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Fare quello che mi sento e mi appassiona , questo è ciò che seguo !

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“Lavoratori Acrobati”  è un mio libro del 2011   in cui in fondo esprimo molto esplicitamente tutta la mia delusione verso il PD a seguito della mia esperienza nei diversi presidi e luoghi di chi ha perso il lavoro in questi anni ,  un’esperienza  per me molto dolorosa  e  formativa  ……..esperienza , della perdita del lavoro, che nel breve poi ho sperimentato nella mia famiglia . Dopo Lavoratori Acrobati non a caso ho scritto “Istruzioni per l”uso anti-crisi e Mutuo Aiuto” il cui approccio espresso è stato ripreso e richiesto da molti enti e amministrazioni   del  territorio nazionale .

Qui di seguito elenco  le realtà  italiane che nei vari settori  hanno trovato  nel modello da me proposto  di AMA  PER  “SENZA  LAVORO”     CASSINTEGRATI – PRECARI  un esempio di   ”buona pratica”  da  adottare e che nel frattempo si è già arricchito di nuovi elementi e testimonianze  :

 

Agenzia del  Lavoro  Potenza  Servizio di Orientamento

Asl di  Alessandria   Dirigenza  Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche

Associazione  AMA di Pinerolo  Presidenza

Associazione  culturale    Cassina De Pecchi  MI

Associazione  culturale    Milano  MI 

Asl Roma Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche

Comune di Inzago MI  Assessorato Servizi Sociali

Comune di Garbagnate MI    Servizi Sociali

Comune di Milano  Dirigenza  Politiche del Lavoro

MCL Voghera

Giovani  Confindustria Latina  Presidenza

Regione Sardegna   Servizi per il  Lavoro

Operatori   privati , psichiatri,  psicoterapeuti  e consulenti  nei    vari  Servizi  alla Persona  e  di   Salute mentale

Di  seguito  ripropongo  alcuni   punti   fondamentali  del mio approccio sul tema e che sono   i punti  strategici  del   Progetto AMA per disoccupati e precari   :

  1. Di fronte  allo scenario attuale  della crisi  nel   mondo del  lavoro  si  può reagire attraverso una rete di protezione  perché  dietro   i  dati  Istat   della disoccupazione ,  dietro a questi  drammatici numeri , ci sono soprattutto i drammi  e  le sofferenze di  persone  e famiglie  quelle rappresentative  delle “nuove povertà” .   E’   importante capire ed indagare meglio  il sentimento di   “ insicurezza”  che pervade la nostra società ,  accompagna l’attuale disoccupazione  e  questa  crisi economica .
  2. La rete di mutuo aiuto tra chi perde il lavoro  o lo sta perdendo  si crea attraverso percorsi di sensibilizzazione  culturale  per  reinserire queste persone nel mondo del lavoro, dando loro speranza e coraggio, trasformando  episodi negativi   di “non lavoro”  in episodi positivi . Tutta la società, gli enti locali, le ASL, le associazioni nei vari ambiti possono farsi carico di questo progetto organizzando i Gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto ,  mettendo al centro il valore della Persona.
  3. Queste reti di protezione accolgono tutti , quindi anche le persone  singole , come l’artigiano, l’imprenditore , gli impiegati  delle  piccole realtà  , non solo delle grandi aziende ,  e questi mondi si tengono insieme , ad esempio per quanto  riguarda i giovani , raccogliendo questa sfida  e cercando di far sì  che i giovani   elaborino il  “senso di sfiducia“ che hanno nei confronti del lavoro, infatti basta ascoltarli per capire che non investono più  emotivamente  nella dimensione del  lavoro in quanto  ormai si  vivono come dei  “vuoti a perdere” , delle “vite a perdere”  , così  si sentono lavorando appunto nei  vari  call-center  o nelle multinazionali spregiudicate  e utilitaristiche.  Ugualmente gli Over 40-50  hanno bisogno di non sentirsi più “inutili” , hanno bisogno di recuperare una dimensione di socialità che valorizzi le loro esperienze  e il loro bagaglio professionale .

In queste realtà è importante che ci sia uno scambio di esperienze  e di ricchezze umane  in tal senso.

  1. Queste esperienze  di  “mutuo soccorso”  che si realizzano grazie al singolo contributo o attraverso gruppi di persone ,  possono fare il salto verso le Istituzioni e diventare  più operative ,  acquistare così   un’efficacia maggiore  e capillare , iniziando a pensare che dei  “percorsi culturali” sono possibili in questo ambito e che bisogna investire nella  possibilità di un cambiamento  culturale della società, con uno sguardo  al concetto di servizi sociali  e di aiuto alle persone  che superi  il tradizionale assistenzialismo  per orientarsi   invece  verso  un concetto di  “cooperazione” tra chi aiuta e chi è aiutato , in maniera di gestire insieme  un rapporto di fiducia reciproco e di ricostruzione di questo paese  , quello che  si può definire anche  “ patto tra le generazioni”.

 

Stefania Cavallo

13 giugno 2016

 

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