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I TORMENTONI EDUCATIVI  : UNA SORTA DI GLOSSARIO

Regole

 regole

Oggi non ci sono più idee univoche sull’educazione infantile e tutto ciò comporta un’occasione di libertà, ma in certi casi diventa motivo di confusione e incertezza.

Ad esempio, il mantra che molti genitori evocano   e pronunciano rivolgendosi ai loro piccoli   “ Le regole ! Non puoi fare tutto quello che vuoi , capito!”   ovvero anche i famosi “NO” che aiutano a crescere , come diceva il titolo, di un famoso best- seller di Asha Philips “I no che aiutano a crescere” , non è una narrazione di regole e ricette su come si fa a dire di no, perché si sa che le attuali concezioni e approcci pedagogici sono cambiati nel tempo e con la società.

Nel tempo, abbiamo assistito al passaggio e all’elaborazione collettiva da un tipo di educazione molto autoritaria a modalità educative più tolleranti e meno direttive,  in cui si predilige l’aspetto dell’empatia   e dell’ascolto del bambino smussando le rigidità che in qualche modo possono causare frustrazioni e traumi irreversibili ; questo grazie anche all’affermarsi sempre più di una maggiore cultura dei diritti in tema di tutela dell’infanzia e dell’adolescenza.

Eppure le regole sappiamo che forniscono una sponda non indifferente al bambino e un contenimento al suo comportamento che in qualche modo richiama al concetto cosiddetto “normativo”, in cui assume rilevanza il valore del rispetto e della propria libertà che inizia quando termina quella dell’altro.

In una pellicola dal titolo “ Arimo”   del regista Mirko Locatelli ad esempio è stato raccontato molto bene questo ultimo aspetto ; ossia attraverso un’espressione convenzionale, quasi una parola magica usata dai bambini durante i giochi per interrompere temporaneamente le regole a causa di un qualsiasi contrattempo. Dice Locatelli nella sua presentazione : “Una pausa che ci concediamo per ascoltare le parole di questi piccoli pensatori; una pausa che permette di riflettere sul significato che danno alle regole. Ascoltandoli ci si chiede quando e perché, ad un certo punto della vita, il rispetto dell’altro, delle differenze e dei diritti non saranno più così scontati ”.

Emerge da questo prezioso contributo l’importanza della coerenza degli adulti in tema di rispetto delle regole , nel classico caso “fate quello che dico e non quello che faccio” , allora è evidente che il “dare l’esempio” può fare la differenza per i nostri figli e far passare il messaggio   un po’ “gandhiano” che   i fatti non debbono essere traditi dalle parole in ambito educativo.

   

Autonomia

autonomia

 

Una parola a mio avviso forse un po’ abusata dagli adulti e che a mio avviso rientra sempre più nei “desiderata” ma non sempre attuata nella realtà , in quanto “le ali”   per i nostri ragazzi necessitano di   radici e di autostima in maniera da poter spiccare il volo. Gli adulti non sempre sanno trasmettere sicurezza e consapevolezza e non sempre trasmettono fiducia nelle giovani generazioni e questo può creare problemi e blocchi in scelte importanti nelle fasi delicati della crescita e nel proprio percorso di vita .

Ad esempio , in modo particolareggiato penso al mondo dell’adolescenza e del delicato momento della “scelta” scolastica che traghetta i ragazzi alle Superiori, come avviene per tutti i cosiddetti “riti di passaggio” importanti per la propria vita.

Da non sottovalutare la dimensione di “isolamento” emotivo in cui i ragazzi possono trovarsi nell’effettuare questa scelta e come sia fondamentale per il mondo degli adulti , genitori e docenti,   il cercare di aiutarli con l’ascolto empatico e la giusta distanza , senza essere invadenti e decisionisti al loro posto.

L’Orientamento può essere vissuto dai ragazzi come un importante opportunità per chiedersi   “Chi sono?” e “Chi voglio diventare in futuro?”.

Il messaggio forte per genitori e insegnanti   mi è sembrato soprattutto questo , ossia di porre queste semplici domande alle nostre ragazze e ai nostri   ragazzi e lasciare che scelgano la scuola in cui possano star bene con se stessi e nella vita .

responsabilità 1responsabilità

   

“ I nostri ragazzi non sono abituati al metodo e a fare i sacrifici “, questo è quello che anche esimi studiosi dei nostri tempi pensano ( Francesco Alberoni, articolo su Corriere della sera “Intelligenza e carattere crescono solo se si accettano le sfide” , 1 settembre 2008), dice Alberoni : “Ora da trent’anni il nostro sistema educativo — dalla famiglia alla scuola — ha avuto una sola preoccupazione: evitare ai bambini e ai giovani ogni trauma, ogni fatica, ogni frustrazione. Insegnando loro che sono bravi, adorabili qualsiasi sciocchezza facciano e che non dovranno mai pagare per i loro errori”.

Questa è per me  “Responsabilità”, ossia il pensare sempre alla conseguenza delle   nostre azioni e trasmettere questa nostra sensibilità e senso del dovere ai nostri bambini e ragazzi .

 

Educare alle emozioni

intelligenza emotiva

 

Le emozioni hanno relazioni con l’apparato cognitivo perché si lasciano modificare dalla persuasione. Aristotele

Abbiamo incominciato a sentire parlare di “intelligenza emotiva” qualche anno fa col bel libro di Daniel Goleman in cui l’autore afferma che la conoscenza di se stessi, la persistenza e l’empatia sono elementi che nascono dall’intelligenza umana e sono quelli che influenzano maggiormente la vita dell’uomo.

La nostra cultura attuale è deficitaria   se riferita ad   “un’educazione alla gestione delle emozioni”, la cosiddetta “educazione sentimentale” che spesso come adulti ci dimentichiamo perché la diamo per scontata o perché la consideriamo banale quindi inutile in quanto i valori predominanti oggi sono quelli dell’ “apparire” e non dell’ “essere” .   Quasi come se quest’altra dimensione , quella dell’ “essere” , ci rivelasse ancora più fragili agli occhi degli altri e in qualche modo potesse svelare qualcosa di inadeguato da non far trapelare nella maniera più assoluta , penso appunto specificamente alla relazione docente-discente, no ? MENTE E CUORE hanno bisogno l’una dell’altro.

 

Il bambino al centro della società – visione bambinocentrica

20 NOVEMBRE : GIORNATA MONDIALE SUI DIRITTI DELL’INFANZIA

“I bambini sono bambini: ovunque e comunque!”

balloon-boy

Ci sono ricorrenze come il 20 novembre “Giornata Mondiale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”   che offrono l’opportunità di collegare le realtà della provincia con le realtà urbane e metropolitane, e non solo, in quanto siamo di fronte ad eventi di rilevanza “mondiale”, con una focalizzazione di così forte impatto sociale quale quella sul mondo dell’infanzia.

E’ sempre più necessario e urgente interrogarsi e comprendere meglio cosa abbiano nella mente e nel cuore i nostri bambini e solo degli adulti che li rispettino e che coltivino il proprio “bambino interiore” sono capaci di “dare anima all’anima” , superando ogni ideologia, ogni frantumazione di razza, di ceto, di credo religioso e di condizione sociale.

Da tempo mi occupo di sensibilizzare su tematiche legate al mondo dell’infanzia, tutelare i minori e diffondere una cultura di pacificazione delle relazioni in ambito famigliare e sociale,   inoltre , in quest’ottica,   l’attività della mediazione familiare si ritrova in piena sintonia con la Convenzione dei Diritti dell’Infanzia, per quanto riguarda il diritto dei minori a essere protagonisti delle scelte che li riguardano e a prendere parte a tutti quei processi decisionali che si riferiscono al loro futuro.

Da questo impegnativo osservatorio è possibile raccogliere ulteriori sfide per capire meglio cosa stia cambiando nel nostro micro-mondo e nel modo di comunicare con i nostri figli, con i nostri bambini e quali vantaggi e svantaggi ad esempio ci pone il mondo virtuale .

Col superamento dell’avvento della televisione, ci troviamo di fronte ad un nuovo e importante passaggio epocale quello di Internet e delle nuove tecnologie digitali, definite anche “ tecnologie della solitudine” ,   che i nostri figli conoscono spesso molto meglio di noi, e tutto ciò ci costringe ad un passaggio obbligato nel curiosare nel “mondo dei blog”   per capire meglio cosa sentono e cosa veramente vogliono i nostri ragazzi .

Recependo il lavoro svolto sino ad ora da coloro che hanno fondato la Carta di Treviso del 1990 e oggi la Carta di Alba , con la Fondazione Movimento Bambino (Maria Rita Parsi, Presidente della FmB, psicoterapeuta e scrittrice) , con il sostegno della Fondazione Ferrero, per tutelare bambini ed adolescenti nella loro esplorazione del Web ,   si vuole superare quel “Gap generazionale”, che ancora esiste, e costruire “ una rete ” di fruitori responsabili e coscienti delle proprie scelte, affinché :

“ La tutela dei diritti debba essere pari nel mondo virtuale come nel mondo reale, unicum inscindibile” (Carta di Alba, 19 marzo 2008, Roma) .  

C’è ancora molto da fare per l’Infanzia   in Italia , in Europa e nel mondo e   progetti   di ampio respiro umanitario, soprattutto nelle nostre piccole collettività , sono da alimentare e promuovere in continuazione per distogliere gli adulti dalle proprie certezze sui luoghi comuni dell’infanzia , ma anche per “denunciare” l’indifferenza di chi cammina guardando troppo in alto e sembra ignorare tutto ciò.

“Provate ad essere come bambini. Non fate le cose perché sono necessarie, ma liberamente e per amore.” Thomas Merton

 

Alcune frasi inutili in educazione

frasi inutili genitori

A volte i genitori dicono frasi o utilizzano parole un po’ inutili dal punto di vista educativo e per i figli . Come ad esempio tra quelli più ricorrenti per chi ha figli in età adolescenziale o anche vicino alla maggiore età e dopo : “Questa casa non è un albergo!” , “Ti sembra il modo di tenere una stanza !” “Basta con quel computer !” e così via ……In questo modo si crea sempre più conflitto e distanza comunicativa perché i nostri ragazzi percepiscono un approccio giudicante e aggressivo attraverso tali affermazioni e forse   sono le stesse frasi che a loro volta i loro genitori, oggi nonni, hanno utilizzato all’epoca senza grandi risultati, no?

A volte è opportuno rompere questo schema ripetitivo attraverso modalità comunicative più assertive e responsabilizzanti ossia secondo una logica più interrogativa, ponendo le giuste domande ed eliminando l’approccio sospettoso e giudicante che a volte scatta quando ci si sente esclusi dalla comunicazione con i propri figli .

Poi , ci sono le frasi più di carattere protettivo che a volte sono un vero mantra educativo anch’esso, quasi mai ascoltato o talmente interiorizzato dai nostri figli da lasciare strascichi a vita come ci ha raccontato l’attore-scrittore Paolo Volo che a 40 anni ha realizzato che la sua auto era sempre piena di fazzolettini di carta , perché la madre continuava a dirgli “Prendi i fazzoletti, prendi i fazzoletti!” . Oppure come non ricordare un altro mantra genitoriale del tipo “ Mettiti la maglietta della salute!” ? Ecco io rientro nei figli-vittima di questo ultimo mantra comunicativo, in effetti sono cose che ti segnano per tutta la vita , no?

  

 

LA MIA PROPOSTA : PAROLA E ASCOLTO

risoluzione dei conflitti

La mia proposta come genitore “equilibrista” è proprio questa di incentivare e rimettere in circolo l’ascolto attento e partecipe verso i nostri figli e cercare di stabilire un dialogo aperto, autentico e interessato per capirli a fondo senza delegare questi pochi strumenti educativi ad altri , siano educatori o insegnanti o psicologi vari. E’ il caso che ogni genitore cominci a ri-appropriarsi di queste semplici leve comunicative ed educative che caratterizzano i cosiddetti fondamentali del mestiere del genitore.

Un pensiero che sintetizza meglio forse questa mia proposta , lo si può cogliere attraverso quanto dice Sivia Vegetti Vinzi :

“Viviamo in un’epoca spassionata dove ognuno affronta da solo le proprie emozioni, convinto che nessuno voglia conoscerle e condividerle. Ma appena si apre uno spazio   di parola e di ascolto ecco che le persone vi entrano e, prendendo coraggio, raccontano di sé e si dispongono ad accogliere e aiutare gli altri”

(Sivia Vegetti Vinzi , La stanza del dialogo. Riflessioni sul ciclo della vita , Ed. Casagrande , Collana Alfabeti, Bellinzona)

E per finire una bella storiella da condividere :

La storia della farfalla

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Un giorno apparve un piccolo buco in un bozzolo; un uomo che passava di lì

per caso, si mise a guardare la farfalla che già da varie ore, si sforzava per

uscire da quel piccolo buco

dopo molto tempo, sembrava che essa si fosse arresa ed il buco fosse sempre

della stessa dimensione .

Sembrava che la farfalla ormai avesse fatto tutto quello che poteva , e che

non avesse più la possibilità di fare niente altro

Allora l’uomo decise di aiutare la farfalla: prese un temperino ed allargò il

buco nel bozzolo fin tanto da far uscire la farfalla.

Però il corpo della farfalla era piccolo e rattrappito e le sue ali erano poco

sviluppate e si muovevano a stento.

l’uomo continuò ad osservare perchè sperava che da un momento all’altro, le

ali si aprissero e fossero capaci di sostenere il corpo, e che essa cominciasse a

volare

non successe nulla ! in quanto la farfalla passò il resto della sua esistenza

trascinandosi per terra il corpo rattrappito e con le ali poco sviluppate. non

fu mai in grado di volare.

Ciò che quell’uomo, con il suo gesto di gentilezza e con l’intenzione di

aiutare , non capiva che era passare per lo stretto buco del bozzolo era lo

sforzo necessario affinché la farfalla potesse trasmettere il fluido del suo

corpo alle sue ali, così che essa potesse volare.

Era la forma con la quale Dio la faceva crescere e sviluppare.

A volte , lo sforzo è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno nella nostra

vita.

Se Dio ci permettesse di vivere la nostra esistenza senza incontrare nessun

ostacolo, saremmo limitati. Non potremmo essere così forti come siamo. Non

potremmo mai volare.

Ognuno è diverso dall’altro nelle proprie manifestazioni esteriori e nel proprio ritmo di crescita. E’ non-corretto e perfino ingiusto voler fare degli altri ciò che vogliamo noi. Come ogni individuo ama la propria individualità, deve permettere a ogni suo simile di godere della propria . Voler cambiare qualcosa significa non rispettare la libertà altrui. Il risultato? Relazioni sbagliate, traumi, liti, risentimenti, incomprensioni, malintesi, divorzi e guerre.   (commento di Antony De Mello da “100 racconti di Antony De Mello ” , Ed. Piemme ).

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