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Si fa presto a dire “bravi ragazzi “ !

 

“Tu lo conosci tuo figlio ?”  e ognuno  fornisce la propria risposta oppure risponde così “ Sì, certo che  mio figlio lo conosco”.

Nel  film  di Ivano De Matteo “I nostri ragazzi” ,  da angolature diverse,  l’interrogativo  che risuona  di più  in tutti noi genitori, almeno una volta nella nostra vita, è il seguente “Tu lo conosci tuo figlio ?”  e ognuno  fornisce la propria risposta oppure risponde così “ Sì, certo che  mio figlio lo conosco”.

Sul mio blog  mi sono soffermata spesso  su questo interrogativo , scrivendo  di come  i valori predominanti oggi siano  quelli dell’ “apparire”  e non dell’ “essere”    e   di come si tenda a non  soffermarsi  quasi mai su ciò che riguarda  i nostri disagi  e sul nostro mondo interiore , quasi come se  quest’altra dimensione   ci  rivelasse  ancora più fragili agli occhi degli altri.

 Virzì e De Matteo hanno fotografato , in maniera spietata e senza troppi ritocchi, anche se da zone geografiche opposte  (città brianzola / Roma) , una gioventù  degli ambienti “bene” a cui tutto in qualche modo viene concesso e perdonato  e dove la fragilità degli adulti  diventa responsabile delle azioni scellerate e criminali dei figli . Assistiamo ad una nemesi in cui le colpe dei padri ricadono sui figli , diventando ormai fatti di cronaca quotidiana .

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Sì,  stiamo assistendo increduli un po’ tutti a ciò che abbiamo appreso con la mattanza a modi  “Arancia meccanica”  avvenuta  in questi  giorni   a Roma nei confronti di  Luca Varani , ucciso in maniera atroce ,  sadica  e crudele  dai due suoi amici  , i cosiddetti “ragazzi della Roma bene” .

Tante le tragiche storie che ci evoca purtroppo questo ultimo episodio e  che  ci ricorda appunto i fatti drammatici  del Circeo ,  così come  l’omicidio  di  Meredith  Kercher , noto come il delitto di Perugia, ma anche la banda  milanese  dell’acido  e molti altri  ad opera  spesso  dei cosiddetti “bravi ragazzi” .

Ma chi sono questi “bravi ragazzi” ?

Cosa intendiamo quando diciamo “bravi ragazzi” ?

Ecco che qualche  genitore , come la sottoscritta, risponderebbe  che  “dipende…….” ,  perché si sa che è difficile per ciascun genitore  riconoscere nel  proprio figlio o nella propria figlia  il cosiddetto “mostro”  che arrivi , in un momento particolare della propria vita,  a compiere  atti così efferati  e crudeli  ……eppure succede , è successo  in alcuni casi .

Lungi da  qualsiasi moralismo su fatti che  evidentemente  non si conoscono bene a fondo ma   che  magari si conoscono per una lettura  veloce  della  cronaca , è certo che questi fatti ogni volta mi  interrogano e mi fanno riflettere come madre  e genitore su come si possa affermare di non conoscere a fondo i propri figli  , di non conoscere  chi  frequentano i propri figli , di non conoscere  le abitudini , i talenti  , le fragilità, le passioni e  ciò che amano i propri figli ?

Quante occasioni abbiamo colto o abbiamo perso per conoscere più in profondità  i nostri figli?

Quest’ultima domanda mi accompagna quotidianamente  e con un figlio  adolescente   non  sempre  passo momenti  sereni , nel senso che come ogni genitore che  tende a “prevenire anziché curare  ”   sono sempre con le antenne  tese  a cogliere quel qualcosa che a volte  potrebbe   sembrare  “una nota stonata”  e so che forse non è la cosa migliore da fare, ma non potrei mai perdonarmi di  essermi distratta  o di aver  tralasciato  qualcosa nella  relazione con mio figlio e così faccio con mio marito e i miei  più cari  affetti in generale .

Sono consapevole dei forti valori con cui sono cresciuta  , come figlia, e so che  negli stessi  sto crescendo anche  mio figlio,  sono consapevole che pur crescendo al meglio  i propri  figli non sempre questo è garanzia  di  ciò che poi  li farà diventare degli adulti  “perfetti” , passatemi il termine volutamente  sbagliato e forzato, degli adulti  emotivamente  equilibrati , donne e uomini  capaci di “stare al mondo” , di vivere in maniera autonoma  e  affettivamente  risolta la propria vita interiore  e  acquisire  quello  sguardo  sereno  e appassionato  su se stessi ,  sulla vita e  l’umanità  …………ma questo è nei  “desiderata”  su cui si lavora come genitori salvo sorprese e imprevisti di percorso, no?

La vita è anche “ imprevisto”   e anche in questo senso dovremmo  auto-formarci di più e formare i nostri figli , le nostre ragazze e ragazzi , dovremmo formarci    a gestire emotivamente   i momenti difficili  che possono capitarci e  su come  affrontare , in maniera  normale ,  sconfitte e fallimenti  ……..credo che in questo noi “adulti  di oggi”  abbiamo molta responsabilità , al di là di questa crisi , non secondaria,   che sta attraversando   i tanti ambiti della nostra società e delle  nostre  vite .

Non tutto si può controllare  e  forse  non tutto si può spiegare ,   per fortuna  aggiungo ……,   ma come adulti possiamo  sforzarci di fornire modelli credibili e sostenibili  di  “sana normalità”  e  fare in modo che  non ci siano false illusioni  di tipo consumistico in cui “tutto si può comprare” ,  “si può  ottenere”  e   in cui “tutto è possibile” ;  credo che su questi falsi miti dovremmo interrogarci di più   costruendo insieme  dei percorsi  di vita   possibili e praticabili .

Infine  , per completezza di sguardi  un pò più  specialistici  sul tema,  rimando all’articolo del noto psicoanalista e scrittore  Massimo Recalcati uscito  di recente  su  La Repubblica  :

Il ragionamento del perverso che uccide: lo abbiamo fatto solo per capire cosa si prova ad uccidere  (Massimo Recalcati) .

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2016/03/08/quel-male-senza-causa30.html?ref=search

 

Stefania Cavallo

9 marzo 2016

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