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“Lottare significa vivere, e vivere soffrire” Jack London

 

Alla Libreria “il gabbiano” di Trezzo sull’Adda di Marco Cereda

sipos-trezzo

Una serata bellissima in cui i ricordi della scrittrice Nicoletta Sipos hanno preso la parola e ci hanno condotto lungo il percorso della memoria , della sua storia personale e più generale , con i suoi continui rimandi a momenti struggenti e memorabili della storia dei suoi genitori , Tibor e Sara nel romanzo, in una cornice storica tra le più drammatiche dell’Ungheria degli anni ’50 , in cui imperversava la dittatura stalinista e ancora prima con le leggi razziali dell’Italia fascista e dei campi di lavoro della seconda guerra mondiale.

Si tratta del suo terzo romanzo che  prende spunto ancora da una storia vera , anzi in questo caso si tratta proprio della storia dei suoi genitori , che per tanto tempo le avevano chiesto di scrivere, ma che “la figlia Nicoletta”  tardava a scrivere,  perché come ci ha detto: ”scrivere questa storia familiare , forte e intensa,  non è stato semplicissimo e ci sono voluti tantissimi anni per compiere questo lavoro “ e lo si capisce quando lo si legge .

Dice : “Ho raccontato la storia di una fuga dall’Ungheria stalinista. Il protagonista è un medico ungherese, chiuso nel nascondiglio di una nave mercantile in viaggio da Budapest a Vienna. Ha il torto di essersi ribellato agli ordini del partito e se resta a casa dovrà affrontare una dura punizione. La moglie italiana e i due figli ancora bambini hanno lasciato il paese e si trovano già in salvo in Italia e non torneranno più a casa. Gliel’ha chiesto lui stesso e ha anche promesso d raggiungerli. A qualunque costo. Durante il viaggio si scoprono gli antefatti, la storia d’amore tra il dottore e la moglie – una storia difficile iniziata nei primi anni 30 a Torino. Difficile perché lui è ebreo e la famiglia di lei si è lungamente opposta alle nozze. Ma i due innamorati hanno tenuto duro. Sono riusciti a sopravvivere a ogni sorta di vicissitudini – dalla persecuzione alla guerra – e ora lui vuole compiere l’ultimo passo raggiungendola la famiglia. Ancora una volta dovrà lottare molto contro il maltempo che rallenta il viaggio e un agente della polizia segreta che è salito a bordo perché sospetta qualcosa.”

 Perché  mi è piaciuto questo romanzo?

Intanto, perché tratta il tema del ricordo e l’importanza delle proprie radici e appunto il fatto che si tratti di una storia vera , ambientata in un periodo difficile e personalmente mi ha fatto approfondire la storia di un paese come l’Ungheria , in maniera particolareggiata e con una tecnica narrativa molto fluida, visiva  e avvincente .

E’ un lavoro sulla memoria, mai dato per scontato  e necessario per i più giovani e per le future generazioni,  con l’interrogativo che  risuona, senza tregua : “ Come si fa ad avere memoria di qualcosa che non si è vissuto?”  e il dovere per ognuno di trovare una risposta perché  quegli orrori , quelle persecuzioni e quella violenza non si ripetano  più.

Allora , ecco l’importanza del lavoro della “testimonianza” , come questa del romanzo di Nicoletta Sipos , secondo cui diventa fondamentale la dimensione del racconto di storie autentiche che ci parlano di coraggio e di sogni .

Dice la Sipos:  “E’ giusto che i giovani sappiano”  ed è il motivo per cui ha dedicato questo libro ai suoi tre nipoti  e poi aggiungerà   “attraverso  la scrittura della storia dei propri nonni , dei propri genitori , i ragazzi possono capirli meglio e capire chi erano in realtà e quindi amarli  ancora di più “. 

“In momenti  di grande stress , di grandi difficoltà, persone normali , come i protagonisti di questa  storia, riescono a tirare fuori risorse impensate !“

Questa brava “testimone del tempo”,  come  ama definirsi la nostra giornalista-scrittrice di lungo corso,  ci ha incantati ancora una volta , creando momenti  di  sentita  commozione  tra i presenti all’incontro,  offrendo l’opportunità  di uno scambio con una donna di grande spessore culturale  e umano,  non  sempre facile da “incontrare”  in questo ambito, in cui a volte il  narcisismo del personaggio  “scrittore”  si perde  in  mera operazione di marketing librario a scapito della narrazione , dell’importanza e del senso del contenuto e delle parole scritte ;  la sua  citazione a Martin Eden di Jack London , quale libro e autore preferito,  forse la dice  lunga  proprio sull’ importanza dei libri letti per la nostra formazione  giovanile, ma non solo.

Alla prossima cara Nicoletta!

Ecco il bel video della serata con Nicoletta Sipos alla Libreria “il gabbiano” di Trezzo sull’Adda di Marco Cereda:

https://www.facebook.com/stefania.cavallo.127/videos/vb.1493472454/10211174193819370/?type=2&theater

Stefania Cavallo

6 novembre 2016

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