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LEARNING FROM DOING!

 

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Venerdì 1 dicembre scorso, ho partecipato ad un bel convegno a Milano su un tema di elevata importanza e urgenza sociale, educativa e culturale ossia quello dei cosiddetti NEET , il cui acronimo significa   “Not in Education, Employment or Training”, per indicare quei giovani che non partecipano a percorsi di istruzione o formazione e nemmeno stanno svolgendo un’attività lavorativa.

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La mia formazione sociologica, sempre molto attenta a ogni forma di fragilità sociale, e il mio sguardo da genitore di un adolescente hanno reso questa tematica una realtà che ritengo essere non completamente conosciuta ai più, o almeno conosciuta solo in parte, quando accade che si voglia fare un po’ di retorica sui “giovani”, per motivi non sempre nobili, e che spesso attengono alle scadenze elettorali.

Vivo in una realtà della provincia milanese, ormai da diversi anni, e spesso mi imbatto per strada in giovani che hanno lasciato la scuola per “n” motivi , ma soprattutto per demotivazione in qualche modo indotta da questo “sistema scuola” non sempre al passo coi tempi e motivante per i giovani .

Questi ragazzi se non hanno la possibilità di “ripartire” grazie ai genitori che non li abbandonano e consentono loro di riprendere gli studi e di recuperare il tempo perso, per prendersi un diploma delle superiori ,  si avviano ad un lavoro , spesso un “lavoro che non c’è” perché precario , senza alcun titolo e specializzazione , un lavoro “povero” di quelli attuali , in cui il valore “lavoro” perde ogni significato e dignità , oppure stanno a casa , in una condizione di totale depressione, o molto peggio vanno ad alimentare condotte devianti e legate alla criminalità organizzata , soprattutto attraverso tutto quel mondo “nero” e molto rischioso della droga e delle molteplici attività collaterali ad esso drammaticamente connesse.

Ecco perché bisogna essere molto vigili come genitori, come adulti di riferimento, come educatori e insegnanti, e come tutti coloro che incontrano nella propria quotidianità questi giovani , ragazze e ragazzi che coprono la fascia di età tra i 14 e i 25 anni circa.

Lo scenario economico e lavorativo , che abbiamo di fronte , e parlo dell’Italia, non è certo positivo e rassicurante , eppure ci sono degli esempi positivi che permettono a questi giovani di “mettersi in gioco” e di trovare quella “fiducia” che spesso perdono verso gli adulti e verso un mondo circostante che in questi anni recenti è stato deludente e privo di opportunità , di contenuti , quei “contenuti che possano riempire il rapporto tra noi e loro”, come dice Colonna , direttore della mitica Smemoranda.

I due testimonial, Colonna e Gubitosi , fondatore e direttore artistico di Giffoni Film Festival, fanno affermazioni che fanno riflettere e ne emerge un quadro di un paese che di fatto “è un paese per vecchi”, per parafrasare il titolo di un noto film dei fratelli Coen .

 

“I giovani hanno bisogno di sapere che si ha fiducia in loro, così si intercettano , altrimenti li perdiamo e scappano” , dirà Colonna , raccontando l’esperienza contro-corrente di Smemoranda, alla sua quarantesima edizione. La finalità è “ridare speranza al sogno” a questi ragazzi,  per un mondo migliore .

Con lo stesso fil rouge, Gubitosi racconta del suo Giffoni Film Festival , dove la parola “FESTIVAL” è stata sostituita quest’anno dalla parola “ESPERIENZA” e l’anno prossimo diventerà “OPPORTUNITA’ ”.

Giffoni è anche un paese , in provincia di Salerno in Campania, oltre che occasione internazionale e a Giffoni i ragazzi vengono ascoltati , uno ad uno, dallo stesso Gubitosi per la selezione .

Una ragazza partecipante quest’anno e durante un’intervista, da un video proiettato, dice “ Se sei a Giffoni, sei uno di Giffoni “, e un’altra ancora ” A Giffoni vivi tutte le emozioni di una vita”.

Ora 300 ragazzi del “Giffoni Film Festival” sono all’estero e si formano non solo in cinema, ma anche in sceneggiatura e in altre specialità.

Mi sono piaciute tutte le testimonianze che cercano di dare speranza a questi giovani e alle loro famiglie, attraverso il “mettersi in gioco” e fornendo “opportunità”.

Il 45% dei NEET ha solo la licenza media , non risponde alle politiche attive e alla Garanzia Giovani e spesso sono disoccupati da almeno tre mesi , nella fascia di età 18-24 anni , e sono quelli che aderiscono al progetto “network” (vd. www.network.eu) di Benedetta Angiari , un progetto molto innovativo della Fondazione Cariplo.

Mi ha affascinato sentire parlare di come Facebook e altri social media, possano diventare strumenti molto utili per capire meglio il pubblico che si vuole cercare , come appunto i NEET .

In questa direzione vanno studi americani , grazie al contributo delle Scienze sociali computazionali , come dice la testimonial Kyriaki Kalimeri (vd. www.likeyouth.org ), quando parla di questa nuova frontiera della “digitalizzazione delle tracce” che i NEET possono lasciare sui social net; si tratta di dati difficili da decodificare, dai profili digitali ai profili sociali degli individui e ai profili culturali .

Bella , entusiasmante la testimonianza portoghese di AS NOSSAS QUINTAS , un’impresa sociale giovanile agricola , raccontata da Francisco Simoes dell’Università di Lisbona. E’ difficile ingaggiare i giovani nelle aree rurali, eppure questa storia è una conferma del contrario, attraverso attività negoziali, riattivando i loro interessi , attraverso il “Learning from doing-Imparare facendo”, fornendo scelte e coinvolgendoli in qualcosa che fosse moderno . Quella che si potrebbe definire oggi “una narrazione di comunità”.

Durante le diverse “narrazioni” svolte al convegno, emerge il tema diffuso e condiviso di “trasformare la nostra scuola “, seguendo la trasformazione tecnologica e sociale in cui siamo in mezzo.

Abbiamo il tasso di abbandono scolastico universitario più alto al mondo e il mercato del lavoro , uno dei più rigidi , come ci ricorda Francesco Pastore dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli. Vi è una tendenza di molti giovani a perdersi .

Servono alleanze tra pubblico e privato, tra scuola e aziende, scuola e famiglie , giovani e adulti , alleanze che possano produrre risultati importanti. Questa è la conclusione a cui approda Alessandro Rosina dell’Università Cattolica del Sacro Cuore -Osservatorio Giovani Istituto Toniolo, al termine della sua relazione molto dettagliata e che potete trovare nella cartella stampa fornita, dal sito della Fondazione Cariplo , con altri contributi sul progetto “network” (http://www.fondazionecariplo.it/it/news/servizi/neeting-2.html) .

Infine, il convegno si chiude con una sessione per premiare i migliori poster del progetto che saranno pubblicati sullo spazio facebook  al seguente link:

https://www.facebook.com/RapportoGiovani/?hc_ref=ARSzEDo1z3kxd6XZrCTSeYhTL1DFOrbdSixLXThnlrUAtNTIYVQlJWS0JVywH8XEDzY&pnref=story

Un mio breve video con alcune immagini prese durante il convegno molto interessante e intenso , di belle speranze per i nostri giovani :

https://www.facebook.com/stefania.cavallo.127/videos/10214968930725421/

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Stefania Cavallo

3 dicembre 2017

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