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Archivio per luglio, 2016

“ è il viaggio non la destinazione, quello che conta ”…. I MIEI LUOGHI DELL’ANIMA

“ è il viaggio non la destinazione, quello che conta ”

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Le mie estati  e alcuni inverni in giro per il mondo e attraverso  Africa, India ,  Malaysia  e Borneo …….correvano gli anni ’90 .  In quegli anni  si lavorava tutto l’anno per potersi permettere  di regalarsi  qualche viaggio  in cui  poter fare  esperienze  anche di tipo spirituale , un pò  come   viaggi dell’anima  in cui  si incontravano situazioni e persone  in giro nel mondo  che  non si dimenticano più e ti restano scolpiti  nella memoria del cuore .

Purtroppo oggi ,  soprattutto con gli ultimi drammi terroristici  avvenuti in Francia e in Germania  ,  si sta diffondendo in maniera virale la paura di viaggiare , una reazione comprensibile  ma che ci interroga  se sia giusto o meno  bloccarsi  e  compromettere in maniera così pesante  anche la risorsa preziosa del turismo estero .

Oggi per me è difficile viaggiare, come facevo qualche anno fa per motivi diversi  ( lo dico senza frustrazione …)  , ma vi garantisco  che il mio atteggiamento  interiore  di “viaggiatrice”  e  da “ricercatrice spirituale”   non si è  mai modificato  e  mi sento sempre così  , con una mia   “valigia  fantastica”  sempre pronta lì in un angolo  della mia “stanza  mentale immaginaria ” ,  come una volta ……… Cittadina  del mondo  credo già  dalla mia  vita prenatale . 

Stefania Cavallo

30 luglio 2016

RICORDI DI VIAGGIO PER IL MONDO 258

1  MADRAS -INDIA

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2.  VRINDAVAN  (la città natale di Krishna) ,  a 150 km sud da Delhi – INDIA

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3. OURZAZATE ,  DESERTO DEL MAROCCO  ( SUD MAROCCO) – AFRICA

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4.  MADURAI , TEMPIO  SUD INDIA – INDIA

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5. PUTTAPARTHI,  BANGALORE –  INDIA

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6. PENANG  -MALAYSIA

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7  . NAIROBI, KENYA  – AFRICA

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8. VILLAGGIO A  DAKAR ,  SENEGAL -AFRICA

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9.  BORNEO , EAST MALAYSIA

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10  . OASI  ,  SUD MAROCCO – AFRICA

RICORDI DI VIAGGIO  PER   IL MONDO    - 11-  269

11. COMUNITA’  DEI SALISIANI E DI  PADRE  SANTI  , MADRAS   -INDIA

Tutto è come sospeso …..come quando sta per scoppiare un temporale: il femminicidio di Pegli –Genova

Tutto è come sospeso …..come quando sta per scoppiare un temporale: il femminicidio di Pegli –Genova

 

La coppia viveva separata in casa in quell’appartamento tappezzato di foto del figlio Marco, 44 anni, che nel 2012 era annegato al largo di Voltri. Ieri sera l’ennesimo litigio furioso perché il marito sospettava che la donna avesse un amante. I due discutono animatamente, poi lui inizia a picchiarla. La vittima chiama i carabinieri che per un’ora stanno con loro, torna la calma. Poi nella notte ancora un litigio, l’ultimo. Sono circa le quattro, secondo quanto raccontato dall’anziano ai carabinieri di Arenzano, quando lui la sveglia. Litigano ancora e questa volta le mani di Giacomo si stringono attorno al collo di Giuseppina. I militari la trovano per terra, sul pavimento della sua stanza dove dormiva. È lo stesso Sfragaro a chiamare tre ore dopo i carabinieri dicendo di avere ammazzato la moglie e di essere pronto ad andare in carcere. Quando arrivano i carabinieri trovano l’uomo con la borsa di indumenti per andare in carcere. (http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/giacomo-sfragaro-strangola-moglie-dopo-che-carabinieri-sono-usciti-di-casa-2517964/).

 

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Il mio  sguardo da mediatrice familiare

“La coppia viveva separata in casa”, ecco vorrei proprio iniziare con questo incipit dell’articolo  e soffermarmi esclusivamente  su questo , senza prendere in considerazione altri fattori e  informazioni ;   capita che genitori che chiedano di iniziare una mediazione familiare vivano questa situazione  da tempo ,  magari con figli piccoli ,  e come professionista  mi rendo subito conto che  ci sia già un clima familiare e domestico compromesso perché alimentato dal  mantenere  uno status quo forzato del tipo  “come se fosse tutto come prima “ , ma in realtà  è da un po’ che  “non è più come prima” ,  i genitori fingono che lo sia  e  i figli  fingono che così  sia meglio anche se non lo è .

Qualche anno fa  lessi un bellissimo libro di  Silvia Vegetti Finzi   “Quando i genitori si dividono : le emozioni dei figli”  ( 2007) ,   più di 200  lettere che l’autrice ha raccolto e in tutte traspare quanto la separazione abbia avuto conseguenze sui figli per un tempo molto lungo.

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Mi  ero appuntata   alcuni   pensieri  espressi  da  questi  figli  , tra i più significativi  ,  che propongo di seguito  :

Scrive Michele: ”Tutto è come sospeso come quando sta per scoppiare un temporale: si aspetta di sapere chi e quando se ne andrà. Apparentemente non sta succedendo niente ma quel niente mi pesa. Ieri ero tornato a casa felice; mi sono messo con Ludovica bellissima, mi sentivo raggiante, leggero, avevo voglia di urlarlo al mondo ma a casa mia nessuno se ne è accorto. Certo loro hanno ben altro a cui pensare”.

Scrive Mirka:”Meno male che si sono separati: prima tornavo da scuola e non trovavo neanche la tavola pronta, loro parlavano piangevano gridavano, perfino i vicini se ne erano accorti e io gli facevo pena. Vi assicuro che non è bello sentirsi commiserati”.

Francesco:”Ricorderò sempre il momento in cui mia madre se ne è andata, un bacio secco sulla fronte.’Fai il bravo’ disse e via con il suo uomo che l’aspettava giù in macchina. In quel momento non ho detto niente ho stretto i pugni dalla rabbia e quei pugni non si sono ancora aperti.”

Ancora Gianfranco:”I miei genitori si sono separati che ero piccolo ma non hanno mai smesso di litigare. Ora ho 16 anni e mi sento più maturo di loro. Le loro ripicche mi fanno sorridere, non riescono a crescere, ma a me piacciono anche così.”

Scrive Lorena:”Un fulmine  a ciel sereno. Fino al giorno prima vita tranquilla e stabilità; ma una bella domenica mattina alle 7 scoppia la bomba. Lui dice che ama un’altra donna da anni e se ne va. Io dormivo e mi sono svegliata sentendo mia madre urlare e sono corsa giù dalle scale. Nessuno mi ha detto nulla, ma ci ho messo un secondo a capire. E’ come una lama che ti trapassa togliendoti per un attimo il respiro e in quell’attimo la mente si apre scoprendo che tutta la vita che avevi davanti era solo un’illusione, una sporca bugia. Lui piangeva io ero inebetita, guardavo fuori e pensavo ‘e adesso?  Adesso mi sveglio è  stato solo un incubo passa tutto, tutto torna normale’. In una domenica mattina mi è crollato il mondo mentre dalla finestra guardavo il mondo girare come sempre: il vicino che taglia l’erba, il profumo dei fiori e tutto il resto”.

La separazione rimane certamente una fonte di grande sofferenza per coloro che ne sono i protagonisti ed è indispensabile pensare sempre che tra i protagonisti vi sono anche i figli, che essi da soli non riescono a capire, né a razionalizzare.

Il processo separativo, a livello emotivo, scorre attraverso varie fasi che si susseguono nel tempo dove le persone incontrano molte emozioni diverse, dal senso di perdita della coppia coniugale, al risentimento, alla rabbia contro l’altro. Così i figli, spesso, vengono lasciati soli ad affrontare uno degli eventi più stressanti che possa capitare al nucleo familiare.

 

Mi sembra quindi che lo scenario della coppia di Pegli sia stato proprio quello di una realtà molto conflittuale e mai risolta ma anzi con un deterioramento dei rapporti,  tanto che  si legge sui giornali che  Le liti erano sempre più frequenti, secondo quanto hanno ricostruito i carabinieri della compagnia di Arenzano, ed anche violente” .

 

Ricordo un caso in cui una mamma voleva separarsi, e voleva iniziare il percorso di mediazione,  e come dal  suo racconto  si cogliesse  una certa  insofferenza nel dover  gestire più situazioni in contemporanea e nel dover pensarsi ancora , per diversi mesi,  col marito sotto lo stesso tetto.  Forse col senno del poi mi rendo conto e non lo escludo che quella mediazione iniziata e  conclusasi molto positivamente all’epoca forse evitò  un’escalation conflittuale  che avrebbe potuto  sfociare in qualche fatto drammatico come quelli della  cronaca odierna.

 

Risentimento , rabbia e gelosia  alimentati  nel tempo senza l’aiuto di chi può  trasformarle in maniera  positiva  e  definitiva ,  possono  diventare   una  miscela  irrimediabilmente  devastante  e  micidiale nel vero senso della parola.

Un percorso   come   ad esempio  quello della mediazione familiare  , in fase di separazione,    può  certamente  essere  utile . La presenza di un terzo, il mediatore, è estremamente importante per  trasformare la linea della relazione coniugale in una relazione triangolare. Il mediatore  accompagna e sostiene ciascun genitore nella ridefinizione della propria identità personale e nella negoziazione delle questioni relative alla separazione, affinché essa avvenga nel modo più sereno possibile.

Una  tale  “esperienza”  può  contribuire  a  realizzare  azioni  utili e  concrete di  significativa rilevanza sociale  proprio nell’ottica, a me molto cara,  di contribuire a  “migliorare la qualità delle relazioni umane”.

Stefania Cavallo

28 luglio 2016

Pensieri di maternità

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Vorrei partire dal bel film di Virzì   “La pazza gioia”  e dal racconto ,  all’interno di una comunità di accoglienza,  di un inaspettato incontro  e  amicizia  tra due donne molto diverse tra loro ma entrambe ferite nel cuore e nell’anima , oltre  che nella mente ; entrambe  pazienti psichiatriche con storie molto diverse, ma entrambe con vicissitudini giudiziarie.

Donatella/Micaela  Ramazzotti   è la madre che perde la potestà  genitoriale, per un tentato suicidio-omicidio  avvenuto col figlioletto stesso,   e a seguito  di questo drammatico gesto  il  figlio piccolino verrà  dato in carico  ai servizi  sociali e poi  in adozione  ad una nuova coppia di genitori .

Beatrice/ Valeria Bruni Tedeschi   è una nobildonna  (che evoca  Carla Bernaschi  la ricca, ma insoddisfatta moglie di Giovanni Bernaschi  del   “Capitale Umano”)  che, separatasi  da un avvocato molto facoltoso ,  si innamora  di  un giovane  pregiudicato  e  delinquente che le rovinerà la vita  e si capisce che  anche lei come Donatella  crede   nell’amore  ma  ha   incontrato uomini sbagliati  e  in qualche modo pericolosi ,  portandola  a  crearsi una vita parallela  e totalmente  “fuori” e  un pò  “sopra le righe” .     In questa storia c’è anche il loro  rapporto  “disfunzionale” con  le reciproche famiglie di origine e in particolare  un rapporto conflittuale  con la figura materna , una figura devastante  e  abbandonica per entrambe .

E’ un film  tutto femminile  e sul tema del   materno, oltre che sulla  incredibile  necessità di amare e di sentirsi amati   e  sul tema sociale delle case famiglia e del difficile lavoro degli operatori dedicati alla riabilitazione mentale ,  ed ecco che  mi fa piacere  riproporre  un mio contributo  su questi temi  partendo da fatti di cronaca  del territorio di qualche anno fa .

Pensieri di maternità  

(dal mio libro “Lavoratori Acrobati”)

Ho ancora ben presente alcune storie di madri che si possono essere trovate nella situazione disperata di protestare, magari incatenandosi, dinanzi al palazzo comunale, a seguito di un’ordinanza del Tribunale dei Minori che notificava che i figli sarebbero stati loro tolti per la seconda volta per essere affidati alla cura del Comune e portati in una casa famiglia.

 

Questa è una delle tante notizie che quotidianamente la cronaca ci presenta e intanto soltanto sulla base di un autentico sentimento materno personale dico che mi sento molto vicina a queste signore e mamme dal cui racconto emerge spesso un vissuto connotato da una forte componente di indigenza economica unito ad un sentimento di grande dolore a causa di un’ esperienza di fallimento e di vergogna individuale e sociale.

 

Certo che ancora una volta, come più spesso accade di leggere dalla cronaca quotidiana, si coglie anche da queste storie la difficoltà del vivere il ruolo di genitore e tanto più se si parla dell’essere madri oggi in tempi di crisi e si assiste spesso inermi ad una “rappresentazione” della maternità lontana dalla realtà.

 

C’è sempre un “giudizio” che esige risposte il più delle volte pre-confezionate a domande del tipo “Qual è la famiglia ideale?” oppure “Esiste la famiglia perfetta?” o ancora “Esiste la mamma perfetta?”. Sappiamo che nella realtà ogni mamma cerca di fare quello che può, per essere una buona madre. Ci sono approcci che idealizzano e valorizzano la maternità come “piacere” e non come “dovere”, ma forse il dibattito richiederebbe una maggiore onestà morale e una maggiore conoscenza della complessità che può evocare una “cultura della maternità” oggi in Italia.

 

Allora vorrei, a questo proposito, lanciare un interrogativo aperto ed insieme una provocazione sul fatto che ogni maternità sia un ‘incognita, un’avventura che si sviluppa per vie sconosciute e spesso nuove e “dietro ogni maternità c’è una persona, che indichiamo con cinque lettere sempre uguali ma che è ogni volta diversa” (Fonte: Valentina Furlanetto, giornalista –scrittrice e autrice di “Si fa presto a dire madre” Melampo ed.).

 

Definire la dimensione del materno è molto più complesso sia in rapporto ai ruoli genitoriali che cambiano sia perché, oggi, madri e padri sono sempre più intercambiabili e per questo è opportuno stimolare riflessioni sull’essere padre e madre nella propria diversità e complementarietà, sul proprio stile educativo e sulle scelte da affrontare insieme per sé e per i figli.

Sapere educare ed educarsi alle transizioni, ai cambiamenti di assetto socio-economico, familiare e o personale, è un compito che va affidato ai genitori, senza esautorarli, ma senza peraltro lasciarli soli e, come spesso mi capita di ricordare e sottolineare nei miei incontri su questi temi, le persone che per motivi professionali affiancano la famiglia nei suoi passaggi più delicati e difficili dell’ esistenza, quindi anche in tempi di crisi economica come l’attuale, hanno proprio una grande responsabilità.

“Per vivere con onore bisogna struggersi, battersi, sbagliare e ricominciare da capo e buttare via tutto, e di nuovo ricominciare e lottare e perdere eternamente”. Lev Tolstoj

 

 

 

 

I libri che consiglio per quest’estate 2016

I  libri   che consiglio  per quest’estate 2016

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Viaggi del pensiero dentro e fuori di noi

 

Quest’estate  mi dedicherò   a  profonde riflessioni , attraverso   “viaggi  del pensiero”   e percorsi   culturali ,  da svolgere   dentro e fuori di noi ,  accompagnata   da   scrittori ,  pensatori   e giornalisti  che sanno fornire  i giusti  spunti di riflessione e strumenti   per  curare il  proprio  benessere  individuale e collettivo ,  soprattutto ai tempi della crisi.

Riflessioni   sulla  nostra società  e  sulla ricerca di   sé stessi   per   capire dove stiamo andando e  “quale   umanità   potremo e vorremo essere”  nei prossimi  20 , 30, 50   anni.

Ecco le mie proposte :

Jacques Lacan 2 vol.  La clinica psicoanalitica: struttura e soggetto di Massimo Recalcati, Raffaello Cortina Editore

http://www.raffaellocortina.it/scheda-libro/massimo-recalcati/jacques-lacan-9788860307996-2195.html

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Cosa pensano le ragazze di Concita De Gregorio , Einaudi Editore

http://www.einaudi.it/speciali/Concita-De-Gregorio-Cosa-pensano-le-ragazze

cosa pensano le ragazze

BABEL  di  Zygmunt Bauman ed  Ezio Mauro,  Editori Laterza

http://www.laterza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1624&Itemid=101

 

 

Bauman  - Babel

 

Stefania Cavallo

https://stefaniacavallo.wordpress.com/2016/04/27/appello-per-i-miei-libri/

6 luglio 2016

 

PRECARIETA’

PRECARIETA’

 

Speranza :

“Qualcosa accadrà! Non può non accadere; per quale motivo, infatti avrei avuto in sorte questa sofferenza per tutta la vita ? (…)  Qualcosa sicuramente succederà perché non può accadere che una cosa duri eternamente.” Citazione da Il maestro e Margherita di Mikhail Bulgakov

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La Venere di Man Ray

 

Precarietà , un termine molto usato di questi tempi  ma è anche una parola antica perché come ci ricordano  i filosofi  l’esistenza stessa è precaria , nasciamo con questa presenza della nostra precarietà  legata alla nostra caducità del vivere , come ci hanno ricordato i grandi   scrittori  dell’antichità  come Orazio, passando per gli umanisti  mecenati come Lorenzo De Medici ,  sino agli esistenzialisti  del novecento  e ai nostri contemporanei  .

La precarietà odierna  causata dalla crisi economica  è una precarietà  singolare , tutta contemporanea  sulle  cui  cause e conseguenze   si preferisce spesso tacere   o considerarla appunto come fatto filosofico ed esistenziale , quasi  come  un male necessario , un dogma   sul quale non c’è molto da  dire e da spiegare , lo si accetta e basta .

Essere precari oggi   assume  per ciascuno    un significato diverso  .  C’è precarietà e precarietà  !

Non tutti i precari sono uguali . Ci sono i precari intellettual –culturali , ci sono i precari  delle cooperative , ci sono i precari  della sanità e   dei settori  economici  storici  crollati come l’edilizia e il tessile , sono tante le tipologie della precarietà   lavorativa  attuale , ognuna trattata in maniera diversa , ma ciascuna con un comun denominatore  quello dell’impoverimento dei salari  , quello  della lotta  per la sopravvivenza  in un mercato molto competitivo , quello    di un concetto di “lavoratore”  in continuo   scacco  dei chiaro-scuri dell’economia  e della politica .

Sempre più la precarietà  diventa la risposta  ad  una concezione nuova del lavoro  , ossia un nuovo modo di concepire il lavoro non più a tempo indeterminato e nemmeno a tempo determinato , ma un lavoro  che va cercato  spesso reinventandosi  e  preparandosi  a “cancellare”  tutti   i vecchi stereotipi   esistenti  e superstiti   della    propria  concezione del lavoro.   Le tante  storie precarie , scritte in questi anni recenti  da precari , spesso costituiscono uno  spaccato  , a volte divertente a volte triste e paradossale ,  di chi  è costretto a soprav-vivere costantemente in bilico tra la creatività necessaria all’invenzione di un lavoro e il rischio della follia.

PRECARIETA’-ESISTENZA-INCERTEZZA-VULNERABILITA’- INSOSTENIBILITA’-CARENZA …….parole che messe in sequenza rendono bene l’idea  della loro sinonimia  ed  interscambiabilità .

Esistere  significa essere già precari ,  sostare   in una condizione  di continua incertezza  quasi naturale e   anche  dogmatica ; senza sicurezze e certezze di un lavoro  “che non si troverà” siamo  ostaggi    dell’ansia e della paura , del “non riuscire a farcela” , del  “non sostenerne  il peso “ ; in questo stato  così   “permanente”   di precarietà  è   molto  facile cadere nella depressione  e  sentirsi “vulnerabili”  nella rinuncia  al   “potercela fare”, al  poter  “ripartire”.

In una società consumistica bisogna fare i conti con la carenza  , col fatto che necessariamente  si debba “tagliare” su molte cose , ma anche in questo caso ci sono delle priorità.  Si può tagliare sul voluttuario, su alcuni alimenti , sull’andare a teatro  e al cinema , sull’andare al ristorante , sulle vacanze, ma non  si può tagliare  ad esempio  sulle utenze , sull’affitto o il mutuo, sulla scuola dei figli , né si può tagliare sulla salute.

Quale scenario futuro ci aspetta come società che sta cambiando?

Molte cose  cambiano alla velocità della luce e ce lo dicono gli “scenaristi”  e “futurologhi”, lasciandoci spesso sgomenti e increduli , ma qualcosa dovrà accadere e non saremo ancora pronti .

E’ importante capire che è cambiato tutto e bisognerà capire che sarà sempre più importante “aiutarsi” per   costruire  un  nuovo  modello  di società  per i prossimi ’20, ’30 e ’50 anni .

Benedetta Barzini  , nota top model   che  “a vent’anni ha conquistato la copertina di Vogue e  ha posato per Bert Stern, Sokolowsky, Richard Avedon, è stata amica di Salvador Dalí e Andy Warhol, una delle modelle preferite di Ugo Mulas.  Ma dire solo questo sarebbe riduttivo…femminista, attivista, giornalista, madre, docente e tanto altro” ,  in una sua recente intervista per il  progetto di Concita De Gregorio “Cosa pensano le ragazze”  parlando di sé ,  ad un certo punto nel rispondere che cosa porterebbe con sé  se dovesse scappare da un momento all’altro ,  dice che  per prima cosa   porterebbe con sé un sasso , un piccolo sasso , un sasso che definisce come se fosse legato , con delle fessure bellissime e tragiche , un sasso prigioniero di  sé stesso , come la Venere di Man Ray ; la Barzini vede in queste immagini , quella del sasso prima e quella dell’opera di Ray poi  , qualcosa che somiglia a noi esseri umani  che non riusciamo ad aprire mai  le ali , a volare , perché siamo come  “rattrappiti dentro gli obblighi”  con   la fatica di trovare il coraggio.

(Fonte : http://video.repubblica.it/cosa-pensano-le-ragazze/testimoni-del-tempo/benedetta-barzini-le-modelle-come-le-schiave-di-samarcanda/245035/245108)

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Quest’ultima  riflessione “a immagini”  della Barzini   è in effetti molto evocativa  e nitida  di un sentire  che mi rappresenta e rappresenta la mia  vita precaria  oggi .

A completezza di queste mie riflessioni  aggiungo  un mio precedente contributo  del noto pensatore polacco  Bauman  :

https://stefaniacavallo.wordpress.com/2015/10/05/nel-regno-di-babel-4-ottobre-2015-milano/

Ed altri  contributi video a riguardo:

http://www.salonelibro.it/it/news/video/13100-zygmunt-bauman-ed-ezio-mauro-dalla-crisi-della-democrazia-all-avvento-tecnologico.html

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-8d0036b8-9cf6-4771-91d7-0d4719f45f03.html

Bauman  - Babel

https://stefaniacavallo.wordpress.com/2015/06/07/il-mio-sguardo-su-il-lavoro-che-non-ce-le-mie-iniziative/

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Stefania Cavallo

5 luglio 2016

 

 

 

 

 

PARTECIPARE A UN CAMBIAMENTO DA CITTADINA DEL MONDO

PARTECIPARE  A UN CAMBIAMENTO  DA CITTADINA DEL MONDO

 

Donne che resistono 31 maggio

 

Qualche giorno fa  ho partecipato per la prima volta ad un colloquio  per candidarmi all’ Assessorato al Sociale del Comune di Vimercate  col metodo distintivo del Movimento 5 Stelle  ed è stato emozionante perché ci si mette sempre un po’ in discussione  e in gioco .  Potrò dire   ai miei nipotini  che   ho provato  anche questa  nuova esperienza  di cambiamento  politico  e civile  .

Forse ci sarebbe voluto un po’ di più  di tempo  per conoscersi reciprocamente meglio  ( se penso a quel colloquio…)  anche se dicendo questo   qualcuno  potrebbe   pensare che  pecchi  un pò  di ingenuità , no?   Diciamo che mi piace pensare questo  e  lasciare aperte  diverse possibilità  e opzioni , anche se  non voglio essere ipocrita  e  certamente  mi sarebbe piaciuto  occuparmi  di Sociale , e di  tutti gli annessi,   per Vimercate  per   coronare  un percorso personale  e pluriennale   in questo  campo  e per  poter  rilanciare un nuovo percorso tutto da  scrivere  e raccontare  insieme  ad una squadra  innovativa  e leader politica  di un cambiamento  con   ricadute   attese  ed epocali   in scenari  più generali  .

Comunque  per chi volesse conoscere tutto quello che ho realizzato  ( e continuo a realizzare)   nel territorio  e   non solo ,   ecco di seguito dal mio sito  e dal mio blog :

http://stefaniacavallo.jimdo.com/blog/

https://stefaniacavallo.wordpress.com/2015/06/07/il-mio-sguardo-su-il-lavoro-che-non-ce-le-mie-iniziative/

https://stefaniacavallo.wordpress.com/2013/10/30/le-mie-iniziative-di-sensibilizzazione-culturale-per-linfanzia/

https://stefaniacavallo.wordpress.com/2015/05/28/le-mie-nuove-iniziative/

Posso aggiungere che   al di là delle mie competenze professionali  in tanti anni non sono mai stata  ferma   sia sul territorio   sia nello scrivere sul mio blog   “Lavoratori Acrobati”  , ho tessuto tantissime relazioni  costruttive  col mondo associazionistico e del terzo settore, ho  costruito una rete di  relazioni  in tanti ambiti  ,  sempre  contravvenendo   alla logica del   “  coltivare  il  proprio orticello”  ,  perché  mi piace sperimentare  e coniugare aspetti teorici ad aspetti più pragmatici  e nelle  situazioni   problematiche   mi piace investire   tutta me stessa senza risparmiarmi .

Ho avuto la fortuna di interessarmi  di   tante questioni   grazie alla   mia formazione  negli studi sociali e politici ,  la mediazione familiare e sociale , la formazione e consulenza   aziendale,  il continuare a   formarmi in autonomia   grazie ad eventi   importanti e progetti  da me  voluti  e  realizzati  in cui mi sono occupata da vicino di “figli contesi” , del tema della disabilità ,  di genitorialità e nuove famiglie , di adozioni  e affido, de   “i bisogni dei bambini”, di maternità,  di internet  e social net ,   percorsi  per “Educare alla  Pace”e molto altro.

Penso anche che  si debba fare di più per i giovani  e per le persone anziane e non credo che siano categorie sociologiche separate  e speciali  rispetto al resto della società  ma penso che  ad esempio quando si citano  ” i giovani” forse varrebbe  la pena di parlare di ” vuoto e di emergenza socio-educativa intergenerazionale” ,  così come quando si affronta il tema dei cosiddetti ” anziani”    ritengo di fondamentale importanza  custodire , curare   e valorizzare di più   tutti quei luoghi  e quel   tipo di realtà  , come i vari circoli,   a valenza aggregativa  e di rilevanza per il tessuto sociale  che appunto  riuniscono   soprattutto  persone pensionate  ,  over 60 ma non solo .

In questi percorsi  , a volte,  mi sono fatta accompagnare da alcuni miei  “maestri”  e  “amici”,  in ambito psico-socio-educativo   e anche spirituale , alcuni molto noti  come Maria Rita Parsi  ,  Fulvio Scaparro , Matteo Villanova  e   Igor Salomone,   così come  invece  per moderare   gli incontri  realizzati e  dare maggiore visibilità  ai temi  più  di interesse sociale , come  “la violenza domestica”  e  “ la società del lavoro che non c’è” ,   spesso  mi hanno dato una mano      noti/e     giornalisti/e    e  scrittori/rici    come Nicoletta Sipos   e  Paolo Gila .

Ho collaborato e collaboro   con diverse amministrazioni pubbliche   fornendo il mio supporto  per  “azioni concrete”  relative  al tema della “mutualità  sociale”  e al senso  del  “sentirsi comunità  oggi”  con un mio  progetto   dal titolo  “I BISOGNI DELLE FAMIGLIE AI TEMPI DELLA CRISI E MODELLI POSSIBILI DI MUTUALITA’ SOCIALE  in cui   coinvolgo  importanti e significative  Testimonianze  come   le Banche del  Tempo   e   le  realtà di Auto Mutuo Aiuto  del territorio .

Viaggi  e percorsi   culturali , svolti  dentro e fuori di noi ,  accompagnati  da   esperti  che sanno   fornire  giusti  spunti di riflessione   e   strumenti   per   curare il  proprio  benessere  individuale e collettivo ,  soprattutto ai tempi della crisi.

“Questa incertezza contagiosa che sperimentiamo quotidianamente, in questo tempo di crisi, si collega alle tante paure che proviamo e che purtroppo sono in continuo aumento.

Lo psichiatra Vittorino Andreoli  ci parla di “paura di impotenza” perché se ci si sente “un nulla” si crea davanti a sé stessi un muro insuperabile che ci fa sentire “impotenti” e se ci si sente così, non riusciremo ad uscirne.

Ecco allora anche la paura di fare le cose che abitualmente facciamo per gli altri, abbiamo paura di stabilire delle relazioni e tutto questo annulla anche il “pensare al futuro” e immaginiamo poi l’impatto di questo sentimento interiore e doloroso, il condizionamento che ne consegue quando, da genitori, si hanno bambini piccoli!

Tutto questo porta all’infelicità, non solo, ma questa società così facendo si priva della coerenza, della necessaria distinzione tra il bene e il male e resta senza punti di riferimento”

(dal mio libro  LAVORATORI ACROBATI  pag. 16 )

 

Stefania Cavallo

2 luglio 2016

 

SCRIVERE UN CURRICULUM di Wislawa Szymborska

Wislawa Szymborska

 

Wisława_Szymborska

Premio Nobel nel 1996 una delle più grandi poetesse polacche; amava il verso libero che le consentiva di esprimere attraverso la sua poesia sia la profondità che la leggerezza dell’esistenza.

Nella sua bella poesia  “Scrivere un curriculum” ,  che propongo di seguito,   la  Szymborska  dice  :

“ Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu. ….L’appartenenza a un che , ma senza perché. Onoreficenze    senza motivazione .”..……..e oggi  cos’ è cambiato?

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SCRIVERE UN CURRICULUM

di Wislawa Szymborska

Che cos’è necessario?

E’ necessario scrivere una domanda,

e alla domanda allegare il curriculum.

A prescindere da quanto si è vissuto

è bene che il curriculum sia breve.

E’ d’obbligo concisione e selezione dei fatti.

Cambiare paesaggi in indirizzi

e malcerti ricordi in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,

e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.

I viaggi solo se all’estero.

L’appartenenza a un che, ma senza perché.

Onorificenze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso

e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,

cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore

e il titolo che il contenuto.

Meglio il numero di scarpa, che non dove va

colui per cui ti scambiano.

Aggiungi una foto con l’orecchio in vista.

E’ la sua forma che conta, non ciò che sente.

Cosa si sente?

Il fragore delle macchine che tritano la carta.

Fonte: http://www.girodivite.it/Scrivere-un-curriculum-di-Wislawa.html

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