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Vittime e carnefici del lavoro

Non si può più continuare a morire sul lavoro e per 5 euro all’ora!

I° maggio 2015

 

 

Un periodo veramente molto difficile questo… In un’Italia che continuamente ci interroga su questa crisi e sulla cronaca quotidiana di “un lavoro che non c’è” oppure è sempre più precario e spesso a rischio della propria vita!

 

In questi giorni, abbiamo avuto modo di assistere impotenti a due fatti di cronaca molto gravi, diversi solo in apparenza tra loro, che rimandano ad uno scenario comune di disperazione umana e mi riferisco a Francesco Pinna, il ragazzo di 20 anni morto nel crollo del palco in allestimento per il concerto di Jovanotti a Trieste e il secondo episodio di cronaca che riguarda i fatti di razzismo che si sono svolti a Firenze, in cui cinque migranti senegalesi sono caduti sotto i colpi dell’estremista di destra Gianluca Casseri, due uccisi e tre gravemente feriti.

 

Abbiamo letto e ascoltato molto su quanto veniva pagato Francesco Pinna e anche se sono state corrette e smentite le cifre, sicuramente molto c’è ancora da dire e molto ci si può indignare su quella cifra indicata e abbastanza realistica dei 5 euro circa all’ora per un lavoro di facchinaggio o simili

Infatti è su questo ultimo aspetto che vorrei soffermare il mio pensiero. Perché?

 

Perché questo aspetto mi ha rimandata ad un’altra questione di una signora senegalese che intervistata per un Tg nazionale ha dato un suo commento sulla strage dei suoi connazionali e giustamente provata e risentita ha detto più o meno queste parole “Noi senegalesi siamo qui a fare dei lavori che voi italiani non volete fare, ecc.”.

 

E’ vero come dare torto alla signora senegalese e come non sentirsi indignati di fronte a tale razzismo e a tale follia umana!

Mi domando allora se la stessa signora avrà avuto modo di sapere forse che in questi giorni anche altri italiani, come il nostro Pinna, sono morti sul lavoro, le cosiddette “morti bianche”, pagati magari alla modesta cifra di 5 euro all’ora, se forse la stessa signora avrà anche saputo che su una torre della Stazione Centrale di Milano in questi giorni si trovano dei lavoratori precari dei “servizi notturni” di Trenitalia anch’essi “a rischio della propria vita”, con ricadute devastanti sulle proprie famiglie, e con un lavoro che non avranno più dal 1 gennaio 2012, in quanto hanno perso il posto di lavoro perché non è stato rinnovato loro l’appalto del servizio.

 

E’ evidente che si colgono, in questa mia prima analisi, diversi piani di lettura dei fatti riferiti uno è legato al tema di una “giustizia “del lavoro, ad una “regolamentazione” del lavoro praticamente assente oggi e l’altro piano di lettura rimanda alla ormai ricorrente “guerra tra i poveri” tra

cittadini italiani e cittadini migranti che si contendono, anche duramente e a rischio della vita, “le briciole” di un mercato del lavoro spesso completamente “deprivato” di ogni logica umana, perché “deprivante” sul piano della propria dignità e per la propria sopravvivenza umana.

Molto giornalismo di inchiesta, con i diversi casi dei “giornalisti infiltrati”, ci hanno raccontato e continuano a raccontare di un’ Italia dolorosamente divisa e frammentata, tra “sfruttati” e “sfruttatori”, tra “vittime e carnefici” del lavoro.

 

Lavoratori “sfruttati” in vari ambiti lavorativi, soprattutto quelli legati ai lavori più umili e “sfruttatori” spesso senza scrupoli che non garantiscono ai propri lavoratori alcuna sicurezza sull’ambiente di lavoro sia di tipo economico, sia di tipo assicurativo che di tipo legale.

 

Anche sul tema del “lavoro sottopagato” si potrebbe aprire un libro di qualche migliaio di pagine, sì un autentico “best seller sociale” che molto dovrebbe interrogarci su “come mai siamo in questa situazione?” , “dove eravamo quando iniziava questo scempio nel mercato del lavoro?”, “perché abbiamo acconsentito che si verificasse tutto questo?” …E altre domande alle quali forse ora è opportuno e urgente cominciare a dare delle risposte tangibili e ri-costruttive per tutti noi e per questa crisi.

da LAVORATORI ACROBATI  di Stefania Cavallo pag. 26 e 27

 

1 maggio 2105

 

 

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