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LA VITA POSSIBILE  di Ivano De Matteo – Milano, 20 settembre 2016

“  Credo che il cinema possa avere una missione culturale e terapeutica, come nei tempi antichi, quando la gente si riuniva per vedere una tragedia e accresceva la conoscenza, imparava  a vivere meglio. E’ questo il cinema che cerco di fare”(Emir Kusturica, regista serbo)

 

Sala pienissima , una Buy splendida come attrice ( una delle mie preferite) e come donna (molto generosa col pubblico )…..presente anche la mia sceneggiatrice preferita Valentina Furlan , il mio regista preferito Ivano De Matteo ( purtroppo in sedie a rotelle per un incidente ……anche lui molto disponibile col pubblico, pur sofferente, durante l’incontro, per il dolore fisico e per i farmaci) e una bravissima giornalista Alessandra De Luca che seguo sempre dal mio pc nelle bellissime conferenze stampa del Cinema di Venezia!

locandina-la-vita-possibile

Eccomi a distanza di un anno circa all’anteprima di un nuovo film di Ivano De Matteo  “La vita possibile” ; il film viene presentato  al  cinema  Anteo di Milano , alle h. 15,30,  e segue la lezione di cinema col regista , l’attrice Margherita Buy e la giornalista-moderatrice Alessandra De Luca.

Come l’anno scorso , mi trovo a vedere questo nuovo film  di De Matteo coinvolgendo  altre   persone, tra amici   e amiche,  perché  ogni volta che so  che arriva a Milano  un film di De Matteo  vorrei che lo vedessero più persone possibili , perché  i suoi sono temi di  “vita vera” e hanno un effetto anche un po’   catartico .

Mi ha colpito subito la frase-citazione  di Alfred Hitchcock    che si legge  all’inizio del film  che più o meno  recita così  che  “il cinema  è  la  vita delle persone”  e nei film di De Matteo è proprio così .

Dopo Gli equilibristi I nostri ragazzi, Ivano De Matteo torna alla regia con una storia d’amore e di amicizia, di speranza e cambiamento, un racconto emozionante sull’Italia di oggi con due protagoniste straordinarie: Margherita Buy e Valeria Golino. In fuga da un marito violento, Anna (Buy) e il figlio Valerio (Pittorino) sono accolti a Torino in casa di Carla (Golino), attrice di teatro e amica di Anna di vecchia data. I due cercano di adattarsi alla nuova vita tra tante difficoltà e incomprensioni, ma l’aiuto di Carla e quello inaspettato di Mathieu (Todeschini), un ristoratore francese che vive nel quartiere, gli faranno trovare la forza per ricominciare.

(http://www.teodorafilm.com/film/la-vita-possibile/)

Un film che mi ha molto emozionata e in cui i diversi personaggi si incontrano grazie alle loro fragilità e paure , ognuno si salva attraverso la solidarietà dell’altro …….un messaggio profondo e mai più così urgente come oggi , soprattutto per il tema che tratta  appunto quello della fuga di una madre e di un figlio pre-adolescente entrambi vittime di violenza domestica.

breve intervento iniziale di Ivano de Matteo

La proposta di De Matteo è  quella di uno sguardo  nuovo su queste tematiche dolorose della violenza domestica  sulle donne ,  su come questa donna e suo figlio potranno ricominciare  “una vita possibile” appunto , secondo un percorso che non sarà certamente facile e lineare  perché  non lo è mai  ,  quando si cambia città , ci si sradica  all’improvviso dal  proprio mondo relazionale di   riferimento , si  cambia lavoro  e  si cambia scuola e così via  .

breve intervento di Margherita Buy 

Mi sono occupata molto del tema del conflitto e dell’abbandono attraverso il linguaggio del  cinema  e  qualche anno fa  ho pubblicato  una  filmografia  “I giorni perduti . La mediazione familiare attraverso  una proposta  di  Filmografia su separazione e divorzio”.

Il percorso che avevo scelto era proprio questo:

  1. la crisi e l’abbandono
  2. il conflitto e l’incomunicabilità
  3. le nuove famiglie e i diritti dei bambini (apertura  e  nuove prospettive)

In Italia , sappiamo che  il tema della crisi familiare  è stato lungamente scandagliato dalla Cinematografia  .

Scrivevo questo nella prefazione del mio libro sul tema :

“SPESSO I FILM   ci 

fanno tirare fuori delle

emozioni forti e ci

mettono di fronte al problema

d’impatto spersonalizzando la

situazione e il conflitto, facendo

capire che i bambini ci stanno

guardando e che soffrono e

giudicano e che bisogna stare

dalla loro parte andando oltre

la sofferenza e la depressione

personale che seguono una separazione.

Le scene sono uno

spunto che funge ad un’analisi

anche personale più ampia: da

qui l’idea di utilizzarle per iniziare

a parlare del problema della

separazione personale e di tutto

quello che ne consegue».

 E credo che queste considerazioni  ben si adattino anche alla nuova proposta del film di De Matteo .

Non c’è dubbio che questo film sarà molto utile per continuare ad occuparsi del dramma della violenza sulle donne , un dramma sempre più attuale e quotidiano. Molto emozionante , a tale proposito, la testimonianza di una signora  ( seduta , non a caso, in prima fila) durante  l’incontro e lo scambio col regista nell’ambito de “la lezione di cinema” prevista .

Ivano De Matteo ha affidato il ruolo delle due amiche  , Anna e Carla che si rincontrano a distanza di tempo, a due bravissime attrici  la Buy e la Golino e questo fa ben sperare per il nostro cinema e sul fatto che si possa tornare   a  pensare e creare ruoli   femminili importanti  e complessi , che parlino di storie di donne  in maniera  mai stereotipata  e che possano sensibilizzare   sempre più  la società   civile   su questioni  di impatto sociale   così urgente .

Un film da vedere assolutamente , con ottimi attori , bellissima musica , incredibili scene (una  città di  Torino pazzesca , per me sconosciuta  e quasi magica)  e soprattutto una sceneggiatura (scritta a quattro mani , Ivano De Matteo e Valentina Ferlan) di grande sensibilità al femminile.

GRAZIE !

Stefania Cavallo

20 settembre 2016

la-vita-possibile

La splendida lezione di cinema dopo anteprima di La vita possibile con Ivano De Matteo ,Margherita Buy , Valentina Ferlan e Alessandra De Luca

Di seguito propongo,  a chiusura, sia un mio contributo di un bellissimo film  in cui la Buy interpreta  un ruolo  che in qualche modo , seppur diverso, mi ha rievocato qualcosa ricollegato a quello di Anna  nel film “La vita possibile” ( vd. il tema delle madri “cattive”), sia un allegato del  mio libro  citato  “I giorni perduti….”:

I GIORNI DELL’ABBANDONO  di Roberto Faenza (2005)

i_giorni_dell'abbandono film

Sinossi

Olga  (Margherita Buy)  ha 35 anni e due figli, una donna serena e appagata, viene abbandonata all’improvviso dal marito (Luca Zingaretti)  e precipita in un gorgo senza fine. La perdita scava caverne profonde : Olga non mangia più, si stordisce, si lascia trascinare sino al fondo più nero e dolente del degrado . Girato principalmente in soggettiva (in prima persona, tutto visto dagli occhi di questa persona) , il film si sviluppa con una trama che potremmo definire un “thriller dell’anima”, carico di stupore e di furore fino a quando, anche grazie all’incontro con un musicista serbo (Goran Bregovic), Olga comincerà a ritrovare se stessa. (da Rivista del Cinematografo on line)

Analisi e commento

E’ un film in cui oltre alla mamma abbandonata sono protagonisti anche i due bambini  Ilaria (10 anni) e Gianni (6 anni)  coinvolti anch’essi in  questo momento molto doloroso e devastante.

Ad un certo punto della storia la madre dirà di getto ai figli : “Vostro padre ci ha lasciati ed è andato a vivere con un’altra donna”.

Così come vi è un’altra frase significativa pronunciata da entrambi i bambini: “Io da grande non mi sposo….non voglio finire abbandonato”.

Come dice la psicologa, e brillante critica cinematografica, Lella Ravasi  Bellocchio:

“I giorni dell’abbandono sono i giorni perduti, le ore infinite delle perdite , quelle inflitte e quelle subite , i tempi delle dure emozioni e dei sentimenti che ci hanno devastato, del malumore come aria cattiva che ci soffoca….E’ una specie di follia anche quella di Olga , un perdersi scosso di paura : la sua vita senza di lui (senza quell’uomo che le è sempre sembrato così forte, sicuro di sé, alla cui ombra vivere serena) è un oscuro ripetersi di gesti che le sono estranei  (..)

Olga è solo una donna abbandonata, alle prese con i figli piccoli che non possono capire e che a tratti l’aiutano, come possono, a tratti l’accusano di avere sconvolto il loro mondo.

Diranno i due bambini alla mamma, nel film :“Sei una mamma cattiva è tutta colpa tua se papà è andato via!”.

Quante sono le storie che conosciamo in cui ci appartiene in filigrana la sagoma smagrita di questa donna carica d’angoscia? ”.

Vedremo che solo dopo che il percorso si è compiuto Olga potrà avere nuovi occhi ad un mondo che rinasce e solo allora “vedrà” , per caso, ad un concerto il musicista che nel tempo era diventato un buon vicino (Goran Bregovic) .

Così si può finire. Così si può ricominciare.

E’ un film diventato cassetta di risonanza della storia molto forte del libro della misteriosa Ferrante.1

La storia è molto simbolica e metaforica (vd. metafora dell’Italia, paese abbandonato; Torino una città abbandonata). Soprattutto emerge il delinearsi di una definizione di famiglia quale luogo della relazione e non della dipendenza….l’amore è relazione e non dipendenza.

Il personaggio del marito  un po’ cinico e rigido, vigliacco e meschino è stato interpretato da Luca Zingaretti il quale ha dichiarato di averlo umanizzato cercando di non affondarlo troppo rispetto alla versione del libro. Sembra infatti che gli uomini provino invidia verso questo personaggio, a detta dello stesso regista, perché il suo futuro è un po’ misero e in pratica siccome la storia finisce male….il film è brutto!

 

Infine però l’abbandono per chi lo subisce può trasformarsi anche in un dono, in un’ottica introspettiva, all’ascolto del proprio trovarsi per ri-nascere :

“Torna possibile per lei essere una donna intera, così com’è, con le debolezze assurde e vitali delle maniere dell’ accudimento, della dolcezza di un amore perduto.  E’ allora che può rivolgere a lui la domanda sospesa “perché?” e Mario può dire la verità, anche lui fuori dal corto circuito delle parole di circostanza : “Ad un certo punto ho smesso di amarti”2 .

 

1              è il tipico caso dello scrittore inesistente in quanto si pensa che possa essere anche un uomo per nulla interessato/a ad apparire, della serie “Vi mostro quello che faccio e non come appaio”.

Interessante il rapporto tra letteratura e cinema nell’altro libro di E. Ferrante “La frantumaia” Ed.. E/O , Roma, 2003, cap. 3  “I giorni in mezzo al guado . Lettera a Roberto Faenza”.

2                vd. commento di Lella Ravasi Bellocchio nel DVD.

I giorni dell'abbandono libro

APPENDICE   SULLO STALKING – PERSECUZIONE

 Dietro   lo stalker  , frustrazione  e solitudine

 La cronaca nera di questi  tempi  riporta l’attenzione sul fenomeno dello “stalking”  (persecuzione).

L’essere lasciati da una persona amata produce inevitabilmente dolore che per alcune persone può essere intollerabile. Teniamo presente , poi, che viviamo in una società individualistica , in cui le comunicazioni interpersonali significative sono molto ridotte, in cui ognuno pensa solo ai propri problemi , per cui chi soffre spesso non ha la possibilità di confidarsi, di sfogarsi con qualcuno e  il   confidarsi significherebbe ammettere una sconfitta.  Questo sentimento di vergogna è uno dei principali freni al richiedere aiuto a un amico o amica ,  piuttosto che a uno specialista .
Inoltre, gli uomini sono meno portati ad esternare verbalmente i propri sentimenti e questo continuo portarsi dentro sofferenze e frustrazioni può determinare, a volte, delle reazioni violente .

All’inizio di una relazione è difficile cogliere i segnali di prevaricazione  dell’uomo sulla donna  che in genere emergono  nel tempo  in maniera  molto più evidente e chiara .  Se da un  lato  troviamo questi uomini  “carnefici”  dall’altra troviamo spesso delle donne  “vittime”   con scarsa autostima . Questo aspetto dell’autostima comporta un altro lavoro importante  di prevenzione  che , a mio avviso,  si dovrebbe potenziare  e   attivare  già nelle scuole  con le  giovani ragazze.
L’aiuto va chiesto a persone professionalmente preparate.

Ad esempio,  il problema della violenza domestica  in esorbitante e continuo aumento  è estremamente delicato e va gestito con grande competenza. Quando nella mia attività di mediazione familiare mi imbatto in situazioni di questo genere invito le persone interessate ad intraprendere percorsi di psicoterapia , o nei casi più gravi,  a  contattare i Centri antiviolenza .

La mia attività  di mediazione familiare si colloca a monte di questi tragici fatti  e nonostante tutto  mi rendo conto che  ci vorrebbe una rete di coordinamento  tra le diverse agenzie educative per attivare  delle iniziative  , a partire dalla  scuola,  che parlassero  di “educazione sentimentale”  ed “emotiva”  per le nuove generazioni.

Spesso dietro questi  comportamenti violenti  c’è quello che si è vissuto  o visto in famiglia da ragazzi.

I rapporti paritari tra uomo e donna sono una conquista relativamente  recente e ,  ad esempio, il rispetto   tra i coniugi è sicuramente  la prima prevenzione per garantire un futuro sentimentale equilibrato ai propri figli.

Importante sarebbe poi occuparsi del recupero dell’ uomo  persecutore o stalker  perché non torni  a nuocere  e in tal senso qualcosa si sta muovendo , ma è ancora  troppo  poco.

copertina del libro

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