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Il tempo incalza e scorre , i buoni maestri restano per sempre

libri

“Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”

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Riti e maestri. Fanno la storia di ognuno, anche di esperienze editoriali come la mia.
L’anno che comincia segna i miei 10 anni  nella mediazione familiare, su temi legati alle famiglie di oggi e alla tutela dell’infanzia.
Sono tanti ? Sono intensi e ricchi di  nomi, volti , storie. Perché incontri e  libri sono anche questo.
I riti  creano i legami. Con il tessuto del tempo e della pazienza , sono i riti che consentono di “preparare il cuore” a ciò che è essenziale anche se invisibile agli occhi,  a ciò che conta e consente di amare, di rispettare la vita, di renderla umana.

I maestri sono tanti: Quelli incontrati e quelli che insieme incontreremo attraverso  “Mal di scuola. Filmografia sul mondo della scuola e per la scuola”.

L’incontro con  dei buoni maestri  ci fa sentire più fortunati e testimonia  l’aver fatto la strada in buona compagnia , affrontando  la solitudine  e  i distacchi,  ciò che  procura  dolore e   gioia , con l’energia  della speranza, con il cuore e la  mente aperti e pronti  ai consigli  e  al sapere.

Scelgo per questo di farci e farvi un dono all’alba di questo inizio di anno.

Un breve accenno estrapolato dal mio ultimo libro “Mal di scuola. Filmografia sul mondo della scuola e per la scuola” con un prezioso intervento del maestro Daniel Pennac:

“Registi, scrittori , educatori, preti  e addetti ai lavori  che trattano questi temi  spinti  dall’esigenza di raccontare, attraverso la narrazione spesso  autobiografica,  ci spiegano  come  la straordinaria avventura dell’educare appartenga  a ciascuno, così   come   l’impegno e la responsabilità nel consegnare alle nuove generazioni il faticoso ed appassionante mestiere di vivere.

Mi auguro che questo percorso  e progetto  pensato nel tempo e cresciuto in questi anni  possa creare momenti  di discussione e di confronto  nelle scuole  e nella società  civile , tra insegnanti , educatori ,  studenti  e famiglie  in maniera da  attivare nuovi  progetti nei quali  riconoscersi  nel  difficile e misterioso mestiere  dell’insegnare e  dell’ apprendere.

Pennac , come sapete,  faceva  assegnare dei numeri  all’argomento che sceglievano  i suoi studenti  ( una poesia, o altro) e quando voleva sentirli  “dava i numeri” in senso letterale  e al numero chiamato si alzava lo studente che ripeteva a memoria  la poesia o quello che aveva preparato ………qualcosa che questi studenti non avrebbero mai più dimenticato nella loro memoria emotiva, insomma  bellissimi aneddoti e grandi soddisfazioni per il “maestro”-“professore”  di francese   Daniel Pennac.

 

C’è anche molto altro che riguarda la relazione che si instaura con i ragazzi , accogliendo le singole peculiarità e difficoltà ……e questo rappresenta sempre  per me un’ importante ricchezza di risorse su cui lavorare .

Quindi per me esiste un “metodo Pennac”  molto valido  che ho cercato di fare mio in questi anni e che si può riassumere meglio con le parole dello stesso Pennac , come segue :

” Dai, tu che sai tutto senza aver imparato niente, il modo per insegnare senza essere preparato a questo? C’è un metodo?
– Non mancano, certo, i metodi, anzi, ce ne sono fin troppi! Passate il tempo a rifugiarvi nei metodi, mentre dentro di voi sapete che il metodo non basta. Gli manca qualcosa.
– Che cosa gli manca?
– Non posso dirlo.
– Perché?
– È una parolaccia,
– Peggio di ‘empatia’?
– Neanche da paragonare. Una parola che non puoi assolutamente pronunciare in una scuola, in un liceo, in una università, o in tutto ciò che le assomiglia.
– E cioè?
– No, davvero non posso…
– Su, dai!
– Non posso, ti dico! Se tiri fuori questa parola parlando di istruzione, ti linciano!
– …
– …
– …
– L’amore.

(da Diario di scuola)”

Buon anno di letture e di maestri.

Per chi può l’appuntamento è a breve verso la penultima settimana di gennaio in provincia di Milano

(data e luogo in attesa di conferma)  .

Comincerò  da lì le nuove  presentazioni e i nuovi  incontri di questo 2017.

Stefania Cavallo

3 gennaio 2017

 

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