Solo coloro che sono abbastanza folli da voler cambiare il mondo …lo cambiano davvero!Just another WordPress.com site

la_pazza_gioia_di_paolo_virzi_dal_19_aprile-1459223769

Vorrei partire dal bel film di Virzì   “La pazza gioia”  e dal racconto ,  all’interno di una comunità di accoglienza,  di un inaspettato incontro  e  amicizia  tra due donne molto diverse tra loro ma entrambe ferite nel cuore e nell’anima , oltre  che nella mente ; entrambe  pazienti psichiatriche con storie molto diverse, ma entrambe con vicissitudini giudiziarie.

Donatella/Micaela  Ramazzotti   è la madre che perde la potestà  genitoriale, per un tentato suicidio-omicidio  avvenuto col figlioletto stesso,   e a seguito  di questo drammatico gesto  il  figlio piccolino verrà  dato in carico  ai servizi  sociali e poi  in adozione  ad una nuova coppia di genitori .

Beatrice/ Valeria Bruni Tedeschi   è una nobildonna  (che evoca  Carla Bernaschi  la ricca, ma insoddisfatta moglie di Giovanni Bernaschi  del   “Capitale Umano”)  che, separatasi  da un avvocato molto facoltoso ,  si innamora  di  un giovane  pregiudicato  e  delinquente che le rovinerà la vita  e si capisce che  anche lei come Donatella  crede   nell’amore  ma  ha   incontrato uomini sbagliati  e  in qualche modo pericolosi ,  portandola  a  crearsi una vita parallela  e totalmente  “fuori” e  un pò  “sopra le righe” .     In questa storia c’è anche il loro  rapporto  “disfunzionale” con  le reciproche famiglie di origine e in particolare  un rapporto conflittuale  con la figura materna , una figura devastante  e  abbandonica per entrambe .

E’ un film  tutto femminile  e sul tema del   materno, oltre che sulla  incredibile  necessità di amare e di sentirsi amati   e  sul tema sociale delle case famiglia e del difficile lavoro degli operatori dedicati alla riabilitazione mentale ,  ed ecco che  mi fa piacere  riproporre  un mio contributo  su questi temi  partendo da fatti di cronaca  del territorio di qualche anno fa .

Pensieri di maternità  

(dal mio libro “Lavoratori Acrobati”)

Ho ancora ben presente alcune storie di madri che si possono essere trovate nella situazione disperata di protestare, magari incatenandosi, dinanzi al palazzo comunale, a seguito di un’ordinanza del Tribunale dei Minori che notificava che i figli sarebbero stati loro tolti per la seconda volta per essere affidati alla cura del Comune e portati in una casa famiglia.

 

Questa è una delle tante notizie che quotidianamente la cronaca ci presenta e intanto soltanto sulla base di un autentico sentimento materno personale dico che mi sento molto vicina a queste signore e mamme dal cui racconto emerge spesso un vissuto connotato da una forte componente di indigenza economica unito ad un sentimento di grande dolore a causa di un’ esperienza di fallimento e di vergogna individuale e sociale.

 

Certo che ancora una volta, come più spesso accade di leggere dalla cronaca quotidiana, si coglie anche da queste storie la difficoltà del vivere il ruolo di genitore e tanto più se si parla dell’essere madri oggi in tempi di crisi e si assiste spesso inermi ad una “rappresentazione” della maternità lontana dalla realtà.

 

C’è sempre un “giudizio” che esige risposte il più delle volte pre-confezionate a domande del tipo “Qual è la famiglia ideale?” oppure “Esiste la famiglia perfetta?” o ancora “Esiste la mamma perfetta?”. Sappiamo che nella realtà ogni mamma cerca di fare quello che può, per essere una buona madre. Ci sono approcci che idealizzano e valorizzano la maternità come “piacere” e non come “dovere”, ma forse il dibattito richiederebbe una maggiore onestà morale e una maggiore conoscenza della complessità che può evocare una “cultura della maternità” oggi in Italia.

 

Allora vorrei, a questo proposito, lanciare un interrogativo aperto ed insieme una provocazione sul fatto che ogni maternità sia un ‘incognita, un’avventura che si sviluppa per vie sconosciute e spesso nuove e “dietro ogni maternità c’è una persona, che indichiamo con cinque lettere sempre uguali ma che è ogni volta diversa” (Fonte: Valentina Furlanetto, giornalista –scrittrice e autrice di “Si fa presto a dire madre” Melampo ed.).

 

Definire la dimensione del materno è molto più complesso sia in rapporto ai ruoli genitoriali che cambiano sia perché, oggi, madri e padri sono sempre più intercambiabili e per questo è opportuno stimolare riflessioni sull’essere padre e madre nella propria diversità e complementarietà, sul proprio stile educativo e sulle scelte da affrontare insieme per sé e per i figli.

Sapere educare ed educarsi alle transizioni, ai cambiamenti di assetto socio-economico, familiare e o personale, è un compito che va affidato ai genitori, senza esautorarli, ma senza peraltro lasciarli soli e, come spesso mi capita di ricordare e sottolineare nei miei incontri su questi temi, le persone che per motivi professionali affiancano la famiglia nei suoi passaggi più delicati e difficili dell’ esistenza, quindi anche in tempi di crisi economica come l’attuale, hanno proprio una grande responsabilità.

“Per vivere con onore bisogna struggersi, battersi, sbagliare e ricominciare da capo e buttare via tutto, e di nuovo ricominciare e lottare e perdere eternamente”. Lev Tolstoj

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: