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DALL’ALTRA PARTE DEL MARE con Eraldo Affinati e Pietro Bartolo

Bookcity Milano 2018 , Fondazione G. Feltrinelli Via Pasubio 5

pietro bartolo

“La vera responsabilità non è solo giuridica,

ma è la responsabilità dello sguardo altrui”   Eraldo Affinati, custode di parole

bookcity 2018 eraldo affinati e pietro bartolo - 3-

 

L’incontro con queste due grandi persone , lo scrittore e insegnante Eraldo Affinati , il medico e scrittore Pietro Bartolo, di sabato 17 novembre , a Milano , in occasione di Bookcity 2018 , è stato molto interessante, emozionante e commovente.

E’ stato un dialogo intimo tra i due , espresso a voce alta , scaldando il cuore dei molti presenti all’incontro . Cosa li accomuna?  Il venire entrambi da situazioni familiari piuttosto umili, l’età ,  l’essersi costruiti da soli ;  l’esperienza tremenda di un naufragio per il  giovane marinaio/non ancora medico Bartolo;  e per Affinati  l’esperienza dell’essere orfano  e il suo forte desiderio di “risarcimento” verso i suoi genitori : ” «Mio padre era un figlio illegittimo e mia madre durante la guerra sfuggì alla deportazione dopo che suo padre era stato fucilato dai nazisti. Io sono diventato scrittore e insegnante anche per trovare le parole che i miei genitori non riuscirono a dire a sé stessi, prima ancora che a me e a mio fratello. È una forma di risarcimento per interposta persona”.

Si sono raccontati e in particolare hanno parlato di cosa li motiva a fare quello che fanno, e che possiamo dire essere qualcosa di “straordinario” in quanto il loro vissuto e il loro essere “uomini d’azione” nel quotidiano nell’accogliere i migranti , anche se con ruoli e in contesti diversi , li accomuna in un necessario sentire di umanità e di responsabilità di “sguardo sull’altro”.

Eraldo Affinati, dopo una sua esperienza estiva a fianco del medico Bartolo, proprio sul famoso molo Favaloro a Lampedusa, ci introduce al tema rievocando quella “naturalezza” del medico e dell’uomo che nel momento in cui vede steso sul molo un migrante, inizia ad aiutarlo, mentre lo aiuta e si preoccupa del suo stato, in contemporanea lo visita ; allora la domanda di Affinati che pone e rilancia al pubblico, sorge quasi spontanea e diventa la seguente: “Perché non riusciamo ad avere più quella “naturalezza” nello sguardo verso l’altro?” .

In quel momento mi è venuto in mente il bellissimo film di Gianni Amelio , “La tenerezza” dove il regista nella preparazione della narrazione della storia rievoca il filosofo Musil e una sua frase : “La soluzione delle cose non va cercata chissà dove, la felicità è ritornare sui propri passi quando si è persa la strada. Quando ti perdi per strada, non andare troppo avanti, torna indietro qualcosa trovi. Questo dovrebbe insegnarci a essere più morbidi”. Ecco l’essere più morbidi , l’incontrare, senza paura, lo sguardo altrui e soffermarsi su tutto questo , quando “sentiamo” che siamo tutte persone con gli stessi bisogni in questo immenso e stupendo mondo dell’esistenza.

Ci raccontano di storie incredibili, in particolare il medico di Lampedusa , il dottor Bartolo, e sicuramente colpisce molto quando racconta la storia della piccola bimba nigeriana Anila  e di sua madre, di come sia riuscito , nonostante la burocrazia, a farle incontrare e ad aiutarle a risolvere l’enorme debito che avevano contratto per poter intraprendere il loro viaggio della “salvezza” nel nostro bello ma martoriato e dannato Mediterraneo.

(http://www.farodiroma.it/le-stelle-di-lampedusa-la-storia-di-anila-e-di-altri-bambini-che-cercano-il-loro-futuro-tra-noi/).

Eraldo Affinati ci racconta dei suoi “ragazzi difficili”, dell’importanza delle parole e della lingua, quale scrittore, pedagogista e insegnante di Italiano per stranieri ,  ragazzi ed adulti immigrati , adolescenti e giovani spesso non accompagnati.

Affinati dirà che “la lingua svolge una funzione ortopedica, perché salda e ricompone pezzi della propria identità e personalità” e per queste persone che arrivano in Italia, alla sua scuola “Penny Wirton” , così come alla “Città dei ragazzi” , il sistema verbale è decisivo , e solo se si riesce a nominare le parole giuste si possono vedere riconosciuti i propri diritti/doveri.

Ricordo a questo proposito i bellissimi libri sia di Affinati che di Bartolo, al seguente link:

https://www.librimondadori.it/eventi/eraldo-affinati-pietro-bartolo/

Ricordo il bel film “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi , docu-film del 2016, premiato nello stesso anno con l’Orso d’oro per il miglior film al Festival di Berlino e che ha per tema e focus principale l’isola di Lampedusa e gli sbarchi di migranti che la interessano.

Entrambi parlano dei “lager”, dei veri “campi di concentramento” in Libia e di come non si possa più lasciar fare , certo il problema è molto complesso ma queste realtà rievocano periodi “neri” della nostra storia passata ma non molto lontana, che non si può far più finta di non conoscere e di non vedere. Come dirà Affinati : “La vera responsabilità non è solo giuridica, ma è la responsabilità dello sguardo altrui”.

L’altro messaggio di Eraldo Affinati e che vorrei lasciare a “memoria” è anche questo ossia quando dice : “ Bisogna intervenire quando si vedono oltraggiati i propri principi , anche sbagliando” e qui il tema di “entrare in azione” ritorna, diventa necessario e fondamentale.  

Termino , conservando quelle parole e quell’atmosfera incredibile di emozioni, sentendomi anche piuttosto in crisi , e lasciando l’intervista di Affinati, rilasciata su La Repubblica il 17 novembre, sulla scuola e le manifestazioni degli studenti in queste settimane :

Articolo La Repubblica Eraldo Affinati sabato 17 novembre 2018

Ricordo un altro mio contributo sul tema:

https://stefaniacavallo.wordpress.com/2017/05/21/20maggiosenzamuri-milano/

Da non dimenticare anche il bel reportage su Lampedusa  “LONTANO DAGLI OCCHI”, di Domenico Iannacone :
“Quando le cose non si vedono da vicino non si capiscono fino in fondo. Magari siamo noi stessi a scegliere di non farlo per sentirci meno obbligati a pensare. Le cose che sono lontane dagli occhi ci fanno meno paura. Un giorno però i ragazzi leggeranno sui libri di storia che dal 1988 ad oggi nel Mediterraneo, durante traversate su barconi come questi, sono morte 20mila persone. L’unica cosa che non potranno mai sapere è quanti altri sono morti senza lasciare nessuna traccia, inghiottiti dal mare” Domenico Iannacone 

Link  dell’intero reportage :

http://www.raiplay.it/video/2016/09/Lontano-dagli-occhi-75cc9c56-63f7-4404-90a8-60c03b5bdaa2.html

 

Stefania Cavallo

20 novembre 2018

 

 

 

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