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Archivio per gennaio, 2017

Il fatto : “ Non vogliamo i profughi nei nostri paesi !”

Il  fatto  :  “ Non vogliamo i profughi nei nostri paesi !”

 

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Oggi mia sorella ha voluto rendere pubblico su facebook  il fatto che  una sua conoscente   le avesse inviato  il seguente sms :

“Buon giorno a tutti , volevo comunicare che giovedì 26 alle ore 20:15 davanti al comune di Masate si terrà una manifestazione Molto importante per tutti i cittadini italiani!!! Per dire basta aiutare i profughi ma per dire che adesso hanno molto più bisogno i nostri connazionali! Qui nei nostri paesi non li vogliamo ospitare i profughi.”.

Al momento ho riletto queste parole e poi ho pensato che in realtà questa informazione mi era già arrivata in settimana da un’amica,  la quale mi aveva detto che dovrebbero arrivare  circa  16 profughi su invio della Questura  a Masate perché ci sono diverse abitazioni private libere ecc. , quindi è possibile che questi nuovi  profughi potrebbero alloggiare vicino alla scuole del paese .

 

Allora,  intanto è importante conoscere sociologicamente la storia di questa comunità e dei suoi abitanti, altrimenti possono sfuggire significati  precipui  sulla lettura di  ciò che sta avvenendo in questo piccolo paese.

 

La mia premessa è che non è tirando su muri e creando nuovi ghetti che si risolve un problema così complesso come questo dei profughi che arrivano anche nelle nostre comunità e credo che le nostre amministrazioni abbiano la responsabilità di gestire queste situazioni in maniera molto seria, senza improvvisazioni,  creando tutte le condizioni necessarie e fondamentali per garantire sia i nuovi  ospiti sia  la comunità ospitante secondo il profilo  della giusta accoglienza , della legalità   e dell’integrazione sociale  .

 

Masate è un paese con circa 3500 abitanti , in provincia di Milano – zona Est,  in questo paese sia io che mio marito ci abbiamo lasciato un po’ delle nostre energie positive e un pezzo di cuore, quindi possiamo dire che abbiamo conosciuto dal di dentro, dall’interno, questa comunità e i suoi abitanti e qualche informazione in più l’abbiamo raccolta per poterne parlare a ragion veduta in merito, anche se ovviamente non mi è possibile parlarne in maniera  neutra……ma mi sforzerò.

 

Masate è un paese in cui vi è un senso di comunità e un reticolo  associazionistico piuttosto consolidato nel tempo, composti  storicamente da due grandi anime che erano incarnate dai due circoli politici , ossia quello del vecchio PC  ( denominato il circolo Calì)  e quello della vecchia democrazia cristiana, l’area cattolica del paese, rappresentato dal vecchio circolo delle ACLI  e collocato in un’antica villa;  in sintesi questo era lo scenario masatese  sino a due anni fa circa,  in quanto entrambe le sorti di queste due importanti realtà aggregative dal punto di vista sociale e politico locale hanno avuto un epilogo un po’ tristemente definitivo, l’una, trasformata  in una nuova realtà commerciale e l’altra chiusa completamente.

 

All’epoca, che io mi ricordi,  nessuno degli abitanti di questa comunità è sceso in piazza per difendere queste due realtà che tanto avevano rappresentato e tanto significavano  per questo territorio.

Tutto passò in sordina , come fatto normale,  come  “cambiamento e  nuovo”  che avanzavano.

Secondo le statistiche , e la classifica degli oltre 8mila Comuni italiani per reddito imponibile medio pro-capite dichiarato nel 2014 , Masate è un paesino che  ha un  reddito medio–alto pro capite  e comunque  un convegno che tratti  di tematiche bancarie , finanziarie e di investimenti , come avvenne qualche anno fa proprio a Masate, è stato capace di riempire l’aula con i  suoi partecipanti  come ormai non riesce più a fare nemmeno una presentazione di un libro o di un personaggio  più o meno noto in ambito culturale o politico.

Masate è una realtà  che  diversi gruppi stranieri  hanno scelto e continuano a scegliere come loro nuova e auspicata residenza, soprattutto la comunità rumena  molto ben integrata, seguita , a livello di  minor numerosità di componenti,  da quella coreana e da altre ancora meno numerose in paese come la comunità afro-senegalese .

Ecco,  allora alcune domande  mi sorgono spontanee  :

In un comune e in una comunità  in cui  non ci si preoccupa di aprire un bagno pubblico (esistente, sempre inagibile  e poi chiuso da anni) nel suo parchetto pubblico (molto frequentato soprattutto in primavera e in estate da bimbi piccoli e le loro  famiglie , mamme , papà e nonni ) oppure in cui  non si sanno  difendere realtà storiche come i due luoghi vivi del paese  che erano la vecchia sezione del PCI e il vecchio circolo delle ACLI……..perché , ora e solo ora,   alcuni cittadini  Masatesi  hanno deciso di scendere in piazza contro i profughi, adducendo la motivazione  “che adesso hanno molto più bisogno i nostri connazionali” ? PERCHE’?

Questi cittadini Masatesi  che hanno deciso di scendere  in piazza contro i profughi,  dov’erano quando si sono  organizzati  in paese   diversi  incontri per sostenere le fabbriche , le realtà lavorative   locali  in grave crisi  con le  loro lavoratrici e lavoratori  licenziati  e in cassa integrazione?

Mi ricordo molto bene la serata in cui si parlò  del  complesso e controverso  mondo delle cosiddette “cooperative” , un mondo  che sta diventando sempre più  sinonimo di “gestione spregiudicata”  di  lavoratrici e  lavoratori  spesso al limite della legalità   e in collusione con  sistemi  “a piovra”  opachi  e  moltiplicatori di costi  a scapito di qualsiasi  forma di rispetto  dei lavoratori stessi  e della  dignità  umana .

Volete sapere?

A mio avviso,  – chi è contro i profughi –  esprime  una chiara propaganda politica in  stile    “razzista”  di chi cerca di riprendersi  la  scena politica  a livello locale , una modalità tra le peggiori  che possa esistere perché in realtà, come ho cercato di dimostrare prima,  a queste persone non interessa nulla di tutta questa faccenda che ha ragioni sociali , reali ,  nazionali  e internazionali  molto serie e importanti , perché  a queste persone interessa  solo avere quella visibilità  che non hanno più e  che purtroppo rischia di  avere un seguito e di creare un precedente  piuttosto grave  .

Pur  nutrendo da tempo seri dubbi sulla leadership politica e  amministrativa  di centro-sinistra di Masate,  penso che questa vicenda può essere invece un’opportunità per questi  amministratori e per i Masatesi stessi, ma non solo,  di provare  in maniera civile  ad ascoltare   le ragioni di tutti , le ragioni delle diverse componenti contrapposte  della comunità, per aprirsi alla volontà autentica di  trovare soluzioni condivise e  sostenibili , in cui si possano  praticare scelte  di giustizia sociale e di equità economica , onde evitare la tanto  temuta  e reale  “guerra tra gruppi  -immigrati-profughi-Masatesi in difficoltà  diverse” a memoria della cosiddetta “guerra tra i poveri”.

Certo mi sembra un film già visto il cui genere è tra quelli che non mi piacciono proprio in assoluto.

Stefania Cavallo

26 gennaio 2016

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una volta nella vita – les Héritiers di Marie-Castille Mention-Shaar (2016)

Una volta nella vita – les Héritiers  di Marie-Castille Mention-Shaar  (2016)

contributo dal mio nuovo libro sulla Scuola:

Scuola  ed  Eredità

Per me è molto importante il bagaglio di risorse, di esperienza , di memoria storica che può trasmetterci il mondo dei cosiddetti ” anziani” e chi è stato per noi un “buon maestro”.

La realtà attuale,  il mondo degli adulti  i nostri giovani ,  fatica  a  riconoscere  il  grande patrimonio di coraggio, di visionarietà  e di  utopia  trasmesso  dai nostri  antenati e dai nostri anziani .

La crisi dei valori di cui si parla tanto  ha radici proprio  in  questa  dimensione  della “perdita di memoria  collettiva”  negli  adulti  di oggi.

In questo senso ho voluto ricordare alcune pellicole  i cui protagonisti  riscoprono le  proprie radici  e testimoniano come anche la scuola  sia importante  al fine di  questo percorso a volte un po’ a ritroso e più speculativo in senso autobiografico per riuscire a scoprire e coltivare i propri talenti . Con questa prospettiva  diventa  fondamentale  la dimensione del racconto di  storie che ci parlano di coraggio e di sogni .

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Questa incredibile storia vera, che ha commosso la Francia, è raccontata da uno di loro, Ahmed Dramé  che ha ispirato l’omonimo film “ Una volta nella vita”  . Una favola moderna di riscatto e trasformazione, una vicenda attualissima che trasmette un messaggio di speranza: è possibile, nonostante le difficoltà, sfuggire a un destino apparentemente segnato :  «Sono della banlieue, vengo da una famiglia islamica, e ho scritto un libro e un film sulla Shoah»   dirà  così  Ahmed Dramé, autore di “Una volta nella vita”  Sottotitolo  “Eredi di un’umanità da proteggere” ,   pubblicato da Vallardi  nel gennaio  2016.

 

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Link del trailer (italiano) : https://www.youtube.com/watch?v=jn3EkCSlHAI

 

Non so  se anche a voi è mai capitato di innamorarvi di storie particolari come quelle che piacciono a me e mi riferisco  soprattutto alle storie in cui c’è un insegnante che ama talmente il suo lavoro che lo trasmette ai suoi studenti tanto che questo fatto  rappresenti   l’incontro più importante della loro vita ,  un incontro che  cambierà  la  propria prospettiva  di vita  in maniera  determinante  ;  ebbene  sarà forse perché a me è capitato e ogni volta che leggo un libro o vedo un film che propone questa storia  è un modo per rivivere quell’esperienza anche per me fondamentale  e  forse “salvifica”,   perché mi ha segnato – insegnandomi   l’importanza della conoscenza, dello studio  e della  “memoria” ,   tanto che ancora oggi   sento questa responsabilità  e il destino ha voluto che tornassi ad insegnare a degli  adolescenti , quindi come si dice  la gioia  realizzativa  mi accompagna  in questa mia esistenza  anche se non è sempre  tutto  “rosa e fiori “.

Questa premessa per parlarvi del bel film francese  “Una volta nella vita “ – Les héritiers  di  Marie-Castille Mention-Shaar  (2016) basato su una storia vera .

 

Un film che mi ha portato alla mente  per certe risonanze  alcuni film , già  visti  in precedenza  e analizzati prima,   e centrati soprattutto  sul tema del  “sistema scuola” ai nostri tempi , e non solo,   come  “La Classe” – Entre le murs, un film del 2008 diretto da Laurent Cantet e  vincitore della Palma d’oro come miglior film al 61º Festival di Cannes  ,  così come  ” Monsieur Lazard “, un film franco-canadese del 2011 diretto da Philippe Falardeau  che ha vinto numerosi premi tra cui anche  9 nomination ai Genie Award vincendone poi 6 come miglior film, miglior attore, migliore attrice non protagonista, migliore sceneggiatura, migliore regia e  migliore montaggio.  Annovererei   anche  Les choristes – I ragazzi del coro , un film del 2004 diretto da Christophe Barratier,  La famille Bélier , un film francese del 2014, diretto da Éric Lartigau  e  anche qualche bel film italiano, che ha inaugurato un mini-filone di film a tema scolastico, come  La scuola , un film del 1995   diretto da Daniele Luchetti  col mitico Silvio Orlando , tratto dai  libri di Domenico Starnone  e  “Scialla! (Stai sereno)”  un film del 2011 scritto e diretto da Francesco Bruni con Fabrizio Bentivoglio .

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Certo il cult-movie del genere   resta per me “L’attimo fuggente”-  Dead Poets Society  un film del 1989 diretto da Peter Weir e con protagonista  il mitico  Robin Williams nei panni dell’indimenticabile   professor John Keating

 

In questo caso siamo al Liceo Léon Blum,  a Créteil nella “banlieue”  parigina: una miscela esplosiva di etnie, confessioni religiose e conflitti sociali . La professoressa di storia, Anne Gueguen, assegnata  alla  classe peggiore  della scuola ,  invece di  “rinunciare”  come molti altri colleghi di fronte a questi adolescenti disperati e disperanti, propone loro un progetto comune ossia  quello di  partecipare al Concorso Nazionale della Resistenza e della Deportazione indetto dal Ministero dell’istruzione francese dal 1961  per le scuole,  un concorso sul tema del genocidio ebraico. Una missione pressoché impossibile per una classe a maggioranza musulmana, dove la Shoah lascia indifferenti quando non viene palesemente negata. Dapprima reticenti, gli allievi accettano infine la sfida. Ben presto la professoressa riesce a catturare i suoi studenti nonostante lo scetticismo dei suoi colleghi con risultati incredibili.

E’ un film che racconta una storia vera e nasce dal libro di Ahmed Dramè, pubblicato in Italia da Vallardi con lo stesso titolo  del film , protagonista e co-sceneggiatore, allora studente sedicenne nel Liceo Léon Blum di Parigi dove convivevano 29 appartenenze etniche.

La rievocazione della Shoah diventa una felice avventura in quella classe “difficile”  che, contrariamente  alle più pessimistiche previsioni dei  docenti rinunciatari, si appassiona al progetto e vincerà il concorso , lasciandosi  contagiare  virtualmente e  trascinare dall’entusiasmo della prof.ssa Anne Gueguen, nella realtà Anne Anglès , interpretata magistralmente  nel film dalla bravissima attrice francese Ariane Ascaride .

La professoressa  Guegen si presenta così alla sua classe :

“ Sono la professoressa Gueguen  e sarò la vostra professoressa di Storia e  Geografia e anche di Storia dell’Arte per chi ha scelto questa opzione ……insegno da ben 20 anni , mi piace insegnare e in generale   eviterò  di imporvi un’atmosfera pesante perché non è da me , d’accordo?” ,  più o meno  il film  inizia così e finirà  con la stessa scena di presentazione della professoressa  alla nuova classe  e si intuisce che quegli studenti  avranno una grande opportunità  da questo loro nuovo  incontro .

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In questo film troviamo il tema del razzismo e dell’anti-semitismo , troviamo il tema del rispetto e della tolleranza  reciproca , troviamo il momento  molto emozionante  della testimonianza  con Léon  Zyguel, deportato quando era adolescente .

“Una volta nella vita”  è un film  sull’importanza della “memoria” che  mostra   soprattutto  come  degli adolescenti  scoprano  una storia che consideravano un reperto archeologico o una provocazione ideologica ,  e che  in realtà li riguarda moltissimo  e  ai massimi livelli.

L’interrogativo  resta  e a ciascuno  l’impegno di trovare una propria risposta  a :

 

“Come fare ad avere memoria di qualcosa che non si è provato?”

 

Stefania Cavallo

25 aprile 2016

 

(https://stefaniacavallo.wordpress.com/2016/04/24/quale-memoria-lettura-e-commento-al-film-una-volta-nella-vita/)

 

Il testo del Giuramento di Buchenwald, pronunciato per la prima volta il 29 gennaio 1945 e letto anche nel film  “Una volta nella vita “ dal testimone Léon Zyguel, deportato quando era adolescente.


“Noi, detenuti di Buchenwald siamo riuniti oggi per onorare i 51 mila prigionieri assassinati a Buchenwald.
51 mila padri, fratelli, figli sono morti di una morte piena di sofferenza, perché hanno lottato contro il regime degli assassini fascisti.
Noi, che siamo rimasti in vita e che siamo i testimoni della brutalità nazista, abbiamo assistito, con una rabbia impotente alla morte dei nostri compagni.
Se c’è qualcosa che ci ha aiutato a sopravvivere è l’idea che la giustizia sarebbe giunta un giorno.
Oggi, noi siamo liberi. Noi, quelli di Buchenwald, russi, francesi, polacchi, cecoslovacchi, tedeschi, spagnoli, italiani e austriaci, belgi e olandesi, lussemburghesi, rumeni, iugoslavi e ungheresi, abbiamo lottato contro le SS, contro i criminali nazisti, per la nostra liberazione.
Un pensiero ci anima: “La nostra causa è giusta e la vittoria sarà nostra”.
È per questo che giuriamo, in questi luoghi del crimine fascista, davanti al mondo intero, che abbandoneremo la lotta solo quando l’ultimo responsabile sarà stato condannato, davanti al tribunale di tutte le nazioni.
Il nostro ideale è la costruzione di un nuovo mondo, nella pace e nella libertà. Lo dobbiamo ai nostri compagni uccisi e alle loro famiglie.
Alzate la mano e giurate per dimostrare che siete pronti alla lotta.”

 

Fonte  :  https://agiscuola.it/schede-film/item/514-una-volta-nella-vita.html

 

Citando Primo Levi, i cui strazianti e fondamentali libri sulla Shoah vengono letti dai liceali francesi (e si spera anche da quelli italiani), “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. E dimenticare, aggiungeremmo, non è mai un’opzione praticabile.

 

Il tempo incalza e scorre , i buoni maestri restano per sempre

Il tempo incalza e scorre , i buoni maestri restano per sempre

libri

“Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”

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Riti e maestri. Fanno la storia di ognuno, anche di esperienze editoriali come la mia.
L’anno che comincia segna i miei 10 anni  nella mediazione familiare, su temi legati alle famiglie di oggi e alla tutela dell’infanzia.
Sono tanti ? Sono intensi e ricchi di  nomi, volti , storie. Perché incontri e  libri sono anche questo.
I riti  creano i legami. Con il tessuto del tempo e della pazienza , sono i riti che consentono di “preparare il cuore” a ciò che è essenziale anche se invisibile agli occhi,  a ciò che conta e consente di amare, di rispettare la vita, di renderla umana.

I maestri sono tanti: Quelli incontrati e quelli che insieme incontreremo attraverso  “Mal di scuola. Filmografia sul mondo della scuola e per la scuola”.

L’incontro con  dei buoni maestri  ci fa sentire più fortunati e testimonia  l’aver fatto la strada in buona compagnia , affrontando  la solitudine  e  i distacchi,  ciò che  procura  dolore e   gioia , con l’energia  della speranza, con il cuore e la  mente aperti e pronti  ai consigli  e  al sapere.

Scelgo per questo di farci e farvi un dono all’alba di questo inizio di anno.

Un breve accenno estrapolato dal mio ultimo libro “Mal di scuola. Filmografia sul mondo della scuola e per la scuola” con un prezioso intervento del maestro Daniel Pennac:

“Registi, scrittori , educatori, preti  e addetti ai lavori  che trattano questi temi  spinti  dall’esigenza di raccontare, attraverso la narrazione spesso  autobiografica,  ci spiegano  come  la straordinaria avventura dell’educare appartenga  a ciascuno, così   come   l’impegno e la responsabilità nel consegnare alle nuove generazioni il faticoso ed appassionante mestiere di vivere.

Mi auguro che questo percorso  e progetto  pensato nel tempo e cresciuto in questi anni  possa creare momenti  di discussione e di confronto  nelle scuole  e nella società  civile , tra insegnanti , educatori ,  studenti  e famiglie  in maniera da  attivare nuovi  progetti nei quali  riconoscersi  nel  difficile e misterioso mestiere  dell’insegnare e  dell’ apprendere.

Pennac , come sapete,  faceva  assegnare dei numeri  all’argomento che sceglievano  i suoi studenti  ( una poesia, o altro) e quando voleva sentirli  “dava i numeri” in senso letterale  e al numero chiamato si alzava lo studente che ripeteva a memoria  la poesia o quello che aveva preparato ………qualcosa che questi studenti non avrebbero mai più dimenticato nella loro memoria emotiva, insomma  bellissimi aneddoti e grandi soddisfazioni per il “maestro”-“professore”  di francese   Daniel Pennac.

 

C’è anche molto altro che riguarda la relazione che si instaura con i ragazzi , accogliendo le singole peculiarità e difficoltà ……e questo rappresenta sempre  per me un’ importante ricchezza di risorse su cui lavorare .

Quindi per me esiste un “metodo Pennac”  molto valido  che ho cercato di fare mio in questi anni e che si può riassumere meglio con le parole dello stesso Pennac , come segue :

” Dai, tu che sai tutto senza aver imparato niente, il modo per insegnare senza essere preparato a questo? C’è un metodo?
– Non mancano, certo, i metodi, anzi, ce ne sono fin troppi! Passate il tempo a rifugiarvi nei metodi, mentre dentro di voi sapete che il metodo non basta. Gli manca qualcosa.
– Che cosa gli manca?
– Non posso dirlo.
– Perché?
– È una parolaccia,
– Peggio di ‘empatia’?
– Neanche da paragonare. Una parola che non puoi assolutamente pronunciare in una scuola, in un liceo, in una università, o in tutto ciò che le assomiglia.
– E cioè?
– No, davvero non posso…
– Su, dai!
– Non posso, ti dico! Se tiri fuori questa parola parlando di istruzione, ti linciano!
– …
– …
– …
– L’amore.

(da Diario di scuola)”

Buon anno di letture e di maestri.

Per chi può l’appuntamento è a breve verso la penultima settimana di gennaio in provincia di Milano

(data e luogo in attesa di conferma)  .

Comincerò  da lì le nuove  presentazioni e i nuovi  incontri di questo 2017.

Stefania Cavallo

3 gennaio 2017

 

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