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Essere genitori efficaci  oggi . Ascolto e dialogo con i figli  

15 marzo masate 4

I tuoi figli non sono figli tuoi, sono figli e le figlie della vita stessa. Tu li metti al mondo, ma non li crei. Sono vicini a te, ma non sono cosa tua. Puoi dar loro tutto il tuo amore, ma non le tue idee, perché essi hanno le loro proprie idee. Tu puoi dare loro dimora al loro corpo, non alla loro anima, perché la loro anima abita nella casa dell’avvenire, dove a te non è dato entrare, neppure col sogno. Puoi cercare di somigliare a loro, ma non volere che essi somiglino a te, perché la vita non ritorna indietro e non si ferma a ieri. Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani.

  

Kahlil Gibran (Gibran Khalil Gibran)

 

 

Presentazione

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L’educazione non avviene fuori la relazione.

Si costruisce al suo interno e in tutto quello che viene messo in comune

In questi anni  mi sono spesso occupata di  genitorialità , di  tematiche  legate alla comunicazione  genitori-figli , di genitori felicemente uniti in matrimonio  e  di genitori separati o singoli o “singolari” , di coppie miste  e di coppie omosessuali  e  ho raccolto diverse  testimonianze .

Ho partecipato a tanti incontri, convegni , seminari di studio  e a giornate di formazione  , così ho pensato che potesse essere utile  raccogliere  un po’ le idee  e il materiale  accumulato in questi anni , in maniera forse  un po’ frammentaria.

Ho pensato che potesse avere un senso  riordinare il tutto  secondo uno  schema mentale  che   fosse soprattutto   “racconto e testimonianza” , al di là  di tanta teoria  che in qualche modo, superata una prima alfabetizzazione sul tema, necessita  soprattutto di  “buone pratiche”  e di percorsi  possibili  di genitorialità a cui ispirarsi  e su cui riflettere.

In questo mio nuovo contributo si parlerà di “genitori equilibristi” nel senso proprio legato  ad uno scenario ricco di acrobazie  che  troviamo nel  quotidiano , aiutati anche  dalla riflessione su fatti  di cronaca  e dall’affanno  nel conciliare  impegni lavorativi  con  impegni familiari e di cura .

Genitori definiti in tantissimi modi , come se  in realtà  data   la complessità e   il profilo così articolato, non fosse mai possibile  dare un’unica definizione  esaustiva  o  scontata.

Appunto  si parla di “genitori efficaci”, di  “genitori  singolari”, di “genitori  mediatori”, di “genitori allenatori”,di “genitori  competenti” e così via , tuttavia  mi sembra proprio che quella di “genitori acrobati” o “genitori equilibristi”  dia meglio l’idea di un ruolo  molto dinamico , in continua evoluzione e cambiamento.

“Forse la cosa migliore sarebbe affrontare il neonato direttamente, con franchezza, all’americana. Dirgli: Salve, io sono tua madre. Mi pare corretto e  doveroso informarti che secondo una scuola di pensiero contemporanea, molto diffusa e attendibile, il mio ruolo nella tua vita è destinato a essere centrale e devastante. Puoi tranquillamente attribuire a me la colpa del novanta per cento circa di tutti i tuoi guai, problemi, frustrazioni, sfighe e catastrofi. Per il restante dieci per cento prenditela con Maastricht   o con la globalizzazione, mi sentirei di aggiungere oggi.” Lella Costa , Prefazione  di  “Qualche buona ragione per non sparare sui vostri genitori “, J. Paradis, Feltrinelli  Ed.  , 2000.

 genitori equilibristi piccolo 

 

Genitori si nasce o si diventa?

Ma , genitori si nasce o si diventa? Una  bella domanda vero?

Secondo me  entrambe le situazioni, nel senso che  per quanto mi riguarda, ad esempio  di carattere mi sono sempre vissuta  come una persona  “generativa”  e  protettiva , però  essendo di fatto genitore anch’io  so bene che ogni giorno  devo confrontarmi con questa sfida  per cercare di  essere un “buon genitore”, una “buona madre”  pur nella consapevolezza  degli stereotipi  e delle facili  trappole  ideologiche  su queste questioni.

Personalmente ,  ritengo che sia sempre un’opportunità  il  mettermi in discussione come genitore,  forse aiutata anche  da un figlio in piena fase pre-adolescenziale  e credo comunque che  sentirmi in questo stato vitale  mi dia  modo di  ragionare meglio sulle difficoltà  e i problemi  che man mano incontro ,  stimolando  il confronto  e  aprendomi  a nuove soluzioni .

Quando ci troviamo in crisi nel nostro ruolo di genitori , tendiamo spesso a pensare che occorra un aiuto di tipo psicologico, o chissà chi e cosa,  per   sbrogliare la matassa  che non riusciamo a dipanare con i nostri figli , però non sempre questo risponde a  verità , nel senso che questa modalità ,forse superata una prima timida resistenza,  a volte è quella che ci sembra più facile,  ma che non ci consente di  vedere immediatamente  l’altra possibilità , ossia  l’alternativa nell’ esprimere al meglio le nostre risorse  e lavorare sui nostri limiti e le nostre  fragilità.

Questa tendenza  a “delegare”  di  molti genitori  per  ricercare  la  ricetta  perfetta  educativa da applicare  e   quale  panacea   di tutti i problemi con i figli   è uno schema  ripetitivo  e  poco  costruttivo , proprio perché  si basa sul falso  assioma che  solo  dall’esterno  possa arrivare  la soluzione ai propri  problemi  senza fare un minimo sforzo  di ricerca interiore e di  analisi personale   sulla propria  capacità di  uscire dall’ empasse emotivo che  sta  facendo saltare  ogni punto certo  della propria esistenza  di genitore .

Prima di  “delegare” perché non provare  a capire realmente  cosa non va  e  sforzarsi di abbandonare  schemi ripetitivi  e  porsi  in ascolto  dei propri  figli,  aprendosi  al dialogo  e all’energia  costruttiva  che lo scambio delle  parole  può apportare ?

Una bella avventura che vale la pena continuare o incominciare, a ogni genitore la scelta!

 

Genitori equilibristi

15 marzo masate  7

 Il termine “equilibrista”  è coniato dal bel film di Ivano Di Matteo “Gli equilibristi” , in cui si racconta la storia di un padre che dopo la separazione  e pur avendo un lavoro e uno stipendio che in tanti anni aveva garantito una certa agiatezza alla sua famiglia e alla figlia adolescente , si troverà   a  scivolare velocemente in una situazione  di  povertà  e di  disagio  esistenziale molto  forte , trovandosi  a vivere  addirittura in auto  ed andando alla mensa della Caritas , nonostante  il suo  sforzo  di riuscire  a fare in modo che   nessuno  della sua famiglia  sapesse  e cercando di continuare a dare un senso ed  una dignità a ciò che gli stava accadendo .

In realtà questo padre è appunto diventato  un “equilibrista” per il suo modo di  stare continuamente a galla e  “in piedi”  in un contesto di vita diventato per lui insostenibile, facendo tutto il possibile  per  “resistere”  ad una situazione  economica  sempre più difficile e critica, oltre all’elaborazione della sua separazione.

Sono tanti i genitori  “equilibristi”  che  si trovano a dover fare i conti  con questa crisi  economica  che come sappiamo ormai da tempo  è una crisi  strutturale  e soprattutto che  sta interrogandoci sul piano etico e culturale, rispetto alle nostre abitudini  e ai nostri  valori di riferimento.

Tempo fa parlando  di questa crisi  ho definito  cosa sono per me i contemporanei “lavoratori acrobati” e ne ho parlato a lungo in un mio libro , ispirandomi  al   bel libro “Mamme Acrobate”  di Elena  Rosci  e che  rende molto bene l’idea  delle mamme  di oggi, un po’ “multitasking” o “tuttofare” :

“ così come uomini e donne , giovani e meno giovani tutti Lavoratori Acrobati che per riuscire a sopravvivere si sono dotati anche loro di grandi capacità acrobatiche , come quegli atleti che sfidano tanti rischi per non cadere e che spesso sono sprovvisti di reti di sostegno e di salvataggio” .

Tornando alla sfida educativa  dei genitori di oggi , la successiva e importante  domanda che mi  risuona  è “che tipo di società stiamo consegnando ai nostri figli?”.

Sul mio blog  mi sono soffermata spesso  su questo interrogativo  , scrivendo  di come  i valori predominanti oggi siano  quelli dell’ “apparire”  e non dell’ “essere”    e   di come si tenda a non  soffermarsi  quasi mai su ciò che riguarda  i nostri disagi  e sul nostro mondo interiore , quasi come se  quest’altra dimensione   ci  rivelasse  ancora più fragili agli occhi degli altri.

15 marzo masate 5

Ecco un fatto di cronaca che avevo elaborato ispirata dalla cronaca, un fatto  che si focalizza sulle  fragilità della famiglie contemporanee spesso poco avvezze ad elaborare le emozioni e i cambiamenti sia  della propria vita sia degli assetti familiari.

Genitori   quasi impeccabili  e così  fragili  !  Il dramma  del padre di Laura e Marica a San Giovanni La Punta

Roberto Russo il padre  di San Giovanni   La Punta    che  sferra il coltello sulle  sue due figliolette  Laura e Marica  per  ucciderle  ……..mi ha colpito il primo commento della moglie  ai giornalisti che dice : ”Non posso  credere che sia stato lui , nella maniera  più assoluta!” ,  con    questa   incredulità   ripetuta e sicura , questa donna  in qualche modo  difende l’immagine  integerrima  di  un  padre  e di un  marito affettuoso   che lei  evidentemente   ha in mente   e che riconosce  come quella reale  , mentre nella realtà  questo stesso uomo  comprende anche un’altra dimensione   nascosta   quella del   cosiddetto  “Mister   Hyde”  che si è materializzato ,  un qualcosa  di  più difficile se non impossibile  da decodificare .

Sempre più spesso assistiamo a casi come questo  di padri , non più solo madri,  omicidi dei propri figli e poi spesso anche suicidi  , credo una casistica un po’ diversa e forse nuova, anche  rispetto  alle teorie di genere   per gli addetti ai lavori , ma credo  così tanto   importante e  allarmante   da doversi , come adulti e genitori,   interrogare  .

Al di là di tutte le domande che ci possiamo fare  per capire  il  perché accadano gesti  così   crudeli  e atroci  sta di fatto che le vittime in questi casi sono dei minori indifesi,  così come spesso  si tratta di   giovani   donne indifese  nei casi di  stalking  e di  omicidio  in  questi ultimi anni .

I figli rappresentano la continuità  della coppia  , spezzando le loro vite  si spezza  questa continuità  nel senso  che se  il progetto di amore  della coppia  finisce  non ha più senso allora che rimanga qualcosa  di tutto questo   e allora “tutto”  va eliminato  , magari  partendo con l’eliminare appunto i figli   e poi a seguire spesso si decide di autoeliminarsi  un po’ come ricorda  l’antico adagio “muoia Sansone  con tutti i Filistei !”.

Ogni progetto di coppia che finisce  ha una sua storia e delle cause del tutto singolari  e mai generalizzabili , certo è che se finisce  , come può accadere , il legame d’amore che univa   marito e moglie , qualunque siano le ragioni  connesse,   non finisce  il progetto di genitorialità  del padre e della madre coinvolti .

In quest’epoca  in cui  si parla spesso di genitori  ultraprotettivi  , di  “madri  totali”  e di  “padri mammosi”, credo  invece  che  poco si investa  nella  “cultura  della  separazione”   e nella sua elaborazione   , quindi  ancora una volta  mi viene  di dire   che poco si fa   per prevenire  questi   drammi familiari  prima che sfocino  in omicidi   e  in  omicidi-suicidi  spesso  di padri , ex-coniugi  o   ex-compagni  .

Non è da sottovalutare anche l’altro tema di  “un’educazione alla gestione delle emozioni”   , la cosiddetta “educazione sentimentale”  che   spesso ci dimentichiamo perché  la diamo per scontata  o perché la consideriamo banale quindi  inutile  in quanto i valori predominanti oggi sono  quelli dell’ “apparire”  e non dell’ “essere”    e   allora  preferiamo proiettarci    al di fuori  ,  senza soffermarci  quasi mai su ciò che riguarda  i nostri disagi  e sul nostro mondo interiore  , quasi come se  quest’altra dimensione   ci  rivelasse  ancora più fragili agli occhi degli altri  e in qualche modo potesse svelare  qualcosa  di inadeguato da non far trapelare nella maniera più assoluta.

Un po’ tutto questo  è alla base   di una certa diffusa   incapacità   di     decodificare   le nostre emozioni negative  e  spiega   invece  la necessità  e   l’urgenza    di   interrogarsi   sulla  motivazione  a cambiare  e   a chiedere aiuto  ai propri familiari , agli amici  , anche  agli  specialisti, quando necessario  (mio scritto del 25 agosto 2014) .

La storia della farfalla 

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Un giorno apparve un piccolo buco in un bozzolo; un uomo che passava di lì

per caso, si mise a guardare la farfalla che già da varie ore, si sforzava per

uscire da quel piccolo buco

dopo molto tempo, sembrava che essa si fosse arresa ed il buco fosse sempre

della stessa dimensione .

Sembrava che la farfalla ormai avesse fatto tutto quello che poteva , e che

non avesse più la possibilità di fare niente altro

Allora l’uomo decise di aiutare la farfalla: prese un temperino ed allargò il

buco nel bozzolo fin tanto da far uscire la farfalla.

Però il corpo della farfalla era piccolo e rattrappito e le sue ali erano poco

sviluppate e si muovevano a stento.

l’uomo continuò ad osservare perchè sperava che da un momento all’altro, le

ali si aprissero e fossero capaci di sostenere il corpo, e che essa cominciasse a

volare

non successe nulla ! in quanto la farfalla passò il resto della sua esistenza

trascinandosi per terra il corpo rattrappito e con le ali poco sviluppate. non

fu mai in grado di volare.

Ciò che quell’uomo, con il suo gesto di gentilezza e con l’intenzione di

aiutare , non capiva che era passare per lo stretto buco del bozzolo era lo

sforzo necessario affinché la farfalla potesse trasmettere il fluido del suo

corpo alle sue ali, così che essa potesse volare.

Era la forma con la quale Dio la faceva crescere e sviluppare.

A volte , lo sforzo è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno nella nostra

vita.

Se Dio ci permettesse di vivere la nostra esistenza senza incontrare nessun

ostacolo, saremmo limitati. Non potremmo essere così forti come siamo. Non

potremmo mai volare.

Ognuno è diverso dall’altro nelle proprie manifestazioni esteriori e nel proprio ritmo di crescita. E’ non-corretto  e perfino ingiusto  voler fare degli altri ciò che vogliamo noi. Come ogni individuo ama la propria individualità, deve permettere a ogni suo simile di godere della propria . Voler cambiare qualcosa significa non rispettare la libertà altrui. Il risultato? Relazioni sbagliate, traumi, liti, risentimenti, incomprensioni, malintesi, divorzi e  guerre.   (commento di  Antony De Mello  da “100 racconti  di Antony De Mello ”  , Ed. Piemme ).

15 marzo masate 2

MI RENDO DISPONIBILE  PER ORGANIZZARE INCONTRI SU QUESTO TEMA  , ECCO I MIEI RIFERIMENTI:

stefania.cavallo@alice.it  ; 392/1316509

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