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Marco ,  gestore del bar  e “altro”  presso il  Circolo ACLI di Masate

 Marco Circolo ACLI Masate

Scusate  il mio essere sempre  umanamente un pò   “partigiana”  , ma desidero parlarvi di Marco  il  gestore del bar  e di fatto uomo-riferimento del  Circolo ACLI di Masate , oggi .

Vi  domanderete  il perché , vero ? Innanzitutto  perché , pur non conoscendo le sorti del Circolo ACLI di Masate da qui a qualche mese ,  quello che a me interessa è raccontare  storie di  persone  e la storia di Marco è significativa , a mio avviso.

Marco  è arrivato al Circolo ACLI di Masate  un anno e mezzo fa circa  nella posizione appunto  di gestore del bar ma anche come uomo-riferimento  per l’utilizzo degli  spazi  e per  supportare , quando richiesto,  i diversi progetti  organizzati e lanciati  dalla Direzione  ACLI  provinciale  di zona  e locale,  così come   incentivare  “en passant”   anche  il tesseramento  .

Questa è la parte esteriore  che  rappresenta   Marco come un professionista  nel suo settore , con pluriennale esperienza nella gestione di locali  e gestore di successo  .  Quando è arrivato ad essere scelto, per il Circolo ACLI di Masate,   Marco è stato contento di rimettersi in discussione nel suo territorio e ha fatto il possibile per “farsi accettare”  da   quelli che sarebbero stati i nuovi suoi interlocutori e frequentatori  del circolo.

Ma chi sono i più assidui frequentatori del Circolo di Masate ?

Forse in molti lo sanno già , ma qualcuno forse non sa che  questo tipo di realtà  a valenza aggregativa  e di rilevanza per il tessuto sociale riunisce soprattutto  persone pensionate  ,  over 60 ma non solo ,  gruppi  sportivi amatoriali  , associazioni di volontariato giovanile e non  , cori  locali  ,    incontri GAS  e così via.

Insomma  un micro-cosmo di realtà piuttosto variegato  e diversificato  e Marco  in questo anno e mezzo ha saputo  gestire ogni tipo di relazione  esistente e transitante  al Circolo   in maniera sempre gentile , simpatica , collaborativa e professionale  mostrando estrema disponibilità , in accordo con la Direzione,  a volte andando anche oltre a quello che sarebbe stato  “il fare”  di  un normale  “barista”  di un qualche circolo magari ingiustamente  sottovalutato , (o meglio svalutato come impatto sociale ) , come  può essere un qualsiasi  circolo come questo , no?

C’è un motivo per cui preciso questo , il motivo è che Marco prima di arrivare qui  e di essere scelto arrivava da un periodo di  alti e bassi nel lavoro , un periodo  lungo di disoccupazione  come over 50,  e con un bagaglio di esperienze di  sub-lavori  spesso umilianti ,  a seguito della chiusura della sua attività , sempre di bar –tavola fredda,  nel 2009  dopo aver incontrato lungo il suo tragitto,   di   piccolo-imprenditore  seppur di “lungo corso” ,  le  banche che hanno incominciato a far chiudere tutte le  piccole attività commerciali   e dopo aver incontrato  qualche personaggio senza scrupoli  che  purtroppo  carpendo  la buona fede  dei piccoli imprenditori del commercio , come Marco,   ha  aiutato l’affossamento  dell’ attività , con le conseguenze che si possono immaginare , o meglio  molto difficili da immaginare per chi non le ha vissute sulla sua pelle ……..conseguenze drammatiche    per la sua famiglia , per la moglie , il figlio , le famiglie di origine che  hanno supportato  nella situazione  economica molto difficile   e che hanno consentito  di  guardare in positivo  e che  il tutto sarebbe stato  superato  col tempo e  l’amore del saldo tessuto familiare e così è stato.

Non si sa quali saranno le sorti del Circolo ACLI di Masate ( una realtà  che ha circa 40 anni di esistenza sul territorio)  e che cosa succederà fra qualche mese , una cosa è certa  e  che per Marco questi  pensionati  ,  frequentatori   e   Soci  ACLI  hanno rappresentato  per lui qualcosa di più , ossia  con loro si sono create delle relazioni  e  delle amicizie , dei momenti di divertimento  e di leggerezza   che Marco sa creare ogni volta che  si trova a svolgere il suo adorato   lavoro  di “barman”  , proponendo  il suo super- cappuccino  o caffè freddo ,  qualche suo cocktail  di tendenza   o qualche sua bibita fresca  anti -caldo    e anti-stress   , col suo sorriso  , quella battuta  delicata e mai invasiva  , ma che per un attimo  fa sentire il suo interlocutore  “pensionato”  (soprattutto il pensionato  )  una persona  verso cui si ha uno sguardo  normale  e umano , forse  anche per quelle  modalità  gentili   che non si trovano quasi più in tanti mestieri  di oggi, e mi riferisco in particolare  a questo  settore   assimilabile  ( anche se  in maniera un po’ impropria per quello che ho descritto prima e  che concerne l’attività di un circolo ),  a quello del commercio e della ristorazione.

Oggi Marco ha 60 anni  , classe ‘55,  e pur dicendo, a modi mantra, che mai come a questa età  lui si senta migliore e migliorato , come lavoratore e come persona,   soprattutto  avendo fatto bagaglio  del  brutto periodo  di  “non lavoro “  trascorso  , si trova  di nuovo nella situazione  di chi deve guardarsi intorno perché   a breve  la struttura  in cui  opera   dovrà chiudere …forse ……a riguardo  non è ben chiaro quasi nulla,  in verità!

Comunque  , la realtà per Marco  è ritrovarsi nell’angosciante  situazione  di incertezza  lavorativa a 60 anni  ancora troppo giovane per andare in pensione  e già “vecchio” per  pensare che potrà trovare un lavoro  nel suo settore , dove  ormai si sa quello che conta è essere soprattutto  giovani e belli  (meglio se belle …) ,   senza  esperienza   perché intanto tutti possono fare   i   “baristi”  , cosa ci vuole  ?  D’altra parte succede anche per il calcio  in cui noi Italiani, popolo splendido, ci sentiamo tutti allenatori  , quasi come presi da una “sindrome dell’allenatore” , anche se devo dire che a titolo personale e come esperienza  quotidiana io mi imbatto di più nella sindrome del “non dirlo a me ”  , avete presente quando incontrate quel genere di persone    (o amici , o vicini di casa , anche parenti stretti…)  che qualsiasi cosa tu dica  loro ti incalzano subito con questo  “non dirlo a me ”  e così poi diventa difficile aggiungere altro ….normalmente in questi casi , per difesa,   preferisco  non incominciare neppure a parlare!  Ma torniamo a Marco ……

Se parlaste con Marco  scoprireste il  suo amore per questo lavoro,  sapreste  come si fa un buon  caffè , un buon cappuccino (lui che è “assaggiatore” di espresso  italiano e di  Illy caffè da molti anni),  come si prepara un buon panino  o come  si scelgano  i giusti prodotti  , sapreste come si sceglie la qualità dei prodotti  che fa la differenza  per   la clientela  , insomma sapreste   anche quanto è stato amato dai  suoi ex-clienti  (dei  suoi  tre  storici  e precedenti  locali )   e  dai  suoi ex-dipendenti  a cui ha cercato di trasmettere lo stesso amore e la stessa passione dello stare dietro un banco  di bar .

Al di là di come andranno le cose a Masate ,  desideravo  aggiungere  solo un altro piccolo spaccato e far conoscere   in linea di massima   ciò  che  i cambiamenti   nel mondo del  lavoro attuale  , nella “società del lavoro che non c’è”,   possono creare   e come  le realtà vanno sempre conosciute e pesate  e solo dopo questo percorso  ci si  può  avvicinare alle persone con rispetto   e considerazione  , non con sottovalutazione,  magari a volte mettendosi al  loro posto   anche se può essere una situazione  scomoda   e poco  piacevole  .

Credo che  le comunità debbano  conoscere bene  queste realtà  e saper distinguere  , senza   generalizzare,   e  credo che si debba conoscere bene  chi ha a cuore  circoli, associazioni  e realtà  simili (intendo lavoratori e dirigenti)  del territorio  perché  solo così si può evitare di  cedere alla facile deriva  del diffuso qualunquismo  e  alla  rischiosa  disgregazione  di quei   fulcri – cardine  della collettività  e  di tenuta  del   tessuto sociale ,  pensando , ingannandosi ,  che quello che fa la differenza  è   il nuovo  che avanza   con il suo   restyling   di luoghi ,  di cose  o di persone  ,  forse  a discapito e a dispetto   di  quel fattore umano   e  di   quella  solidarietà    sociale   che  si  è creata  a fatica  nel tempo .

Anche io la penso un po’ come Irina Lucidi  e non vorrei sembrare irriverente  per la sua storia  di cui ho immenso rispetto , ma davvero vorrei che non  si dica a Marco  “Mi dispiace …”  perché è  proprio  vero che  “la parola dispiacere cambia quando l’hai maneggiata tanto” e  anche Marco ne ha una certa esperienza.

Ci sono dolori e dolori , ci sono certamente dolori  incredibili  e disumani  come quello di perdere i propri figli   e  ci sono dolori   che minano  gravemente  la propria  dignità di persona  , di padre o di madre , di figlio o di figlia, di soggetto sociale  in senso ampio quando  ti tolgono la speranza di una continuità lavorativa  e questo succede  magari  nella fase avanzata  della tua vita , ma non ancora in età pensionabile,   e magari  succede  per la seconda o terza volta e non per demeriti personali ,  magari succede per demeriti altrui , no?

Per favore non dite mai  più “mi dispiace“  se vi capita   e riflettete come ho fatto  anch’io ,  perché a volte capita di lamentarsi  per piccole cose  o  si traggono conclusioni  sommarie su sofferenze altrui  e  come dice Irina   saggiamente  : “non giocate col drago : potrebbe svegliarsi “ (dal libro di Concita de Gregorio “Mi sa che fuori  è  primavera”) .

Stefania, moglie di Marco

3 luglio 2015

NB :  vorrei anche che non si facesse il solito gioco  in cui  risulti  , in maniera facile e vile,  che nessuno  sia  responsabile  della chiusura del Circolo ,  senza cogliere l’unica vera opportunità  che offrirebbe questa questione e questo triste epilogo ossia  farsi una sana autocritica  e qui mi riferisco  a chi ne  ha avuto , per tanti anni  e in questo ultimo periodo ,  il pallino  della gestione e della proposta sul territorio, no? 

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