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Due giorni, una notte

Deux jours, une nuit

di Jean-Pierre e Luc Dardenne (2014)

 

 Dardenne

Un film reale e commovente che racconta della perdita del lavoro oggi,  con protagonista una giovane donna che dopo una malattia di tipo depressivo ritorna in fabbrica e scopre  che il suo capo-reparto ha deciso di licenziarla .

Sandra, moglie di Manu e madre di due bambini, è stata licenziata per esubero di personale. La proprietà ha messo ai voti la decisione, però ponendo gli altri operai di fronte a un’alternativa: o lasciare a casa la donna, o mantenerle il posto di lavoro ma rinunciando al premio di produzione, un bonus di mille euro, di cui tutti hanno più o meno  bisogno.

Sandra , sollecitata dal marito, andrà a far visita nel weekend  ai suoi colleghi , per convincerli in sostanza che  è in atto nei suoi confronti  un’azione  mirata per farle perdere il lavoro e che tutto quello che  il capo-reparto ha detto di lei  è falso, così come il fatto che si sia detto  anche che non sarebbe  stata più adatta al suo lavoro dopo la malattia.

La pellicola dei Dardenne , come quelle  sul tema di  Loach , Guédiguian  e  dell’italiano De Matteo , anche se da angolature diverse , ci spiazza perché affronta sì  il drammatico  vissuto di chi perde il lavoro oggi , ma ci offre un sguardo focalizzato sulle tante  e sempre più  diffuse fragilità  esistenti negli ambienti di lavoro , in maniera da farci percepire una sorta di misera  e  attualissima “lotta tra poveri” .

Sperimentiamo altresì  una certa  solidarietà che in questi  casi si può  creare, così come  “il battersi”  per mantenersi il posto di lavoro , aspetto questo  non sempre scontato,  un po’  forse come una specie  in via di estinzione .

La battuta sul  finale di Sandra-alias Marion Cotillard al marito, al telefono,  sarà  bellissima :“Ci siamo battuti bene! “, una frase  che a mio avviso la dice lunga su come a volte si sia  forse un po’ rinunciatari  quando si perde il lavoro o più precisamente si viene licenziati ingiustamente ;  un messaggio  questo che personalmente fa molto riflettere  e interroga  anche su cosa può succedere  in questi casi, nel rapporto di coppia, se non si è ben saldi e capaci di “lottare insieme”  marito e moglie  .

Per Sandra la rinuncia al lavoro rappresenta anche una perdita d’identità, di dignità; la fa sentire inadeguata, fino a spingerla sulla via della depressione.

Nel guardare questa storia ci si può rivedere e si può rivivere questa triste esperienza , sia se la si sia  vissuta in prima persona sia se abbia riguardato un proprio caro  (il marito ad es.) , il  pensare e condividere  continuamente un  comune sentimento di vicinanza e  di sofferenza  per  quel  periodo  drammatico  diventa  fondamentale  perché non succeda più , in  un’elaborazione  emotiva che lo allontani per sempre .

Ho amato tanto  la Cotillard- alias Edith Piaf, in La vie en rose (La Môme) , un film del 2007 diretto da Olivier Dahan,  ma anche in questa interpretazione  mi ha completamente coinvolta  e conquistata.

Da vedere assolutamente!

Stefania Cavallo

6 aprile 2015

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