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Archivio per luglio, 2015

Diario semiserio di una mamma blogger , il mio prossimo libro

Genitori Equilibristi  copertina137

Genitori Equilibristi  dedica138

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Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi

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“Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi, navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia.
È tempo di morire.”

Questo è il famoso monologo finale del film Blade Runner ( Ridley Scott  1982 ,  USA) pronunciato da   Rutger Hauer/alias Roy Batty  e che verrà ricordato spesso con l’incipit “Ho visto cose “  quando si parla del film .

In realtà questa rievocazione del  “Ho visto cose”   viene utilizzata anche quando ci si trova di fronte a dinamiche  che in qualche modo ti spiazzano  e  di cui  non immagineresti mai l’esistenza , se non facendone  esperienza diretta e dolorosa  .

A me è capitato con la vicenda della comunicazione della chiusura del Circolo ACLI di Masate  anche perché parte  in causa , diretta e indiretta, in quanto mio marito è occupato come gestore  in questo luogo da circa un anno e mezzo .

Ho letto le dichiarazioni pubbliche  sul media locale  a questo proposito  e trovo il tutto molto triste  soprattutto sul piano  umano  e  per ciò che questo luogo ha rappresentato nel tempo per questa comunità .

Trovo tutto molto triste e squallido perché al di là delle parole , dei  “rumors” dei tesserati    ACLI  e di chi ti dice  “mi dispiace” o “come mai”, perché è come se in realtà restino ancora dei punti poco chiari e non esplicitati , per quanto mi riguarda l’unica persona  “lesa” in questa faccenda è e sarà mio marito  che al 30 settembre abbasserà quella saracinesca e si troverà a 60 anni di nuovo a cercare un lavoro .

Certo il Circolo , definito “dinamico” , si sposterà in altra sede  (come se poi questo fosse solo un dettaglio…)  ma  non si è  in alcun modo  pensato di trovare qualche alternativa per il gestore Signor Marco il quale  comunque  certo si sta guardando attorno , ma è ben consapevole delle difficoltà che lo aspettano  alla sua età.

Ho letto di  “progetti di integrazione “  del Circolo  ACLI di Masate , molto “dinamico”,  e  certamente  mi sento da sempre vicina alla questione dei profughi , ma mi domando se non occorra però una maggiore giustizia  in questo momento nel bilanciare tutto  questo con chi , come nel caso del Signor Marco, vedrà invece nuovamente la sua vita  “disintegrata”  dal 30 settembre , no?

Come si può , mi domando,    pensare che tutto si metta a posto solo comunicando i propri progetti , dando l’idea che sia tutto risolto ,  che per diverse persone  e per gli stessi tesserati ACLI   tutto si risolverà  con una  nuova sede , in un posto non ben definito, e non si considera che ci sarà una sola persona  che  sarà  “lasciata a casa” senza il suo lavoro  e non per sue responsabilità e suoi demeriti ?

Come lo si spiega questo? Come lo spiegherà a suo figlio il Signor Marco ?

Non mi piace questa imbarazzante  indifferenza  che percepisco e non mi piace che si possano trattare così le persone  e ritengo molto grave che non ci sia alcun “motus”  di ribellione  o di  ricerca  di soluzioni  da parte di chi frequenta  assiduamente il luogo, questo al di là  di chi lo gestisca .

Ci sono diversi piani di lettura di questa faccenda e spesso si tende per superficialità  a confondere il tutto e a  “confondere le acque”  e questo è un altro aspetto che ritengo molto offensivo dell’intelligenza delle persone e di chi  ci mette anima e cuore in quello che fa da un anno e mezzo a questa parte  .

Stefania Cavallo

 

26 luglio 2015

 

 

 

 

   

Certe rievocazioni !

Certe  rievocazioni !

profughi

Le ferrovie ungheresi hanno trasportato i profughi arrivati nel sud del paese in vagoni chiusi. È quello che riporta il quotidiano «Nepszabadsag», secondo quanto riferisce l’Apa. «Questo vagone viaggia con le porte chiuse» si legge sui vagoni del convoglio che ha trasportato i migranti a Budapest. Inoltre i migranti sarebbero stati costretti a viaggiare nei vagoni per le biciclette, isolati dal resto dei passeggeri, secondo il portale hvg.hu. Forti le proteste di alcuni media ungheresi. (Ansa)

 

 il muro anti-migranti

Il parlamento ungherese ha approvato il pacchetto di leggi che rivedono la richiesta di diritto d’asilo e prevede la costruzione del muro anti-migranti sul confine serbo. Alto 4 metri, lungo 175, tutto di filo spinato, mira a interrompere il corridoio balcanico che riversava nel paese kosovari siriani, afghani e iracheni. 

 “Vittime di abusi violenti e estorsioni da parte di autorità e gang criminali abbandonati da un sistema di asilo Ue fallimentare” secondo quanto attestato da Amnesty International nelle ultime quattro missioni di ricerca in Serbia, Ungheria, Grecia e Macedonia condotte tra luglio 2014 e marzo 2015. Uomini, donne e bambini che restano “intrappolati senza protezione in Serbia, e Macedonia”. E che dal primo agosto 2015 si ritroveranno affacciati all’Ungheria, dietro a un filo spinato.

(http://magazinedelledonne.it/news/content/2001052-ungheria-approvato-il-muro-anti-migranti-sul-confine-serbo)

 Queste sono le immagini che stanno girando nei principali media in queste ore  e non c’è dubbio che sono un pugno nello stomaco e che rievochino periodi storici  molto bui , risalenti al periodo della seconda  guerra mondiale e ben saldi nella nostra memoria .

Mi domando  “ma cosa sta succedendo” ? C’è qualcosa che ci viene nascosto ?  A  che cosa stiamo partecipando come europei , come umanità intera  ?

Tutto questo mi inquieta e  mi sconcerta , ma non basta , occorre   fare pressione   sui  vari governi  affinché  quello a cui stiamo assistendo  non  sfugga di mano a livello di emergenza umanitaria e  crei  finte soluzioni, perché  disumane e intollerabili ,  evocando nuove  derive di  alienazione umana  suicide e omicide  sul piano della civiltà del Terzo Millennio.

Bisogna sorvegliare queste derive e ricordarci che  in passato  da una  loro scarsa  delimitazione  ne è  conseguito qualcosa di aberrante  e  di impensabile , ma che si sarebbe potuto prevedere e fermare ……ma non è stato fatto, con quello che ne è seguito e che la Storia ci restituisce  senza pietà  !

Sono  certe rievocazioni  che non fanno dormire la notte  e che non bisogna sottovalutare .

Come  , nel micro-cosmo,  chi diceva   “ i ristoranti sono pieni “ o che se  “i carrelli della spesa sono pieni “ perché  preoccuparsi?

E’ la logica  dello sguardo miope  che guarda  solo  al proprio sentirsi a posto , di chi  dice   “io sto bene  e basto a me stesso”  quindi di cosa mi dovrei  preoccupare , no?

Anche questo  linguaggio , questo sguardo soggettivo-narcisistico , direbbero gli esperti ,   evidenzia una deriva  molto pericolosa sul piano umano e civile , la stessa che se  non colta con le giuste antenne  e sensibilità  può veramente generare  e diffondere  convinzioni e pensieri  individualistici  ed estremi   che possono portare  purtroppo  a tristi scenari  da  scongiurare  .

Personalmente  desidero  “resistere” criticamente  a   tutto questo   e  invito  a fare lo stesso.

 

Stefania Cavallo

24 luglio 2015

 

 

Testimonianza del MCL di Voghera. DISOCCUPAZIONE: una risposta dai Gruppi di Auto Mutuo Aiuto

 

DISOCCUPAZIONE: una risposta dai Gruppi di Auto Mutuo Aiuto

 

Testimonianza del  MCL di Voghera

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Due più due non fa semplicemente quattro ma molto di più!

 

Con piacere  Vi informo sull’ evoluzione di un tema che mi sta molto a cuore e che da alcuni anni mi impegna con la diffusione del mio approccio “ Gruppi AMA  per disoccupati e precari” : Ecco la testimonianza di un avvio del progetto ad opera del  MCL  di  Voghera .  Non bisogna perdere  la speranza !

 

Stefania Cavallo  21 luglio 2015

 

Di fronte alla crescente disoccupazione, una possibile risposta sono i gruppi di Auto Mutuo

Aiuto (AMA) già attivi in numerose città e che si stanno organizzando anche a Voghera.

Di cosa si tratta?

E’ un piccolo gruppo di persone (5-8) che hanno un bisogno comune (IL LAVORO) e che

vogliono uscire dall’isolamento spesso indotto dalla situazione di disoccupazione o

precarietà lavorativa; i membri del Gruppo i riuniscono su base volontaria, per darsi

reciproco aiuto e mutua assistenza. Il gruppo AMA opera attraverso lo scambio delle

proprie esperienze di vita, lo scambio di informazioni e soluzioni, la condivisione di

sofferenze e conquiste. La partecipazione ai gruppi AMA è libera e gratuita.

L’obiettivo del gruppo, condotto da “facilitatori” è insomma quello

di aiutare le persone a diventare più consapevoli di se stessi e riscoprirsi come una risorsa,

per sé e per l’intera collettività: ci si aiuta, con il confronto, a scoprire opportunità,

competenze nascoste e non utilizzate.

Ad esempio  a Voghera  si è già  avviato  un  progetto  con Promotore  lo   MCL di Voghera che- dopo aver organizzato un Convegno a metà maggio , con la  presenza della Dr.ssa  Stefania Cavallo, professionista esperta di gruppi AMA-tema Lavoro,  ha organizzato lo scorso giugno una riunione operativa di lancio  dell’iniziativa.

Presenti diversi operatori tra cui i Servizi Sociali del Comune  e Piano di Zona, i

rappresentanti del Centro di ascolto Caritas  e della Cooperativa Sociale Agape,

la responsabile del Centro per l’Impiego , un rappresentante dell’Associazione

Insieme, insegnanti della scuola secondaria, e assistenti sociale attiva sul territorio oltre ad

alcuni componenti del MCL Voghera.  Collaborano all’iniziativa su base volontaria operatori

sociali, psicologi del lavoro ed esperti della conduzione di gruppi AMA di Milano che

daranno un contributo alla formazione e preparazione dei “facilitatori” che condurranno i

gruppi ,  avendo probabilmente recepito  anche  un “programma di formazione per facilitatori”  progettato ad hoc da Stefania Cavallo .

Il gruppo AMA non è un modo per trovare direttamente lavoro, è più un’occasione per

cercare di «ritrovare se stessi», attraverso il confronto con il gruppo e non è un modo per

acquisire direttamente competenze specifiche, per questo vengono proposte altri percorsi.

Ad esempio , saranno affiancati ai gruppi AMA alcune proposte di formazione sulla redazione del

CV e su come sostenere efficacemente un colloquio di lavoro, e corsi di alfabetizzazione

informatica/navigazione  internet per la ricerca di lavoro e la presentazione telematica della

candidatura.

Inoltre, ci si  auspica e  si sostiene la possibilità che nascano incontri di confronto e progettazione di iniziative concrete per micro-imprese artigianali o commerciali,  con  la disponibilità  ad un supporto per i potenziali progetti professionali di persone che manifestino interessi/ idee/competenze in comune (Franco Capelli – franco.capelli@alice.it –

oppure a Rosella Tambornini – r.tambornini@gmail.com).

RICHIESTE   E  PROGETTI   DI  AVVIO    AMA   

FORMAZIONE  FACILITATORI  AMA

PER  “SENZA LAVORO”     CASSINTEGRATI – PRECARI

2013-2014-2015

 

Qui di seguito elenco  le realtà  italiane che nei vari settori  hanno trovato  nel modello da me proposto  di AMA  PER  “SENZA LAVORO”     CASSINTEGRATI – PRECARI  un esempio di   ”buona pratica”  da  adottare :

Agenzia del  Lavoro  Potenza  Servizio di Orientamento

Asl di  Alessandria   Dirigenza  Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche

Associazione  AMA di Pinerolo  Presidenza

Associazione  culturale    Cassina De Pecchi  MI

Associazione  culturale    Milano  MI 

Asl Roma Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche

Comune di Inzago MI  Assessorato Servizi Sociali

Comune di Garbagnate MI    Servizi Sociali

Comune di Milano  Dirigenza  Politiche del Lavoro

MCL Voghera

Giovani  Confindustria Latina  Presidenza

Regione Sardegna   Servizi per il  Lavoro

Operatori   privati , psichiatri,  psicoterapeuti  e consulenti  nei    vari  Servizi  alla Persona  e  di   Salute mentale

Di  seguito  ripropongo  alcuni   punti   fondamentali  del mio approccio sul tema e che saranno  i punti  strategici  del   Progetto AMA per disoccupati e precari   :

  1. Di fronte  allo scenario attuale  della crisi  nel   mondo del  lavoro  si  può reagire attraverso una rete di protezione  perché  dietro   i  dati  Istat   della disoccupazione ,  dietro a questi  drammatici numeri , ci sono soprattutto i drammi  e  le sofferenze di  persone  e famiglie  quelle rappresentative  delle “nuove povertà” .   E’   importante capire ed indagare meglio  il sentimento di   “ insicurezza”  che pervade la nostra società ,  accompagna l’attuale disoccupazione  e  questa  crisi economica .
  2. La rete di mutuo aiuto tra chi perde il lavoro  o lo sta perdendo  si crea attraverso percorsi di sensibilizzazione  culturale  per  reinserire queste persone nel mondo del lavoro, dando loro speranza e coraggio, trasformando  episodi negativi   di “non lavoro”  in episodi positivi . Tutta la società, gli enti locali, le ASL, le associazioni nei vari ambiti possono farsi carico di questo progetto organizzando i Gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto ,  mettendo al centro il valore della Persona.
  3. Queste reti di protezione accolgono tutti , quindi anche le persone  singole , come l’artigiano, l’imprenditore , gli impiegati  delle  piccole realtà  , non solo delle grandi aziende ,  e questi mondi si tengono insieme , ad esempio per quanto  riguarda i giovani , raccogliendo questa sfida  e cercando di far sì  che i giovani   elaborino il  “senso di sfiducia“ che hanno nei confronti del lavoro, infatti basta ascoltarli per capire che non investono più  emotivamente  nella dimensione del  lavoro in quanto  ormai si  vivono come dei  “vuoti a perdere” , delle “vite a perdere”  , così  si sentono lavorando appunto nei  vari  call-center  o nelle multinazionali spregiudicate  e utilitaristiche.  Ugualmente gli Over 40-50  hanno bisogno di non sentirsi più “inutili” , hanno bisogno di recuperare una dimensione di socialità che valorizzi le loro esperienze  e il loro bagaglio professionale .

In queste realtà è importante che ci sia uno scambio di esperienze  e di ricchezze umane  in tal senso.

  1. Queste esperienze  di  “mutuo soccorso”  che si realizzano grazie al singolo contributo o attraverso gruppi di persone ,  possono fare il salto verso le Istituzioni e diventare  più operative ,  acquistare così   un’efficacia maggiore  e capillare , iniziando a pensare che dei  “percorsi culturali” sono possibili in questo ambito e che bisogna investire nella  possibilità di un cambiamento  culturale della società, con uno sguardo  al concetto di servizi sociali  e di aiuto alle persone  che superi  il tradizionale assistenzialismo  per orientarsi   invece  verso  un concetto di  “cooperazione” tra chi aiuta e chi è aiutato , in maniera di gestire insieme  un rapporto di fiducia reciproco e di ricostruzione di questo paese  , quello che  si può definire anche  “ patto tra le generazioni”.

Lotta agli sprechi alimentari  :  chi ci crede?

Lotta agli sprechi alimentari  :  chi ci crede?

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Un tema  , più che una necessità,  che  a volte mi sembra  quasi un mantra  “di facciata”   perché in alcuni casi , e voglio credere pochissimi,   ancora  “non ci siamo “.

Proprio ieri sera in un ristorante in provincia di Milano  , in una serata  piacevole  tra colleghe e amiche,   alla richiesta di poter preparare una scatola con quello che era rimasto  (ed erano  ancora parecchi alimenti  avanzati )    da portare via (la mitica “doggy bag”)  ci  hanno  risposto che loro “buttano tutto”  come prassi  e siccome si pensava che la risposta potesse  essere scherzosa  ,  una collega  richiede  “ma veramente buttate  sempre tutto quello che rimane ad ogni tavolo o scherzava prima ?”  e il signore di tutto punto  risponde “  assolutamente sì , noi buttiamo sempre tutto quello che rimane , perché  una volta è successo che  chi aveva portato via  e l’ho ha poi distribuito   a suoi conoscenti , questi si sono lamentati che non era  cibo fresco!”  . Ma che risposta è questa?  No,  non ci possiamo credere  a questa risposta .

Certo che questo locale   , da ieri  sera ,  ha perso  notevoli punti  .

Fa riflettere questa mentalità ai tempi dell’EXPO e della lotta agli sprechi (dove peraltro non buttano via niente e si sa che a fine giornata passa un camioncino per ritirare gli avanzi e darli alle associazioni per i bisognosi ) e ai tempi della crisi dove le persone , e molti Italiani, fanno le file alle Caritas , no?

Questo episodio  mi ha fatto tornare indietro  a quando con la famiglia  , negli anni 70 , si andava fuori a pranzo  (allora si poteva andare  qualche volta  al ristorante , noi figli degli anni ‘60 e del boom economico!  Mi ricordo però anche tanti pic-nic )  e mia mamma  a fine  pasto metteva in borsa  quello che rimaneva  …..lei che aveva subito la guerra  e sofferto la fame  , non avrebbe  potuto lasciare tanto ben di Dio !

L’approccio oggi alla lotta agli sprechi  richiede  un atteggiamento  e una sensibilità  nuova  ma anche antica  , come quella delle nostre mamme e delle nostre nonne  che non buttano e non buttavano via niente .

I tempi  di crisi attuali  ci danno questa ulteriore opportunità  di recuperare  uno sguardo  che tiene insieme  il nuovo e vecchio   e di farci capire  che non è accettabile  l’azione  e  le parole  de  “il buttare via tutto “  perché  così si fa uno sgarbo enorme  a se stessi  e  a chi  non può comperare il cibo tutti i giorni  e magari  ha dei figli piccoli  o  è una famiglia numerosa con  padre e madre disoccupati  .

Mi metto in causa  su questa questione perché   per carità anche a me capita è capitato di sprecare del cibo  , ma oggi ci sto attenta  e devo dire che  ho imparato  a non buttare  e a riciclare gli avanzi   , perché   purtroppo  la crisi la vivo anch’io  da un po’ di tempo   e  soprattutto ne faccio una questione umana ed etica …….non posso più accettare di vedermi   buttare  cibo  con  superficialità   e cerco di  sensibilizzare  tutti in casa  …..e a volte  questiono  , un po’ come avviene con la raccolta differenziata   e il consumo energetico   (uso  eccessivo  di acqua calda d’estate ,  luce accesa quando non serve , ecc. ) .

Quindi tornando alla scena  di ieri sera  del   ristorante  cosa  avremmo potuto fare e dire ?

Si doveva prendere e portare via senza chiedere o bisognava impuntarsi e rispondere : ” Lei non butta via proprio niente e mi fa la cortesia di darmi un contenitore o un sacchetto per mettere gli avanzi (che sono stati pagati da noi) perché devo portarli ad una famiglia bisognosa , altrimenti chiamo le forze dell’ordine e poi vediamo ….” .

Diciamo che avremmo creato un bel casino in un posto dove c’erano molte persone e famiglie un pò “sciccose” e della brianza -bene , per dirla così  e almeno ad uno sguardo veloce intorno !

Però sarebbe stato divertente, soprattutto  necessario,   rompere questo schema assurdo e insensibile del “buttare via tutto” , tanto più ai tempi della crisi , no?

Forse  una mia cara amica  tedesca  se ne sarebbe  fregata   di un certo “perbenismo”  di facciata  ( di cui sono stata vittima anch’io)   e  avrebbe agito   aprendo una bella questione ,  mettendo in crisi   chi ha dato quella risposta molto grave  e improponibile  “noi buttiamo tutto!”  e mettendo in crisi  il locale .

Alla prossima ……..

Stefania

19 luglio 2015

MANIPOLAZIONE DELL’INFORMAZIONE………….ACLI DI MASATE

Pensieri e riflessioni

ACLI 134

A volte alcuni giornali o alcuni giornalisti scelgono delle foto che in quell’articolo, con cui le foto sono in stretta relazione, non c’azzeccano affatto …..es. che senso ha scegliere una foto con un volto felice e sorridente di un personaggio, quando poi leggendo il pezzo si coglie in realtà l’epilogo di una vicenda che di allegro non ha proprio nulla …….ma che ci sarà mai da sorridere? Mi domando ,no?

Nel mondo dei media si parla di  “manipolazione dell’informazione” quando in un articolo, per chi conosce i fatti vivendoli dall’interno , si descrive qualcosa che di verità non ha praticamente nulla se non qualche briciolo e tutto il resto,compresa quella foto dal volto felice, servono in quanto sono “servi” e funzionali ad un solo obiettivo ingannare sapendo di essere degli ingannatori , per chi lo fa, e pensando che chi legge e osserva sia ingannabile . La solita finzione di veicolare forzatamente positività e mistificazione in fatti per cui invece varrebbe la pena di stimolare la riflessione e l’autocritica …….ma purtroppo non sempre ci insegnano sin da piccoli  l’autocritica ed ad ammettere che quando si sbaglia bisogna con umiltà ammetterlo e fare un passo indietro; cosa c’è di più educativo, pedagogico , rivoluzionario , etico ma soprattutto umano se non il messaggio di persone , di adulti che dicono “Sì abbiamo sbagliato per questo e questo e ce ne scusiamo con la collettività e con le persone che stiamo mettendo in crisi ma stiamo cercando di rimediare e ci daremo da fare per trovare delle soluzioni che andranno bene un pò per tutti e per coloro che abbiamo coinvolto nei nostri sbagli “. Ma si sa , quando ci sono da condividere dei meriti è facile perché diventano “nostri” , mentre quando ci sono da condividere dei demeriti e degli errori questi sono sempre imputabili agli “altri” , no? E comunque va considerato sempre che un conto sono le parole, anche se importanti, e un conto sono i fatti !  

Forse ora a qualcuno verrà qualche dubbio e vorrà approfondire , no?

Stefania

“libera pensatrice e purtroppo  socio ACLI  2015 ……”

11 luglio 2015

TESTIMONIANZA ” METTERSI AL MIO POSTO” : Marco

Marco ,  gestore del bar  e “altro”  presso il  Circolo ACLI di Masate

 Marco Circolo ACLI Masate

Scusate  il mio essere sempre  umanamente un pò   “partigiana”  , ma desidero parlarvi di Marco  il  gestore del bar  e di fatto uomo-riferimento del  Circolo ACLI di Masate , oggi .

Vi  domanderete  il perché , vero ? Innanzitutto  perché , pur non conoscendo le sorti del Circolo ACLI di Masate da qui a qualche mese ,  quello che a me interessa è raccontare  storie di  persone  e la storia di Marco è significativa , a mio avviso.

Marco  è arrivato al Circolo ACLI di Masate  un anno e mezzo fa circa  nella posizione appunto  di gestore del bar ma anche come uomo-riferimento  per l’utilizzo degli  spazi  e per  supportare , quando richiesto,  i diversi progetti  organizzati e lanciati  dalla Direzione  ACLI  provinciale  di zona  e locale,  così come   incentivare  “en passant”   anche  il tesseramento  .

Questa è la parte esteriore  che  rappresenta   Marco come un professionista  nel suo settore , con pluriennale esperienza nella gestione di locali  e gestore di successo  .  Quando è arrivato ad essere scelto, per il Circolo ACLI di Masate,   Marco è stato contento di rimettersi in discussione nel suo territorio e ha fatto il possibile per “farsi accettare”  da   quelli che sarebbero stati i nuovi suoi interlocutori e frequentatori  del circolo.

Ma chi sono i più assidui frequentatori del Circolo di Masate ?

Forse in molti lo sanno già , ma qualcuno forse non sa che  questo tipo di realtà  a valenza aggregativa  e di rilevanza per il tessuto sociale riunisce soprattutto  persone pensionate  ,  over 60 ma non solo ,  gruppi  sportivi amatoriali  , associazioni di volontariato giovanile e non  , cori  locali  ,    incontri GAS  e così via.

Insomma  un micro-cosmo di realtà piuttosto variegato  e diversificato  e Marco  in questo anno e mezzo ha saputo  gestire ogni tipo di relazione  esistente e transitante  al Circolo   in maniera sempre gentile , simpatica , collaborativa e professionale  mostrando estrema disponibilità , in accordo con la Direzione,  a volte andando anche oltre a quello che sarebbe stato  “il fare”  di  un normale  “barista”  di un qualche circolo magari ingiustamente  sottovalutato , (o meglio svalutato come impatto sociale ) , come  può essere un qualsiasi  circolo come questo , no?

C’è un motivo per cui preciso questo , il motivo è che Marco prima di arrivare qui  e di essere scelto arrivava da un periodo di  alti e bassi nel lavoro , un periodo  lungo di disoccupazione  come over 50,  e con un bagaglio di esperienze di  sub-lavori  spesso umilianti ,  a seguito della chiusura della sua attività , sempre di bar –tavola fredda,  nel 2009  dopo aver incontrato lungo il suo tragitto,   di   piccolo-imprenditore  seppur di “lungo corso” ,  le  banche che hanno incominciato a far chiudere tutte le  piccole attività commerciali   e dopo aver incontrato  qualche personaggio senza scrupoli  che  purtroppo  carpendo  la buona fede  dei piccoli imprenditori del commercio , come Marco,   ha  aiutato l’affossamento  dell’ attività , con le conseguenze che si possono immaginare , o meglio  molto difficili da immaginare per chi non le ha vissute sulla sua pelle ……..conseguenze drammatiche    per la sua famiglia , per la moglie , il figlio , le famiglie di origine che  hanno supportato  nella situazione  economica molto difficile   e che hanno consentito  di  guardare in positivo  e che  il tutto sarebbe stato  superato  col tempo e  l’amore del saldo tessuto familiare e così è stato.

Non si sa quali saranno le sorti del Circolo ACLI di Masate ( una realtà  che ha circa 40 anni di esistenza sul territorio)  e che cosa succederà fra qualche mese , una cosa è certa  e  che per Marco questi  pensionati  ,  frequentatori   e   Soci  ACLI  hanno rappresentato  per lui qualcosa di più , ossia  con loro si sono create delle relazioni  e  delle amicizie , dei momenti di divertimento  e di leggerezza   che Marco sa creare ogni volta che  si trova a svolgere il suo adorato   lavoro  di “barman”  , proponendo  il suo super- cappuccino  o caffè freddo ,  qualche suo cocktail  di tendenza   o qualche sua bibita fresca  anti -caldo    e anti-stress   , col suo sorriso  , quella battuta  delicata e mai invasiva  , ma che per un attimo  fa sentire il suo interlocutore  “pensionato”  (soprattutto il pensionato  )  una persona  verso cui si ha uno sguardo  normale  e umano , forse  anche per quelle  modalità  gentili   che non si trovano quasi più in tanti mestieri  di oggi, e mi riferisco in particolare  a questo  settore   assimilabile  ( anche se  in maniera un po’ impropria per quello che ho descritto prima e  che concerne l’attività di un circolo ),  a quello del commercio e della ristorazione.

Oggi Marco ha 60 anni  , classe ‘55,  e pur dicendo, a modi mantra, che mai come a questa età  lui si senta migliore e migliorato , come lavoratore e come persona,   soprattutto  avendo fatto bagaglio  del  brutto periodo  di  “non lavoro “  trascorso  , si trova  di nuovo nella situazione  di chi deve guardarsi intorno perché   a breve  la struttura  in cui  opera   dovrà chiudere …forse ……a riguardo  non è ben chiaro quasi nulla,  in verità!

Comunque  , la realtà per Marco  è ritrovarsi nell’angosciante  situazione  di incertezza  lavorativa a 60 anni  ancora troppo giovane per andare in pensione  e già “vecchio” per  pensare che potrà trovare un lavoro  nel suo settore , dove  ormai si sa quello che conta è essere soprattutto  giovani e belli  (meglio se belle …) ,   senza  esperienza   perché intanto tutti possono fare   i   “baristi”  , cosa ci vuole  ?  D’altra parte succede anche per il calcio  in cui noi Italiani, popolo splendido, ci sentiamo tutti allenatori  , quasi come presi da una “sindrome dell’allenatore” , anche se devo dire che a titolo personale e come esperienza  quotidiana io mi imbatto di più nella sindrome del “non dirlo a me ”  , avete presente quando incontrate quel genere di persone    (o amici , o vicini di casa , anche parenti stretti…)  che qualsiasi cosa tu dica  loro ti incalzano subito con questo  “non dirlo a me ”  e così poi diventa difficile aggiungere altro ….normalmente in questi casi , per difesa,   preferisco  non incominciare neppure a parlare!  Ma torniamo a Marco ……

Se parlaste con Marco  scoprireste il  suo amore per questo lavoro,  sapreste  come si fa un buon  caffè , un buon cappuccino (lui che è “assaggiatore” di espresso  italiano e di  Illy caffè da molti anni),  come si prepara un buon panino  o come  si scelgano  i giusti prodotti  , sapreste come si sceglie la qualità dei prodotti  che fa la differenza  per   la clientela  , insomma sapreste   anche quanto è stato amato dai  suoi ex-clienti  (dei  suoi  tre  storici  e precedenti  locali )   e  dai  suoi ex-dipendenti  a cui ha cercato di trasmettere lo stesso amore e la stessa passione dello stare dietro un banco  di bar .

Al di là di come andranno le cose a Masate ,  desideravo  aggiungere  solo un altro piccolo spaccato e far conoscere   in linea di massima   ciò  che  i cambiamenti   nel mondo del  lavoro attuale  , nella “società del lavoro che non c’è”,   possono creare   e come  le realtà vanno sempre conosciute e pesate  e solo dopo questo percorso  ci si  può  avvicinare alle persone con rispetto   e considerazione  , non con sottovalutazione,  magari a volte mettendosi al  loro posto   anche se può essere una situazione  scomoda   e poco  piacevole  .

Credo che  le comunità debbano  conoscere bene  queste realtà  e saper distinguere  , senza   generalizzare,   e  credo che si debba conoscere bene  chi ha a cuore  circoli, associazioni  e realtà  simili (intendo lavoratori e dirigenti)  del territorio  perché  solo così si può evitare di  cedere alla facile deriva  del diffuso qualunquismo  e  alla  rischiosa  disgregazione  di quei   fulcri – cardine  della collettività  e  di tenuta  del   tessuto sociale ,  pensando , ingannandosi ,  che quello che fa la differenza  è   il nuovo  che avanza   con il suo   restyling   di luoghi ,  di cose  o di persone  ,  forse  a discapito e a dispetto   di  quel fattore umano   e  di   quella  solidarietà    sociale   che  si  è creata  a fatica  nel tempo .

Anche io la penso un po’ come Irina Lucidi  e non vorrei sembrare irriverente  per la sua storia  di cui ho immenso rispetto , ma davvero vorrei che non  si dica a Marco  “Mi dispiace …”  perché è  proprio  vero che  “la parola dispiacere cambia quando l’hai maneggiata tanto” e  anche Marco ne ha una certa esperienza.

Ci sono dolori e dolori , ci sono certamente dolori  incredibili  e disumani  come quello di perdere i propri figli   e  ci sono dolori   che minano  gravemente  la propria  dignità di persona  , di padre o di madre , di figlio o di figlia, di soggetto sociale  in senso ampio quando  ti tolgono la speranza di una continuità lavorativa  e questo succede  magari  nella fase avanzata  della tua vita , ma non ancora in età pensionabile,   e magari  succede  per la seconda o terza volta e non per demeriti personali ,  magari succede per demeriti altrui , no?

Per favore non dite mai  più “mi dispiace“  se vi capita   e riflettete come ho fatto  anch’io ,  perché a volte capita di lamentarsi  per piccole cose  o  si traggono conclusioni  sommarie su sofferenze altrui  e  come dice Irina   saggiamente  : “non giocate col drago : potrebbe svegliarsi “ (dal libro di Concita de Gregorio “Mi sa che fuori  è  primavera”) .

Stefania, moglie di Marco

3 luglio 2015

NB :  vorrei anche che non si facesse il solito gioco  in cui  risulti  , in maniera facile e vile,  che nessuno  sia  responsabile  della chiusura del Circolo ,  senza cogliere l’unica vera opportunità  che offrirebbe questa questione e questo triste epilogo ossia  farsi una sana autocritica  e qui mi riferisco  a chi ne  ha avuto , per tanti anni  e in questo ultimo periodo ,  il pallino  della gestione e della proposta sul territorio, no?