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Questo 2015

 “ è il viaggio non la destinazione, quello che conta ”

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Dicembre è per me sempre un mese di consuntivo e di  riesame di un intero anno.

Non riesco proprio a non sentirmi  grata verso  alcune persone   che ho incontrato e che in qualche modo hanno contribuito a farmi star bene , riconoscendomi  all’ interno  di un universo di umanità  che , con un certo orgoglio, può ancora definirsi tale .

In egual misura non riesco però  a non desiderare di maledire  chi in qualche modo, durante lo scorrere degli scorsi mesi , ha cercato di mettersi di traverso sul mio cammino, cercando di danneggiare dei progetti di lavoro e di vita , compromettendo così   quegli sforzi e  impegno   che faticosamente si ergono a baluardo della propria dignità ed essenza interiore.

Dunque è  una necessità per me a dicembre fare una lista di ciò che ha funzionato bene e ciò che invece non ha funzionato , chiedendomi il perché  e cercando di fare un’analisi introspettiva con relativa autocritica e non c’è dubbio che questo percorso mi aiuti a capire per  farmi una ragione su ciò che a volte sfugge e sul fatto che non sempre ci è dato prevedere ciò che ci succederà,  nel bene e nel male .

Quest’anno è stato per me un anno ricco , ricco  di molte gioie ma anche di qualche dolore e sofferenza e in particolare ciò che mi crea qualche amarezza oggi è soprattutto legato alla  dimensione della sofferenza  personale rispetto ad alcune promesse date e che non sono state mantenute in particolare mi riferisco a  quelle che attengono alla sfera lavorativa mia e di mio marito.

La dimensione  lavorativa è quella intimamente legata, in maniera strettissima,  alla propria dignità ed essenza umana primordiale   e purtroppo è quella messa spesso a dura prova perché  oggi il  valore del lavoro, quando c’è,  è sempre più soggetto  al ribasso, un po’ per tutte le categorie , ma soprattutto per chi  è precario e deve inseguire continuamente scadenze e strumenti compensativi di sopravvivenza salvo trovarsi , fuor di metafora, con il classico “pugno di mosche in mano”  .

Così è passato quasi un anno e mi  continuo a domandare se potevo fare di più e meglio e mi  domando anche perché  debba  ancora continuare a vivere in affanno e senza tregua , nonostante il  mio  modo, di concepire la vita e la diversa umanità ,  sempre fiducioso e mai vittimistico …..certo questo è un lavorio interno  che può farmi  male perché in qualche modo mi porta ad una visione lucida della realtà che non avevo presente completamente , ma è anche un lavorio interno spesso necessario .

Non amo mai dare colpe a destra e a manca , certo che però a volte ci si può trovare in situazioni  di disagio    di vita o in ambito lavorativo   indipendentemente dalla propria volontà e quando questo accade è molto difficile farsene una  ragione, così come è difficile dover  tollerare  giudizi altrui a riguardo che amplifichino  già i propri numerosi sensi di colpa.

Allora preferisco terminare questo mio pensiero  ringraziando di cuore e con gratitudine    tutti coloro i quali  , durante  questi mesi , hanno colto una certa mia  sofferenza  esistenziale , al di là del mio pudore nel celarla, e che non mi hanno voltato le spalle ma hanno deciso di fare ugualmente  un pezzo di strada insieme,   perché come disse qualcuno “ è il viaggio non la destinazione, quello che conta ”.

Stefania Cavallo

20 dicembre 2015

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