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Nonni  di Stefania Cavallo

(da IL BARITONO MINO CAVALLO. Memorie e radici della Lirica  , Ed. La Sapienza , Collana Orientamenti,  Roma 2014)

 nonni

Alfonsina e Mino da giovanissimi

Scrivere dei propri antenati e in particolare dei nonni, che a loro modo sono stati un po’ speciali, riconcilia con le proprie radici umane , archetipiche e affettive.

Complice di tutto questo forse anche il sopraggiungere dell’età matura, in cui  si sente il desiderio e la necessità di tornare alle proprie radici dalle quali  ci si era allontanati da giovani e  completare così  il proprio processo di profonda  pacificazione interiore con se stessi e col mondo

Grazie per questo…

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Quando sono nata  mio nonno aveva 63  anni e nel 1962  si sarebbe esibito  con la sua ultima apparizione in teatro  (al  Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere)  con Rigoletto,   proprio  il suo “cavallo di battaglia”  , così  come indica la sua cronologia artistica  .

Mi ricordo che  quando ero piccola  e arrivava il Natale  si partiva sempre per Napoli dove  abitavano i nonni materni  , quindi nonno Mino  ,  e si stava a casa loro  in  via   Ponti Rossi  ,  una casa  situata  in zona Capodimonte  , in direzione Capodichino  e  aeroporto .   Dell’abitazione di nonno Mino mi ricordo la solarità  e  quanto fosse piccola  ma accogliente  e soprattutto  ricordo  il suo studio  molto bello  in cui  si  percepiva  subito l’odore del tabacco   che mio nonno  teneva gelosamente nella sua tabacchiera  e ogni tanto portava al naso  con una certa  nobile ritualità .

ponti rossi

La casetta dei miei nonni in Via Ponti Rossi 285 a Napoli

Al 2° piano (da Google Map)

Il suo studio  era  tappezzato  di quadri   e  di statue un po’ realizzati da lui e un po’ regalati  nel tempo  per le occasioni più importanti  e per i suoi successi  e poi  lo si trovava spesso  al pianoforte  a suonare  le sue arie preferite  e   a volte suonava  una messa liturgica da lui  composta nel tempo , come autodidatta,  e   regalata  a Papa  Giovanni XXIII°  .

Di lui mi  ricordo  una grande dolcezza  , forse  perché già anziano , e  il fatto che   quando non suonava amava parlare   di spiritualità   e del libro che spesso leggeva  ripetutamente   e  riguardava   i pensieri di  Confucio ,  del pensiero  scintoista  e  simili.  Forse cercava una qualche risposta in quel libro che non trovò mai !

Certo  io lo vedevo  seduto in poltrona  con la sua tabacchiera ,  forse come tanti altri nonni  , e all’epoca  non ho approfittato  di chiedergli  qualcosa in più della sua  vita  , della sua arte  portata in giro nel mondo  e di questo un po’ mi dispiaccio  . Lo  percepivo  come un nonno normale  così come normale  era sentirgli  accompagnare  mio padre , tenore, in qualche romanza  preferita   e  ascoltare , nella stanza a fianco, il loro  divertirsi  sul   repertorio   musicale .

C’era anche nonna  Alfonsina  , una nonna che ho amato molto  .  Una donna che  ha vissuto un po’ all’ombra del grande artista   e che ha cresciuto  i suoi  4  figli (Elsa, Amerigo, Ada e Maristella) spesso sola,  perché il nonno era   in tournée  in Italia o all’estero.

Inoltre , come  i grandi artisti  lirici  dell’epoca, mio nonno   viveva quasi  come  “sotto una campana di vetro”  e   soprattutto  mia nonna   lo proteggeva   da tutto ciò che  potesse  dargli preoccupazione   o emozioni  dolorose  forti   e negative perché  tutto ciò poteva avere  ricadute  psicologiche  devastanti sulla sua  performance  vocale  .

Ada  mi disse che  quando  suo fratello Amerigo  morì all’età di circa  14 anni , di  endocardite acuta, una grave  malattia,  fu proprio  lui stesso  a non voler  far sapere  a mio  nonno  Mino  che  stava per morire, perché    stava  cantando al  Teatro Piccinni di  Bari   e  Amerigo non voleva che  si interrompesse  l’opera.   In realtà mio nonno sapeva che suo figlio Amerigo stava male  e approfittava di ogni  fine-d’atto  per telefonare a casa  e chiedere come stesse. Finita  la recita di Rigoletto mio nonno partì  da Bari  per Napoli  e  arrivò  in ospedale  quando purtroppo suo figlio era già spirato, alle cinque del mattino.

La particolarità  di  questa drammatica circostanza   , raccontata  da sua figlia Ada ,  fu proprio  che  mentre  Mino  perdeva  nella realtà  il figlio Amerigo ,  lui   stava cantando l’ ultimo atto  di Rigoletto , atto in cui  Gilda la figlia di Rigoletto  muore , come da copione  e questa sua interpretazione  fu applauditissima, forse  per una triste ironia della sorte,  anche per  il  suo  coinvolgimento    realistico  sul piano interpretativo ed emotivo.

Certo  questo momento  così drammatico lascerà  una traccia indelebile nella vita  dei  miei nonni .  Infatti mio nonno per ben due anni non volle più cantare  il Rigoletto e lo dovettero convincere gli amici  per  riprendere quest’opera , così come non volle mai più lasciare quella casetta  ai Ponti Rossi  dove era morto  il figlio Amerigo  e dove  lo legavano  i suoi   ricordi    e rinunciò  all’epoca a trasferirsi  a Roma  in una casa più grande  e bella  proprio per  questo motivo, rinunciando anche  alla caparra  già versata . Inoltre  Ada  mi racconta che il fratello Amerigo  era entrato  a far parte di una congregazione di  padri francescani  per diventare anche lui un frate  e all’epoca era un  frate  “novello”,  se si può dire così .   Mio nonno che era un mistico , conosceva il Padre  priore di questi frati , perché  ogni tanto quando era libero da impegni  di lavoro , nella pausa tra un contratto e un altro ,   soleva ritirarsi  in questo convento   e faceva  esercizi  di meditazione.

Mia nonna  Alfonsina  è stata  una maestra  di scuola  elementare e figlia di insegnanti  e  Ada mi dice  che aveva   frequentato la stessa scuola di Matilde Serao , che  fossero proprio  nella stessa classe ,  e però  da piccola non  sapevo nulla  di  questa grande scrittrice   e donna emancipata  per l’epoca, certo è che  la classe   di mia nonna  doveva essere stata  proprio speciale  e anche lei  è stata  una donna speciale  per me .

Foto con nonno Mino e nonna Alfonsina

Era molto attenta a noi nipoti   piccoli  e ci preparava sempre i dolci  buoni   e ci diceva sempre  delle cose gentili ; ricordo la sua mitezza  e poi, da grande , ho capito  tante cose  e perché  nonna   Alfonsina  abbia amato tanto  il  suo Mino  e la sua famiglia,  anche se l’impresa  sia stata molto ardua  e come molte donne di allora  curassero   la famiglia  e la tenessero ben salda .  Dico questo  perché  il nonno era molto bello  e intorno a sé  aveva spesso bellissime donne  e colleghe  e ,non solo, ma il nonno insegnava canto  a tante persone e a donne giovani  e credo non fosse difficile,  per queste ultime,  innamorarsi    dell’artista così come per l’artista rinunciare al ruolo di pigmalione  .

 

Stefania Cavallo

3 ottobre 2015

 

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Commenti su: "Nonni di Stefania Cavallo" (2)

  1. Giuseppe Martelli ha detto:

    Gent.ma dott.ssa Cavallo sono un melomane a cui piace ricercare nel passato alla scoperta delle meravigliose voci del secolo scorso. Mio padre (nato nel 1932) mi raccontava di aver visto Mino Cavallo nel Teatro Curci di Barletta e io possiedo un piccolo opuscolo, che lei sicuramente conosce, su suo nonno. Vorrei sapere se e come sia possibile entrare in possesso della sua biografia e vorrei inoltre sapere se nella stessa vi è una cronologia completa della carriera artistica del grande baritono.
    Cordiali saluti Pippo Martelli

    Giuseppe Martelli
    via Bandinelli, 20
    73010 Surbo – Giorgilorio (LE)

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