Solo coloro che sono abbastanza folli da voler cambiare il mondo …lo cambiano davvero!Just another WordPress.com site

 

– Per ogni materiale utilizzato (immagini – “gif”  e piccoli estratti di testi altrui- si vd. libri tra quelli  citati nel corso della filmografia e riportati nella bibliografia finale  del mio nuovo progetto “Mal di scuola”-)  si è sempre citata  correttamente la provenienza , senza dare adito a dubbi . Le immagini delle locandine  filmiche utilizzate  permettono solo  una più rapida identificazione della pellicola , a tutto vantaggio della risorsa citata  e senza che nulla venga sottratto al legittimo proprietario e sull’ l’immagine , essendo essa stessa link,  non vi può essere dubbio sulla paternità.-

L’attimo fuggente-  Dead Poets Society  di Peter Weir (1989)

 

lattimo-fuggente

“Le parole possono cambiare il mondo”

Per gli studenti del liceo Welton inizia un nuovo semestre e nella cerimonia d’apertura il preside presenta loro un nuovo professore di letteratura. Il professor  Keating (interpretato da Robin Williams) si rivela subito diverso dagli altri insegnanti e presto diventerà il “maestro di vita” per un gruppo di ragazzi. Durante le sue lezioni i ragazzi scoprono sé stessi e le loro passioni e aspirazioni, ma devono scontrarsi con la dura realtà delle aspettative familiari e con le regole del liceo. Dopo il suicidio di uno di loro, quello che per primo ha avuto l’idea di rifondare la “setta dei poeti estinti”, un circolo romantico di cui era membro anche il prof. Keating da giovane, il preside, già allarmato dalle lezioni “alternative” di Keating, decide di cacciarlo. Ma prima che il prof  esca definitivamente di scena, i ragazzi che l’hanno seguito e ascoltato, dimostrano di essere ancora con lui e che i suoi insegnamenti non sono stati vani.  (http://www.hyperreview.com/Cinema/L-Attimo-Fuggente.htm)

 

Resta per me un film fondamentale come riferimento su questi temi legati alla  scuola e soprattutto di come “le parole possano cambiare il mondo”.  Indimenticabile il professor  Keating interpretato da Robin Williams.

Keating è  un sognatore  che ama il suo lavoro e soprattutto  ama e sa comprendere  i suoi studenti . Li spinge verso le loro passioni, verso il desiderio e ad assaporare  la vita secondo il “carpe diem” oraziano . Diventa compagno e consigliere dei ragazzi , strappa via la maschera , a suo modo, a ciascuno  dei personaggi del film.

 

L’altro personaggio importante nella storia , anche se il più tragico, è Neil che avvertirà il peso delle responsabilità trasmesse dalla sua famiglia per mandarlo alla Welton . Neil non riuscirà a comunicare alla sua famiglia i propri desideri  e il proprio amore per il teatro  così come risvegliati dal professor Keating  e per questo motivo porterà alle estreme  conseguenze il suo complesso di Edipo, decidendo di uccidersi  e mutando in maniera profonda la narrazione  filmica.

 

Indimenticabile  la poesia  “O capitano! Mio capitano!”, di Walt Withman  (tradotta):

 

Oh! Capitano, mio Capitano, il tremendo viaggio è compiuto,
La nostra nave ha resistito ogni tempesta: abbiamo conseguito il premio desiderato.

Il porto è prossimo; odo le campane, il popolo tutto esulta.
Mentre gli occhi seguono la salda carena,
la nave austera e ardita.

Ma o cuore, cuore, cuore,
O stillanti gocce rosse
Dove sul ponte giace il mio Capitano.
Caduto freddo e morto.

O Capitano, mio Capitano, levati e ascolta le campane.
Levati, per te la bandiera sventola, squilla per te la tromba;
Per te mazzi e corone e nastri; per te le sponde si affollano;
Te acclamano le folle ondeggianti, volgendo i cupidi volti.

Qui Capitano, caro padre,
Questo mio braccio sotto la tua testa;
È un sogno che qui sopra il ponte
Tu giaccia freddo e morto.

Il mio Capitano tace: le sue labbra sono pallide e serrate;
Il mio padre non sente il mio braccio,
Non ha polso, né volontà;
La nave è ancorata sicura e ferma ed il ciclo del viaggio è compiuto.
Dal tremendo viaggio la nave vincitrice arriva col compito esaurito,

Esultino le sponde e suonino le campane!
Ma io con passo dolorante
Passeggio sul ponte, ove giace il mio Capitano caduto freddo e morto.

(https://it.wikisource.org/wiki/O_capitano!_Mio_capitano!)

 

Non c’è dubbio che  a “L’attimo fuggente” , che affronta tutti questi temi  legati al mondo di un’adolescenza che in qualche modo si ribella per “rendere la propria vita straordinaria” uscendo dall’ ordinarietà e dal conformismo sociale e familiare, seguiranno poi altri film a testimonianza dell’enorme influenza  esercitata  e in stretto collegamento  mi viene in mente, uno per tutti,  il trasgressivo e poetico “Giovani ribelli-Kill your darlings” di John Krokidas  (2013)  in cui il binomio vita-poesia/letteratura  diventa imprescindibile e un continuum  narrativo ed esistenziale  senza sosta .

Nel settembre del 2011 ho scritto una mia nota su Facebook a memoria del famoso discorso di Steve Jobs , il suo discorso di auguri ai laureandi di Stanford, una delle più famose università al mondo.

Di seguito la mia nota del 2011.

Siate Affamati, Siate Folli. Devi trovare quello che ami, dice Steve Jobs

 Quando termino un’esperienza o un progetto di lavoro , particolarmente coinvolgente  che mi appassiona,   mi  piace spesso  lasciare (e lasciarmi alle spalle )   un messaggio positivo e costruttivo  e  questa volta ho preso spunto da  Steve  Jobs   il noto imprenditore  e informatico statunitense in vetta alle classifiche tra gli uomini più potenti del mondo  (e che proprio in quei giorni aveva comunicato di lasciare definitivamente  il suo lavoro  perché gravemente ammalato),  ebbene  queste sono le sue  parole  forse quelle che più di altre lo  hanno svelato al mondo  come un  vero  GURU  spirituale  per le giovani generazioni   e non solo  :

Siate Affamati, Siate Folli. Devi trovare quello che ami, dice Steve Jobs

(Stanford Report, 14 giugno 2005 – vd. il testo del discorso di Steve Jobs, capo di Apple Computer e Pixar Animation studio, in occasione della consegna dei diplomi celebratasi il 12 giugno 2005.)

 Non credo ci siano altre  parole per spiegare la filosofia di questo pensiero  che peraltro  mi sento di condividere appieno  proprio come approccio di vita ,  nel senso che  personalmente   credo che se non si è “affamati” di sapere e di conoscenza  ( non fine a se stessa  , ma quella conoscenza che  cerca un senso  alla propria esistenza anche come esseri umani   tra loro collegati) e non si cerca nei propri  percorsi evolutivi   di  andare un po’ al di là degli schemi  e delle convenzioni  (qui la “follia”  in senso lato) difficilmente   ci si potrà  sentire realizzati  e risolti appieno   con se stessi e con gli altri .

 

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