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Archivio per aprile, 2013

OPUSCOLO AUTO-MUTUO-AIUTO . ISTRUZIONI PER L’USO

 

 

PRESENTAZIONE   DI

AUTO-MUTUO-AIUTO

PER PRECARI E DISOCCUPATI   .  ISTRUZIONI PER L’USO

 

Opuscolo  di Stefania Cavallo

 

Tg Piazza Affari  9 gennaio  2013 

 

Insieme si trova la forza per reagire!

 

 

Dopo Lavoratori Acrobati …..

 

E’ da più di un anno  che mi sto   interrogando sulla necessità di implementare o creare  “sportelli” ad hoc per tutte quelle situazioni relative a chi perde il lavoro e cercare di diffondere una maggiore sensibilità e cultura su questi aspetti nelle nostre comunità .

Ritengo   importante che chi perde il lavoro passi dalla sua condizione ad una nuova con una maggiore consapevolezza delle sue risorse interiori e non si percepisca come vittima impotente ma cerchi attraverso questo evento, seppur drammatico,  un’ occasione per lottare e unirsi a  realtà di mutuo-aiuto , come quelle spontanee che si trovano spesso nei presidi di lotta pacifica in cui  “si resiste”  per riprendersi il proprio lavoro e la propria dignità,   non si isoli o si vergogni pensando che sta vivendo , solo lei o lui, questa condizione ma reagisca perché insieme si possono trovare delle soluzioni e insieme possiamo cambiare questo stato di cose ormai  “datato” e intollerabile sul piano umano, civile e sociale, oltre che economico .

In che modo allora possiamo cogliere il positivo di questa crisi?  Come  possiamo fare un passo avanti senza dover tornare indietro e rinnegare i  progressi fatti?

Il dibattito è molto diffuso e anche controverso, certo si comincia sempre di  più a parlare anche di Etica e di come bisognerebbe tornare a modificare il
nostro modo di approcciare l’esistente in tutti i suoi aspetti. Forse tutto
questo sta accadendo per farci capire a livello globale che l’attaccamento
materialistico e l’arricchimento di pochi a scapito dei molti siano valori e
orientamenti morali che hanno fatto il loro tempo?

E’  mia intenzione  fornire approfondimenti  su come si possa creare  uno “spazio di ascolto”  per chi ha perso il lavoro e  soprattutto  ipotizzare   la formazione di   un  “gruppo di auto-mutuo-aiuto”  legato alle tematiche del lavoro .

 Questo opuscolo  nasce  dall’esigenza di  estendere la conoscenza di queste realtà ,  affinché  si possa   approfondire  che cos’e un gruppo di auto-mutuo-aiuto e del perché di questi gruppi con problematiche diverse, delle modalità di conduzione di un gruppo così composto  e insieme  si potrà  decidere su  come procedere in merito.

Il supporto morale  e umano  in queste circostanze  è fondamentale per non soccombere  e  poter scongiurare spesso il peggio .

“ Incontrare altre persone nella stessa condizione significa porsi in ascolto della propria e altrui storia, superare il senso di vuoto e isolamento, confrontarsi con altre esperienze e scambiarsi informazioni a tutto vantaggio del proprio  benessere  e di chi  ci è più vicino ”.

Da diversi anni  sono operativa  con attività di “ascolto”  sul nostro territorio , a partire  da quelle più legate  agli  aspetti di conflittualità  all’interno delle coppie  e delle famiglie  sino  a quelle  più recenti  legate alle tematiche del lavoro,  di  cui ho anche potuto scrivere  il mio secondo   libro  Lavoratori Acrobati .

Sento spesso le pubbliche amministrazioni “lamentarsi”  che non possono fornire adeguati servizi per il sociale  e che hanno sempre meno risorse  e devo dire che questo un po’ mi indigna  e non mi convince troppo,   perché  ad esempio  per aprire uno spazio  di ascolto su tematiche legate a chi ha perso il lavoro  e quindi uno spazio che “aiuti”  moralmente a traghettare le persone  a  situazioni  più sostenibili  sul piano personale e umano,  non occorrono molte risorse  finanziarie  in quanto  lo  si può realizzare  a costi minimi  , basta  avvalersi i di uno spazio fisico   e  di persone che  per  competenza  e vissuto gestiscano  questo spazio  magari in una situazione di rete tra più comuni  , a costi ridottissimi , quasi a “costi zero”  .

Ritengo che ,almeno in una fase di avvio del progetto, in questi spazi  ci debbano essere persone   formate alla relazione d’aiuto  e che comunque non  siano semplici volontari .

Una volta avviato lo spazio ,  si può organizzare l’attività di gruppi di auto-mutuo-aiuto  secondo le esigenze  che verranno  esplicitate e raccolte , in maniera sistematica, da chi ha perso il lavoro e anche questo tipo di progetto può essere concepito e realizzato  con un respiro un po’ più sistemico  territoriale  e in rete anche con  tutte le altre realtà  che poi concretamente, in fasi successive ,  possono  avviare un  percorso di  reinserimento lavorativo adeguato e quant’altro .

Mi piacerebbe molto  che  le diverse Istituzioni  interessate  investissero più tempo a mettere  veramente, coi fatti , al primo posto della loro  agenda l’emergenza del lavoro  e le possibili azioni e servizi da attivare in maniera virtuosa e in collegamento a cascata con le aree  del sociale,    delle politiche  per le famiglie, per le donne e per i giovani ;  coerentemente  le Pubbliche Amministrazioni potrebbero presentare  al Governo proposte  e  progetti  a favore del  “lavoro”,   in maniera che vengano  riconosciute e premiate  con risorse   le amministrazioni  più attive in merito ;  credo che  queste modalità  darebbero maggiori stimoli  e    molti “burocrati”  della pubblica amministrazione  si trasformerebbero  in  fulcri  dinamici  e creativi  a favore della collettività  e  , in maniera preventiva, soprattutto  del benessere sociale  in senso più ampio.

 

 

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AMORE VIOLATO di Giovanna Capizzuto

AMORE VIOLATO  di Giovanna Capizzuto   

 AMORE VIOLATO MASATE

Libere conversazioni con la scrittrice Giovanna  Capizzuto   

 Con piacere ho aderito a questa nuova iniziativa del  “maggio masatese “ , su invito di Chiara Tangari responsabile delle Biblioteche di Basiano e Masate,  di  presentare  insieme alla scrittrice  masatese   Giovanna Capizzuto  il suo secondo libro  dal titolo “Amore Violato” ,  il prossimo 5 maggio alle 16,30  a Masate , aprendo  ad alcune riflessioni .

 Il tema che verrà affrontato, attraverso   le vicende di Benedetta , la  giovane protagonista del romanzo ,   è quello molto delicato e attuale della violenza sulle   donne nel contesto della coppia, un tema che seguo da tempo e di cui ho scritto in vari miei contributi .

 Giovanna  Capizzuto  ha voluto centrare proprio questo problema della “violenza domestica” all’interno di una coppia normale,  rappresentandolo  e descrivendolo  quasi come in un film , con una forza narrativa  che ho trovato molto al femminile .

 Il tema della violenza ,  anche questo un grosso problema  della nostra contemporaneità  , soprattutto  sappiamo dalla cronaca e dalle statistiche  che il luogo degli affetti  per eccellenza ossia la famiglia  è proprio il luogo in cui avvengono i delitti più efferati,  così come  le violenze domestiche  e le vessazioni più  aberranti su bimbi e donne da parte di padri  , di mariti, fidanzati  o  ex-compagni .

 

In questo romanzo ho trovato  notevoli spunti per parlare di vita reale  e per riflettere  insieme  su cosa si intende per AMORE  , per    VIOLENZA  e  quindi  per riflettere senza pregiudizi  e nello specifico  sulla  “violenza domestica” . 

 Il romanzo ci condurrà ad un lieto fine  così come dice l’autrice, nella sua delicata e struggente prefazione :

  “ La maggior parte dei miei scritti sono a lieto fine : un libro deve portarci in un luogo dove, perlomeno  alla fine, la vita sia migliore! ”.

Vi aspetto, Stefania
 
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Quali aspettative si alimentano in un gruppo AMA per disoccupati?

Quali aspettative   si  alimentano  in un gruppo AMA per disoccupati?

 

AMA  INZAGO  Disoccupati

E’ l’interrogativo che  più   mi risuona, dopo l’incontro di ieri  .  Credo che sia per i vari interventi   e anche un paio di  mail  di questi due mesi e mezzo  .

E’ evidente che in un gruppo su questo tema  ci fosse negatività e in vari passaggi anche del forte pessimismo , tuttavia vorrei ricordare che  questo progetto è nato proprio per “trasformare” queste negatività  , ( che si verificano a seguito della precarietà e disoccupazione lavorativa ),  in positività per se stessi e per gli altri.  Il messaggio forte che mi sento di rilanciare oggi è  quello di “non mollare” e di farsi una propria visualizzazione interiore e porsi delle domande nel chiedersi  “ che non sia presente qualche altro ostacolo?”

E’ chiaro che il mio compito  prioritario è creare le condizioni per fornire un sostegno  umano e  morale , scevro da giudizi. 

AMA  per disoccupati non è stato creato come “sportello- lavoro”  , né come ambiente in cui realizzare delle manualità  di tipo artigianale , dal momento che   un gruppo AMA   non  cerca del  profitto  o qualcosa di “materiale” ,  bensì   cerca  di attivare   una   “forza interiore”  ,  cerca di ristabilire   nei partecipanti  una visione possibile  di  fiducia  e  speranza   esistenziale   per uscire  dai propri bisogni  , appunto  più di tipo materiale ,  e  soprattutto  per far si che non si soccomba  psicologicamente.

Ognuno ha una sua storia  e delle proprie  idee,  tutte rispettabilissime  e uniche  , proprio per  questo  una tale  esperienza  cerca di aggregare  e  ri-orientare tutti questi  diversi  sguardi   su un unico terreno che è  fondamentalmente  quello di   uscire  dall’isolamento e fare RETE ……ma che tipo di RETE?

Una RETE di umanità , di idee, di progettualità , di comunicazione  relazionale virtuosa  che allarghi i propri orizzonti interiori e concretizzi   anche dei  propri sogni  o  ambizioni , perché no?

Il sostegno   è strettamente di tipo  morale e più psicologico , in senso umanistico e non terapeutico,  grazie alle personali risorse  che ognuno decide  di mettere sul tavolo  del reciproco aiuto.

Chi si aspetta qualcosa di diverso forse è giusto che sappia, a mio avviso, che ha sbagliato  luogo  e realtà.

La sfida però resta , per quanto mi riguarda, e ora desidero far mia la frase  citata  in questi giorni , nel suo secondo  libro, da Saviano, ( il «corridore di storie» che non diserta il ruolo di narratore civile ), presa da una poetessa  bulgara  Blaga  Dimitrova  e   che   dice,  tra l’aforisma citato  :   

« Nessuna paura che mi calpestino.  Calpestata, l’erba diventa un sentiero » .  Per me la seconda parte della frase  è  evocativa  dei difficili  percorsi  culturali   che  a volte propongo alle comunità  , nel mio piccolo,   e  voglio credere  che    ci siano tanti  sentieri   possibili  da  calpestare  e da  far nascere !  

Credo  che ognuno potrà decidere,  in cuor suo ,  se proseguire nel sentiero tracciato  (un po’  umilmente dalla sottoscritta  ) o fermarsi.

Grazie ancora  a tutti  per  l’opportunità di incontro . 

Stefania

14 aprile 2013

Pensavo ad una vita diversa ……..per me, per la mia famiglia e per mio figlio!

Pensavo ad una vita diversa ……..per me, per la mia famiglia e  per mio figlio!

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Ieri ho appreso del doloroso e  irreversibile gesto  dei coniugi  di Civitanova Marche  e del loro parente   e di queste tre vite spezzate per sempre  ,  in un secondo  ……quando si dice che  le cose non possono cambiare!

Intanto le persone   sempre più fragili  non reggono  al troppo peso  di una deprivazione  materiale continua  ma anche  di una deprivazione morale  e  interiore ancor più profonda  e  devastante.

Ci tengo anch’io  oggi  nel  provare  ad   esprimere  , cautamente  e a voce alta ,   qualche riflessione   , ancora una volta  su fatti come questo,   perché non debbano più ripetersi   .

 Non c’è crisi  che valga la vita di un essere umano !

In me c’è un profondo senso di sconforto ,  ma anche il desiderio di continuare a dare  messaggi   positivi, perché chi scrive sa  molto  bene cosa vuol dire trovarsi in situazioni come quella che hanno vissuto i due coniugi  .

E’ importante che le persone che vivono certe situazioni   sappiano che  bisogna “ imparare a chiedere” anche se nella loro vita  non l’hanno  mai fatto   prima  .  L’orgoglio va messo da parte,   perché  è importante   cambiare  prospettiva   esistenziale   in questi momenti ,   così come non bisogna  vergognarsi  di chiedere aiuto e supporto  alle istituzioni , ai parenti  e agli amici  e ugualmente   queste istituzioni , questi parenti e questi stessi amici  devono anche loro iniziare un cambio di prospettiva  umana  e sociale  nell’imparare  a  cogliere  e a decodificare  , con delicatezza  ed empatia,  questi  segnali di aiuto  spesso invisibili  che arrivano loro  .

Lo dico da tempo che è opportuno creare una maggiore rete di sostegno sociale e culturale  in maniera capillare  sul nostro territorio  che  possa  essere di aiuto  proprio in questi casi  sempre più  diffusi .

E’ chiaro che  nessuno ha la sfera magica  e può  fare previsioni   certe sul nostro futuro  ,  ma così non si può più  andare avanti   ed è urgente  e cominciare a partire da noi stessi   nel cambiare le cose  anche attraverso  piccoli gesti quotidiani  di solidarietà  per  chi è in difficoltà  , partendo   magari proprio dai propri cari  per poi estendersi    ad altre persone .

Sapete   anch’io  pensavo ad una vita diversa  per me, per la mia famiglia e  per mio figlio !

Dal 2009  ne ho passate tante  e su queste cose vi   ho scritto  pure   il mio secondo libro “Lavoratori Acrobati “   in cui mi sono messa dolorosamente a nudo , partendo dalla mia situazione di  precaria  sottopagata  e   disoccupata così  come raccontando di mio marito disoccupato  e spesso senza più alcun reddito mensile  ,   per parlare ed estendere il discorso  anche  ad altre situazioni analoghe  cercando di dare però sempre un po’ di respiro alle problematiche   trattate.

Perché   si possono perdere  tutte le   proprie  certezze materiali , ma  non si deve  permettere a nessuno di  togliere  la speranza  ,  la forza  di  riprendersi   e di ripartire …….se  questo accadesse   sarebbe  veramente  grave   e   dovrebbe interrogarci tutti   in maniera molto seria , in quanto  , a mio avviso,  non sarebbe  né accettabile  né   umanamente sostenibile  .

Sono “ laicamente “  e personalmente   contraria al suicidio   perché penso che sia molto meglio “resistere”  e lottare   per cambiare veramente le cose   ,  anche se  tutto ciò  costa moltissima  fatica emotiva  e probabilmente  ti  “toglie anni di  vita”   ugualmente , in senso lato,  e di spensieratezza ,   ma lo penso con  onestà intellettuale  e con l’intelligenza del  cuore  perché  vorrei lasciare a mio figlio   e  alle prossime generazioni    il messaggio  che   le avversità  ci   fortificano  e   ci  rendono  migliori  , indipendentemente  dalla nostra volontà e  dai nostri  desideri……….allora tanto vale  provare  ad  imparare ad assecondarle , no?  

 

Stefania Cavallo

6 aprile 2013