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Il caso Spotligth

SPOTLIGHT

Bellissimo film sull’importanza del lavoro d’inchiesta giornalistica in team ; purtroppo in alcuni ambiti si preferisce tacere anche in casi non così gravi, come quello riportato dal film ,  e nella realtà non sempre il lavoro giornalistico è all’altezza e decide di indagare e trovare la verità i cui meccanismi sono molto complessi e delicati.

Cosa mi è rimasto ……direi molte riflessioni  e forse qualche conferma rispetto ad un certo mondo clericale, dove per “clericale”  intendo quel mondo di persone  che tendono a mantenere una certa ipocrisia  e a nascondere spesso  sotto il tappeto ciò che è scomodo e rivelatore di  soprusi  e abusi  di tipo ideologico e psicologico ,  in nome di  una  spiritualità  annunciata ma in realtà solo di facciata.

Mi ha colpito, anche se non sorpresa,   di come nella rete dei preti  pedofili  , citati nel film,  fossero capitati bimbe e bimbi  che appartenevano  per lo più a ceti  umili  ed  emarginati socialmente, o con fragilità psicologiche  attinenti alla propria identità sessuale come  nel caso di  ” vittime”  gay ,   che trovavano nelle figure religiose, sicuramente una protezione e fiducia, unita ad  una sorta di supporto e di  accettazione  che non trovavano altrove  ………come  “in nome di Dio”  questi preti abbiano in realtà abusato  e approfittato di ragazzine e ragazzini   che venivano affidati loro dalle famiglie  in totale  tranquillità e fiducia ……ebbene  tutto ciò  mi ha evocato qualcosa , ossia come  sia molto facile manipolare le menti , e non solo,  di grandi e piccini    in nome di una religione, così come di un’ideologia,   in maniera totalmente normale  e senza che  ci si ribelli  subito,  ma solo dopo molto tempo  quando ormai  i danni diventano irreparabili  e devastanti , come ci racconta molto bene  la pellicola .

Mi sono identificata in questi giornalisti più giovani che ad un certo punto   per trovare la verità  e per scovare i 90 preti pedofili  (solo a Boston)  ne fanno una questione personale  e ad un certo punto la loro vita  si identifica con la loro professione  in maniera quasi ossessiva , perché  dal punto di vista umano  quello che stavano scoprendo  con enorme difficoltà  di vario tipo , non ultime le questioni  di tipo legale  e le connivenze  tra  Chiesa e centri di potere  corrotti ,  non poteva più  continuare  senza essere bloccato nella maniera più assoluta.

Anche la sottoscritta, come la maggior parte  dei  giornalisti   del film ,  ha preso le distanze da tempo dal mondo e dalla pratica  religioso-cattolica  e devo dire che  nel tempo mi vado convincendo sempre più che non è dicendo che si è dei buoni praticanti cattolici che ci si senta automaticamente a posto e in pace col mondo e con le proprie azioni  :

 

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E’  un compito difficile  quello di   cercare la verità  che si vuole tenere nascosta e affossare, perché un conto è potersi permettere il lusso di contestare per ideologia o per  spocchia personale  ma un conto è  dissentire o   far finta di “non vedere”  ciò su cui  si è stati informati , coinvolti  e  “tirati per la giacchetta” da fatti , persone e situazioni precise e difficilmente opinabili  e penso  a chi ha vissuto , sulla propria pelle, tutte queste implicazioni e ricadute devastanti per sé e per la propria famiglia  , così come è accaduto  per tutti i bimbi  abusati  e le loro  famiglie  .

Non c’è dubbio che l’informazione abbia  un’enorme responsabilità  in tutto questo  e soprattutto il giornalismo d’inchiesta  come nel caso ben descritto nella pellicola .

Mi auguro che sempre più si diffonda il sacro fuoco di questo tipo di giornalismo, di approccio  di ricerca  e curiosità per ciò  che  ci interroga  nel profondo , con ricadute  importanti  nelle nostre storie personali  e nella società ,  laddove  si voglia occultare e nascondere qualche verità necessaria  e   fondamentale per tutti .

Non dovremmo mai restare solo in superficie  su ciò che invece ci riguarda nel profondo  e in maniera totale   come esserei umani .

Un film assolutamente da vedere e su cui aprire  spazi di dialogo e confronto .

 

Stefania Cavallo

14  marzo 2016

 

 

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