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Ho terminato quest’anno una mia supplenza di Italiano in un biennio delle superiori e ho trattato con i miei studenti tanti temi attuali , uno in particolare quello sul Razzismo, a seguito della lettura del testo “Il razzismo spiegato a mia figlia” di Tahar Ben Jelloun.

“Noi siamo vivi grazie a un’esperienza che non governiamo”, il noto  scrittore e psicoterapeuta Massimo Recalcati, ci spiega come  in questo passaggio venga citata la storia del filosofo Jean-Luc Nancy che per spiegare la sua tesi sul razzismo, sorprende un po’ tutti , raccontando l’esperienza vissuta del trapianto del proprio cuore.

“Lo straniero, il cuore dell’Altro, è l’intruso che non porta la distruzione , ma la possibilità di un rinnovamento della vita”.

Ci siamo chiesti , in classe,  come  vivendo  in un’epoca attraversata da tristi e drammatiche recrudescenze di razzismo, di antisemitismo e di nazi-fascismo , ciascuno potesse cercare  di spiegare la sua posizione in merito e che tipo di eredità avesse  ricevuto in merito, sono nate delle riflessioni interessanti e  oggi pubblico una tra quelle che desidero rilanciare da qui , dal mio blog . Queste sono le riflessioni di un adolescente un po’ “spettinato” anche lui e che riesce a toccare il cuore del tema con grande sensibilità e capacità personali. Riflessioni che lasciano ben sperare.

 

Il razzismo

Il razzismo è da sempre presente tra gli uomini, e deriva dalla paura insensata verso chi appare diverso (xenofobia).

Troppe persone vivono con il timore che altre razze e altre culture possano arrivare al nostro paese come una minaccia

spesso mi capita di sentire commenti dispregiativi verso i migranti, “gente che viene a portarci via il lavoro”

commenti ignoranti che nascondono paura, beh loro hanno bisogno del lavoro e ricevendolo (se succede) non lo tolgono a molti, anche se per lavori manuali si preferisce un immigrato, costa indubbiamente meno. Sono persone che lottano per la sopravvivenza e spendono il loro “patrimonio” in questi viaggi mortali, nella speranza di trovare un lavoro, per poi tenere quello che basta per sopravvivere e inviare il resto alla famiglia lontana; li quei soldi valgono un po’ di più, per questo spesso è l’intero villaggio che mette insieme i soldi per mandare il più dotato mentalmente nella speranza che li salvi dalla miseria trovando lavoro. Spesso questi viaggi finiscono con delle perdite umane, per questo ci sono associazioni che cercano di aiutarli. Personalmente sin da piccolo ho avuto intorno coetanei di diverse etnie e mi sono sempre trovato bene perché é normale e deve esserlo.

Da piccolo non capivo il razzismo ma ora mi fa solo pena.

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