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“Non è tanto facile passare da una situazione di comodità come quello dell’infanzia in cui si è protetti dalla famiglia ad una situazione , come quella  dell’adolescenza, in cui  devi separarti dai tuoi genitori ….è un’altra  nascita per i figli , la nascita alla vita adulta che è dolorosa e complicata  per i figli  e  per i genitori è un momento tremendo . Il figlio perde l’infanzia e il genitore perde un bambino . E’ un po’ un doppio  lutto, perché il ragazzo perde la dimensione infantile ma anche il genitore perde la dimensione infantile del figlio “.  Concita De Gregorio  in LUISS  ciclo di incontri “Questi  figli” 

Il mio modo di connettermi con mio figlio , alla sua età,  è attraverso  il cinema e il suo linguaggio e in questi giorni ho capito quanto sia importante , penso, trovare sempre ,come genitore,  un modo per connettersi ai propri  figli  e  in particolare quando sono pre-adolescenti e adolescenti.

Di seguito una pillola  dei miei tentativi  di connessione e di comprensione di questa età e di mio figlio.

François Truffaut  e  “I 400 colpi” (dal nuovo libro di prossima pubblicazione : GENITORI EQUILIBRISTI. DIARIO SEMISERIO DI UNA MAMMA BLOGGER) 

truffaut

Non si può fare a meno di amare e di essere amati . Dove la famiglia fallisce l’uomo può trovare altrove il nutrimento sentimentale che gli necessita nella sua esistenza . Guardando i film di Truffaut e pensando al messaggio di speranza che col suo cinema ci ha lasciato , vi troviamo  il racconto di un’infanzia e di  un’adolescenza che si rapporta continuamente ad un mondo di adulti distratti .

Questa sarà l’occasione per interrogarci  su  “quale  progetto per i nostri giovani  stiamo costruendo  o sognando”   ed   invitare  anche tutte le  principali  agenzie formative  e chi si occupa a vario titolo di infanzia e di adolescenza a dare  un  proprio  contributo.

Su queste riflessioni  nel 2012  decisi di organizzare a Masate (MI)  una  proiezione pubblica del film  “I 400 colpi”  di Truffaut  (Les 400 coups , 1959)  una pellicola che amo molto e che trovo sempre di grande attualità sul delicato tema  del “rapporto genitori-figli” .

Si parla di un adolescente  Antoine Doinel , un ragazzo solo, indesiderato e incompreso che per ribellarsi, marina la scuola e commette dei piccoli furti. Quando, con l’amico René sottrae una macchina da scrivere,  per pagarsi una gita al mare,  viene arrestato e mandato in un riformatorio.

L’ espressione  francese  “faire les  quatre cents  coups”  , tradotta  “fare i 400 colpi”,   significa  “ fare il diavolo a quattro “,  insomma “farne un po’ di tutti i colori” , come accade durante il periodo dell’adolescenza.

Quindi  ecco per me l’interesse ad approfondire il messaggio di Truffaut  e lo  sguardo del cinema  sull’infanzia e l’adolescenza  attraverso la stesura del mio primo libro “I giorni perduti. La mediazione familiare attraverso una proposta di filmografia su separazione e divorzio” in cui molto spazio viene dato  al tema dei diritti dei bambini , rivisitato anche dalla visione di una filmografia scelta  per illustrare lucidamente e più in profondità il punto di vista dei bambini .

In un’intervista, François Truffaut, quando gli fu chiesto per quale ragione avesse dedicato un cospicuo numero di film a bambini e ragazzi, rispose: “Non si finisce mai con l’infanzia come non si finisce mai con le storie d’amore. Non è mai la stessa cosa. E poi mi sembra di rimediare a una certa ingiustizia perché non vi è proporzione fra l’importanza dell’infanzia  nella vita e il poco spazio che il cinema le concede”.

Dal bel libro  di Anne Gillain “François Truffaut. Tutte le interviste sul cinema” cito testualmente la seguente domanda  e risposta : Perché scelse come soggetto del primo film l’avventura di un adolescente?

Truffaut : “Era da molto tempo che l’idea mi ronzava in testa. L’adolescenza è un modo di essere riconosciuto da educatori e sociologi , ma negato da famiglia e genitori. Per parlare da specialista, direi che lo svezzamento affettivo , il sopraggiungere della pubertà, il desiderio d’indipendenza e il complesso d’inferiorità sono segni caratteristici di quest’età . Basta un solo atto di ribellione e questa crisi viene giustamente chiamata “originalità giovanile”. Il mondo è ingiusto, dunque dobbiamo sbrigarcela da soli: e si fanno i quattrocento colpi”.

La  dura critica di Truffaut , con questo film ,  è rappresentata dal tema della colpevolizzazione dei bambini da parte degli adulti  , in quanto racconta il punto di vista di un ragazzino dall’infanzia segnata e pesante e come dirà lo stesso regista  “non è un film sentimentale , ma che dice le cose come stanno”.  Un film che fa riflettere sulle responsabilità degli adulti , sempre più estranei dal mondo dei bambini e dei propri figli adolescenti.

 Nel 2013  ho creato in rete un blog  intitolato I BAMBINI CI GUARDANO  e che potete recuperare a questo link:

https://steficavallo.wordpress.com/category/i-bambini-ci-guardano/

I BAMBINI CI GUARDANO-PRESENTAZIONE  di Stefania Cavallo

Quando il cinema  e i  grandi registi, come  De Sica , Comencini, Truffaut , i fratelli Dardenne,  Mirko Locatelli   ed altri,  raccontano  storie ,  attraverso la narrazione autentica dei protagonisti  e  all’interno di una stessa cornice tematica , come quella dei disagi del   mondo dell’infanzia e dell’ adolescenza,  offrono  a tutti noi una grande opportunità di riflessione e di comprensione per nulla scontate .

Questo spazio  ha un po’ questa “missione”  di stimolare  uno scambio di passioni  e di idee  sulle varie forme di narrazione che mettono al centro il mondo dell’ Infanzia  e dell’Adolescenza.

Lo “sguardo” e la “lettura” sono filtrati dal contributo culturale della  “mediazione familiare”  e  “umanistica”  a tutto tondo  ;  in particolare,  ho cercato di cogliere due aspetti  in quanto  costituiscono dei pregiudizi ricorrenti da parte degli adulti,  il primo è che lo “sguardo” dei bambini  (ancora spesso sottovalutato)  non sia attento al comportamento degli adulti,  e   sappiamo che i genitori tendono a scaricarsi dalle loro responsabilità  verso i figli  dicendo  “Tanto sono piccoli non capiscono…” oppure,  nei casi di conflittualità coniugale,  quando sono adolescenti “Sono troppo concentrati su di loro per guardare noi che litighiamo” ;  il secondo aspetto è costituito dal considerare  la famiglia  (spesso idealmente sopravvalutata) esclusivamente come “luogo privilegiato” ,  in cui gli individui si  formano e si realizzano e non come luogo in cui si creano e alimentano  tensioni e conflitti oltre a disagi, abusi e maltrattamenti proprio sui minori.

Con questa proposta , ricca di nuovi e vari percorsi narrativi,    si cercherà   un po’ di smentire questi luoghi comuni cercando di aprire a nuove prospettive di riflessione che siano al passo con i tempi.

Stefania Cavallo

(datato  19 novembre 2013)

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