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Le mani di Sébastian , quel   13 novembre

C’est qui s’est passé cette nuit à Paris a été épouvantable et je suis trés près de tous les Français , comme italenne qui vie en Italie et donc comme française à l’étranger .
C’est trés difficile penser qu’on ne doit pas avoir peur mais les principes de libérté et de civilitation doivent être encore plus forts .
Toute l’Europe doit réagir à cette situation et je pense que ce qui a dit le journaliste italien Quirico (Il commento di Quirico: “Gli attentati di Parigi mostrano che siamo indifesi”)  a quelque verité en disant que c’est “ une guerre emmenée dans le coeur de l’ennemi” , “nous sommes impuissants “; ça nous doit faire réflechir .
Nous éuropeens ne devons pas rester immeubles devant à ces faits si cruels et inhumains . Mes condoléances …….

Vive Paris et vive le peuple français!

PARIS 13 NOVEMBRE 2015

 

Sebastian 13 novembre 2015          11 settembre

Sì , ho pensato di intitolare queste  mie riflessioni  proprio così  “le  mani di Sébastian” ,  parafrasando  il titolo dell’ultimo  bel  libro di Massimo Recalcati, perché quest’uomo rimarrà impresso  nella mia memoria e in quella di molti   per questo suo gesto eroico dell’aver salvato , con le sue mani,  la vita di una donna incinta appesa  al muretto esterno del  locale Bataclan di Parigi,  al momento  della drammatica sparatoria-mattanza  di un venerdì   nerissimo e indimenticabile  , quel  13 novembre  dei  Parigini che diventerà   per sempre l’11 settembre  per i Francesi e per gli Europei  e che segnerà un punto di non ritorno  nell’immaginario collettivo di una nazione e di un ’Europa  indebolita e impotente  di fronte  a tanta e tale violenza  terroristica .

L’immagine di Sèbastian che afferra  la donna che salverà  è stata  accostata, in questi  giorni , a quella dell’uomo che si gettò dal grattacielo di una  delle torri gemelle  l’11 settembre  del 2001 , immagini molto potenti dal punto di vista evocativo  e che segneranno per sempre quei  terribili momenti   e  in particolare la storia  di Sèbastian , che salva due vite mettendo a rischio anche la sua  vita,  fa il giro del mondo,  in quanto rappresenta un epilogo positivo  anche se paradossale  perché come racconta la donna  si tratta di un incontro  del destino  tra  due  persone sfuggite  drammaticamente alla strage nel  teatro in cui si trovavano  quella sera indimenticabile e che li unirà per sempre da quel momento in poi .

Dopo la tragedia al Bataclan, la  donna vuole  conoscere il suo salvatore e gli  manda un messaggio via Twitter  e così si ritroveranno e tutti sapranno di questa loro incredibile  storia a lieto fine pur nell’orrore di quell’ atroce e incancellabile   sera .

In questi giorni ognuno di noi ha cercato storie così,  quasi  a elaborare  un enorme lutto personale  nel tentativo disperato  di  cercare  e  trovare un senso  di speranza  da un evento che ci interroga  in maniera inquietante ma necessaria  sulle colpe e sui valori irrinunciabili dell ‘ Occidente .

Tanti  i pensieri che mi assalgono   da quel indimenticabile venerdì  sera  e che toccano la mia italianità ma soprattutto le mie origini francesi  , da parte  paterna,   perché come ho avuto modo di raccontare anche nel  mio libro dedicato  a mio nonno “baritono internazionale”  e  alla mia famiglia  (Il baritono Mino Cavallo. Memorie e radici della lirica , Ed. La Sapienza di Roma , 2014) mio padre è francese nato a Aix – en- Provence  nel 1930  (da mamma spagnola e padre italiano emigrato in Francia , nel periodo del  secondo dopo- guerra  e   durante  la fine  della dittatura  franchista per gli spagnoli,   emigrati   all’epoca in massa in Francia)  e mi ha sempre raccontato che lui è cresciuto e  ha studiato sino agli anni  del  Conservatorio  , frequentato  a Marsiglia,  con amici  “fraterni” di origine marocchina e algerina, di cultura  e religione islamica, e questo succedeva molti anni fa  intorno agli anni  quaranta e cinquanta, quando in buona sostanza in Italia  c’erano le problematiche  nord-sud  e  di chi chiamava (e chiama ancora oggi….)  i nostri meridionali  “terroni” .

Questo a significare che per  i  Francesi, a differenza degli   Italiani, la cultura dell’integrazione e della multiculturalità è un valore  altamente  introiettato,  a livello di  inconscio collettivo, con origini  antiche  e ben consolidato  tanto che a mio avviso rappresenta , in questo momento,  uno dei più  grossi  problemi  di natura    socio-culturale, soggettivo  ed etico  oltre che politico  per  la Francia e i Francesi .

Una   realtà culturale completamente diversa da quella italiana che  invece ha approcciato il tema della multiculturalità  in anni più recenti  e  che   , oggi più che mai,   esprime  le sue contraddizioni  e  visioni ideologiche  divisive  a livello nazionale,  così come è già successo  per i nostri nonni  e bisnonni  che , negli  anni 20 e trenta , si spostavano per cercare   lavoro   dal sud al nord   della penisola  affrontando molto spesso   molti pregiudizi prima di essere accettati  e accolti  , in maniera totale e pacifica, nelle fabbriche  e  nelle città  settentrionali  .  Oggi la posta in gioco è molto alta e riguarda le nostre risposte ad un nuovo terrorismo  che evoca strutturalmente una strategia di guerra , a livello di “terza guerra mondiale” , a cui non si pensava sino ad ora e che  chi è cresciuto,come me,  in periodo  di pace fa fatica a comprendere e ad elaborare.

Oggi si riparte tutti da qui , da una soggettività messa completamente e nuovamente in discussione e che  ci interrogherà per molto tempo su  “cosa fare”   e come  “non essere ostaggi della paura”   e di questo  nuovo terrorismo   che  interroga  sulle  numerose  colpe dell’Occidente e  sulle fragilità dell’ Europa  e di noi Europei  .

Un grosso problema ma anche una grossa opportunità   di unificare ciò che spesso ha creato divisioni  a diversi livelli di micro e macro- politica ,  di  società , di economia  e a livello  storico-culturale in senso ampio  , ma da qui necessariamente  dovremo ripartire per trovare soluzioni indispensabili per la nostra sopravvivenza e vita , per  quella dei nostri figli e nipoti.

Vive Paris et vive le peuple français!

Stefania Cavallo

19 novembre 2015

 

 

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