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Les  choristes – I ragazzi del coro  di Christophe Barratier  (2004)

( stralcio dal mio ultimo libro “Mal di scuola. Filmografia sul mondo della scuola e per la scuola)

“Prendili per mano e portali verso un altro domani.

Nel buio della disperazione un raggio di speranza. L’amore per la vita aprirà sentieri di gioia”

Clément Mathieu

 les-choristes

 

Les  Choristes è una di quelle storie che aiutano a essere migliori. Casi rari, eccezionali per la loro bellezza. Come lo è la vicenda di Clément Mathieu (Gérard Jugnot) , professore di musica senza lavoro che viene assunto come sorvegliante in un severo collegio per ragazzi. Disciplina, disciplina, disciplina è il motto del preside . Mathieu , al contrario , è convinto che si possano ottenere molti più risultati con la dolcezza che i metodi autoritari vigenti nella scuola. Ma come conquistare la fiducia dei ragazzi?

Sarà la musica il mezzo per entrare in comunicazione. Grazie alla magia del canto, riuscirà a trasformare la loro vita  (testo ripreso dal retro del DVD originale).

E’ l’opera prima di Christophe Barratier,  nipote di Jacques Perrin, qui attore e produttore considerata  un vero e proprio fenomeno in patria: campione di incassi sia la pellicola, sia il cd della colonna sonora, è la scelta della Francia per concorrere all’Oscar.

Il film fa emergere  il legame fra il professore e i suoi allievi ,  nelle lezioni di armonia musicale e umana, nell’insegnamento del rispetto, nella capacità di ascoltare canto e cuore dei bambini difficili.

Emozionanti  le voci angeliche del coro e  commuove l’orfanello che attende ogni sabato l’arrivo dei genitori,  mentre  divertono i goffi ma infallibili sforzi di Jugnot  per conquistare la stima e la simpatia dei  ragazzini del suo coro .

 

Barratier ripropone il tema  “Cinema e Musica” e di come la musica sia importante non solo per il cinema ma anche nella vita di ciascuno e in particolare nella scuola .   Il nuovo sorvegliante ai suoi ragazzi farà dono della cosa più preziosa che ha: la sua musica, la sua anima. Il mondo non è più grigio, il futuro non è più grigio. Nessuno è più solo: il coro unisce e rende tutti indispensabili gli uni per gli altri.

 

Emozionante il finale quando gli aeroplanini di carta volteggiano nell’aria liberando il loro messaggio di affetto e ringraziamento .

 

Anche attraverso  questa pellicola  si  coglie un bel esempio di come  “Educare non è riempire un secchio, ma accendere un fuoco”  (W. B. Yeats)  e   il mio augurio è  che questo accada più spesso e che non si tolga la musica tra le materie di insegnamento nelle nostre scuole in quanto patrimonio culturale  e spirituale con ricadute sociali molto positive  , perché   la musica, come il teatro, ha una forte componente  unificatrice tra le persone e  popoli  interi.

 

Nel 2014  troveremo un nuovo bel film francese sempre su questo tema “ Cinema e  Musica”  con  “La Famiglia Bélier” di Éric Lartigau  e di cui racconto  dopo.

 

Link del trailer (italiano) : https://www.youtube.com/watch?v=0qs_Z5X-2m8

 

Link della scena del flashback  iniziale : https://www.youtube.com/watch?v=cgc1zbyhfg8

 

 

Nel giugno 2014  scrivevo sul mio blog “Lavoratori acrobati”  alcune  riflessioni sul mondo della lirica italiana e a proposito del  “made in Italy” e ripropongo qui uno stralcio del pezzo :

 

Il “made in Italy” non è solo la nostra cucina, la nostra moda, la nostra arte più in generale ma è anche il nostro “bel canto” , la nostra LIRICA.
Basti pensare a quanti giovani studenti di musica arrivano senza sosta ogni anno da tutto il mondo e dall’ Oriente, in particolare dalla Corea per perfezionarsi nelle diverse specialità dalla direzione d’orchestra ai vari strumenti, dall’arte scenica alla lirica e allo studio delle nostre opere .
Italia patria di Caruso, di Di Stefano, di Del Monaco , della Simionato, della Scotto , di Pavarotti e di molti altri grandi artisti della lirica ormai dimenticati perché della lirica si ha un’immagine che rimanda ad altri tempi, a qualcosa di antico e quindi di superato perché del passato , un po’ come avviene con quelle foto d’epoca un po’ ingiallite e oggi superate dalla tecnologia più spinta ed avanzata del digitale .
Trovo importante invece quando si ha l’occasione di raccontare quel periodo e quel mondo , potendolo fare proprio perché si coglie quella “speranza” e “visionarietà” di cui si sente molto la mancanza proprio in un periodo storico difficile e di cambiamento come quello attuale
. (https://stefaniacavallo.wordpress.com/2014/06/26/il-nostro-made-in-italy-come-la-lirica/)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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