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PRECARIETA’

PRECARIETA’

 

Speranza :

“Qualcosa accadrà! Non può non accadere; per quale motivo, infatti avrei avuto in sorte questa sofferenza per tutta la vita ? (…)  Qualcosa sicuramente succederà perché non può accadere che una cosa duri eternamente.” Citazione da Il maestro e Margherita di Mikhail Bulgakov

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La Venere di Man Ray

 

Precarietà , un termine molto usato di questi tempi  ma è anche una parola antica perché come ci ricordano  i filosofi  l’esistenza stessa è precaria , nasciamo con questa presenza della nostra precarietà  legata alla nostra caducità del vivere , come ci hanno ricordato i grandi   scrittori  dell’antichità  come Orazio, passando per gli umanisti  mecenati come Lorenzo De Medici ,  sino agli esistenzialisti  del novecento  e ai nostri contemporanei  .

La precarietà odierna  causata dalla crisi economica  è una precarietà  singolare , tutta contemporanea  sulle  cui  cause e conseguenze   si preferisce spesso tacere   o considerarla appunto come fatto filosofico ed esistenziale , quasi  come  un male necessario , un dogma   sul quale non c’è molto da  dire e da spiegare , lo si accetta e basta .

Essere precari oggi   assume  per ciascuno    un significato diverso  .  C’è precarietà e precarietà  !

Non tutti i precari sono uguali . Ci sono i precari intellettual –culturali , ci sono i precari  delle cooperative , ci sono i precari  della sanità e   dei settori  economici  storici  crollati come l’edilizia e il tessile , sono tante le tipologie della precarietà   lavorativa  attuale , ognuna trattata in maniera diversa , ma ciascuna con un comun denominatore  quello dell’impoverimento dei salari  , quello  della lotta  per la sopravvivenza  in un mercato molto competitivo , quello    di un concetto di “lavoratore”  in continuo   scacco  dei chiaro-scuri dell’economia  e della politica .

Sempre più la precarietà  diventa la risposta  ad  una concezione nuova del lavoro  , ossia un nuovo modo di concepire il lavoro non più a tempo indeterminato e nemmeno a tempo determinato , ma un lavoro  che va cercato  spesso reinventandosi  e  preparandosi  a “cancellare”  tutti   i vecchi stereotipi   esistenti  e superstiti   della    propria  concezione del lavoro.   Le tante  storie precarie , scritte in questi anni recenti  da precari , spesso costituiscono uno  spaccato  , a volte divertente a volte triste e paradossale ,  di chi  è costretto a soprav-vivere costantemente in bilico tra la creatività necessaria all’invenzione di un lavoro e il rischio della follia.

PRECARIETA’-ESISTENZA-INCERTEZZA-VULNERABILITA’- INSOSTENIBILITA’-CARENZA …….parole che messe in sequenza rendono bene l’idea  della loro sinonimia  ed  interscambiabilità .

Esistere  significa essere già precari ,  sostare   in una condizione  di continua incertezza  quasi naturale e   anche  dogmatica ; senza sicurezze e certezze di un lavoro  “che non si troverà” siamo  ostaggi    dell’ansia e della paura , del “non riuscire a farcela” , del  “non sostenerne  il peso “ ; in questo stato  così   “permanente”   di precarietà  è   molto  facile cadere nella depressione  e  sentirsi “vulnerabili”  nella rinuncia  al   “potercela fare”, al  poter  “ripartire”.

In una società consumistica bisogna fare i conti con la carenza  , col fatto che necessariamente  si debba “tagliare” su molte cose , ma anche in questo caso ci sono delle priorità.  Si può tagliare sul voluttuario, su alcuni alimenti , sull’andare a teatro  e al cinema , sull’andare al ristorante , sulle vacanze, ma non  si può tagliare  ad esempio  sulle utenze , sull’affitto o il mutuo, sulla scuola dei figli , né si può tagliare sulla salute.

Quale scenario futuro ci aspetta come società che sta cambiando?

Molte cose  cambiano alla velocità della luce e ce lo dicono gli “scenaristi”  e “futurologhi”, lasciandoci spesso sgomenti e increduli , ma qualcosa dovrà accadere e non saremo ancora pronti .

E’ importante capire che è cambiato tutto e bisognerà capire che sarà sempre più importante “aiutarsi” per   costruire  un  nuovo  modello  di società  per i prossimi ’20, ’30 e ’50 anni .

Benedetta Barzini  , nota top model   che  “a vent’anni ha conquistato la copertina di Vogue e  ha posato per Bert Stern, Sokolowsky, Richard Avedon, è stata amica di Salvador Dalí e Andy Warhol, una delle modelle preferite di Ugo Mulas.  Ma dire solo questo sarebbe riduttivo…femminista, attivista, giornalista, madre, docente e tanto altro” ,  in una sua recente intervista per il  progetto di Concita De Gregorio “Cosa pensano le ragazze”  parlando di sé ,  ad un certo punto nel rispondere che cosa porterebbe con sé  se dovesse scappare da un momento all’altro ,  dice che  per prima cosa   porterebbe con sé un sasso , un piccolo sasso , un sasso che definisce come se fosse legato , con delle fessure bellissime e tragiche , un sasso prigioniero di  sé stesso , come la Venere di Man Ray ; la Barzini vede in queste immagini , quella del sasso prima e quella dell’opera di Ray poi  , qualcosa che somiglia a noi esseri umani  che non riusciamo ad aprire mai  le ali , a volare , perché siamo come  “rattrappiti dentro gli obblighi”  con   la fatica di trovare il coraggio.

(Fonte : http://video.repubblica.it/cosa-pensano-le-ragazze/testimoni-del-tempo/benedetta-barzini-le-modelle-come-le-schiave-di-samarcanda/245035/245108)

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Quest’ultima  riflessione “a immagini”  della Barzini   è in effetti molto evocativa  e nitida  di un sentire  che mi rappresenta e rappresenta la mia  vita precaria  oggi .

A completezza di queste mie riflessioni  aggiungo  un mio precedente contributo  del noto pensatore polacco  Bauman  :

https://stefaniacavallo.wordpress.com/2015/10/05/nel-regno-di-babel-4-ottobre-2015-milano/

Ed altri  contributi video a riguardo:

http://www.salonelibro.it/it/news/video/13100-zygmunt-bauman-ed-ezio-mauro-dalla-crisi-della-democrazia-all-avvento-tecnologico.html

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-8d0036b8-9cf6-4771-91d7-0d4719f45f03.html

Bauman  - Babel

https://stefaniacavallo.wordpress.com/2015/06/07/il-mio-sguardo-su-il-lavoro-che-non-ce-le-mie-iniziative/

loi-du-marche

Stefania Cavallo

5 luglio 2016

 

 

 

 

 

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