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Archivio per aprile, 2016

APPELLO PER I MIEI LIBRI!

APPELLO  PER  I  MIEI   LIBRI!

Dietro ogni mio libro – saggio c’è sempre molto lavoro di ricerca e di studio , di contatti , relazioni , incontri fortunati, molte conversazioni, riflessioni individuali e collettive , letture di libri , di articoli ,  visioni di film ,  video di conferenze ed interviste,  anche  di sana  autocritica …..insomma  vi si trovano  pezzi della mia vita e  un po’ di sacrificio, per poter scrivere in solitudine,   nel rinunciare  a volte all’ambito  familiare e genitoriale , e tutto ciò  ovviamente non potrebbe mai avere un valore monetizzabile ! Il valore reale è sicuramente “culturale” e morale oltre che  il desiderio  di  trasmettere  “un’ eredità” umana e spirituale  alle  giovani generazioni

GENITORI EQUILIBRISTI  - 2-   i miei libri

 BookCity Milano 2016 

NEWS :  Genitori equilibristi  sarà presentato  alla kermesse milanese Book City 2016 ! Data , ora e location saranno comunicate  prossimamente . 

 

Buongiorno a tutti!

Come sapete promuovo spessissimo i libri altrui  e quasi mai i miei , ma sapete in questo periodo faccio fatica a lanciare ancora il mio ultimo libro “Genitori Equilibristi . Diario semiserio di una mamma blogger” e spesso siamo noi autori che ci organizziamo con la promozione e la vendita e non sempre è scontato che ci si riesca .

Come molti autori ,  anche la sottoscritta,  ci si autofinanzia , spesso a fatica , e per me questo è veramente un bruttissimo periodo dovendo  “barcamenarmi”   nel lavoro  , come unica risorsa in casa  e avendo famiglia ( pure io…..) .

Ho sempre avuto il sostegno di brave giornaliste , sin dai miei esordi come scrittrice e saggista sociale e desidero ricordare  a questo proposito  Patrizia Pintus , Barbara Calderola  e Nicoletta Sipos  , anche del giornalista della Rai  3   Paolo Gila ,  che mi hanno sostenuto con  i   loro articoli  e con la  loro diretta  vicinanza nelle varie prime  e più recenti  presentazioni .

I miei temi sono di carattere psico-sociale  e di narrazione su  problemi che in questi anni attraversano le vite di molte persone e famiglie  dal tema della  “separazione e la gestione  dei figli” ,  dal tema de  “la società  del  lavoro  che non c’è” , al tema del  “mutuo aiuto” ai tempi della crisi  attuale   sino al recente libro sulla “genitorialità e  rapporto genitori e figli   con le luci  e le ombre ai tempi attuali”.

 

Quello che chiederei  con questo mio appello è di  diffondere il più possibile questo messaggio , di condividerlo  e di aiutare me e la mia  piccola  casa editrice (universitaria)    nel sostenere  la possibilità di  far conoscere   meglio e di più  i miei libri che come chi  come me  non ha   “santi in paradiso”  , e neanche  “ in terra” ,  fa molta fatica a promuovere e  a vendere .   Chiarisco subito che sono disponibile a fornire materiali  e  supporto perché questo avvenga .

L’appello è anche per  i blogger che volessero interessarsi a quello che ho prodotto in questi anni  a livello editoriale .

 

Grazie , Stefania Cavallo

 

27 aprile 2016

 

BIO E BIBLIO

(aggiornato a gennaio 2016)

Stefania Cavallo

 

 

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Milanese, classe ’61, sociologa della famiglia e mediatrice familiare; un po’ saggista e blogger sociale per passione. Si potrebbe dire di lei: “ricercatrice spirituale e libera pensatrice”.

Oggi è consulente e formatrice con percorsi legati alla qualità della comunicazione e delle relazioni; esperta di gestione dei conflitti e di mediazione umanistica; mediatrice familiare. Organizza e conduce incontri realizzati per genitori, educatori ed insegnanti sul tema “Famiglie di oggi. Nuove Famiglie e Diritti dei Bambini”  ed  “Educazione alla Pace” . Ama scrivere articoli su tematiche di carattere sociale e culturale. In questi anni si è dedicata con passione al tema del “lavoro che non c’è”, dando concretezza a diverse  realtà e  progetti che prevedono  la costituzione di spazi di confronto e dialogo per sostenere e supportare psicologicamente le persone disoccupate, inoccupate , in cassa integrazione o precarie. Opera privatamente presso uno suo spazio, in provincia di Milano, che ha nominato “Spazio di mediazione familiare e di ascolto”, ossia uno “sportello” al quale le persone possono rivolgersi previo appuntamento telefonico.  È uno spazio anche di “ascolto”, dove si cerca di capire il bisogno della persona e lo si orienta adeguatamente, offrendo condivisione e sostegno in diverse situazioni problematiche.

I libri pubblicati:

“I giorni perduti. La mediazione familiare attraverso una proposta di Filmografia su separazione e divorzio”, Collana Orientamenti, Ed. La Sapienza di Roma, 2011;

“Lavoratori Acrobati. Pensieri, immagini e racconti di crisi” , Collana Orientamenti, Ed. La Sapienza di Roma, 2012.

“Istruzioni per l’uso anti-crisi e Mutuo Aiuto”, Collana Orientamenti, Ed. La Sapienza di Roma, 2013.

“Il baritono Mino Cavallo. Memorie e radici della Lirica “, Collana Orientamenti, Ed. La Sapienza di Roma, 2014.

NEW “Genitori equilibristi. Diario semiserio di una mamma blogger”, Collana Orientamenti, Ed. La Sapienza di Roma, 2015

 

INFO CONTATTI:   Stefania Cavallo

392/1316509

Spazio di Mediazione Familiare e di Ascolto – Formazione e avvio di Gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto  – Basiano MI

Blog:    www.stefaniacavallo.wordpress.com  (in tema di precarietà , lavoro e sociale : Lavoratori Acrobati)

www.steficavallo.wordpress.com (in tema di Infanzia, mediazione familiare, comunicazione genitori-figli e società :  I bambini ci guardano)

http://baritonominocavallo.jimdo.com (in tema di importanza delle proprie radici e sulla memoria dei propri antenati : memoriale “lirico” di mio nonno e famiglia)

Sito: http://stefaniacavallo.jimdo.com/; http://stefaniacavallo.oneminutesite.it/chi_siamo.html  (professione e attività culturali)

LA COLLANA ORIENTAMENTI CASA EDITRICE LA SAPIENZA  DI ROMA  E IL MIO ULTIMO LIBRO :

 

Pubblico di seguito  alcune informazioni  relative alla Collana Orientamenti  della Casa editrice La Sapienza di Roma . La Collana Orientamenti è diretta dal Prof. Matteo Villanova   con cui   pubblico  i miei libri  dal 2011 e ne sono molto orgogliosa  in particolare  per le finalità che contempla  e  per la  metodologia  proposta  di approccio  integrato mirato alla consapevolezza e alla competenza degli Operatori  verso la costruzione  della Rete territoriale ed alla riduzione dei fenomeni di manipolazione traumatica  per l’Infanzia   e  l’Adolescenza.

 

Orientamenti

Collana dedicata all’Intervento  intra-familiare  educativo-criminologico ed alla

Responsabilità professionale verso l’infanzia e l’adolescenza

Diretta da

Matteo Villanova

 

La Collana “ORIENTAMENTI”, diretta da Matteo Villanova, è dedicata all’ Intervento

educativo-criminologico ed alla Responsabilità professionale verso l’ infanzia e l’ adolescenza e

nasce come risposta alle esigenze di formazione continua e trasversale e di aggiornamento dei

tanti Professionisti, consapevolmente o inconsapevolmente coinvolti (come gli operatori del

diritto e della sicurezza) sul territorio nella mission di Prevenzione primaria (riduzione del

rischio) per l’infanzia e l’ adolescenza, ovvero nella tutela della genitorialità e della famiglia. La

finalità è l’individuazione precoce dei fattori di rischio evolutivo che predispongano all’

insorgenza di nuclei di patologia evolutiva alla base di quelle vulnerabilità che portano il

minore a diventare vittima prima ed autore di reato poi e quindi successivamente alle

condotte dissociali ed alla criminogenesi nel giovane adulto, sottolineando l’importanza dei

processi di formazione individuale e sociale come fondamentale investimento nelle strategie di

intervento preventivo e trattamentale molto tempo prima di essere costretti all’ intervento sul

danno già avvenuto (Prevenzione secondaria) o addirittura alla necessità della pena nel

tentativo di ridurre le conseguenze della danno già avvenuto (Prevenzione terziaria) quale

fallimento di ogni missione formativa transgenerazionale.

Nel proporre contenuti selezionati in questo campo di ricerca viene rivolta particolare

attenzione alla latente “patologia della normalità” anziché alla ormai evidente “normalità della

patologia” per identificare e riconoscere gli indicatori di rischio da tempo già presenti e

favorire l’ invio al neuropsichiatra  nonchè la maturazione di una metodologia di approccio

integrato mirato alla consapevolezza e alla competenza degli Operatori verso la costruzione

della Rete territoriale ed alla riduzione dei fenomeni di manipolazione traumatica,

malpractice, burn-out, mobbing, responsabilità professionale, ecc. in esponenziale aumento.

Promuovere una consapevole sinergia fra medici, insegnanti, educatori, pedagogisti, ministri

del Culto, assistenti sociali, psicologi, paramedici, ecc. ma anche giuristi, giornalisti e tutori

dell’ Ordine pubblico significa intervenire efficacemente nella realizzazione etico-deontologica

della sfida formativa nella tutela dell’ età evolutiva attraverso la condivisione di contenuti ed

obbiettivi riguardanti tutte le Agenzie di formazione primaria, quali appunto la famiglia, la

scuola, il Culto (non solo come aspetto spirituale ma riferimento a quanto il bambino

spontaneamente “sceglie e ricerca” come lo sport o l’ attività di gruppo preferita, boy-scouts,

volontariato, ecc.), i media, i social-networks.

Matteo Villanova è titolare di Neuropsichiatria infantile, Criminologia, Psicopatologia

generale e Forense presso l’Università Roma Tre, didatta del centro Italiano ipnosi clinica e

sperimentale di Torino e docente di Psicopatologia forense dell’età evolutiva per Medicina

legale e Deontologia all’ Università Sapienza di Roma, giudice a latere presso il Tribunale dei

Minori di Roma e consulente di più commissioni parlamentari in materia di minori, dirige a

Roma Tre i masters per la Sicurezza dei minori in “Affiancamento intra-famigliare educativo-criminologico

e Responsabilità professionale per i Professionisti dell’ infanzia e dell’

adolescenza” (primo livello) ed in “Scienze della Prevenzione primaria e formativo-forensi per

l’ infanzia e l’ adolescenza” (secondo livello) nonché l’ OLTREEE (Osservatorio Laboratorio

Tutela Rispetto Emozionale Età Evolutiva).

 

GENITORI EQUILIBRISTI. Diario semiserio di una mamma blogger

di Stefania Cavallo

 

GENITORI EQUILIBRISTI  - 2-

PRESENTAZIONE AL VOLUME

Con piacere  e simpatia  accolgo  questo nuovo e versatile compendio  nella Collana  “Orientamenti“, dedicata  all’intervento intra-famigliare educativo-criminologico ed alla Responsabilità professionale verso l’infanzia e l’adolescenza, in quanto  l’autrice ha voluto focalizzare  un tema che le è particolarmente caro e che riguarda il delicato compito dell’  “essere genitore”, attraverso una proposta ed uno sguardo  originale  e ricco di riflessioni ,  soprattutto di interrogativi vecchi e nuovi.

L’approccio utilizzato è quello di un dialogo serrato che l’autrice intrattiene  con se stessa , attraverso una sorta di diario quotidiano , alla prese col difficile  e arricchente “mestiere” di genitore,  coniato  “genitore equilibrista”.

La forma narrativa scelta , ancora una volta, è per l’autrice proprio quella della scrittura e la sua attività di “mamma-blogger” , con l’ausilio appassionato e spesso necessario  di brani della letteratura  e di  riferimenti filmici  contemporanei  sul tema.

Per l’autrice ogni genitore può trovare il proprio modo di connettersi col proprio figlio pre-adolescente e adolescente, così come lei stessa ci svela di averlo trovato col linguaggio cinematografico e la stessa passione per il cinema del figlio con cui decodificare richieste di crescita, di ricerca di autonomia  e di  un’ identità nel gruppo dei pari .

Si coglie nelle parole e nell’esperienza maturata di genitore , anche in maniera mai troppo seria  ma “semiseria” , come viene definita,  una sorta di “manifesto/testimone morale”  di chi ha scelto di non delegare il proprio compito educativo per cercare “buone pratiche” da  accogliere  e scambiare, su cui riflettere , evitando quei facili stereotipi  su cui a volte i genitori preferiscono fermarsi  senza invece :  mantenere alto il livello di  problematicità  rispetto alle diverse  questioni educative  che ci vedono protagonisti con i nostri figli  nella quotidianità , a volte sono  divulgate molte banalità  su questo tema  dell’educazione “  e  ancora : “Noi Genitori abbiamo molte leve  in questo senso  si tratta solo di   ri-orientare  il nostro sguardo in maniera  che non sia  mai banale  e semplicistico  e non ci si accontenti delle  “ricettine”  anti-panico ma si recuperi  il senso e il significato  di valorizzazione  del ruolo dell’educatore   di oggi  che coltiva degli interessi delle passioni  e abbia delle  idealità  anche da comunicare “.

Libro indispensabile a chi opera sulla relazione e sull’umano  introduce una metodologia di approccio innovativa ed assolutamente efficace perché supera le barriere razionali per arrivare direttamente alla parte emozionale della Personalità e dei sistemi famigliari.

 

 

Prof. Matteo Villanova (direttore della Collana “Orientamenti” per Intervento intra-famigliare educativo criminologico e Responsabilità professionale verso infanzia e adolescenza e presidente dell’OLTREE – Osservatorio Laboratorio Tutela Rispetto Emozionale Età Evolutiva, Università Roma Tre).

 

 

IL BARITONO MINO CAVALLO. MEMORIE E RADICI DELLA LIRICA

di  Stefania Cavallo

 

 

“Porgo qui un nostalgico e riverente saluto a tutti i Maestri che pazientemente mi guidarono alla sofferenza e alla virtù senza le quali tutte le strade rimangono fatalmente precluse!”

Mino Cavallo

 Libro Mino Cavallo018

PREFAZIONE

MEMORIA E RADICI INTERGENERAZIONALI

 

Credo che sia molto importante il bagaglio di risorse, di

esperienza, di memoria storica che può trasmetterci il mondo dei

cosiddetti ” anziani” e chi è stato per noi un “buon maestro”.

La realtà attuale, il mondo degli adulti e i nostri giovani,

fatica a riconoscere il grande patrimonio di coraggio, di

visionarietà e di utopia trasmesso dai nostri antenati e dai

nostri anziani.

La crisi dei valori di cui si parla tanto ha radici proprio in

questa dimensione della “perdita di memoria collettiva”

negli adulti di oggi.

Anche l’autrice si è posta qualche interrogativo su questo

tema e il desiderio ad un certo punto di voler scrivere di

suo nonno e di un certo periodo della sua famiglia, durante

il periodo “lirico” della sua esistenza di figlia e nipote, in

qualche modo ha voluto tradursi in una personale

necessità affinché non si perdesse questo patrimonio e in

particolare l’esempio ricevuto dagli antenati, sino ai

genitori, in maniera che anche i figli possano sapere e

conoscere quali sono le loro radici e quanto sia importante

coltivare i propri talenti e quanto sia importante la

dimensione del racconto di queste storie che ci parlano di

coraggio e di sogni.

Il racconto biografico e familiare tiene uniti ricordi, storie e valori

tramandati attraverso le diverse generazioni che si succedono

negli anni e nei decenni, se non nei secoli. Nel caso specifico il

tentativo dell’autrice è aver cercato di far parlare alcuni

protagonisti del mondo della lirica italiana, nel secondo

cinquantennio del secolo scorso, fornendo uno spaccato familiare

ed emotivo, pubblico e privato, unico e sconosciuto ai più,

soprattutto sconosciuto ai figli e nipoti. Dai bisnonni di allora

agli zii di oggi, passando dai nonni di oggi, in un delicato

recupero di memorie personali e non, che in momenti di crisi

come quelli attuali, ci restituiscono lo spirito di un tempo ricco di

poesia e di visionarietà, componenti fondamentali del vivere e

spesso neppure più nominate!

 

Matteo Villanova

 

Istruzioni per l’uso anti-crisi  e mutuo aiuto

di  Stefania Cavallo

Istruzioni per l'uso anti-crisi  e mutuo aiuto  2013

 

PRESENTAZIONE

Ho voluto scrivere questo nuovo contributo, a modi opuscolo divulgativo, per diffondere il più possibile degli strumenti metodologici e operativi di sensibilizzazione culturale per tutti coloro che a vario titolo desiderano “mettere al centro la valorizzazione della persona”, precaria o senza lavoro, ai tempi del “lavoro che non c’è”.

Certo è importante il lavoro di molte realtà e associazioni che mettono al centro il “valore del lavoro”.

Quello che però si è rilevato sul campo è che, ad esempio nelle battaglie sotto forma di vertenze, non si aiutano le persone e rientrare nell’ambito del lavoro, ma , a volte, si allontanano, perché stanche e disilluse dalle continue pressioni.

Inoltre non appena le luci dei media distolgono la loro attenzione, il tutto svanisce e finisce con un nulla di fatto.

Parlando con chi opera in queste realtà mi viene fatto presente che proprio per questo sta emergendo un interesse a progettare nuovi interventi attorno alle vertenze e in tutti quegli ambiti e quelle situazioni di disagio umano che si creano e che non sempre sono “socialmente presidiate”. Nasce per questi motivi la necessità di dare un’alternativa a queste lavoratrici e lavoratori , supportandoli e aiutandoli soprattutto  come “persone”.

Il processo di “riappropriazione della propria vita”, in qualche modo, a seguito della perdita del lavoro non è certo un percorso facile e senza ostacoli in quanto può attivare riflessioni anche dolorose ma necessarie per potersi “aprire” al mutuo-aiuto e condividere nuove progettualità e possibili soluzioni.

Il cosiddetto “passaparola” come meccanismo comunicativo virtuoso per questa particolare tipologia di gruppo di auto-mutuo-aiuto diventa fondamentale per facilitare il “primo passo” e far sì che si esca dal proprio isolamento e vissuto di negatività o di auto- sabotaggio.

Interessante è l’idea di estendere questa esperienza ai “presidi”, nelle aziende o nei luoghi di lavoro, laddove spesso lo stato di perdurante “lotta pacifica” (di mesi se non di anni) di conflitto e disagio mostrano sì aspetti funzionali per la “tenuta sociale”, ma non sempre sufficienti a sostenere e supportare i lavoratori nella loro specifica centralità umana, interiore e relazionale.

Lo strumento del progetto gruppo A-M-A per precari e senza lavoro può essere un mezzo alternativo per valorizzare la persona, ridando fiducia, coraggio e rivitalizzando l’autostima. La finalità del gruppo A-M-A per precari e senza lavoro è fin da subito quella di “aiutare” la persona e renderla autonoma per poter proseguire con le proprie risorse e reinserirsi nel mondo lavorativo con una rinnovata consapevolezza.

Una società fondata sul rispetto dei diritti-doveri è senz’altro la prima prevenzione per garantire un futuro  equilibrato che tuteli famiglie, donne e bambini.

Stefania Cavallo

10 maggio 2013

Per chi fosse interessato a saperne di più su questo tipo di attività può mettersi in contatto direttamente con:

Dott.ssa Stefania Cavallo

email: stefania.cavallo@alice.it

cell. 392 1316 509 (ore 14-18)

 

PRESENTAZIONE    “LAVORATORI ACROBATI. PENSIERI, IMMAGINI E RACCONTI DI CRISI” DI STEFANIA CAVALLO

 

 LAVORATORI ACROBATI

 

“Uno Spazio che si occupi dei Lavoratori in crisi ,  Disoccupati e Lavoratori Precari quindi tutti ACROBATI . Perchè’ non ci si dimentichi di loro e per raccogliere la loro rabbia, il loro disagio, le loro storie e le loro speranze!”.

 

Così  si è esordito sullo spazio  creato su  facebook  un po’ di mesi fa  nel presentare questo nuovo progetto  che l’autrice ha  denominato  LAVORATORI ACROBATI  , ispirandosi  al   bel libro “Mamme Acrobate”  di Elena  Rosci   e che  rende molto bene l’idea  delle mamme  di oggi  un po’ “multitasking” o “tuttofare”  ,  così come  uomini e donne , giovani e meno giovani tutti  Lavoratori Acrobati  che per  riuscire a sopravvivere si sono dotati anche loro  di grandi capacità acrobatiche , come quegli atleti che sfidano tanti rischi per non cadere e che spesso sono sprovvisti di reti di sostegno e di salvataggio. Si pensi ,ad esempio, anche  a quei lavoratori che lavorano senza una minima misura di sicurezza e sfidano ogni giorno , ogni minuto, la sorte a tutela della propria dignità umana e credibilità sociale.

 

Questo libro racconta della crisi  attuale  vista attraverso lo sguardo  dell’autrice  anch’essa una lavoratrice precaria,  anzi spesso “iperoccupata sottopagata”  così come si auto-definisce,   in un diario  quotidiano  di interrogativi  sul “lavoro che non c’è”  alla ricerca di  risposte concrete  con “azioni concrete”  che  sia l’Economia   che la Politica hanno disatteso,  ma che  invece  la Società civile ha colto come importante  opportunità per  esprimere il grande bisogno di Solidarietà umana  e di Etica emergenti.

Le Storie raccontate dall’autrice sono reali, sono eventi e condizioni vissuti da  “Persone” che  hanno voluto raccontare  la propria condizione di debolezza  strutturale  , di “paura e speranza”  ai tempi della crisi , come dice l’autrice  :

“ di paura di fare le cose che abitualmente facciamo per gli altri, abbiamo paura di stabilire delle relazioni e tutto questo annulla anche il “pensare al futuro” e immaginiamo poi l’impatto di questo sentimento interiore e doloroso, il condizionamento che ne consegue quando, da genitori, si hanno bambini piccoli!”.

Anche in questo nuovo libro , (che segue   a distanza di circa un anno  il suo primo in tema di mediazione familiare e sempre pubblicato nella stessa Collana Orientamenti ),  non manca lo sguardo sociologico  e l’occasione di parlare di “famiglie” e di “bambini”  e di come spesso questi eventi  “di non lavoro”  nella vita  degli adulti-genitori di figli piccoli , possano “spezzare” le loro    esistenze e così dice l’autrice , quando racconta  dei “licenziati dei treni-notte”  che chiama “i lavoratori senza treno e senza lavoro”  :

“Devastanti le ricadute economiche, e non solo, nelle loro vite, togliendo a questa famiglia e a questi bambini la possibilità di continuare a vivere dignitosamente.

Questi licenziamenti lavorativi, a volte anche in contemporanea per entrambi i genitori, sono dei ve

ri drammi umani per tutte le coppie con figli piccoli e la cosa che non viene quasi mai presa in con

siderazione in questi casi è proprio come gestire la situazione specifica con i propri figli.Senza lavoro per “quei” genitori, “quella” famiglia, nolente o volente viene “spezzata” ed è difficile spiegare a dei bambini piccoli cosa stia succedendo senza che si possa rischiare di generare in loro ulteriore preoccupazione e ansia del presente e per il futuro.

Ecco in questi casi come non ricorrere alla grande psicoanalista francese e conoscitrice dell’infanzia, Françoise Dolto, quando dice che – i bambini hanno diritto alla verità?-  “.

In definitiva , l’autrice  ,con questo suo contributo,  aiutata  dai protagonisti delle sue “Storie  di crisi” vuole lasciare una “testimonianza”  di questi tempi  e un messaggio  forte  quando dice così  :

“ Il mio intento, anche con questo scritto, è quindi proprio quello di dare un piccolo contributo di ottimismo realistico al dibattito attuale che ci vede coinvolti in prima persona tutti, perché le cose migliorino e si possano trovare, con le intelligenze di tutti, soluzioni concrete per i giovani, le donne e gli over 40-50 senza lavoro.”

Presentazione   di

“I GIORNI PERDUTI. LA  MEDIAZIONE FAMILIARE    ATTRAVERSO  UNA PROPOSTA   DI “FILMOGRAFIA SU SEPARAZIONE E DIVORZIO”

 

copertina del libro

Lo strumento filmico si presta  in maniera idonea  a fungere da  supporto comunicativo   e narrativo  durante   gli incontri che svolgo  per parlare  e sensibilizzare  sul tema della Mediazione Familiare , ossia nei casi  di conflittualità  coniugale  in presenza di figli minori .

In particolare,   con questa   proposta di  filmografia    si coglie   un sottile   “fil rouge”   attraverso una  scelta  e  una trattazione mirata    che consente   di comprendere meglio   l’evoluzione del fenomeno sociale della separazione e del divorzio, grazie alla  selezione di alcune pellicole della cinematografia prevalentemente  italiana ed europea  (dalla seconda metà del XX° secolo ad oggi).  con un particolare omaggio alla filmografia americana  col film-cult   “Kramer contro Kramer” .

Lo “sguardo” e la “lettura” sono filtrati dal contributo culturale della  “mediazione familiare”  ,  attraverso il racconto dei vissuti e dei sentimenti dei diversi “attori/soggetti” coinvolti  dal fenomeno separativo in corso  (genitori/ex coniugi, figli minori e nuove famiglie).

 

Con questo percorso, attraverso la visione delle  “schede”  di  alcuni film presentati  (come  l’ultima sezione dedicata ai bambini  su “i diritti dei bambini ”)  si  è cercato  un po’ di smentire  alcuni  luoghi comuni ,  attraverso il particolare   “ sguardo dei bambini” , cercando di aprire a nuove prospettive di riflessione che siano al passo con i tempi.

La metodologia utilizzata

Pensando a questo lavoro  la metodologia utilizzata  non è quella di una qualche “filmterapia”  nel senso che si intende  comunemente  ossia  di fornire  un percorso  psicologico di  cura    attraverso la visione di  alcuni film  o anche solo degli spezzoni  così come indicato da uno specialista .

Il lavoro qui esposto   è  il frutto di  una  giusta coniugazione   tra  la personale passione per  il cinema  impegnato e di carattere sociale  e  una formazione  interdisciplinare sociologica orientata all’utilizzo di  più linguaggi  comunicazionali  umanistici come  quelli  cinematografico  e  letterario  ,  in quanto   considerati tra i più idonei  per coinvolgere le persone  su temi  di  competenza specifica  come  gli interventi di  sensibilizzazione sociale  e  di   pacificazione dei conflitti nelle  relazioni   umane .

Ecco che , ad esempio ,  un ulteriore criterio  adottato nella ricerca e per la stesura del lavoro  consiste  proprio  nell’aver evidenziato almeno tre tappe/contenitori  nell’evoluzione del fenomeno separativo,  all’interno delle quali inserire opportunamente le pellicole  attinenti , come segue:

 

  1. la crisi e l’abbandono
  2. il conflitto e l’incomunicabilità
  3. le nuove famiglie  e i diritti dei bambini (apertura  e  nuove prospettive)

 

 

A   CHI  si rivolge  questa  proposta di  filmografia?

Intanto  si tratta di una  proposta   filmografica  che ha voluto presentare  varie  sfaccettature  circa il  tema portante   dei  “giorni perduti”  e sulle  crisi familiari  e  che non  vuole esaurire  la ricerca su quanto si può vedere oggi, ma che certamente funge da introduzione ad  un’analisi più  personale  e  ampia.

A questa filmografia poi si  può riconoscere il merito  di essere un supporto  utile   e duttile  , attraverso le   diverse    “schede”  filmiche ,  sia  nei casi di “ formazione”   con  gli  operatori  psico-sociali  ,  gli educatori    e  tutti coloro che  a vario titolo  si trovano a  lavorare  quotidianamente  nell’ ambito dei  conflitti  familiari  , sia  per i genitori  stessi  che   in maniera  soggettiva   attraverso questo percorso  multi-tematico  possono attingere  alle  varie  suggestioni filmiche  e  cercare di  elaborare  meglio  le proprie difficoltà  a seconda  del momento che stanno vivendo.

Inoltre questa filmografia è ricca di spunti di riflessione  e di supporto per chi  decida che  forse,  in certi casi ,  non si può   sempre  far tutto da  soli  e che bisogna farsi aiutare  per poter ritornare  a recuperare un proprio equilibrio esistenziale  per se stessi e per gli altri .

 

 

i miei libri

 

 

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QUALE MEMORIA? Lettura e commento al film “Una volta nella vita!”

QUALE MEMORIA? 

Lettura e commento  al film  “Una volta nella vita!”

“ Sono la professoressa Gueguen  e sarò la vostra professoressa di Storia e  Geografia e anche di Storia dell’Arte per chi ha scelto questa opzione ……insegno da ben 20 anni , mi piace insegnare e in generale   eviterò  di imporvi un’atmosfera pesante perché non è da me , d’accordo?”

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Un pensiero ci anima: “La nostra causa è giusta e la vittoria sarà nostra”.
È per questo che giuriamo, in questi luoghi del crimine fascista, davanti al mondo intero, che abbandoneremo la lotta solo quando l’ultimo responsabile sarà stato condannato, davanti al tribunale di tutte le nazioni
.  Léon Zyguel, deportato quando era adolescente

Non so  se anche a voi è mai capitato di innamorarvi di storie particolari come quelle che piacciono a me e mi riferisco  soprattutto alle storie in cui c’è un insegnante che ama talmente il suo lavoro che lo trasmette ai suoi studenti tanto che questo fatto  rappresenti   l’incontro più importante della loro vita ,  un incontro che  cambierà  la  propria prospettiva  di vita  in maniera  determinante  ;  ebbene  sarà forse perché a me è capitato e ogni volta che leggo un libro o vedo un film che propone questa storia  è un modo per rivivere quell’esperienza anche per me fondamentale  e  forse “salvifica”,   perché mi ha segnato – insegnandomi   l’importanza della conoscenza, dello studio  e della  “memoria” ,   tanto che ancora oggi   sento questa responsabilità  e il destino ha voluto che tornassi ad insegnare a degli  adolescenti , quindi come si dice  la gioia  realizzativa  mi accompagna  in questa mia esistenza  anche se non è sempre  tutto  “rosa e fiori “.

Questa premessa per parlarvi del bel film francese  “Una volta nella vita “ – Les héritiers  di  Marie-Castille Mention-Shaar  (2016) basato su una storia vera .

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Un film che mi ha portato alla mente  per certe risonanze  alcuni film già  visti in precedenza   e centrati soprattutto  sul tema del  “sistema scuola” ai nostri tempi , e non solo,   come  “La Classe” – Entre le murs, un film del 2008 diretto da Laurent Cantet e  vincitore della Palma d’oro come miglior film al 61º Festival di Cannes  ,  così come  ” Monsieur Lazard “, un film franco-canadese del 2011 diretto da Philippe Falardeau  che ha vinto numerosi premi tra cui anche  9 nomination ai Genie Award vincendone poi 6 come miglior film, miglior attore, migliore attrice non protagonista, migliore sceneggiatura, migliore regia e migliore montaggio.  Annovererei   anche  Les choristes – I ragazzi del coro , un film del 2004 diretto da Christophe BarratierLa famille Bélier , un film francese del 2014, diretto da Éric Lartigau  e  anche qualche bel film italiano, che ha inaugurato un mini-filone di film a tema scolastico, come  La scuola , un film del 1995   diretto da Daniele Luchetti  col mitico Silvio Orlando , tratto da due libri di Domenico Starnone  e  “Scialla! (Stai sereno)”  un film del 2011 scritto e diretto da Francesco Bruni con Fabrizio Bentivoglio .

 

Certo il cult-movie del genere   resta per me “L’attimo fuggente”-  Dead Poets Society  un film del 1989 diretto da Peter Weir e con protagonista  il mitico  Robin Williams nei panni dell’indimenticabile   professor John Keating

 

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In questo caso siamo al Liceo Léon Blum,  a Créteil nella “banlieue”  parigina: una miscela esplosiva di etnie, confessioni religiose e conflitti sociali . La professoressa di storia, Anne Gueguen, assegnata  alla  classe peggiore  della scuola ,  invece di  “rinunciare”  come molti altri colleghi di fronte a questi adolescenti disperati e disperanti, propone loro un progetto comune ossia  quello di  partecipare al  Concorso Nazionale della Resistenza e della Deportazione indetto dal Ministero dell’istruzione francese dal 1961  per le scuole,  un concorso sul tema del genocidio ebraico. Una missione pressoché impossibile per una classe a maggioranza musulmana, dove la Shoah lascia indifferenti quando non viene palesemente negata. Dapprima reticenti, gli allievi accettano infine la sfida. Ben presto la professoressa riesce a catturare i suoi studenti nonostante lo scetticismo dei suoi colleghi con risultati incredibili.

E’ un film che racconta una storia vera e nasce dal libro di Ahmed Dramè, pubblicato in Italia da Vallardi con lo stesso titolo  del film , protagonista e co-sceneggiatore, allora studente sedicenne nel Liceo Léon Blum di Parigi dove convivevano 29 appartenenze etniche.

La rievocazione della Shoah diventa una felice avventura in quella classe “difficile”  che, contrariamente  alle più pessimistiche previsioni dei  docenti rinunciatari, si appassiona al progetto e vincerà il concorso , lasciandosi  contagiare  virtualmente e  trascinare dall’entusiasmo della prof.ssa Anne Gueguen, nella realtà Anne Anglès , interpretata magistralmente  nel film dalla bravissima attrice francese Ariane Ascaride .

La professoressa  Guegen si presenta così alla sua classe :

“ Sono la professoressa Gueguen  e sarò la vostra professoressa di Storia e  Geografia e anche di Storia dell’Arte per chi ha scelto questa opzione ……insegno da ben 20 anni , mi piace insegnare e in generale   eviterò  di imporvi un’atmosfera pesante perché non è da me , d’accordo?” ,  più o meno  il film  inizia così e finirà  con la stessa scena di presentazione della professoressa  alla nuova classe  e si intuisce che quegli studenti  avranno una grande opportunità  da questo loro nuovo  incontro .

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In questo film troviamo il tema del razzismo e dell’anti-semitismo , troviamo il tema del rispetto e della tolleranza  reciproca , troviamo il momento  molto emozionante  della testimonianza  con Léon Zyguel, deportato quando era adolescente .

“Una volta nella vita”  è un film  sull’importanza della “memoria” che  mostra   soprattutto  come  degli adolescenti  scoprano  una storia che consideravano un reperto archeologico o una provocazione ideologica ,  e che  in realtà li riguarda moltissimo  e  ai massimi livelli.

L’interrogativo  resta  e a ciascuno  l’impegno di trovare una propria risposta  a :

“Come fare ad avere memoria di qualcosa che non si è provato?”

 

Stefania Cavallo

25 aprile 2016

 

Mio precedente contributo del 2014  :

https://steficavallo.wordpress.com/2014/01/27/la-mia-shoah-una-cultura-in-tante-culture/

 

Il testo del Giuramento di Buchenwald, pronunciato per la prima volta il 29 gennaio 1945 e letto anche nel film  “Una volta nella vita “ dal testimone Léon Zyguel, deportato quando era adolescente.
“Noi, detenuti di Buchenwald siamo riuniti oggi per onorare i 51 mila prigionieri assassinati a Buchenwald.
51 mila padri, fratelli, figli sono morti di una morte piena di sofferenza, perché hanno lottato contro il regime degli assassini fascisti.
Noi, che siamo rimasti in vita e che siamo i testimoni della brutalità nazista, abbiamo assistito, con una rabbia impotente alla morte dei nostri compagni.
Se c’è qualcosa che ci ha aiutato a sopravvivere è l’idea che la giustizia sarebbe giunta un giorno.
Oggi, noi siamo liberi. Noi, quelli di Buchenwald, russi, francesi, polacchi, cecoslovacchi, tedeschi, spagnoli, italiani e austriaci, belgi e olandesi, lussemburghesi, rumeni, iugoslavi e ungheresi, abbiamo lottato contro le SS, contro i criminali nazisti, per la nostra liberazione.
Un pensiero ci anima: “La nostra causa è giusta e la vittoria sarà nostra”.
È per questo che giuriamo, in questi luoghi del crimine fascista, davanti al mondo intero, che abbandoneremo la lotta solo quando l’ultimo responsabile sarà stato condannato, davanti al tribunale di tutte le nazioni.
Il nostro ideale è la costruzione di un nuovo mondo, nella pace e nella libertà. Lo dobbiamo ai nostri compagni uccisi e alle loro famiglie.
Alzate la mano e giurate per dimostrare che siete pronti alla lotta.”

Fonte  :  https://agiscuola.it/schede-film/item/514-una-volta-nella-vita.html

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Breve Filmografia su «Scuola,rapporto  insegnanti e studenti, rapporto adulti e adolescenti e tema dell’eredità degli adulti alle giovani generazioni»

“Sono la professoressa Gueguen  e sarò la vostra professoressa di Storia e  Geografia e

anche di Storia dell’Arte per chi ha scelto questa opzione ……

insegno da ben 20 anni , mi piace insegnare e in generale   eviterò  di imporvi un’atmosfera pesante perché non è da me , d’accordo?”

(da Una volta nella vita!)

 

 Gli anni in tasca – L’ argent de poche di  François Truffaut. (1976) (vd. Il discorso del Maestro Richet  alla classe alla fine dell’anno  scolastico di una terza media)

L’attimo fuggente-  Dead Poets Society  , di Peter Weir (1989)

La scuola , di  Daniele Luchetti  (1995)

Les choristes – I ragazzi del coro , di Christophe Barratier  (2004)

La Classe – Entre le murs, di Laurent Cantet  (2008)

Monsieur Lazard , di   Philippe Falardeau  (2011)

Scialla! (Stai sereno) , di  Francesco Bruni (2011)

La famille Bélier  , di Éric Lartigau  (2014)

Una volta nella vita – les Héritiers , di Marie-Castille Mention-Shaar  (2016)

 

E molti altri film che mi sono sfuggiti  e per quelli che verranno realizzati perché il Cinema è inesauribile e non finirà mai di raccontare e di far sognare !

 

Diario di scuola su Itsos Albe Steiner di Milano

Diario di scuola su Itsos Albe Steiner di Milano

Questa è una narrazione del tutto personale della sottoscritta che vuole offrire uno sguardo genitoriale che ovviamente  racconta in breve solo  la propria esperienza di  questi primi mesi , in questa scuola . Forse le cose possono cambiare e migliorare con la triangolazione scuola-studenti –famiglie e la continua legittimazione dei ruoli genitoriali all’interno della  scuola . E’ un lavoro in continua progressione per tutti i soggetti coinvolti a vario titolo in questa  splendida avventura  formativa  che riguarda in particolare   i nostri studenti e i nostri figli .   

Premessa

Da quando è iniziato  questo anno scolastico  mi sono messa subito a disposizione come rappresentante di classe  e come componente genitori in diverse attività del Comitato genitori , come la commissione  alternanza  stage  scuola –lavoro  e commissione PTOF  e  così ho partecipato con assiduità alle diverse riunioni del Comitato Genitori  anche su tematiche delicate e complesse svolte dalla commissione DSA e disturbi dell’apprendimento,  una commissione  molto attiva in questa scuola con grandi competenze genitoriali sul tema .

Devo dire che da subito il quadro  che di questa scuola  mi si è presentato di fronte, con  le varie vicende di discontinuità  e  turbolenza   sul  continuo  avvicendarsi dei presidi,   ha destato in me , ma anche in moltissimi genitori, forti perplessità  sull’aver fatto la scelta giusta  o meno   per  questa scuola  e per mio figlio .

Nonostante ciò,  ho voluto dare il mio contributo  e desidero  continuare  a darlo  perché credo  che ci siano in questa scuola  importanti opportunità sia culturali  che professionali , in particolare  ho avuto il piacere di conoscere il corpo docente che compone la commissione PTOF   che mi ha chiarito molte cose e lo scambio  avvenuto mi è stato molto utile e prezioso .

Comunque non nego che una tale situazione generale  un po’ “confusionaria a tratti “  l’abbia  percepita  con forte preoccupazione  e ho temuto che potesse creare  un forte spaesamento  per gli studenti  del primo anno con ricadute  critiche in termini di organizzazione dello studio  e delle singole prestazioni .

Lo scenario scolastico  che ho di fronte , anche in relazione  all’esito  di questo  primo anno scolastico, mi è ancora  non completamente chiaro  in quanto sono in gioco diverse variabili  che attengono alla triangolazione  scuola-studenti-famiglie   e credo che  senza un approccio cooperativistico tra i diversi soggetti  ,  non ci sia  un percorso  di conoscenza  ed  educativo possibile .

Mi piacerebbe una scuola …….

Mi piacerebbe una scuola in cui gli insegnanti non fossero  preparati solo tecnicamente (questo lo darei quasi per scontato…) ma soprattutto abbiano quegli strumenti didattici e pedagogici che consentano loro di saper gestire una classe , con tutte le sue difficoltà e peculiarità , professori che non si sostituiscano ad altri ruoli ma cerchino di utilizzare strumenti comunicativi e formativi al passo con i tempi e con gli studenti che si trovano di fronte ……senza continuare a fare l’errore di pensare e idealizzare “l’ alunno perfetto” o pensare che non si debba cambiare prospettiva di sguardo, spesso orientato al passato e al come “era meglio prima” o “quando eravamo giovani , noi eravamo migliori ” ecc. …….dico questo perché sono mamma di uno studente adolescente , e proprio perché amo la scuola , lo studio e i bravi insegnanti , perché sono insegnante anch’io nel privato, da qualche tempo , e seguo ragazzi che hanno necessità di approcciare l’ apprendimento con diverse modalità e ragazzi ripetenti , ragazzi che hanno difficoltà nello studio e chiedono supporti e modi diversi ma spesso trovano poca comprensione e accoglimento se non in strutture a pagamento nel privato e/o sempre con insegnanti di supporto a pagamento, il che non garantisce comunque che funzioni .

Per la mia esperienza ho incontrato pochi professori che collaborano veramente con dei genitori competenti e presenti nello studio dei propri figli, ci sono ancora pregiudizi e troppa difensiva .

Trovo sbagliato chi come  insegnante si ponga  sul piedistallo e cerchi  di svalutare il genitore che  ha di fronte e purtroppo mi è capitato , da genitore, ad esempio con quel professore che , al colloquio, non ti guarda neanche ma guarda diritto davanti a sè , quasi per evitare un contatto umano , oppure quel professore/professoressa che  con la mano molle  ti saluta e sai che non farà nulla di quello che ti ha detto per aiutare tuo figlio …….oppure quei professori che , al colloquio, ti mettono nello stesso calderone e che ti chiedono la foto dello studente perché hanno tante classi e così tanti studenti che non sanno chi è tuo figlio o tua figlia ….. quest’ultima situazione la dice lunga sulla condizione della scuola oggi .

Ma comunque personalmente non mi arrendo né come genitore né come professionista, perché so che le cose si cambiano con la fatica , con l’interrogarsi in continuazione e ammettendo anche il proprio fallimento.

Se non c’è la volontà autentica di cambiare , nemmeno la migliore formazione dei formatori e degli insegnanti può essere efficace .

Non c’è apprendimento che tenga se non si considera la relazione in cui lo stesso si svolge ossia la relazione docente-discente e di come questa relazione sia la risultante di successi e di fallimenti per i diversi soggetti coinvolti , perché ad esempio un voto molto insufficiente “fisso” nella stessa materia ( parlo del voto anche se per me il voto non esaurisce una valutazione esaustiva e complessiva del singolo studente……) dovrebbe interrogare seriamente , in maniera biunivoca , chi in questa relazione forse sta disattendendo un suo compito e una sua responsabilità, evitando quella falsa auto-convinzione secondo cui si è tutti bravi quando le cose vanno bene , ma quando vanno male …..?  Le responsabilità  vengono  ripartite equamente ?

Forse nella scuola che mi piace vorrei che si ragionasse di più su questa relazione, così come dovrebbe avvenire per le altre “agenzie formative” elettive come la famiglia, dove noi genitori sappiamo che ogni figlio è diverso dall’ altro e che con ciascun figlio bisogna creare situazioni diverse per comprendere e per farsi comprendere .

Conclusioni

Chiudo con un ringraziamento sentito ai due presidenti  Prandi e Beolchini  , per la loro preziosa “eredità”  di componente  genitori di questo istituto  senza la quale   personalmente mi sarebbe stato molto difficile orientarmi  in questo primo anno molto delicato e anche travagliato in questa scuola.  Li ringrazio per la loro capacità di mettersi al servizio di “noi” genitori , sempre disponibili  su  qualsiasi problematica espressa dimostrando che  la legittimazione di certi ruoli genitoriali in ambito scolastico  passa soprattutto  dalla condivisione di importanti valori di collettività e di intento comune  come la  capacità di ascolto, il confronto, il dialogo e il  rispetto reciproco  al di là della ricorrente e purtroppo ancora molto diffusa pratica del  “coltivare il proprio orticello” .

L’altro ultimo punto che mi preme  è quello di  un rilancio  che voglio fare oggi da questo luogo, a seguito della nostra ultima riunione odierna , di  impegnarci di più tutti perché ci sia una maggiore “visibilità positiva” di  quegli  studenti che usciti da questa scuola e realizzatisi professionalmente possano diventare anche  dei “testimonial” virtuosi per chi sta frequentando , per chi si accinge a fare il grande salto in questa avventura scolastica e per chi desidera proseguirla;  su questo mi fa molto  piacere esprimervi alcune belle parole  che la mia ex-collega , da me coinvolta per lo svolgimento dell’attività di stage con alcuni studenti della nostra scuola presso la  mia  ex-società Galgano group, ha  voluto inviarmi proprio nei giorni scorsi e che ci interroga molto a mio avviso sull’enorme  responsabilità che noi tutti abbiamo verso i nostri giovani e il loro percorso  di studi che poi è anche un percorso di incontri importanti e a volte per alcuni  può essere persino  “salvifico” :

 “Sai che siamo già al  secondo stage con ITSOS; con altri studenti in lista di attesa che si sono prenotati? Mi sembrano proprio studenti in gamba e forse anche loro stanno facendo passaparola. Ancora grazie per il contatto, speriamo di essere utili…sono così giovani e sento molto la responsabilità della cosa” .

Sono convinta quindi che  questo approccio del  “sentire la responsabilità della cosa” , attraverso il lavoro del  Comitato genitori e  il lavoro – presenza dei rappresentanti di classe a mio avviso costituiscano una fondamentale   chiave di volta per continuare a mantenere alto il livello di problematicità rispetto alle diverse questioni scolastiche ed educative che ci vedono protagonisti con i nostri figli  e   studenti  nella quotidianità , un approccio capace di far riflettere sul senso profondo che deve tornare ad avere la “formazione” per le nostre generazioni  con la presa di consapevolezza di valori forti quali la solidarietà, la tolleranza e la pace .

Stefania Cavallo

12 aprile 2016

 

A proposito di autismo

 

A proposito di autismo

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Da  qualche anno  ho a che fare con  chi è un po’ autistico ,  in vario modo,   e devo dire che spessissimo   la differenza la fa proprio il mondo che  lo circonda  e il forte rapporto con i  suoi genitori  che non si arrendono e che stimolano moltissimo queste ragazze  e  ragazzi   ………questa è l’ enorme differenza !

Chi mi conosce sa che non amo gli approcci medicalizzanti ,  né le definizioni che diventano gabbie mentali e blocchi della conoscenza  , ecco  perché quando seguo nello studio e lavoro con qualche ragazzo di questo tipo il mio approccio è sempre molto normale,  nel senso che prima di ogni cosa  c’è sempre e  solo “lui” , il mio piccolo interlocutore,  e  la nostra relazione  che  è sempre ricca di  curiosità   e  fantasia , tanta fantasia e perché no anche  qualche bella risata, quando necessario .

Leggiamo, parliamo e   mi ascoltano  e afferrano  ogni mia  parola , cosa che i ragazzini  “normali” non sanno più fare …..e allora mi domando  chi  a volte  sia  il vero “autistico”,  con uno dei miei soliti giochi di immaginazione in cui mi interrogo  e a volte capovolgo la routine e la normalità  in maniera un po’ irriverente  perché è  veramente molta   la ricchezza interiore che  traggo  da questi capovolgimenti   e così, solo così,  mi libero  dai miei limiti  nell’approccio  alla diversità  e cresco col mio giovane studente , crescendo  insieme .

Lo dico sempre , non sono una psicologa , né una terapeuta ,  certo  ho conoscenze approfondite    in tema di psicologia dell’età  evolutiva e dell’adolescenza , sono da sempre una studiosa di comunicazione relazionale, mi aiuta tanto la letteratura  e l’arte ,  ma credo che quello che mi  avvicini   di più  a questi ragazzini  sia soprattutto  il mettermi  in contatto con le loro  fragilità , perché  vedo anche le mie fragilità  e  nel  non mollare mai sul  fatto che la vita possa regalare loro bellissime  sorprese   e opportunità …….in questo ci credo moltissimo e mi adopero molto per concretizzarlo  e  forse   m’illudo  sempre che  questo  venga   percepito .  Ogni tanto poi mi inorgoglisco quando  il mio giovane studente  esce fuori  con qualche (mia)   parola di senso che ha memorizzato  perché gli è piaciuta molto, come mi è successo di recente   ……….lì  mi emoziono sul serio  !

Stefania Cavallo

1  aprile 2016