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Non odiare, un film necessario in questo tempo e molto bene ha fatto il regista Mauro Mancini a realizzare e a portare questa storia al cinema, mezzo espressivo che meglio di altri può lanciare questi moniti su temi ancora attuali, quali i pregiudizi razziali di formazione nazista e che già tanto male hanno fatto a tutta l’umanità,  caratterizzando uno dei periodi più scuri e dolorosi della nostra storia. Soprattutto è un film sulle scelte e su come certe scelte  dei padri  possano segnare la crescita dei figli sin da piccoli, in maniera  devastante ed indelebile per le loro vite.

Il film, con protagonisti Alessandro Gassmann, Sara Serraiocco e Luka Zunic, è ispirato ad un fatto di cronaca accaduto in Germania ed è un’opera prima per Mancini , presentata con successo alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia, e  nei cinema già da questi giorni.

Tanti i Riconoscimenti:

– Premio Pasinetti per la miglior interpretazione maschile ad Alessandro Gassmann.

-Premio Nuovolmaie Talent Award per la miglior attrice esordiente a Luka Zunic.

– Premio di critica sociale “Sorriso diverso Venezia 2020” per il miglior film italiano (ex aequo con Notturno)

Durante il racconto, spesso l’espressione dei volti prende lo spazio delle parole, coinvolgendo lo spettatore in una modalità più empatica e di sospensione di ogni facile giudizio. Una sorta di silenzio denso ed espressivo dei volti e dei corpi che comunica di più di ogni parola.

Molto brevemente , la storia è centrata sul medico chirurgo Simone Segre (Alessandro Gassmann) , di origine ebrea e con il continuo ricordo in flashback del padre, un’assenza-presenza ingombrante e mai completamente risolta, lo stesso figlio definirà il padre con le seguenti parole : “ mio padre ha fatto un disastro in famiglia”.

Nella storia dei destini incrociati , un incidente farà incontrare un uomo, drammaticamente ferito, col  medico Segre il quale , interrompendo la sua “navigazione” in canoa, deciderà di soccorrerlo, chiamando l’ambulanza, ma nello scoprire i tatuaggi  “nazi” sul corpo del ferito , deciderà di rompere un tabù medico, tradendo il sacro giuramento dei medici , il cosiddetto giuramento di Ippocrate, ossia quello di non fermargli l’emorragia , con un semplice gesto sfila la cintura di sicurezza stretta intorno alla gamba dell’uomo gravemente ferito, e Simone deciderà così di non far nulla per salvarlo . Da qui si sviluppa tutta la storia che vedrà il medico ebreo alle prese con la sua coscienza , il suo ritornare nella vecchia casa di famiglia , con un cane ostile e i suoi duri ricordi filiali che riemergeranno senza tregua, come l’iniziazione del padre con l’eliminazione dei gattini da annegare nel fiume ,  quando era ragazzino e quelle parole paterne scolpite nella sua memoria come  “imparerai che dovrai fare delle scelte nella vita, scelte che non ti piaceranno” , un imprinting alla vita , durante la sua infanzia,  che lo segnerà in maniera crudele ed indelebile.  

Dopo la morte dell’uomo dell’incidente, Segre entrerà in contatto con i figli, con degli escamotages,  e scoprirà quanto il ragazzo , Marcello (Luca Zunic), nel suo embrionale fanatismo “nazista” sarà un ostacolo anche per la sorella maggiore Marica (Sara Serraiocco) che nel frattempo il medico aveva ingaggiato come colf a casa, per quel monito interiore che lo aveva portato in qualche modo a recuperare moralmente, in una sorta di espiazione catartica, nei confronti di questi tre ragazzi (Marcello, Sara e il fratellino più piccolo Paolo, interpretato da Lorenzo Buonora) rimasti orfani e senza una reale possibilità di mantenimento materiale , dopo la morte violenta e imprevista del padre.

Il tema forte ed urgente del film è la ricerca di un dialogo con chi la pensa diversamente da noi .

Il film si gioca molto sulla  dimensione del tempo che scorre e che consente di fare in modo che i protagonisti , così antitetici tra loro, il medico ebreo e il ragazzo “nazi”, riescano, attraverso alcuni accadimenti della vita, a cambiare le loro polarizzazioni ideologiche, riconoscendosi vittime  dei loro padri,  quasi in una sorta di nemesi storica.

Ogni fanatismo , da qualsiasi parte arrivi, è enormemente sbagliato e se trasmesso dai propri padri , può diventare devastante per i figli e per le giovani generazioni, come viene raccontato in questa pellicola , in cui l’unica salvezza resta il “non odiare”, come undicesimo comandamento.

Quante sono le storie crudeli e simili di iniziazione educativa presenti in tante famiglie, con ricadute dannose per i figli anche nell’età adulta ?

Siamo in un’epoca in cui  il clima di violenza  e di sopraffazione  “si taglia con l’accetta”,  a tal punto che  ne siamo spettatori impotenti , se non vittime a volte inconsapevoli o attori  consapevoli   nei rapporti  privati e meno privati.

Tanta stima per chi si adopera per la tenuta della nostra società , per la quale anche noi possiamo fare molto, certo non alimentando l’odio  o senza continuare ad accanirsi sul capro espiatorio della giornata o della settimana.

Bisogna cercare , per quello che si può, di usare buon senso, un metro per ogni cosa e approfondire, prendersi del tempo per approfondire ogni cosa , perché anche in Rete, come nella vita reale, c’ è molta pericolosa e violenta promozione di odio, un po’ da sempre, ma oggi è diventato un problema ancora più grosso ed invadente .

Grazie di questo film e per l’opportunità nel continuare ad approfondire sentimenti  di odio e di recrudescenza razziale, dalla connotazione specificatamente “nazi-fascista”, a volte così radicati , divisivi e drammatici,  ahimè ancora così  diffusi  nel nostro bel paese.

Termino con le parole, per me di grande insegnamento da tempo,  del noto scrittore Amos Oz:

«Credo profondamente nella mediazione, non tanto per un approccio di tipo politico. È la mia esperienza privata che mi ha fatto capire che senza mediazione è difficile concepire un rapporto tra un padre e un figlio, tra un marito e una moglie, tra un fratello e una sorella, tra individui in generale. Bisogna partire dal fatto che gli esseri umani sono molto diversi tra loro, e senza mediazioni non è facile trovare un punto di incontro». «Purtroppo i giovani, che sono più idealisti, non amano la mediazione», commenta. «La considerano un meccanismo disonesto, opportunistico: una mancanza di integrità. Invece per me la mediazione è coesistenza, è la capacità di vivere assieme. E questo vale per due individui, come per due popoli. Molte persone pensano che il contrario della mediazione sia l’integrità. Invece per me il contrario della mediazione è il fanatismo e, quindi, la morte».

Bravissimi tutti !  Un film ben fatto, emozionante, urgente e da vedere , soprattutto nelle scuole !

SC

13.09.2020

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