorrei una vita normale

Alba (Stefania Sandrelli): Le vite normali non esistono

(https://www.comingsoon.it/film/a-casa-tutti-bene/54155/scheda/)

 

i miei libriI miei tre libri che trattano il tema della separazione, dei genitori d’oggi e dei buoni maestri nella scuola e non solo…….con lo sguardo di mediatrice familiare, madre, scrittrice e studiosa su questi temi.

 

Per una società non violenta

Per una società non violenta

Gandhi  L'Amore

In questi giorni ho pensato molto ai ripetuti episodi di aggressione e di violenza come quelli su giornalisti ed insegnanti e mi ha certamente colpita la frase molto significativa dell’insegnante che ha subito lo sfregio sul viso ad opera del suo studente e che ha parlato del suo fallimento con quel preciso studente.

Vi è un filo rosso tra tutti questi fatti ed è che gli attori di quei gesti violenti svelano importanti fragilità , fragilità non comprese o non completamente decodificate perché è sempre difficile prevenire questa violenza , anche se forse bisognerebbe interrogarsi di più sul perché accadano certi fatti e del perché siano sempre più frequenti.

Credo proprio che il tema sia  fortemente  quello di  voler vivere in un mondo in cui ci si possa  relazionare  senza che ci sia continua competizione e sopraffazione e in cui si possa collaborare tutti nel costruire  “modelli”  educativi  ,  culturali  e sociali   percorribili , in cui  poter trasformare  il sentimento negativo del   “sentirsi continuamente in pericolo”  in un sentimento positivo in cui non sia più necessario continuare a difendersi per potersi esprimere , per esprimere opinioni diverse e contrarie a quelle altrui  e  semplicemente  per “vivere”  in una condizione di normalità,  di fiducia  e speranza  per un mondo migliore.

Occorre l’impegno di tutti  e ognuno può fare molto per  creare condizioni di  “non –violenza”  nei vari ambiti in cui opera e vive.

Si veda anche il mio contributo : https://stefaniacavallo.wordpress.com/2016/10/22/ragionando-di-violenza/

 

13 febbraio 2018

‘La notte poco prima delle foreste’: il monologo recitato da Pierfrancesco Favino sul palco di Sanremo

‘La notte poco prima delle foreste’: il monologo recitato da Pierfrancesco Favino sul palco di Sanremo                                                                                                            
                            Un atto unico del drammaturgo e regista francese Bernard-Marie Koltès del 1977, Favino ha stregato il Festival di Sanremo con un testo portato in scena lo scorso gennaio all’Ambra Jovinelli.

Bisognerebbe stare dall’altra parte senza nessuno intorno, amico mio quando mi viene di dirti quello che ti devo dire, stare bene tipo sdraiati sull’erba, una cosa così che uno non si deve più muovere con l’ombra degli alberi. Allora ti direi: ‘qua ci sto bene, qua è casa mia, mi sdraio e ti saluto’. Ma qua, amico mio, è impossibile, mai visto un posto dove ti lasciano in pace e ti salutano. Ti dobbiamo mandare via, ti dicono, vai là, tu vai là vai laggiù, leva il culo da là e tu ti fai la valigia, il lavoro sta da un’altra parte, sempre da un’altra parte che te lo devi andare a cercare, non c’è il tempo per sdraiarsi e per lasciarsi andare, non c’è il tempo per spiegarsi e dirsi ‘ti saluto’. A calci in culo ti manderebbero via, il lavoro sta là, sempre più lontano, fino in Nicaragua. Se vuoi lavorare, ti devi spostare, mai che puoi dire ‘questa è casa mia e ti saluto’ tanto che io quando lascio un posto ho sempre l’impressione che quello sarà casa mia, sempre di più di quello in cui vado a stare. Quando ti prendono a calci in culo di nuovo, tu te ne vai di nuovo là dove te ne vai sei sempre più straniero, sempre meno a casa tua. E quando ti prendono a calci in culo, tu te ne vai di nuovo quando ti giri a guardarti indietro, amico, è sempre il deserto. Fermiamoci una buona volta e diciamo ‘Andate a fanculo’ io non mi sposto più, voi mi dovete stare a sentire se ci sdraiamo una buona volta sull’erba e ci prendiamo tutto il tempo che tu racconti la tua storia, quelli venuti dal Nicaragua che ci diciamo che siamo tutti, più o meno stranieri ma che adesso basta, stiamo a sentire, tranquilli, tutto quello che ci dobbiamo dire allora sì che capisci che a loro non gliene frega un cazzo di noi. Io mi sono fermato, ho ascoltato, mi sono detto: ‘Io non lavoro più’ finché non ve ne frega un cazzo di me. A che serve che quello del Nicaragua viene fino qua e che io vado a finire laggiù se da tutte le parti la stessa storia. Quando ho lavorato ancora, ho parlato a tutti quelli presi a calci in culo che sbarcano qua per trovare lavoro e loro mi sono stati a sentire. Io sono stato a sentire quelli del Nicaragua che mi hanno spiegato com’è da loro Laggiù c’è un vecchio generale, che sta tutto il giorno e tutta la notta al bordo di una foresta gli portano da mangiare perché non si deve spostare che spara su tutto quello che si muove gli portano le munizioni quando non ce ne ha più. Mi parlavano di un generale coi suoi soldati che circondano la foresta tutto quello che si muove diventa un bersaglio tutto quello che compare al bordo della foresta tutto quello che notano che non c’ha lo stesso colore degli alberi e che non si muove allo stesso modo Io sono stato a sentire tutto questo e mi sono detto che da tutte le parti è la stessa cosa più mi faccio prendere a calci in culo e più sarò straniero loro finiscono qua e io finirò laggiù laggiù dove tutto quello che si muove sta nascosto nelle montagne Io ho ascoltato tutto questo e mi sono detto: “Io non mi muovo più, se non c’è lavoro non lavoro se il lavoro mi deve far diventare matto e mi devono prendere a calci in culo, io non lavoro più Io voglio sdraiarmi, una buona volta, voglio spiegarmi, voglio l’erba l’ombra degli alberi, voglio urlare, voglio poter urlare, anche se poi mi sparano addosso. Tanto è quello che fanno. Se non sei d’accordo, se apri la bocca, ti devi nascondere in fondo alla foresta. Ma allora meglio così almeno ti avrò detto quello che ti devo dire.

continua su: https://music.fanpage.it/la-notte-prima-delle-foreste-il-monologo-recitato-da-pierfrancesco-favino-sul-palco-di-sanremo/#il-testo-del-monologo-di-pierfrancesco-favino
http://music.fanpage.it/

Vedi anche :

https://lemondedestephaniemonblogfrancais.wordpress.com/2018/02/13/le-racisme-explique-a-ma-fille-tahar-ben-jellun/

12 febbraio 2018