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Archivio per gennaio, 2013

Mino Cavallo : Le Opere

LE  OPERE

Mino   aveva  al suo attivo  70  e più opere  ,  in un libretto dell’epoca  addirittura  lo affiancano   al grande basso russo  Chaliapin Féodor  :  “Come Caruso tra i tenori e Titta Ruffo fra i baritoni, Scialapin divenne una pietra di paragone, e il suo nome volò per i continenti” (Giacomo Lauri-Volpi “Le voci parallele”, Bologna, 1977 (p.175 –176).

Mino  e il basso Scialiapin 

 Immagine d’epoca di Mino Cavallo , seconda foto a destra

 Allora  con Ada  iniziamo a parlare  della grande interpretazione di Mino nel Rigoletto  , un’opera che interpretava  con  grande intensità e coinvolgimento  vocale .

Ada mi racconta che quando Mino doveva cantare  il Rigoletto  , di sera  ,   iniziava ad andare in teatro già dal pomeriggio , verso le quattro ,   perché  iniziava l’operazione trucco  , un’operazione molto delicata e  importante per Mino che durava ore . Basta  osservare una foto in cui  impersonifica Rigoletto  come la seguente :

Mino -Rigoletto 

Un disegno  di Mino-Rigoletto

Mino cantò  sia con la figlia  Ada,  che cantava col nome Ada Veneziani,  che col nipote  Dodò  , una bella voce di tenore  e cantava col nome di Adolfo De Cavalieri . Nel Rigoletto  e  nella foto d’epoca,  che segue,  sono immortalati  sia Mino che il nipote  nell’interpretazione rispettivamente di Rigoletto  e  del Duca di Mantova :

Mino e Dodò  in Rigoletto 

Il nipote Adolfo De Cavalieri /alias Dodò-Duca di Mantova  (il primo da sinistra)  e  il baritono Mino Cavallo-Rigoletto ( l’ultimo a destra)  

L’opera, “Rigoletto” di G. Verdi  , è ambientata a Mantova e nei suoi dintorni, nel secolo XVI, inizia con una festa al palazzo ducale, si svolge nel giro di pochi giorni, e finisce, come ogni dramma lirico che si rispetti, con una morte.

Rigoletto, deforme e pungente buffone di corte, che si burla con cattiveria di tutti e trama, all’occasione, scherzi e vendette crudeli, ha una figlia “segreta”, che è la luce dei suoi occhi, avuta dalla donna amata ormai morta.

Duro e crudele con tutti,  con la figlia Gilda, Rigoletto è un padre tenerissimo e premuroso che si preoccupa di tenerla lontana dal mondo corrotto della corte, ma che per uno scherzo del destino é diventata oggetto dell’attenzione del suo giovane padrone, il Duca di Mantova, libertino impenitente.

Le reazioni alle malefatte del buffone, da parte dei cortigiani, daranno il via ad una serie di delitti: Gilda, la figlia di Rigoletto sarà rapita e violata dal Duca; Rigoletto per vendicare l’offesa pagherà Sparafucile, un bandito, perchè uccida il Duca, ma a morire, per mano di Sparafucile sarà l’amata figlia. (http://www.settemuse.it/musica/opera_il_rigoletto.htm)

Ada continua con i suoi preziosi ricordi  e racconta che  anche per la preparazione del costume di  scena Mino  era molto  attento ,  addirittura sceglieva personalmente  i tessuti  e li faceva cucire  da sarte molto brave , come  sua sorella  alla quale affidò la confezione del costume di Rigoletto  contraddistinto dai  tre colori rosso , verde e giallo ,    i colori  dei  vestiti  dei giullari di corte  dell’epoca .  Insomma nulla era lasciato al caso . 

Queste storie  dicono molto su come un artista lirico  iniziasse con cura  il suo lavoro, a partire  dal camerino , ore di preparazione  e di preliminari , come  nel caso di Mino  il quale  non voleva  nessuno  intorno  , prima della recita , perché  così richiedeva  la sua etica del lavoro .

(continua…)

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Il Lavoro e la Speranza per una Vita migliore : alcune mail di amiche e amici che non conoscevo …..

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LINK  DELL’INTERVISTA  SU RAI TRE  CON PAOLO GILA  NELL’AMBITO DI  “BUONGIORNO REGIONE ”  h. 7, 53  lunedì  14 gennaio 2013   

ttp://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-87b1a9a9-48ee-4fb3-bf9f-a2a9412f56a6-tgr.html#p=0  

 

LA SPERANZA  di  Annamaria

10 gennaio 2013

 Gentilissima Dott.ssa Stefania Cavallo,

sono A.  C.  e le scrivo per ringraziarla di ciò che fa per gli altri, quegli altri che in questo momento di forte crisi rischiano la propria dignità, la propria identità. Molti sono gli aspetti che sottolineano l’ incapacità di uno stato, di una regione, di una provincia di chi dovrebbe sostenere in primis, questa realtà che soffoca fino ad arrivare a toccare quel baratro dal quale, solo con giuste persone è possibile uscirne.

Vivo a Benevento, una realtà fatta di precarietà, di affanni quotidiani, di voglia di essere considerato cittadino e non un numero, perché oggi tanti senza lavoro, tanti cassi integrati, tanti che ogni giorno sperano che sia quello giusto, quello pieno di nuova luce.

Ho un fratello che da quasi nove mesi vive la situazione della cassa integrata e nessuno ancora sa le sorti di tanti come lui sono alla ricerca di risposte, dove chi dovrebbe fornirle non osa comunicare nessun barlume di quella speranza che possa far risollevare il proprio stato d’ animo.

Come sorella e con me i miei genitori e l’altro fratello cerchiamo di evitare quella disperazione quasi patologica che ogni giorno leggiamo sul suo volto.

Mi piacerebbe sapere a chi rivolgersi e cercare una nuova e futura collocazione lavorativa che possa ridare speranza a chi ne ha bisogno.

Vorrei essere quella piccola goccia in un oceano di speranza.

Le invio il mio curriculum vitae per raccontarmi.

Grazie per la sua attenzione e le auguro una serena giornata, con la speranza che il suo spendersi amorevolmente per gli altri possa essere un esempio per tanti.

Mi piacerebbe un giorno incontrarla.

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LAVORO   di Vincenzo

9 gennaio 2013

 Carissima Dott.ssa Cavallo sono un sessantenne che nel 2003 ha perso il lavoro,
in quanto la ditta in cui lavoravo ha chiuso i battenti nel 2002 , per cessata
attività.
Sono stato in mobilità ordinaria ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge 23
luglio 1991 n. 223 per i 4 anni di legge in quanto quanto sono stato licenziato
dalla mia ditta avevo 50 anni. Finita la mobilità nel mese di febbaio 2007,  ho proseguito nel programma pari e poi successivamente ho proseguito con la mobilità in deroga , sottoscrivendo patti di servizi tramite il centro per l’impiego di Napoli (ex
collocamento)  per un eventuale programma d’Azione per il Re-Impiego per
lavoratori  svantaggiati. Tutto ciò fino a Dicembre del 2011. Ora mi chiedo
giunto all’età di 60 anni, cosa dovrei fare.  Chiedo a Lei dott.ssa Cavallo se
mi può dare notizie in merito  ed un eventuale aiuto per poter fare qualcosa.

Saluti , Vincenzo  C.

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UNA VITA MIGLIORE  di  Giuseppe 

9 gennaio 2013

 Carissima dottoressa oggi vi ho visto alla 3 rete tv ho fatto una ricerca sul p. c. e vi ho telefonato, sono di Napoli la mia storia e difficile anche a
raccontarla io 3 anni fa ho perso il lavoro la ditta dove lavoravo ha chiuso
fino a pochi mesi fa sono riuscito a andare avanti a fare i lavori piu’ umili
in nero x tirare avanti con un affitto da pagare e una famiglia da mantenere adesso sono disperato non so piu’ cosa fare cerco un lavoro qualsiasi ma tutte  le porte sono chiuse non so a chi rivolgermi vorrei venire da voi a Inzago ma non posso, il motivo non e difficile capirlo distinti saluti  .  Giuseppe  D. V.

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ANNAMARIA……

Cara Dott.ssa Stefania Cavallo,

infinitamente grazie per la sua attenzione.

Non c’è dono più bello da poter fare ad una persona, chissà che un giorno non lontano potremmo incontrarci e scambiare quattro chiacchiere su quanto sia bello conoscere l’altro e confrontarsi sulle vicende di una vita che a volte sfugge, ma il fermarsi e il riflettere insieme accorcia le distanze e allunga il tempo che scorre.

La chiamerò presto.  A. C.

Una serena serata

Inzago – Centro De Andrè, 2 febbraio 2013 h. 16,30 : Avvio Gruppo AMA per “senza lavoro”

 

AVVIO  GRUPPO AMA   PER “SENZA LAVORO” 

INZAGO  , 2 FEBBRAIO 2013   H. 16,30

CENTRO DE ANDRE’

SC  in RAI  Gazzetta Adda  14 01 1213

 

ASCOLTO – SOLIDARIETA’-RETE   UNA  TRIADE  DI ARGOMENTI INTERESSANTI  IN FAVORE DELLE  EMERGENZE LEGATE AL PROBLEMA DELLA DISOCCUPAZIONE  .

PER CHI E’ SENZA LAVORO  E NON VUOLE SENTIRSI PIU’ SOLO O SOLA  MA VUOLE INCOMINCIARE  A SENTIRSI PARTE DI UN GRUPPO CON CUI CONDIVIDERE  GLI STESSI PROBLEMI E PER CERCARE  DI NON VIVERSI PIU’  COME UN EMARGINATO O EMARGINATA DELLA SOCIETA’  PERCHE’ ” SENZA PIU’   IL SUO LAVORO” ,  PUO’ PARTECIPARE  AGLI INCONTRI , GRATUITI,   CHE INIZIERANNO A INZAGO IL PROSSIMO   2   FEBBRAIO  ALLE H. 16,30  PRESSO IL CENTRO DE ANDRE’  .

RINGRAZIO PER LA PIENA DISPONIBILITA’  ED OSPITALITA’ ,    IN PRIMIS  ,  L’INTERA  AMMINISTRAZIONE DEL  COMUNE DI INZAGO   , IN PARTICOLARE L’ASSESSORE ALLE POLITICHE SOCIALI GIACINTA CORIALE  E I VOLONTARI DELLA CONSULTA DELLE ASSOCIAZIONI DI INZAGO CON LA  LORO   PRESIDENTE RITA SALA  . 

QUESTO PROGETTO  E’  STATO  POSSIBILE GRAZIE  ALLA VOLONTA’  E   ALLA  GRATUITA’  /GENEROSITA’   DI TUTTE QUESTE PERSONE ,   NONOSTANTE   LA PRECARIETA’  DI QUESTI  TEMPI    E DI CHI COME   LA SOTTOSCRITTA   CONOSCE   IN PRIMA PERSONA   QUESTE PROBLEMATICHE  , MA HA SCELTO DI  NON SUBIRLE  !

 VI ASPETTIAMO . 

STEFANIA CAVALLO

INFO:  

Dr.ssa Stefania Cavallo  392/1316509   ;  stefania.cavallo@alice.it

L’intervista alla figlia Ada con foto ricordo (da Il ricordo di mio nonno, in lavorazione )…..

 

L’intervista alla figlia Ada

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La figlia Ada (soprano)  e Mino durante un loro concerto

 

A questo punto inizio  la serie delle mie domande  e la mia prima intervista seria ad Ada  con questa  domanda : 

“Che ricordo hai di tuo padre come figlia ?”   

 “Era molto affettuoso  e mi  seguiva molto ,  perché   anche  io    avevo  iniziato a cantare  e a studiare   canto  proprio con lui , ero un soprano .  Anche quando  mio padre  stava fuori Napoli,  appena terminava  il contratto tornava subito a casa     per stare con la sua famiglia e i figli .  Quando è stato in  Medio – Oriente  è stato tre anni senza mai tornare a casa . Ero  appena nata  nel  ‘31  quando  mio  padre  andò in Giappone e  realizzò  un bel disco  che parlava  proprio di  me  e vi rimase sino al ’34 “  .   

A questo punto   con Ada  intraprendiamo  un po’ delle libere conversazioni sul padre  .  Mino era riconosciuto  anche come un buon maestro di canto e aveva molti allievi  e spesso non si faceva nemmeno pagare , talmente era generoso e umano . 

Non solo, ma se uno dei suoi allievi o amici  era in difficoltà finanziaria  li aiutava; in realtà il nonno  non aveva un approccio  che lo legasse  al denaro  in maniera materialistica e venale anzi  , quello che anche io so come nipote è che questa sua enorme generosità   non lo fece certo morire  da ricco , anche se avrebbe potuto sicuramente succedere; infatti  rimase sino alla fine  dei suoi anni   in quella casetta ai Ponti  Rossi , sia per suo figlio Amerigo , ma anche per quella sua  semplicità d’animo che lo caratterizzò  nella vita.

“ Quale era il suo approccio   al  successo ? Come  lo viveva , dal suo  punto di vista? ”

Ada risponde così  :  “ Lo viveva in maniera molto normale  , però  quando cantava  non voleva   vedere nessuno della famiglia  perché si emozionava .  Infatti io andavo di nascosto  a seguire  le prove  in teatro , lui non mi vedeva , avvisavo tutti  gli addetti  portinai  di non dire a papà che io ero lì.  Mi ricordo  , ad esempio,quando è stato scritturato per cinque anni al Piccinni  di Bari  e io lo seguivo sempre di nascosto  “.

“La sua carriera  è sempre stata  in  salita ? E quali erano i colleghi  baritoni  con cui era artisticamente in competizione all’epoca? “  

Ada :  “Sì è sempre stata  in salita e all’epoca non c’erano molti baritoni , ricordo Tagliabue , cantò  un po’ prima di lui ,   dopo è arrivato  Gino Bechi ,  ma   il suo stile soprattutto ricordava  il baritono  Titta Ruffo , un grande baritono  che ha cantato prima di lui”  .

“Dove preferiva andare quando lo chiamavano all’Estero ?Dove sentiva di essere più apprezzato ”

Ada:   “ In America,  che non amava,   quando  fece  un giro di concerti  nel ’48 ,  per  tanti mesi,  lo sentì  un grande  impresario del  Metropolitan   che lo invitò e lo voleva scritturare  , fu trasmessa  un’intervista   in radio , nell’ambito di una trasmissione che si chiamava   Buongiorno Italia ,  disse  che  lì era una  “bolgia infernale “ e non vedeva l’ora di tornare  a  casa in Italia ; di fatto rifiutò quel contratto americano .

In realtà  lui tornava volentieri in Italia e anche  in Francia  e a Montecarlo , che era la sua seconda casa e per sette anni aprì la stagione operistica all’Opera di  Montecarlo , da gennaio  a marzo ,   come baritono fisso  e  grazie ad un impresario , il direttore artistico di allora , un principe russo,  che  amava molto la voce  di papà .  Un anno  fu invitato , durante il giubileo del principe Ranieri , nel mese di giugno,  come ospite d’onore alla reggia.”

“Cosa pensava dei suoi colleghi ? Partecipava alla vita mondana dell’epoca  ?”

 Ada : “Faceva una vita molto ritirata  a parte il lavoro in teatro  e alle   rappresentazioni  operistiche  seguivano  le varie recensioni , ma  tutto in maniera molto  normale  .  All’epoca ricordo che  il grande tenore Del Monaco , con cui ha cantato,  gli chiese consigli per la voce  perché non  raggiungeva gli acuti ed era agli inizi della sua carriera, mio papà  gli disse di   alleggerire  i centri   perché aveva la voce  molto potente . 

Ha cantato con  Merli  il quale  voleva solo il baritono Cavallo come Iago  in quanto lo faceva sentire  Otello per la sua bravura .  Il tenore  Lauri Volpi  invece era geloso, nel Trovatore   dove faceva più successo mio padre di lui .  Ricordo a Barcellona  al  teatro  Museum  con i manifesti  in cui c’era a caratteri cubitali il nome del tenore Lauri Volpi  e in piccolo  quello di mio padre  il  quale non  faceva caso a questi aspetti  , però il giorno dopo  l’opera   i principali giornali   spagnoli  parlavano del grande successo del baritono Mino Cavallo .  Infatti , per questo motivo ,  da allora  Lauri Volpi   , che fu un grande Trovatore,   non volle più cantare  con mio padre  . Mio padre cantò con Beniamino Gigli , suo  amico, i  soprani come la Toti Dal Monte,   la  Simionato  e   Lilly Pons , un grande soprano leggero francese  “.

“ Mi sembra di cogliere che lui non fu mai  geloso di qualche  suo  collega , me lo confermi ?”

Ada : “ Sì certo non fu mai geloso  dei suoi colleghi,   anzi spesso  era felice dei loro successi,   quanto il  suo . Fu molto amato  dalle persone comuni  che  lo ricordarono andando in molti al suo funerale  “.

“Scopriva dei talenti  ?”

Ada : “Sì ,  per l’epoca fu proprio un “talent scout” ;  ci fu una famiglia barese  che mandò  la figlia , molto dotata vocalmente , a prendere lezioni da mio padre  che  in effetti   la fece  debuttare , al Piccinni di Bari ,   in cinque mesi in Rigoletto  nel ruolo di Gilda , contrariamente  al parere  di tutti gli amici e colleghi,   ed ebbe ragione perché questa giovane ragazza  , all’epoca solo sedicenne ,  avrebbe  fatto  poi del canto  lirico  il suo lavoro ,  avendo   molto successo come soprano leggero e  facendo una  brillante  carriera  .”

“  La nonna  era gelosa  ?”

Ada :  “ Non era gelosa ;   forse  aveva un po’ una considerazione  sacra di quest’uomo  .    Ricordo  quando  mio padre  tornò  dal Giappone , dove  era stato tre anni  e  aveva conosciuto  una principessa  che  si  era innamorata perdutamente di lui , ma quando il piroscafo  del Conte Rosso  attraccò  al porto  di  Brindisi  lui  le disse  che ,  pur essendoci stato  del tenero tra loro ,   ora  c’era sua moglie e i suoi figli  che lo aspettavano  al molo  e  doveva andare, insomma  la salutò così .  In realtà,  la  principessa giapponese   desiderava    che mio padre  lasciasse  sua moglie , mia madre,   in cambio  di un vitalizio ….ma  non andò così ! “ . 

Come nipote , devo dire che questa storia  non la conoscevo e mi ha mostrato il nonno  nella sua fragilità  e umanità  e in fondo  me lo ha reso più simpatico  .

 

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 Mino  e  il nipote Dodò  (tenore)  durante un loro  concerto

AMORE

Una riflessione su cosa intendiamo quando definiamo il concetto di  AMORE , quale luogo della relazione e non della dipendenza.

murales a Basiano

L’ amore è relazione e non dipendenza , ma allo stesso tempo nessuno ci insegna , fin da piccoli , la “materia” del VIVERE e di come gestire emotivamente i sentimenti , anzi si dà per scontato che non ce ne sia bisogno , perché la nostra cultura predilige l’APPARIRE all’ ESSERE e non c’è spazio per i sentimenti sdolcinati e per queste fragilità . Bisogna invece cambiare la prospettiva e sensibilizzare maggiormente ad una cultura centrata sull’ educazione sentimentale dei nostri bambini e giovani , a partire dalla società , la scuola e la famiglia . E’ opportuno diffondere sempre più una nuova sensibilità umanistica per la comprensione degli aspetti affettivi nelle relazioni e quindi è sempre più necessario insegnare ai nostri giovani , sin da piccoli, il cosiddetto “ alfabeto emozionale “ , ossia imparare a riconoscere le capacità fondamentali del cuore . Forse anche un’opportunità per quegli adulti e genitori che hanno deciso di cogliere nei turbamenti dei propri figli e nei giovani un segnale da non sottovalutare , agendo come degli “allenatori” e avendo ben presente che il rischio più grande possa diventare che :

“i ragazzi siano costretti ad attraversare la vita in equilibrio su una corda sospesa nel vuoto. Mentre gli adulti non sembrano più in grado di alzare il loro sguardo al cielo” (di Paolo Crepet, noto sociologo e psicoterapeuta) .

Stefania Cavallo

SPAZIO DI MEDIAZIONE FAMILIARE E DI ASCOLTO DI BASIANO (MI)

stefania.cavallo@alice.it

Intervista in RAI su disoccupazione con Paolo Gila, noto giornalista economico – MILANO 9 gennaio 2013

Lavoratori Acrobati
 
Buongiorno Carissimi  ,
 
Ecco il link  dell’intervista di Paolo Gila alla sottoscritta .   Ieri il giornalista Paolo Gila mi ha fatto un’altra intervista  più estesa relativa al mio impegno  civico e di scrittrice sociale  che andrà in onda prossimamente  su Buongiorno Regione  di Rai 3  tra le 7,30 e le 8 del mattino  , cercherò  di  farVi   avere anche questo  documento  video.
 
 
 
 
Cordiali saluti   e  buona giornata , Stefania   Cavallo 
 
392/1316509
 

Il ricordo di mio nonno

 

Il ricordo di mio nonno

 

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Il ricordo di mio nonno

Tempo fa di mio nonno  ho scoperto  questo in  rete  e  dice così :

Mino Cavallo  (Francavilla Fontana 1898 – Napoli 1986)

Si trasferì giovanissimo in Sudamerica e, rientrato in Italia, iniziò lo studio del canto. Inizialmente fu indirizzato allo studio come tenore ma successivamente passò alla chiave di Fa. Debuttò nel 1930 al Bellini di Napoli come Tonio nei Pagliacci.  Ebbe modo di cantare a fianco dei migliori colleghi dell’epoca e si esibì alla Carnegie Hall di New York, al  Covent Garden di Londra, in molti teatri spagnoli dove fu sempre interprete acclamatissimo, al Teatro del Casinò di Montecarlo dove cantò ininterrottamente dal 1940 al 1945. Rimase in carriera fino al 1960. Dotato di timbro pastoso e brunito e, grazie agli studi giovanili da tenore, di acuti smaglianti, (si dice raggiungesse con facilità il Sib e sulle cronache d’epoca si legge che  trissava abitualmente la “vendetta” nel Rigoletto) fu artista apprezzatissimo.

(Fonti : http://www.lavoceantica.it/Baritono/Cavallo%20Mino.htm ;     http://baritonominocavallo.jimdo.com/ )

 

In effetti  è da diverso tempo che desidero scrivere  sulle  personali radici  legate  a questa figura importante della  nostra famiglia   e   forse ora è giunto il momento di mettermi al lavoro . 

Certo che la forma narrativa alla quale penso è un po’ quella di  ripercorrere  la vita di mio nonno  in maniera  un po’ originale  e cioè attraverso “libere conversazioni”  intercorse  con sua figlia Ada  ,  mia madre .

Ada  è la figlia  che  forse  ha assimilato , di più   delle altre figlie ,  la stessa  sensibilità musicale e artistica  del padre –alias  mio nonno,  sicuramente colei che può  aiutarmi in questa  impresa  piuttosto  particolare  nel cercare di restituire un ricordo  di quest’uomo  che  ha rappresentato  qualcosa di molto significativo nelle nostre vite  e   per il bel canto  italiano  nel mondo . 

Un patrimonio familiare ,  non solo,  che non  si poteva non svelare  anche se  solo  parzialmente .  

Quando sono nata  mio nonno aveva 63  anni e nel 1962  si sarebbe esibito  con la sua ultima apparizione in teatro  (il Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere) e con Rigoletto  ,   proprio  il suo “cavallo di battaglia”  , così  come indica la sua cronologia artistica  . 

Mi ricordo che  quando ero piccola  e arrivava il Natale  si partiva sempre per Napoli dove  abitavano i nonni materni  , quindi nonno Mino  ,  e si stava a casa loro  in  via   Ponti Rossi  ,  una casa  situata  in zona Capodimonte  , in direzione Capodichino  e  aeroporto .   Dell’abitazione di nonno Mino mi ricordo la solarità  e  quanto fosse piccola  ma accogliente  e soprattutto  ricordo  il suo studio  molto bello  e subito si   percepiva   l’odore del tabacco   che mio nonno  teneva nella tabacchiera  e ogni tanto portava al naso  con una certa  nobile ritualità .

Il suo studio  era  tappezzato  di quadri   e  di statue un po’ realizzati da lui e un po’ regalati  nel tempo  per le occasioni più importanti  e per i suoi successi  e poi  lo si trovava spesso  al pianoforte  a suonare  e   suonava  una messa liturgica da lui   composta , come autodidatta,    e   regalata  al Papa  di allora  .

Di lui mi  ricordo  una grande dolcezza  , forse  perché già anziano , e  il fatto che   quando non suonava amava parlare   di spiritualità   e del libro che spesso leggeva  ripetutamente   e  riguardava   i pensieri di   Confucio ,  del pensiero  scintoista  e  simili.

Certo  io lo vedevo  seduto in poltrona  con la sua tabacchiera  forse come tanti altri nonni   e all’epoca  non ho approfittato  di chiedergli della sua  vita  , della sua arte  portata in giro nel mondo  e di questo un po’ mi dispiaccio  . Lo  percepivo  come un nonno normale  così come normale  era sentirgli  accompagnare  mio padre , tenore, in qualche romanza  preferita   e  del loro  divertirsi  sul   repertorio   musicale .

C’era anche nonna  Alfonsina  , una nonna che ho amato molto  .  Una donna che  ha vissuto un po’ all’ombra del grande artista   e che ha cresciuto  i suoi  4  figli  spesso sola  perché il nonno era   in tournée  in Italia o all’estero. 

Inoltre , come  i grandi artisti  lirici  dell’epoca, mio nonno   viveva quasi  come  in una campana di vetro  e   soprattutto  mia nonna   lo proteggeva   da tutto ciò che  potesse  dargli preoccupazione   o emozioni  dolorose  forti   e negative perché  tutto ciò poteva avere  ricadute  devastanti sulla sua  performance  vocale  .  

Mia madre Ada  mi disse che  quando  suo fratello Amerigo  morì ,  di  endocardite acuta,   insomma una grave  malattia , all’età di circa  14 anni ,  fu proprio  Amerigo  a non volere  far sapere  a mio  nonno  Mino  che  stava per morire,   perché    stava  cantando al  Teatro Piccinni di  Bari   e  Amerigo non voleva che  si interrompesse  l’opera.   In realtà mio nonno sapeva che suo figlio Amerigo stava male  e approfittava di ogni  fine-d’atto  per telefonare a casa  e chiedere come stava  . Finita  la recita di Rigoletto mio nonno partì  da Bari  per Napoli  e arrivò  in ospedale  quando  purtroppo  il figlio era già spirato , alle cinque del mattino.  

La particolarità  di  questa drammatica circostanza   , raccontata  da sua figlia Ada ,  fu proprio  che  mentre  Mino  perdeva  nella realtà    il figlio Amerigo   ,  lui   stava cantando l’ ultimo atto  di Rigoletto , atto in cui  Gilda la figlia di Rigoletto  muore , come da copione,   e questa sua interpretazione  fu applauditissima   forse,  per  triste ironia della sorte,  anche per  il  suo  coinvolgimento    realistico  sul piano interpretativo ed emotivo   .  Certo  questo momento  così drammatico lascerà  una traccia indelebile nella vita  dei  miei nonni .  Infatti mio nonno per ben due anni non volle più cantare  il Rigoletto e lo dovettero convincere gli amici  per  riprendere quest’opera , così come non volle mai più lasciare quella casetta  ai Ponti Rossi  dove era nato il figlio Amerigo  e dove  lo legavano  i   ricordi   del figlio  e rinunciò  all’epoca a trasferirsi  a Roma  in una casa più grande  e bella  proprio per  questo motivo, rinunciando anche  alla caparra  già versata . Inoltre  Ada  mi racconta che il fratello Amerigo  era entrato  a far parte di una congregazione di  padri francescani  per diventare anche lui un frate  e all’epoca era un  frate  “novello”, se si può dire così .   Mio nonno che era un mistico , conosceva il Padre  priore di questi frati , perché  ogni tanto quando era libero da impegni  di lavoro , nella pausa tra un contratto e un altro ,   soleva ritirarsi  in questo convento   e faceva  esercizi  di meditazione;  Ada   non   ricorda  il nome del convento.  

Mia nonna  Alfonsina  è stata  una maestra  di scuola  elementare e figlia di insegnanti,   e  Ada mi dice  che aveva   frequentato la stessa scuola di Matilde Serao  e però  da piccola non  sapevo nulla  di  questa grande scrittrice   e donna emancipata   per l’epoca  , certo è che  la classe   di mia nonna  doveva essere stata  proprio  una classe speciale  e anche lei  è stata  una donna speciale  per me .

Era molto attenta a noi nipoti   piccoli  e ci preparava sempre i dolci  buoni   e ci diceva sempre  delle cose gentili ;  ricordo la sua mitezza   e poi da grande  ho capito  tante cose  e perché  nonna   Alfonsina  abbia amato tanto   il  suo Mino    e la sua famiglia  anche se l’impresa  sia stata molto ardua  e come molte donne di allora   curassero   la famiglia  e la tenessero ben salda .  Dico questo  perché  il nonno era molto bello  e intorno a sé  aveva spesso bellissime donne  e colleghe  e  non solo ma il nonno insegnava canto  a tante persone e a donne giovani  e credo non fosse difficile  per queste   innamorarsi    dell’artista così come per l’artista rinunciare al ruolo di pigmalione  .       

 

L’intervista alla figlia Ada

Foto con nonno Mino e  nonna Alfonsina

A questo punto inizio  la serie delle mie domande  e la mia prima intervista seria ad Ada  con questa  domanda : 

“Che ricordo hai di tuo padre come figlia ?”   

 

“Era molto affettuoso  e mi  seguiva molto ,  perché   anche  io    avevo  iniziato a cantare  e a studiare   canto  proprio con lui , ero un soprano .  Anche quando  mio padre  stava fuori Napoli,  appena terminava  il contratto tornava subito a casa     per stare con la sua famiglia e i figli .  Quando è stato in  Medio – Oriente  è stato tre anni senza mai tornare a casa . Ero  appena nata  nel  ‘31  quando  mio  padre  andò in Giappone e  realizzò  un bel disco  che parlava  proprio di  me  e vi rimase sino al ’34 “  .   

A questo punto   con Ada  intraprendiamo  un po’ delle libere conversazioni sul padre  .  Mino era riconosciuto  anche come un buon maestro di canto e aveva molti allievi  e spesso non si faceva nemmeno pagare , talmente era generoso e umano . 

Non solo, ma se uno dei suoi allievi o amici  era in difficoltà finanziaria  li aiutava; in realtà il nonno  non aveva un approccio  che lo legasse  al denaro  in maniera materialistica e venale anzi  , quello che anche io so come nipote è che questa sua enorme generosità   non lo fece certo morire  da ricco , anche se avrebbe potuto sicuramente succedere; infatti  rimase sino alla fine  dei suoi anni   in quella casetta ai Ponti  Rossi , sia per suo figlio Amerigo , ma anche per quella sua  semplicità d’animo che lo caratterizzò  nella vita.

(continua…)