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Archivio per settembre, 2013

NEWS: I SERVIZI SOCIALI DEI NOSTRI COMUNI FUNZIONANO ? QUAL’E’ IL LORO STATO DELL’ARTE?

NEWS: I SERVIZI SOCIALI DEI NOSTRI COMUNI FUNZIONANO ?

QUAL’E’ IL LORO STATO DELL’ARTE?

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Ogni tanto penso che mi piacerebbe essere una cronista ed andare in giro nei comuni del nostro territorio per verificare “LA SALUTE” e l’efficienza dei nostri SERVIZI SOCIALI . Mi piacerebbe porre le seguenti domande ai vari dirigenti e ai vari operatori , in maniera molto costruttiva per capire veramente qual’ è lo stato dell’arte :

I SERVIZI SOCIALI DEI NOSTRI COMUNI FUNZIONANO SECONDO LEI ?

HANNO UN RUOLO ATTIVO NEI CONFRONTI DI CHI AD ES. HA PERSO IL LAVORO O SONO SOLO DEI BUROCRATI ?

POTREBBERO FARE MEGLIO E COME?

IL DISAGIO DI CHI SI RIVOLGE AGLI OPERATORI DEI SERVIZI VIENE ACCOLTO E DECODIFCATO IN MANIERA ADEGUATA?

I SERVIZI SOCIALI VENGONO MONITORATI A VANTAGGIO DEGLI UTENTI-CLIENTI?

C’E’ UN RISCONTRO DELL’EFFICACIA DELLE RISPOSTE FORNITE?

PERCHE’ BISOGNEREBBE RIVOLGERSI AI SERVIZI SOCIALI?

COSA SI PUO’ FARE DI PIU’ E MEGLIO PER ESSERE PIU’ ACCESSIBILI AGLI UTENTI ? QUALI I PERCORSI DI PREVENZIONE DEL DISAGIO VENGONO ATTIVATI?

QUALI PERCORSI DI FORMAZIONE E AUTO-FORMAZIONE INTRAPRENDONO GLI OPERATORI DI QUESTI SERVIZI?

Non so se siano mai state svolte delle ricerche pertinenti   in tal senso , certo è che in questo momento bisognerebbe porsi tutta una serie di interrogativi per far fronte in modo URGENTE , efficace e innovativo ai numerosi costi sociali e umani che questa CRISI sta generando.

Certo non voglio generalizzare perché tra le realtà un po’ statiche nel settore ci saranno anche delle realtà eccellenti , mi piacerebbe però che ci fosse una maggiore trasparenza delle “BUONE PRATICHE” e che finalmente se ne parlasse e che ci fosse la volontà di rendere pubblico quello che funziona e quello che non funziona, in maniera onesta e comprensibile , no?

Oggi desidero lanciare questa provocazione e cioè quella intanto di poter raccogliere le “buone pratiche” attivate dai Servizi Sociali del nostro territorio e di poterle  “RACCONTARE” , rendere pubbliche e trasparenti alle nostre comunità e di organizzare in seguito un momento di confronto e di dialogo virtuoso per affrontare i problemi e le possibili soluzioni con la logica della condivisione attraverso la RETE TERRITORIALE , al di là dei personalismi e dei vari campanilismi .

Mi rendo disponibile a incontrare responsabili e dirigenti dei Servizi Sociali del nostro territorio per questo progetto.

Stefania Cavallo 25/09/2013

 

 

Per contatti: dr.ssa Stefania Cavallo , 392/1316509 ; stefania.cavallo@alice.it

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SE NON POSSO SCEGLIERE NON C’E’ LIBERTA’ ! LIBERTA’ AI TEMPI DE “IL LAVORO CHE NON C’E’ ”

“Se non posso scegliere , non c’è libertà!”

Stefania Cavallo

SE NON POSSO SCEGLIERE  NON C’E’ LIBERTA’ !

LIBERTA’  AI TEMPI DE “IL LAVORO CHE NON C’E’”

In questi giorni,  sto presentando il mio nuovo libro un po’ in giro e ho in mente continuamente cosa significhi  per me  il concetto di  “libertà” oggi,  ossia il sentirmi una persona “libera”  in questo paese  ai tempi del  lavoro che non c’è.

Allora, quello che provo è il sentirmi più  “ostaggio” che essere completamente libera ; “ostaggio” perché quando non arriva il lavoro, quando i progetti di lavoro stentano a decollare , si ripiomba in uno stato di desolazione, di angoscia e paura ,  e anche se da tempo si cerca di elaborare questi stati d’animo e di  ( r ) esistere , dandosi sempre da fare  con lavoretti vari , il  sentimento prevalente  che attanaglia è la mancanza  di una libertà completa. E’ chiaro che il concetto di LIBERTA’ comporti  una dimensione di estensione e realizzazione dei propri  desideri  e progetti di vita, ma presenti anche specularmente dei contorni e una delimitazione relativa alla libertà e rispetto altrui.

Quello di cui mi sento “deprivata” è il non poter gestire il mio tempo secondo delle necessità specifiche a causa di vincoli contingenti economici. Le priorità vengono completamente  ribaltate  dalla mera sopravvivenza  legata al mantenere la propria casa , pagare  , con difficoltà   e sacrificio enormi,  affitto e  utenze , poter fare la spesa  magari penalizzando  nella scelta  la qualità  degli alimenti che si acquistano, ecc.

Questo è sentirsi liberi?

Un governo che sta in piedi col ricatto continuo di cadere e di far nuovamente precipitare la nostra economia e soprattutto tutte quelle famiglie  e persone già

“fragili” e in grosse difficoltà .

Questo è sentirsi liberi?

Mi capita di pensare spesso  a persone fantastiche come Roberto Saviano  , come i tanti ,  coraggiosi  e veri “collaboratori di giustizia”,  magistrati ,  giornalisti e scrittori  che vivono  sotto la minaccia continua di “venire uccisi”  dalle organizzazioni criminali   e che sanno bene , sulla loro pelle cosa,  voglia dire essere deprivati in senso assoluto della  LIBERTA’  e allora mi domando:

“Ma che vita è  una vita in cui non  puoi più prendere delle decisioni, in cui le scelte anche le più elementari sono sotto scacco continuo della  paura  e di un vuoto di speranza?”

Allora cerco  di dare un senso a questa deprivazione di LIBERTA’ , dicendomi che col PENSIERO  e col CORAGGIO  di  ( r ) esistere  in realtà ci si può esprimere nella propria essenza e con onestà.

Il concetto di  LIBERTA’ ha bisogno di più declinazioni , non può essere sotto scacco di ricatti, personalismi o di aride contabilità!

Mi preoccupa una società in cui le persone vivono male e non solo materialmente , ma soprattutto  interiormente  e il fatto che vivano la propria LIBERTA’ molto limitata e soggetta  a una discriminazione continua “tra chi può e chi non può”,

tra chi si permette di girarsi dall’altra parte e chi invece  guarda con umanità e orgoglio le sofferenze e il dolore altrui.

Parlo molto del valore del mutuo – aiuto e della necessità  di una mutualità sociale oggi, ma credo che dobbiamo soprattutto dirci con onestà  che senza il riconoscimento delle LIBERTA’  fondamentali come  il lavoro, la garanzia di una casa, la disponibilità economica, la possibilità di potersi curare , la possibilità dei nostri giovani di poter scegliere se andare all’Estero o restare in Italia per lavoro o per studiare…….senza  tutto questo  , e forse anche dell’altro,  se non ci interroghiamo su questo e  continuiamo nei fatti a mostrare “indifferenza” , nella logica  dell’ “ognuno pensi per sé”  , non si andrà da nessuna parte  e nessun cambiamento sarà possibile . Personalmente mi offende molto questo atteggiamento che comunque c’è e subdolamente si maschera ancora di finto “buonismo” con modalità comunicative in cui si preferisce  far finta  che le cose  stiano migliorando , senza quasi mai una vera presa di coscienza perché è meglio  continuare a “girare la testa dall’altra parte!” , no?

La difesa e la tutela delle LIBERTA’ fondamentali  deve animarci ancora di più e non lasciarci tranquilli, perché  non si permetta a nessuno di  giocare con la  nostra vita e con quella dei nostri  figli e delle nostre giovani  generazioni .

21 settembre 2013  ,  Stefania  Cavallo

FESTIVAL DEI POPOLI 2013 SOTTO LO STESSO CIELO: STORIE DI DONNE , UOMINI, POPOLI E TERRE NOVARA 18 SETTEMBRE 2013 :Traccia mio intervento :

“Ho la sensazione che nessuno cominci  veramente una  guerra,

le guerre si continuano.

La pace quella è una cosa  che si deve cominciare”  

David Grossman

 

FESTIVAL DEI POPOLI 2013

SOTTO LO STESSO CIELO: STORIE DI DONNE , UOMINI, POPOLI E TERRE

NOVARA 18 SETTEMBRE 2013

 

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RITRATTI DI DONNE  DA  “DONNE CHE (  R  ) ESISTONO  NELLA CRISI –LAVORO, VITA,POESIA E METAFORE AL FEMMINILE

a cura di  Stefania Cavallo

 Festival dei popoli 2013  Novara

  1. 1.       L’IMPORTANZA DELLE PAROLE , DELLA POESIA  E DELLE EMOZIONI
  2. 2.       NON VOGLIO CHE MI RIMPICCIOLISCANO I MIEI DESIDERI
  3. 3.       LA TRIADE LAVORO-POESIA-VITA
  4. 4.       IL READING SULLE DONNE  :  LE PRECARIE – LE TESSITRICI DI PACE  – MALALA

 

Apertura :    fiche filmica , pochi minuti ,  dell’  “episodio  del  pipistrello “ , tratto dal film di Benigni  “La tigre  e la neve”  sull’importanza della Poesia  e delle sue metafore  esistenziali   e   l’importanza  delle emozioni  , tutt’altro che banale,  e del  fermarsi  ogni tanto per stupirsi   e meravigliarsi  come fanno i bambini ,  perché questo vuol dire  fare in modo che anche la nostra vita  diventi  poesia  e  in maniera leggera  si possa  creare quella  giusta distanza   dalle  angosce  e  dalle  sofferenze  quotidiane.

(http://www.youtube.com/watch?v=y5O_nvmfPyw)

Roberto Benigni  perde un sacco di tempo a cercare parole  e invita i giovani a essere poeti essi stessi. Ce lo racconta nel suo  film La tigre e la neve. E per riuscirci ci si deve innamorare e patire. Perché per raccontare la felicità bisogna essere felici e per raccontare la tristezza bisogna essere felici.

In quel film c’è una scena meravigliosa.

Dopo aver cacciato un pipistrello ,con dei versi poetici,  le sue figlie gli chiedono come si fa a diventare poeti.

Lui gli racconta in un modo dolce e pieno di meraviglia di come un piccolo uccellino si fosse posato quando era bambino sulla sua spalla. Era stato lì per un ora e fingendo di essere un albero. Appena l’uccellino volò via andò di corsa dalla mamma per raccontargli cosa gli era successo. E la mamma cinica “..e io chissà cosa mi credevo mai…” “ma era cattiva la nonna?” “no, la colpa era mia. non ero riuscito a trovare le parole giuste per raccontare la mia emozione. Mi dissi ci sarà nel mondo uno che di mestiere trova le parole giuste, che le sa mettere in maniera tale che quando batte il cuore a lui lo fa battere anche a quell’altro. Quel giorno ho deciso di diventare poeta

http://www.youtube.com/watch?v=y5O_nvmfPyw

 

PREMESSA 

Lo “stefania  cavallo- pensiero”

 

Buongiorno ,

ho sempre creduto  e  credo fortemente nei percorsi culturali a supporto del sociale  e del mio modesto lavoro  di mediatrice  e pacificatrice delle relazioni umane  .

 

Ho cercato di esprimere questo filo conduttore  del mio pensiero  con la frase seguente  inserita  sin dalla prima di  copertina  del mio nuovo libro “ISTRUZIONI PER L’USO ANTI-CRISI E MUTUO AIUTO”  :

 

Non voglio che mi rimpiccioliscano i miei desideri

…perché spesso ai  tempi della crisi questo accade, accade che

il mondo venga rimpicciolito!

 

Cosa voglio dire ?  Qui vi è racchiuso in pratica  tutto  lo  “stefania  cavallo- pensiero”  attuale   in cui  c’è il disagio  e tutta la consapevolezza  di chi  si  vede  “deprivato”   di   molto di ciò che aveva sino a qualche tempo fa  , il lavoro , le abitudini , gli affetti  , la spensieratezza  , la  progettualità  ,il  futuro , ma  in contemporanea  sa  che  nessuno può  togliere  la capacità di  “guardare oltre”  di gettare la mente e il cuore oltre  gli ostacoli , sa che   in questi casi o  si soccombe o  si cerca di superare l’empasse   per cercare delle soluzioni possibili  ; ecco  è con questa frase un po’ manifesto  evocativa  di  questo atteggiamento   non soccombente , “resistente” e   attivo  che desidero iniziare  questo incontro oggi  , con l’augurio di potervi contagiare  tutti col mio  inguaribile  positivismo  .

 

LAVORO-POESIA-VITA

 In questi anni ho cercato di dare concretezza ad una prima realtà di progetto che prevede la costituzione di spazi di confronto e dialogo per sostenere e supportare psicologicamente le persone disoccupate, inoccupate o in cassa integrazione .

Il mio approccio su queste tematiche è del tutto originale in quanto coniuga aspetti più di tipo formativo , percorsi che nascono dall’esigenza di estendere la conoscenza di queste realtà, affinché si possa approfondire che cos’è un gruppo di auto-mutuo-aiuto e del perché di questi gruppi con problematiche diverse, delle modalità di conduzione di un gruppo così composto, con aspetti più di tipo “narrativo ed espressivo” e attività che tentano di attivare quelle risorse , spesso sconosciute, che aiutano le persone a “raccontarsi” nei vari modi a loro più consoni o attraverso la scrittura o attraverso la drammatizzazione del  particolare momento esistenziale che stanno vivendo .

 

In questi anni ho lavorato  con impegno  per proporre in questo ambito un approccio piuttosto efficace e originale e mi auguro di poter magari collaborare in qualche progetto e portare tutta la mia esperienza e vissuto da studiosa e precaria su questi temi.

 

Ora propongo proprio una serie di brani e letture che intrecciano molto bene vari aspetti strettamente connessi alla dimensione dinamica del vivere mediata da strumenti creativi e altamente unificatori come la letteratura, il cinema e il teatro.

Convinta che anche attraverso questi media ci si possa “reinventare”, come molte donne cercano di fare riuscendo ad essere straordinariamente creative e irrisistibilmente simpatiche così come illustro di seguito nel mio Reading “Ritratti di donne. Lavoro,vita,poesia e metafore al femminile”.

 

LE PRECARIE

Donne che (r)esistono in tempo di crisi!

(dal mio libro Lavoratori acrobati)

 

Sono tante le storie che in questo periodo sto raccogliendo sul fronte della disoccupazione e della precarietà del lavoro e devo dire che la dimensione del “racconto femminile “ sul tema mi vede più presa, se non altro per appartenenza di genere e anche di vissuto emotivo.

Perché se ne parla molto e ormai tutte le statistiche ce lo confermano che l’attuale mercato del lavoro discrimina soprattutto le donne e se poi si perde il lavoro, come donna a 40 o 50 anni, la discriminante al femminile è ancora più forte.

Come racconta una protagonista intervistata e che dice che da disoccupata a 50 anni ci si trova come in un “limbo“, dopo aver inviato centinaia di curriculum ma nessuno ti vuole; così il più delle volte si esauriscono i propri risparmi, ci si indebita notevolmente e si arriva a farsi far la spesa dai propri cari perché non si ha più un soldo in tasca.

Un’altra, che racconta che ha 52 anni e ha perso il lavoro 3 anni fa e si è convinta che se non è riuscita a trovare un lavoro qualche anno fa figuriamoci se può trovarlo oggi! Questa signora sta vivendo aiutata dalla madre pensionata, che di recente si è anche ammalata, e cura un bimbo piccolo come “tata” sapendo bene che chiaramente si tratta di un lavoro molto precario e che durerà fino a che questo bimbo non crescerà.

Lei stessa poi, con grande preoccupazione, non nega di pensare con una certa ansia a quale sarebbe il suo destino nel momento in cui venisse a mancare la madre, ora molto ammalata.

Il paradosso drammatico al quale stiamo assistendo è anche quello che questa signora, come molte altre persone e signore, a questa età è praticamente già vecchia per il mercato del lavoro, ma anche troppo giovane per andare in pensione.

Così come molte professioniste, come le archeologhe italiane a progetto, che non sono riconosciute in albi professionali e praticamente sono “invisibili” sul mercato del lavoro e hanno dovuto organizzarsi anche loro con blog e sulla rete per rivendicare il fatto che “esistano” e che anche se riescono ad avere contratti temporanei o a progetto il loro lavoro è paragonabile ad un lavoro da “contratto dipendente” e a tutti gli effetti spesso a tempo indeterminato.

Quante lavoratrici “invisibili” come queste esistono e spesso non vengono neppure pagate regolarmente tutti i mesi, come dovrebbe accadere, eppure “resistono” e svolgono il proprio lavoro con dedizione e competenza ?

C’è soprattutto una dimensione di orgoglio e di dignità personale dietro a tutto questo che spesso fa andare avanti, nella speranza che qualcosa prima o poi possa cambiare, che prima o poi una qualche “giustizia umana” possa portare un po’ di equilibrio in questa Società in cui l’Etica e le Regole del lavoro sono completamente disattese e ignorate tutti i giorni.

Concordo con quanto dice Tito Boeri, nel suo ultimo libro “Le riforme a costo zero”, che occorre cambiare le regole di ingresso al mondo del lavoro per tutti, così come è fondamentale riformare gli ammortizzatori sociali e quindi  ridare e riconoscere alle donne un maggior potere contrattuale a partire dalle mura domestiche col lavoro a casa e di cura con figli e anziani.

 

LE TESSITRICI DI PACE

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Le madri hanno il potere di mettere fine alla distruzione della vita. Le madri hanno il potere di costruire un ponte di riconciliazione con spirito gentile e generoso. Che ciascuna di noi tenda le braccia in Pace, una Pace che preservi la vita, una Pace che preservi la vita dei nostri figli. Agiamo insieme per portare la vita ai nostri figli, così da non doverli seppellire. Risvegliamoci perché da madri sappiamo che vi è un’altra via.

(Gila Katsav, moglie dell’ex presidente di Israele Moshe Katsav)”[1].

Collegato a queste emozionanti parole è il bel film Madri (2007) di Barbara Cupisti, attraverso il quale desidero condurvi e che vorrei proporvi, si tratta di un toccante documentario corale materno, con una delicata trama narrativa, in cui “chi genera la vita ha il potere di mettere fine a chi vuole distruggerla. Solo la forza di una madre, e il suo dolore, può credere che questa speranza si faccia realtà. Perché una mamma, di qualunque lingua e provenienza, vive con la paura per i suoi figli”.

Lo sostiene la Cupisti in questo suo documentario, che nasce vicino all’esperienza del Parent’s Circle, associazione creata dai genitori delle vittime del conflitto israeliano-palestinese al fine di stimolare azioni di pace tra le due parti.

Una storia delle cosiddette mediazioni “impossibili” tra le madri israeliane e le madri palestinesi, separate dalla guerra e dall’odio, unite nella stessa disperazione di aver visto ammazzare i propri figli e le proprie figlie.

Parlare di mediazione vuol dire fare riferimento al linguaggio della pacificazione e del rispetto tra esseri umani in tutti gli ambiti della vita, sia a livello macrosociale – quando si parla di conflitti tra popoli – sia a livello del piccolo gruppo, famiglia in primo luogo.

Il dolore è universale, parla la stessa lingua in tutte le nazioni del mondo.

La regista ha incontrato le madri di due popoli separati da un muro fisico e mentale ma resi fratelli dallo stesso dolore. E’ entrata nelle case che un tempo erano luoghi di vita e gioia in cui oggi rimbomba lo straziante vuoto di camerette cristallizzate in un ordine innaturale e di zaini che nessuno porterà più a scuola.

Ha cercato di lasciare spazio alle parole, non voleva interviste, voleva che le protagoniste raccontassero alla macchina da presa il loro sentimento e la loro disperazione, senza imbrigliarle in un cliché classico troppo riduttivo da sceneggiatura. Dice sempre la Cupisti che il progetto del film era di starle ad ascoltare.

C’è un’altra donna che ho conosciuto di persona qualche anno fa a Milano, anche lei grande “tessitrice di Pace” ed è Edna Angelica Calo Livne.

 

BERESHEET :  Edna Angelica Calo Livne

Dice di sè stessa:

“Mi chiamo Angelica e anche Edna, sono nata a Roma e vivo nel kibbutz di Sasa, in Galilea, in Israele….”

Edna Angelica Calò Livné impiega dodici minuti per affascinare il primo gruppo di ragazzi, quattro in meno per farsi abbracciare dal secondo e parla ai tanti studenti in occasione del corso intitolato “Una cultura in tante culture”, dinanzi a decine di ragazzi seduti nell’aula milanese dell’ Istituto Professionale Marignoni-Polo, che si chiedevano chi fosse Angelica, perché mai dovessero essere lì ad ascoltare una sconosciuta al posto delle usuali ore di lezione.

Poco più della metà degli studenti sono ragazze, la maggioranza di origine straniera, i loro occhi ormai fissi su Angelica, mentre i maschi guardano in aria:

“Era il periodo degli attentati e ho immaginato un progetto in cui i ragazzi ebrei e arabi partecipassero insieme ad un teatro che li facesse esprimere e costruire un mondo senza guerra, senza odio, di modo che si guardassero in faccia senza maschera.” e mentre Angelica illuminava tanti ragazzi, mentre una scienziata israeliana vinceva un Nobel per la chimica, mentre un’ azienda israeliana vendeva alla Volvo un sistema salvavita per i pedoni, paradossalmente nello stesso istante a decine si levavano nuove voci che invocavano l’odio e la distruzione di Israele, dal consiglio dei “diritti umani di Ginevra”, a manifestazioni e discorsi in giro per il pianeta.  Nonostante questo buio, Angelica costruisce, perché sa che quello dei distruttori non è il mondo :“Quando ci presentiamo, noi diamo agli altri qualcosa di noi, mettiamo nelle loro mani la nostra identità”, spiega Angelica, i ragazzi sono a bocca aperta, scoprono sia l’autostima che il desiderio di sentirsi pronti per ascoltare gli altri e per esserne parte.

Nel mondo ci sono donne incredibili, Tessitrici di Pace come la pedagogista e regista Edna Angelica Calo Livne che ha creato una Fondazione la “Beresheet La Shalom Foundation” (Beresheet è la prima parola della Bibbia e vuol dire “All’inizio”) che fa un lavoro immane e stupendo con le giovani generazioni israeliane e palestinesi , di varie etnie nel mondo attraverso lo strumento altamente educativo e unificatore che è il Teatro.

 

 

MALALA

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UN BAMBINO , UN  INSEGNANTE E UNA PENNA  POSSONO CAMBIARE IL MONDO . LE PAROLE POSSONO CAMBIARE IL MONDO!

MALALA  YOUSAFZAI

 12 LUGLIO 2013 – ONU

  

STRALCIO DEL SUO DISCORSO

Cari fratelli e sorelle ricordate una cosa. La giornata di Malala non è la mia giornata. Oggi è la giornata di ogni donna, di ogni bambino, di ogni bambina che ha alzato la voce per reclamare i suoi diritti.

Ci sono centinaia di attivisti e di assistenti sociali che non soltanto chiedono il rispetto dei diritti umani, ma lottano anche per assicurare istruzione a tutti in tutto il mondo, per raggiungere i loro obiettivi di istruzione, pace e uguaglianza.

Migliaia di persone sono state uccise dai terroristi e migliaia di altre sono state ferite da loro. Io sono soltanto una di loro. Io sono qui, una ragazza tra tante, e non parlo per me, ma per tutti i bambini e le bambine. Voglio far sentire la mia voce non perché posso gridare, ma perché coloro che non l’hanno siano ascoltati. Coloro che lottano per i loro diritti: il diritto di vivere in pace, il diritto di essere trattati con dignità, il diritto di avere pari opportunità e il diritto di ricevere un’istruzione.

Cari amici, nella notte del 9 ottobre 2012 i Taliban mi hanno sparato sul lato sinistro della fronte. Hanno sparato anche ai miei amici. Pensavano che le loro pallottole ci avrebbero messo a tacere. Ma hanno fallito. E da quel silenzio si sono levate migliaia di voci. I terroristi pensavano che sparando avrebbero cambiato i nostri obiettivi e fermato le nostre ambizioni, ma niente nella mia vita è cambiato tranne questo: la debolezza, la paura e la disperazione sono morte. La forza, il potere e il coraggio sono nati. Io sono la stessa Malala. Le mie ambizioni sono le stesse. Così pure le mie speranze sono le stesse.

Cari fratelli e sorelle io non sono contro nessuno. Nemmeno contro i terroristi. Non sono qui a parlare in termini di vendetta personale contro i Taliban o qualsiasi altro gruppo terrorista. Sono qui a parlare a favore del diritto all’istruzione di ogni bambino. Io voglio che tutti i figli e le figlie degli estremisti, soprattutto Taliban, ricevano un’istruzione. Non odio neppure il Taliban che mi ha sparato. Anche se avessi una pistola in mano ed egli mi stesse davanti e stesse per spararmi, io non sparerei. Questa è la compassione che ho appreso da Mohamed, il profeta misericordioso, da Gesù Cristo e dal Buddha. Questa è il lascito che ho ricevuto da Martin Luther King, Nelson Mandela e Muhammed Ali Jinnah. Questa è la filosofia della non-violenza che ho appreso da Gandhi, Bacha Khan e Madre Teresa. E questo è il perdono che ho imparato da mio padre e da mia madre. Questo è quello che la mia anima mi dice: siate in pace e amatevi l’un l’altro.

(….)

Cari fratelli e sorelle non dobbiamo dimenticare che milioni di persone soffrono per ignoranza, povertà e ingiustizia. Non dobbiamo dimenticare che milioni di persone non hanno scuole. Lasciateci ingaggiare dunque una lotta globale contro l’analfabetismo, la povertà e il terrorismo e lasciateci prendere in mano libri e penne. Queste sono le nostre armi più potenti. Un bambino, un maestro, una penna e un libro possono fare la differenza e cambiare il mondo. L’istruzione è la sola soluzione ai mali del mondo. L’istruzione potrà salvare il mondo.

FONTE : http://www.europaquotidiano.it/2013/07/12/il-discorso-allonu-di-malala-la-sedicenne-candidata-al-nobel-per-la-pace/

 

 

 

Alcuni stralci dell’Intervento: Le paure contemporanee – Presentazione del libro Istruzioni per l’uso anti-crisi e mutuo aiuto Basiano- 14 settembre 2013.

Presentazione del libro

Istruzioni per l’uso anti-crisi e mutuo aiuto

Basiano- 14 settembre 2013

 

a cura di Stefania Cavallo

 Istruzioni per l'uso anti-crisi  e mutuo aiuto  2013

Alcuni stralci dell’Intervento

Le paure  contemporanee

Partiamo col  parlare delle paure principali attuali  e che  raccontano  molto di noi ,  ad esempio   se pensiamo al futuro per i nostri figli , no?

La paura di non poter  garantire loro un futuro tranquillo e sereno  , ma soprattutto  l’impossibilità  di  realizzare  dei progetti  , di costruirsi  un loro  percorso  di vita ,  di impegni  lavorativi e non.

 

Questa è  l’incertezza del vivere  di oggi . I sociologi la chiamano  “l’insicurezza” che è  divenuta un elemento comune e quasi normale della nostra società, della nostra vita quotidiana. Pervade i nostri sentimenti in misura crescente, da alcuni anni. Sotto diversi profili e da diverse prospettive. Ormai non si tratta più di un disagio localizzato e definito. A cui riusciamo a dare un nome. Una provenienza, una connotazione. È, invece, un male oscuro, perché contrassegna i diversi ambiti della nostra esistenza. Nel 2012 gli italiani appaiono complessivamente più insicuri. Anzi, “insicuri”, senza se e senza ma –  dal rapporto Demos 2013  (vd. l’ultimo rapporto annuale  Tutte le insicurezze degli italiani. Significati, immagine e realtà  realizzato dalla Fondazione Unipolis, dall’Osservatorio di Pavia, da Demos & Pi e diretto da Ilvo Diamanti ) .

La paura del perdere il posto di lavoro  (vd. Lettura dal libro : Perdere il lavoro):

 

PERDERE IL LAVORO

Se cerchiamo il significato della parola “PERDERE” e se utilizziamo anche dei traduttori da una lingua straniera alla nostra, potremo trovare tante interpretazioni con valenze diverse.

Nel mio primo libro, ho già espresso questo sentimento della perdita, inteso in senso universale, attraverso  quelli che ho chiamato “I GIORNI PERDUTI” che sono i giorni dell’abbandono, “un abbandono” che sperimentiamo già da piccoli col ricordo ancestrale della nascita quando ci separano dal ventre materno che ci ha ospitato per ben 9 mesi, esperienza che si può replicare per adulti e bambini ed adolescenti quando ci si lascia, quando mamma e papà hanno deciso di lasciarsi, di separarsi.

La definizione che a me piace e che esprime il sentimento della perdita l’ho trovato attraverso le parole della brillante critica cinematografica e psicologa Lella Ravasi Bellocchio:

“I giorni dell’abbandono sono i giorni perduti, le ore infinite delle perdite , quelle inflitte e quelle subite , i tempi delle dure emozioni e dei sentimenti che ci hanno devastato, del malumore come aria cattiva che ci soffoca….”

(vd. I Giorni perduti, pag. 57).

In questo caso la Ravasi Bellocchio si sofferma sull’abbandono di Olga, la protagonista del bel film di Roberto Faenza del 2005 “I giorni dell’abbandono”, tratto dal libro di Elena Ferrante, che affronta con grande profondità il tema della crisi e dell’abbandono , vissuto dal punto di vista femminile.

Tutta questa premessa per dire appunto che anche quando si perde il lavoro si rivive un po’ questo vissuto di “abbandono”, di forte smarrimento emotivo proprio come quando eravamo neonati.

Insieme a questo sentimento di perdita e di abbandono che si coglie in chi perde il lavoro si associano tanti sentimenti negativi che possono intaccare in maniera importante e seria la propria identità e quindi il proprio “essere”, il proprio viversi in una condizione sino ad allora sconosciuta e nuova con cui bisogna iniziare a fare i conti, ma soprattutto si tratta di una dimensione che coinvolge la nostra vita affettiva e relazionale.

Un conto è sapere che si andrà in pensione, e comunque anche a questa futura prospettiva sarebbe opportuno prepararsi in maniera adeguata, un conto è sapere che sei stato licenziato, magari senza preavviso e con una modalità un po’ spregiudicata come quelle sempre più in uso oggi ossia, attraverso un fax, ecco tutto ciò, in questi casi, può essere irreparabilmente devastante.

Noi viviamo tanti momenti della nostra vita che ci possono causare dei corti circuiti, anche se momentanei, ma spesso non siamo pronti, come degli “analfabeti emotivi”, sul “come” reagire a tutto questo e soprattutto ci risulta più semplice pensare che forse, in qualche modo, siamo caduti vittime di qualche negatività astrale o simili.

“Ogni crisi è un’opportunità di cambiamento, un’occasione per riflettere, crescere e prendere la propria vita tra le mani per donarla a se stessi e agli altri”.

(Prof.ssa Maria Rita Parsi Presidente Fondazione Movimento Bambino Onlus”).

È ovvio che poi ognuno elabori liberamente questi vissuti, spesso drammatici, e ritengo, come spesso ho sostenuto, che sia importante però considerare questi momenti veramente come degli ottimi spunti di riflessione personale con la consapevolezza che forse in certi casi non si può sempre far tutto da soli e che bisogna farsi aiutare per poter ritornare a recuperare un proprio equilibrio esistenziale per se stessi e per gli altri , perché

“la cura di sé richiede una costante riflessione sulle modalità di risposta emotiva ai propri vissuti; proprio l’abitudine a tale riflessione contribuisce a mantenere e difendere un equilibrio interiore mai dato una volta per tutte”.

(Prof.ssa Maria Martello).

 

Lettura dal libro : Anna Maria Cantarella e la sua lettera “Mia madre non piange”

 

 

ANNA MARIA CANTARELLA

e la lettera aperta alla Fornero :

“Mia madre non piange”

 Cantarella

La Dottoressa Anna Maria Cantarella durante il suo intervento nella trasmissione Piazza Pulita di Santoro ha ridato senso e valore alle parole solidarietà, equità e sacrificio.

Non me la sono dimenticata questa giovane donna che ho anche avuto poi modo di incontrare personalmente al binario 21 della stazione centrale di Milano, mentre portava generi di prima necessità ai lavoratori licenziati dei wagon-lits, come umile e autentica componente della società civile. Mi ricordo ancora gli scambi di solidarietà e simpatia tra lei e Carmine Rotatore e i libri che in regalo gli aveva passato facendoglieli arrivare con il cestino che saliva sino in alto, sulla Torre Faro, per dare ai tre anche un po’ di letture e di “pane culturale “, perché in certi momenti difficili  si può “resistere” soprattutto così. Anna Maria mi ha raccontato della sua partecipazione al movimento della agende rosse di Falcone e Borsellino e di questo suo impegno civile e appassionato di lotta alla Mafia[1].

Ricordo molto bene alcuni passaggi della sua lettera aperta al Ministro Fornero in riferimento alle lacrime che sua madre non verserà, come fece invece la Fornero in un suo pianto famoso e pubblico in occasione del tanto “ criticato” provvedimento sulle pensioni a governo tecnico appena insediato. Parla della madre coltivatrice diretta al sud che compirà 60 anni nel 2013, ma non potrà andare in pensione a 61 anni come previsto, ma a 63 e mezzo e non piangerà lacrime inutili.

La madre di Anna Maria Cantarella lavora nei campi da quando aveva 10 anni e sono 50 anni che lavora con la schiena spezzata dal duro lavoro. Se la meritava o no la sua agognata pensione ? Dice la Cantarella rivolgendosi alla Signora Ministro.

Oggi, appunto, sua madre ha la schiena distrutta e la sua piccola azienda agricola è in crisi!

“Una donna del sud non è avvezza al pianto e con sacrificio e rabbia continua a zappare la sua amara terra, e io continuerò a portare dentro il mio cuore la sua rabbia. Non provo nessuna pena per lei Signora Ministro e sono profondamente indignata e l’indignazione è il sentimento che segnerà le mie scelte e azioni future. Terminerà dicendo così “Sono dottoressa anch’io, sono laureata in Giurisprudenza, grazie ai sacrifici dei miei genitori e vorrei davvero fare piazza pulita di quelle persone che si riempiono la bocca di parole come equità-solidarietà-sacrificio, ostentando empatia e lacrimando quando occorre. Vorrei fare piazza pulita di persone come lei Signora Ministro che stanno cancellando il sogno dell’operaio che vuole il figlio dottore. Con profonda disistima e nessuna solidarietà “.

Ieri a Basiano :ISTRUZIONI PER L’USO ANTI-CRISI E MUTUO AIUTO

 

IERI A BASIANO: ISTRUZIONI PER L’USO ANTI-CRISI E  MUTUO AIUTO

 

Incontro  Istruzioni per l'uso anti-crisi  e Mutuo aiuto

 

 

 

Ieri  è stato  un bell’incontro  alla presenza dell’Assessore Caneparo  e i partecipanti  tra cui alcuni amici che mi seguono da tempo nei miei percorsi  di sensibilizzazione culturale  su varie tematiche .

 

Purtroppo Il giornalista Rai Paolo Gila non ha potuto venire ma credo che ci sarà modo di incontrarlo  in altre occasioni future.

 

Ieri  ci ha raggiunto  anche il consigliere della Provincia di Milano  Massimo Gatti  , ex sindaco di Paullo,  soprattutto persona sempre  umanamente attenta  alle vertenze di chi ha perso il lavoro  , sempre a fianco  dei lavoratori , dei disoccupati e dei precari ; lo conobbi  personalmente a fianco degli ex -lavoratori dei wagon lits  al binario 21 a Milano   e l’ho ritrovato a fianco dei lavoratori e lavoratrici delle Jabail Ex Nokia Siemens di Cassina De Pecchi  e in  altre situazioni in cui  la  grande partita  attiene più a tematiche ambientalistiche e di difesa del territorio .

 

Per me è stato un vero onore che  si sia ricordato  dell’incontro  e infatti l’ho invitato a chiudere l’incontro  per raccontarci   la sua  intensa esperienza  di amministratore   della Provincia di Milano  su queste tematiche  e sulle innumerevoli vertenze che sta seguendo  .

 

 

Mercoledì  sarò  a Novara  nell’ambito del Festival dei Popoli  sui  temi di integrazione  e le seconde generazioni  ,  ove  racconterò  soprattutto  di alcuni  “Ritratti di donne  ai tempi della crisi”  e  di alcune testimonianze  di pacificazione possibile  nelle zone di guerra :

 

“In particolare sarà l’occasione per far conoscere una donna incredibile, una Tessitrice di Pace come la pedagogista e regista Edna Angelica Calò Livne che ha creato una Fondazione la “Beresheet La Shalom Foundation” (Beresheet è la prima parola della Bibbia e vuol dire “All’inizio”) che fa un lavoro immane e stupendo con le giovani generazioni israeliane e palestinesi, di varie etnie nel mondo attraverso lo strumento altamente educativo e unificatore che è il Teatro.”

(BLOG NOVARA 18 SETTEMBRE 2013 : http://festadeipopolinovara.blogspot.it/2013/09/i-protagonisti-della-festa-stefania.html )

 

Di seguito uno stralcio del mio intervento di ieri.

 

 

Intervento   Istruzioni per l’uso  del 14 settembre  (stralcio)

“La sorgente principale della pace e della felicità è la propria attitudine mentale, vale la pena di adottare strumenti per svilupparla in una direzione positiva”  Il Dalai Lama

 

PREMESSA 

Lo “stefania  cavallo- pensiero”

 

 

Buongiorno ,

ho sempre creduto  e  credo fortemente nei percorsi culturali a supporto del sociale  e del mio modesto lavoro  di mediatrice  e pacificatrice delle relazioni umane  .

 

Ho cercato di esprimere questo filo conduttore  del mio pensiero  con la frase seguente  inserita  sin dalla prima di  copertina  del mio nuovo libro “ISTRUZIONI PER L’USO ANTI-CRISI E MUTUO AIUTO”  :

 

Non voglio che mi rimpiccioliscano i miei desideri

…perché spesso ai  tempi della crisi questo accade, accade che

il mondo venga rimpicciolito!

 

Cosa voglio dire ?  Qui vi è racchiuso in pratica  tutto  lo  “stefania  cavallo- pensiero”  attuale   in cui  c’è il disagio  e tutta la consapevolezza  di chi  si  vede  “deprivato”   di   molto di ciò che aveva sino a qualche tempo fa  , il lavoro , le abitudini , gli affetti  , la spensieratezza  , la  progettualità  ,il  futuro , ma  in contemporanea  sa  che  nessuno può  togliere  la capacità di  “guardare oltre”  di gettare la mente e il cuore oltre  gli ostacoli , sa che   in questi casi o  si soccombe o  si cerca di superare l’empasse   per cercare delle soluzioni possibili  ; ecco  è con questa frase un po’ manifesto  evocativa  di  questo atteggiamento   non soccombente , “resistente” e   attivo  che desidero iniziare  questo incontro oggi  , con l’augurio di potervi contagiare  tutti col mio  inguaribile  positivismo  .

 

Questo atteggiamento   mi arriva dalla mia formazione   professionale  , da quando lavoravo , negli anni 90, come consulente e formatrice nel  motivare i dipendenti  delle aziende   a lavorare meglio   all’interno e all’esterno del  loro ambiente lavorativo  e  poi oggi mi  ritrovo   in qualche modo a  fotografare  una realtà lavorativa,  in particolare  relativa alle multinazionali  ,  che ha  disilluso  un po’ tutti  e tutto   facendo crollare  il  “monumento del  lavoro”   nel quale  avevamo creduto  e  sul  quale eravamo stati  formati ,  per giungere  allo stato di fatto attuale  in cui   il lavoro è quasi  qualcosa di invisibile , non si parla più di lavoro-dipendente  né di lavoro a tempo indeterminato  e in pratica da un’idea del  “ lavoro mitizzato” in cui potersi  realizzare come persone ,  col quale  riscattarsi  magari da un contesto sociale  molto umile ,  ci hanno fatto credere che  fosse possibile  , come   nei paesi  più competitivi europei ,  lavorare meno  guadagnando di più  , riprendendoci un po’ più di tempo libero  , migliorando la nostra qualità della  vita e  delle nostre relazioni , ma così non è stato,   almeno  oggi non lo è per molti .

 

Basta  ascoltare  i giovani su  come  vivono  la dimensione del  loro  precariato lavorativo  con ricadute pesanti sul loro  precario vissuto  e su come per molti ormai il lavoro  rappresenti qualcosa su cui  è inutile investire  troppo di sé,   perché non ne vale la pena , perché  tanto “ti usano e ti gettano” oggi , come  dei “vuoti a perdere” , come delle  “vite a perdere”  ,  così è ad esempio  nei call center , nelle cooperative  spregiudicate, nelle multinazionali   disumane  e   utilitaristiche.

 

Evidentemente tutto questo mi   ha interrogato  talmente che   sono stata  spinta  a capire  , ad indagare sul piano umano e sociale questo nuovo scenario   e suoi numerosi  protagonisti, ossia chi non ha più  il lavoro o è un nuovo  precario  cercando nuovi spazi  in cui  poter  recuperare  una propria  nuova dimensione   e una maggiore consapevolezza  rispetto  al nuovo contesto  socio-economico e di mercato .

 

Un’amica  di recente mi ha scritto una mail per il fratello disoccupato in cui  mi dice:

“DARE LAVORO SIGNIFICA DARE DIGNITA’, QUESTO VOCABOLO QUASI SCOMPARSO DALL’USO ODIERNO. PERCHE’ LA VITA DELLE PERSONE DEVE ESSERE LEGATA ALLE STRATEGIE MATERIALI E NON ALLE STRATEGIE DEL CUORE? QUESTO PENSIERO MI INTERROGA OGNI GIORNO….COSA POSSO
FARE? NON SO PIU’ A CHI CHIEDERE . SENTO QUASI LA VOGLIA DI MIO FRATELLO DI ARRENDERSI ED IO CHE FACCIO …..NON POSSO STARE A GUARDARE …..CHE FACCIO ?”

 

Il titolo un po’ provocatorio ?

MI è sempre piaciuta quella trasmissione della Falcetti , la brava giornalista un po’ sociale  che teneva la rubrica al mattino presto  alla radio “Italia: Istruzioni per l’uso” , ve la ricordate?  Mi piaceva il suo modo di andare al cuore dei problemi  delle gente comune  e  di   “provocare”  l’esperto di turno  perché fosse semplice nel   linguaggio e  concreto  nella possibile soluzione  .

Ecco,  da qui   l’evocazione  per  il   titolo del mio nuovo libro , a cui segue la vera questione  e proposta che è il “Mutuo  Aiuto”   per chi non più il lavoro.

Ho voluto scrivere questo nuovo contributo, a modi manuale divulgativo, per diffondere il più possibile degli strumenti metodologici e operativi di sensibilizzazione culturale per tutti coloro che a vario titolo desiderano “mettere al centro la valorizzazione della persona”, precaria o senza lavoro, ai tempi del “lavoro che non c’è”.

Stefania Cavallo

14 SETTEMBRE 2013

 

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Pubblicazione dell’evento sul sito istituzionale della Provincia di Milano dedicato alle donne.

Di seguito il link: http://temi.provincia.milano.it/donne/news/newst.php?news=26994

 

CRITICHE E CRITICHE……..

CRITICHE  E  CRITICHE……..

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In questi giorni  mio marito Marco ha letto il mio secondo libro  “Lavoratori Acrobati “ , in genere  legge le cose che scrivo mentre  le  sto realizzando, sia che si tratti di   un nuovo progetto  o di  un nuovo libro  , a seconda  del caso,  e  giustamente  accetto volentieri   le sue critiche perché so  che sono dettate da grande stima e amore nei miei confronti  ( sentimenti  del  resto ricambiati al  pari  anche  da me….) …così l’altro giorno mi dice:

“Sai Stefania quando racconti le tue storie di  precarietà  ecc.  dovresti  essere più  cruda  , sei troppo soft  nei tuoi modi ….”

E allora ho ripensato a queste sue parole  e in effetti  mi sono analizzata  su questo mio modo  e credo che sia  nel fatto che faccio fatica a non  salvaguardare la dignità delle persone di cui racconto , anche la mia dignità  trattandosi spesso di situazioni  che conosco in prima persona  quando parlo di  precarietà  e del disagio che ciò può comportare nella vita delle persone   che la vivono veramente  nel profondo .

Ritengo che sia giusto che il lettore colga anche solo il messaggio che l’autore vuole mandare  senza per questo  sentirsi messo alle corde  rispetto ad una certa realtà piuttosto difficile  sul piano umano.

Sento sempre un po’  l’esigenza di tutelare   le persone di cui racconto , oltre che me stessa,  quando parlo di sociale  e poi c’è il mio inguaribile ottimismo  per cui mi auguro sempre che  si possa  cambiare   e che arrivino tempi migliori !

Stefania Cavallo

3 settembre 2013