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Amori  malati , violenti  e rubati

 

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Femminicidio:   “forma estrema di violenza di genere contro le donne , prodotta dalla violazione   dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine” (definizione coniata dalla parlamentare femminista messicana Marcela Lagarde , nel 2006)

 

Con piacere ho aderito  ieri  all’ iniziativa di Valenza  in occasione  della ricorrenza internazionale del  25 novembre   “Contro la violenza sulle donne”.

Diverse ,  numerose  testimonianze e  letture  sul tema  molto delicato e attuale della violenza sulle   donne nel contesto della coppia, un tema che seguo da tempo e di cui ho scritto in vari miei contributi .

Storie di   “ amori  malati  , violenti  e rubati ” .

La prima parola  AMORE  evoca un sentimento che ognuno di noi direbbe inequivocabile  ed è quello appunto dell’amore , in realtà un sentimento che si presta a molteplici interpretazioni e significati  .

Emerge  allora   il delinearsi  di una  riflessione   su  cosa intendiamo  quando definiamo il concetto   di  AMORE  ,   quale luogo della relazione  e  non della dipendenza .

L’ amore è relazione  ,  non dipendenza o possesso  ,  ma  allo stesso tempo   nessuno ci insegna , fin da  piccoli ,   la “materia”    del  VIVERE   e di come  gestire emotivamente  i   sentimenti    , anzi   si dà  per scontato che  non ce ne sia bisogno ,  perché     la nostra cultura   predilige   l’APPARIRE   all’  ESSERE   e  non c’è spazio per i sentimenti   sdolcinati   e per queste  fragilità  .

Bisogna invece  cambiare la prospettiva   e  sensibilizzare  maggiormente  ad una cultura  centrata

sull’ educazione  sentimentale   dei nostri bambini e giovani   ,  a partire dalla società , la scuola  e la famiglia  .    E’ sempre più necessario   insegnare   ai nostri giovani , sin da piccoli,  il cosiddetto “ alfabeto  emozionale “ , ossia  imparare   a riconoscere  le  capacità  fondamentali   del cuore.

Passiamo ora alla   seconda parola , quella di  VIOLENTO  .  Questa parola  evoca  un’altra parola quella di VIOLENZA  , no?

Ecco,  il tema della violenza ,  anche questo un grosso problema  della nostra contemporaneità  , soprattutto  sappiamo dalla cronaca e dalle statistiche  che il luogo degli affetti  per eccellenza ossia la famiglia  è proprio il luogo in cui avvengono i delitti più efferati,  così come  le violenze domestiche  e le vessazioni più  aberranti su bimbi e donne da parte di padri  , di mariti, fidanzati  o  ex-compagni .

Una riflessione  sulla   VIOLENZA .   L’umanità è violenta? No. L’umanità esprime violenza. È qualcosa di differente.  Non sappiamo ancora  se gli uomini siano violenti, sappiamo però che esprimono con grande forza e con costanza nella storia il loro bisogno attraverso la violenza.

 La domanda diviene dunque : è possibile giungere in un luogo dove la violenza perda la sua forza?

Secondo uno studioso e  guru internazionale della comunicazione relazionale , Patrizio Paoletti,  è possibile se riusciamo ad analizzare l’esistente abbandonando  comportamenti “reattivi”  quelli della serie , per intenderci,  “Se vieni colpito, devi reagire”  .

La nostra abitudine non è quella di  “analizzare” ma di “etichettare” , la nostra mente “etichettatrice” produce  costantemente  sentenze che generano separazione e la separazione è “violenza” .

Parliamo ora di  “Violenza domestica “ .

All’ inizio di una relazione è difficile cogliere i segnali di prevaricazione  dell’uomo sulla donna  che in genere emergono  nel tempo  in maniera  molto più evidente e chiara .

Se da un  lato  troviamo questi uomini  “carnefici”  dall’altra troviamo spesso delle donne  “vittime”   con scarsa autostima .   Questo aspetto dell’autostima comporta un altro lavoro importante  di prevenzione  che , a mio avviso,  si dovrebbe potenziare  e   attivare  già nelle scuole  con le  giovani ragazze.

L’aiuto va chiesto a persone professionalmente preparate.

Ad esempio,  il problema della violenza domestica  in esorbitante e continuo aumento  è estremamente delicato e va gestito con grande competenza.

Spesso dietro questi  comportamenti violenti  c’è quello che si è vissuto  o visto in famiglia da ragazzi.

 

Quando in una coppia si verificano  situazioni di litigio, aggressioni  verbali e non ,  quando c’è   “conflitto”  e in  qualche modo  si  esorcizza uno stato individuale di mal-essere e di sofferenza , ecco che ci troviamo  in una dinamica di coppia  incapace di gestire emotivamente la crisi e il cambiamento e spesso le vittime di tali comportamenti aggressivi sono proprio i bambini i quali rischiano di rimanere  segnati psicologicamente in maniera negativa ; a volte  in queste circostanze che si reiterano con delle vere e proprie escalation  devastanti  ,   i  figli  diventano   “piccoli prigionieri”  della prigionia dei genitori nel loro conflitto. 

Ricordo che gli  abusi, del tutto gratuiti, immotivati,  spesso  non nascono  in un contesto sociale degradato, ma in un ambiente ricco, colto, evoluto.

 

I rapporti paritari tra uomo e donna sono una conquista relativamente  recente e ,  ad esempio, il rispetto   tra i coniugi è sicuramente  la prima prevenzione per garantire un futuro sentimentale equilibrato ai propri figli.

 

Importante sarebbe poi occuparsi del recupero dell’ uomo  persecutore o stalker  perché non torni  a nuocere  e in tal senso qualcosa si sta muovendo , ma è ancora  troppo  poco.

 

La violenza domestica non è un monopolio dell’emarginazione.  Si insinua anche tra le mura della buona borghesia.

Quella di  Lea, di Rosy,  di  Benedetta  , come  di tante altre,   è la storia di una donna lacerata dal rapporto con un marito violento e dal tentativo di proteggere i figli.  E dalla paura di affrontare un percorso doloroso per ritrovare la libertà e se stessa. 

Tante purtroppo sono le storie vere   di donne che per anni subiscono  dal marito  violenze e soprusi fisici e psicologici. Un calvario che  queste donne  affrontano   in silenzio, senza mai ribellarsi, appellandosi ogni volta all’amore che provavano  per il marito   e  per i loro  figli.

Inoltre vediamo che  questi uomini spesso  riescono nel tempo a creare un  “deserto relazionale” tra i  familiari ,o  amicizie varie,  e la loro compagna o moglie così come intorno ai figli  e  quello che appare è spesso uno  scenario  drammaticamente   surreale.

 

 Finché un giorno qualcosa  può scattare:  Lea, Rosy, Benedetta e le altre non sono  più disposte a subire, si ribellano, cercano  una via d’uscita, pur consapevoli dei rischi che corrono  e di quanto sarà difficile risalire la china, pensare a un futuro  “senza quell’uomo che con una mano  dava il necessario, e anche il superfluo, e con l’altra la schiacciava” .

 Ma il coraggio per lottare  non si esaurisce se c’è dignità!

Stefania Cavallo

25 novembre 2013

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