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Dal libro su mio nonno ” Il baritono Mino Cavallo. Memorie e radici della Lirica ”  pagg 35-36-37

 

Una pillola di storia dell’epoca

 Libro Mino Cavallo018

 

Era durante il periodo fascista, negli anni ’40, Ada si ricorda che era piccolina e che c’era un concerto al San Carlo di Napoli in presenza del Podestà e il nonno Mino indossava sempre il frac , lo smoking per l’occasione con la sua bella camicia bianca, ad un certo punto lo chiamarono in camerino per dirgli di mettere la camicia nera per la presenza del Podestà e il nonno disse “Mi spiace io sono un artista non sono un politico!”, da allora Mino non cantò più in Italia per una decina di anni . Andò molto all’estero soprattutto in Spagna .

 

L’8 settembre del ’43 fece l’ultima recita a Napoli del Rigoletto; dopo la guerra nel ’45 Mino ritornò a cantare , dopo tante peripezie .

Ada si ricorda i carri bestiame che li portavano da Campobasso a Bari e da Bari a Campobasso senza mai fermarsi, proprio come nei films !

“Eravamo sfollati , per i bombardamenti, ad Agnone e il nonno era in Spagna che cantava ; ci trovammo tra gli americani, gli inglesi che avanzavano e i tedeschi che arretravano. Eravamo proprio tra i due fuochi .

Poi il nonno venne a piedi da Napoli sino ad Agnone e lì rimase . C’erano ancora i tedeschi e la mattina arrivavano a rastrellare e quando il comandante seppe che c’era un baritono , per l’anniversario di Stalingrado , lo mandò a prendere , con i fucili puntati su di lui, per farlo cantare e gli fecero cantare il Tannhauser di Wagner la famosa aria “Oh tu bell’astro incantator” e il giorno dopo arrivò una jeep piena di ogni “ben di dio”, la jeep era piena di insalata, vassoi di maionese   e noi condividemmo il tutto con le altre persone . Poi restammo ad Agnone sino alla liberazione, quando arrivarono finalmente gli inglesi.

Gli inglesi però che avevano saputo che il nonno aveva cantato per i tedeschi , pensarono che avessimo collaborato e ci misero nel campo di concentramento a dicembre sulla neve a Campobasso, con la nonna che era incinta di sette mesi di Maristella . Eravamo il nonno, la nonna , io ed Elsa !

Alla fine uscimmo da questa situazione , quando gli inglesi ci presero e ci portarono a Napoli su un treno o meglio nei vagoni bestiame , ad acqua e gallette secche. Arrivammo a Bari sotto l’ultimo bombardamento dei tedeschi così spaventoso e mentre tutti scappavano il nonno ci mise sotto le rotaie e lui restò con la nonna. Ad un certo punto risaliamo sul treno bestiame e ripartiamo da Bari , quando il treno si ferma , era buio , il nonno meravigliato guarda fuori vede scritto “Francavilla Fontana” …..incredibile era arrivato al suo paese !

Ecco che il nonno decide di far scendere la nonna e noi figlie e di cercare aiuto per farsi accompagnare da una sua sorella . Così il nonno si fece riconoscere ed andammo da una zia”.

Ada a questo punto , con tono un po’ più leggero , ricorda anche che mentre si recavano da questa loro parente scoppiò persino un deposito di munizioni , forse come ultimo segnale di coronamento   per tutte le emozioni vissute e lo scampato pericolo durante la “loro” guerra , chissà !

 

“Nel 44 – 45 il nonno andò a Bari e lì lo scritturarono di nuovo al Piccinni e così poi andammo anche noi ad abitare nella casa grande che il nonno aveva affittato. Allora il nonno chiamò tutti i suoi colleghi di Napoli , il noto maestro Patané , soprani , baritoni , tenori e li fece tutti cantare e soggiornare a casa nostra”.

Ada ricorda che suo padre, in quei momenti un po’ di ricostruzione per tutti , restò molto vicino ai suoi amici e colleghi e cercò di aiutarli attraverso il lavoro e facendoli scritturare con lui …….un gesto che segna e testimonia la sua grande generosità d’animo.

 

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