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Incontro con Guido Bagatta  e  il suo nuovo romanzo  “72 ore”

«Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati. Dove andiamo? Non lo so, ma dobbiamo andare.» Jack Kerouac,  Sulla strada


72Ore

Guido Bagatta  non ha dubbi , ama  scrivere  da sempre  e questo suo nuovo romanzo l’ha scritto in 25 giorni  circa , preso  quasi   da una sorta di  “trance”,  quella  nota dello scrittore  e spesso  raccontata così ;   lo conosciamo  soprattutto  come  volto e voce  storica  dello sport  americano  in tv, giornalista e presentatore televisivo  e  radiofonico,  insomma  una  persona   dotata  di  un notevole  eclettismo  culturale e professionale .

guidobagatta

Nel suo ultimo romanzo “72 ore”  narra  l’esperienza di un’adolescente  alle prese con la sua ricerca di crescita , con qualche  problema  scolastico , una famiglia solo apparentemente perfetta  e al momento non  conosciamo  quali  potranno essere  i  primi  riscontri   di  adolescenti  e   genitori ,  dopo la lettura del romanzo ……. ma  sarei  molto curiosa di conoscerli.

L’occasione di poter  parlare  di giovani con Bagatta   è veramente   interessante  e  ghiotta  perché lui li conosce  molto bene  e lo si capisce subito dalle prime pagine del  libro in cui “tutto nasce quasi per gioco, con una sfida che arriva da Facebook: sparire , per 72 ore. E Carolina, sedici anni tutto sommato tranquilli e senza colpi di testa , decide di accettarla questa sfida : una mattina scompare nel nulla” .

L’idea del libro parte proprio  da questa tendenza  come “game” che  ha iniziato a diffondersi  nel  mondo  “social “ per poi trovare concretezza  solo in pochissimi casi sparsi un po’ tra Francia , Inghilterra e Canada ,  in Italia  sembra che ci sia solo un caso individuato a Rozzano , in provincia di Milano .  Immagino, a questo punto,  il sospiro  di sollievo  per i genitori  nel recepire che in Italia questa  moda non  abbia trovato   terreno fertile  e ……meno male,  mi vien da aggiungere !

Il tema è quello dell’ ulteriore e delicato passaggio all’ “adultità “, come lo chiamano gli addetti ai lavori,  un passaggio mai dato per scontato , ma che in questo caso sembra quasi essere accelerato da questa ragazza, da Carolina, che  in realtà sta  cercando solo se stessa e una propria  identità, come accade a questa età e che ha deciso di  cercarsi  a  modo suo  “partendo per l’avventura: un viaggio verso Barcellona, per partecipare al Sonar un Festival  di musica elettronica , insieme con Mara , una ragazza  conosciuta da poco a scuola, e con i suoi amici“.

Il linguaggio utilizzato  da  Carolina , così come dagli altri personaggi “giovani” del libro , è proprio uguale  a quello che ascolto da mio figlio adolescente, dai suoi amici  e  compagni di scuola , quello “slang”  , per me  incomprensibile ,  ma che per i ragazzi  è un codice di appartenenza ,  di  riconoscimento comune  sugli stessi gusti musicali , le stesse  passioni , le stesse scoperte , gli stessi desideri  di indipendenza  e  anche le stesse paure  e fragilità dell’età .

Bagatta  accenna  a  locali milanesi dove si tengono i famosi Boom e  feste un po’ troppo estreme per ragazzi  molto  giovani  e i genitori  non sempre  sanno  e  si accorgono di quello che accade all’interno  di questi ambienti   che , sotto  gli occhi di tutti ,  portano  i ragazzini  ad imitare   modelli   “adulti”  tipici delle  attuali   discoteche   con  alcol, sesso anonimo e droga.

Dall’incontro con Bagatta , ho riflettuto molto sul fatto , non secondario, che forse chi conosce  molto bene i nostri figli  è chi mantiene questo sguardo un po’ esterno al loro mondo , non invasivo, senza  quel coinvolgimento emotivo che invece attanaglia spesso  “noi “ genitori ……almeno questo mi è arrivato dalla approfondita conoscenza  del mondo giovanile  che l’autore rimanda  continuamente nel raccontare  di come  si sia  ispirato al suo “entourage”  amicale  reale , di amici con figli adolescenti,  e come tutto quello di cui racconta   fotografi  posti  che esistono nella realtà , anche se si tratta di un romanzo e quindi  di un’elaborazione  narrativa  che vuole  semplicemente  raccontare  una storia  senza alcuna pretesa educativa o moralistica.

Nel parlare  molto piacevolmente   con Bagatta  in un  incontro organizzato da  Marco Garavaglia  con Virginia e  Giulia   di Cairo editore ,  in un bellissimo posto in zona Isola a Milano , insieme ad  altre blogger  più  autorevoli   della sottoscritta ,  ho avuto la sensazione di aver partecipato ad un incontro tra vecchi amici  che   erano  soprattutto interessati a conoscere e a riflettere  sul mondo degli  adolescenti  e  dei social  network ,  sul rapporto tra genitori e figli  , ma   anche  desiderosi  di  confrontarsi  su   scrittura , letteratura  italiana e  americana , insomma proprio come quando non ci si incontra da molto tempo  e si cerca  di recuperare   quel tempo  un po’ sospeso .

Come  mamma-blogger, con precise  conoscenze socio-psico-pedagogiche ,   mi trovo  spesso alle prese  con un figlio  adolescente  in una  fase di ricerca e di crescita , attraverso  le sue  passioni ,  come ad esempio  quella  per l’autore e scrittore John Green e per le  omonime versioni filmiche  dei suoi due romanzi  “Colpa delle stelle”   ( regia di Josh Boone)  e  “Città di carta”  (regia di  Jake Schreie)  e  vi  ho trovato  delle affinità  elettive  col  libro “72 ore”  nel senso che  anche per  Carolina , come per Margo della  “Città di carta“  c’è   un po’  un  “mantra”  interiore  che recita così  :

“ SOLO TU PUOI RENDERE  MAGICA LA TUA VITA  E NON VIVERLA IN FUNZIONE DEGLI ALTRI……..sì mi sembra che proprio questo sia il senso  di questi racconti  .

Chissà  …..forse  è proprio  per questo che i genitori non dovrebbero mai preoccuparsi troppo e avere più fiducia nei propri figli ?

Infine ,  credo che  attraverso i protagonisti di queste storie, si possano trasmettere ai pre-adolescenti  e agli adolescenti in generale spunti di riflessione interessanti in tema di cosa si intenda per amicizia , per amore e su cosa la vita ci possa  riservare, nel bene e nel male . Quindi ben vengano opportunità come queste  che cercano  attraverso libri e/o  film , su queste età e su queste fasi di passaggio delicate, di  stimolare  i nostri ragazzi  a riflettere su se stessi, sui propri  sentimenti  per trovare col  tempo e  in definitiva un  proprio  modo di stare al mondo ,  scoprendosi così diventare  “grandi”.

 

Grazie  di cuore  Guido Bagatta  per    questa bella  e  nuova  avventura  letteraria !

 

Stefania Cavallo

5 marzo 2016

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Commenti su: "Incontro con Guido Bagatta e il suo nuovo romanzo “72 ore”" (1)

  1. marco ha detto:

    Complimenti Stefania e un po che non ti leggo. Come sempre molto sagace e attenta a tutte quelle sfumature adolescenziali che possono interessare a noi genitori.

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