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“ Noi adoriamo San Calogero un Santo nero. Vorrei che San Calogero continuasse a camminare verso il Nord per dire che siamo tutti uguali”  Andrea Camilleri ( da “Lontano dagli occhi”  Rai Tre reportage  di Domenico Iannacone e Luca Cambi  in commemorazione della tragedia della migrazione a Lampedusa  del 3 ottobre 2015) 

LONTANO DAGLI OCCHI
“Quando le cose non si vedono da vicino non si capiscono fino in fondo. Magari siamo noi stessi a scegliere di non farlo per sentirci meno obbligati a pensare. Le cose che sono lontane dagli occhi ci fanno meno paura. Un giorno però i ragazzi leggeranno sui libri di storia che dal 1988 ad oggi nel Mediterraneo, durante traversate su barconi come questi, sono morte 20mila persone. L’unica cosa che non potranno mai sapere è quanti altri sono morti senza lasciare nessuna traccia, inghiottiti dal mare” Domenico Iannacone 

Link  dell’intero reportage :

http://www.raiplay.it/video/2016/09/Lontano-dagli-occhi-75cc9c56-63f7-4404-90a8-60c03b5bdaa2.html

lontano-dagli-occhi

La storia della mia famiglia è una storia di persone migranti . Mio padre Dodò venne in Italia dalla Francia per trovare fortuna nel suo lavoro di artista lirico perché era tenore premiato al Conservatorio di Marsiglia ( una città in cui già all’epoca i migranti algerini e marocchini erano una realtà consolidata e i suoi migliori amici erano di origine magrebina) . Mio padre era figlio di un italiano che dal sud dell’Italia espatriò in Francia, ad Aix en Provence, dove conobbe mia nonna che era spagnola, catalana di Sabadell (Barcellona), fuggita al Franchismo che gli aveva massacrato tutta la famiglia. Mia madre Ada Cavallo è venuta, tra gli anni ’50 e ’60 , a Milano dal sud , da Napoli, (da “terrona” appunto…..come si diceva ,  si dice e si pensa ancora  dei “meridionali” in alcune zone della “bella Italia”)  con mio padre per provare a cercare lavoro , come artisti lirici , e all’epoca salirono con le cosiddette “valigie di cartone” in cui avevano messo tutti i loro sogni , perché mio padre avrebbe meritato una brillante carriera artistica di bravo tenore …..ma anche se le cose sono andate diversamente , Milano li ha accolti e ha dato loro , all’epoca, diverse possibilità di riscatto economico ed umano. Mio nonno Mino Cavallo, il baritono internazionale e padre di Ada Cavallo, era sempre in giro per il mondo e per 10 anni , come ho raccontato anche nel libro che gli ho dedicato, è espatriato in Argentina perché rifiutò di indossare la divisa “fascista” in quanto artista lirico e libero pensatore. Oggi i miei zii ,  zie , cugini e cugine cari  sono sparsi  in giro per il mondo e  sono cittadini per lo più europei ben integrati  in Francia, Germania, Spagna ecc.  Per me tutto questo fa parte del mio “imprinting genetico ed emotivo” e non posso pensare alla mia vita, a quella di mio figlio e dei miei futuri nipotini ( se ne avrò) senza pensare ad un mondo in cui si cerchi di convivere tutti pacificamente , aiutandosi reciprocamente. Mi rendo conto che il percorso di chi “accoglie” sia un percorso difficile, irto di pericoli, di resistenze ,di strumentalizzazioni e di errori , ma bisogna “battersi” , in senso morale , perché tutto questo sia possibile. Ringrazio chi condivide tutto questo e so che siamo in tanti! L’impegno della società civile e della scuola, così come della politica, può e deve restare molto vigile e attivo per evitare derive di intolleranza e di discriminazione che purtroppo hanno segnato momenti cupi e terribili della nostra storia. Il regista Ken Loach in un’intervista sulla sua realistica e dura pellicola “In questo mondo libero” afferma: “Lo sfruttamento è cosa nota a tutti. Quindi non si tratta di una novità. La cosa che ci interessa di più è sfidare la convinzione secondo la quale la spregiudicatezza imprenditoriale è l’unico modo in cui la società può progredire; l’idea che tutto sia merce di scambio, che l’economia debba essere pura competizione, totalmente orientata al marketing e che questo è il modo in cui dovremmo vivere. Ricorrendo allo sfruttamento e producendo mostri”.
Certo c’è il grande tema della “guerra tra poveri” che mi ricorda l’altro regista socio- politico il francese Robert Guédiguian col bel film “Le nevi del Kilimangiaro”, un film che lavora proprio sul tema dell’importanza delle “azioni concrete” perché in tempi di crisi, i discorsi non bastano più ! Una società in cui pensare alla “riconciliazione tra i nuovi poveri”, tra tutti i “miserables” per ricostruire una coscienza di classe. Questi sono i problemi e le contraddizioni della società moderna in una crisi che continua a creare, in tutti i paesi occidentali, nuovi poveri.

Stefania Cavallo

5 ottobre 2016

 

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