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Lettera aperta  di un genitore  su   “Scuola ,  punizioni e finalità educative”

Per far passare il messaggio…….

Daniel Pennac

Questa non è la mia battaglia ,  né  ho partecipato  , in questi giorni, ad un  consiglio straordinario    a “titolo personale”  pur  mettendo a disposizione  la mia  umanità e competenza, bensì   ho  scelto   di  rappresentare   delle  mamme,  in quanto informata  dei fatti  accaduti in classe .

Ritengo però che  più  giorni di sospensione  ad uno studente  siano troppi   (senza citare la precisa situazione  per ovvi motivi) e  senza magari  cercare  altre soluzioni possibili e idonee,  perché per far passare  il messaggio  sarebbe  stato sufficiente uno solo .

I ragazzi fanno i loro errori , ma gli adulti/insegnanti   sembrano davvero aver smarrito la strada e l’opportunità di cogliere  questi segnali  nell’ educare ed insegnare , grazie a questi sbagli .

Se alla fine l’unica soluzione possibile rimane quella punitiva,  credo davvero che la nostra scuola  abbia  ancora molto , ma molto  da  lavorare e da fare!

 

disperato974

(Anche in questo caso , mi sento di ringraziare   la pedagogista  Irene  Auletta  

con cui mi confronto ogni tanto  e che  stimo molto per la sua sensibilità  e  competenza  )

 

Personalmente mi sono formata  alla scuola della  cosiddetta “ mediazione scolastica” , agevolata anche dal mio lavoro di “mediatrice familiare”  (scuola GeA  del Prof.  Fulvio Scaparro ;  http://www.associazionegea.it/)   quindi parlo soprattutto supportata  da un certo tipo di strumenti   e  non nego che  ci  siano  situazioni in cui molto sovente  mi scontro,  perché trovo che siano completamente  non  considerate  nella giusta dimensione ,  senza pensare  che  in contesti come quello scolastico si possono prendere ad esempio provvedimenti  sanzionatori verso i ragazzi  , si possono applicare tutte le circolari che si vuole   ……”lo si faccia”  è un diritto legittimo , ma  a queste azioni “esemplari”   bisogna affiancare   soprattutto  un lavoro di riflessione e  di rielaborazione collettiva  (ad es. del gruppo classe)  sulla responsabilità  dell’effetto delle  proprie  azioni  e rispetto degli altri ,  capire  qual è il limite  ad esempio  tra ciò che è gioco  e divertimento e ciò che invece può avere conseguenze drammatiche .   Si tratta di un lavoro “relazionale”  con percorsi di  accompagnamento   su “educazione emotiva” da svolgere  nelle scuole e nelle famiglie  in cui  si trovi   il tempo e le giuste modalità in cui gli studenti   possano riconoscere le proprie diverse emozioni  espresse nei diversi momenti della loro quotidianità , affrontando le singole situazioni specifiche in cui  ci si trovi  a vivere  sentimenti  più negativi  e/o   contraddittori  .

Di questo bisogna parlare  con i ragazzi   nelle scuole , in famiglia e nella società  salvo perdere enormi opportunità di  crescita e miglioramento  nelle relazioni  per tutti. A mio avviso chi pensa a soluzioni tradizionali  e/o rigide   corre il rischio  molto reale  di  essere un pò  anacronistico , non efficace e non risolutivo  nella relazione  adulti-ragazzi .

La mia proposta e conclusioni

La mia proposta  è quindi quella di attivare  questi momenti  di rielaborazione dell’accaduto per il “gruppo classe” col coinvolgimento  di tutti i docenti a vario titolo e per le loro  materie , magari creando  e prevedendo   anche  un momento di incontro , un percorso con più incontri  su queste tematiche   con la psicologa della scuola  (Conoscenza di sé : prendere coscienza delle dinamiche corporee, affettive e intellettuali che portano all’ affermazione della propria identità attraverso rapporti costruttivi con adulti di riferimento e coetanei ; Relazione con gli altri : sviluppare la capacità di ascolto, di dialogo e di confronto, accogliendo con la giusta misura di prudenza e di rispetto quanto dicono gli altri, di persona o attraverso la mediazione dei mass media e della rete. Elaborare, esprimere e argomentare le proprie opinioni, idee e valutazioni e possedere i linguaggi necessari per l’interlocuzione culturale con gli altri, nella società contemporanea molto caratterizzata dall’ immagine).

Chiudo  con questa metafora per me molto potente ed efficace  e che mi ha sempre aiutato nei miei momenti  più  difficili  sia nel lavoro che nella vita :

Guardare la foresta  e non l’albero 

Questa citazione del  “Vedere gli alberi e non la foresta” è la metafora che riassume il senso rivoluzionario di un  concetto profondo che indica l’errore fondamentale di credere che un insieme sia costituito solo dalla “somma” delle sue parti.   Un errore molto diffuso perché ci porta a  tenere conto di ogni singola parte senza considerarla in logica d’insieme. Oltre le singole parti, infatti, c’è  l’insieme, ovvero il sistema. Se è chiaro il significato di ogni parte, non è detto che sia altrettanto chiaro il significato di sistema e delle  sue interazioni. Passare dalla comprensione degli “alberi” alla comprensione della “foresta” richiede un salto molto difficile e soprattutto  un cambiamento radicale culturale  (Alberto Galgano ).

 

Stefania Cavallo

25 marzo  2016

 

 

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