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l linguaggio giovanile della musica RAP e TRAP

 

rap

Un murales da me ripreso durante  una passeggiata lungo il naviglio Martesana , in zona Cassina De Pecchi , una zona che ha sfornato e sforna giovani artisti rapper

PREMESSA

Il rap è una tecnica vocale dalle origini più disparate, soprattutto di black music, che consiste nell’esecuzione di allitterazioni, assonanze e rime senza note su basi ritmiche uniformi, cadenzate e spesso già assemblate e registrate, con frequenti accompagnamenti strumentali o più spesso elettronici, in alcuni casi con suoni emessi con dischi girati manualmente (Wikipedia).

Mi incuriosisce molto, di questi tempi, capire più da vicino il mondo musicale di cui si nutrono i giovani oggi, dal rap alla trap underground-di strada (il genere “trap” deriva dal rap, con un immaginario legato al mondo della droga e allo spaccio,  inoltre la parola Trap tradotta in italiano significa “Trappola”, appunto un riferimento nascosto al mondo della droga come un tunnel da cui è molto difficle uscire , ma non impossibile).

La spinta è sempre una necessità personale di capire cosa porta gli adolescenti, i nostri figli, ad ascoltare in maniera quasi ossessiva questi giovani cantanti, a seguirli nelle loro esibizioni che spesso iniziano dai parchetti periferici metropolitani e dalla nostra bella provincia italiana. Si tratta di un linguaggio musicale, a volte sgraziato, urlato a modi “mantra”, con testi o frasi -rime (come le chiamano) anche dure e impietose, un pò “contro” qualcosa e qualcuno, forse è per questo che mi incuriosisce approfondire, ma passando soprattutto dal racconto delle loro vite, oltre ai testi dei loro pezzi. Ghali, Ernia e Tedua ad esempio mi sembrano che abbiano cose interessanti da dire e che chi ha figli adolescenti dovrebbe conoscere e cercare di decodificare.

Ci provo perché ritengo che questa musica svolga un’importante funzione sociale (come tutta la musica in generale…), anche in considerazione del discorso sui modelli educativi positivi per i nostri ragazzi che sono “altro” rispetto alla nostra generazione e quella dei nostri nipoti.

IL RAP ITALIANO

Questa musica , e parlo del RAP italiano , è da qualche anno sulla vetta delle nostre  classifiche musicali , o meglio è  “ritornato” e ha ritrovato una rinnovata stagione di successi anche con la nascita di diverse competizioni di freestyle e la diffusione tramite internet . Tra i primi artisti italiani  si possono annoverare  l’ex-dj  Jovanotti , così come  J-AX  che all’inizio si presentava col gruppo  ARTICOLO 31, ma senz’altro molti altri come  la band bolognese “Raptus”, fondata da Ohm Guru e Gaudi,  così come  sul finire del 1999 il gruppo milanese Sacre Scuole, composto da Jake La Furia, Guè Pequeno e Dargen D’Amico, e ancora Fabri Fibra , sino a Mondo Marcio e  Marracash .

Dal 2010, dopo il successo del singolo Tranne te di Fabri Fibra, si crea un vero e proprio fenomeno di rapper mainstream. Fanno il loro debutto nella musica rap italiana artisti come Fedez, Emis Killa, Clementino, Gemitaiz, MadMan, Vacca, Rocco Hunt e Moreno. Allo stesso tempo nascono artisti nell’underground che riescono a portare la loro musica ad alti livelli di vendita, esempi di questi artisti sono Salmo e Nitro.

In questi anni, famose  major  hanno siglato  importanti contratti con artisti italiani di musica rap, ma non è sempre stato così e ancora oggi , per i più giovani,  si diffonde sempre di più la tendenza all’auto-produzione e ad una sorta di self-managerialità proprio per le difficoltà in cui si trova il mercato discografico.

STORIE

La personale percezione , masticando molta musica e un po’ di tutti i generi in particolare attraverso la radio e internet, è che questa musica resti un fenomeno contemporaneo di nicchia e soprattutto giovanile , nel senso che spesso quello che arriva ai neofiti in ascolto, come me,  in prima battuta è un genere un po’ ripetitivo , con un ritmo un po’ ossessivo e  insistente e rispetto alle parole anche qui è più un  “già ascoltato” su  droga, sesso e la ricerca del successo  associato alla parola “rispetto”, una parola di riconoscimento/affrancamento sociale molto sdoganata dai giovani  , molto presente in tutto il  loro parlato  in quel loro slang  spesso indecifrabile.

In realtà, se si sceglie di capire e di approfondire , magari focalizzandosi solo su alcuni di questi giovani rapper , quindi ascoltando i loro racconti , i loro percorsi musicali  e i testi  dei loro pezzi , ebbene si colgono meglio le diverse sfumature e differenze e poi non sembrano più  “tutti uguali”,   come spesso si tende a dire con un po’ di superficialità ; con questo non voglio neppure affermare che tutto sia musicalmente valido e di successo, ma per poterlo verificare è opportuno fare un personale lavoro di  pulizia da “pregiudizi ”e da abitudini culturali musicali pensando che ci sia della musica di serie A e musica di serie B , in quanto come sociologa ritengo paradossalmente che tutta la musica rappresenti  un patrimonio importante per comprendere la società e i suoi mutamenti  e nella fattispecie per decodificare i bisogni e le aspirazioni dei nostri giovani. Anche io credo, come in molti , che sia corretto e si possa parlare  di “amore”  per la musica , al di là di ogni categoria.

Ognuno ha una sua storia personale da raccontare e che aspetta di esprimersi musicalmente  e il rap diventa un mezzo potentissimo per i giovani  con cui farsi ascoltare, far ascoltare le proprie sofferenze , i propri desideri , i propri  percorsi  emotivi di ricerca individuale identitaria  e di crescita, insomma tutto un mondo da scoprire per gli adulti di riferimento e soprattutto per noi genitori di figli adolescenti. Proviamo a sintonizzarci senza giudicare e qualcosa  in più capiremo anche dei nostri figli, perchè non tutto sia sempre così indecifrabile e incomprensibile.

GHALI

“Ho visto tante cose, da fuori e da dentro, e vorrei far capire ai ragazzi che definiamo “di quartiere” che le strade secondarie creano solo scompiglio.

Riuscirci con la musica vuol dire anche essere un esempio.

Un esempio positivo. Ghali

Ninna-nanna-di-ghali-copertina disco

Ho deciso di cominciare da questo rapper, GHALI, grazie all’aiuto di mio figlio adolescente che me lo ha consigliato, con ERNIA e TEDUA, ed è uno dei primi che ho ascoltato nei suoi pezzi e attraverso le sue interviste.

Ho deciso di scrivere di questi giovani RAPPER italiani che sono i nuovi idoli dei nostri figli e in qualche modo i messaggi che danno sono interessanti e aprono ad un nuovo corso della musica HIP HOP italiana e del mercato musicale in generale in quanto portano avanti i loro progetti con grande impegno e intercettano un po’ tutte le fasce generazionali, dai figli adolescenti ai genitori ultracinquantenni , come me perché ad esempio a me la musica di GHALI piace molto e anche lui per come si pone e i messaggi che dà.

Su Youtube si possono trovare tutti i suoi pezzi, come sul suo canale, inoltre ha un suo logo, un suo brand e un suo magazine con la scritta STO e il segno delle corna, un simbolo piuttosto ricorrente in ambito musicale giovanile, dimostrando che si può diventare famosi senza alcun aiuto di una major.

GAHLI ha superato ogni record italiano su SPOTIFY (Spotify è un servizio musicale che offre lo streaming on demand di una selezione di brani di varie case discografiche ed etichette indipendenti) ed è riconosciuto come un artista di successo anche dai suoi dischi d’oro e di platino in quanto si muove molto bene sulla scena musicale italiana portando avanti con grande impegno tutti i suoi progetti.

E’italo-tunisino, nasce nel 1993 a Milano nel quartiere di San Siro e poi cambierà diverse zone di Milano e la sua passione per il RAP nasce prestissimo da ragazzino, 11 anni, ascoltando e seguendo i concerti dei Club Dogo e da lì poi seguirà tutto un percorso che lo porterà ad affiancare sul palco  rapper più noti come FEDEZ e GUE’ PEQUENO.

Sin da piccolino sogna di diventare famoso perché crede che il successo sia la cosa di cui  ha  bisogno , anche quello di “comperare casa a mia madre” , come dice in un suo pezzo, come una rivincita  così come  “la gente che urla il tuo nome , ma poi invece ti accorgi che le cose veramente importanti sono quelle piccole , che poi  sono tutto quello che abbiamo, gli amici, la famiglia, l’amore” e anche in studio quando stai lavorando “c’è bisogno di questo come prima cosa” e aggiunge Ghali  “non bisogna bucare la vera bolla” , dove per “bolla” evidentemente si intende proprio ciò che rappresenta la propria identità, i propri valori , ciò che  protegge da quel mondo “fuori” e “altro”  che distrae da quello vero, ossia “la bolla”protettiva appunto. (Dal parchetto al palco insieme a Ghali – Noisey Meets :  https://www.youtube.com/watch?v=krEF-619wDM&t=1s).

Nei suoi pezzi principali si ripercorre questo suo pensiero, o meglio più pensieri che vanno un po’ fuori dalla cultura RAP e forse è un po’ questa la chiave del suo successo e del fatto che oggi riesca a raggiungere così tanti fan e di età diverse.

Sul suo successo in realtà si interroga anche lui, con quell’aria elegante, forse un po’ incredula  e sognatrice di chi non si aspettava una risalita così  , dopo un periodo piuttosto difficile e statico, anche  se nelle sue interviste spiega che lui e il suo team ( è prodotto da Charlie Charles)  non hanno mai smesso di credere e di lavorare con impegno in questi anni e chi ha sempre creduto in lui è soprattutto la mamma di  Ghali  che peraltro  non manca mai di citare nei suoi brani  e a questo riguardo è molto evocativa la copertina del singolo Ninna Nanna in cui vi è la bella immagine della madre (vd. sopra).

 

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Ghali e sua madre

 

Ghali non si ritrae dal raccontarsi quando capita e con tutta la sincerità che lo caratterizza racconta delle sue esperienze e della sua famiglia, anche di un padre molto scomodo, in quanto avanti e indietro dal carcere,  e a questo proposito dice: “il mio quartiere e la mia esperienza personale di vita mi hanno insegnato che io non voglio più vivere così. Ho visto tante cose, da fuori e da dentro, e vorrei far capire ai ragazzi che definiamo “di quartiere” che le strade secondarie creano solo scompiglio. Riuscirci con la musica vuol dire anche essere un esempio. Un esempio positivo.” (http://lacittanuova.milano.corriere.it/2015/06/29/il-mio-incontro-con-ghali-il-rapper-di-quartiere-che-arriva-in-tunisia/).

Il suo nome tradotto in italiano vuol dire “prezioso”, “ben voluto” e per lui è anche una responsabilità che sente importante come quella di non tradire tutti i giovani che lo seguono e per i quali è diventato un esempio da seguire e per loro  quasi “un fratello maggiore”.

Da ciò che ho letto su di lui e dalle sue parole, ho capito che Ghali è un gran lottatore e che non esiste una musica di serie A e una di serie B quando è mossa dall’ unica caratteristica di cui la musica si compone ossia l’amore, la passione con cui si fa quello che si ritiene essere la cosa più bella al mondo come creare la propria musica e condividerla con gli altri, un’unica lingua universale che unisce al di là delle razze e dei diversi colori.

Questo Ghali lo ha capito bene e gli auguro di fare ancora molta strada perché se lo merita e gli auguro che i suoi pezzi passino anche in radio, al di là del fatto del discorso sulle “parolacce” diffuse nei suoi testi (non in tutti)  e un certo slang giovanile attuale che potrà non piacere a tutti, ma esprime un linguaggio giovanile diffuso, con testo e contenuti da decodificare per ciò che possono svelare, andando oltre  una prima resistenza un po’ snobistica circa la forma testuale.

Tra i suoi brani più conosciuti e che mi sono molto piaciuti cito: “Cazzo mene”, “Vai tra”, “Dende”, “Wili,Wili”, ma in verità  so che dovrò ascoltare ancora meglio questo giovane e bravo artista e so che mi stupirà ancora di più e avrò altre cose da scoprire su di lui e la sua splendida carriera.

Mi auguro di aver stimolato qualche altro genitore ad approfondire , per capire meglio e conoscere meglio il mondo dei propri figli , almeno quelli che seguono questo artista così promettente e competente.

continua…..

Stefania Cavallo

14 agosto 2017

 

 

 

 

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