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DONNE E LAVORO  12 maggio 2016

Donne e Lavoro Cernusco 2016

 

Ho partecipato a questo  piacevole  pomeriggio di  aggiornamento  e di riflessione collettiva sul tema prevalentemente  importante per le donne , e non solo,  ossia  “la conciliazione lavoro-famiglia”,  con un focus sulla situazione in Lombardia , nel nostro territorio Milano-est,  e  un confronto molto interessante  con la situazione e lo stato dell’arte sul tema  nella Provincia autonoma del Trentino Alto Adige.

La parola chiave dominante   è assolutamente  “differenza di genere”  e  per il  welfare pubblico  la realtà ancora diffusa della “segregazione femminile”, perché in certi lavori  troviamo soprattutto e  solo le  donne, si pensi  agli ambiti dell’ assistenza   e  cura.

Le varie ricerche esposte  nell’arco dell’incontro saranno pubblicate e diffuse sul sito dell’Afol  e Agenzia del Lavoro  Milano Est .

Quello che mi è arrivato un po’ da questo incontro è  forse  un certo  pudore col quale ancora oggi noi donne parliamo di questi argomenti  e in effetti  era un po’ di tempo che non partecipavo a un incontro che portasse  seri   contenuti  su ricerche e un aggiornamento  con dati obiettivi  di analisi della situazione sul tema da affrontare , nel senso che , per la mia  ricca esperienza,  è a volte molto facile rischiare di cadere in dibattiti sterili , stereotipati e politicamente  “scorretti” ………questa volta non è stato così.

Ci sono diversi ostacoli  oggi  nel mondo del lavoro  femminile  su cui bisognerebbe ragionare in maniera seria   e non demagogica ossia  la discriminante anagrafica e generazionale che in realtà   tocca  un po’ tutti  anche  il rapporto  giovani  e  under  40/50  disoccupati  o   dei numerosi  rinunciatari alla ricerca del lavoro;  così come  la discriminazione   retributiva  , le donne  italiane  sono pagate  molto meno degli uomini  a parità di   “storia” formativa e professionale .

Altra trappola è quella delle  “Partite Iva”   se si vuole lavorare , in base al   “santo”  principio della “flessibilità”,  questo è il mantra che viene ripetuto  senza considerare la tipologia di lavoro che andrai a svolgere , né  sapere  se avrai lavoro a sufficienza  per poter giustificare  la tenuta di una “Partita iva “  e altre implicazioni  per nulla secondarie .

Altra trappola  per le donne , ma non solo,  nell’attuale  mondo  del lavoro , o meglio del  “lavoro che non c’è” , è che la tanto “flessibilità”  citata e nominata  (che poi tradotta vorrebbe appunto dire che  bisogna cambiare il modo di  lavorare  e in qualche misura “accettare ogni cosa e qualsiasi condizione di lavoro”)……questa “flessibilità”  è spesso  “un gioco al ribasso “  delle proprie competenze e del proprio “curriculum ”  lavorativo.   Infatti mi piacerebbe  sapere  quante donne delle statistiche  lette  sul “ricollocamento e reinserimento lavorativo “ ad esempio  del  nostro territorio  ( seppur leggermente in aumento rispetto al dato statistico  maschile  che  per la  crisi economica vede  colpiti   prevalentemente settori a vocazione maschile )   sono state  inserite nel nuovo lavoro  con le loro  stesse e “vere” competenze  professionali e  il loro  profilo scolastico  svolto  e aggiornato .

Come ho detto nel mio intervento  mi piacerebbe che  non ci fossero  più  tutti questi   ostacoli per le donne, aspetti che continuano ad interrogarci   certamente  sulla  dimensione  culturale  dell’attuale società,  ma soprattutto  ci interrogano  su quanto ancora ci sia da fare  nella  dimensione  degli interventi delle  politiche attive del lavoro  e nell’investire  in  “progetti  di superamento della situazione lavorativa attuale”   che favoriscano  l’accesso e la permanenza  delle donne  nell’attuale  mondo del lavoro  senza alcuna discriminazione di sorta.

Grazie all’  Assessore/a  Rita Zecchini  del Comune di Cernusco sul Naviglio  per la  sua spiccata sensibilità su questi temi   e  per  la personale volontà politica di cambiare/migliorare   le cose a vantaggio di  una  società  più   egualitaria .

Rita Zecchini

Di seguito un articolo di Arianna Finos apparso  su  La Repubblica in questi giorni  per  la presenza dell’ultimo film di Ken Loach a Cannes dal titolo  “ I, Daniel Blake”  ; parole che fanno riflettere sull’importanza del lavoro sociale   del cinema rispetto al racconto delle  diverse  storie di umana drammaticità che  oggi  troviamo  numerose   con l’attuale   “lotta per la sopravvivenza”   in una società  al collasso   dal punto di vista economico ,  lavorativo   e umano :

https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwiviuPv8tvMAhXEMhoKHWUtCTQQqQIIHTAA&url=http%3A%2F%2Fwww.repubblica.it%2Fspeciali%2Fcinema%2Fcannes%2Ffestival2016%2F2016%2F05%2F14%2Fnews%2Fdiritti_a_cannes_loach_avevo_detto_basta_film_ma_chi_altro_racconta_gli_operai_-139775717%2F&usg=AFQjCNE2BfJ8b8znZuqgg5I-daFM8fcK7w

 

Stefania Cavallo

12 maggio 2016

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